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A La Verdi Giuseppe Andaloro con Beethoven Concerto per pianoforte n. 1

La musica costituisce una rivelazione più alta di qualsiasi filosofia“, Ludwig van Beethoven

31° Concerto della Stagione Sinfonica 2017

 

Dal palco de La Verdi una serata dedicata al grande genio di Ludwig van Beethoven e Johannes Brahms. La Verdi, con protagonista il grande Direttore Elio Boncompagni e il brillante pianista Giuseppe Andaloro, propone il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in Do maggiore op. 15

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Johannes Brahms, Sinfonia n. 2 in Re maggiore op. 73

 

QUANDO:

Venerdì 10 Novembre 2017, Ore 20.00

Domenica 12 Novembre 2017, Ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Giuseppe Andaloro

Direttore, Elio Boncompagni

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A al costo di € 36,00
Settore B al costo di € 27,00
Settore C al costo di € 21,00
Settore D al costo di € 16,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Giuseppe Andaloro…

Giuseppe Andaloro Pianoforte, Premio Busoni 2005. E’ nato a Palermo il 21.01.1982. Dotato di raro talento musicale, inizia sin da bambino con la Maestra Adriana Mirisola lo studio della musica e del pianoforte. A 10 anni continua lo studio con la pianista Costance Channon Douglass e col compositore Giovanni D’Aquila, inoltre segue le masterclasses da allievo effettivo di Bruno Canino, Ennio Pastorino e An Li Pang.

Dai 14 ai 16 anni si perfeziona con il compianto pianista partenopeo Sergio Fiorentino, a 18 anni si diploma con lode e menzione speciale al Conservatorio Verdi di Milano sotto la guida del Maestro Vincenzo Balzani, perfezionandosi a seguire in Musica da Camera presso lo stesso Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e il Mozarteum di Salisburgo.

A 14 anni si aggiudica il Primo premio ai concorsi internazionali “Città di Stresa” e “Pausilypon Denza” di Napoli.

Debutta poi come solista con l’Orchestra sia nella Sala Scarlatti del Conservatorio di Napoli che nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, vince quindi il Primo premio al Concorso Pianistico Internazionale “Francesco Durante” di Frattamaggiore, riceve significativi riconoscimenti ai prestigiosi concorsi internazionali Unisa di Pretoria e Rubinstein di Tel Aviv e vince il Secondo premio (primo premio non assegnato) al concorso di federazione mondiale “Alessandro Casagrande” di Terni.

A 18 anni vince il Primo premio e tutti i premi speciali al Concorso Internazionale “Cidade do Porto”, a seguire il Primo premio al Concorso Pianistico Nazionale “Premio Venezia” col “Premio Speciale Casella” e il Primo premio al Concorso Pianistico Internazionale “Alfredo Casella” di Napoli.

A 19 anni vince il Primo premio al “Sendai International Music Competition” che segna l’inizio di una fortunata carriera musicale in Giappone, con circa 30 tournèe eseguite da allora a fine 2016.

A 20 anni è il primo pianista italiano (rimasto l’unico a tutt’oggi) ad aggiudicarsi il Primo premio al prestigiosissimo “London World Piano Competition” (divenuto a seguire London International Piano Competition).

Nel 2003 si aggiudica il “Rabat Grand Prix de Piano” presieduto da Andrzej Jasinskj.

Nel 2005 trionfa con il Primo premio e tutti i premi speciali al famoso Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano, che lo consacra. E, a conclusione di una straordinaria e fulminante carriera giovanile, nel 2011 ottiene la medaglia d’oro del Primo premio al “Hong Kong International Piano Competition”, con giuria presieduta dal leggendario pianista e direttore d’orchestra Vladimir Ashkenazy.

Si esibisce ai festival mondiali di musica più noti, come il Ruhr Klavier, FestSpiele di Salisburgo, Due Mondi di Spoleto, Enescu di Bucarest, Michelangeli di Brescia e Bergamo, Beirut Al Bustan Festival, Hong Kong Joy Festival, Sendai Classic, Morelia and Mexico City Festival, Ravello, Dszniky-Zdròj Chopin Festival, Praha Festival, Osoro, e nelle sale da concerto tra le più prestigiose, dal Teatro alla Scala di Milano alla Royal Festival Hall di Londra, Parigi Salle Gaveau e Salle Cortot, Parco della Musica di Roma, Auditorium Esplanade di Singapore, Anfiteatro Simon Bolivar di Città del Messico, Tokyo Sumida Triphony e Pablo Casals Hall, in collaborazione ad orchestre e gruppi da camera internazionali, tra cui la London Philharmonic, la NHK Symphony Orchestra di Tokyo, la Philharmonische Camerata Berlin, l’Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, l’Orchestra Giuseppe Verdi di Milano, la London Mozart Players, l’Ochestra Sinfonica del Teatro Massimo di Palermo, l’Orchestra del Teatro San Carlo di  Napoli, la London Chamber Orchestra, l’Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova.

Ha suonato con noti direttori d’orchestra, da Vladimir Ashkenazy a Gianandrea Noseda, Andrew Parrott, Julian Kovatchev, Peter Altrichter, Michael Guttler, Alan Buribayev, Andrew Parrott, Tomasz Bugaj, Giuseppe Lanzetta, Donato Renzetti, Pier Carlo Orizio, Umeda Toshiaki, Ola Rudner, Arturo Molina, Johannes Wildner, Alexander Sladkovsky; e in duo con prestigiosi solisti, da Sarah Chang a Giovanni Sollima e Sergej Krylov, e anche con il noto attore statunitense John Malkovich partecipando a un suo speciale progetto musicale.

E’ stato ospite di varie trasmissioni radiofoniche e televisive in Italia e all’estero, della Radio Vaticana, della BBC Radio 3 di Londra, di Rai Radio 3 e di numerose altre emittenti specializzate in programmi dedicati alla musica classica. Ha inoltre inciso numerosi CD con le maggiori case discografiche internazionali, compreso il più recente “Cruel Beauty” per Sony Classical.

La sua intensa attività è stata riconosciuta con il Premio per Meriti Artistici assegnatogli nel 2005 dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Premio “Elio Vittorini” per la Musica nel 2009 e il Premio “Nino Carloni” per Giovane Esecutore nel 2012.

Il repertorio di Giuseppe Andaloro spazia dal tardo Rinascimento italiano fino alla musica di autori contemporanei come Gyorgy Ligeti e comprende anche le sue due Trascrizioni, per due violoncelli e due pianoforti, de “La Sagra della Primavera” di Igor Stravinskij e de “La Valse” di Maurice Ravel.

Giuseppe Andaloro è stato docente di pianoforte principale presso il Conservatorio “Giacomo Puccini” di La Spezia e “Giuseppe Nicolini” di Piacenza. Tiene masterclass presso istituzioni e conservatori in Italia, Giappone, Indonesia, Thailandia e Stati Uniti.

Solista – tra le sale da concerto: Salisburgo Grobes Saal, Londra Royal Festival Hall e Queen Elisabeth Hall, Berlino Konzerthaus, Parigi Salle Gaveau, Palais des Arts e Salle Cortot, Tokyo Sumida Triphony Hall, Pablo Casals Hall e Metropolitan Art Museum, Bucarest George Enescu Auditorium, Singapore Esplanade Auditorium, Roma Auditorium Parco della Musica, IUC, Conservatorio Santa Cecilia e Palazzo del Quirinale, Milano Sala Verdi, Genova Carlo Felice, Spoleto Teatro Caio Merlisso, Cagliari Teatro Lirico, Napoli Teatro San Carlo e Sala Scarlatti, Palermo Teatro Massimo e Politeama Garibaldi, Catania Teatro Massimo Bellini di Catania, Sacile Fazioli Concert Hall, Buenos Aires Fernández Blanco Museum, New York Klavierhaus, Città del Messico Anfiteatro Simón Bolívar, Monaco di Baviera Gasteig, Elmau Schloss, Atene Bizantyne Museum, Toronto Walter Hall, Hong Kong City Concert Hall, Pechino Bravoce Classic, Montevideo Auditorio Sodre, Dortmund Harenberg City-Center, Praga Rudolphinum Dvorák Hall, Sapporo Kjtara Cocer tHall, Osaka Phoenix Hall, Porto Auditorio do Rivoli, Berna Zentrum Paul Klee, Belgrado Kolarac Hall, Cracovia Philharmonic Hall, Sendai Grand Hall , Fort Worth Bass Performance Hall, Tel Aviv Recanati Auditorium, Novi Sad Sinagoga, Pretoria Old Mutual Hall, Santiago del Cile Oriente Theatre, Rabat Mohamed Théâtre,Tucumán Teatro San Martín, Oxford Sheldonian Theatre, Cainta City Auditorium, Mumbai Experimental Theatre, Beirut Emile Bustani Auditorium.
– tra i festival: Klavier-Festival Ruhr, Salzburger Festspiele, Spoleto Due Mondi, Bucarest George Enescu, Ravello Festival, Mecklenburn Vorpommern, Young Prague, Hannover Bennigsen Rittergut, Bodensee Lindau, Duszniki-Zdrój Chopin, Festival di Brescia e Bergamo, Bregenzer Festspiele, Jiménez di Morelia e di Mexico City, Liepaja Piano Stars, Sendai Classical, HK Joy Festival Chopin Society, Pleven Festival.

– radio e televisione: NHK-BS2 Tokyo a BBC Radio3 Londra, Radio France Musique, Amadeus 103.7 Buenos Aires, Classic FM Radio Allegro Johannesburg, RTSI Lugano, Radiodifusao Portoguesa, Rai Radio3 Italia, German Radio SWR2, Radio Vaticana, WRR Dallas Radio Classica, Hong Kong Radio 4, Singapore Symphony 92.4FM, Fresno Valley Public Radio.

tra le orchestre e i gruppi da camera: London Philharmonic, NHK Symphony Orchestra di Tokyo, Singapore Symphony, Hong Kong Philharmonic, Philharmonische Camerata Berlin, London Mozart Players, Osaka Philharmonic, Sendai Philharmonic, Czech Philharmonic, Sinfonica del Teatro Massimo di Palermo, Haydn Filarmonica di Trento e Bolzano, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Moldava Symphony, Sinfonica Nacional do Porto, Miskolc Philharmonic, London Chamber Orchestra, Orchestra di Padova e del Veneto, Nuova Orchestra Scarlatti di Napoli, Orchestra Filarmonica del Festival Pianinistico Internazionale di Brescia e Bergamo, Kracow Philharmonic, Orchestra da Camera Fiorentina, Virtuosi Italiani, Orchestra di Roma e del Lazio, Sinfonica Abruzzese, Orchestra Filarmonica Marchigiana, Manila Symphony Orchestra, Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, del Teatro Carlo Felice di Genova, Wuhan Philharmonic Orchestra.

– tra i direttori di orchestra: Vladimir Ashkenazy, Gianandrea Noseda, Andrew Parrott, Julian Kovatchev, Tomasz Bugaj, Michael Güttler, Donato Renzetti, Alan Buribayev, Pier Carlo Orizio, Giuseppe Lanzetta, Umeda Toshiaki, Ola Rudner, Alexander Shelley, Daniele Moles, Peter Altrichter, Gyorgy G. Ráth, Günter Neuhold, Arturo Molina, Daniele Giorgi, Ovidiu Balan, Lu Jia, Gustavo Guersman, Maffeo Scarpis, Lothar Koenigs, Johannes Wildner, Michele Mariotti, Alberto Martini, Shigeo Genda.

in duo, tra i solisti: Sarah Chang, Giovanni Sollima, Sergej Krylov, Anna Tifu, Tatsuo Nishie (con il quale ha inciso diversi CD per l’etichetta giapponese Fontec) e con l’attore statunitense John Malkovich.

–  già docente di pianoforte principale presso il Conservatorio Puccini di La Spezia e il Conservatorio Nicolini di Piacenza.

– docente di masterclass presso Steinway Academy di Verona e Piano Talents di Milano, Conservatori “Bellini” di Palermo, “Lettimi” di Rimini, “Giordano” di Foggia, “Bellini” di Caltanissetta, Sendai Togiwaki Gakuen High School, Tokyo Showa University, Hong Kong Tom Lee Academy Hall Mega Box, Fresno California State University, Bangkok Nat Studio, Kuala Lampur Chopin Society, Yayasan Music Jakarta, Siam Kolkarn Ratchadapisek Music School, Belgrado University of Music.

membro di giuria ai concorsi “Alessandro Casagrande” di Terni, “Marco Bramanti” di Massa e Carrara, Rabat Grand Prix de Piano, Trieste Premio delle Arti, Pausilypon di Napoli, Concorso Pianistico Internazionale di Caraglio.

– discografia per varie etichette, oltre che per Fontec, Naxos e per Sony Classical (Cruel Beauty, in distribuzione dal 20.11.2013).

Sito personale: http://www.giuseppeandaloro.com/

 

“12 video di Giuseppe Andoloro”:

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Elio Boncompagni…

Elio Boncompagni ha studiato in Firenze violino e composizione ed ha seguito corsi di direzione d’orchestra con Franco Ferrara.

È stato vincitore del Concorso internazionale per direttori d’orchestra alla RAI di Milano e poi è stato allievo ed assistente di Tullio Serafin.

Durante quattro anni è stato primo direttore all ‘Opera Nazionale di Bruxelles (Théater de la Monnaie), dirigendo anche tournée con questo Teatro a Parigi e Vienna. Durante due anni è stato direttore stabile per il repertorio italiano all ‘Opera reale di Stoccolma, dirigendo con questo Teatro anche una tournée alla Deutsche Staatoper di Berlino. Durante i tre anni è stato Direttore Artistico e Direttore Stabile al Teatro San Carlo di Napoli organizzando e dirigendo per tre stagioni opere e concerti sinfonici, realizzando fra l’altro una nuova produzione della Tetralogia di Wagner.

É stato per cinque anni direttore stabile per il repertorio italiano alla Wiener Staatsoper.

Come direttore invitato, tra l’altro: Deutsche Oper Berlin, Deutsche Staatsoper Berlin, Bayerische Staatsoper München, Staatsoper Hamburg,Teatro Comunale di Firenze, Théâtre de l‘Opéra a Parigi.

Elio Boncompagni ha anche una larga esperienza nel compo sinfonico, avendo diretto concerti in tutta Europa, USA, America del Sud, Australia con orchestre come Wiener Symphoniker,the London Symphony, the Royal Philharmonic Orchestra, Dresdner Philharmonie, Orchestre Symphonique de Montreal ect.

Ha collaborato con solisiti come Salvatore Accardo, Isaac Stern, Eugen Istomin, Claudio Arrau, Maurizio Pollini, Pierre Rampal, e Pierre Fournier, Michaela Ursuleasa,Frank Peter Zimmermann, Mischa Maisky.

Si è dedicato anche all’ insegnamento per giovani direttori,con Corsi ai Conservatori di Musica di Pesaro, Perugia, con Seminari al Conservatorio reale di Bruxelles e alla Indiana University di Bloomington.

Durante 6 anni, dal 1996 al 2002, Elio Boncompagni è stato direttore generale della musica della città di Aquisgrana: direttore artistico della “Orchestra Sinfonica di Aquisgrana” per i concerti, direttore musicale nel teatro d’ Opera (dove ha già realizzato le produzioni di “Boris Godunov”, “Il Trovatore”, “Turandot”, “Tannhäuser”, “Don Sebastiano”, “Madama Butterfly”, ”Ariadne auf Naxos”, “Manon Lescaut”, “Rigoletto”, ”Elektra”, “La Boheme”, “Maria di Rohan”, ”Le Nozze di Figaro”, “Die Fledermaus”, “Die Toten Augen”,” Die Zauberflöte”, “Hänsel und Gretel”) e direttore artistico del Coro della città. Durante questo periodo ha realizzato ad Aachen anche 40 programmi sinfonici.

Si è dedicato a Donizetti registrando per CD “Anna Bolena”, “Maria di Rohan”, un “Donizetti-Portrait” (arie ed ouvertures) con la famosa soprano Edita Gruberova.

Più importante ancora, Boncompagni ha ricostruito la seconda autentica versione viennese, del “Don Sebastiano”, realizzato prima in forma di concerto a Stuttgart ottobre 1996 e poi come versione scenica al Teatro di Aachen con consenso unanime di pubblico e di stampa, per 15 rappresentazioni e poi al Teatro Arriaga di Bilbao.

Un CD live di questo “Don Sebastiano” esiste sul mercato internazionale.Ha realizzato poi in versione scenica al Teatro di Aachen “Maria di Rohan”nella sua ricostruzione della versione viennese.

Ha diretto con grande successo a Salisburgo una produzione di “Le Nozze di Figaro”con l’Orchestra del Mozarteum, Macbeth al Teatro Verdi di Trieste, La Leggenda di Santa Elisabetta” di Liszt al Teatro del Maggio Fiorentino a Firenze.

Direttore Artistico del Teatro del Giglio di Lucca,dove ha diretto anche Manon Lescaut, La Fanciulla del West, con Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, Candide di Leonard Bernstein e La Bohème. Ha inoltre diretto Aida al Savonlinna Opera Festival.

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (Vienna State Opera Orchestra – Hermann Scherchen, conductor – 1954):

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (Berliner Symphoniker – Hans Hubert Schönzeler, conductor):

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (Vienna Philhamonic Orchestra, Claudio Abbado):

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (Orchestra Scarlatti, 1963: Inaugurazione dell’Auditorium della Rai di Napoli):

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (The Deutsche Kammerphilarmonie Bremen, Paavo Jarvi):

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (Philharmonia Orchestra – Otto Klemperer, conductor – London X.1959):

“Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa) op. 124” by Ludwig van Beethoven (Orchestra del Teatro La Fenice, direttore Riccardo Muti):

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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Ludwig van Beethoven venne composto principalmente tra il 1796 e il 1798 e pubblicato soltanto nel marzo del 1801 dall’editore viennese Mollo. Fu in quell’occasione che ricevette il suo numero d’opera, cioè l’op. 15, così come il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore ebbe il numero d’opera 19, sequenze che però in realtà invertivano il reale ordine cronologico di composizione. Era stato infatti scritto per primo il Concerto in si bemolle in una versione risalente già al 1794-95, e tale stesura era stata in parte abbozzata da circa un decennio, sin dal 1785; in questa versione il Concerto in si bemolle fu eseguito il 29 marzo 1795 e replicato in un’accademia di Haydn il 18 dicembre dello stesso anno, ma poi andò perduto. Solo successivamente fu composto il Concerto in do maggiore, dai primi abbozzi del 1795 sino alla stesura completa, quella del 1798. Il Concerto in si bemolle fu quindi riproposto in una seconda versione, quella «ufficiale» giunta fino a noi e messa alle stampe da Hoffmeister & Kühnel a Lipsia nel 1801.

Beethoven dedicò il concerto ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta ‘Babette’, a cui aveva da poco fatto dono anche della Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte, op. 7, composta nel 1797.

Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Per quanto non lo si possa affermare con certezza, è però molto probabile che Beethoven nel suo soggiorno a Praga del 1798 abbia eseguito per la prima volta, oltre al Concerto in si bemolle maggiore nella sua seconda redazione, anche questo in do maggiore, i cui abbozzi, del 1795-96, sono di poco posteriori a quelli della prima redazione dell’altro. Che il Concerto in do maggiore, pubblicato per primo sia tuttavia stato compiuto dopo quello in si bemolle risulta, come si è già visto, da una lettera di Beethoven alla casa editrice Breitkopf e Härtel. 

Nonostante la numerazione, fu in realtà il terzo concerto scritto da Beethoven: sono antecedenti un mai pubblicato concerto in Mi bemolle maggiore, composto all’ età di quattordici anni, e il secondo concerto per pianoforte e orchestra, scritto diversi anni prima ma pubblicato solo successivamente.

Il primo concerto fu anche eseguito durante il debutto viennese di Beethoven del 2 aprile 1800 al Burgtheater.

 

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Rudolf Serkin, piano – Bavarian Radio Symphony Orchestra – Rafael Kubelik, cond., rec. 1977):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Emil Gilels Piano – The Cleveland Orchestra – George Szell Conductor, Rec.: 1968, Cleveland):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Andras Schiff):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Radu Lupu, 1979 – Zubin Mehta, Israel Phil):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian ZIMERMAN & WIENER PHILHARMONIKER):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano – Wiener Philharmoniker – Leonard Bernstein, conductor):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Sviatoslav Richter – Boston Symphony Orchestra & Charles Munch – Studio recording, Boston, 2-3.XI.1960):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Maurizio Pollini – Wiener Philharmoniker – Conductor Eugen Jochum, Recording in Wien, Musikverein, Grosser Saal, 11/1982):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – London Symphony Orchestra & Georg Solti):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Leonard Bernstein, pianist and conductor with the Vienna Philharmonic):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Performer: Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis, Recorded: 2008):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Nei concerti di Beethoven ritroviamo l’abitudine – tipicamente mozartiana – di enunciare il materiale tematico in modo incompleto nell’ Esposizione orchestrale, oltre alla scelta di inserire una netta cesura prima dell’ entrata del solista (Riesposizione) presentando poi segmenti motivici anche del tutto nuovi; ha tratti ancora mozartiani il fatto di far emergere nella Ripresa elementi ricavati sia dall’ Esposizione orchestrale che dalla Riesposizione solistica.

Il concerto è strutturato in tre movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Largo
  3. Rondò: Allegro scherzando

Nell’ Allegro con brio i due temi passano al solista dopo un’ampia presentazione dell’orchestra. Tra esposizione, sviluppo e ripresa, l’ Allegro rimane il movimento più lungo e strutturalmente più corposo del Concerto; la cadenza finale è ampia ed importante all’interno del movimento, tant’è che Beethoven ne scrisse ben tre tra il 1807 ed il 1809 forse dedicate all’arciduca Rodolfo d’Austria.

Per questo movimento Beethoven ci ha lasciato due cadenze complete (posteriori però di diversi anni: 1807-1809) non dissimili nel contenuto ma assai diverse per dimensioni: agile e snella l’una, smisurata l’altra e forse ingombrante in relazione alle dimensioni del concerto.

Il Largo centrale è nella tonalità di la bemolle maggiore. Il tema è ben giocato tra gli strumenti ed il solista; l’orchestra sostiene ed accompagna questo dialogo, questo scambio di piccole frasi.

Conclude il Concerto un Rondò seguito da un Allegro scherzando. Il Rondò è una forma che all’epoca attirava la fantasia creativa di Beethoven, tant’è che lo troviamo anche nell’op. 19 e nell’op. 37, si ipotizza che nel Concerto in do il Rondò possa essere stato aggiunto successivamente a sostituzione di un altro movimento ora perduto. Colpisce la forte caratterizzazione del tema nell’andatura briosa che dà modo al pianista di fare sfoggio della sua abilità virtuosistica.

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E’ una piccola sinfonia gaia e innocente. […] Provate per un mese a martellarvi i timpani con Berlioz, Liszt, Wagner: ebbene, a quel punto la sua gaiezza vi sembrerà un miracolo

 

A differenza della «Prima», il cui lavoro di composizione aveva richiesto quasi quindici anni (1862-1876), la «Seconda Sinfonia» fu scritta da Brahms in pochi mesi durante l’estate del 1877 a Pörtschach sul lago di Wdrther, nell’Austria meridionale. La gestazione di quest’opera è sorprendentemente breve se paragonata ai 15 anni impiegati dal compositore per ultimare la sua Prima Sinfonia.

La Sinfonia, specialmente per il clima che la pervade, è stata spesso paragonata alla Sesta Sinfonia (Pastorale) di Ludwig van Beethoven. Forte è il contrasto con la Prima Sinfonia, in Do minore: questa è piena di passione e inquietudine, e suggerisce forti emozioni e una lotta col destino, quasi come nella Quinta Sinfonia di Beethoven, mentre nella Seconda Sinfonia Brahms esplora un terreno completamente nuovo. Essa è caratterizzata da gioiosità e quiete, da semplicità quasi pastorale, e infonde un senso di pace; questa sinfonia si fa notare per la bellezza dei temi, per la forza dei contrasti, per l’unità dell’insieme garantita dall’abilità contrappuntistica che Brahms mostra spesso nei suoi lavori. La musica, nei suoi colori e contorni generali, potrebbe far pensare a una voluta imitazione di Mendelssohn, soprattutto nel primo movimento, ma la forma, la lavorazione, tutti gli accorgimenti sinfonici impiegati sono di stampo chiaramente brahmsiano. La sinfonia trascorre tranquilla, solo qua e là affiorano episodi malinconici o più marcatamente passionali.

Il compositore scrisse al suo editore che la prossima Seconda Sinfonia sarebbe stata una musica malinconica, e che dallo spartito sarebbe dovuto venir fuori il lutto. Il fatto che il lavoro non sia particolarmente tragico e drammatico, nonostante il clima dei primi due movimenti sia largamente calmo e contemplativo in spiccato accordo con la tonalità minore, suggerisce che questa lettera potrebbe non essere totalmente seria. I restanti due movimenti infatti sono più leggeri e più brevi.

La prima esecuzione della Seconda Sinfonia avvenne a Vienna il 30 dicembre del 1877, sotto la direzione di Hans Richter. Il successo fu subito cosi enorme, che molti vi videro un perfetto ritratto della società viennese, coi suoi giri di valzer e la sua malinconica eleganza. L’impressione era stata probabilmente influenzata da un’osservazione di Brahms, che aveva parlato con modestia della sua nuova sinfonia, definendola una semplice raccolta di valzer. Ma le reazioni alla prima esecuzione furono molto contrastanti. Una grossa fetta di pubblico vi raccolse un’atmosfera pastorale, molto lontana dalla vivacità del mondo cittadino. Altri invece vi videro piuttosto un’impronta mozartiana, per la luminosa trasparenza dell’orchestrazione. Non mancarono naturalmente coloro che vi scorsero la presenza di Schubert o del Beethoven della Pastorale. Ma la verità è che Brahms si era ritagliato una piccola oasi contemplativa, all’ ombra delle grandi battaglie culturali: una confessione intima e malinconica, in cui specchiare il suo mite carattere.

Dopo il successo ottenuto a Vienna il 30 dicembre 1877 sotto la bacchetta di Hans Richter, la Seconda Sinfonia cominciò subito a viaggiare per la Germania. La prima tappa fu il Gewandhaus di Lipsia, il 10 gennaio del 1878 ma Brahms, dopo essere entrato nel tempio della cultura musicale tedesca da trionfatore, uscì dalla sala avvolto da tiepidi applausi. Il cronista del “Leipziger Nachrichten” non risparmiò le critiche:

I viennesi danno sempre prova di essere meno esigenti di noi. Non abbiamo trovato nulla di geniale in questa sinfonia; anzi se la composizione fosse stata anonima, non avremmo nemmeno supposto che si trattasse di un lavoro di Brahms“.

L’insuccesso fece meditare il compositore, che addirittura pensò di ritornare sul lavoro, come dimostra la lettera inviata all’ editore Simrock poco dopo il concerto:

“Mi ha colto di sorpresa il fiasco di Lipsia, ma penso che la colpa non sia del lavoro. Se crede, cambierò il primo tempo. Mi dica lei se dovrà essere in maggiore o minore”

Ma l’episodio di Lipsia era destinato a rimanere isolato, perché poco dopo la Seconda Sinfonia fu accolta con successo a Brema e Breslavia, e a fine settembre fu acclamata addirittura ad Amburgo, la città natale di Brahms. Quella sera alla Società Filarmonica si riunì tutto il mondo musicale di allora e l’entusiasmo del pubblico fu condiviso dalla stampa. Cosi si legge in una recensione pubblicata su un giornale locale:

“Brahms ha diretto la sua nuova Sinfonia nella città natale, davanti a parecchie migliaia di persone e a illustri personalità musicali venute da ogni parte. La grandezza della composizione e il rigore dell’esecuzione hanno portato il pubblico a un vero entusiasmo”

Fuori di Vienna, invece, le accoglienze alla nuova Sinfonia non furono quasi mai quelle che Brahms si sarebbe aspettato, soprattutto in città di tradizioni illustri, come Lipsia, dove un critico scrisse dopo la prima esecuzione:

“I Viennesi sono molto meno esigenti di noi. Noi chiediamo a Brahms ben piú che della musica graziosa, molto graziosa, nelle sue Sinfonie. Non che non vogliamo da lui niente di piacevole, o che sdegniamo i quadri di vita reale che potrà presentarci, ma da lui aspettiamo sempre qualcosa di geniale, purchessia, del suo stile o sull’imitazione di Beethoven”

 

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Arturo Toscanini (Conductor); Philharmonia Orchestra – (Rec.1952) Public Domain):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Leonard Bernstein e i Wiener Philharmoniker):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Berliner Philharmoniker; Eugen Jochum; Studio recording, Berlin, 1951):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Philharmonia Orchestra; Carlo Maria Giulini; Studio recording, London, 10 & 11.X.1962):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Philharmonia Orchestra; Otto Klemperer; Studio recording, London, 29 & 30.X.1956):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (New York Philharmonic; Bruno Walter; Studio recording, New York, 28.XII.1953):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Leonard Bernstein – Wiener Philharmoniker 1982):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Wiener Philharmoniker; Wilhelm Furtwängler; Live recording, Vienna, 28.I.1945):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Karajan BPO (1964)):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (From the Church of St. Nicolai, Leipzig, Germany; 20 Years Peaceful Revolution – Leipzig commemorates the 9th of October 1989; Gewandhausorchester Leipzig; Conductor: Kurt Masur):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Münchner Philharmoniker; Sergiu Celibidache):


Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Sir Georg Solti; Chicago Symphony Orchestra):

Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 73″ by Johannes Brahms (Carlos Kleiber – 1991):

L’opera è pensata per il seguente organico orchestrale: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani e archi.

In questa sua seconda sinfonia, Brahms preserva la forma tipica della sinfonia classica e i suoi quattro tempi.

I. Allegro non troppo

Orchesterwerke Romantik Themen.pdf

Il primo movimento, Allegro non troppo in Re maggiore, è una delle costruzioni piú compiute e grandiose di tutta la storia del sinfonismo ottocentesco: in essa Brahms getta le basi per il superamento della forma-sonata. Questo primo movimento inizia con un tema apparentemente semplice in cui predomina il caldo timbro dei corni: in realtà, pur nella sua semplicità, è composto da tre sezioni, ognuna delle quali avrà un proprio sviluppo.

Il tema di apertura, presentato dai fiati, è profondamente melodioso, motivi festosi sono affidati ai corni. Il secondo tema affidato a violoncelli e viole, si sviluppa dolce e melodioso. Nell’elaborazione, tuttavia, emerge un tono più appassionato, che viene a turbare il carattere idilliaco del movimento. Segue poi una successione di passaggi di effetto quasi burrascoso, con gli ottoni impetuosi e squillanti fino alla dissonanza ma le acque tornano a calmarsi al riapparire del primo tema, questa volta sugli oboi, e il movimento scivola tranquillamente fino alla coda, in cui il corno è utilizzato con effetto affascinante e una timbrica peculiare è prodotta dal pittoresco accompagnamento in pizzicato degli archi che segue.

II. Adagio non troppo

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Il secondo movimento, Adagio non troppo in Si maggiore, è di significato alquanto enigmatico. I temi sono espressi meno chiaramente ma sembra esservi sotteso, nella forma e nella sua espressione, un significato profondo. L’elaborazione mostra la stessa consumata perfezione che caratterizza tutto il lavoro di Brahms. Il musicologo Hermann Deiters interpretò questo movimento dicendo che «il compositore ha intenzionalmente cercato di esprimere l’esitazione e il timore sperimentati vedendo una misteriosa apparizione, che tuttavia irresistibilmente ci attrae e ci chiama a sé».

E’ diviso in tre parti, di dimensioni quasi identiche. Si apre con uno dei temi più belli usciti dalla penna di Brahms: un canto «tenero, malinconico, sottilmente doloroso» (Rostand), che può essere suddiviso in una prima parte introduttiva dal disegno discendente, accompagnata da un controcanto ascendente dei fagotti, e in una seconda parte più melodica, che introduce un tono più fiducioso e sereno. Questo tema passa ai violini, mentre i corni introducono il secondo tema, un richiamo evocante atmosfere alpestri. La seconda parte del movimento (L’istesso tempo, ma grazioso, ma con un cambio di ritmo da 4/4 a 12/8) è anch’essa basata su due temi: il primo, affidato ai fiati, è sereno e tranquillo; il secondo, affidato ai violini, è più lirico ed espressivo. E questo tema porta a sviluppi più increspati e drammatici: al culmine, i violini ripropongono (variato) il malinconico tema iniziale, che è anche alla base della coda, con cui il movimento si conclude nello stesso tono sobrio e pacato con cui era iniziato.

L’ Adagio è un ritratto seducente della malinconia, nei suoi tratti più rassicuranti e meno drammatici. Massimo Mila vi leggeva una sorta di “spontaneo piacere di far musica”. Fu Clara Schumann ad avere l’impressione, ascoltando questo movimento, di ascoltare “un brano scritto apposta per due giovani sposi“.

III. Allegretto grazioso quasi andantino

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Nel terzo movimento, Allegretto grazioso (quasi andantino) in Sol maggiore, tutto è chiaro e pieno di allegria. Esso si compone di due sezioni, Allegretto e Presto. In bellezza e vivacità assomiglia al movimento di apertura e chiaramente ha qualcosa dello spirito haydniano. Si apre con una delicata melodia pastorale per gli strumenti ad ancia, trattata piacevolmente e ricca di spunti affascinanti. Si passa poi velocemente al Presto, che è un’allegra danza rustica. Infine giunge una ripetizione dell’ Allegretto, che conduce il movimento alla sua conclusione.

IV. Allegro con spirito

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Il Finale, Allegro con spirito in Re maggiore, nella sua gestione complessiva, può far pensare ai finali mozartiani. Come anche nella Prima Sinfonia, questo movimento è pieno di reminiscenze dei precedenti temi, che vengono trattati con grande abilità. Dopo una serie di variazioni e sfumature timbriche in costante cambiamento, Brahms sembra dare libero sfogo al proprio estro, e il movimento si precipita con spirito e vigore sempre crescenti verso la sonora conclusione.

L’ultimo movimento trova il punto culminante nella intensità del finale quando, sulla gioiosa staticità del pedale di tonica, Brahms sembra voler prolungare all’infinito il tempo, incrinandolo con improvvise pause come se la « Sinfonia » non dovesse piú finire.

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Written by mara

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