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Al Teatro della Corte di Genova RAGAZZI DI VITA Febbraio 2019

La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c’è il segno di Rimbaud o di Campana o anche di Wilde, ch’io lo voglia o no, che altri lo accettino o no“, Pier Paolo Pasolini

Teatro della Corte di Genova, Stagione 2018 – 2019

 

Ispirandosi al romanzo che nel 1955 diede scandalo con le sue storie di povertà e disperazione, Massimo Popolizio dirige Lino Guanciale e un folto gruppo di giovani attori in un universo di fibrillazioni e vitalità anarchiche totalmente fuori dai contesti borghesi. Ragazzi di vita, esordio narrativo di Pier Paolo Pasolini, è il romanzo che valse al “poeta corsaro” un processo e il ruolo di provocatore della società perbenista.

Il Riccetto, Agnolo, il Begalone e ancora il Caciotta, Spudorato, Amerigo sono alcuni dei ragazzi delle borgate di periferia che trascorrono le loro giornate alla ricerca di qualche lira e nuovi passatempi. Sono i “ragazzi” di Pasolini nati orfani d’innocenza, che agguantano la vita a piene mani riversando per le strade le loro vitalità emarginate. Una coralità di voci con continue sovrapposizioni di spregiudicatezza e pudore, violenza e bontà, brutalità e dolcezza. Popolizio ci porta dentro le giornate dei giovani sottoproletari e ci restituisce il comico, il tragico, il grottesco di uno sciame umano che dai palazzoni delle periferie si sposta verso il centro. A fare da tessuto connettivo tra le storie del romanzo, la figura del “narratore” interpretato da Lino Guanciale che si aggira come uno “straniero” in visita a rendere possibili e visibili tutte le scene.

 

RAGAZZI DI VITA

di Pier Paolo Pasolini

Durata spettacolo: 1 ora e 45′ senza intervallo

drammaturgia, Emanuele Trevi

regia, Massimo Popolizio

con Lino Guanciale

e Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Cristina Pelliccia, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti

scene, Marco Rossi

costumi, Gianluca Sbicca

luci, Luigi Biondi

canto, Francesca della Monica

video, Luca Brinchi e Daniele Spanò

Premio LE MASCHERE DEL TEATRO ITALIANO 2017 – migliore spettacolo di prosa
Premio LE MASCHERE DEL TEATRO ITALIANO 2017 – migliore regia
Premio della CRITICA TEATRALE ITALIANA 2017 – migliore regia
Premio UBU 2017 – migliore regia

PRODUZIONE TEATRO DI ROMA – TEATRO NAZIONALE

 

QUANDO

Martedì 12 Febbraio 2019, ore 20.30

Mercoledì 13 Febbraio 2019, ore 20.30

Giovedì 14 Febbraio 2019, ore 19.30

Venerdì 15 Febbraio 2019, ore 20.30

Sabato 16 Febbraio 2019, ore 20.30

Domenica 17 Febbraio 2019, ore 16.00

 

DOVE: Teatro della Corte
Viale Duca d’Aosta
16129 Genova (GE)

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Primo settore al costo di € 27,00

Secondo settore al costo di € 18,50

Giovani (fino a 26 anni compiuti) posto unico al costo di € 12,00

Novità
Invito alla prima singolo 20 euro, doppio 30 euro
biglietti a posto unico validi solo per le prime

 

Teatro della Corte, Genova: RAGAZZI DI VITA

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Lino Guanciale…

Nato ad Avezzano, si diploma al liceo scientifico per poi frequentare la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma. Dopo alcuni trascorsi rugbistici (selezione Nazionale under 16 e under 19) si iscrive all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma, dove si diploma nel 2003 e ottiene il Premio Gassman.

La sua carriera d’attore inizia in teatro: diretto da Gigi Proietti recita in Romeo e Giulietta, spettacolo che inaugura il Silvano Toti Globe Theatre di Roma. Tra i nomi del palcoscenico italiano con cui collabora in seguito: Franco Branciaroli, Luca Ronconi, Walter Le Moli, Massimo Popolizio, Claudio Longhi e Michele Placido, che dopo averlo diretto in Fontamara lo chiama ad interpretare Nunzio, uno dei personaggi del film Vallanzasca – Gli angeli del male.

Accanto agli impegni teatrali, dal 2005 opera come insegnante e divulgatore scientifico-teatrale all’Università e nelle scuole superiori.

Nel 2009 debutta al cinema con Io, Don Giovanni di Carlos Saura, nei panni di Wolfgang Amadeus Mozart. Seguono i ruoli ne La prima linea di Renato De Maria, Il Gioiellino di Andrea Molaioli, Il sesso aggiunto di Francesco Antonio Castaldo, Il mio domani di Marina Spada, To Rome with Love di Woody Allen (accanto a Jesse Eisenberg ed Ellen Page).

Nel 2011 esordisce anche in televisione con la fiction Il segreto dell’acqua, trasmessa su Rai 1. Sulla stessa rete, nella primavera del 2012, è tra gli interpreti di Una grande famiglia, diretta da Riccardo Milani.

Nonostante i lavori per il grande e il piccolo schermo, non abbandona comunque il teatro; fra il 2011 e il 2012 è uno dei protagonisti de La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht, per la regia di Claudio Longhi, premiato come miglior spettacolo dell’anno dall’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali. Alla lunga tournée italiana si è aggiunta anche una tappa in Russia, a Mosca, nell’ambito del Festival dei Teatri Europei.

Tra i film in uscita nella seconda metà del 2012: Il volto di un’altra di Pappi Corsicato, di cui è coprotagonista con Laura Chiatti e Alessandro Preziosi, La scoperta dell’alba di Susanna Nicchiarelli, in cui è al fianco di Margherita Buy, e L’estate sta finendo di Stefano Tummolini. Nel maggio 2012 ha girato come protagonista l’opera prima di Francesca Staasch, Happy Days Motel.

Dal 2013 è nel cast di Che Dio ci aiuti, trasmesso su Rai 1 e nel 2015 è tra i protagonisti di La dama velata, sempre trasmesso su Rai 1. Nel 2015 vince il Premio Flaiano come attore rivelazione dell’anno.

Nel 2016 è tra i protagonisti della fiction Non dirlo al mio capo nel ruolo di Enrico Vinci e nella serie tv Il sistema dove interpreta il ruolo di Michele Grandi. Nello stesso anno vince il Premio Civiltà dei Marsi per la sezione Teatro e Fiction TV, il Premio Flaiano per l’Abruzzo e il Premio come migliore attore di fiction al Magna Graecia Film Festival. Da settembre 2016 nella serie televisiva L’allieva interpreta il ruolo del protagonista maschile Claudio Conforti.

Nel 2017 è protagonista della serie poliziesca-fantastica La porta rossa, diretta da Carmine Elia e trasmessa da Rai 2. Riprende lo spettacolo Istruzioni per non morire in pace in scena dal 7 al 13 aprile al Teatro della Pergola di Firenze. 

Sempre nel 2017 riceve il Premio Flaiano come co-protagonista del film-documentario Un’avventura romantica di Davide Cavuti e il CinèCiak d’oro per il film I peggiori di Vincenzo Alfieri. Nel 2017 è nel cast della pellicola La casa di famiglia, diretta da Augusto Fornari. Nel 2018 è nel cast del film Arrivano i prof, con la regia di Ivan Silvestrini.

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TRAMA

 

La storia si svolge nella Roma del secondo dopoguerra, tra le varie borgate. I protagonisti sono degli adolescenti appartenenti al mondo della classe sociale più bassa urbana che vivono alla giornata di espedienti, arrangiandosi come possono, cercando di accaparrarsi ogni genere di oggetto che possa essere rivenduto: tombini di ferro, copertoni, tubi, generi alimentari.

Riccetto, questo è il soprannome di uno dei ragazzi, dopo aver racimolato del denaro, affitta una barca per navigare sul Tevere con degli amici. Durante questo giro in barca, egli rischia seriamente la vita gettandosi in acqua per salvare una rondine che sta per annegare. Il gesto dimostra la sua grande generosità, sebbene si comporti spesso da delinquente.

La scuola che ospita gli sfrattati delle borgate è ridotta in uno stato deplorevole e, anche a causa degli inadeguati controlli tecnici ed edili, un giorno crolla all’improvviso, seppellendo e uccidendo la madre del Riccetto e, dopo un disperato ricovero in ospedale, anche il suo amico e compagno Marcello.

Passa del tempo (circa sei anni), il Riccetto ha ormai quasi diciott’anni. Una sera lui e un amico, detto il Caciotta, sempre bighellonando e rubacchiando per le strade delle borgate, trovano un semplice impiego: devono vendere alcune poltrone per conto di un tappezziere di via dei Volsci, ma una volta concluso l’affare, si tengono i soldi. Così si comprano degli abiti nuovi, vanno a mangiare una pizza e vanno al cinema, poi, mentre passeggiano di notte per Villa Borghese incontrano dei compagni di malaffare. Si addormentano su una panchina del parco, ma alla mattina il Riccetto scopre di essere stato derubato delle scarpe e del denaro. Così ancora una volta senza una lira, Riccetto e Caciotta sono costretti ad andare a mangiare alla mensa dei frati per una decina di giorni e a rubare qualcosa da mettere sotto i denti al mercato. Poi un giorno i due adocchiano una signora che sta salendo sul tram con la borsa semiaperta, la seguono e la borseggiano. Tutti contenti del malloppo, sull’autobus che li riporta al Tiburtino, il Caciotta lo mostra incautamente a degli amici e così attira l’attenzione di un certo Amerigo, un loro coetaneo malvivente di Pietralata estremamente aggressivo e dipendente dalle sigarette e dalla droga. Questi li porta in una bisca dove, dopo una piccola vincita iniziale, comincia a perdere i soldi che il Riccetto gli ha prestato, fino a quando quest’ultimo, preoccupato che Amerigo gli chieda un altro prestito, scappa via. Subito dopo arriva la polizia che arresta il Caciotta e Amerigo. Il protagonista incontra dei ragazzi (tra i quali vi è il suo amico d’infanzia Lenzetta) e si unisce a loro, non curandosi della sparizione misteriosa del suo amico violento e aggressivo Amerigo, che intanto è morto suicida. Il Riccetto e il Lenzetta s’imbattono in un vecchio che presenta loro le proprie figlie. Riccetto comincia a frequentare la più giovane delle ragazze e la sua vita sembra subire una svolta positiva: inizia a lavorare, si fidanza, ma un giorno viene arrestato per un crimine che non ha commesso e deve scontare tre anni di prigione.

Dopo tre anni i giovani si rincontrano al fiume, dove facevano di solito il bagno da piccoli. Segue un estratto di vita nella casa di Alduccio, nella quale si è trasferita anche la famiglia del Riccetto (essendo suo cugino) dopo il crollo della scuola. La situazione familiare è esplosiva: la madre litiga con tutto il vicinato e con Alduccio perché non lavora e non aiuta in casa, il padre torna sempre ubriaco e cerca di picchiare la moglie mentre la sorella ha appena tentato il suicidio perché è rimasta incinta di un giovane che non vuole sposarla. In seguito addirittura Alduccio in preda all’esasperazione colpirà con una coltellata la madre, pur non ferendola gravemente. Successivamente viene presentata la famiglia del Begalone, altrettanto disastrata, visto che la madre è affetta da una grave malattia mentale ed è soggetta a continue visioni del demonio, di animali mostruosi e di orribili spettri. Alduccio e il Begalone passeggiano senza cena per le vie di Roma tentando inutilmente di corteggiare due ragazze troppo altolocate per loro; si fanno poi un bagno nella fontana e cercano di raggranellare qualche soldo dai passanti e finalmente entrano in una rosticceria mangiandosi tre supplì per uno. La fame però è talmente tanta che quando escono sono nelle stesse condizioni di prima. Successivamente incontrano il Riccetto da solo, il quale, probabilmente, sta cercando, come del resto gli altri due, qualcuno “da rimorchiare”. Trovano un “froscio” e il Riccetto accompagna Alduccio e il Begalone in un posto sicuro nella sua vecchia borgata in cui potranno prostituirsi indisturbati. La borgata è cambiata moltissimo, ormai piena di nuove quanto brutte costruzioni popolari. In seguito il Riccetto se ne va per conto proprio e Alduccio e il Begalone se ne vanno in un bordello, forse per tentare di dimostrare qualcosa a se stessi sulla propria identità sessuale; qualcosa però va storto e Alduccio viene pubblicamente umiliato da una vecchia prostituta.

In seguito gli amici della borgata si riuniscono sull’Aniene, ma l’atmosfera è tesa e violenta. La violenza tra i compagni assume aspetti tragici di bullismo: prima si incitano due cani a combattere tra di loro, poi non contenti del “sangue” viene preso di mira il Piattoletta, un ragazzo debole e forse deforme, che nessuno difende. Dopo una serie di angherie, viene legato ad un palo e gli viene appiccato il fuoco. Il ragazzo si salva, ma resta ustionato.

Successivamente durante l’ennesimo bagno nell’Aniene il Begalone, malato di tisi, si sente male, facendo presagire la sua fine imminente, mentre il piccolo Genesio per emulare il Riccetto, che pare sfidarlo con la sua ironia, attraversa il fiume, ma poi non è più in grado di ritornare sull’altra riva e muore sotto il ponte trascinato sott’acqua dai mulinelli. I suoi fratellini Borgo Antico e Mariuccio cercano di corrergli dietro sull’argine seguendo la corrente, ma non possono fare nulla per salvarlo e restano lì impotenti a contemplare la tragica scena. Il Riccetto di nascosto assiste alla disgrazia, ma non si tuffa per aiutarlo, benché sia anche il figlio del suo principale; adesso, infatti, Riccetto fa il manovale con una ditta di Ponte Mammolo. Riccetto, consumata la tragedia, se ne va alla chetichella, non visto da nessuno. Il giovane, ormai, è definitivamente cambiato: ha tagliato i suoi riccioli e non è più il ragazzino che alcuni anni prima aveva rischiato la vita gettandosi in acqua quasi sotto il ponte per salvare una rondinella che stava annegando. La sua integrazione con il mondo individualista del consumismo borghese è ormai cominciata.

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Written by mara

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