in , , ,

Viotti Festival: Davide Cabassi, Progetto Beethoven (19 Marzo)

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra“, Ludwig van Beethoven

Davide Cabassi

Viotti Festival di Vercelli, Stagione 2015 – 2016

 

Progetto Beethoven: il pianista DAVIDE CABASSI per il terzo dei tre appuntamenti con l’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra: 

 

L. van Beethoven, Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19

… … …

L. van Beethoven, Concerto n. 5 per pianoforte e orchestra in sol maggiore Op.73 “Imperatore”

 

QUANDO: SABATO 19 MARZO 2016, h. 21.00

 

DOVE: Teatro Civico – Via Monte di Pietà, 15, 13100 Vercelli (VC)

 

INTERPRETI:

Pianista, DAVIDE CABASSI

Direttore, GUIDO RIMONDA

ORCHESTRA CAMERATA DUCALE

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

BIGLIETTO Intero Ridotto
Poltronissima 25,00 € 21,00 €
Poltrona 20,00 € 17,00 €
Poltroncina 16,00 € 14,00 €
Palco/poltrona-sgabello 23,00 €
Galleria 10,00 €

 

Chi partecipa al concerto prenotando con Associazione Ma.Ni. ha la possibilità di avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987 .

 

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Benché pubblicato da Hoffmeister di Lipsia alla fine del 1801 e quindi dopo il Concerto in do maggiore il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Ludwig van Beethoven fu scritto qualche anno prima, tra il 1795 e il 1798.

Il manoscritto originale (non completo nella parte del pianoforte) è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Gli abbozzi si trovano in un quaderno del 1798 descritto dal Nottebohm, contenente fra l’altro anche quelli del Quartetto in re maggiore op. 18 n. 3, della canzone Der Kuss, dell’ Opferlied (seconda redazione), del Rondò per pianoforte in sol maggiore op. 51 n. 2.

Considerato il n. 1 come anno d’età dei concerti scritti da Beethoven per pianoforte, entra di prepotenza tra i migliori componimenti per tale strumento. 

La prima esecuzione in pubblico avvenne il 29 marzo del 1795 al Burgtheater di Vienna ed ebbe Antonio Salieri come direttore d’orchestra e Ludwig van Beethoven come pianista.

Il concerto venne successivamente rielaborato e riproposto a Praga nel 1798 per poi subire un’altra correzione nel 1801 ed è quella definitivamente giunta a noi.

 

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia with Neville Marriner conducting the Academy of St. Martin in the Fields):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Mikhail Pletnev, piano – Claudio Abbado, Berliner Philharmonier; Philharmonie Berlin, 1 May 2000):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy with the London Philharmonic Orchestra conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis; Recorded: 2008):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Wiener Philarmoniker – Hans Schmidt – Isserstedt; rec. 1959):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – Bernard Haitink Conducts the Royal Concertgebouw Orchestra):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (From the Klavierfestival Ruhr in the Jahrhunderthalle Bochum: Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Adagio
  3. Rondò: Molto allegro

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 19 si apre con un vivace Allegro con brio. Si nota un fitto lavoro di intaglio e di recupero del materiale secondo lo stile di Haydn o di Mozart. Alcuni elementi sono ancora di retaggio «galante». Colpisce il taglio del Concerto, pensato per il pubblico, con soluzioni brillanti e di sicuro effetto affidate all’orchestra e largo spazio per il virtuosismo dell’esecutore, mai comunque fine a se stesso.

Dal punto di vista del ruolo del solista la figura del pianoforte non è mai preponderante rispetto all’orchestra: non esiste un vero e proprio primo tema pianistico; anche il secondo gruppo tematico è affidato prima all’orchestra e solo in seconda battuta alla voce del solista.

Il secondo movimento è un Adagio. La voglia di far cantare il pianoforte emerge nel secondo movimento, dove si fa largo un tema lineare e rassicurante ma al centro della scena non c’è solo il pianoforte, perché l’orchestra assume un ruolo dialogante, capace di dare spessore emotivo alle riflessioni del solista: nell’ apparizione del flauto che chiude il movimento si avvertono già i toni bucolici della Sinfonia Pastorale.

La fisionomia del tema principale, in mi bemolle maggiore, è svelata solo poco per volta prendendo forma progressivamente. Il tema, intonato sottovoce da archi e fagotti, non viene esposto nella sua interezza. Beethoven aspetta il pianoforte per riavviare il tema e questa volta esporlo in tutta la sua interezza.

L’ultimo movimento è un Rondò in tempo Allegro molto. Già all’inizio il tema principale, esposto dal pianoforte, rivela la sua natura imprevedibile e un po’ umoristica; l’orchestra risponde subito con lo stesso spirito. Il primo dei due episodi solistici consiste in un breve motivo rimbalzante e ritmico che trascina anche l’orchestra in uno scambio di dialoghi serrato. Dopo il ciclico ritorno del tema principale del rondò, il secondo episodio solistico ancora una volta porta una ventata di estro e freschezza: in modo minore, appare come un misterioso canto tzigano che attrae e conquista.

… … …

“Meraviglioso quadro sonoro… originale, frappant, anche se spesso percorso da tratti bizzarri e barocchi che solo la profonda, eccentrica personalità del geniale Beethoven poteva produrre“, 1822, Zeitung für Theater und Musik

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Ludwig van Beethoven fu composto tra il 1809 e il 1810, a Vienna naturalmente, tra drammatici avvenimenti esterni. Infatti, dal 10 maggio l’esercito di Napoleone aveva assediato e cannoneggiato la città e poi l’aveva occupata fino alla fine di luglio. Inoltre il 31 maggio era morto Haydn. Durante i bombardamenti Beethoven s’era rifugiato in casa altrui, chi dice da suo fratello Carl, chi presso un amico, il poeta Ignaz Franz Castelli. Per mesi Beethoven non compose nulla dopo aver concluso, il 4 maggio, il primo tempo della Sonata op. 81a (detta “Gli Addii”, per la partenza da Vienna dell’ arciduca Rodolfo): lo dice egli stesso, in una lettera allarmata agli editori Breitkopf e Härtel scritta il 26 luglio («Intorno a me è tutto un tumulto caotico, nulla altro che tamburi, cannoni e umane sventure di ogni tipo»). Trascorse poi agosto e settembre a Baden e a ottobre tornò a Vienna, nell’appartamento della Walfischgasse. Nel disordine di quei mesi abbozzò e stese il Quinto Concerto (ma non sappiamo di preciso quando), che tuttavia risente poco o nulla di condizioni tanto sfavorevoli. O meglio, al carattere di fanfara e al passo marziale di alcuni temi del primo movimento non saranno estranei i suoni guerreschi di quelle pericolose settimane.

È detto “L’Imperatore”, nome assegnatogli dal pianista ed editore Johann Baptist Cramer poco tempo dopo la sua composizione e non inerente a Napoleone Bonaparte cui si riferisce invece la Terza Sinfonia del 1804 detta “Eroica”.

E’ il più monumentale e imponente dei concerti beethoveniani e riassume i caratteri più conosciuti dello spirito beethoveniano, le impronte del cosiddetto “secondo stile”, che troviamo anche nella Terza Sinfonia, nell’ immortale Quinta o nella Sonata per pianoforte op. 57 “Appassionata”.

Il concerto fu dedicato come il precedente dell’op. 58 all’arciduca Rodolfo Giovanni d’Asburgo-Lorena (a lui Beethoven dedicò in tutto otto composizioni fra cui la Messa solenne).

Fu presentato la prima volta il 28 novembre 1811 a Lipsia nella settima serata della stagione al Gewandhaus, pianista Friedrich Schneider, direttore J. Ph. Christian Schulz; nello stesso 1811, e poi ancora negli anni successivi, il Concerto fu eseguito al pianoforte da Carl Czerny, e poi da solisti oggi meno noti, sempre suscitando una forte impressione per la grandiosità e l’originalità della sua forma. «Il numeroso pubblico era in uno stato di tale eccitazione da contentarsi a stento delle consuete manifestazioni di gratitudine e di gioia (Erkenntlichkeit and Freude)», riferisce una cronaca sulla “Allgemeine musikalische Zeitung”. Nulla di simile accadde alla prima esecuzione a Vienna, con Karl Czerny al pianoforte, il 12 febbraio 1812. «Un nuovo Concerto per pianoforte di Beethoven ha fatto fiasco (fiel durch)», scrisse il giorno dopo in una sua lettera il poeta Theodor Körner. Il pubblico dimostrò una certa freddezza nei confronti del capolavoro beethoveniano, anche in considerazione della durata dell’esecuzione (circa 40 minuti).

 

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Claudio Arrau):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy, the London Philharmonic Orchestra, conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli, New York Philharmonic Orchestra, William Steinberg – Live recording, New York, 6 & 10.I.1966):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Maurizio Pollini, piano
Claudio Abbado conducts Orchestra Rai Roma):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Zimerman, Bernstein, Wiener Philharmoniker):

Il concerto è in mi bemolle maggiore ed è suddiviso in 3 movimenti:

  • Allegro
  • Adagio un poco mosso (in si maggiore)
  • Rondò: Allegro

L’ Allegro apre con una cadenza che presenta carattere virtuosistico, a cui segue l’esposizione dei temi da parte di un Tutti orchestrale. Il primo tema è pomposo e gioioso e si differenzia nettamente dal secondo tema, interiore ed essenziale nella scrittura, che viene esposto prima dall’ orchestra, più tardi dal pianoforte solo in si minore e nella ripresa in do diesis minore. Da sottolineare la frequente ricerca da parte di Beethoven di un approfondimento e reinterpretazione delle forme, che fin dalla giovinezza era uso modificare (come dimostrano alcune sonate giovanili e quelle che fanno parte del cosiddetto terzo periodo compositivo di Beethoven).

L’ Adagio un poco mosso presenta un tema dalla cantabilità estrema unita alla dolcezza sublime, tipica dei suoi tempi lenti centrali. È ricco di trilli, abbellimento utilizzato per rendere l’effetto del prolungamento altrimenti scadente nei pianoforti dell’epoca, alquanto poveri di sonorità. Anche in questo frangente il pianoforte non è mero strumento solista, ma appare splendidamente fuso con l’orchestra, che inizialmente accompagna il tema eseguito dal pianoforte e da ultimo lo espone da protagonista, accompagnato dal pianoforte nel registro acuto dello strumento. Beethoven prefigura quindi le caratteristiche del concerto romantico; il minore protagonismo del pianoforte rispetto al “tutti” orchestrale pone il solista al pari dell’ orchestra, collabora e dialoga con essa anticipando o ne raccogliendone le invenzioni.

«Non si fa nessuna cadenza, ma s’attacca subito il seguente» scrive Beethoven

Anche il passaggio al terzo movimento avviene in modo originale: solista e orchestra smorzano progressivamente il suono, fino al silenzio. Ascoltando con attenzione si avverte una pausa, con i corni che scendono di un semitono (per la precisione, dal si al si bemolle). Con questa modulazione avviene il collegamento col Rondò finale di carattere scintillante e gioioso. La zona centrale diventa una continua proposizione del tema da parte del pianoforte, con accenti particolarmente delicati, a cui segue sempre la risposta imperiosa dell’orchestra. Dopo una sorta di ripresa il dialogo tra pianoforte e orchestra diventa più stretto fino all’arrivo della breve cadenza finale, a cui segue un’altrettanto stringata coda dell’orchestra a chiudere con effetto trascinante il concerto.

… … …

Davide Cabassi…

cabassi-davide-1

Davide Cabassi debutta con l’Orchestra Sinfonica della RAI di Milano all’età di 13 anni. Da allora ha intrapreso una brillante carriera internazionale che l’ ha portato ad esibirsi in veste di solista con orchestre quali i Munchner Phiharmoniker, la Neue Philharmonie Westfalen, Russian Chamber Orchestra, Fort Worth Symphony, Enid Symphony, Big Spring Symphony, Hartford Symphony, Orchestra Haydn Bolzano, Orchestra Verdi Milano e molte altre, collaborando con direttori quali Gustav Kuhn, James Conlon, Asher Fisch, Vladimir Delman e molti altri.

In recital ha suonato per le più importanti associazioni musicali italiane – Società del Quartetto, Serate Musicali, Società dei Concerti a Milano, Festival Pianistico di Brescia e Bergamo ecc. All’estero ha suonato in tutta Europa, Stati Uniti d’America, Cina e Giappone in sale quali Weill Hall in Carnegie a New York, Rachmaninoff Hall a Mosca, Gasting a Monaco, Mozarteum di Salsburgo ecc.

Come “top prizewinner” del Twelfth Van Cliburn International Piano Competition, Davide Cabassi è regolarmente in tournée negli Stati Uniti dove ha suonato in più di 30 stati.

Davide Cabassi ha al suo attivo numerose registrazioni per la televisione (RAI Uno, RAI Tre) e per la radio (RADIO Tre, Radio Popolare, Radio Svizzera Italiana, Radio France). Nel gennaio 2006 è stato pubblicato il suo esordio discografico: “Dancing with the Orchestra”, per Sony-BMG, con musiche di Stravinkij, Bartok, De Falla, Ravel.

Inoltre è uno dei quattro giovani artisti protagonisti del film documentario sul Concorso Cliburn “In the heart of Music“, trasmesso da PBS in tutti gli Stati Uniti e distribuito in Europa attraverso il network di Artè. Classica gli ha dedicato uno speciale per la serie “Note-voli“.

Dopo essersi diplomato presso il Conservatorio G. Verdi di Milano nella classe della prof. Edda Ponti, Davide Cabassi ha studiato per cinque anni, primo italiano ammesso, alla Fondazione Internazionale per il Pianoforte di Cadenabbia, sul Lago di Como, con William Grant Naborè, Karl Ulrich Schnabel, Leon Fleischer, Dmitri Bashkirov, Rosalyn Tureck e molti altri.

 

 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Teatro Massimo, Palermo: Petite Messe Solennelle (11/04)

Teatro alla Scala: Alain, Verdi, Mendelssohn … (15 Maggio)