in , , ,

Orchestra della Rai: Gustav Mahler, Alban Berg (10-11 Mar)

La mia musica è sempre e soprattutto solo un suono di natura“, Gustav Mahler

20160122-hartmut-haenchen

Concerto Stagione 2015 – 2016 n. 15, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

L’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone il seguente programma con protagonista il Direttore Hartmut Haenchen:

 

Gustav Mahler, Adagio, dalla Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (incompiuta)

… … …

Alban Berg, Drei Orchesterstücke op. 6

… … …

Gustav Mahler, Sinfonia n. 1 in re maggiore

 

QUANDO:

Giovedì 10 Marzo 2016, ore 20.30

Venerdì 11 Marzo 2016, ore 20.30

 

DOVE: Auditorium Rai “A. Toscanini” – via Rossini, 15 – 10124 Torino

 

INTERPRETI:

Hartmut Haenchen, direttore

ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Associazione Ma.Ni. ha a sua disposizione i seguenti biglietti:

Poltrona numerata platea A, B e C al costo di 32,50 € (comprese spese di prevendita)

Poltrona numerata balconata A e B al costo di 30,50 € (comprese spese di prevendita)

Poltrona numerata galleria al costo di 28,50 € (comprese spese di prevendita)

 

Acquisto on line

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

“La Nona cerca il significato della musica e dell’essere che essa sottintende, mentre la Decima ne cerca il destino, tentando di vederlo. Da questa sinfonia sembra derivare un sillogismo: nulla persiste, in nulla ci si può identificare, la musica non ha un destino lieto così come per l’esistente non c’è salvezza; tuttavia, è assolutamente necessario che la musica non si fermi, e che l’esistente continui ad affermarsi come se l’affermazione fosse possibile e fondata; ciò va incontro inevitabilmente alla derisione e all’umiliazione da soli. Lo schermo gigante delle ultime grandi sinfonie non riflette più gli oggetti del mondo terrestre, ma la stessa psiche: diviene uno specchio”, Quirino Principe

 

La Sinfonia n. 10 in Fa diesis maggiore è l’ultima composizione di Gustav Mahler, rimasta incompiuta per la morte del compositore. Quest’ultima sinfonia si riallaccia alla Nona di Anton Bruckner, anch’essa incompiuta in quanto priva del finale; Mahler lavorò in modo intenso su questa sinfonia nell’estate del 1910, nel periodo trascorso a Dobbiaco nel bel mezzo delle Alpi. Si trattava di un periodo profondamente drammatico e tormentato per il compositore, ormai minato dalla malattia cardiaca destinata a portarlo alla tomba nel giro di pochi mesi e sconvolto dalla scoperta della relazione fra la moglie Alma e Walter Gropius. Come sua abitudine, Mahler lavorò freneticamente alla sinfonia nei mesi estivi, ma l’accantonò nel periodo invernale per dedicarsi alla sua attività di direttore d’orchestra. Non fece in tempo a ritornarvi prima della morte, che lo colse il 18 maggio 1911.

Di questa sinfonia si sono conservati numerosi schizzi manoscritti i quali, pubblicati per la prima volta dall’ editore Paul Zsolnay di Vienna nel 1924, consentono di farsi un’idea abbastanza chiara dell’intero piano compositivo.

Solo nel 1924, undici anni dopo la morte di Mahler, Alma acconsentì a pubblicare gli schizzi della sinfonia e incaricò il genero, il compositore austriaco Ernst Krenek, di approntare una bella copia della partitura del primo movimento. Krenek, inoltre, completò la strumentazione del terzo movimento, sulla base dell’abbozzo di Mahler e delle indicazioni desumibili dagli schizzi, così che i due movimenti poterono essere eseguiti per la prima volta il 14 ottobre di quell’anno a Vienna. Tuttavia, negli anni successivi Alma si oppose fermamente ad ogni ipotesi di ricostruzione degli altri movimenti della sinfonia, in quanto riteneva che ciò avrebbe rappresentato una sorta di tradimento della memoria del marito e dell’enigma che egli aveva portato con sé nella tomba. Solo nel 1949, Alma (che si era trasferita in America allo scoppio della Seconda guerra mondiale) interpellò Arnold Schoenberg in merito ad un possibile completamento dell’opera, ma Schoenberg, anche a causa dell’età ormai avanzata, declinò l’offerta. Non di meno, a partire dagli anni intorno al 1950, numerosi compositori e musicologi hanno provato a completare l’opera sulla base degli abbozzi lasciati dal compositore.

La ricostruzione completa più eseguita è quella approntata da Deryck Cooke, che nel 1960 ottenne da Alma il permesso di esaminare accuratamente il manoscritto originale ed approntò quella che egli stesso definì una “versione eseguibile” degli abbozzi di Mahler, a significare che la sua intenzione era stata esclusivamente quella di rendere possibile ascoltare la sinfonia nella sua interezza, senza tuttavia la pretesa di ricostruire quella che avrebbe potuto essere la volontà definitiva dell’autore. Per questo, oltre a procedere all’orchestrazione completa del lavoro, egli ha limitato i propri interventi integrativi al minimo indispensabile, in quelle sezioni (soprattutto degli ultimi due movimenti) dove la notazione mahleriana è particolarmente frammentaria. In un primo momento, Alma si dichiarò fortemente contraria al lavoro di Cooke, ma successivamente, dopo avere ascoltato la prima registrazione della sinfonia interamente ricostruita, mutò il proprio atteggiamento, riconoscendo che il musicologo inglese era riuscito a cogliere lo spirito del lavoro di Mahler. Nel corso degli anni, Cooke ha prodotto quattro diverse versioni del proprio lavoro:

  • Cooke “0” – (1960, non pubblicata): eseguita alla BBC. Completati i movimenti I, III e V, il II ed il IV in modo frammentario
  • Cooke I – prima versione completa ed eseguibile (1960-1964, non pubblicata)
    • Prima esecuzione avvenuta nel 1964 eseguita da Berthold Goldschmidt; versione usata per le registrazioni di Eugene Ormandy (1965-1966) e Jean Martinon (1966)
  • Cooke II – seconda versione completa ed eseguibile (1966-1972; pubblicata nel 1976)
    • Prima esecuzione avvenuta nel 1972 eseguita da Berthold Goldschmidt; versione usata per le registrazioni dal 1972 al 1992
  • Cooke III – terza versione completa ed eseguibile (1972-1975; pubblicata postuma dopo la morte di Cooke nel 1989)
    • corretti alcuni errori ed inseriti alcuni miglioramenti ai fini delle esecuzioni.

Da questo lavoro emerge un piano compositivo assai complesso e tormentato, sovente arricchito da annotazioni e postille, difficile ma non impossibile da interpretare. La ricostruzione di Cooke, che fu presentata per la prima volta il 13 agosto 1964 agli “Henry Wood Promenade Concerts” della B.B.C, dalla London Symphony Orchestra diretta da Berthold Goldschmidt, ha incontrato molte resistenze. L’editore ufficiale di Mahler, la Universal di Vienna, non ha mai accettato questa versione continuando a considerare d’autore e dunque a pubblicare il solo torso dell’ Andante-Adagio iniziale. Il quale viene spesso eseguito e sentito come ultima testimonianza della musica di Mahler.

Se la versione di Cooke è a tutt’oggi la più eseguita, esistono almeno altre cinque ricostruzioni complete della sinfonia. Le prime due, anteriori al lavoro di Cooke e basate sulla pubblicazione degli abbozzi che era stata a suo tempo autorizzata da Alma, si devono ai musicologi americani Clinton Carpenter e Joseph Wheeler. Queste ricostruzioni non riscossero molto interesse, al punto che la versione di Carpenter, risalente al 1949, poté essere seguita solo nel 1983. Nel 1989 è stata eseguita per la prima volta la ricostruzione proposta dal musicologo americano Remo Mazzetti. Successivamente, Mazzetti ha elaborato una seconda versione del proprio lavoro, basandosi soprattutto sulla ricostruzione di Wheeler (che egli ritenne la più fedele allo spirito mahleriano), che ha visto la luce nel 1999. Infine, nel 2001, sono state presentate quasi contemporaneamente le ultime due ricostruzioni della sinfonia, ad opera rispettivamente del direttore d’orchestra russo Rudolf Barshai e dei musicologi italiani Nicola Samale e Giuseppe Mazzucca.

La storia della composizione della Decima può lasciare un po’ perplessi, vista la superstiziosa natura di Mahler che credeva in maniera ferma e quasi con spavento al famoso “complesso della Nona sinfonia“, ovvero al limite insuperabile di nove sinfonie per qualsiasi grande sinfonista (ad esempio Beethoven, Schubert, Dvořák e Anton Bruckner). Secondo questo complesso dopo la composizione della Sinfonia n. 9 non ci sarebbe stato tempo per una nuova sinfonia, come effettivamente accadde anche a Mahler. In precedenza il compositore aveva provato ad “ingannare” una prima volta il destino componendo un’opera liederistico-sinfonica, Das Lied von der Erde, che potrebbe essere definita anche una sinfonia usando il “metro” mahleriano, ma che egli non numerò proprio per non avvicinarsi troppo presto al limite di nove.

 

“Adagio, dalla Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (incompiuta) by Gustav Mahler (Vienna Philharmonic Orchestra – Leonard Bernstein):

“Adagio, dalla Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (incompiuta) by Gustav Mahler (Simon Rattle – Berliner Philharmoniker Orchester, 1999):

“Adagio, dalla Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (incompiuta) by Gustav Mahler (Orquesta del Concertgebouw de Amsterdam, Director: Bernard Haitink):

“Adagio, dalla Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (incompiuta) by Gustav Mahler (Live-recording from Semperoper Dresden (Dresdner Musikfestspiele); Gidon Kremer, violin and direction – Andrei Pushkarev, percussion – Kremerata Baltica):

“Adagio, dalla Sinfonia n. 10 in fa diesis maggiore (incompiuta) by Gustav Mahler (Cleveland Orchestra, Pierre Boulez):

Secondo gli abbozzi ritrovati dopo la morte di Mahler la sinfonia doveva essere in cinque movimenti:

  1. Andante-Adagio
  2. Scherzo
  3. Purgatorio
  4. Scherzo: Der Teufel tanzt es mit mir
  5. Finale

Solo il primo movimento fu ritrovato al momento della morte di Mahler in una forma orchestrale quasi eseguibile; gli altri quattro movimenti sono meno completi in quanto orchestrati solo in parte (il secondo ed il terzo movimento) oppure in forma di abbozzo (gli ultimi due). Di seguito lo stato del materiale musicale lasciato dal compositore:

  • I movimento: 275 battute redatte sia in partitura orchestrale sia in partitura ridotta
  • II movimento: 522 battute redatte sia in partitura orchestrale sia in partitura ridotta
  • III movimento: 170 battute redatte in partitura ridotta, le prime 30 battute redatte anche in partitura orchestrale
  • IV movimento: 579 battute redatte in partitura ridotta
  • V movimento: 400 battute redatte in partitura ridotta

In questa sinfonia Mahler ritorna ad impiegare la struttura a cinque movimenti: in particolare il movimento Purgatorio appare il perno centrale di tutta l’opera, incorniciato da due scherzi, mentre i due movimenti estremi, il primo e l’ultimo, sono, come nella precedente sinfonia, due movimenti lenti. Sotto questo profilo, la struttura della decima sinfonia appare speculare a quella della Settima.

Il primo movimento della Decima (l’adagio) presenta un carattere davvero insolito, una sonorità che va di certo al di là dell’epoca in cui è stata scritta e che sembra arrivare da un altro mondo: sembra quasi che Mahler abbia varcato la morte e sia tornato per raccontarci cosa c’è dopo di essa. Il movimento è introdotto da un breve ed enigmatico Andante affidato alle sole viole, che sfocia nel vero e proprio Adagio, ricco di tensione e di espressività.

Il secondo movimento è uno scherzo a tratti demoniaco, caratterizzato da cambi di ritmo praticamente ad ogni battuta, che richiede grandissimo virtuosismo all’orchestra.

Il terzo movimento, denominato Purgatorio, con le sue 170 battute e una durata nelle esecuzioni di circa quattro minuti è il più breve tempo di sinfonia mai scritto da Mahler: si tratta di una specie di lied senza parole, dalla figurazione rapida, in cui peraltro si trovano perfettamente rispecchiati le sofferenze ed i tormenti del compositore.

Il quarto movimento è un altro scherzo, che unisce una prima parte nuovamente molto agitata ad una seconda caratterizzata da un tenero ritmo di valzer.

Il passaggio fra il quarto ed il quinto movimento avviene pressoché senza soluzione di continuità ed è affidato ad una serie di colpi di grancassa. Questi violenti colpi di grancassa ritornano all’improvviso molte volte nella prima parte del finale, caratterizzata da una lugubre melodia in tonalità minore, contribuendo a dare all’insieme un aspetto funereo e agghiacciante. Successivamente, tuttavia, si afferma la tonalità maggiore e il movimento termina in un clima di grande serenità e distensione, che giustamente è stato ritenuto un disperato e soave canto d’amore di Mahler per l’adorata moglie Alma.

… … …

Composti tra l’estate 1913 e l’estate 1914 (il primo e il terzo) e l’estate 1915 (il secondo), i Tre pezzi per orchestra op. 6 costituiscono non soltanto il primo incontro di Berg con la grande orchestra, ma anche il passo decisivo verso l’ indipendenza, se non psicologica, almeno artistica dal suo maestro Arnold Schönberg.

Era stato proprio Schönberg a consigliare Berg di non affrontare ancora una Sinfonia ma di scegliere la via di mezzo di una suite orchestrale con “pezzi caratteristici”, prendendo a riferimento i Cinque pezzi per orchestra op. 16 (1909) di Schönberg stesso. Berg, dopo aver valutato attentamente il suggerimento, rimase fedele alla propria idea originaria, modificandone però il piano: non più una Sinfonia in un solo movimento con l’aggiunta di una voce, ma una serie di tre pezzi nei quali, all’iniziale Preludio già composto, seguissero uno Scherzo e un Finale concepiti con un respiro sinfonico più ampio. I Tre pezzi op. 6 furono dedicati a Schönberg in occasione del suo quarantesimo compleanno (8 settembre 1914).

 

“Drei Orchesterstücke op. 6″ by Alban Berg (The Hungarian State Symphony Orchestra diretta da Claudio Abbado – Registrazione Live, Erkel Theatre Budapest, 30 Settembre 1969):

Il primo pezzo, Präludium, è il più breve in assoluto (appena 56 battute in tempo lento per una durata di cinque minuti scarsi). Inizia da un caos inarticolato, al limite del rumore, dal quale emerge faticosamente, con un graduale crescendo dell’intensità, la figura tematica principale. Questa figura viene costruita per successiva espansione: dapprima due sole note, poi enunciazioni sempre più ampie e articolate, che conducono, mediante ripetizioni variate ed elaborazioni, al culmine dello sviluppo (a circa due terzi del pezzo), per ritornare infine, disegnando un percorso a ritroso, al caos indistinto dell’inizio.

Il titolo del secondo brano, Reigen, significa alla lettera “ronda“. Il principio della danza si combina con la forma di uno Scherzo stilizzato: episodio introduttivo, sezione centrale con carattere contrastante, ripresa. 

Il terzo pezzo, Marsch, è il più ampio, compatto e sconvolgente dei tre. Il carattere di marcia è dato subito all’inizio dal ritmo puntato. 

… … …

La Sinfonia n. 1 in Re maggiore di Gustav Mahler, fu composta in un lungo arco di tempo tra il 1888 ed il 1894, quando Mahler aveva poco tempo per la composizione, ed ebbe diverse revisioni perché il compositore rimase a lungo indeciso se dare al lavoro la forma di poema sinfonico o di sinfonia. Al giorno d’ oggi, questo lavoro compositivo mahleriano convenzionalmente è noto come sinfonia, sebbene in realtà possieda tutte le caratteristiche strutturali ed espressive di un poema sinfonico. Il secondo movimento della composizione tra l’altro, Blumine, sta sempre più rientrando nelle esecuzioni, occupando il suo legittimo e spettante secondo posto, proprio per considerare la sinfonia non in quattro, bensì in cinque movimenti.

La prima esecuzione della prima versione avvenne a Budapest il 21 novembre 1889, quando Mahler era direttore del Teatro dell’Opera di Budapest, e fu presentata come poema sinfonico in cinque movimenti intitolato Symphonische Dichtung in zwei Teilen (Poema Sinfonico in due parti). L’accoglienza del pubblico ungherese non fu molto calorosa ed il compositore decise di apportare delle modifiche che chiarissero meglio il significato del lavoro.

Nelle successive esecuzioni ad Amburgo (1893) e Weimar (1894), la composizione fu intitolata Titan. Eine Tondichtung in Symphonie-form (Il Titano. Poema sinfonico in forma di sinfonia).

Per la versione di Amburgo Mahler decise di aggiungere alla composizione il titolo di Titano (ispirato a Der Titan romanzo di Jean Paul, lo scrittore romantico che era stato fra i prediletti da Schumann), un programma dettagliato per descrivere in modo più chiaro i movimenti ed i titoli per le due parti:

  • Aus den Tagen der Jugend – Blumen-, Frucht- und Dornstücke (Dai giorni della giovinezza – Fiori, frutti e spine)
    • I Frühling und kein Ende (Primavera senza fine) (Sonata d’Aurora).
    • II Blumine
    • III Mit vollen Segeln (A vele spiegate) (Galassia).
  • Commedia Humana
    • IV Gestrandet! Ein Todtenmarsch in “Callots Manier” (Arenato! Una marcia funebre alla maniera di Callot) (Marcia di Soldato).
    • V Dall’Inferno al Paradiso (Sonata di Tramonto).

Dopo altre revisioni, Mahler decise di eliminare il titolo dell’ opera, i titoli che descrivevano i movimenti, ed il secondo movimento originale, l’ Andante, intitolato Blumine. La prima esecuzione di questa ultima revisione della composizione – una Sinfonia in Re maggiore, senza numero – avvenne a Berlino nel 1896, per una durata complessiva di circa 55 minuti.

Riguardo a questa decisione Mahler scrisse nel 1896:

Il titolo, Titano, e il programma hanno una ragione: a quel tempo i miei amici mi indussero a stendere una specie di programma per facilitare la comprensione della sinfonia. Titolo e programma furono quindi pensati in un secondo momento. Se ora li voglio evitare, non è soltanto per il fatto di considerarli insufficienti e alquanto anodini ma anche perché l’esperienza mi ha insegnato che il pubblico dai programmi e dai titoli è indotto in errore. Succede sempre così!“.

Il titolo definitivo di Sinfonia n. 1 apparve in occasione della prima edizione a stampa del 1899.

Sebbene la composizione sia nella sua forma definitiva una “classica” sinfonia in quattro tempi senza programma, le numerose versioni esistenti ed il contenuto musicale testimoniano che la sua ispirazione trae origine sia da fonti extramusicali (fra cui la Natura ed il romanzo Il Titano) sia dal ciclo liederistico Lieder eines fahrenden Gesellen del 1884, i cui temi alimentano la sinfonia.

 

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 1 ” Titano”” by Gustav Mahler (Recorded live at the Lucerne Festival, Summer 2009, Concert Hall of the KKL Luzern, August 2009 – Lucerne Festival Orchestra e Claudio Abbado, direttore):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 1 ” Titano”” by Gustav Mahler (Orquesta Sinfónica de Galicia e Lorin Maazel, direttore – Festival Mozart Coruña 2012):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 1 ” Titano”” by Gustav Mahler (Orchestra del Teatro La Fenice diretta da Diego Matheuz – Teatro La Fenice – stagione 2010-2011 ‘Nel segno di Mahler’):

ASCOLTA QUI “Sinfonia n. 1 ” Titano”” by Gustav Mahler (Vienna Philharmonic, Leonard Bernstein):

Il primo movimento si apre con una introduzione lenta Langsam caratterizzata da una sonorità misteriosa che allude alla Natura che si risveglia: Wie ein Naturlaut (Come un suono di natura).”La musica di Mahler sembra rivelare qualcosa di un mondo “altro”, evocando una condizione statica, sospesa, fuori dal tempo, non ancora segnata dalla soggettività, e individuando uno spazio acustico aperto in molteplici direzioni, dove le immagini che prendono forma sul lunghissimo pedale di la appaiono frammentarie, liberamente dispersive e sembrano provenire da diverse parti“. (Petazzi) Il richiamo alla natura ed ai suoi suoni prosegue anche nell’ avvio della esposizione Im Anfang seher gemächlich – Immer seher gemächlich (All’inizio molto tranquillo – Sempre molto tranquillo). L’ intero movimento rispetta abbastanza fedelmente le regole della forma sonata classica.

Mahler-s1-mov1

Il secondo movimento Blumine, è un delicato e penetrante Lied in forma tripartita, che segue lo schema di un’arietta a tre sezioni, di sviluppo non particolarmente elaborato, ma ornamentata da un fluente controcanto degli archi che fungono da accompagnamento alla linea melodica principale intonata dalla tromba solista in mezzopiano. Melodia e controcanto oscillano in microscopici e languidi momenti di timidezza espressiva, senza preoccuparsi di ulteriori elaborazioni tematiche, per poi spegnersi lentamente su di un lungo pianissimo in decrescendo, costituito da un’unica nota tenuta del registro acuto dei primi violini.

Il terzo movimento Kräftig bewegt, doch nicht zu schnell (Vigorosamente mosso, ma non troppo presto) è uno scherzo.

Il quarto movimento Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen (Solenne e misurato, senza trascinare) è sicuramente il più conosciuto fra i quattro della sinfonia. Si presenta come una grottesca parodia di una marcia funebre, una marcia nella forma di un canone avviata da un contrabbasso solo sul tema in tonalità minore di Fra Martino. Nelle versioni precedenti il movimento era descritto come una marcia funebre alla maniera di Callot, che allude a Il funerale del cacciatore, fiaba molto nota fra i fanciulli dell’ Impero Austroungarico della fine dell’ Ottocento che narra del corteo funebre di un cacciatore al quale partecipano gli animali della foresta.

 700px-Malher_1_3_a

Terzo movimento: Tema di 8 battute Fra Martino al contrabbasso

Mahler stesso la descrive nel programma di Budapest: “Gli animali del bosco accompagnano alla tomba la bara del cacciatore morto: le lepri portano lo stendardo, davanti c’è un gruppo di musicanti boemi con i quali suonano gatti, rospi, cornacchie ecc. e cervi, caprioli, volpi, e altri animali del bosco, alati o a quattro zampe, seguono il corteo in atteggiamenti farseschi“. I timpani pulsano nel silenzio: su quel rintocco si profila, lugubre e spettrale, un canone sulla melodia della canzone popolare Fra Martino campanaro, trasposta in tonalità minore. Come scrive Bruno Walter, “siamo condotti in un inferno che non ha forse l’eguale nella letteratura sinfonica“.

Il quinto movimento Stürmisch bewegt – Energisch (Tempestosamente agitato) rompe il clima creato dal movimento precedente con una introduzione violenta e drammatica (Mahler lo definì “il grido di un cuore ferito“), condotta da ottoni e percussioni in fortissimo, che conduce alla parte seguente, di nuovo in forma sonata. Dopo la sezione introduttiva tumultuosa e dissonante, l’energico primo tema: dopo una lunga lotta s’inabissa e scompare in una serie d’interventi d’intensità decrescente degli ottoni, mentre emerge un secondo tema struggente, dal respiro melodico straordinariamente ampio. Questi diversi temi si mescolano con altre reminiscenze tematiche del primo movimento, fino a un climax orchestrale, che riconduce infine il re maggiore. Mahler ha dichiarato: “L’ accordo di re maggiore deve risuonare come se fosse caduto dal cielo, come se venisse da un altro mondo!

… … …

Hartmut Haenchen…

csm_bio5_959845501a

“Hartmut Haenchen è senza dubbio uno dei grandi direttori wagneriani del nostro tempo” (Opernwelt)

Hartmut Haenchen occupa un primissimo posto nella vita musicale internazionale. Cresciuto nella ex Germania dell’Est, ha consolidato le sue esperienze musicali non soltanto con le orchestre della DDR ma, malgrado le severe restrizioni del regime, anche con celebri orchestre occidentali, compresa l’orchestra dei Berliner Philharmoniker e del Concertgebouw. Abbandonato il suo paese natale Hartmut Haenchen si stabilisce in Olanda dove diventa direttore musicale della Netherlands Philharmonic Orchestra e della Netherlands Opera.

Nei tredici anni di questo incarico dirige una grande quantità di partiture di Strauss, Mozart, Wagner,Verdi, Puccini, Èajkovskij, Gluck, Haendel, Berg, Reimann Šostakoviè e Mussorgskji; grande successo ottiene un Ring per la regia di Pierre Audi (disponibile anche su CD e DVD). Altre produzioni, sempre ad Amsterdam, includono Die Soldaten, Tannhäuser, Capriccio, e una nuova produzione di Fliegender Holländer, uscita recentemente in DVD con ottime critiche.

Hartmut Haenchen, particolarmente noto ed apprezzato per le sue interpretazioni di Richard Strauss, Wagner e Mahler, collabora con orchestre di tutto il mondo: Stockholm Philharmonic, Oslo Philharmonic, Montreal Symphony Orchestra, Japan Philharmonic, Kioi Sinfonietta, Tonhalle di Zurigo, Gewandhaus Orchester Leipzig, Sächsische Staatskapelle Dresden, WDR Köln, Orchestre Philharmonique de Radio France, Orchestre National de France e l’Orchestre de Paris. Progetti recenti includono un ciclo Mahler con l’Orchestre du Théâtre Royal de la Monnaie, un ciclo Strauss con la Royal Stockholm Philharmonic; seguiranno impegni alla Dallas Symphony Orchestra, all’ Orchestre National du Capitole de Toulouse e alla Yomiuri Nippon Symphony Orchestra.

Numerose e importanti le sue presenze nei maggiori teatri d’opera: recentemente a Londra / Covent Garden per Salome (2010), a Parigi / Opéra National per Salome (2006), Capriccio (2007), una nuova produzione di Parsifal (2008), Lady Macbeth di Mtsenk (2009) che gli è valsa il Grand Prix de la Critique e Wozzeck per l’inaugurazione della stagione 2009/10. A Tokyo per Wozzeck, a Toulouse per Elektra, a Bruxelles / La Monnaie per una nuova produzione di Parsifal, cui è andato un’ altro Prix de l’Europe 2010.

Altri impegni lo vedranno dirigere Der fliegende Holländer alla Scala, Tannhäuser e Daphne a Toulouse, nuove produzioni di Boris Godunov e Lohengrin al Teatro Real di Madrid, e di Parsifal alla Royal Opera di Copenhagen. Harmut Haenchen ha realizzato oltre 120 registrazioni con diverse orchestre per le etichette Berlin Classics, Capriccio, Naxos, PentaTone, Philips, Sony Classical, Vanguard e ICA Classic, inclusa una discografia completa con la Carl Philipp Emanuel Bach Chamber Orchestra.

Recentemente è stato attribuito il Diapason d’oro al DVD pubblicato dalla ICA Classic con la VI Sinfonia di Mahler. Oltre all’attività direttoriale, Hartmut Haenchen è autore di vari testi musicali, tra cui fondamentali contributi saggistici su Wagner e Mahler.

Nell’ottobre 2008 gli è stata conferita la Croce Federale al Merito della Repubblica tedesca, in riconoscimento del suo eccezionale contributo alla musica e alle arti.

http://www.haenchen.net/

 

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I Pomeriggi Musicali: Ravera, Tchaikovsky, Dvořák

Teatro alla Scala: I Virtuosi del Teatro alla Scala (20 Mar.)