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Al Maggio Musicale Fiorentino Fabio Luisi per Mahler 19 Ottobre 2018

La mia Sinfonia sarà qualcosa che il mondo non ha ancora udito. La natura parla qui dentro e racconta segreti tanto profondi che forse ci è dato presentire solo nel sogno. Talvolta mi sento veramente a disagio e mi pare di non essere io a comporre: proprio perché riesco a realizzare ciò che voglio“, Gustav Mahler

Maggio Musicale Fiorentino, Stagione 2018 – 2019

 

Un grande concerto con Fabio Luisi e l’ Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino col seguente programma:

 

Franz Schubert, Sinfonia n. 4 in do minore D. 417

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Gustav Mahler, Sinfonia n. 6 n la minore “Tragica”

 

QUANDO

Venerdì 19 Ottobre 2018, ore 20.00

 

DOVE: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Piazzale Vittorio Gui, 1
50144 Firenze (FI)

 

INTERPRETI:

Fabio Luisi, Direttore

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI DISPONIBILI:

Platea I al costo di € 80,00

Platea II al costo di € 60,00

Platea III al costo di € 50,00

Platea IV al costo di € 40,00

Palchi al costo di € 30,00

Galleria al costo di € 20,00

Visibilità limitata al costo di € 10,00

Solo ascolto al costo di € 5,00

 

Maggio Musicale Fiorentino: Gustav Mahler Sinfonia n. 6

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Fabio Luisi…

This June 14, 1911 photo provided by the Metropolitan Opera shows Fabio Luisi conducting a concert with the Met Orchestra in Suntory Hall in Tokyo. Metropolitan Opera music director James Levine Levine canceled his fall conducting engagements after reinjuring his back in a fall the Met announced Tuesday, Sept. 6, 2011 and Luisi was named the Met's principal conductor. He's been filling in for Levine, who has led performances at the nation's premier opera house for four decades.(AP Photo/ Metropolitan Opera, Koichi Miura)

Ha studiato pianoforte prima con Noemi Chiesa e poi con Memi Schiavina diplomandosi come privatista al Conservatorio Niccolò Paganini di Genova. Dopo il diploma in pianoforte ha seguito corsi di perfezionamento con Aldo Ciccolini, Antonio Bacchelli e Hans Adam Harasiewicz.

Fabio Luisi sviluppò interesse alla direzione d’orchestra mentre svolgeva l’attività di pianista accompagnatore. Studiò pertanto direzione d’orchestra al Conservatorio di Graz con Milan Horvat. Diresse poi spesso al Teatro dell’Opera di Graz come maestro accompagnatore e direttore. Il suo debutto in Italia nella veste di direttore avvenne nel 1984.

Dal 1990 al 1995 è stato direttore principale della Graz Symphony Orchestra. Dal 1995 al 2000 è stato direttore artistico e direttore principale della Tonkünstlerorchester di Vienna.

Nel 1996 divenne uno dei tre direttori principali della Sinfonieorchester di Lipsia assieme a Marcello Viotti e Manfred Honeck dove rimase fino al 1999.

Dal 1997 al 2002 è stato direttore principale dell’Orchestre de la Suisse Romande e direttore principale della Wiener Symphoniker dal 2005.

Nel gennaio 2004, Luisi è stato designato quale direttore principale della Staatskapelle Dresden e della Semperoper di Dresda, a far data dal settembre 2007.

Luisi ha fatto il suo debutto al Metropolitan Opera House nel marzo 2005, dirigendo Don Carlos di Giuseppe Verdi. È stato nominato direttore principale del medesimo teatro newyorchese nel settembre 2011.

Vincitore del Grammy Award e dell’ECHO Klassik Award, Fabio Luisi è attualmente Direttore musicale dell’Opera di Zurigo e Direttore principale al Metropolitan di New York e, dalla stagione 2017-18, Direttore Principale dell’Orchestra Nazionale Danese, della quale ha inaugurato la stagione 2016-17 dirigendo la Nona Sinfonia di Mahler, che si ricongiunge idealmente alle molte sinfonie mahleriane e alle musiche di Wagner, che ha eseguito, insieme a Deborah Voigt, a Copenhagen e in California, dove ritorna alla guida della San Francisco Philharmonic.

Fabio Luisi chiude i sei anni di incarico al Metropolitan con Don Giovanni e con una nuova produzione di Guillaume Tell, mentre all’Opera di Zurigo è sul podio per un nuovo allestimento di Das Land des Lächelns e per le riprese di Don Carlo, Un ballo in maschera e Lohengrin. Dirige inoltre la Philharmonia Zurich in tournée in Germania con Anne-Sophie Mutter e nella Messa da Requiem di Giuseppe Verdi in una produzione interdisciplinare.

L’attuale stagione lo vede impegnato in concerti con la Philadelphia Orchestra, la NHK Symphony, la Filarmonica della Scala, i Münchner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra e all’Opera di Firenze, dove assumerà dalla primavera del 2018 l’incarico di Direttore musicale.

In passato è stato Direttore principale dei Wiener Symphoniker (ricevendo insieme all’orchestra la Bruckner Golden Medal e il Bruckner Golden Ring), General music director della Dresden Staatskapelle e della Sächsische Staatsoper, Direttore artistico del Leipzing Mitteldeutscher Rundfunk, Direttore musicale dell’Orchestre de la Suisse Romande, Direttore principale della Tonkünstler-Orchester a Vienna e Direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica di Graz.

Fabio Luisi ha vinto un Grammy Award per la sua interpretazione delle ultime due giornate del Ring des Nibelungen: l’intero ciclo prodotto in DVD da Deutsche Grammophon è stato considerato la migliore registrazione operistica del 2012.

La sua vasta discografia comprende opere di Verdi, Salieri e Bellini; brani sinfonici di Honegger, Respighi e Liszt; musiche di Franz Schmidt e Richard Strauss e una premiata esecuzione della Nona sinfonia di Bruckner.

Nel 2015 ha inaugurato la collana discografica della Philharmonia Zurich incidendo  musiche di Berlioz e Wagner, nonché Rigoletto di Verdi, cui recentemente si è aggiunta la versione originale dell’Ottava sinfonia di Bruckner, raramente registrata in disco.

Fabio Luisi è nato a Genova e ha ricevuto il Grifo d’Oro per il suo contributo alla tradizione culturale della città. Oltre alla musica, coltiva anche un’altra passione: quella di creare profumi artigianali, da lui stesso personalmente realizzati, le cui vendite, attraverso flparfums.com, servono a finanziare la Luisi Academy for Music and Visual Arts

È stato designato come Direttore musicale del Maggio Musicale Fiorentino a partire dal maggio 2018 per cinque anni mentre dal 1 gennaio 2016 è già consulente artistico del Sovrintendente dell’Opera fiorentina, impegnato da subito nel lavoro di programmazione artistica delle stagioni.

Luisi ha diretto diverse registrazioni discografiche di opere liriche di Giuseppe Verdi come Aroldo, Jérusalem e Alzira e di Gioachino Rossini come Guglielmo Tell.

Sito Ufficiale: http://fabioluisi.net/

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

Mahler

“La mia Sesta proporrà enigmi la soluzione dei quali potrà essere tentata solo da una generazione che abbia fatto proprie e assimilato le mie prime cinque Sinfonie”, Gustav Mahler

 

Nel caso della Sesta molti di questi enigmi, o presunti tali, sono illustrati da Alma Mahler, moglie del compositore. Si comincia col ricordo di

«quell’estate [del 1904 nella quiete di Maiernigg sul Wörthersee] bella, felice, senza conflitti. Alla fine delle vacanze Mahler mi suonò la Sesta Sinfonia, ormai completa. Dovevo rendermi libera da tutti i lavori di casa, aver molto tempo a disposizione per lui. Salivamo di nuovo a braccetto nella sua casupola nel bosco, dove eravamo sicuri di non esser disturbati, in mezzo agli alberi. Tutto ciò si svolgeva sempre con grande solennità».

All’idillio segue l’ autocelebrazione, con un’inattesa oscura premonizione molto “casa Mahler” (e par di leggere davvero il copione di una tragedia antica):

«Dopo aver abbozzato il primo tempo, Mahler era sceso dal bosco e aveva detto: “Ho tentato di fissare il tuo carattere in un tema – non so se mi è riuscito. Ma devi lasciarmi fare”. È il grande tema pieno di slancio del primo tempo della Sesta Sinfonia. Nel terzo tempo [in realtà secondo, lo Scherzo] descrive i giochi senza ritmo delle bambine che corrono traballando nella rena. È spaventoso: le voci infantili diventano sempre più tragiche, e alla fine non resta che una vocina lamentosa che va spegnendosi. Nell’ultimo tempo descrive se stesso e la sua fine o, come ha detto più tardi, quella del suo eroe. “L’eroe che viene colpito tre volte dal destino, il terzo colpo lo abbatte, come un albero”».

Queste sono parole di Mahler, assicura la signora e consorte.

La Sinfonia n. 6 in La minore “Tragica” di Gustav Mahler dunque fu composta nei mesi estivi degli anni 1903 e 1904, finita di strumentare il 1° giugno 1905, pubblicata nel 1906 in tre diverse versioni, ritoccata nel 1907 e quindi ancora tenuta sotto osservazione almeno fino al 1910.

I primi abbozzi della sesta sinfonia si possono collocare nell’ estate del 1903, non sappiamo però a quali movimenti esattamente Mahler stesse lavorando. Il lavoro fu ripreso e completato nell’ estate dell’anno successivo. Furono quelli anni relativamente felici per Mahler, allietato, fra l’altro, dalla nascita della seconda figlia Anna Justine.

Molte furono le composizioni che videro il loro completamento in quel periodo di forte slancio creativo: la quinta sinfonia, il ciclo liederistico Kindertotenlieder (Canti dei bimbi morti), mentre la sesta veniva completata con l’orchestrazione del poderoso ultimo movimento. Per finire Mahler completava gli abbozzi delle due Nachtmusik che sarebbero diventate successivamente parte integrante (secondo e quarto movimento) della sinfonia numero sette.

La partitura della sesta fu pubblicata a Lipsia nell’ Aprile del 1906. Il 27 maggio dello stesso anno la sinfonia venne eseguita per la prima volta a Essen, l’orchestra dei Wiener Philarmoniker era diretta dall’ autore.

L’accoglienza fu assai tiepida. Tra i presenti alla prima c’era anche Richard Strauss, che non fu per nulla prodigo di complimenti.

La sesta fu ripresa a Monaco, Vienna e Lipsia nell’ autunno-inverno del 1906 -1907, dopodiché non fu più eseguita, Mahler vivo, neanche in quelle città che in precedenza avevano accolto con interesse e successo i precedenti lavori mahleriani. Perfino direttori come Walter e Klemperer, che pure furono apostoli devoti e divulgatori tenaci delle sinfonie di Mahler, non diressero mai la sesta sinfonia.

Dal punto di vista delle incisioni discografiche bisogna arrivare al 1947 per avere la prima registrazione. Solo in quell’ anno, infatti, venne immessa sul mercato la prima pionieristica versione diretta da Edouard Flipse, alla testa della Filarmonica di Rotterdam (Edizione oggi introvabile).

L’esordio del lavoro dunque non fu fortunato, parole di elogio vennero solo da ambiti musicali molto circoscritti, per esempio Schonberg e Berg, guarda caso musicisti culturalmente volti verso il futuro. Forse esagerando un po’ Berg in una lettera a Webern ebbe a scrivere di avere ascoltato

l’unica sesta malgrado la Pastorale

La sesta è un lavoro quanto mai complesso e problematico, così se da un lato la struttura in quattro movimenti sembra rimandare all’ impianto classico della sinfonia, dall’ altro l’elaborazione tematica, i contrasti violenti e i marcatissimi contenuti extramusicali portano dritti al cuore della poetica tragica e pessimistica di Mahler.

Dalle memorie di Alma sappiamo che Mahler amava molto questa sinfonia, risulta che la sottoponesse a ripetute revisioni strumentali compresa la sequenza dei tempi.

«Nessun’opera gli è sgorgata tanto direttamente dal cuore come questa. Piangevamo quella volta, tutti e due, tanto profondamente ci toccava questa musica e quel che annunciava con i suoi presentimenti. La Sesta è un’opera di carattere strettamente personale e per di più profetico. Tanto con i Kindertotenlieder che con la Sesta Mahler ha messo in musica “anticipando” [scritto in italiano] la sua vita. Anch’egli fu colpito tre volte dal destino e il terzo colpo lo abbattè. Ma quell’estate era allegro, cosciente della grandezza della sua opera e i suoi virgulti erano verdi e fiorenti». Così Alma Mahler nelle sue Erinnerungen.

La première si ebbe insolitamente in una città industriale, Essen, situata nel cuore della zona della Ruhr, il 27 maggio del 1906, sotto la direzione dello stesso compositore.

L’ appellativo “tragica” conferito alla sinfonia, pur essendo stato foggiato dallo stesso Mahler (come ci ricorda il direttore Bruno Walter nelle sue memorie), non fa parte del titolo “ufficiale” che lo stesso compositore le aveva assegnato, forse per evitare il rischio che la si fraintendesse come musica a programma.

Questa poderosa sinfonia vuole assurgere, nelle intenzioni dello stesso autore, a metafora della tortuosa esistenza umana: un’enorme orchestra è l’unico mezzo che Mahler possiede per descrivere ogni aspetto della “tragica vita” dell’ uomo, un’ orchestra «di onnipotente ricchezza timbrica» dove «il suono acquista un valore autonomo» (Paolo Gallarati).

STRUTTURA DELLA SINFONIA

Nella prima edizione (quella di Essen) lo scherzo precedeva l’andante. In una prima revisione dello stesso anno 1906, oltre a qualche modifica in sede di orchestrazione, i due movimenti centrali risultavano invertiti. In una terza versione, sempre del 1906, l’orchestrazione fu nuovamente modificata per renderla più trasparente, i due movimenti centrali mantennero la loro disposizione, quindi prima l’andante poi lo scherzo.

Per l’ esecuzione di Vienna del gennaio 1907 Mahler tornò alla sequenza originaria confermata poi dalla versione critica della sinfonia con lo scherzo prima e l’andante dopo. Non sono tuttavia infrequenti i casi di direttori di lunga militanza mahleriana, che optano per questa versione per esempio Abbado nella versione video del 2006 realizzata con l’orchestra del Festival di Lucerna.

Secondo la testimonianza di Mengelberg la scelta preferenziale di Mahler sarebbe stata quella con lo scherzo al secondo posto. La questione è ancora per certi versi aperta. I ripensamenti e i cambi di opinione, al di là dell’atteggiamento di maniacale perfezionismo caratteristico del temperamento di Mahler, hanno in questo caso più di un fondamento diciamo così strutturale. Bisogna considerare che i due tempi intermedi “ funzionano” come intermezzi inseriti entro due movimenti estremi assai articolati e complessi. 

Lo strumentale di questa sinfonia è come d’abitudine quanto mai variegato e complesso. Anche in questo caso Mahler prescrive spesso per ottoni e legni posizione scomodissime con gli strumenti girati verso l’alto, allo scopo di ottenere sonorità particolari. Le percussioni sono quasi una piccola orchestra nell’ orchestra, con l’aggiunta, per la prima volta, di martello, campanacci e xilofono.

Per il martello l’indicazione dell’autore come sempre minuziosissima era la seguente: – suono breve, intenso, senza sfumature metalliche. A questo strumento sono affidati due colpi ( tre in una prima versione, poi ridotti a due).

Degno di nota è l’uso dei campanacci, le cui sonorità evocano un ché di remoto e lontano, sono insomma un simbolo di lontananza e di straniamento. Molto significativo è il commento lasciato dal devotissimo Bruno Water che a proposito di questo lavoro ebbe ad annotare:

l’ opera si chiude per l’anima in una notte cupa e senza speranza. Non placet è il suo verdetto su questo mondo, un altro mondo per il momento non è dato intravedere

 

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (leveland Orchestra conducted by George Szell. Live recording from October 1967 (Severance Hall, Cleveland, Ohio)):


“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (New Philharmonia Orchestra, Sir John Barbirolli, conductor):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (London Philharmonic Orchestra, dir. Klaus Tennstedt – live recording (1991)):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (Bernstein Wiener Philharmoniker, Unitel 1976):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (Philharmonia Orchestra – Giuseppe Sinopoli, conductor – Release date: 1990):


“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (Recorded live at the Lucerne Festival, Summer 2006 – Culture and Convention Centre Lucerne, 10. August 2006 – Lucerne Festival Orchestra e Claudio Abbado – conductor):

I MOVIMENTI

La sinfonia è suddivisa, come detto, in quattro movimenti, tuttavia l’ordine dei due movimenti centrali rimane in dubbio. In occasione della prima esecuzione, lo Scherzo si trovava in seconda posizione, prima dell’ Andante: poi Mahler cambiò idea ed invertì i due movimenti. Tuttavia, nel 1907, l’ultima volta in cui ebbe l’opportunità di dirigere la Sinfonia, l’autore stesso ristabilì l’ordine originario, che è quello ancor oggi più frequentemente proposto dai direttori d’orchestra. Per questo, anche le edizioni critiche della Sesta sino in tempi recenti hanno inserito lo Scherzo prima dell’Andante moderato, anche se di recente la Fondazione Kaplan ha sostenuto che l’ordine corretto dovrebbe prevedere l’Andante in seconda posizione.

Ecco comunque l’elenco dei movimenti:

  • Allegro energico, ma non troppo 4/4 – (Heftig, aber markig)
  • Scherzo 3/8 – (Wuchtig, Pesante)
  • Andante moderato 4/4
  • Finale (Allegro moderato, tempo tagliato)

La durata della sinfonia è di circa 80 minuti.

I suoi quattro tempi presentano un’unità tonale del tutto inconsueta nell’autore: ben tre movimenti su quattro, infatti, sono nella tonalità di impianto. È anche l’unica sinfonia mahleriana a terminare con un movimento in tonalità minore (tutte le altre sinfonie, anche le più drammatiche, presentano un finale “positivo”, come la Prima o la Quinta, o quanto meno sereno, come le tre sinfonie del Wunderhorn o la Nona).

Primo movimento: Allegro energico, ma non troppo

Il primo movimento è in forma sonata, ed è forse l’unico caso in cui Mahler tratti questa forma musicale in maniera sostanzialmente ortodossa, al punto che è previsto anche (come era tradizione soprattutto al tempo di Mozart e Beethoven) il ritornello dell’esposizione. Meno conforme alle “regole scolastiche” è il rapporto tonale fra i due temi principali, rispettivamente in La minore e Fa maggiore (secondo le consuetudini il secondo tema dovrebbe essere nella relativa maggiore, e quindi in questo caso in Do maggiore). Mentre il primo tema, introdotto da una serie di note gravi ribattute, ha carattere cupo e drammatico, il secondo tema ha carattere gioioso: questa melodia è nota come Tema di Alma perché Mahler stesso disse che in essa aveva cercato di riassumere il carattere della moglie Alma.

Il motivo fondamentale consiste in una triade in la maggiore che trapassa in la minore attraverso un uso molto accorto del ritmo percussivo scandito dai timpani e dagli accordi suonati da trombe e oboi. Questo motivo, che con una certa faciloneria approssimativa è stato accostato al presentarsi del destino (come nella Quinta di Ludvig van Beethoven), riappare comunque nei successivi movimenti, ma nel primo si correla ad una melodia che si libra nell’ aria in modo etereo – nascendo da una sorta di corale intonato dagli archi sia in modalità convenzionale, sia in pizzicato -, nota come il tema di Alma, il nome della moglie di Mahler, da lei stessa ritenuta rappresentativa della sua personalità: siamo in presenza di un afflato lirico che istituisce quasi una corrispondenza di respiri tra gli orchestrali e la platea, assorta come poche volte ci è capitato di osservare a Santa Cecilia. Il movimento, nella sua complessità, è paradigmatico della forma-sonata, con esposizione (dove domina il tema di marcia),sviluppo (quasi un’oasi di contemplazione mistica), e ripresa (dove il tema di Alma viene ripreso ma con una serie di variazioni che gli conferiscono un carattere insieme tragico ed esaltante).

Secondo movimento: Scherzo

Nel secondo movimento (Scherzo – Wuchtig), scandito da un incedere di marcia più disteso e meno tumultuoso, si ripresenta la stessa tonalità in La minore con fiati e archi che compongono a tratti un’atmosfera che trapassa repentinamente dall’ elegiaco al maestoso, grazie anche ai trilli di violino che dissipano il turgore dei pieni orchestrali. L’orchestra riesce mirabilmente a riprodurre la tavolozza policroma dell’orchestrazione mahleriana, dalle combinazioni possenti, ma spesso paradossali, di forte e piano, fino all’ uso delle nacchere, elegante e accorto nella sua apparente banalità. Per Adorno, lo scherzo della Sesta si richiama a quello della Quinta sinfonia, ma in modo contrastante: in quest’ultima l’unità sinfonica viene ricercata nell’ allineamento di una serie di danze, mentre qui in un’altalenante ascesa e discesa di ritmi e armonie, si cerca di ricavare, quasi per distillazione, da un minimum di materiali un maximum di caratteri musicali variegatissimi.

Nel cosiddetto trio, ossia nella sezione centrale, si avverte un ritmo irregolare, da Mahler aveva etichettato come “fuori moda” o meglio in “stile antico” (altväterisch). Tutto il tessuto sonoro è caratterizzato da un intenso lirismo, grazie anche all’ uso della celesta e agli echi barocchi che promanano dagli archi.

Terzo movimento: Andante moderato

Nel terzo movimento, un Andante moderato in mi bemolle maggiore eseguito con sfumature molto tenui e che privilegia ancora gli archi, l’orchestrazione sembra affluire incessante da un’introduzione  con un fraseggio in dieci battute, che richiama il pathos di un’elegia, quasi sussurrata. Il secondo tema viene esposto dal corno inglese, che conferisce alla melodia un andamento quasi pastorale, ma con accenti più ruvidi e meno crepuscolare. Di incredibile efficacia risultano poi le due arpe, che riescono a interrompere l’atmosfera drammatica che si riverbera dal Primo tempo e si effondono in un delicato lavoro di cesello che a tratti sembra rievocare lo struggente Adagietto della Quinta Sinfonia.

Quarto movimento: Finale: Sostenuto-Allegro moderato

Con il maestoso e lunghissimo Finale (Sostenuto – Allegro moderato – Allegro energico), veniamo proiettati in una dimensione quasi filosofica. Si tratta di uno dei più lunghi pezzi strumentali mai scritti da Mahler (insieme al primo movimento della Terza sinfonia), in cui l’espansione epica è padrona di sé nella maniera più vigorosa possibile. Tuttavia, si può dire che in questo finale sia all’ opera una sorta di tendenza incoativa (che esprime il principio di una cosa o di un’azione): come nella coeva fenomenologia di Edmund Husserl, assistiamo al tentativo, sempre cominciato ma mai concluso, di descrivere la struttura della realtà. In tal senso, questo brano è veramente il centro di tutta l’opera di Mahler.

Un respiro inesausto, magico e perturbante contraddistingue l’entrata dei tromboni che suggeriscono una profondità tenebrosa, poi regolata dall’ intervento delle trombe, mentre gli ottavini e i clarinetti si limitano a disegnare paesaggi inquietanti. Gli archi apportano dal canto loro il maggior carico di disagio, intervallato da un brano di intersezione che attenua i toni riattingendo i tratti più connotati dal lirismo. Si librano in slanci vertiginosi, contrappuntati da armonie quasi grottesche del basso tuba e da quasi vagiti del corno e di altri strumenti a fiato.

Su queste linee sonore si staglia il motivo fatale della sinfonia, nel quale l’accordo in la maggiore delle trombe si tramuta in minore accompagnato dai cupi rintocchi del timpano. Di nuovo, nella parte conclusiva i temi ed i suoni si accavallano fino a formare un magma vulcanico che esonda tumultuante, quasi il ritorno in un antro dove cataste di libri e di formule acclamano spiritiprovenienti da un mondo totalmente altro.

Interviene a un certo punto uno dei primi violini che abbozza una melodia quasi solista. E Adorno commenta:

la musica del Mahler maturo conosce la gioia soltanto come qualcosa di revocabile, come nell’ episodio sfuggente del violino solo nella ripresa del Finale della Sesta sinfonia”.

Il movimento è suggellato dai famosi tre colpi di martello, dalla moglie identificati con tre episodi tragici della vita del compositore (la morte della figlia maggiore, la diagnosi di una malattia cardiaca che gli si rivelerà fatale e le dimissioni dall’ Opera di Vienna).

In conclusione, si potrebbe affermare con il filosofo Ernst Bloch che la Sesta Sinfonia di Mahler esprime

La musica della Sehnsucht, priva di sdolcinato sentimentalismo”. 

“la musica di Mahler si forma mentre viene eseguita; poi qualcosa viene ripreso e portato sino alla fine, ma ancora una volta questa fine non è una fine. Ciò che finora non c’era ancora tende a un che di futuro, ad un Novum, ad una musica ricca di un’interiorità sconosciuta e non filistea, ad un inno senza alcun fondamento ed oggetto, ma che saluta una realtà nata or ora…Qualcosa irrompe e porta la pienezza di ciò che era nell’oscurità. E l’oscurità stessa diventa luce. Ma l’oscurità nella luce resta oscura, non è tenebra ma silenzio, ‘silenzio che risuona’, che parla da questa musica senza sentimentalismo e con grande sbigottimento”.

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“Sinfonia n. 4 in do minore, D. 417 Tragica by Franz Schubert (Chamber Orchestra of Europe,, Claudio Abbado):

“Sinfonia n. 4 in do minore, D. 417 Tragica by Franz Schubert (Harnoncourt Vienna Phil. Orch.):

“Sinfonia n. 4 in do minore, D. 417 Tragica by Franz Schubert (Orchestra “Alessandro Scarlatti” di Napoli della RAI diretta da Denis Vaughan – Registrazione effettuata presso la “Sala d’Ercole” di Palazzo Reale a Napoli nel 1965):

“Sinfonia n. 4 in do minore, D. 417 Tragica by Franz Schubert (New Philharmonia Orchestra, Carlo Maria Giulini – Live recording, Edinburgh, 31.VIII.1968):

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Written by mara

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