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ORCHESTRA della RAI: Ligeti, Beethoven, Bartók (3-4 Mar)

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra“, Ludwig van Beethoven

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Concerto Stagione 2015 – 2016 n. 15, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

L’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone il seguente programma con protagonisti il Pianista Nikolaj Demidenko e il Direttore Juraj Valčuha:

 

György Ligeti, Concert Românesc

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Ludwig van Beethoven, Concerto n. 4 in sol maggiore op. 58 per pianoforte e orchestra

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Béla Bartók, Concerto per orchestra

 

QUANDO:

Giovedì 3 Marzo 2016, ore 20.30

Venerdì 4 Marzo 2016, ore 20.30

 

DOVE: Auditorium Rai “A. Toscanini” – via Rossini, 15 – 10124 Torino

 

INTERPRETI:

Juraj Valčuha, direttore
Nikolaj Demidenko, pianoforte
ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Associazione Ma.Ni. ha a sua disposizione i seguenti biglietti:

Poltrona numerata platea A, B e C al costo di 32,50 € (comprese spese di prevendita)

Poltrona numerata balconata A e B al costo di 30,50 € (comprese spese di prevendita)

Poltrona numerata galleria al costo di 28,50 € (comprese spese di prevendita)

 

Acquisto on line

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Il Concert Românesc di György Ligeti, scritto nel 1951, venne provata una sola volta a Budapest e poi vietata per via di alcuni passaggi nell’ ultimo movimento ritenuti troppo modernisti, tutto il contrario di ciò che allora si richiedeva ai compositori.

Con i suoi temi popolari e i suoi quattro movimenti contrastanti che si alternano senza pause tra di loro è uno di quei lavori che meglio testimoniano della prima fase creativa di Ligeti, quella legata alla lezione di Bartók e Kodály.

Una volta stroncato dalla censura, il Concert Românesc rimase chiuso in un cassetto finché non venne ripescato nel 1971. Oggi, questa brillante opera giovanile si sta guadagnando un posto nel repertorio ligetiano a fianco degli ultimi concerti per strumento.

 

“Concert Românesc by György Ligeti (os Ageles Philharmonic & Esa-Pekka Salonen):

I quattro movimenti di questo concerto per orchestra sono eseguiti senza sosta ma si dividono in due sezioni distinte di due movimenti ciascuno. Ogni sezione è costituita da una melodia lenta.

Violoncello e clarinetti aprirono il primo movimento con una lirica introduzione pastorale; ritmi di danza irrompono in all’inizio del secondo movimento Allegro vivace.

E’ nel terzo movimento che si trovano accenni dello stile maturo di Ligeti. 

Il quarto movimento inizia con fanfare di tromba. I temi di un assolo di violino temi vengono successivamente ripresi dall’ orchestra. Questi temi iniziano a sovrapporsi contrappuntisticamente (ancora una volta, una caratteristica dello stile tardi Ligeti).

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«il più ammirevole, il più singolare, il più artistico e difficile di tutti quelli che Beethoven ha scritto», in un articolo della Allgemeine Musikalische Zeitung del maggio 1809

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1805 e il 1806, e pubblicato nel 1808 con la dedica all’ arciduca Rodolfo d’Austria, fu eseguito per la prima volta nel marzo del 1807 presso il palazzo del principe Lobkowitz con lo stesso Beethoven al pianoforte; l’ esecuzione pubblica vera e propria, sempre con l’autore al pianoforte, ebbe luogo il 22 dicembre 1808 al Teatro an der Wien; oltre al Concerto pianistico, il programma presentava infatti la Quinta e la Sesta Sinfonia, la Fantasia op. 80 e alcuni brani della Messa in do maggiore op. 86. Il Concerto in sol maggiore appartiene dunque al periodo centrale della produzione di Beethoven, tra l’Eroica e la Quinta Sinfonia, le Sonate Waldstein e Appassionata, i Quartetti Rasumowsky e la prima versione del Fidelio.

Non si sa dove si trovi il manoscritto originale. La società degli Amici della Musica di Vienna ne possiede una copia riveduta.

 

Claudio Arrau e Leonard Bernstein con la Bavarian Broadcast Symphony Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Munich, Germany, 17/10/1976):

Daniel Barenboim con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (2010):

Krystian Zimerman e Leonard Bernstein con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Maurizio Pollini e Karl Böhm con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Vladimir Ashkenazy e Bernard Haitink con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Arthur Rubinstein e Antal Dorati con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Dino Ciani e Claudio Abbado con l’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Milano, Teatro alla Scala, live 12.6.1969):

«Questa poco conosciuta composizione, è in realtà una delle più originali e, in particolare nei due primi movimenti, delle più eccellenti e ricche di spirito di questo Maestro», Rochlitz

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro moderato
  2. Andante con moto
  3. Rondò: Vivace

Questo concerto spicca fra gli altri beethoveniani per una caratteristica particolare: l’ inizio del I movimento affidato al pianoforte solo. Si tratta della prima volta, nella storia di questo genere, in cui l’incipit, con l’enunciazione del I tema, non è affidato all’orchestra. Questa oltre ad essere una novità all’interno dell’opera del compositore di Bonn è anche l’ultima grande innovazione apportata al genere in epoca classica.

Il primo movimento, in tempo Allegro moderato, si apre con un breve motivo ad accordi ribattuti esposto dal pianoforte solo e sviluppato dall’orchestra. Qui Beethoven combina lo schema della doppia esposizione (prima da parte dell’orchestra, poi da questa assieme al solista) con una nuova visione dei rapporti fra solista e orchestra. Beethoven lascia che sia l’orchestra ad esaurire la prima esposizione tematica; successivamente è il solista a sviluppare il secondo tema introdotto questa volta dall’orchestra. La cadenza interamente scritta da Beethoven stesso (che ne compose pure una seconda) è strettamente imparentata col mondo altero dell’ Appassionata.

Tipico  ed unico nel suo genere è il secondo movimento, il breve Andante con moto costituente il secondo tempo, collegato senza interruzione al Finale: una di quelle pagine in cui l’intensità dell’espressione compensa la brevità, “un «contrasto di principi» che raggiunge il massimo dell’efficienza drammatica e della commozione lirica, concludendosi con l’umiliazione del primo (il superbo, espresso dall’orchestra) di fronte all’altro che si innalza ed espande sempre più, implorante nel pianoforte: Orfeo che vince le forze oscure del mondo infero“, dice Rielzer, il mito di Orfeo che soggioga le forze dell’ Ade con la bellezza del suo canto.

Nella vivacità del terzo movimento, Rondò, che si innesta all’ultima nota dell’ Andante con un senso di «liberazione nella leggerezza», si celebra una nuova armonia tra pianoforte e orchestra, con gli strumenti impiegati solisticamente in dialogo fra loro. L’individualità dello strumento solista si affianca ora a quella della compagine orchestrale nell’espressione di uno stesso stato d’animo, ove il conflitto di sentimenti del secondo tempo è dimenticato.

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Il Concerto «rappresenta una lenta evoluzione dal tono severo del primo movimento, all’affermazione di fede nella vita del quinto», Béla Bartók

«Scritto per la Koussevitzky Music Foundation in memoria della signora Natalie Koussevitzky», è detto nella dedica del Concerto per orchestra, commissionato a Bartók da Serge Koussevitzkjlj nel maggio 1943, composto tra l’agosto e l’ottobre dello stesso anno ed eseguito per la prima volta a Boston il 1 dicembre 1944, dalla Boston Symphony Orchestra con Koussevitzky sul podio.

Bartók compose quest’opera durante i difficili anni del suo esilio americano nel 1943 presso la residenza di Saranac Lake offertagli dall’Associazione del Compositori Americani (ai primi di aprile del 1940 Béla Bartók s’imbarcò a Napoli sul Rex, diretto alla volta di New York. Sotto il pretesto di un giro di concerti con il violinista Szigeti, il viaggio aveva un essenziale scopo esplorativo: sondare le possibilità di residenza e di lavoro negli Stati Uniti, in vista di un eventuale trasferimento. Nella vecchia, cara Europa, divampavano le fiamme della guerra; da due anni, dalla annessione che aveva segnato la fine dell’Austria, Bartók viveva in una tormentosa angoscia, sempre più acuta, per la tragica sequenza delle vicende d’Europa: anche se, per il momento, l’Ungheria, patria del musicista non appariva minacciata).

Il Concerto per Orchestra è una forma insolita ma già usata da altri colleghi, come Paul Hindemith e l’amico Zoltán Kodály, che il compositore utilizzò non solo per omaggiare con virtuosismi i membri della Boston Symphony Orchestra ma anche per indicare il ruolo virtuosistico e concertante svolto dalle diverse sezioni strumentali; il brano fu accolto da un successo di pubblico tale da garantirgli per anni centinaia di repliche in tutto il mondo.

Bartók stesso fa notare come la struttura sia concepita ad arco: si parte da un primo movimento austero per giungere a un finale allegro e ottimista.

«II complessivo assunto espressivo del lavoro presenta, se si prescinde dallo scherzoso secondo movimento, una grande transizione dalla severità del primo tempo e dal lugubre canto di morte del terzo all’affermazione di vita dell’ultimo. Il titolo di questo lavoro orchestrale simile ad una sinfonia è spiegato dalla tendenza a trattare ogni singolo strumento dell’orchestra in modo concertante o solistico. Il trattamento virtuosistico appare per esempio nelle sezioni fugate dello sviluppo della prima parte (realizzato dagli ottoni) o nei passaggi in guisa di perpetuum mobile del tema principale che gli archi espongono nell’ultimo movimento, e soprattutto nel secondo movimento in cui coppie di strumenti si presentano con brillanti passi»

 

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Radio-Symphonie-Orchester Berlin – Ferenc Fricsay, conductor – 1957):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Orchestra: Chicago Symphony Orchestra – Conductor: Fritz Reiner – Year of recording: 1955):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Orchestra Filarmonica della Scala di Milano – Dir. Myung-Whung Chung):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Chicago Symphony Orchestra & George Solti conductor):

1. Introduzione: Andante non troppo

L’ Andante non troppo che fa da prologo al primo tempo si apre con un cupo motivo melodico dei bassi seguito da leggeri fremiti di archi e flauti. Con un forte improvviso il tema si trasforma quindi in un grido lancinante dei violini, mentre una breve coda conduce all’Allegro vivace con un ostinato accelerando. L’ Allegro vivace è in forma-sonata: c’è un primo tema esposto da una fanfara dei tromboni contrapposto a un secondo tema di carattere più elegiaco affidato all’ oboe, mentre l’esposizione, più lirica, viene eseguita dal clarinetto e dal corno inglese. Lo sviluppo è rappresentato da un fugato degli ottoni, interrotto dalla ripresa, sempre affidata agli ottoni e si apre con una ridondante riproposizione del primo tema.

Ritorna quindi con forza il primo tema sul quale si intreccia subito un fugato degli ottoni che culmina in un potente unisono. La successiva Ripresa ripropone inaspettatamente secondo tema e primo tema in ordine invertito, mentre uno stacco degli ottoni basato sulla melodia di collegamento conclude il movimento.

2. Gioco delle coppie: Allegretto scherzando

Il nome è un divertito gioco orchestrale nel quale, dopo una breve introduzione del tamburo, coppie di fiati, tra loro uguali, si muovono parallelamente a distanza intervallare fissa, sviluppando una scanzonata e saltellante melodia in continuo divenire. Le variazioni si sviluppano a intervalli paralleli: i fagotti per seste, gli oboi per terze, i clarinetti per settime, i flauti per quinte e le trombe per seconde. Agli ottoni è affidata la parte centrale in forma di corale bitematico e tripartito (ABA).

3. Elegia: Andante non troppo

Dopo la cupa e misteriosa introduzione dei contrabbassi e timpani, si forma un tenue tappeto d’archi, increspato dagli ondeggianti glissati dell’arpa con eco di flauti e clarinetti. Vi è quindi un lento fluire intrecciato di fiati e archi su cui spunta il sottile canto dell’ottavino. Quest’aura fissa e irreale viene rotta dall’improvviso ritorno del tema dell’Andante iniziale, che lascia spazio a un nuovo delicato tappeto sonoro a ondulazioni cromatiche sul quale si sovrappone il flebile suono dell’ottavino.

4. Intermezzo interrotto: Allegretto

Viene ancora richiamata l’introduzione iniziale che si lega, con un passaggio affidato ai legni, a una melodia popolare ungherese. L’interruzione dell’intermezzo è rappresentata da un richiamo alla settima Sinfonia di Šostakovič, eseguita dal clarinetto sopra un accompagnamento meccanico degli archi che richiama sia i primi quartetti di Bartók che forme come la polka e il fox-trot nella ritmica. La parodia del motivo di Šostakovič rappresenta l’avanzata del nazismo in maniera ironica e sbeffeggiata.

5. Finale: Pesante – Accelerando al Presto

Anche il finale è in forma-sonata ed è ricco di riferimenti popolari (ne esistono due versioni). Una fanfara di corni anticipa un moto perpetuo affidato agli archi e ai legni che lo riprendono in chiave più bucolica, mentre gli ottoni seguono presentando un altro motivo più trionfale. Questo movimento rappresenta la parte più virtuosistica e “concertante” di tutta la composizione.

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Juraj Valčuha

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Juraj Valčuha è Direttore principale dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai dal 2009.

Nato nel 1976 a Bratislava vi studia composizione e direzione e prosegue gli studi a San Pietroburgo con Ilya Musin e a Parigi.

Nel 2006 debutta con l’ Orchestre National de France e al Comunale di Bologna con La bohème. Viene regolarmente invitato dalle maggiori compagini internazionali quali i Münchner Philharmoniker, la Philharmonia di Londra, la Filarmonica di Oslo, la DSO di Berlino, la Gewandhaus di Lipsia, l’Orchestra della Radio Svedese, la Staatskapelle di Dresda, la Pittsburgh Symphony,  la Los Angeles Philharmonic, la National Symphony di Washington, la Filarmonica di Berlino, l´Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony. Ha diretto una nuova produzione di Bohème alla Fenice e l’Orchestra del Maggio Musicale e dell’Accademia di Santa Cecilia. Con l´OSN Rai ha effettuato una tournée al Musikverein di Vienna, alla Philharmonie di Berlino e nella stagione di Abu Dhabi Classics.

Nella stagione 2012/2013 ha debuttato con la New York Philharmonic, la Filarmonica della Scala e la San Francisco Symphony. Ha ritrovato i  Münchner Philharmoniker, l’Orchestre de Paris, le Orchestre del Comunale di Bologna e di Firenze, la National Symphony di Washington e la Philharmonia di Londra.

Nella stagione 2013/2014 ha effettuato una tournée con l’OSN Rai al Festival Enescu di Bucarest, a Verona e a Rimini e con l’Orchestra dell´Accademia di Santa Cecilia al Festival di Bratislava. Sono seguiti concerti con i Münchner Philharmoniker, la Philharmonia di Londra, la Pittsburgh Symphony, le Orchestre delle Radio NDR di Amburgo, WDR di Colonia, della Radio Svedese di Stoccolma e della NHK a Tokyo.

In Italia ha diretto le Orchestre del Comunale di Bologna e di Firenze (Madama Butterfly), e nell’edizione 2014 del Maggio Musicale Fiorentino ha diretto una nuova produzione de L’amore delle tre melarance di Prokof’ev.

Nella stagione 2014/2015 ha effettuato una tournée con l´OSN Rai che tocca Monaco, Colonia, Zurigo, Basilea e Düsseldorf. Quindi le produzioni di Turandot al San Carlo di Napoli e di Jenůfa al Comunale di Bologna oltre ai concerti con le orchestre sinfoniche di San Francisco, Pittsburgh, Washington, Los Angeles, della Konzerthaus di Berlino, con i Wiener Symphoniker, l’ Accademia di Santa Cecilia e l’Orchestre National de France.

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Nikolaj Demidenko…

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Russo di nascita e per formazione musicale, Nikolai Demidenko è uno dei pianisti più ricercati in tutto il mondo. Nel 1990 si trasferisce in Gran Bretagna dove, nel 1995, ottiene la cittadinanza inglese. Nikolai Demidenko è apparso spesso in recital a Londra: si ricordano le Great Performers Series alla Barbican Concert Hall, le International Piano Series al South Bank Center e, nell’aprile 2008, le London Pianoforte Series alla Wigmore Hall. Celebre per le sue acclamate interpretazioni dei maggiori concerti russi per pianoforte, tra i quali quelli di Prokof’ev, Rachmaninoff e Čajkovskij, ha peraltro un repertorio che include Bach, Clementi, Mendelssohn, Scarlatti, Mozart.

Ha suonato con molti direttori e orchestre in tutto il mondo e mantiene un rapporto costante con la Filarmonica di San Pietroburgo e Yuri Temirkanov; porta avanti, inoltre, una fertile collaborazione con molti artisti e complessi musicali russi che vivono a Londra: Leonid Gorokhov, Hermitage String Trio, Dmitrij Alexeev.

La sua particolare affinità con le opere di Chopin lo ha portato a Varsavia per esibirsi al Chopin & His Europe Festival nell’agosto del 2008.

Altre sue apparizioni, sempre in occasione di festival, lo hanno condotto ad Aldeburgh, Dubrovnik, Eilat, New York e Oslo. Ha collaborato con la Philharmonia Orchestra, l’Hallé Orchestra e la Sinfonia Lahti, un tour del Regno Unito e dell’Irlanda con l’Orchestra Sinfonica di Praga e, in Spagna, con l’Orchestra Nazionale Bordeaux-Aquitaine.

Ha registrato album con musiche di Medtner (vincendo un Gramophone Award), Skrjabin, Cˇajkovskij, Bach, Busoni, Chopin, Clementi, Liszt, Musorgskij, Prokof’ev, Rachmaninoff, Schubert e Schumann e i Concerti di Chopin, così come tutti i Concerti di Prokof’ev con l’Orchestra Filarmonica di Londra condotta da Alexander Lazarev; ha inciso inoltre la Sonata Hammerklavier di Beethoven, una collezione di Sonate di Scarlatti e, recentemente, un cd con musiche di Chopin che ha ricevuto il Schallplattenpreis per la critica. Nell’autunno del 2008 è stato pubblicato un nuovo cd, comprendente la sua prima registrazione dei Ventiquattro Preludi di Chopin.

 

 

 

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Written by mara

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