in , , ,

Alla Rai di Torino Anna Caterina Antonacci Edward Gardner marzo 2019

«La sua voce è giudicata una delle più interessanti della lirica internazionale. L’ accento, la parlata, sono da Bologna-bene. Il fisico, da attrice. Il viso splendido, un seno che calamita lo sguardo», (Stefano Jesurum)

Concerto num. 11 della Stagione 2018 – 2019, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

Interprete di acutissima e profonda sensibilità, Anna Caterina Antonacci negli anni ha coerentemente perseguito una sua meta: quella di dare letteralmente voce a personaggi dell’opera e a pagine della musica vocale da camera troppo spesso esclusi dalla programmazione, o assenti dal repertorio cosiddetto ‘tradizionale’.

Dal palco dell’ Auditorium Rai “A. Toscanini” di Torino l’ Orchestra sinfonica della Rai, il Direttore EDWARD GARDNER e ANNA CATERINA ANTONACCI per il seguente programma:

 

Leoš Janaček, Žarlivost (Gelosia), Preludio all’opera “Jenůfa”

… … …

Hector Berlioz, La mort de Cleopatre

… … …

Gustav Mahler, Sinfonia n. 5 in do diesis minore

 

QUANDO

Giovedì 7 Marzo 2019, ore 20.30

Venerdì 8 Marzo 2019, ore 20.00

 

DOVE: Auditorium Rai “A. Toscanini”
Via Rossini, 15
10124 Torino (TO)

 

INTERPRETI:

Edward Gardner, direttore

Anna Caterina Antonacci, mezzosoprano

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

poltrona numerata platea al costo di 32,50 € (comprese spese di prevendita)

poltrona numerata balconata al costo di 30,50 € (comprese spese di prevendita)

poltrona numerata galleria al costo di 28,50 € (comprese spese di prevendita)

 

Orchestra della Rai, Torino: ANNA CATERINA ANTONACCI

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Anna Caterina Antonacci…

«Non mi sento mai abbastanza bella, a volte vorrei essere una di quelle donne che fermano il traffico… Ma in fondo non mi lamento»

 

Anna Caterina Antonacci nata a Ferrara il 5 aprile 1961 studia canto a Bologna e nel 1981 entra nel coro del Teatro Comunale di Bologna. Debutta come solista nel 1984 a Pistoia, come contessa di Ceprano nel Rigoletto, accanto a Piero Cappuccilli e Mariella Devia, e cimentandosi in seguito nel repertorio misto, sopranile o mezzosopranile, tipico del soprano Falcon.

Dotata di una voce scura e flessibile, si è dedicata molto al teatro musicale di Rossini e a quello barocco e settecentesco, senza comunque certamente trascurare il repertorio più moderno.

Nel 1985 al Teatro Comunale di Bologna è la prima voce nel Doktor Faust di Busoni diretto da Zoltán Peskó, ed al Teatro alla Scala di Milano Kate Pinkerton nella Madama Butterfly di Puccini con Juan Pons diretta da Lorin Maazel.

Nel 1986 è Fulvia ne La pietra del paragone con Gloria Banditelli, William Matteuzzi, Enzo Dara, Simone Alaimo ed Alessandro Corbelli e Flora ne La traviata diretta da Riccardo Chailly con Fiamma Izzo e Paolo Coni a Bologna.

Al Gran Teatro La Fenice di Venezia nel 1987 è una dei Due amanti ne Il tabarro con Sylvia Sass e Florindo Andreolli e nel 1990 Fiordiligi in Così fan tutte con Natale De Carolis e Michele Pertusi.

Nel 1989 è Dorliska nella prima rappresentazione al Teatro Gabriello Chiabrera di Savona di Torvaldo e Dorliska e nel 1991 la protagonista in Semiramide nella prima con Ernesto Palacio e Simone Alaimo al Teatro Bellini di Catania.

Nel 1992 alla Scala canta la Petite messe solennelle diretta da Neville Marriner ed è Ermione al San Francisco Opera.

Nel 1993 tiene un concerto alla Fenice con Luciano Pavarotti.

Ancora per la Scala nel 1994 è Poppea nella prima de L’incoronazione di Poppea con Matteuzzi, Bernadette Manca di Nissa e Carlo Colombara e canta in un concerto di arie antiche, nel 1995 tiene un concerto con il basso Simone Alberghini ed un recital, nel 1996 è Armide di Christoph Willibald Gluck nella serata d’inaugurazione della stagione d’opera il 7 dicembre con Juan Diego Flórez e Violeta Urmana diretta da Riccardo Muti, nel 1997 tiene un recital e canta nel Magnificat RV 611 nel Concerto di Natale diretta da Muti, nel 1998canta Confitebor tibi Domine e la Messa di Sant’Emidio di Giovanni Battista Pergolesi con Andrea Rost diretta da Muti nel Concerto di Natale trasmesso da Rai 1, nel 1999 è Nina nella prima di Nina, o sia La pazza per amore diretta da Muti nel Piccolo Teatro di Milano e Donna Elvira nel Don Giovanni con Ildebrando D’Arcangelo, nel 2001 Mrs. Meg Page nella prima di Falstaff con Flórez, Barbara Frittoli e la Manca di Nissa diretta da Muti ripresa in video dalla Rai, nel 2006 canta Cléopâtre di Hector Berlioz diretta da John Eliot Gardiner e nel 2008 Elisabetta nella prima di Maria Stuarda trasmessa da Rai 5 e canta musiche di Berlioz con la Royal Philharmonic Orchestra.

Nel 1994 al Royal Opera House, Covent Garden di Londra è Elcia in Mosè in Egitto con Ruggero Raimondi ed al Rossini Opera Festival canta lo Stabat Mater di Rossini con Marcello Giordani.

Al Glyndebourne Festival Opera nel 1995 è Ermione con la London Philharmonic Orchestra e nel 1998 è Rodelinda con l’Orchestra of the Age of Enlightenment ed Andreas Scholldiretta da William Christie e portata anche nel 2002 al Théâtre du Châtelet.

Nel 1998 è Adalgisa in Norma con Carol Vaness a San Francisco e nel 1999 Donna Elvira nel Don Giovanni diretta da Muti al Wiener Staatsoper.

Al Festival di Salisburgo nel 2000 canta Tre veglie di Fabio Vacchi con l’Orchestre de Paris e nel 2005 è la protagonista nell’Alceste ou le Triomphe d’Alcide di Jean-Baptiste Lully.

Sempre per La Fenice nel 2002 è Rosina ne Il barbiere di Siviglia al Teatro Verdi di Padova.

Nel 2003 ha creato il personaggio di Victoria Bearing nella prima esecuzione assoluta di Vita di Marco Tutino per il Teatro alla Scala di Milano, e nel 2015 quello di Cesira ne La ciociara dello stesso autore all’ Opera di San Francisco.

All’ Opéra national de Paris nel 2005 è Poppea ne L’incoronazione di Poppea, nel 2006 Vitellia ne La clemenza di Tito con Elīna Garanča, nel 2007 Rachel ne La Juive con Chris Merritt e Ferruccio Furlanetto diretta da Daniel Oren e nel 2012 Carmen.

Al Grand Théâtre di Ginevra nel 2006 è Vitellia ne La clemenza di Tito con Joyce DiDonato, nel 2007 Cassandra in Les Troyens con Anne Sofie von Otter, nel 2011 tiene un recital, nel 2013 interpreta Brunehilde in Sigurd di Ernest Reyer e nel 2015 la protagonista dell’ Iphigénie en Tauride di Gluck.

Ancora al Covent Garden nel 2006 è Carmen con Jonas Kaufmann e nel 2012 Cassandra in Les Troyens.

Nel 2008 è Medea di Cherubini al Teatro Regio di Torino, in un’edizione trasmessa e poi commercializzata dalla Rai.

Nel 2009, è stata insignita, in Francia, dell’ Ordre de la Légion d’honneur.

Nel 2013 tiene un recital alla Royal Albert Hall ed a Savona.

Nel 2015 è Cesira ne La Ciociara di Marco Tutino, in prima esecuzione assoluta, alla San Francisco Opera.

Nel mese di novembre 2017, a Cagliari presso il Teatro Lirico, è ancora Cesira ne La Ciociara di Tutino, in prima assoluta Europea.

 

QUALCHE VIDEO PER CONOSCERE L’ ARTISTA…

 

“Anna Caterina Antonacci – 200 video”:

… … …

NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

Mahler

“Comincio ora a scrivere le prime note della Quinta. Non ho in mente altro che questo: mettere giù la musica che nasce in me. Non devo cercarla, inseguirla, è qui, si agita nel mio animo, eccola che arriva”, Gustav Mahler

 

La Sinfonia n. 5 in Do# minore di Gustav Mahler venne eseguita per la prima volta in un concerto a Colonia il 18 ottobre 1904 sotto la direzione d’orchestra dello stesso autore, che raccolse un successo di stima. Poco dopo venne presentata a Praga e a Berlino con esiti contrastanti e tali da indurre il musicista a rivedere la partitura e a pubblicarla in altre due versioni, alle quali va aggiunta quella stampata nel 1964 da Peters a Vienna nella edizione curata da Erwin Ratz per conto della «Internationale Gustav Mahler Gesellschaft».

I primi abbozzi della Quinta risalivano al 1901. Un anno importante per Mahler, sia nella sfera privata (per l’incontro con Alma Schindler, sua futura moglie) che in quella professionale (con i primi promettenti successi come direttore dell’Opera di Vienna). Il grosso della composizione era nato nel 1902, durante il soggiorno estivo nella villa di Meiernigg. Ma anche dopo il completamento della partitura, terminata nei primi mesi del 1903, e la prima esecuzione, avvenuta a Colonia il 19 ottobre 1904, Mahler aveva continuato a rivedere questa Sinfonia “molto, molto complessa”, soprattutto per la strumentazione, fino all’ultimo. L’8 febbraio 1911, pochi mesi prima della morte, scrisse all’amico Georg Göhler:

«Ho finito la Quinta: in pratica ho dovuto re-istrumentarla da capo. E’ incomprensibile come abbia potuto allora sbagliarmi del tutto così da principiante. Evidentemente la routine acquisita nelle prime quattro Sinfonie qui mi aveva del tutto abbandonato: poiché uno stile completamente nuovo esigeva una tecnica nuova».

L’organico strumentale di questa sinfonia, che supera la durata di un’ora, è molto denso e corposo e comprende quattro flauti, tre oboi, tre clarinetti, due fagotti, ottavino, corno inglese, clarinetto basso, controfagotto, sei corni, quattro trombe, tre tromboni, un basso tuba, quattro timpani, grancassa, piatti, tamburo, glockenspiel, tam-tam, nacchere, arpa e una massa estesa di archi, che dovrebbero figurare «in möglichst zahlreicher Besetzung», cioè nella formazione più numerosa possibile.

Per questa vastità di impianto e di costruzione, oltre che per la varietà e ricchezza di immaginazione e di idee musicali, la Quinta è un’opera poderosa e massiccia che si inserisce nella grande tradizione sinfonica tedesca.

A chi periodicamente ripete il luogo comune che rimprovera a Mahler proprio l’eccessiva lunghezza delle sue sinfonie, Theodor W. Adorno ha risposto osservando come la dilatazione del tempo costituisca un carattere essenziale della musica:

«Se i contemporanei di Beethoven probabilmente rabbrividivano di fronte alla veemente concentrazione nel tempo delle sue sinfonie come rabbrividivano davanti alle prime ferrovie […], chi è sopravvissuto a Mahler di mezzo secolo rabbrividisce davanti a lui come gli habitués dei viaggi aerei rabbrividiscono alla prospettiva di un viaggio in mare. Perché la durata mahleriana ricorda loro che essi stessi hanno perduto ogni durata, e forse temono addirittura di non vivere più: e allora allontanano questo pericolo con la superiorità dell’uomo importante che assicura di non aver tempo, mettendo in piazza così l’abiezione della sua stessa verità ».

 

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Claudio Abbado, direttore & Lucerne Festival Orchestra, 2004):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Wiener Philharmoniker & Claudio Abbado, direttore – Live Recording in Salzburg Festival, 1980):


ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Lorin Maazel & Vienna Philharmonic Orchestra):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Gustav Mahler – Symphony No. 5 in C Sharp Minor, 1901-02; Herbert von Karajan, direttore – BPO, 1973):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Valery Gergiev, direttore & World Orchestra for Peace – BBC Proms 2010):


ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Direttore, Paavo Jarvi – Frankfurt Radio Symphony Orchestra – 11th, Jun, 2012. Korean Art Centre Concert Hall,Seoul Korea):


ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (Simón Bolívar Symphony Orchestra & Gustavo Dudamel, direttore):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 5 in do diesis minore” by G. MAHLER (London Symphony Orchestra & Myung-Whun Chung, direttore – Mar 7, 2006; Muza Kawasaki Symphony Hall):


Questa opera sinfonica consta di cinque movimenti divisi in tre parti: i primi due movimenti costituiscono la Parte I, il lungo scherzo centrale è la Parte II, mentre alla Parte III appartengono i due ultimi movimenti.

La prima parte è costituita dai primi due movimenti, fra loro tematicamente legati. Il primo movimento è una marcia funebre e il secondo movimento è in un tempo agitato e verso la fine presenta un luminoso tema che tornerà nel finale della Sinfonia. La seconda parte è costituita per intero da un vastissimo Scherzo.

L’ ultima parte della Sinfonia si apre con il famoso Adagietto forse la pagina più nota di Mahler, utilizzato poi da Luchino Visconti per la colonna sonora del film Morte a Venezia: 103 battute affidate solo agli archi e ad un’ arpa. Questa pagina detiene forse un record fra tutti i brani di musica classica: quello della maggiore differenza di durata che è possibile riscontrare fra le varie esecuzioni. Infatti, molti direttori affrontano (metronomo alla mano, più correttamente) questo Adagietto facendolo durare circa otto minuti, ma è possibile ascoltarne esecuzioni incredibilmente dilatate, come quelle di Hermann Scherchen e Bernard Haitink, che sfiorano addirittura i quattordici minuti.

«In questa Sinfonia, una violenta battaglia ha contrapposto l’Ego di mio marito con l’Universo. Qui il suo “Io” si è rafforzato, non si lamenta più per le tragedie del mondo e per le proprie sventure, non piange più su se stesso. Qui Gustav si prende la rivincita», Alma Schindler, moglie di Mahler

I movimenti sono rispettivamente:

Parte I
I Trauermarsch: In gemessenem Schritt. Streng. Wie ein Kondukt (Marcia funebre. A passo misurato, severamente, come un corteo funebre). La fanfara della tromba in si bemolle è una delle ultime evocazioni nell’ opera mahleriana, del mondo caro alla sua infanzia: i richiami lontani della caserma e le sfilate della marcia militare davanti alla casa dei suoi genitori. La stessa fanfara tornerà nuovamente come una specie di ritornello per legare i diversi episodi della marcia.

II Stürmisch bewegt, mit größter Vehemenz (Tempestosamente mosso, con la massima veemenza). Come dichiara Mahler stesso, questo Allegro in forma sonata, è il primo vero movimento della sinfonia.

Parte II
III Scherzo. Kräftig, nicht zu schnell (Scherzo. Vigoroso, non troppo veloce). Nessuna transizione addolcisce il contrasto tra la disperazione dell’Allegro ed il felice buonumore che regna lungo tutto lo Scherzo. La cosa più notevole non è nelle proporzioni gigantesche ma nell’ elaborazione tematica molto complessa. 

Parte III
IV Adagietto. Sehr langsam (Adagietto. Molto lento). Dopo una tale esplosione di gioia di vivere sarebbe stato inconcepibile terminare la sinfonia in modo tragico e più ancora piazzare dopo lo Scherzo un altro movimento dello stesso carattere. Bisognava dunque creare un contrasto. Questa è la ragion d’essere del delizioso Adagietto, un momento di dolcissima intimità e di conforto (una semplice romanza senza parole) affidato agli archi accompagnati da un discreto tappeto sonoro dell’arpa, in un’atmosfera quasi indefinita, eterea, fluttuante, che lo stesso Mahler ha definito “musica delle Sfere”. E’ il momento del raccoglimento e dell’oblio dalle cose del mondo. Coloro che giudicano la grazia di questa nuova fantasticheria troppo facile e la sua attrattiva troppo immediata dovrebbero esaminare la partitura e vedere con quale sottigliezza, quale raffinatezza e quale amore ogni misura è stata finemente cesellata.

V Rondo-Finale. Allegro (Rondo-Finale. Allegro, Allegro giocoso, Brioso). L’introduzione è affidata ai legni che espongono ognuno un proprio tema. I differenti motivi sono una serie di fugati ispirati a Mahler dai compositori classici viennesi. Il primo soggetto di questo movimento deriva direttamente dal finale della Seconda Sinfonia di Beethoven. Il successivo fugato è apparentato al tema secondario dello Scherzo. Il tema del Wunderhorn Lied del 1986 Lob des hohen Verstandes (Elogio dell’intelligenza superiore) nutre poi un episodio “grazioso” che dura solo qualche battuta e sfocia in una ripresa del primo soggetto, sempre preceduto dal suo divertimento. L’intermezzo successivo combina diversi motivi che abbiamo già sentito con un nuovo delizioso giro degli archi in cui riconosciamo che tutto ciò è una semplice metamorfosi dell’ Adagietto qui ripreso quasi completamente. Dopo un accelerando improvviso gli ottoni ripropongono un corale che assomiglia molto a quello del secondo movimento che conduce a un grandioso crescendo il quale, come ha scritto Bruno Walter,

«suggella tutta la Quinta, fatta di musica appassionata, selvaggia, piena di pathos, briosa, solenne, delicata e piena di tutte le sensazioni dell’anima umana».

Ora simbolizza la vittoria definitiva delle forze della vita sull’ angoscia, sul dolore e sulla morte.

 

“Se non fossi così come sono, non dovrei scrivere le mie sinfonie”, Gustav Mahler

… … …

 
 

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

All’ Accademia Santa Cecilia Joshua Bell suona Dvorak Febbraio 2019

Domenica 3 Marzo 2019 MUSEI GRATIS PER TUTTI