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All’ Arena di Verona TOSCA di Giacomo Puccini Agosto-Settembre 2019

Vi sarebbe un dramma che, se io fossi ancora in carriera, musicherei con tutta l’anima, ed è Tosca“, Giuseppe Verdi


Tosca è un’ opera lirica in tre atti di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

La prima rappresentazione si tenne a Roma, al Teatro Costanzi, il 14 gennaio 1900.

Il libretto deriva dal dramma La Tosca di Victorien Sardou, rappresentato per la prima volta il 24 novembre 1887 al Théatre de la Porte-Saint-Martin di Parigi, il cui successo fu legato soprattutto all’ interpretazione di Sarah Bernhardt.

Il libretto fu ricavato dal dramma omonimo di Victorien Sardou, ma fu ridotto da cinque a tre atti e snellito di molti particolari che costituivano la cornice storica realistica del dramma in prosa; vennero inoltre eliminati moltissimi personaggi secondari, tra cui Giovanni Paisiello e la vicenda si concentrò principalmente sul triangolo Scarpia – Tosca – Cavaradossi, delineando le linee principali dei caratteri, anche se a scapito delle concatenazioni logiche degli avvenimenti.

Il dramma dell’ amore perseguitato interessava Puccini più del grande affresco storico condito di delitti e di sangue.

 

IL CAST

Tosca

Melodramma in tre atti
Musica di Giacomo Puccini
Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
tratto dal dramma omonimo di Victorien Sardou
 

Direttore d’ Orchestra,

Regia, scene, costumi e luci, Hugo de Ana

Maestro del Coro,

… … …

Interpreti:

TOSCA   

CAVARADOSSI   

SCARPIA   

ANGELOTTI   

SAGRESTANO   

SPOLETTA   

SCIARRONE   

UN CARCERIERE   

Orchestra, Coro e Tecnici dell’Arena di Verona

 

QUANDO

Sabato 10 Agosto 2019, ore 20.45

Venerdì 16 Agosto 2019, ore 20.45

Venerdì 23 Agosto 2019, ore 20.45

Giovedì 29 Agosto 2019, ore 20.45

Venerdì 6 Settembre 2019, ore 20.45

 

DOVE: Arena di Verona
Piazza Bra, 1

37121 Verona (VR)

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Sabato 10 Agosto 2019, ore 20.45; Venerdì 16 Agosto 2019, ore 20.45; Venerdì 23 Agosto 2019, ore 20.45; Venerdì 6 Settembre 2019, ore 20.45

POLTRONISSIME GOLD Intero al costo di € 192,00

POLTRONISSIME Intero al costo di € 161,00

POLTRONE Intero al costo di € 121,00; Ridotto Over 65 al costo di € 104,00; Ridotto Under 30 al costo di € 104,00

GRADINATA NUMERATA 1 SETTORE Intero al costo di € 105,00

GRADINATA NUMERATA 2 SETTORE Intero al costo di € 84,00; Ridotto Over 65 al costo di € 76,00; Ridotto Under 30 al costo di € 76,00

GRADINATA NUMERATA 3 SETTORE Intero al costo di € 63,00; Ridotto Over 65 al costo di € 56,00; Ridotto Under 30 al costo di € 56,00

GRADINATA SETTORE E Intero al costo di € 24,00; Ridotto Over 65 al costo di € 21,00; Ridotto Under 30 al costo di € 21,00

GRADINATA SETTORE D Intero al costo di € 24,00; Ridotto Over 65 al costo di € 21,00; Ridotto Under 30 al costo di € 21,00

 

Giovedì 29 Agosto 2019, ore 20.45

POLTRONISSIME GOLD Intero al costo di € 178,00

POLTRONISSIME Intero al costo di € 147,00

POLTRONE Intero al costo di € 111,00; Ridotto Over 65 al costo di € 95,00; Ridotto Under 30 al costo di € 95,00

GRADINATA NUMERATA 1 SETTORE Intero al costo di € 96,00

GRADINATA NUMERATA 2 SETTORE Intero al costo di € 76,00; Ridotto Over 65 al costo di € 69,00; Ridotto Under 30 al costo di € 69,00

GRADINATA NUMERATA 3 SETTORE Intero al costo di € 57,00; Ridotto Over 65 al costo di € 52,00; Ridotto Under 30 al costo di € 52,00

GRADINATA SETTORE E Intero al costo di € 23,00; Ridotto Over 65 al costo di € 20,00; Ridotto Under 30 al costo di € 20,00

GRADINATA SETTORE D Intero al costo di € 23,00; Ridotto Over 65 al costo di € 20,00; Ridotto Under 30 al costo di € 20,00

 

ARENA di VERONA: opera TOSCA, G. Puccini

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Tosca_(1899)Locandina di Tosca (Adolf Hohenstein, 1899)

Le origini

La Tosca venne rappresentata al Teatro dei Filodrammatici di Milano all’ inizio del 1889 e Giacomo Puccini ne rimase molto colpito, cominciando a pensare di ricavarne un’ opera. Ne parlò con l’ editore Giulio Ricordi, chiedendogli di interessarsi ai diritti per musicarla. Sardou non oppose un netto rifiuto, ma dimostrò freddezza. In ogni modo alla fine del 1893 Ricordi ottenne l’ autorizzazione, anche se a favore di un altro compositore, Alberto Franchetti, che aveva da poco trionfato con Cristoforo Colombo (1892).

Luigi Illica preparò l’ abbozzo del libretto, che fece approvare da Sardou in presenza di Giulio Ricordi e Giuseppe Verdi (quest’ ultimo, a Parigi per la prima francese di Otello, confiderà qualche anno più tardi al suo biografo che, se non fosse stato per l’ età, avrebbe voluto lui stesso musicare Tosca). Dopo pochi mesi Franchetti rinunciò, così Ricordi nel 1895 commissionò l’ opera a Puccini, che cominciò il lavoro qualche mese dopo il successo de La bohème, nella tarda primavera del 1896. Partecipò alla stesura del libretto anche Giuseppe Giacosa, anche se riteneva il soggetto poco poetico e sosteneva che il successo dell’ opera era dato dalla bravura della Bernhardt e non dal testo.

Dopo alcuni contrasti e ripensamenti, nell’ ottobre 1899 l’ opera fu completata ed il 14 gennaio 1900 venne rappresentata al Teatro Costanzi di Roma, con il soprano Hariclea Darclée nel ruolo di Tosca, il tenore Emilio De Marchi nei panni di Cavaradossi e il baritono Eugenio Giraldoni come Scarpia. All’ evento erano presenti, tra gli altri, il presidente del Consiglio Pelloux e la regina Margherita di Savoia. La serata fu nervosa: a causa di alcuni spettatori ritardatari il direttore d’ orchestra Leopoldo Mugnone fu costretto a interrompere l’ esecuzione e ricominciare da capo.

Inizialmente criticata da una parte della stampa, che si attendeva un lavoro più in linea con le due precedenti opere di Puccini, Tosca si affermò ben presto in repertorio e nel giro di tre anni fu rappresentata nei maggiori teatri lirici del mondo.

Toscaricordi (1)Libretto di Tosca

“Vissi d’arte, vissi d’amore,
non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai…”
(“Vissi d’arte”, Tosca)

La trama

La trama si svolge a Roma nell’atmosfera tesa che segue l’eco degli avvenimenti rivoluzionari in Francia, e la caduta della prima Repubblica Romana in una data ben precisa: sabato 14 giugno 1800, giorno della Battaglia di Marengo.

  • Floria Tosca, celebre cantante (soprano)
  • Mario Cavaradossi, pittore (tenore)
  • Il Barone Scarpia, capo della polizia (baritono)
  • Cesare Angelotti (basso)
  • Il Sagrestano (basso, baritono)
  • Spoletta, agente di polizia (tenore)
  • Sciarrone, Gendarme (basso)
  • Un carceriere (basso)
  • Un pastore (ragazzo, voce bianca)

Atto primo

Angelotti (basso), bonapartista ed ex console della Repubblica Romana, è fuggito dalla prigione di Castel Sant’ Angelo e cerca rifugio nella Basilica di Sant’ Andrea della Valle, dove sua sorella, la marchesa Attavanti, gli ha fatto trovare un travestimento femminile che gli permetterà di passare inos­servato. La donna è stata ritratta, senza saperlo, in un quadro dipinto dal cavalier Mario Cavaradossi (tenore). Quando irrompe nella chiesa un sagrestano (basso), Angelotti si nasconde nella cappella degli Attavanti. Il sagrestano, borbottando (…e sempre lava…), mette in ordine gli attrezzi del pittore che di lì a poco sopraggiunge per continuare a lavorare al suo dipinto (Recondita armonia…). Il sagrestano finalmente si congeda e Cavaradossi scorge nella cappella Angelotti, che conosce da tempo e di cui condivide la fede politica. I due stanno preparando il piano di fuga ma l’arrivo di Floria Tosca (soprano), l’amante di Cavaradossi, costringe Angelotti a rintanarsi di nuovo nella cappella. Tosca espone a Mario il suo progetto amoroso per quella sera (Non la sospiri la nostra casetta…). Poi, riconoscendo la marchesa Attavanti nella figura della Maddalena ritratta nel quadro, fa una scenata di gelosia a Mario che, a fatica (Qual occhio al mondo…), riesce a calmarla e a congedarla.

Angelotti esce dal nascondiglio e riprende il dialogo con Mario, che gli offre protezione e lo indirizza nella sua villa in periferia. Un colpo di cannone annuncia la fuga del detenuto da Castel Sant’Angelo; Cavaradossi decide allora di accompagnare Angelotti per coprirlo nella fuga e portano con loro il travestimento femminile, dimenticando però il ventaglio nella cappella.

La falsa notizia della vittoria delle truppe austriache su Napoleone a Marengo fa esplodere la gioia nel sagrestano, che invita l’indisciplinata cantoria di bambini a prepararsi per il Te Deum di ringraziamento. Improvvisamente sopraggiunge con i suoi scagnozzi il barone Scarpia (baritono), capo della polizia papalina che, sulle tracce di Angelotti, sospetta fortemente di Mario, anch’egli bonapartista.

Per riuscire ad incolparlo ed arrestarlo e poter quindi scovare Angelotti, egli cerca di coinvolgere Tosca, ritornata in chiesa per informare l’amante che il programma era sfumato in quanto ella era stata chiamata a cantare a Palazzo Farnese per festeggiare l’avvenimento militare (Ed io venivo a lui tutta dogliosa…). Scarpia suscita la morbosa gelosia di Tosca usando il ventaglio dimenticato nella cappella degli Attavanti. La donna, credendo in un furtivo incontro di Mario con la marchesa, giura di ritro­varli. Scarpia, che ha raggiunto il suo scopo, la fa seguire (Tre sbirri, una carrozza, presto…). Mentre Scarpia pregusta la sua doppia rivalsa su Cavaradossi – ucciderlo e prendergli la donna – comincia ad affluire gente in Chiesa per inneggiare alla vittoria e a cantare il Te, Deum.

Atto secondo

Mentre al piano nobile di Palazzo Farnese si sta svolgendo una grande festa alla presenza del Re e della Regina di Napoli, per celebrare la vittoriosa battaglia; nel suo appartamento Scarpia sta consumando la cena. Spoletta (tenore) e gli altri sbirri conducono in sua presenza Mario che è stato arrestato. Questi, interrogato, si rifiuta di rivelare a Scarpia il nascondiglio di Angelotti e viene quindi condotto in una stanza dove viene torturato.

Tosca, che poco prima aveva eseguito una cantata al piano superiore, viene convocata da Scarpia, il quale fa in modo che ella possa udire le urla di Mario. Stremata dalle grida dell’ uomo amato, la cantante rivela a Scarpia il nascondiglio dell’ evaso: il pozzo nel giardino della villa di Cavaradossi. Mario, condotto alla presenza di Scarpia, apprende del tradimento di Tosca e si rifiuta di abbrac­ciarla. Proprio in quel momento arriva un messo ad annunciare che la notizia della vittoria delle truppe austriache era falsa, e che invece è stato Napoleone a sconfiggere gli austriaci a Marengo. A questo annuncio Mario inneggia ad alta voce alla vittoria, e Scarpia lo condanna im­mediatamente a morte, facendolo condurre via. Disperata, To­sca chiede a Scarpia di concedere la grazia a Mario. Ma il barone acconsente solo a patto che Tosca gli si conceda. Inorridita, la cantante implora il capo della polizia e si rivolge in accorato rimprovero a Dio (Vissi d’arte, vissi d’amore). L’ aria “Vissi d’arte, vissi d’amore rappresenta una sorta di “a parte” all’ interno del movimentato decorso degli eventi rappresentati, una parentesi di riflessione intima in cui la protagonista del dramma pucciniano, incredula dinnanzi alla propria sventurata storia d’ amore, si rivolge direttamente a Dio, con un tono sì supplichevole, ma che cela anche una nota di severo rimprovero. Tosca, la cui vita si riassume in una dedizione totale all’ arte e all’ affetto umano (come ricordano i primi versi), non si capacita del motivo per cui la sua morigeratezza debba essere ripagata con il tormento più feroce. Si tratta di una romanza di toccante intensità, tra le più celebri del melodramma italiano.

Ma tutto è inutile: Scarpia è irremovibile e Tosca è costretta a cedere. Scarpia convoca quindi Spoletta e, con un gesto d’ intesa, fa credere a Tosca che la fucilazione sarà simu­lata e i fucili caricati a salve. Dopo aver scritto il salvacondotto che permetterà agli amanti di raggiungere Civitavecchia, Scarpia si avvicina a Tosca per riscuotere quanto pattuito, ma questa lo accoltella con un coltello trovato sul tavolo. Quindi prende il salvacondotto dalle mani del cadavere e, prima di uscire, pone religiosamente due candelabri accanto al corpo di Scarpia, un crocifisso sul suo petto, e finalmente esce.

Atto terzo

È l’ alba. In lontananza un giovane pastore canta una malinconica canzone in romanesco. Sui bastioni di Castel Sant’ Angelo, Mario è ormai pronto a morire e inizia a scrivere un’ ultima lettera d’ amore a Tosca, ma, sopraffatto dai ricordi, non riesce a terminarla (E lucevan le stelle). La donna arriva inaspettatamente e spiega a Mario di essere stata costretta ad uccidere Scarpia. Gli mostra il salvacondotto e lo informa quindi della fucilazione simulata. Scherzando, gli raccomanda di fingere bene la morte. Ma Mario viene fucilato veramente e Tosca, sconvolta e inseguita dagli sbirri che hanno trovato il cadavere di Scarpia, grida “O Scarpia, avanti a Dio!” e si getta dagli spalti del castello.

Tosca_Puccini_poster

Malgrado l’ ottimo esito della prima rappresentazione e di quelle che immediatamente seguirono (in due anni quarantatré, in teatri italiani e esteri), Tosca disorientò una parte della critica.

Alcune scene del secondo atto sono violente e truci. Truce è la scena della fucilazione di Cavaradossi, ma ancor più lo quella della uccisione di Scarpia per mano di Tosca, che poi si prolunga per le implorazioni di soccorso della vittima e per il macabro cerimoniale che vede Tosca pulirsi le mani, ravviarsi i capelli, togliere il salvacondotto dalle dita raggrinzite dell’ ucciso e infine accendere due candele e deporre un crocifisso sul petto della sua vittima. Ma mentre questo avviene, l’ Andante sostenuto della piena orchestra, lugubre e ossessivo, rende scenicamente eloquente il silenzio di Tosca.

Molto più che nella Bohème, Puccini gioca, in Tosca, sui motivi ricorrenti. Ne ha uno anche Angelotti, in orchestra e, sempre in orchestra, anche il sacrestano. È un motivo satirico quello del sacrestano (che è un essere pavido, untuoso, bigotto) correlato ritmicamente a un tic di cui il personaggio soffre (“E sempre lava”).

Quanto a Tosca, Cavaradossi e Scarpia, sono esseri in vario modo dominati dalla sensualità. Questo è evidente in momenti del loro canto divenuti famosi: l’Andante lento “Recondita armonia”, l’Andante lento appassionato molto “E lucevan le stelle” di Cavaradossi; il Largo religioso sostenuto molto “Tre sbirri… Una carrozza”, l’Andante lento “Ella verrà… per amor del suo Mario” di Scarpia e, infine, l’Andante lento appassionato “Vissi d’arte” di Tosca. «Dolcissimo con grande sentimento», prescrive Puccini per quest’aria.

È noto che in un primo tempo Puccini si mostrò restìo ad accordare un assolo alla protagonista nel momento culminante dello scontro con Scarpia. Cedette poi a quelle che si potrebbero definire come ragioni d’opportunità, a con molte raccomandazioni di pianopianissimocon grande sentimentodolcissimo all’orchestra. Qui va anche notato che, specialmente nella prima metà del nostro secolo, ma spesso anche attualmente, l’ esecuzione della chiusa dell’ aria da parte delle protagoniste non è conforme alle prescrizioni di Puccini che sono le seguenti: «Nell’ ora del dolor perché» (ripresa di fiato) «perché Signor, ah» (fiato) «perché me ne rimuneri» (singhiozzando su «rimuneri» e con il mi bemolle sull’ultima ‘i’ di «rimuneri» da tenere a lungo, perché contrassegnato dal segno di corona); quindi ripresa di fiato e infine un breve «così?».

Molte sono le raccomandazioni di piano e di pianissimo all’ orchestra. Inoltre Tosca, dopo che Scarpia ha cantato «Al tuo Mario per tuo voler/ non resta che un’ ora di vita», affranta dal dolore deve lasciarsi cadere sul canapé, per rialzarsi alla frase «diedi fiori all’altare». Questo é un esempio delle minuziose indicazioni di cui Puccini costellò la partitura. Tosca ha un altro assolo, meno popolare di “Vissi d’arte”, che trova posto nel duetto con Cavaradossi del primo atto. Tosca ha notato che l’ amante è distratto, sbrigativo (il suo pensiero è volto alla salvezza di Angelotti, che attende nella cappella degli Attavanti) e reagisce con una sorte di aria di seduzione, l’Allegro moderato “Non la sospiri la nostra casetta”.

Al Castel Sant’Angelo si svolge il terzo atto. Ad apertura d’atto un brevissimo motivo, affidato a quattro corni, sembra voler evocare, con suoni tetri, la sua fama di luogo di orrori. Ma questi suoni diverranno l’ultima espansione passionale di Mario Cavaradossi e di Floria Tosca. L’ Andantino sostenuto “O dolci mani”, l’ Andante amoroso “Amaro sol per te m’era il morire” e l’ Andante sostenuto “Trionfal di nuova speme” sono appunto l’estremo, inconsapevole addio, seguito dal lugubre Largo con gravità, che scandisce la cosiddetta “marcia al patibolo” del plotone d’esecuzione sotto i cui colpi Cavaradossi cadrà. 

 

Caratteri generali

Tosca è considerata l’ opera più drammatica di Puccini, ricca di colpi di scena che tengono lo spettatore in costante tensione. Il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido, caratterizzato da incisi tematici brevi e taglienti, spesso costruiti su armonie dissonanti, come quella prodotta dalla successione degli accordi del tema di Scarpia che apre l’ opera. Inoltre non vi è overture iniziale.

La vena melodica di Puccini ha modo di emergere nei duetti tra Tosca e Mario, nonché nelle tre celebri romanze, una per atto (Recondita armonia, Vissi d’arte, E lucevan le stelle), che rallentano in direzione lirica la concitazione della vicenda.

L’ acme drammatico è invece costituito dal secondo atto, che vede come protagonista il barone Scarpia.

 

Tosca by G. Puccini (Arena di Verona):

Tosca by G. Puccini (Tosca, Puccini. Complete Opera. Teatro alla Scala, March 2000. Coro e Orchestra del Teatro alla Scala, conductor: Riccardo Muti. Floria Tosca: Maria Guleghina. Mario Cavaradossi: Salvatore Licitra. Scarpia: Leo Nucci. Angelotti: Giovanni Parodi.):

Tosca by G. Puccini (Floria Tosca: Raina Kabaivanska; Mario Cavardossi: Placido Domingo; Barone Scarpia: Sherril Milnes – Ambrosian Singers; New Philharmonia Orchestra; Conductor: Bruno Bartoletti; Direction: Gianfranco de Bosio – 1976):

Tosca by G. Puccini (Tosca – Montserrat Caballe; Cavaradossi – Jose Carreras; Scarpia – Juan (Joan) Pons):

Tosca by G. Puccini (Floria Tosca: Maria Callas – Mario Cavaradossi: Giuseppe Di Stefano – Scarpia: Tito Gobbi – Cesare Angelotti: Franco Calabrese – Spoletta: Angelo Mercuriali – Sagrestano: Melchiorre Luise – Sciarrone/Carceriere: Dario Caselli – Pastore: Alvaro Codova – Maestro del coro: Vittore Veneziani / Orchestra Del Teatro Alla Scala, Milano – Direttore: Victor De Sabata):

Tosca by G. Puccini (FLORIA TOSCA: MARIA CALLAS soprano; MARIO CAVARADOSSI: CARLO BERGONZI tenor; BARON SCARPIA: TITO GOBBI baritone; CESARE ANGELOTTI: LEONARDO MONREALE bass; SACRISTAN: GIORGIO TADEO bass; SPOLETTA: RENATO ERCOLANI tenor; SCIARRONE: UGO TRAMA bass; A JAILOR: LEONARDO MONREALE bass; SHEPHERD BOY: DAVID SELLAR treble L’ Orchestre de la Societe des Concerts du Conservatoire de Paris – Choeurs du Theatre National de l’ Opera de Paris – Chorus Master Jean Laforge – Conductor GEORGES PRETRE – Recording first published 1965):

… … …

 

 

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Written by mara

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