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A La Verdi Giuseppe Albanese con Beethoven Concerto per pianoforte n. 2

La musica costituisce una rivelazione più alta di qualsiasi filosofia“, Ludwig van Beethoven

25° Concerto della Stagione Sinfonica 2017

 

Dal palco de La Verdi una serata dedicata al grande genio di Ludwig van Beethoven e Wolfgang Amadeus Mozart. La Verdi, con protagonista il noto Direttore Gaetano d’ Espinosa e il brillante pianista Giuseppe Albanese, propone il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Ouverture Leonore III op. 72

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Si bemolle maggiore op. 19

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Wolfgang Amadeus Mozart, Sinfonia n. 41 in Do maggiore K 551

 

QUANDO:

Venerdì 23 Giugno 2017, Ore 20.00

Domenica 25 Giugno 2017, Ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Giuseppe Albanese

Direttore, Gaetano d’ Espinosa

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A al costo di € 36,00
Settore B al costo di € 27,00
Settore C al costo di € 21,00
Settore D al costo di € 16,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Giuseppe Albanese…

giuseppe-albanese

Tra i più richiesti pianisti della sua generazione, Giuseppe Albanese debutta nel 2014 su etichetta Deutsche Grammophon con un concept album dal titolo “Fantasia”,  con musiche di Beethoven, Schubert e Schumann.

Di recente pubblicazione (novembre 2015) il nuovo album – sempre per Deutsche Grammophon – dal titolo “Après une lecture de Liszt” interamente dedicato al compositore ungherese.

Invitato per recital e concerti con orchestra da autorevoli ribalte internazionali quali – tra gli altri – il Metropolitan Museum, la Rockefeller University e la Steinway Hall di New York; l’Auditorium Amijai di Buenos Aires; il Cenart di Mexico City; la Konzerthaus di Berlino; la Laeisz Halle di Amburgo; la Philharmonie di Essen; il Mozarteum di Salisburgo; St. Martin in the Fields e la Steinway Hall di Londra; la Salle Cortot di Parigi; la Filarmonica di San Pietroburgo; la Filharmonia Narodowa di Varsavia; la Filarmonica Slovena di Lubiana; la Gulbenkian di Lisbona, ha collaborato con direttori di livello internazionale del calibro di Christian Arming, James Conlon, Lawrence Foster, Will Humburg, Dmitri Jurowski, Julian Kovatchev, Alain Lombard, Nicola Luisotti, Othmar Maga, Fabio Mastrangelo, Henrik Nanasi, Anton Nanut, Tomas Netopil, Daniel Oren, George Pehlivanian, Donato Renzetti, Alexander Sladkowsky, Hubert Soudant, Pinchas Steinberg, Michel Tabachnik, Jeffrey Tate, Jurai Valcuha, Jonathan Webb ecc.

Tra i festival, di particolare rilievo gli inviti al Winter Arts Square di Yuri Temirkanov a San Pietroburgo, al Castleton di Lorin Maazel (USA), all’Internazionale di Brescia e Bergamo e al MiTo SettembreMusica, oltre al Mittlefest, il Festival di Colmar, En Blanco y Negro di Mexico City, il Festival di Sintra (Portogallo), il Tongyeong Festival (Corea).

In Italia ha suonato per tutte le più importanti stagioni concertistiche (incluse quelle dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia e della RAI di Torino) e in tutti i più importanti teatri.

Negli ultimi tempi il Mº Albanese si è distinto per essere stato l’unico pianista ad essere invitato a suonare in ben undici delle tredici Fondazioni Liriche italiane: il Petruzzelli di Bari, il Comunale di Bologna, il Teatro Lirico di Cagliari, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Carlo Felice di Genova, il Teatro San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo, il Teatro dell’Opera di Roma, il Verdi di Trieste, la Fenice di Venezia, l’Arena di Verona.

Prima di “Fantasia” e “Après une lecture de Liszt”, Albanese ha riscosso singolare successo con il CD monografico con musiche di Debussy pubblicato a gennaio 2012 per il mensile “Amadeus” in occasione dell’anniversario dei 150 anni della nascita del compositore francese. Il suo CD “1900 – Yearbooks of 20th Century Piano, dedicato all’anno solare 1900 e contenente musiche di Skrjabin, Szymanowski, MacDowell e la prima registrazione assoluta delle Variazioni di Bartók è stato recensito come CD del mese dal mensile Suonare News e 5 stelle sia nel giudizio tecnico che artistico dal mensile Amadeus. Le Variazioni di Bartók saranno presto pubblicate da Decca Classics (febbraio 2016).

Già “Premio Venezia” 1997 (assegnato all’ unanimità da una giuria presieduta dal Mº Roman Vlad) e Premio speciale per la miglior esecuzione dell’opera contemporanea al “Busoni” di Bolzano, Albanese vince nel 2003 il primo premio al “Vendome Prize” (presidente di giuria Sir Jeffrey Tate) con finali a Londra e Lisbona: un evento definito da Le Figaro “il concorso più prestigioso del mondo attuale”.

Albanese è laureato in Filosofia col massimo dei voti e la lode (con dignità di stampa della tesi sull’ Estetica di Liszt nelle “Années de Pèlerinage”) ed a soli 25 anni è stato docente a contratto di “Metodologia della comunicazione musicale” presso l’Università di Messina.

Sito personale: https://giuseppealbanese.com/

 

Giuseppe Albanese plays Liszt’s Piano Concerto No. 1 LIVE“:

Giuseppe Albanese plays Debussy’s Suite bergamasque Clair de lune“:

Giuseppe Albanese plays Rachmaninoff’s Rhapsody on a theme by Paganini Op. 43/em>”:

Giuseppe Albanese plays Rachmaninoff’s Second Piano Concerto in C minor Op. 18/em>”:

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Gaetano d’ Espinosa…

gaetano-despinosa

“Gaetano d’ Espinosa è uno dei più grandi talenti direttoriali degli ultimi anni” (Fabio Luisi)

 

Gaetano d´Espinosa, classe 1978, dalla stagione 2013/2014 è di Direttore Principale Ospite dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi.

È considerato uno dei direttori d´orchestra più promettenti della nuova generazione. Nato e cresciuto a Palermo, ha studiato violino con Mihal Spinei e composizione con Turi Belfiore. In seguito si è perfezionato con Salvatore Accardo all´accademia “Walter Stauffer” di Cremona.

Dal 2001 al 2008 è stato Konzertmeister della Staatskapelle di Dresda, con cui ha anche eseguito, in veste di solista, il suo Concerto per violino e orchestra d´archi sotto la direzione di Christian Arming. A questo periodo risalgono anche il suo debutto come direttore d´orchestra alla Konzerthaus di Berlino e l´incontro determinante con Fabio Luisi, che lo invita come suo assistente a Vienna e più tardi al Pacific Music Festival di Sapporo, in Giappone.

Nel maggio 2010 debutta con grande successo alla SemperOper di Dresda con La Traviata; dirige inoltre la Philharmonia di Praga, la Filarmonica di Poznan, le Orchestre da camera di Dresda e Berlino, la Brandenburgisches Staatsorchester, la Thüringen-Philharmonie e la Kremerata Baltica.

È questo l’inizio di una folgorante carriera che lo porta, in meno di due anni, a essere invitato a dirigere: Kremerata Baltica, Opera de Lyon, Graz Oper, Prague Philharmonia, Poznan Philharmonic, Dresden Chamber Orchestra, Orchestra di Santa Cecilia Roma, Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, Orchestra del San Carlo di Napoli, Orchestra del Massimo di Palermo, Orchestra della Fenice di Venezia, Kammerorchest Berlin, NHK Symphony Orchestra Tokyo, Gunma Symphony Orchestra, Osaka Japan Century Orchestra, Tokyo Metropolitan Symphony, Maggio Musicale Fiorentino, Opera de Limoges, Orchestre de Chambre de Lausanne, Orchestre de l’Ile de France, Symphonieorchester Basel, Bamberger Symphoniker.

Ha diretto laVerdi al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 2011.

Nella stagione 2011/12 debutta con due nuove produzioni all’Opera di Graz, dirigendo Otello e Maria Stuarda; dirige poi concerti a Praga, Trieste, Venezia, Genova, Poznan e una nuova produzione del Trittico a Lione.

Nell’ estate 2013 ha diretto Cavalleria Rusticana alle Terme di Caracalla, mentre proprio in questo periodo è reduce da un tour di successo in Giappone che lo ha visto anche protagonista per la seconda volta in carriera alla guida della NHK Symphony Orchestra di Tokyo.

Ha diretto Traviata e una nuova produzione di Norma al Teatro La Fenice di Venezia. Inoltre dirigerà Rigoletto al Teatro dell’Opera di Roma.

Tra I suoi recenti impegni notiamo il ritorno all’ Orchestra Sinfonica della RAI (marzo 2016), il debutto con l’Orchestra Regionale della Toscana e la partecipazione al Nagoya Festival in Giappone per la produzione di Flauto Magico (agosto /settembre 2016).

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

Ancor più celebre è l’ ouverture Leonore, terza delle quattro che Beethoven scrisse per premetterle alla sua opera. Scartata una prima partitura a sé stante, detta poi Leonore n. 1, la Leonore n. 2 venne eseguita con la versione 1805 dell’opera; ma, in vista della revisione del 1806, l’autore sottopose a modifiche anche questa pagina, giungendo al capolavoro della Leonore n. 3, eseguita appunto con la versione 1806.

 

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Otto Klemperer, direttore & Berlin State Opera Orchestra):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (The Amnesty International Concert: Leonard Bernstein, direttore & Bavarian Broadcast Symphony Orchestra – 17/10/1976):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Registrazione storica: Hans Knappertsbusch, direttore & Vienna Philharmonic Orchestra – Theater an der Wien, 31.03.1962):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Herbert von Karajan, direttore & Concertgebouw Orkester, Amsterdam – Studio Recording, Amsterdam, 1943):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Claudio Abbado, direttore & Wiener Philharmoniker):

 

L’ouverture è in forma sonata, preceduta da una introduzione lenta, si apre con un colpo di timpano, cui segue un lento diminuendo; questo Adagio presenta una delle caratteristiche più fascinose della pagina, quella di non puntare su temi fortemente scanditi e definiti, ma su temi che nascono e finiscono in dissolvenze.

L’ ambientazione dell’introduzione viene spezzata dal seguente Allegro, dove un tema fortemente ritmato da sincopi insistenti, esposto dagli archi in pianissimo, viene ripetuto da tutta l’ orchestra; i corni portano a un secondo tema lirico e contrastante.

Sempre le sincopi del primo tema proseguono per tutto l’ andamento dello sviluppo che viene interrotto per due volte ravvicinate da uno squillo di tromba in lontananza; è lo squillo che, nell’ opera, annuncia l’ arrivo del ministro e dunque l’ improvvisa soluzione della vicenda. Ma è solo una premonizione, perché il tema in sincopi riprende la sua strada (con un episodio del flauto) e giunge così ad affermarsi nuovamente e in modo più definito con l’ inizio della riesposizione. Riascoltiamo quindi la parentesi del secondo tema e gli intrecci ritmici di cui si diceva.

Dovrebbe seguire a questo punto la sezione della coda; ma Beethoven preferisce dilazionarla con un nuovo diversivo, il ritorno del tema dell’aria di Florestano già udito nell’introduzione lenta, cui segue l’invocazione sospesa dei legni. È una progressiva impennata dei violini e poi di tutti gli archi a condurre alla coda.

La conclusione trionfale indica il percorso dalla prigionia verso la libertà.

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Benché pubblicato da Hoffmeister di Lipsia alla fine del 1801 e quindi dopo il Concerto in do maggiore il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 di Ludwig van Beethoven fu scritto qualche anno prima, tra il 1795 e il 1798.

Il manoscritto originale (non completo nella parte del pianoforte) è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Gli abbozzi si trovano in un quaderno del 1798 descritto dal Nottebohm, contenente fra l’altro anche quelli del Quartetto in re maggiore op. 18 n. 3, della canzone Der Kuss, dell’ Opferlied (seconda redazione), del Rondò per pianoforte in sol maggiore op. 51 n. 2.

Considerato il n. 1 come anno d’età dei concerti scritti da Beethoven per pianoforte, entra di prepotenza tra i migliori componimenti per tale strumento. 

La prima esecuzione in pubblico avvenne il 29 marzo del 1795 al Burgtheater di Vienna ed ebbe Antonio Salieri come direttore d’orchestra e Ludwig van Beethoven come pianista.

Il concerto venne successivamente rielaborato e riproposto a Praga nel 1798 per poi subire un’altra correzione nel 1801 ed è quella definitivamente giunta a noi.

 

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia with Neville Marriner conducting the Academy of St. Martin in the Fields):


“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy with the London Philharmonic Orchestra conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis; Recorded: 2008):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Wiener Philarmoniker – Hans Schmidt – Isserstedt; rec. 1959):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – Bernard Haitink Conducts the Royal Concertgebouw Orchestra):

“Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Ludwig van Beethoven (From the Klavierfestival Ruhr in the Jahrhunderthalle Bochum: Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Adagio
  3. Rondò: Molto allegro

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in si bemolle maggiore op. 19 si apre con un vivace Allegro con brio. Si nota un fitto lavoro di intaglio e di recupero del materiale secondo lo stile di Haydn o di Mozart. Alcuni elementi sono ancora di retaggio «galante». Colpisce il taglio del Concerto, pensato per il pubblico, con soluzioni brillanti e di sicuro effetto affidate all’orchestra e largo spazio per il virtuosismo dell’esecutore, mai comunque fine a se stesso.

Dal punto di vista del ruolo del solista la figura del pianoforte non è mai preponderante rispetto all’orchestra: non esiste un vero e proprio primo tema pianistico; anche il secondo gruppo tematico è affidato prima all’orchestra e solo in seconda battuta alla voce del solista.

Il secondo movimento è un Adagio. La voglia di far cantare il pianoforte emerge nel secondo movimento, dove si fa largo un tema lineare e rassicurante ma al centro della scena non c’è solo il pianoforte, perché l’orchestra assume un ruolo dialogante, capace di dare spessore emotivo alle riflessioni del solista: nell’ apparizione del flauto che chiude il movimento si avvertono già i toni bucolici della Sinfonia Pastorale.

La fisionomia del tema principale, in mi bemolle maggiore, è svelata solo poco per volta prendendo forma progressivamente. Il tema, intonato sottovoce da archi e fagotti, non viene esposto nella sua interezza. Beethoven aspetta il pianoforte per riavviare il tema e questa volta esporlo in tutta la sua interezza.

L’ultimo movimento è un Rondò in tempo Allegro molto. Già all’inizio il tema principale, esposto dal pianoforte, rivela la sua natura imprevedibile e un po’ umoristica; l’orchestra risponde subito con lo stesso spirito.

Il primo dei due episodi solistici consiste in un breve motivo rimbalzante e ritmico che trascina anche l’orchestra in uno scambio di dialoghi serrato.

Dopo il ciclico ritorno del tema principale del rondò, il secondo episodio solistico ancora una volta porta una ventata di estro e freschezza: in modo minore, appare come un misterioso canto tzigano che attrae e conquista.

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La Sinfonia n. 41 in Do maggiore K 551, anche nota come Jupiter, è l’ultima sinfonia attribuita a Wolfgang Amadeus Mozart. Essa è l’ultima di un ciclo di tre sinfonie (le altre sono la n. 39 e la n. 40) composte in rapida successione durante l’ estate del 1788.

L’ estate del 1788 fu una stagione particolarmente prolifica per Mozart. La Sinfonia n. 39 fu completata il 26 giugno, seguita dalla celebre n. 40, ultimata il 25 luglio, e infine dalla n. 41, terminata invece il 10 agosto, a Vienna. Nello stesso periodo Mozart era impegnato a comporre i Trii per pianoforte in Mi maggiore e Do maggiore, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 16, e una sonatina per violino.

Non è possibile stabilire se la sinfonia sia mai stata eseguita prima della morte del compositore. Secondo Deutsch, nel periodo di composizione di quest’opera, Mozart si stava preparando ad eseguire i cosiddetti “Concerti nel Casino”, in occasione dell’ inaugurazione di un nuovo casino nella Spiegelgasse a Vienna, il cui proprietario era Philipp Otto. Mozart aveva anche mandato alcuni inviti per questa serie di concerti al suo amico Michael von Puchberg. È però impossibile stabilire se i concerti si siano effettivamente tenuti, o se siano stati cancellati per mancanza di interesse.

CURIOSITÀ

Il titolo, col suo rimando mitologico a Giove, non fu assegnato dal compositore ma probabilmente dal violinista e impresario londinese Johann Peter Salomon, allo scopo di evidenziare il carattere grandioso e divino che caratterizza quest’ultima composizione strumentale di Mozart. Un appellativo che da allora non ha più abbandonato questa partitura e illustra bene la suprema armonia nella quale coesistono perfezione della forma e trasparenza della scrittura.

 

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Philharmonic-Symphony Orchestra of New York, Bruno Walter, 1945):

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Wiener Philharmoniker, David Oistrakh, Live recording, Vienna, 28.V.1972):

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Ferenc Fricsay):

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Koninklijk Concertgebouworkest, Karl Böhm, Studio recording, Amsterdam):

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Eugen Jochum 1981):

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Moscow Chamber Orchestra, Conductor Rudolph Barshai (founder of the MCO)):

Sinfonia n. 41 in do maggiore K. 551“Jupiter”” by Wolfgang Amadeus Mozart (Berliner Philharmoniker, Eugen Jochum, Studio recording, Berlin, 19 & 23.VI.1941):

La strumentazione prevede: flauti, due oboi, due trombe, due fagotti, due corni, timpani e archi.

Con la “551” Mozart pose fine al suo interesse per il genere sinfonico, al quale si era avvicinato per la prima volta a Londra nel 1764. Numero e successione dei tempi sono quelli previsti dalla tradizione settecentesca: Allegro vivace, Andante cantabile, Menuetto, Allegro molto.

Come nella sinfonia n. 40, anche qui non è presente un’introduzione. Un attacco iniziale deciso definisce l’atmosfera dell’ allegro vivace che si apre con tre possenti rintocchi, cui rispondono i violini con un inciso esitante in un ritmo puntato: dalla fusione dei due elementi contrastanti nasce il primo tema, ripreso trionfalmente “a piena orchestra”. Dopo una sezione di transizione fa la sua apparizione il secondo tema proposto dai violini. Lo sviluppo inizia proprio con rielaborazioni del secondo tema cui si oppone il motivo iniziale in un gioco delle parti di perfetto equilibrio, finchè, con la ripresa, il primo tempo si conclude con un’energica e gioiosa fanfara.

L’ andante è una pagina di intenso pathos che si colloca ai vertici dell’arte mozartiana. Nell’ esposizione compaiono tre nuclei tematici: un primo cantabile, un secondo più agitato, un terzo aperto e caldo. Lo sviluppo è totalmente dominato dalla seconda idea tematica fino a quando ricompare, ampia e rassicurante, la terza idea che introduce la ripresa, ricca di variazioni e ampliata da una coda di notevoli dimensioni.

Il minuetto è costituito da una serie di temi semplici che ci riportano ad una certa tranquillità.

Il finale attacca con un tema di fuga che sarà ripreso più volte con modifiche contrappuntistiche e si arricchisce di espressione nel suo ripetersi.

CURIOSITÀ

Nel suo celebre film “Manhattan”, Woody Allen cita il secondo movimento di questa sinfonia nel suo personale elenco delle “cose per cui vale la pena vivere”.

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Written by mara

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