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Teatro Lirico, (CA): Beethoven, Zimerman (11-12/03)

Krystian Zimerman, “il Pianista Perfetto

Krystian Zimerman_2 - Copia

Stagione concertistica 2016

 

Sul podio del Teatro Lirico di Cagliari il Maestro Grzegorz Nowak dirigerà l’ Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari e il grande pianista Krystian Zimerman nel seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Le Creature di Prometeo, musiche per il balletto op. 43

… … …

Ludwig van Beethoven, Quarto Concerto in Sol maggiore per pianoforte e orchestra op. 58

 

QUANDO:

Venerdì 11 marzo 2016, ore 20.30

Sabato 12 marzo 2016, ore 19.00

 

DOVE: Teatro Lirico di Cagliari, via Sant’ Alenixedda, 09128 Cagliari (CA)

 

INTERPRETI:

Grzegorz Nowak, Direttore

Krystian Zimerman, Pianoforte 

Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 50% sull’ acquisto di abbonamenti e biglietti.

 

platea settore 1° (giallo) al costo di 40,35 €

platea settore 2° (rosso) al costo di 34,58 €

platea settore 3° (blu) al costo di 28,82 €

1′ loggia settore 1° (giallo) al costo di 34,58 €

1′ loggia settore 2° (rosso) al costo di 28,82 €

1′ loggia settore 3° (blu) al costo di 23,06 €

2′ loggia settore 1° (giallo) al costo di 12,05 €

2′ loggia settore 2° (rosso) al costo di 12,05 €

2′ loggia settore 3° (blu) al costo di 12,05 €

 

Acquisto on line
Teatro Lirico di Cagliari

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Le creature di Prometeo (Die Geschöpfe des Prometheus) è un balletto in tre atti musicato da Ludwig van Beethoven tra il 1800 e il 1801, per la coreografia di Salvatore Viganò. Costituisce l’op. 43 del catalogo beethoveniano.

Ha debuttato al Burgtheater di Vienna il 28 marzo 1801. 

Si tratta dell’unico balletto composto da Beethoven, accolto tiepidamente alla prima rappresentazione e in seguito dimenticato con l’eccezione dell’ Ouverture, che visse una vita indipendente come pezzo da concerto. I recensori viennesi infatti accolsero in modo molto tiepido la musica di Beethoven, e un recensore ne criticò il carattere “eccessivamente erudito”; anche il grande Haydn, autorità indiscussa dell’ambiente musicale viennese, al quale Beethoven aveva sottoposto la sua partitura, diede un giudizio piuttosto freddo, e la situazione non migliorò successivamente, perché la critica musicale è stata generalmente piuttosto severa, fin ad oggi, col balletto beethoveniano.

Il manoscritto originale è sconosciuto. Una copia della partitura, riveduta per i primi cinque numeri da Beethoven, si trova nella Nationalbibliothek di Vienna. Anche il «testo» coreografico non è noto; si può però cercare di ricostruirlo approssimativamente con le notizie contenute nel manifesto della prima rappresentazione e di alcune indicazioni apposte agli abbozzi.

Tornato nel 1799 nella capitale austriaca dopo alcuni anni d’assenza per giri artistici in Germania, Boemia ed Italia che avevano considerevolmente diffuso la fama del suo talento coreografico, Salvatore Viganò ideò questo balletto, celebrante le arti belle, in onore dell’imperatrice Maria Teresa, la seconda moglie dell’imperatore Francesco I d’Austria, protettrice della musica e buona dilettante di canto, alla quale del resto anche Beethoven aveva poco tempo prima fatto l’omaggio del Settimino.

L’argomento del Balletto riprende la favola classica di Prometeo. Questo eroe greco – creatura sublime che aveva trovato l’umanità nello stato di ignoranza primigenia – ebbe il merito, secondo la mitologia, di aver affinato gli esseri umani attraverso le scienze e le arti e di aver offerto loro leggi universali. Muovendo da questi presupposti il Balletto porta in scena due simboliche statue animate che, grazie alla potenza dell’Armonia, a poco a poco divengono partecipi di tutte le espressioni della vita (di qui l’origine dei vari «qua­dri» del Balletto). Prometeo conduce le statue sul Parnaso e da incarico ad Apollo di avvicinarle ai mondi delle varie Arti; Apollo, a sua volta, invita Anfione, Arione e Orfeo a far conoscere alle statue i segreti della musica, mentre invita Melpomene e Talia a dischiudere i misteri della tragedia e della commedia. In ultimo Prometeo affida le creature a Tersicore e a Pan, affinchè apprendano le tecniche della danza pastorale; a Bacco perché esse entrino nel mondo delle danze a carattere orgiastico.

 

Le Creature di Prometeo, musiche per il balletto op. 43” by L. van Beethoven (Wiener Philarmoniker & da Leonard Bernstein):

La sola Ouverture fu pubblicata nel 1804 col titolo in italiano Gli uomini di Prometeo, che era il titolo originario del brano, successivamente cambiato, al momento della rappresentazione, col titolo rimasto poi definitivo Le creature (dieGeschöpfe) di Prometeo.

Adagio, Allegro molto con brio “La Tempesta” (do maggiore) (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 comi, 2 trombe, timpani, archi). È la prima, in ordine di tempo, delle ouvertures di Beethoven. Non vi mancano analogie con la Prima Sinfonia, a cominciare dalle cadenze iniziali del breve Adagio.

Il brano inizia in un clima di festa teatrale ed è concluso dal festoso epilogo (n. 16, Danza generale) in cui appare la fatidica idea melodica in seguito utilizzata per una serie di Variazioni pianistiche (op. 35) e per il Finale della sinfonia n. 3, nota come l’ Eroica (in forma di rondò).

… … …

«il più ammirevole, il più singolare, il più artistico e difficile di tutti quelli che Beethoven ha scritto», in un articolo della Allgemeine Musikalische Zeitung del maggio 1809

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1805 e il 1806, e pubblicato nel 1808 con la dedica all’ arciduca Rodolfo d’Austria, fu eseguito per la prima volta nel marzo del 1807 presso il palazzo del principe Lobkowitz con lo stesso Beethoven al pianoforte; l’ esecuzione pubblica vera e propria, sempre con l’autore al pianoforte, ebbe luogo il 22 dicembre 1808 al Teatro an der Wien; oltre al Concerto pianistico, il programma presentava infatti la Quinta e la Sesta Sinfonia, la Fantasia op. 80 e alcuni brani della Messa in do maggiore op. 86. Il Concerto in sol maggiore appartiene dunque al periodo centrale della produzione di Beethoven, tra l’Eroica e la Quinta Sinfonia, le Sonate Waldstein e Appassionata, i Quartetti Rasumowsky e la prima versione del Fidelio.

Non si sa dove si trovi il manoscritto originale. La società degli Amici della Musica di Vienna ne possiede una copia riveduta.

 

Claudio Arrau e Leonard Bernstein con la Bavarian Broadcast Symphony Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Munich, Germany, 17/10/1976):

Daniel Barenboim con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (2010):

Krystian Zimerman e Leonard Bernstein con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Maurizio Pollini e Karl Böhm con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Vladimir Ashkenazy e Bernard Haitink con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Arthur Rubinstein e Antal Dorati con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Dino Ciani e Claudio Abbado con l’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Milano, Teatro alla Scala, live 12.6.1969):

«Questa poco conosciuta composizione, è in realtà una delle più originali e, in particolare nei due primi movimenti, delle più eccellenti e ricche di spirito di questo Maestro», Rochlitz

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro moderato
  2. Andante con moto
  3. Rondò: Vivace

Questo concerto spicca fra gli altri beethoveniani per una caratteristica particolare: l’ inizio del I movimento affidato al pianoforte solo. Si tratta della prima volta, nella storia di questo genere, in cui l’incipit, con l’enunciazione del I tema, non è affidato all’orchestra. Questa oltre ad essere una novità all’interno dell’opera del compositore di Bonn è anche l’ultima grande innovazione apportata al genere in epoca classica.

Il primo movimento, in tempo Allegro moderato, si apre con un breve motivo ad accordi ribattuti esposto dal pianoforte solo e sviluppato dall’orchestra. Qui Beethoven combina lo schema della doppia esposizione (prima da parte dell’orchestra, poi da questa assieme al solista) con una nuova visione dei rapporti fra solista e orchestra. Beethoven lascia che sia l’orchestra ad esaurire la prima esposizione tematica; successivamente è il solista a sviluppare il secondo tema introdotto questa volta dall’orchestra. La cadenza interamente scritta da Beethoven stesso (che ne compose pure una seconda) è strettamente imparentata col mondo altero dell’ Appassionata.

Tipico  ed unico nel suo genere è il secondo movimento, il breve Andante con moto costituente il secondo tempo, collegato senza interruzione al Finale: una di quelle pagine in cui l’intensità dell’espressione compensa la brevità, “un «contrasto di principi» che raggiunge il massimo dell’efficienza drammatica e della commozione lirica, concludendosi con l’umiliazione del primo (il superbo, espresso dall’orchestra) di fronte all’altro che si innalza ed espande sempre più, implorante nel pianoforte: Orfeo che vince le forze oscure del mondo infero“, dice Rielzer, il mito di Orfeo che soggioga le forze dell’ Ade con la bellezza del suo canto.

Nella vivacità del terzo movimento, Rondò, che si innesta all’ultima nota dell’ Andante con un senso di «liberazione nella leggerezza», si celebra una nuova armonia tra pianoforte e orchestra, con gli strumenti impiegati solisticamente in dialogo fra loro. L’individualità dello strumento solista si affianca ora a quella della compagine orchestrale nell’ espressione di uno stesso stato d’animo, ove il conflitto di sentimenti del secondo tempo è dimenticato.

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Krystian Zimerman…

Krystian Zimerman

Krystian Zimerman è fra i più noti e formidabili pianisti della scena concertistica di oggi, ammirato in tutto il mondo per la purezza del suono e l’ eleganza del tocco.

Talento musicale precocissimo, il pianista polacco Krystian Zimerman ha iniziato giovanissimo lo studio del pianoforte sotto la guida del padre. Ha debuttato come bambino prodigio in una trasmissione della televisione polacca a sei anni e a sette ha cominciato a studiare all’ Accademia di Musica di Katowice, dove è stato allievo di Andrzej Jasinski, che è rimasto il suo unico insegnante; si diploma in questa scuola quattordici anni dopo. Ha partecipato a svariati concorsi pianistici internazionali sin da giovanissimo, proponendo un repertorio basato su compositori polacchi e russi.

La vittoria del “Grand Prix” al Concorso Chopin del 1975 gli ha aperto le porte di una brillante carriera internazionale che lo vede protagonista sui palcoscenici di tutto il mondo. Premiato dall’Accademia Chigiana di Siena quale miglior giovane musicista dell’anno (1985) e dalla Fondazione Leonie-Sonning a Copenhagen, nel 2005 ha ricevuto dal Ministro della cultura Renaud Donnedieu de Vabres la Legione d’Onore francese. L’Università di Latowice gli ha conferito il Dottorato Honoris Causa e, recentemente, il Presidente della Polonia gli ha consegnato la “Croce al merito con stella”, la più alta onorificenza riservata a personaggi non legati al corpo militare.

Molo importanti sono stati gli incontri con grandi artisti, sia nel campo della musica da camera (Gidon Kremer, Kyung-Wha Chung, Yehudi Menuhin) che direttori d’orchestra (Bernstein, Karajan, Abbado, Ozawa, Muti, Maazel, Previn, Boulez, Mehta, Haitink, Skrowaczewski, Rattle). Ha avuto anche l’opportunità di conoscere i maestri della generazione precedente: Claudio Arrau, Arturo Benedetti Michelangeli, Arthur Rubinstein, Sviatoslav Richter, che hanno influenzato grandemente sulla sua formazione musicale.

Si è posto il limite di 50 concerti all’anno e ha un’aderenza totale alla sua professione: organizza personalmente la gestione della sua carriera, studia l’acustica delle sale da concerto, le ultimissime tecnologie di registrazione e della costruzione degli strumenti. È inoltre appassionato di psicologia e computer.

Nel 2013, in occasione del 100° anniversario della nascita di Lutoslavski, ha suonato il Concerto per pianoforte, a lui dedicato, con le più importanti orchestre internazionali, fra cui la Philharmonia Orchestra di Londra. Nella stagione in corso ha eseguito le ultime tre Sonate di Beethoven alla Suntory Hall di Tokyo esattamente all’età e nel giorno della morte di Beethoven.

Ha sviluppato un analogo approccio nei confronti della registrazione discografica. In 30 anni di collaborazione con Deutsche Grammophon, ha inciso numerosi dischi che hanno meritato importanti premi. Nel 1999 ha registrato i Concerti di Chopin con un’orchestra costituita appositamente per questo progetto, la Polish Festival Orchestra, con la quale ha fatto una lunga tournée in Europa e America per commemorare il 150° anniversario della morte di Chopin. La più recente incisione è dedicata alla musica da camera della  compositrice polacca Grazyna Bacewicz, in occasione del 100° anniversario della nascita. Tra le esecuzioni storiche ricordiamo quella con i Wiener Philharmoniker il 10 febbraio 1985, la sua interpretazione del Concerto di Schumann sotto la direzione di Herbert von Karajan, e i Concerti n. 3, 4 e 5 di Beethoven nel 1989 con Leonard Bernstein.

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Written by mara

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