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La Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale: analisi, storia e curiosità

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra“, Ludwig van Beethoven

«Questo stupefacente paesaggio sembra composto da Poussin e disegnato da Michelangelo. L’autore del Fidelio e della Sinfonia Eroica vuol dipingere la calma della campagna, i dolci costumi dei pastori. Ma intendiamoci: non si tratta dei pastori rosei e agghindati di Florian, ancor meno di quelli di Lebrun, autore del Rossignol, o di quelli di J.J. Rousseau, autore del Devin du village. Qui si tratta della natura vera. […]… quelle immagini parlanti!… quei profumi!… quella luce!… quel silenzio eloquente!… quei vasti orizzonti!… quegl’incantati recessi nei boschi!… quelle messi d’oro!… quelle nubi rosee, macchie erranti del cielo!… quella pianura immensa dormiente sotto i raggi del mezzogiorno!… L’uomo è assente!… Solo la natura si svela e s’ammira… E questo riposo profondo di tutto ciò che vive!… questa vita deliziosa di tutto ciò che riposa!… Il ruscello fanciullo che corre zampillando verso il fiume!… il fiume padre delle acque che in un silenzio maestoso discende verso il grande mare!… Poi interviene l’uomo, l’uomo dei campi, robusto, religioso… i suoi giochi gioiosi interrotti dal temporale… i suoi terrori… il suo inno di riconoscenza…

Velatevi il volto, poveri grandi poeti antichi, poveri immortali; il vostro linguaggio convenzionale, così puro, così armonioso, non saprebbe lottare contro l’arte dei suoni. Siete dei vinti gloriosi, ma dei vinti! Voi non avete conosciuto quel che noi oggi chiamiamo la melodia, l’armonia, le associazioni di timbri diversi, il colorito strumentale, le modulazioni, i sapienti conflitti dei suoni nemici che si combattono prima per poi abbracciarsi, le nostre sorprese dell’orecchio, i nostri strani accenti che fanno risuonare le profondità più inesplorate dell’anima. Il balbettio dell’arte puerile che voi chiamavate “musica” non ve ne poteva dare un’idea; voi soli eravate per gli spiriti colti i grandi melodisti, gli armonisti, i maestri del ritmo e dell’espressione.

Ma queste parole nelle vostre lingue avevano un senso molto diverso da quello che noi diamo loro oggi. L’arte dei suoni propriamente detta, indipendente da tutto, è nata ieri; è appena adulta, ha ventanni. È bella, è onnipotente; è l’Apollo Pizio dei moderni. Le dobbiamo un mondo di sentimenti e di sensazioni che restò chiuso per voi. Sì, grandi poeti adorati, siete vinti: Inclyti, sed victi.», Uno stupefacente paesaggio di Hector Berlioz

 

La sesta sinfonia di Ludwig van Beethoven in fa maggiore op. 68, detta “Pastorale“, fu concepita probabilmente nel 1802, anno in cui era stato eseguito, per la prima volta, l’oratorio di Haydn, Le Stagioni, nel quale erano descritti paesaggi naturali e la vita campestre. Il manoscritto originale si trova nella Beethovenhaus.

La Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumovsky, fu iniziata nell’estate del 1807 e, terminata nel mese di maggio del 1808, fu eseguita per la prima volta, sotto la direzione di Beethoven, insieme alla Quinta e ad altri lavori in un lunghissimo concerto tenuto a Vienna, al Theater an der Wien, il 22 dicembre 1808. L’accoglienza del pubblico fu piuttosto fredda anche per la lunga durata dell’Accademia che comprendeva, oltre alle due sinfonie, una Scena e aria, cantata da Mademoiselle Killishky, un Gloria, il Concerto n. 4 op. 58 per pianoforte e orchestra, un Sanctus con solista e coro e la Fantasia op. 80 per coro, pianoforte e orchestra. A tale proposito è significativo quanto scrisse il compositore Johann Friedrich Reichardt che, ospite del principe Lobkowitz, assistette al concerto: “Vi siamo stati a sedere dalle sei e mezza fino alle dieci e mezza in un freddo polare, e abbiamo imparato che ci si può stufare anche delle cose belle. Il povero Beethoven, che da questo concerto poteva ricavare il primo e unico guadagno di tutta l’annata, aveva avuto difficoltà e contrasti nell’organizzarlo. […] Cantanti e orchestra erano formati da parti molto eterogenee. Non era stato nemmeno possibile ottenere una prova generale di tutti i pezzi, pieni di passi difficilissimi. Ti stupirai di tutto quel che questo fecondissimo genio e instancabile lavoratore ha fatto durante queste quattro ore. Prima una Sinfonia Pastorale o ricordi della vita campestre pieni di vivacissime pitture e di immagini. Questa Sinfonia Pastorale dura assai di più di quanto non duri da noi a Berlino un intero concerto di corte. […] Poi, come sesto pezzo, una lunga scena italiana […] Settimo pezzo: un Gloria, la cui esecuzione è stata purtroppo completamente mancata. Ottavo brano: un nuovo concerto per pianoforte e orchestra di straordinaria difficoltà […]. Nono pezzo: una Sinfonia [la Sinfonia n. 5 op. 67]. Decimo pezzo: un Sanctus […]. Ma al concerto mancava ancora il “gran finale”: la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra. Stanchi e assiderati, gli esecutori si smarrirono del tutto”.

Lo stesso Beethoven evidenziò le difficoltà incontrate per l’esecuzione del suo concerto, ma scrisse anche che il pubblico lo aveva gradito; leggiamo, infatti, in una lettera del 7 gennaio 1809: “Ci sarà forse qualche articolo offensivo sulla Musikalische Zeitung (Gazzetta musicale) a proposito del mio ultimo concerto. Io non pretendo che si sopprima tutto quello che si dice e fa contro di me, ma occorre sapere che qui nessuno ha più nemici di me; e lo si capisce tanto meglio quando si vede quanto vada peggiorando lo stato della musica. Abbiamo direttori che ne capiscono di direzione tanto quanto ne capiscono di educazione – e al Theater an der Wien c’è veramente di peggio – è lì che ho dovuto dare il mio concerto e mi hanno piazzato ostacoli da tutte le parti. Mi hanno giocato un orribile scherzo, per puro odio nei  miei confronti, perché il signor Salieri ha minacciato di espulsione tutti i musicisti della sua compagnia che avessero suonato per me; eppure, malgrado alcuni gravi errori che non potevo prevenire, il pubblico ha accolto tutto con il più grande entusiasmo. Ciò nonostante, gli scribacchini non mancheranno di scrivere robaccia contro di me nella Musikalische Zeitung. Gli orchestrali erano particolarmente furiosi perché soltanto per incuria sono stati commessi errori proprio nel pezzo più semplice e facile. D’un tratto io ho ordinato loro di fermarsi e ho gridato: ”ricominciamo”. Una cosa del genere lì non era mai accaduta prima. Il pubblico ha testimoniato tutto il suo compiacimento”.

Ludwig van Beethoven a quell’epoca passava molto tempo in campagna e ne era affascinato. Lo stare a contatto con la natura lo colpiva nell’intimo creandogli quell’immenso piacere e gioia di partecipare in prima persona alla vita campestre, quel cercare in essa il raggiungimento della pace. Dai suoi trascorsi ricordi nasce la Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68, composta in contemporanea, tra il 1807 e il 1808, con la Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67 (anch’essa eseguita nel medesimo concerto del 22 dicembre del 1808). Beethoven volle mettere anche un sottotitolo all’opera, che chiamò “Pastorale”, così come aveva fatto anche precedentemente con la Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore op.55 “Eroica”; per evitare dubbi in merito al fatto che i temi della sinfonia non erano per niente descrittivi, volle aggiungere al sottotitolo: “più espressione del sentimento che pittura“. Ed è con questo spirito che Beethoven compose la Sesta Sinfonia.

 

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 20/22.III.1944):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & André Cluytens – Studio recording, Berlin, 2, 3 & 9.III.1960):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (New Philharmonia Orchestra & Otto Klemperer – Royal Festival Hall London):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Arturo Toscanini – January 8, 1938):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Bruno Walter, 1958):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Philadelphia Orchestra & Bruno Walter – Studio recording, Philadelphia, 10 & 12.I.1946):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Karl Böhm):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland, 20 & 21.I.1962):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Berlin Philharmonic & Wilhelm Furtwangler – Live Recording, May 23, 1954):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Philharmonia Orchestra & Herbert von Karajan, conductor – London, 09.-10.XII.1953):


Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Boston Symphony Orchestra & Leonard Bernstein):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim – Royal Albert Hall, 23 July 2012):

Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, in Fa maggiore op. 68 by Ludwig van Beethoven (Filarmonica della Scala di Milano & Riccardo Muti):


L’ interminabile dibattito sul valore da attribuire al programma della Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale ebbe origine probabilmente in questa natura ambigua della Sinfonia. Beethoven s’invaghì del progetto ardito e sperimentale di comporre una Sinfonia cercando uno stile di mezzo tra l’antico e il moderno, inoltrandosi su un sentiero radicalmente nuovo anche per lui. L’autore era consapevole che il suo progetto non era facile da comprendere e si premurò di aggiungere, nel manoscritto della Sinfonia usato per la prima esecuzione, avvenuta a Vienna il 22 dicembre 1808, la definizione divenuta celebre “Sinfonia pastorella – mehr Ausdruck der Empfìndung als Malerey” (più espressione del sentimento che pittura).

La Sinfonia n 6 di Beethoven Pastorale, innovativa rispetto al periodo in cui fu composta, è costituita da cinque movimenti piuttosto che dai quattro tipici dell’era classica e a ciascuno di essi è stato attribuito da Beethoven un titolo programmatico. Nell’ordine i titoli sono: Risveglio di piacevoli sentimenti all’arrivo in campagna; Scena al ruscello; Allegra riunione di gente di campagna; Tempesta; Canzoni di pastori e sentimenti piacevoli e di ringraziamento dopo la tempesta. La natura sembra, quindi, protagonista dell’opera, ma solo nel modo in cui può essere vista e sentita dall’uomo e, come tale, per la sua capacità di suscitare sentimenti benevoli e sereni.

La Pastorale è articolata sulla carta in cinque movimenti, ma in effetti la struttura complessiva della Sinfonia è percepibile in due metà chiaramente distinte. La prima parte è formata dai due movimenti iniziali, l’arrivo in campagna e la scena al ruscello, indipendenti l’uno dall’altro; la seconda invece corrisponde alla sequenza ininterrotta degli ultimi tre movimenti, che configurano nel loro insieme un percorso narrativo unico.

I movimenti:

  • I° movimento (allegro ma non troppo). Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna: è un tema dolce, senza contrasti per cui la musica produce solo emozioni piacevoli al risveglio in campagna; il tema è tratto da un canto popolare croato di netto sapore campagnolo: lo studioso croato Kuhac riprodusse tale breve motivo (denominato Sirvonja) in una sua raccolta del 1887. Altri autori invece osservano che il tema, per quanto fortemente rassomigliante al motivo croato, presenta tuttavia delle lievi differenze rispetto a quest’ultimo ed è pertanto da ritenersi originale o quanto meno trasfigurato; altri autori invece sostengono che negli appunti di Beethoven non compaiono notazioni né abbozzi in merito a tale lied croato, né il nome di Beethoven figura tra i visitatori della biblioteca che raccolse i canti croati ed invece appare più documentabile una ispirazione beethoveniana più legata alle suggestioni derivanti dalle partiture tipo Portrait musical de la Nature di Knecht o le composizioni dell’abate Vogler o le cosiddette sinfonie caratteristiche che circolavano a Vienna all’epoca, in cui tra l’altro non compare traccia del lied tra le esecuzioni dell’epoca.
  • II° movimento (andante molto mosso). Scena al ruscello: una scena prettamente idilliaca tutta incentrata al ruscello con i suoi abituali frequentatori; qui prende vigore il cinguettio degli uccelli, imitati dal flauto, dall’oboe, dal clarinetto. Questa scena rappresenta in sintesi il cuore della sinfonia stessa e non a torto Beethoven tenne a dire: gli uccelli che cantavano intorno prendevano parte alla composizione;
  • III° movimento (allegro). Lieta brigata di campagnoli, scherzo: danze con suoni di pifferi e cornamusa dei contadini in festa, introducono così quella festosa riunione dei contadini;
  • IV° movimento (allegro). Il temporale: è l’imprevisto passaggio di un temporale che scatena una tempesta, dove il realismo diventa imperante con il prorompere dei timpani, delle trombe e l’entrata dei tromboni, strumenti usati per la prima volta nella sinfonia, con i bassi che avvisano il suo arrivo, il calare e scendere della musica fino all’innalzamento finale per poi scemare man mano al ritorno della calma.
  • V° movimento (allegretto). Canto pastorale: sentimenti di gioia e di riconoscenza dopo il temporale: l’atto finale, infine, affidando al clarinetto l’ingresso del tema, porta alla conclusione dell’opera; ora il ringraziare e gioire, perché la tempesta ormai è solo un ricordo, si riallaccia al tema del primo movimento in cui l’uomo si sveglia e dialoga con la natura. L’opera si conclude con una coda che, secondo Antony Hopkins, presenta la musica più bella della sinfonia. Particolarmente suggestiva è, infatti, in questa parte conclusiva, la ripresa del tema inpianissimo e sottovoce, enfatizzata da un leggero rallentamento del tempo.

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Written by mara

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