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Al Maggio Musicale Fiorentino Sergio Rubini in Sonata a Kreutzer

Sonata mulattica Composta per il Mulatto Brischdauer gran pazzo e compositore mulattico“, Ludwig van Beethoven

Maggio Musicale Fiorentino, Stagione 2018 – 2019

 

Il meraviglioso Sergio Rubini al Maggio Musicale Fiorentino in un testo liberamente tratto da Sonata a Kreutzer di Lev Tolstòj a cura di Aida Studio.

Evento svolto in collaborazione con Relais Santa Croce by Baglioni Hotels Firenze.

 

Ludwig van Beethoven, Sonata n. 9 in la maggiore per violino e pianoforte op. 47 a Kreutzer

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Leós Janàček, Quartetto per archi n. 1 ispirato a La Sonata a Kreutzer di Lev Tolstòj

 

QUANDO

Venerdì 14 Giugno 2019, ore 20.00

 

DOVE: Teatro Goldoni
Via Santa Maria, 15
50100 Firenze (FI)

 

INTERPRETI:

Voce recitante, Sergio Rubini

Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Primo Settore al costo di € 15,00

Secondo Settore al costo di € 10,00

Visibilità Limitata al costo di 5,00

 

Maggio Musicale Fiorentino: Sergio rubini

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Sergio Rubini…

Figlio di un capostazione (originario di Gravina in Puglia), l’ attore, regista e sceneggiatore Sergio Giuseppe Rubini nasce a Grumo Appula (in provincia di Bari) il 21 dicembre 1959. Dopo aver terminato gli studi nel Liceo Scientifico Federico II di Altamura, nel 1978 si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, che, però, abbandona dopo due anni. Suona il pianoforte.

Grande appassionato di teatro, riesce a lavorare con importanti registi quali Antonio Calenda, Gabriele Lavia, Enzo Siciliano ed Ennio Coltorti.

Dopo alcune esperienze radiofoniche, esordisce sul grande schermo nel 1985 con Figlio mio infinitamente caro, a cui faranno seguito nel corso di un anno Desiderando Giulia e Il caso Moro. Nel 1987 svolse i provini per interpretare il ruolo di Fellini giovane per la pellicola Intervista, e con sua grande sorpresa riuscì ad ottenere la parte. Anche se il maestro di Rimini lo considerava più somigliante a Vittorio De Sica che a se stesso, appena lo vide di persona per la prima volta gli disse: “Complimenti, signor Rubini, lei, all’opposto della maggioranza degli attori, assomiglia alle sue fotografie“. Il primo ruolo da protagonista lo ottiene lo stesso anno nell’opera prima di Giuseppe Piccioni, Il grande Blek.

La sua esperienza nel cinema subisce una svolta nel 1989, anno in cui incontra l’autore e sceneggiatore Umberto Marino, con cui inizierà un lungo e fecondo sodalizio artistico.

Nel 1990 esordisce come regista con La stazione, film tratto da un’opera teatrale proprio di Marino con cui vince come miglior film alla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia, cui seguono La bionda (1993), la commedia Prestazione straordinaria (1994), sul tema delle “molestie sessuali”, Il viaggio della sposa (1997), Tutto l’amore che c’è (2000), L’anima gemella (2002), L’amore ritorna (2004), La terra (2006), Colpo d’occhio (2008), L’uomo nero (2009), Mi rifaccio vivo (2013) e Dobbiamo parlare (2015).

Il suo modo di fare cinema sarà influenzato anche da due figure fondamentali: l’attrice Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores che, con Nirvana (1997), Denti (2000) e Amnèsia (2002), ne estrapolerà l’aspetto surreale, avviandolo verso un’inedita e ulteriore crescita.

Attraverso Salvatores, Sergio Rubini entra in contatto con il “gruppo”, che comprende una grossa fetta del Teatro dell’Elfo (Bebo Storti, Antonio Catania, Elio De Capitani, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Gigio Alberti) e altri attori come Diego Abatantuono e Silvio Orlando.

Nel frattempo continua a lavorare come attore in film di altri registi, come Giuseppe Piccioni (Chiedi la luna, 1991), Carlo Verdone (Al lupo, al lupo, 1993), Giuseppe Tornatore (Una pura formalità, 1994), Pino Quartullo (Storie d’amore con i crampi, 1995), Francesca Archibugi (L’albero delle pere, 1998), Anthony Minghella (Il talento di Mr. Ripley, 1999), Alessandro Piva (Mio cognato, 2003), Mel Gibson (“La passione di Cristo”, 2004); Giovanni Veronesi (Manuale d’amore, 2005; Manuale d’amore 2, 2007; Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso, 2010), Alessandro D’Alatri (Commediasexi, 2006), Giulio Manfredonia (Qualunquemente, 2011), Ettore Scola (Che strano chiamarsi Federico, 2013).

Inoltre, da diversi anni, è docente di recitazione cinematografica presso l’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico”: tra i suoi progetti didattici più importanti si ricordano i lungometraggi 6 sull’autobus (2012) e Fuori sede (2016), realizzati appunto insieme agli allievi di Recitazione e Regia dell’Accademia.

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Written by mara

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