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A La Verdi Kian Soltani Jader Bignamini per Schumann Settembre 2018

“Per i talenti di second’ ordine è sufficiente che essi padroneggino la forma tradizionale: a quelli di prim’ordine consentiamo che la allarghino. Solo il genio può muoversi liberamente”, Robert Schumann

1° Concerto della Stagione Sinfonica 2018-2019 per La Verdi

 

La musica non racconta la natura ma, anzi, la crea, la immagina e la trasforma. Così accade nei quattro capolavori che Jader Bignamini ha scelto per raccontare, tra Ottocento e Novecento, il mondo dei pini e dei loro boschi. Dal calore mediterraneo di Respighi e Finzi alle romantiche foreste di Weber e Schumann: sguardi diversi, spesso distanti nel tempo e lontani nello spazio, che indagano e scompongono la natura per ricreare in essa il loro mondo. La Verdi con protagonista il violoncellista Kian Soltani e il direttore Jader Bignamini per il seguente programma:

 

Carl Maria von Weber, Ouverture da “Der Freischütz” (Il Franco Cacciatore)

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Robert Schumann, Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129

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Aldo Finzi, “Nunquam” Sinfonia Romana

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Ottorino Respighi, “Pini di Roma”

 

QUANDO

Giovedì 20 Settembre 2019, ore 20.30

Venerdì 21 Settembre 2019, ore 20.00

Domenica 23 Settembre 2019, ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Violoncello, Kian Soltani

Direttore, Jader Bignamini

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea 1 al costo di € 36,00
Platea 2 al costo di € 25,00
Platea 3 al costo di € 16,00
Galleria 1 al costo di € 27,00
Galleria 2 al costo di € 21,00

 

Platea 1 Platea dalla fila 5 alla 22; Platea 2 dalla fila 23 alla 25; Platea 3 prime 4 file; Galleria 2 Prime 3 file Balconata e logge e Galleria 1 dalla fila 4 in poi

 

La Verdi: Kian Soltani

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Jader Bignamini…

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Scelto nel 1998 dal M° Riccardo Chailly come clarinetto piccolo dell’ Orchestra Sinfonica LaVerdi di Milano, Jader Bignamini inizia il suo percorso all’ interno dell’ Istituzione che lo vedrà passare dalle file dell’ Orchestra al podio, fino ad essere nominato nel 2010 Direttore Assistente e dal 2012 Direttore Associato.

Nato a Crema, dopo gli studi al Conservatorio di Piacenza, inizia giovanissimo a collaborare, anche come solista, con diverse Orchestre e avvia contemporaneamente l’ attività di Direttore con Gruppi da Camera, Orchestre Sinfoniche e di Enti Lirici.

Nell’ autunno 2012 partecipa per il secondo anno consecutivo al Festival MITO con la Messe Solennelle di Berlioz. Prosegue inoltre la sua intensa collaborazione con l’orchestra laVerdi dove dirige, oltre a quello inaugurale, svariati concerti con programmi lirici e sinfonici (Brahms, Cajkovskij, Glinka, Musorgskij, Prokofiev, Ravel, Respighi, Rimsky-Korsakov, Paganini, Piazzolla, Stravinskij, Vivaldi), sia a Milano che nella tournée in Russia (Cajkovskij Hall a Mosca e Glinka Philarmonic Hall a San Pietroburgo), collaborando con solisti quali Karen Gomyo, Francesca Dego, Natasha Korsakova, Kolya Blacher e Lylia Zilberstein.

Seguono i debutti sinfonici in Giappone alla Biwako Hall di Otsu, in Brasile al Teatro Municipal di Sao Paulo, a Palermo con l’Orchestra Sinfonica Siciliana e a Firenze col Maggio Musicale.

Inaugura poi il XXXIX Festival della Valle d’ Itria con Crispino e la Comare, la XX Stagione Sinfonica de laVerdi con un programma verdiano e il Festival Verdi 2013 a Parma con Simon Boccanegra, a seguito del quale gli viene offerto dal Teatro Regio un invito triennale per il Festival.

Tra gli impegni recenti, oltre ai numerosi appuntamenti sinfonici con laVerdi, tra i quali il verdiano Requiem, i Carmina Burana con la Filarmonica del Comunale di Bologna, La bohème al Municipal di Sao Paulo e al Teatro la Fenice di Venezia, L’elisir d’amore ad Ancona, Tosca al Comunale di Bologna, La forza del destino al Festival Verdi di Parma e La bohème al Filarmonico di Verona.

Il 2015 lo ha visto protagonista di felici debutti come Cavalleria rusticana e L’amor brujo al Teatro Filarmonico di Verona, Aida al Teatro dell’Opera di Roma, Madama Butterfly al Teatro la Fenice di Venezia oltre al debutto americano con Rigoletto al Festival di Santa Fe in New Mexico dove tornerà nel 2018 per una nuova produzione di Madama Butterfly.

Reduce del successo americano ha quindi diretto un concerto al Teatro alla Scala di Milano con l’Orchestra LaVerdi per poi inaugurare anche la stagione autunnale in Auditorium a Milano con una serie di concerti sinfonici, la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi e un gala lirico sinfonico al Musikverein di Graz con il soprano Anna Netrebko.

Tra gli impegni del 2016: Francoforte per Oberto, conte di San Bonifacio, in tournée in Korea e Giappone per una serie di concerti con Anna Netrebko, a Tokyo con per una produzione di Andrea Chenier, al Teatro dell’Opera di Roma con un nuovo allestimento di Traviata per poi debuttare al Rossini Opera Festival con il Ciro in Babilonia per la regia di Davide Livermore.

Seguiranno poi Madama Butterfly al Teatro Massimo di Palermo e Manon Lescaut di G. Puccini con Anna Netrebko al Teatro Bolshoi di Mosca e Trovatore a Francoforte.

Sito personale: http://www.jaderbignamini.it/

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Kian Soltani…

Kian Soltani ha vinto nel 2013 il primo premio al concorso Paulo Cello di Helsinki, acclamato per la sua profonda passione musicale e completa padronanza dello strumento. In precedenza aveva vinto i premi Karl Davidoff al Concorso Internazionale di Violoncello in Lettonia e l’Antonio Janigro, Concorso Internazionale in Croazia.

Nel 2013 l’Accademia Kronberg gli ha assegnato l’ Ungerer Music Prize Leyda.

Nato a Bregenz, da in una famiglia iraniana di musicisti, Kian Soltani aveva solo dodici anni quando fu accolto nella classe di Ivan Monighetti, con il quale ha studiato presso l’Accademia di Musica di Basilea. Ha proseguito gli studi presso l’Accademia Musicale Internazionale del Liechtenstein, e ha seguito corsi con Sol Gabetta, Wolfgang Boettcher, Valter Despalj, Frans Helmerson, Gerhard Mantel, David Geringas, Pieter Wispelwey, Jens Peter Maintz, Antonio Meneses e Bernard Greenhouse.

All’ età di 19 anni, Kian Soltani ha debuttato da solista con grande successo nella Sala d’ Oro del Musikverein di Vienna e alla Schubertiade di Hohenems.

Nel 2015 Kian Soltani ha fatto il suo debutto alla Tonhalle di Zurigo, e con la NDR di Amburgo ed è stato solista di una tournée mondiale della Diwan Orchestra diretta da Daniel Baremboim, con concerti a Buenos Aires, Londra, Berlino, Salsiburgo e Lucerna.

Partecipa a molti festival di musica da camera in Europa, Asia e Nord America (Musikverein di Vienna, Hohenems Schubertiade, Kronberg Cello Festival, Schleswig-Holstein Music Festival).

Il suo primo disco, Metamorfosi, per l’etichetta LMCS contiene opere di Sofia Gubaidulina e Franghiz Ali-Zadeh.

Sito ufficiale: http://www.kiansoltani.com

 

“54 video su Kian Soltani”:

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“Concerto per violoncello op. 129, “pezzo sereno””, Schumann in una lettera a Breitkopf & Hàrtel del 3 novembre 1853

 

Il Concerto per violoncello e orchestra in La minore, op. 129 fu composto da Robert Schumann nell’ ottobre del 1850 (iniziò il 10 ottobre 1850).

Il musicista tuttavia già nel 1849 pensava ad una concerto per violoncello ma lo compose solo dopo essere stato nominato direttore musicale municipale a Düsseldorf. Solo ora, all’età di quarant’anni, egli dunque ottiene un incarico musicale stabile ed autorevole.

Furono quasi quattro anni – dal 1° settembre del 1850 sino alla stagione 1854-’55, quando dovette cedere il posto a Julius Tausch (1827-1895) – di intensa e febbrile attività non solo dal punto di vista creativo, ma anche per quanto riguardava il lavoro direttoriale e organizzativo, teso ad accrescere il prestigio e la fama di questa antica istituzione musicale tedesca. Fu a Düsseldorf che egli scrisse fra l’altro, la Sinfonia in mi bemolle maggiore detta “Renana“, le ouvertures della Fidanzata di Messina, del Giulio Cesare e di Ermanno e Dorotea, i tre Phantasiestücke per pianoforte op. 111, la Messa per coro a 4 voci e orchestra op. 147 e il Requiem op. 148.

Schumann, come suo solito, portò a termine la partitura in tempi molto brevi ma la vita di questa composizione risultò travagliata. Il compositore in gioventù aveva suonato lo strumento ma non poteva essere considerato un violoncellista; sembra che durante la stesura del concerto fosse supportato da un virtuoso dello strumento.

La bozza fu pronta in sei giorni e l ‘intera orchestrazione fu completata dopo altri otto giorni. Sembra che il musicista tenesse molto a questo lavoro, tanto che, secondo una testimonianza della stessa moglie Clara, egli fece delle correzioni a tale composizione qualche anno più tardi, quando già soffriva in maniera acuta dei disturbi mentali che lo avrebbero portato alla follia e alla morte a soli 46 anni.

Il 23 marzo 1851 Christian Reimers suonò il concerto al violoncello con l’ accompagnamento del pianoforte. In vista di una prima esecuzione (ufficiosa) a Düsseldorf nel maggio del 1851, Schumann prese contatto con Robert Emil Bockmühl che ruppe di lì a poco la collaborazione con l’ autore in quanto non soddisfatto delle modifiche che questi apportava.

Solo nel novembre del 1852 l’autore scrive al suo editore comunicandogli che il Concerto è pronto per essere dato alle stampe, cosa che avverrà solo nel febbraio del 1854. Il 27 dello stesso mese Schumann tenterà di suicidarsi gettandosi nel Reno. La prima esecuzione pubblica di cui si abbia notizia avverrà, postuma, il 9 giugno del 1860 nel corso delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della sua nascita.

Bisognerà aspettare sino al 23 aprile 1860 per avere notizia della prima esecuzione pubblica del concerto.

Il concerto rappresenta il primo ritorno di un compositore al violoncello dopo il Concerto n. 2 per violoncello e orchestra di Franz Joseph Haydn, datato 1783.

Va considerato come uno dei più importanti concerti per violoncello del secolo che vedrà cimentarsi con lo stesso strumento Saint-Saëns, Čajkovskij, Lalo e Dvořák.

 

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Jacqueline du Pre):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Pablo Casals):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Mischa Maisky, Weiner Philharmoniker & Leonard Bernstein):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Steven Isserlis):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Mario Brunello, Umberto Benedetti Michelangeli e Orchestra della Rai):

La composizione si articola in tre movimenti senza soluzione di continuità (e senza la tradizionale cadenza del solista) e più che di un concerto per violoncello e orchestra si può dire che si tratti di un concerto per violoncello con accompagnamento di orchestra, in quanto lo strumento solista assurge a ruolo di protagonista affermando le sue prerogative in modo preponderante su un’ orchestra dalle sonorità morbide. 

Il Concerto si articola nei canonici tre movimenti; il primo, Nicht zu schnell (Non troppo allegro), viene introdotto dalle armonie dei legni e dal “pizzicato” degli archi.

Manca la tradizionale cadenza del solista e allora, senza soluzione di continuità, si sfocia nel secondo movimento, Langsam (Adagio); qui una delle pagine più struggenti e romantiche dell’intera produzione schumanniana. Protagonista assoluto è il violoncello solista, il cui canto intenso viene delicatamente sostenuto dall’orchestra e che, in un breve passaggio solistico, porta direttamente all’ultimo movimento, Sehr lebhaft (Molto vivace). L’energia e la vitalità di questa pagina si manifestano subito fin dal tema principale.

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I Pini di Roma è un poema sinfonico composto nel 1924 da Ottorino Respighi. È uno dei capolavori della cosiddetta trilogia romana insieme a Le fontane di Roma e Feste romane. Ciascun movimento descrive l’ ubicazione di un gruppo di pini in Roma, nel corso delle ore della giornata:

  1. I pini di Villa Borghese
  2. I Pini presso una catacomba
  3. I pini del Gianicolo
  4. I pini della Via Appia

Nel ciclo dei poemi sinfonici romani Respighi sfrutta le sue straordinarie doti di orchestratore, riporta le sensazioni provate nella visita della città di Roma. In queste composizioni ritroviamo tutta l’atmosfera romana purtroppo in buona parte oggi scomparsa: “gli strilli dei bambini come rondini a sera” a Villa Borghese, l’usignolo che canta “nel plenilunio sereno” del Gianicolo, “lo scampanio di tutte le chiese”, gli “echi di caccia, tintinnii di sonagliere” sui Castelli Romani, “la voce dell’organo meccanico d’un baraccone e l’appello del banditore, il canto rauco dell’ubriaco e il fiero stornello” a Piazza Navona? E ancora dove ritrovare la “la salmodia accorata” dei fedeli che “si diffonde solenne come un inno”, “il ritmo di un passo innumerevole” allo squillare delle buccine sull’antica Via Appia, la folla che ondeggia nel Circo Massimo, lo squillare dei corni di Tritone e Nettuno.

La prima esecuzione avvenne al Teatro Augusteo di Roma il 14 dicembre 1924, sotto la direzione di Bernardino Molinari. Il suo primo numero, I Pini di Villa Borghese, fu disturbato da fischi e zittii, ma poi la sala si placò, e alla fine il successo fu clamoroso, e seguito da una diffusione internazionale altrettanto incontrastata e duratura quanto quella delle Fontane. Anche qui, quattro quadri che si seguono senza interruzione, con altrettanti titoli. Nelle Fontane sia questi titoli che quello generale comunicano l’argomento della musica senza equivoci. Qui invece i pini sono solo una garbata etichetta.

Come nelle Fontane, ciò che conta è il piacere dell’immagine musicale per se stessa, priva di secondi fini.

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Orquestra Nova da Sinfónica de Galicia (OJSG) baixo a direccion do mestre D. Pietro Rizzo – Palacio da Opera da Coruña, 7 de abril de 2012):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Sergiu Celibidache conducts The Filharmonica “George Enescu”):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Conductor: Daniele Gatti):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Fritz Reiner & Chicago Symphony Orchestra):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Orchestra sinfonica di Torino della RAI , direttore Sergiu Celibidache):

I pini di Villa Borghese

“Giuocano i bimbi nella pineta di Villa Borghese: ballano a giro tondo, fingono marce soldatesche e battaglie, s’inebriano di strilli come rondini a sera, e sciamano via”.

Il primo movimento, chiamato “I pini di Villa Borghese“, descrive dei bambini rumorosi che giocano ai soldati e marciano nella pineta del Villa Borghese, è un intrecciarsi di girotondi e di infantili fanfare militaresche. Dopo la rapida introduzione compare il tema principale (Oh quante belle figlie Madama Dorè) affidato al corno inglese, ai fagotti ed ai corni. Un improvviso cambio di ritmo caratterizza il secondo motivo che flauti, ottavino e pianoforte cantano su uno sfondo costituito dai trilli degli archi. Con il ritorno all’andamento iniziale ricompare il tema principale questa volta affidato agli oboi ed ai clarinetti. La parte successiva costruita sulla melodia di un nuovo girotondo sfocia in una fanfara di trombe. La successiva ricomparsa del girotondo viene ripresa ed intrecciata con squilli di marce, dall’intera orchestra che successivamente si avvia verso l’ultimo vorticoso crescendo.

Pini presso una catacomba

“Improvvisamente la scena si tramuta ed ecco l’ombra dei pini che coronano l’ingressodi una catacomba: sale dal profondo una salmodia accorata, si diffonde solenne come un inno e dilegua misteriosa”.

Il secondo movimento, “Pini presso una catacomba” rappresenta una pineta nei pressi di una catacomba nella campagna romana. L’atmosfera diventa improvvisamente cupa. Dal profondo emerge sommessa la voce degli archi intercalata da un mesto cantabile dei corni e dai rintocchi gravi di una campana quasi a ricordarci la memoria di antichi martiri. Una tromba sola in controcanto con i violini rischiara l’ambiente. Dal profondo si leva una salmodia affidata a clarinetti, corni e violoncelli che si trasforma gradualmente con l’entrata degli altri strumenti in un maestoso ed austero crescendo. Dopo il rapido spegnersi della salmodia una coda ci riporta alla cupa atmosfera iniziale.

I pini del Gianicolo

“Trascorre nell’aria un fremito: nel plenilunio sereno si profilano i pini del Gianicolo. Un usignolo canta”.

Il terzo tempo, un notturno, “I Pini del Gianicolo“, è ambientato di notte, presso un tempio del dio Giano dell’antica Roma, sulla collina del Gianicolo. Giano bifronte spalanca porte e portoni, segnando l’inizio di un nuovo anno. Si ode il canto di un usignolo, che Respighi utilizza per descrivere la vita reale ed i suoni degli uccelli, qualcosa di mai fatto fino ad allora. Il gocciolio dell’acqua dalla fontana introduce il brano con gli arpeggi del pianoforte mentre il clarinetto espone un tema sognante nel plenilunio che sovrasta i pini del Gianicolo. Gli archi che riprendono questo tema sono interrotti dalla celesta che ripropone il gocciolio della fontana. L’oboe presenta un nuovo tema che viene ripreso da un violoncello solo e sviluppato poi dagli archi con un ampio crescendo. Gli arpeggi del pianoforte, dell’arpa e della celesta ci ripropongono ancora una volta il gocciolio dell’acqua e ci portano verso la sezione conclusiva quando il clarinetto prepara il canto dell’usignolo che si perde fra i rami dei pini. Lo spartito dà menzione di una registrazione realizzata su di un fonografo: il Brunswick Panatrope

I pini della via Appia

“Alba nebbiosa sulla via Appia. La campagna tragica è vigilata da pini solitari. Indistinto, incessante, il ritmo di un passo innumerevole. Alla fantasia del poeta appare una visione di antiche glorie: squillano le buccine ed un esercito consolare irrompe, nel fulgore del nuovo sole, verso la via Sacra, per ascendere al trionfo del Campidoglio”.

L’ultima sezione, “I Pini della Via Appia“, raffigura i pini lungo l’antica consolare romana Via Appia. In un’alba nebbiosa, una legione avanza lungo la via Appia nel fulgore del sole appena sorto. Respighi voleva far sentire la terra tremare sotto i passi del suo esercito e diede all’organo il compito di descriverne tale sensazione. 

Il ritmo del passo di marcia dell’esercito consolare è scandito da timpani, pianoforte, violoncelli e contrabbassi. I corni ci presentano frammenti di fanfare mentre i clarinetti introducono quello che sarà il tema conduttore di tutto il brano. Il corno inglese si inserisce con una melodia esotica, quasi una danza orientale, prima che i corni diano avvio al poderoso amplissimo crescendo cui si uniscono progressivamente tutti gli altri strumenti per preparare la sfarzosa conclusione. Da notare l’impiego di sei flicorni che sono uno strumento tipicamente bandistico poco usato in orchestra.

Il pezzo si conclude con un trionfo di trombe delle legioni sul Campidoglio.

I Pini di Roma richiede l’impiego di una grande orchestra:

  • legni: 3 ottavini, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti in Si bemolle e in La, clarinetto basso in Si bemolle e in La, 2 fagotti, controfagotto
  • ottoni: 4 corni in Fa, Sol, 3 trombe in Si bemolle, 2 tromboni tenori, 1 trombone basso, 1 tuba, 6 buccine in Si bemolle (a tutt’oggi sostituite da flicorni: 2 soprano, 2 tenore, 2 basso), trombe fuori scena
  • percussioni: timpani, grancassa, piatti, 2 piccoli piatti, tam-tam, triangolo, raganella, tamburo, glockenspiel
  • tastiere: organo, pianoforte, celesta
  • arpa
  • archi: violini I e II, viole, violoncelli, contrabbassi
  • fonografo (per la riproduzione del canto dell’usignolo)

Curiosità sull’ utilizzo del poema “I Pini di Roma

Una versione arrangiata commenta un brano del film d’animazione Fantasia 2000 della Walt Disney, con delle balene megattere volare nell’aria. Il secondo movimento del pezzo è omesso, insieme con l’assolo del corno inglese nel quarto movimento.

Il componimento è stato usato nella sua interezza in A Movie (1958) di Bruce Conner.

Alcuni estratti appaiono in Fireworks di Kenneth Anger.

L’introduzione è utilizzata nella canzone del 1983 City of Love del gruppo rock gruppo Yes.

Il componimento è alla base della maggior parte del repertorio musicale eseguito in occasione del campionato mondiale dei Drum Corps International, allo Star of Indiana’s 1991.

Qualche stralcio è stato utilizzato in una pubblicità della ditta alimentare Levoni nel 1998.

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Written by mara

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