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Al Teatro Regio di Parma per Festival Verdi 2018 SERGIO RUBINI

“La vita non è che un’ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla”, da Macbeth (atto V, scena V)

Festival Verdi di Parma 2018

 

L’ardente brama di potere, i laceranti sensi di colpa, la disperata follia di Macbeth rivivono nei versi di Shakespeare e di Piave nella voce di Sergio Rubini. Una spirale di sangue, ambizione, inganni, trame che da oltre quattrocento anni affascina il pubblico di ogni latitudine, mettendo a nudo la caduta di tutte le virtù sotto il peso dell’ambizione e della corruttibilità che rendono l’uomo schiavo dell’ossessione per il potere.
A rendere più vivido il dramma del crudele generale e della spietata Lady Macbeth, precipitati nell’abisso della follia dalla loro stessa ambizione, vibra nelle musiche originali di Nicola Jappelli ispirate a John Dowland e Giuseppe Verdi e interpretate alla chitarra da Giampaolo Bandini.

 

SERGIO RUBINI LEGGE MACBETH

Durata complessiva 1 ora e 15 minuti circa, senza intervallo

Commissione del Festival Verdi in prima assoluta

 

QUANDO

Mercoledì 17 Ottobre 2018, ore 20.30 fuori abbonamento

 

DOVE: Auditorium del Carmine
Via Eleonora Duse

43121 Parma (PR)

 

INTERPRETI:

Voce recitante, SERGIO RUBINI

Chitarra, GIAMPAOLO BANDINI

Musiche originali di NICOLA JAPPELLI
da materiali musicali di JOHN DOWLAND e GIUSEPPE VERDI

In collaborazione con Società dei Concerti di Parma

Si ringrazia Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore 1 Intero al costo di € 35,00

Settore 2 Intero al costo di € 35,00

 

Teatro Regio di Parma: SERGIO RUBINI

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Sergio Rubini…

Figlio di un capostazione (originario di Gravina in Puglia), l’ attore, regista e sceneggiatore Sergio Giuseppe Rubini nasce a Grumo Appula (in provincia di Bari) il 21 dicembre 1959. Dopo aver terminato gli studi nel Liceo Scientifico Federico II di Altamura, nel 1978 si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, che, però, abbandona dopo due anni. Suona il pianoforte.

Grande appassionato di teatro, riesce a lavorare con importanti registi quali Antonio Calenda, Gabriele Lavia, Enzo Siciliano ed Ennio Coltorti.

Dopo alcune esperienze radiofoniche, esordisce sul grande schermo nel 1985 con Figlio mio infinitamente caro, a cui faranno seguito nel corso di un anno Desiderando Giulia e Il caso Moro. Nel 1987 svolse i provini per interpretare il ruolo di Fellini giovane per la pellicola Intervista, e con sua grande sorpresa riuscì ad ottenere la parte. Anche se il maestro di Rimini lo considerava più somigliante a Vittorio De Sica che a se stesso, appena lo vide di persona per la prima volta gli disse: “Complimenti, signor Rubini, lei, all’opposto della maggioranza degli attori, assomiglia alle sue fotografie“. Il primo ruolo da protagonista lo ottiene lo stesso anno nell’opera prima di Giuseppe Piccioni, Il grande Blek.

La sua esperienza nel cinema subisce una svolta nel 1989, anno in cui incontra l’autore e sceneggiatore Umberto Marino, con cui inizierà un lungo e fecondo sodalizio artistico.

Nel 1990 esordisce come regista con La stazione, film tratto da un’opera teatrale proprio di Marino con cui vince come miglior film alla Settimana Internazionale della Critica al Festival di Venezia, cui seguono La bionda (1993), la commedia Prestazione straordinaria (1994), sul tema delle “molestie sessuali”, Il viaggio della sposa (1997), Tutto l’amore che c’è (2000), L’anima gemella (2002), L’amore ritorna (2004), La terra (2006), Colpo d’occhio (2008), L’uomo nero (2009), Mi rifaccio vivo (2013) e Dobbiamo parlare (2015).

Il suo modo di fare cinema sarà influenzato anche da due figure fondamentali: l’attrice Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores che, con Nirvana (1997), Denti (2000) e Amnèsia (2002), ne estrapolerà l’aspetto surreale, avviandolo verso un’inedita e ulteriore crescita.

Attraverso Salvatores, Sergio Rubini entra in contatto con il “gruppo”, che comprende una grossa fetta del Teatro dell’Elfo (Bebo Storti, Antonio Catania, Elio De Capitani, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Gigio Alberti) e altri attori come Diego Abatantuono e Silvio Orlando.

Nel frattempo continua a lavorare come attore in film di altri registi, come Giuseppe Piccioni (Chiedi la luna, 1991), Carlo Verdone (Al lupo, al lupo, 1993), Giuseppe Tornatore (Una pura formalità, 1994), Pino Quartullo (Storie d’amore con i crampi, 1995), Francesca Archibugi (L’albero delle pere, 1998), Anthony Minghella (Il talento di Mr. Ripley, 1999), Alessandro Piva (Mio cognato, 2003), Mel Gibson (“La passione di Cristo”, 2004); Giovanni Veronesi (Manuale d’amore, 2005; Manuale d’amore 2, 2007; Genitori & figli – Agitare bene prima dell’uso, 2010), Alessandro D’Alatri (Commediasexi, 2006), Giulio Manfredonia (Qualunquemente, 2011), Ettore Scola (Che strano chiamarsi Federico, 2013).

Inoltre, da diversi anni, è docente di recitazione cinematografica presso l’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico”: tra i suoi progetti didattici più importanti si ricordano i lungometraggi 6 sull’autobus (2012) e Fuori sede (2016), realizzati appunto insieme agli allievi di Recitazione e Regia dell’Accademia.

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Written by mara

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