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A La Verdi Emanuele Arciuli Jader Bignamini per Bernstein e Beethoven

Leonard Bernstein
Il più grande pianista tra i direttori, il più grande direttore tra i compositori, il più grande compositore tra i pianisti…un genio universale
(Artur Rubinstein)

Stagione Sinfonica 2017 – 2018 de La Verdi

 

Per Leonard Bernstein The Age of Anxiety fu una lettura rivelatrice al di là di ogni immaginazione: dai versi del poeta inglese W. H. Auden, pubblicati nel 1948, sarebbe nata una delle Sinfonie più intime e rivoluzionarie di tutto il XX secolo, un capolavoro che laVerdi ripropone in occasione dei cento anni dalla nascita del grande compositore americano. La Verdi con protagonista il brillante Direttore Jader Bignamini e il pianista Emanuele Arciuli per il seguente programma:

 

Leonard Bernstein, Sinfonia n. 2 “The Age of Anxiety”

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 “Pastorale”

 

QUANDO:

Venerdì 27 Aprile 2018, Ore 20.00

Domenica 29 Aprile 2018, Ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Emanuele Arciuli

Direttore, Jader Bignamini

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A al costo di € 36,00
Settore B al costo di € 27,00
Settore C al costo di € 21,00
Settore D al costo di € 16,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

La Verdi: Emanuele Arciuli

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Jader Bignamini…

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Scelto nel 1998 dal M° Riccardo Chailly come clarinetto piccolo dell’ Orchestra Sinfonica LaVerdi di Milano, Jader Bignamini inizia il suo percorso all’ interno dell’ Istituzione che lo vedrà passare dalle file dell’ Orchestra al podio, fino ad essere nominato nel 2010 Direttore Assistente e dal 2012 Direttore Associato.

Nato a Crema, dopo gli studi al Conservatorio di Piacenza, inizia giovanissimo a collaborare, anche come solista, con diverse Orchestre e avvia contemporaneamente l’ attività di Direttore con Gruppi da Camera, Orchestre Sinfoniche e di Enti Lirici.

Nell’ autunno 2012 partecipa per il secondo anno consecutivo al Festival MITO con la Messe Solennelle di Berlioz. Prosegue inoltre la sua intensa collaborazione con l’orchestra laVerdi dove dirige, oltre a quello inaugurale, svariati concerti con programmi lirici e sinfonici (Brahms, Cajkovskij, Glinka, Musorgskij, Prokofiev, Ravel, Respighi, Rimsky-Korsakov, Paganini, Piazzolla, Stravinskij, Vivaldi), sia a Milano che nella tournée in Russia (Cajkovskij Hall a Mosca e Glinka Philarmonic Hall a San Pietroburgo), collaborando con solisti quali Karen Gomyo, Francesca Dego, Natasha Korsakova, Kolya Blacher e Lylia Zilberstein.

Seguono i debutti sinfonici in Giappone alla Biwako Hall di Otsu, in Brasile al Teatro Municipal di Sao Paulo, a Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e a Firenze col Maggio Musicale.

Inaugura poi il XXXIX Festival della Valle d’ Itria con Crispino e la Comare, la XX Stagione Sinfonica de laVerdi con un programma verdiano e il Festival Verdi 2013 a Parma con Simon Boccanegra, a seguito del quale gli viene offerto dal Teatro Regio un invito triennale per il Festival.

Tra gli impegni recenti, oltre ai numerosi appuntamenti sinfonici con laVerdi, tra i quali il verdiano Requiem, i Carmina Burana con la Filarmonica del Comunale di Bologna, La bohème al Municipal di Sao Paulo e al Teatro la Fenice di Venezia, L’elisir d’amore ad Ancona, Tosca al Comunale di Bologna, La forza del destino al Festival Verdi di Parma e La bohème al Filarmonico di Verona.

Il 2015 lo ha visto protagonista di felici debutti come Cavalleria rusticana e L’amor brujo al Teatro Filarmonico di Verona, Aida al Teatro dell’Opera di Roma, Madama Butterfly al Teatro la Fenice di Venezia oltre al debutto americano con Rigoletto al Festival di Santa Fe in New Mexico dove tornerà nel 2018 per una nuova produzione di Madama Butterfly.

Reduce del successo americano ha quindi diretto un concerto al Teatro alla Scala di Milano con l’Orchestra LaVerdi per poi inaugurare anche la stagione autunnale in Auditorium a Milano con una serie di concerti sinfonici, la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi e un gala lirico sinfonico al Musikverein di Graz con il soprano Anna Netrebko.

Tra gli impegni del 2016: Francoforte per Oberto, conte di San Bonifacio, in tournée in Korea e Giappone per una serie di concerti con Anna Netrebko, a Tokyo con per una produzione di Andrea Chenier, al Teatro dell’Opera di Roma con un nuovo allestimento di Traviata per poi debuttare al Rossini Opera Festival con il Ciro in Babilonia per la regia di Davide Livermore.

Seguiranno poi Madama Butterfly al Teatro Massimo di Palermo e Manon Lescaut di G. Puccini con Anna Netrebko al Teatro Bolshoi di Mosca e Trovatore a Francoforte.

Sito personale: http://www.jaderbignamini.it/

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Emanuele Arciuli…

Emanuele Arciuli suona regolarmente per alcune fra le maggiori istituzioni musicali. In Italia, ad esempio, collabora  con orchestre come la OSN della Rai, il Maggio Musicale Fiorentino, La Fenice di Venezia, il Comunale di Bologna, il Teatro Petruzzelli di Bari e l’Orchestra Verdi di Milano; suona in recital al Teatro alla Scala di Milano, al San Carlo di Napoli, per l’Arena di Verona, gli Amici della Musica di Firenze, l’Unione Musicale di Torino, la IUC di Roma etc. È stato invitato da festival come “A.Benedetti Michelangeli di Brescia e Bergamo”, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Settembre Musica di Torino, Ravenna, Ravello, RedCats di Los Angeles, Miami Piano Festival etc.  Il suo impegno nella musica contemporanea lo porta ad esibirsi regolarmente nelle maggiori rassegne (Milano Musica, Biennale di Venezia, Nuova Consonanza di Roma etc.).

Tra le orchestra con cui ha suonato in ambito internazionale, ricordiamo Rotterdam Philharmonic, Brussel Philharmonic, Residentie Orkest Den Haag al Concertgebouw di Amsterdam, RTSI di Lugano, Tonkünstler di Vienna (al Musikverein, per Wien Modern), Filarmonica di San Pietroburgo, Saint Paul Chamber Orchestra, Indianapolis Symphony Orchestra e molte altre.

Fra i direttori con cui collabora citiamo Roberto Abbado, Andrei Boreyko, Petr Altrichter, Yoel Levi, Brad Lubman, Wayne Marshall, James MacMillan, Kazushi Ono, Zoltan Pesko, Emilio Pomarico, Stefan Reck, Jonathan Stockhammer, Arturo Tamayo, Mario Venzago. Attivo anche in ambito cameristico, collabora regolarmente con Massimo Quarta, Sonia Bergamasco, Andrea Rebaudengo.

Accanto al repertorio più tradizionale, che continua a frequentare con assiduità, Emanuele suona moltissima musica del nostro tempo. Ha eseguito in prima assoluta oltre quindici nuovi concerti per pianoforte e orchestra, molti dei quali scritti per lui. Più di cinquanta, infine, le pagine pianistiche composte per lui da autori come George Crumb, Milton Babbitt, Frederic Rzewski, Michael Nyman, Michael Daugherty, William Bolcom, John Harbison, Aaron Jay Kernis per citarne solo alcuni. Il progetto ‘round Midnight, eseguito fra l’altro al Miller Theater di New York, e commissionato da CCM di Cincinnati, ha ottenuto una attenzione vastissima a livello internazionale.

Il suo interesse per la musica americana si è concretizzato in un libro, Musica per pianoforte negli Stati Uniti (Edt) e in numerose lezioni, sia radiofoniche – per Rai Radio3, che televisive – per Sky Classica.

Profondamente coinvolto nella cultura degli indiani d’America, infine, ha avviato da anni una serie di collaborazioni con tutti i maggiori compositori nativi che hanno scritto per lui pagine pianistiche e un concerto per pianoforte e orchestra (Louis W. Ballard e Brent Michael Davids, Indiana Concerto, eseguito a Indianapolis nel 2008). Recentissima testimonianza di questa passione, che si estende all’arte visiva, è il libro Per i sentieri dell’arte nativa americana, pubblicato da Caratteri Mobili.

Nel 2011 gli è stato conferito il premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati” come miglior solista dell’anno. Tra gli altri riconoscimenti, una nomination per i Grammy Award per il cd dedicato a George Crumb.

Tiene un blog sul Giornale della Musica on line; incide per Stradivarius, Chandos, Vai, Innova Records, Bridge.

Docente di pianoforte al Conservatorio “Piccinni” di Bari, tiene regolarmente workshop per numerose università degli Stati Uniti, dove si reca dal 1998 ed ha tenuto oltre quaranta tournée..

Sito personale: http://www.emanuelearciuli.com/

 

“Emanuele Arciuli – 48 video”:

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

“Sinfonia n. 2 “The Age of Anxiety”” by Leonard Bernstein (Lukas Foss, Leonard Bernstein, Israel Philharmonic Orchestra):

“Sinfonia n. 2 “The Age of Anxiety”” by Leonard Bernstein (Krystian Zimerman and Leonard Bernstein):

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«Questo stupefacente paesaggio sembra composto da Poussin e disegnato da Michelangelo. L’autore del Fidelio e della Sinfonia Eroica vuol dipingere la calma della campagna, i dolci costumi dei pastori. Ma intendiamoci: non si tratta dei pastori rosei e agghindati di Florian, ancor meno di quelli di Lebrun, autore del Rossignol, o di quelli di J.J. Rousseau, autore del Devin du village. Qui si tratta della natura vera. […]… quelle immagini parlanti!… quei profumi!… quella luce!… quel silenzio eloquente!… quei vasti orizzonti!… quegl’incantati recessi nei boschi!… quelle messi d’oro!… quelle nubi rosee, macchie erranti del cielo!… quella pianura immensa dormiente sotto i raggi del mezzogiorno!… L’uomo è assente!… Solo la natura si svela e s’ammira… E questo riposo profondo di tutto ciò che vive!… questa vita deliziosa di tutto ciò che riposa!… Il ruscello fanciullo che corre zampillando verso il fiume!… il fiume padre delle acque che in un silenzio maestoso discende verso il grande mare!… Poi interviene l’uomo, l’uomo dei campi, robusto, religioso… i suoi giochi gioiosi interrotti dal temporale… i suoi terrori… il suo inno di riconoscenza…

Velatevi il volto, poveri grandi poeti antichi, poveri immortali; il vostro linguaggio convenzionale, così puro, così armonioso, non saprebbe lottare contro l’arte dei suoni. Siete dei vinti gloriosi, ma dei vinti! Voi non avete conosciuto quel che noi oggi chiamiamo la melodia, l’armonia, le associazioni di timbri diversi, il colorito strumentale, le modulazioni, i sapienti conflitti dei suoni nemici che si combattono prima per poi abbracciarsi, le nostre sorprese dell’orecchio, i nostri strani accenti che fanno risuonare le profondità più inesplorate dell’anima. Il balbettio dell’arte puerile che voi chiamavate “musica” non ve ne poteva dare un’idea; voi soli eravate per gli spiriti colti i grandi melodisti, gli armonisti, i maestri del ritmo e dell’espressione.

Ma queste parole nelle vostre lingue avevano un senso molto diverso da quello che noi diamo loro oggi. L’arte dei suoni propriamente detta, indipendente da tutto, è nata ieri; è appena adulta, ha ventanni. È bella, è onnipotente; è l’Apollo Pizio dei moderni. Le dobbiamo un mondo di sentimenti e di sensazioni che restò chiuso per voi. Sì, grandi poeti adorati, siete vinti: Inclyti, sed victi.», Uno stupefacente paesaggio di Hector Berlioz

 

La sesta sinfonia di Ludwig van Beethoven in fa maggiore op. 68, detta “Pastorale“, fu concepita probabilmente nel 1802, anno in cui era stato eseguito, per la prima volta, l’oratorio di Haydn, Le Stagioni, nel quale erano descritti paesaggi naturali e la vita campestre. Il manoscritto originale si trova nella Beethovenhaus.

La sinfonia, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumovsky, fu iniziata nell’estate del 1807 e, terminata nel mese di maggio del 1808, fu eseguita per la prima volta, sotto la direzione di Beethoven, insieme alla Quinta e ad altri lavori in un lunghissimo concerto tenuto a Vienna, al Theater an der Wien, il 22 dicembre 1808. L’accoglienza del pubblico fu piuttosto fredda anche per la lunga durata dell’Accademia che comprendeva, oltre alle due sinfonie, una Scena e aria, cantata da Mademoiselle Killishky, un Gloria, il Concerto n. 4 op. 58 per pianoforte e orchestra, un Sanctus con solista e coro e la Fantasia op. 80 per coro, pianoforte e orchestra. A tale proposito è significativo quanto scrisse il compositore Johann Friedrich Reichardt che, ospite del principe Lobkowitz, assistette al concerto: “Vi siamo stati a sedere dalle sei e mezza fino alle dieci e mezza in un freddo polare, e abbiamo imparato che ci si può stufare anche delle cose belle. Il povero Beethoven, che da questo concerto poteva ricavare il primo e unico guadagno di tutta l’annata, aveva avuto difficoltà e contrasti nell’organizzarlo. […] Cantanti e orchestra erano formati da parti molto eterogenee. Non era stato nemmeno possibile ottenere una prova generale di tutti i pezzi, pieni di passi difficilissimi. Ti stupirai di tutto quel che questo fecondissimo genio e instancabile lavoratore ha fatto durante queste quattro ore. Prima una Sinfonia Pastorale o ricordi della vita campestre pieni di vivacissime pitture e di immagini. Questa Sinfonia Pastorale dura assai di più di quanto non duri da noi a Berlino un intero concerto di corte. […] Poi, come sesto pezzo, una lunga scena italiana […] Settimo pezzo: un Gloria, la cui esecuzione è stata purtroppo completamente mancata. Ottavo brano: un nuovo concerto per pianoforte e orchestra di straordinaria difficoltà […]. Nono pezzo: una Sinfonia [la Sinfonia n. 5 op. 67]. Decimo pezzo: un Sanctus […]. Ma al concerto mancava ancora il “gran finale”: la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra. Stanchi e assiderati, gli esecutori si smarrirono del tutto”.

Lo stesso Beethoven evidenziò le difficoltà incontrate per l’esecuzione del suo concerto, ma scrisse anche che il pubblico lo aveva gradito; leggiamo, infatti, in una lettera del 7 gennaio 1809: “Ci sarà forse qualche articolo offensivo sulla Musikalische Zeitung (Gazzetta musicale) a proposito del mio ultimo concerto. Io non pretendo che si sopprima tutto quello che si dice e fa contro di me, ma occorre sapere che qui nessuno ha più nemici di me; e lo si capisce tanto meglio quando si vede quanto vada peggiorando lo stato della musica. Abbiamo direttori che ne capiscono di direzione tanto quanto ne capiscono di educazione – e al Theater an der Wien c’è veramente di peggio – è lì che ho dovuto dare il mio concerto e mi hanno piazzato ostacoli da tutte le parti. Mi hanno giocato un orribile scherzo, per puro odio nei  miei confronti, perché il signor Salieri ha minacciato di espulsione tutti i musicisti della sua compagnia che avessero suonato per me; eppure, malgrado alcuni gravi errori che non potevo prevenire, il pubblico ha accolto tutto con il più grande entusiasmo. Ciò nonostante, gli scribacchini non mancheranno di scrivere robaccia contro di me nella Musikalische Zeitung. Gli orchestrali erano particolarmente furiosi perché soltanto per incuria sono stati commessi errori proprio nel pezzo più semplice e facile. D’un tratto io ho ordinato loro di fermarsi e ho gridato: ”ricominciamo”. Una cosa del genere lì non era mai accaduta prima. Il pubblico ha testimoniato tutto il suo compiacimento”.

Ludwig van Beethoven a quell’epoca passava molto tempo in campagna e ne era affascinato. Lo stare a contatto con la natura lo colpiva nell’intimo creandogli quell’immenso piacere e gioia di partecipare in prima persona alla vita campestre, quel cercare in essa il raggiungimento della pace. Dai suoi trascorsi ricordi nasce la Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68, composta in contemporanea, tra il 1807 e il 1808, con la Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67 (anch’essa eseguita nel medesimo concerto del 22 dicembre del 1808). Beethoven volle mettere anche un sottotitolo all’opera, che chiamò “Pastorale”, così come aveva fatto anche precedentemente con la Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore op.55 “Eroica”; per evitare dubbi in merito al fatto che i temi della sinfonia non erano per niente descrittivi, volle aggiungere al sottotitolo: “più espressione del sentimento che pittura“. Ed è con questo spirito che Beethoven compose la Sesta Sinfonia.

 

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 20/22.III.1944):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & André Cluytens – Studio recording, Berlin, 2, 3 & 9.III.1960):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (New Philharmonia Orchestra & Otto Klemperer – Royal Festival Hall London):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Arturo Toscanini – January 8, 1938):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Bruno Walter, 1958):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Philadelphia Orchestra & Bruno Walter – Studio recording, Philadelphia, 10 & 12.I.1946):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Bernard Haitink):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Karl Böhm):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland, 20 & 21.I.1962):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Berlin Philharmonic & Wilhelm Furtwangler – Live Recording, May 23, 1954):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Philharmonia Orchestra & Herbert von Karajan, conductor – London, 09.-10.XII.1953):


Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Boston Symphony Orchestra & Leonard Bernstein):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim – Royal Albert Hall, 23 July 2012):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Filarmonica della Scala di Milano & Riccardo Muti):


L’ interminabile dibattito sul valore da attribuire al programma della Pastorale ebbe origine probabilmente in questa natura ambigua della Sinfonia. Beethoven s’invaghì del progetto ardito e sperimentale di comporre una Sinfonia cercando uno stile di mezzo tra l’antico e il moderno, inoltrandosi su un sentiero radicalmente nuovo anche per lui. L’autore era consapevole che il suo progetto non era facile da comprendere e si premurò di aggiungere, nel manoscritto della Sinfonia usato per la prima esecuzione, avvenuta a Vienna il 22 dicembre 1808, la definizione divenuta celebre “Sinfonia pastorella – mehr Ausdruck der Empfìndung als Malerey” (più espressione del sentimento che pittura).

La Sinfonia “Pastorale”, innovativa rispetto al periodo in cui fu composta, è costituita da cinque movimenti piuttosto che dai quattro tipici dell’era classica e a ciascuno di essi è stato attribuito da Beethoven un titolo programmatico. Nell’ordine i titoli sono: Risveglio di piacevoli sentimenti all’arrivo in campagna; Scena al ruscello; Allegra riunione di gente di campagna; Tempesta; Canzoni di pastori e sentimenti piacevoli e di ringraziamento dopo la tempesta. La natura sembra, quindi, protagonista dell’opera, ma solo nel modo in cui può essere vista e sentita dall’uomo e, come tale, per la sua capacità di suscitare sentimenti benevoli e sereni.

La Pastorale è articolata sulla carta in cinque movimenti, ma in effetti la struttura complessiva della Sinfonia è percepibile in due metà chiaramente distinte. La prima parte è formata dai due movimenti iniziali, l’arrivo in campagna e la scena al ruscello, indipendenti l’uno dall’altro; la seconda invece corrisponde alla sequenza ininterrotta degli ultimi tre movimenti, che configurano nel loro insieme un percorso narrativo unico.

I movimenti:

  • I° movimento (allegro ma non troppo). Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna: è un tema dolce, senza contrasti per cui la musica produce solo emozioni piacevoli al risveglio in campagna; il tema è tratto da un canto popolare croato di netto sapore campagnolo: lo studioso croato Kuhac riprodusse tale breve motivo (denominato Sirvonja) in una sua raccolta del 1887. Altri autori invece osservano che il tema, per quanto fortemente rassomigliante al motivo croato, presenta tuttavia delle lievi differenze rispetto a quest’ultimo ed è pertanto da ritenersi originale o quanto meno trasfigurato; altri autori invece sostengono che negli appunti di Beethoven non compaiono notazioni né abbozzi in merito a tale lied croato, né il nome di Beethoven figura tra i visitatori della biblioteca che raccolse i canti croati ed invece appare più documentabile una ispirazione beethoveniana più legata alle suggestioni derivanti dalle partiture tipo Portrait musical de la Nature di Knecht o le composizioni dell’abate Vogler o le cosiddette sinfonie caratteristiche che circolavano a Vienna all’epoca, in cui tra l’altro non compare traccia del lied tra le esecuzioni dell’epoca.
  • II° movimento (andante molto mosso). Scena al ruscello: una scena prettamente idilliaca tutta incentrata al ruscello con i suoi abituali frequentatori; qui prende vigore il cinguettio degli uccelli, imitati dal flauto, dall’oboe, dal clarinetto. Questa scena rappresenta in sintesi il cuore della sinfonia stessa e non a torto Beethoven tenne a dire: gli uccelli che cantavano intorno prendevano parte alla composizione;
  • III° movimento (allegro). Lieta brigata di campagnoli, scherzo: danze con suoni di pifferi e cornamusa dei contadini in festa, introducono così quella festosa riunione dei contadini;
  • IV° movimento (allegro). Il temporale: è l’imprevisto passaggio di un temporale che scatena una tempesta, dove il realismo diventa imperante con il prorompere dei timpani, delle trombe e l’entrata dei tromboni, strumenti usati per la prima volta nella sinfonia, con i bassi che avvisano il suo arrivo, il calare e scendere della musica fino all’innalzamento finale per poi scemare man mano al ritorno della calma.
  • V° movimento (allegretto). Canto pastorale: sentimenti di gioia e di riconoscenza dopo il temporale: l’atto finale, infine, affidando al clarinetto l’ingresso del tema, porta alla conclusione dell’opera; ora il ringraziare e gioire, perché la tempesta ormai è solo un ricordo, si riallaccia al tema del primo movimento in cui l’uomo si sveglia e dialoga con la natura. L’opera si conclude con una coda che, secondo Antony Hopkins, presenta la musica più bella della sinfonia. Particolarmente suggestiva è, infatti, in questa parte conclusiva, la ripresa del tema inpianissimo e sottovoce, enfatizzata da un leggero rallentamento del tempo.

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Written by mara

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