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A La Verdi Claus Peter Flor Christian Blackshaw gennaio 2020

“La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia…Chi penetra il senso della mia musica potrà liberarsi dalle miserie in cui si trascinano gli altri uomini.” Ludwig van Beethoven

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12° Concerto della Stagione Sinfonica 2019-2020 per La Verdi

 

A La Verdi Claus Peter Flor Christian Blackshaw gennaio 2020. In Stagione per La Verdi il direttore Claus Peter Flor alla guida dell’ Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi e del meraviglioso pianista Christian Blackshaw per Beethoven e Strauss. Quindi in programma:

 

Ludwig van Beethoven, Ouverture da Coriolano op. 62

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in Sol maggiore op. 58

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Richard Strauss, Così parlò Zarathustra op. 30 TrV. 176

 

QUANDO

Venerdì 10 Gennaio 2020, ore 20.00

Domenica 12 Gennaio 2020, ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Direttore, Claus Peter Flor

Pianoforte, Christian Blackshaw

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea al costo di € 36,00
Galleria al costo di € 27,00
Balconata al costo di € 21,00

 

Platea 1 Platea dalla fila 5 alla 22; Platea 2 dalla fila 23 alla 25; Platea 3 prime 4 file; Galleria 2 Prime 3 file Balconata e logge e Galleria 1 dalla fila 4 in poi

 

A La Verdi Claus Peter Flor Christian Blackshaw gennaio 2020

 

Con Associazione MaNi è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Claus Peter Flor…

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Rispettato dai musicisti di tutto il mondo per il grandissimo talento e l’istinto musicale, Claus Peter Flor continua la sua carriera ad alti livelli internazionali: di rilievo i suoi recenti ritorni alla Tonkünstler Orchestra di Vienna, all’ Orchestra Sinfonica di Milano G. Verdi, alla Singapore Symphony Orchestra, all’ Orquestra Sinfônica Brasileira in Rio de Janeiro e la Residentie Orkest.

Come direttore d’opera, il M° Flor continua il suo rapporto con il Theatre du Capitole di Tolosa dove ha diretto diverse nuove produzioni fra cui Tristano e Isotta di Wagner, Hansel e Gretel di Humperdinck, Madama Butterfly di Puccini, Die Zauberflöte di Mozart.

Altre collaborazioni operistiche includono la produzione di Siegfried di Wagner, per la regia di David McVicar, con l’Opéra di Strasburgo e numerose produzioni con la Staatsoper di Berlino, Deutsche Oper di Berlino e di Monaco e con i teatri d’opera di Dresda, Amburgo e Colonia.
Ha diretto Le Nozze di Figaro di Mozart e Die Meistersinger di Wagner a La Monnaie di Bruxelles, con quest’ultima in tour a Tokyo, Die Zauberflöte di Mozart per la Houston Grand Opera, Euryanthe di Weber per la Netherlands Opera con la Royal Concertgebouw Orchestra e La Bohème di Puccini per la Dallas Opera.

Il M° Flor ha prodotto una ricca discografia, tra cui una serie acclamata di registrazioni di Mendelssohn con i Bamberger Symphoniker, che sono state recentemente ripubblicate dalla Sony/BMG. Più di recente ha registrato tre CD con la Malaysian Philharmonic per l’etichetta BIS: Asrael Symphony di Suk  e le Sinfonie No.7 e No. 8 di Dvorak.

Nato a Lipsia nel 1953, il M° Flor ha iniziato la sua carriera di direttore d’orchestra con Rafael Kubelik e Kurt Sanderling. All’ età di 31 anni è diventato Direttore Musicale Generale della Konzerthausorchester di Berlino e ha iniziato collaborazioni regolari con  le maggiori orchestre tedesche: Leipzig Gewandhaus e Dresden Staatskapelle. Nel 1988 ha fatto il suo debutto con i Berliner Philharmoniker, dove ha fatto ritorno per due volte.

Prima della sua posizione di Direttore Musicale della Malaysian Philharmonic Orchestra dal 2008 al 2014, il M° Flor ha ricoperto la carica di Direttore Ospite Principale dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi (2003-2008), su invito personale del direttore musicale Riccardo Chailly, con il compito di sviluppare il lavoro dell’orchestra nel repertorio dell’Europa centrale. Dal 1999-2008 è stato anche Direttore Principale Ospite della Dallas Symphony Orchestra. Inoltre, è stato Direttore Principale Ospite della Philharmonia Orchestra (1991-1994) e Consulente Artistico alla Zürich Tonhalle Orchestra (1991-1996).

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Christian Blackshaw…

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Pianista profondamente appassionato e sensibile, Christian Blackshaw è celebre per l’incomparabile musicalità delle sue esibizioni. Il suo modo di suonare unisce un’enorme profondità emotiva a una grande comprensione.

Dopo gli studi con Gordon Green al Royal College di Manchester e la Royal Academy London, vincendo le medaglie d’oro a ciascuno, è stato il primo pianista britannico a studiare al Conservatorio di Leningrado con Moisei Halfin. In seguito ha lavorato a stretto contatto con Sir Clifford Curzon a Londra.

Si è esibito in tutto il mondo e in festival in recital e come solista con molti direttori famosi tra cui Valery Gergiev, Sir Simon Rattle, Gianandrea Noseda, Yuri Temirkanov e Sir Neville Marriner. È anche direttore artistico congiunto del Festival Hellensmusic, istituito nel 2013.

La sua serie acclamata di Wigmore Hall completa Sonatas Piano Mozart è stata registrata per Wigmore Hall Live e pubblicata in quattro volumi. I critici sono stati unanimi nelle loro lodi, descrivendo queste registrazioni “punto di riferimento” come “accattivanti”, “magiche” e “magistrali”. Il volume 4 è stato nominato come uno dei migliori dischi classici del 2015 sul New York Times, oltre alla Top 50 dei più grandi dischi mozartiani della rivista Gramophone.

Recenti spettacoli di rilievo comprendono il ciclo Mozart a Tokyo, Shanghai e Pechino, un ritorno al Festival delle stelle delle notti bianche, San Pietroburgo e il debutto ai Festival internazionali di Schwetzingen ed Edimburgo.

Durante la stagione 2018/19 è artista in residenza presso la Wigmore Hall. Nel 2019 prende il ciclo Mozart a Montreal e fa il suo debutto con la Philadelphia Orchestra e Yannick Nezet-Seguin.

È stato nominato un MBE nella lista degli onori del nuovo anno 2019.

Sito Ufficiale: https://www.christianblackshaw.com/

 

Christian Blackshaw (Christian Blackshaw plays Franck and Scriabin – video 1978):

Christian Blackshaw (Christian Blackshaw plays Mozart and Schubert in Saint Petersburg):

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

«Una nuova Ouverture di questo compositore (che si suppone sia stato ingaggiato in termini molto vantaggiosi dal teatro) è piena di forza e fuoco; è stata creata, secondo il suo titolo, per il Coriolan di Collin», Allgemeine Musikalische Zeitung

 

L’ ouverture Coriolano (op. 62) di Ludwig van Beethoven è stata scritta nei primi mesi del 1807 come intermezzo alla tragedia omonima di Heinrich Joseph von Collin (1771 – 1811), poeta drammatico austriaco stimato anche da Goethe. La partitura è stata dedicata allo stesso Collin.

La tragedia è la storia di un condottiero romano, Gneo Marcio Coriolano, soprannominato Coriolano, che dopo aver espugnato l’antichissima città dei Volsci offre loro collaborazione per combattere contro i romani. La moglie Volumnia e la madre Veturia lo supplicano di non tradire la patria ed egli, combattuto fra il sentimento dell’onore e quello della vendetta, viene assassinato dai Volsci. Questa è la versione utilizzata da Shakespeare, mentre quella di Collin vede Coriolano suicida, per il contrasto di coscienza tra la parola data ai Volsci e l’ incapacità di marciare contro Roma.

Su questa tesi si basa l’analisi estetica dell’Ouverture del Coriolano tracciata da Wagner in uno studio apparso nel 1851 a Zurigo, in cui è scritto:

«Dell’intera tragedia Beethoven puntò su un’unica scena, certamente la più decisiva. Egli vi concentrò la vera sostanza sentimentale, puramente umana di quel soggetto. Questa è la scena tra Coriolano, sua madre e sua moglie nel campo avanti alle porte della città. Tutta la forza d’odio che spingeva l’eroe alla distruzione della patria e le mille spade e frecce del suo risentimento, egli le afferra con mano potente e terribile, ne forma una punta sola e se ne trafigge il cuore. Sotto il colpo mortale che si e infiltro, il colosso cade e ai piedi della donna che implora la pace ed esala, morendo, l’ultimo respiro».

L’ Ouverture, concepita come brano musicale a sé stante e non come componimento di inizio dello spettacolo teatrale, non fu eseguita per la prima rappresentazione del dramma, che ebbe luogo il 24 aprile 1807 a Vienna, ma nel dicembre del 1807, dopo essere stata presentata in una edizione privata, in casa del principe Lobkowitz nel marzo precedente, insieme al Quarto Concerto per pianoforte e orchestra e alla Quarta Sinfonia.

 

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Karajan & Berliner Philharmoniker):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker & Leonard Bernstein, conductor):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Leipzig Gewandhaus Orchestra & Kurt Masur):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Columbia Symphony Orchestra & Bruno Walter):

Coriolano, Ouverture op. 62 by Ludwig van Beethoven (Wilhelm Furtwängler (1886-1954) & Berliner Philharmoniker, Live recording; Berlin, on 27 July 1943):

La pagina beethoveniana dura complessivamente circa sette minuti.

La struttura e i temi dell’ouverture seguono l’ idea dell’opera. Il tema principale in do minore, in fortissimo, sfociante nel vigoroso accordo di tutta l’orchestra, rappresenta l’impeto bellicoso di Coriolano pronto ad invadere Roma. La natura indomabile e forte di Coriolano, bandito da Roma perchè incapace d’ipocrisia e agitato dal desiderio di sicura vendetta, è rappresentata dal tema staccato e incisivo che s’annuncia subito dopo i primi accordi iniziali.

Il più delicato tema in Mi bemolle maggiore rappresenta la madre che lo supplica di non proseguire nel suo intento.

L’atmosfera tesa e sanguigna si dissolve in un impercettibile pianissimo, con cui si conclude la possente Ouverture.

CURIOSITÀ: LE REGISTRAZIONI PIÙ CELEBRI

Due delle principali registrazioni sono di Wilhelm Furtwängler alla direzione dei Berliner Philharmoniker (1943) e di Fritz Reiner alla direzione della Chicago Symphony Orchestra (1959). Roger Norrington ha registrato con i London Classical Players una versione secondo la pratica dell’ epoca originaria. Altre registrazioni notevoli sono quella di Herbert von Karajan con i Berliner Philharmoniker, Karl Böhm con i Wiener Philharmoniker, Carlos Kleiber con la Bavaria State Orchestra e Bruno Walter con la Columbia Symphony. Questa ouverture aveva un posto importante anche nel repertorio di Arturo Toscanini, di cui rimangono sei registrazioni.

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Giunto a trent’ anni, Zarathustra lasciò il suo paese e il lago natio, e si ritirò sui monti. Là, per dieci anni, senza stancarsi, godette del suo spirito e della sua solitudine. Ma alla fine il suo cuore mutò, e un giorno si alzò con l’aurora, avanzò verso il sole e così gli parlò: “O astro grande! Cosa sarebbe mai la tua gioia se non vi fossero coloro che tu illumini! Per dieci anni sei venuto quaggiù nella mia caverna: e certamente ti sarebbero divenuti noiosi la tua luce e il tuo percorso senza di me, la mia aquila e il mio serpente. Ma noi ti aspettavamo tutte le mattine, tu ci davi la tua ricchezza e ne ricevevi in cambio le nostre benedizioni. Vedi! Sono nauseato della mia saggezza, come l’ape che ha fatto troppa provvista di miele; ho bisogno di mani che si tendano verso di me. Io vorrei denaro da elargire, finché i saggi tra gli uomini si rallegrassero di nuovo della loro follia e i poveri della loro ricchezza. Per giungere a questo debbo discendere: come fai tu, quando a sera tramonti dietro il mare e porti la tua luce nel regno dei morti, tu, astro pieno di ricchezza e di vita! Io debbo, come te, tramontare, come dicono gli uomini, verso i quali io voglio discendere. Perciò benedicimi, occhio tranquillo, che puoi contemplare senza invidia anche una gioia troppo grande! Benedici il calice che vuol traboccare, finché ne scaturisca l’acqua dorata che porti ovunque il riflesso della tua gioia! Guarda: il calice vuole di nuovo vuotarsi, e Zarathustra vuole di nuovo essere uomo.” Così cominciò la discesa di Zarathustra“, Nietzsche, Also sprach Zarathustra

Così parlò Zarathustra (Also sprach Zarathustra, op. 30) è uno dei poemi sinfonici più noti di Richard Strauss. Composto nel 1896, è ispirato all’ omonima opera poetico-filosofica del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche.

Lo stesso autore diresse la prima esecuzione il 27 novembre dello stesso anno a Francoforte, con la Museum Städtlisches Orchester ottenendo un notevole successo di cui Strauss si dichiarò orgoglioso in una lettera indirizzata alla moglie, nella quale si legge: “Io fui orgoglioso – di gran lunga il più importante dei miei lavori, il più perfetto nella forma, il più ricco nel contenuto e il più individuale nel colore. I climax sono immensi e segnati in modo perfetto”.

Also sprach Zarathustra è il primo dei Poemi Sinfonici di Strauss ad estendersi per una lunga durata ma appare nel contempo una delle partiture più importanti e innovative dell’ intero ciclo. Elemento centrale e peculiare di tali caratteristiche è ovviamente il rapporto con il testo letterario; il compositore scelse infatti otto frasi del testo letterario, con ognuna delle quali contrassegnò una diversa sezione della partitura per i vari movimenti:

  • Introduzione (Einleitung): dovrebbe rappresentare a seconda delle interpretazioni la Creazione o l’avvento della nuova era del superuomo e viene quindi ricondotto per il suo aspetto evocativo e declamato al motto del superuomo. È diventata celebre grazie al film 2001: odissea nello spazio.
  • Degli uomini che vivono in un mondo dietro il mondo (Von den Hinterweltlern): qui gli ottoni citano il centone gregoriano “Credo in unum Deum” ovvero “Credo in un solo Dio” a rappresentare nel massimo della sintesi la fede.
  • Del grande struggimento (Von der großen Sehnsucht): a rappresentare forse l’ epoca dello Sturm und Drang. Qui c’è una citazione liturgica del Magnificat.
  • Delle gioie e delle passioni (Von den Freunden und Leidenschaften): la parola agli archi dell’orchestra, al massimo della tensione. I tromboni espongono il tema del Taedium Vitae.
  • Canto funebre (Das Grablied): parte in cui prevalgono gli archi.
  • Della scienza (Von der Wissenschaft): a rappresentare scientismo, positivismo, è una fuga che ha per soggetto tutte e sole le dodici note.
  • Il convalescente (Der Genesende) porta a compimento la tensione del movimento precedente, poi, dopo un brusco stacco determinato da uno “strappo” degli archi nel registro basso riparte dal mistero per dirigersi verso l’atmosfera del brano successivo di cui anticipa ampiamente lo spirito.
  • Ballo (Das Tanzlied): viene ripreso il tema del Taedium Vitae trasfigurato sotto forma di valzer.
    • Canto del sonnambulo (Das Nachtwandlerlied): coda in cui il finale viene lasciato in sospeso evitando la cadenza sulla tonica.

 

“Also sprach Zarathustra op.30” by Richard Strauss (Staatskapelle Dresden, Giuseppe Sinopoli, conductor – January 24, 1998 – Suntory Hall, Tokyo):

“Also sprach Zarathustra op.30” by Richard Strauss (Karajan – Live at Berlin Phillarmoniker, 1984):

“Also sprach Zarathustra op.30” by Richard Strauss (Staatskapelle Dresden, Rudolf Kempe (1971)):

“Also sprach Zarathustra op.30” by Richard Strauss (Philharmonia Orchestra – Lorin Maazel):

“Also sprach Zarathustra op.30” by Richard Strauss (Georg Solti & Chicago Symphony Orchestra):

“Also sprach Zarathustra op.30” by Richard Strauss (Orchestra Nazionale di Santa Cecilia, Roma e Direttore d’orchestra: Antonio Pappano):

Organico: ottavino, 3 flauti, 3 oboi, corno inglese, clarinetto piccolo, 2 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 6 corni, 4 trombe, 2 tromboni, 2 bassotuba, timpani, grancassa, piatti, triangolo, glockenspiel, campana grave, 2 arpe, organo, archi.

Tutto parte dall’introduzione, che è diventata celeberrima per i suoi sgargianti effetti sonori. Sorge dal nulla, su un brusio dei bassi che ricorda l’inizio del Rheingold di Wagner.

Il primo episodio (l’intestazione è “Di coloro che vivono fuori dal mondo”) vede il brusio di violoncelli e contrabbassi, e il tema dei fagotti, come un ritorno alla realtà; di lì a poco i corni espongono il tema del Credo gregoriano; il riferimento è all’ incontro di Zarathustra con un religioso che non ha appreso la morte di Dio; e si sviluppa da qui un calmo e denso Corale che è la risposta di Zarathustra. Il primo sviluppo (“Dell’aspirazione suprema”) si basa prevalentemente su temi dell’introduzione. La seconda esposizione (“Delle gioie e delle passioni”) si apre con un tema scultoreo degli ottoni e si svolge in una drammatica animazione. Il secondo sviluppo (“II canto dei sepolcri”) elabora lo stesso materiale in una prospettiva lirica ma dolorosamente dissonante.

Con il terzo episodio (“Della scienza”) il tema dell’ “oltreuomo” dà origine a una fuga, metafora del raziocinio, intonata con grande lentezza nelle regioni gravi; il terzo sviluppo parte da un canto libero dei violini, e lascia apparire ancora nitidamente il tema iniziale. Un ulteriore sviluppo (“II convalescente”) riprende il tema della fuga, intonato dagli ottoni. Si avvia il quarto episodio (“II canto della danza”), che consiste essenzialmente in un valzer viennese, presago di quelli del Rosenkavalier.

Si giunge così alla coda della partitura, che ha come intestazione “II canto del viandante notturno”. È un canto struggente e meditativo che ha la funzione di accogliere e stemperare tutte le tensioni della partitura. 

DISCOGRAFIA

Celebri riferimenti discografici sono le quattro versioni ufficiali di Herbert von Karajan datate rispettivamente 1959 (Decca), 1974 (DG), 1984 (DG) e 1987 (Sony Classical Live DVD).

La prima di queste è quella della celebre introduzione al film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, ma per complicati motivi di diritti di copyright nei titoli di coda del film gli interpreti non furono accreditati.

CURIOSITÀ

  • Nella versione discografica originale della colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio la versione presente dell’introduzione al poema sinfonico è eseguita dall’ Orchestra Filarmonica di Berlino diretta da Karl Böhm.
  • Popolarissimo negli anni settanta l’arrangiamento fusion del pianista brasiliano Eumir Deodato (1973), utilizzata nel film Oltre il giardino (1979).
  • Slok (1972), opera prima del regista comico John Landis, su uno scimmione preistorico che terrorizza la provincia americana, irride 2001: Odissea nello spazio, sulle note di Richard Strauss.
  • Nel film di Tim Burton La fabbrica di cioccolato, tratto dal romanzo omonimo di Roald Dahl, è presente l’ introduzione del brano in una stanza detta del “Telecioccolato”, la cui particolarità è la presenza di un macchinario che teletrasporta barrette di cioccolato all’ interno di un televisore. Al momento del teletrasporto effettuato la barretta è in piedi (chiarissimo riferimento al monolito di 2001: Odissea nello spazio) e in TV viene trasmesso un documentario sulle scimmie (un altro riferimento al capolavoro di Kubrick, ovvero la scena iniziale del film).
  • Elvis Presley era solito utilizzare un riarrangiamento di questa opera come brano di apertura dei suoi concerti.
  • I Deep Purple, nel 1968, nell’album The Book of Taliesyn, usarono l’ Introduzione per aprire il brano River Deep – Mountain High, cover di Ike & Tina Turner.
  • Dalida, nel 1974, al suo spettacolo all’ Olympia di Parigi, usò quest’opera come brano di apertura del suo recital.
  • Il gruppo musicale alternative rock statunitense Green Day ha utilizzato l ‘introduzione dell’opera come introduzione dei concerti del tour di supporto all’ album American Idiot, avvenuto nel 2005. Anche il gruppo musicale progressive metal statunitense Dream Theater fece altrettanto durante il tour di supporto all’ album Systematic Chaos, avvenuto tra il 2007 e il 2008. La canzone è presente nel DVD Chaos in Motion 2007-2008, pubblicato dal gruppo nel 2008.
  • Il wrestler Ric Flair ha usato per tutta la sua carriera questa opera come musica di entrata.
  • Per un breve periodo dal 1995 al 1996 il pezzo fu la sigla della testata giornalistica regionale della Rai.

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Written by mara

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