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A La Verdi Maxim Emelyanychev per Tchaikovsky Sinfonia n 4

…Sono sicuro che nelle mie opere appaio come Dio mi ha fatto e così come sono diventato attraverso l’azione del tempo, della mia nazionalità ed educazione. Non sono mai stato falso con me stesso. Quello che sono, buono o cattivo, lo debbono giudicare gli altri…
(P. I. Tchaikovsky in una lettera a Sergej Ivanovič Taneev del 14 (26) gennaio 1891)

Stagione Sinfonica 2017 – 2018 per La Verdi

 

Dopo Romeo e Giulietta, laVerdi torna al genio di William Shakespeare con un inedito percorso sinfonico attorno alla sua più fiabesca opera teatrale: La Tempesta. Maxim Emelyanychev debutta con laVerdi per ripercorrere il capolavoro shakespeariano attraverso la romantica teatralità di Petr Ilic Čajkovskij e le tensioni contemporanee del giovane compositore italiano Federico Gon:

 

Pёtr Il’ič ČajkovskijLa Tempesta Fantasia sinfonica in Fa minore op. 18

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Federico Gon, The Tempest – Ouverture da concerto da “La Tempesta” di W. Shakespeare (prima assoluta)

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Pёtr Il’ič ČajkovskijSinfonia n. 4 in Fa minore op. 36

 

QUANDO:

Giovedì 25 Gennaio 2018, Ore 20.30

Venerdì 26 Gennaio 2018, Ore 20.00

Domenica 28 Gennaio 2018, Ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Maxim EmelyanychevDirettore

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore A al costo di € 36,00
Settore B al costo di € 27,00
Settore C al costo di € 21,00
Settore D al costo di € 16,00

 

SETTORE A Platea dalla fila 4 alla 25; SETTORE B Balconata dalla fila 4 alla 15; SETTORE C Prime 3 file Balconata e logge e SETTORE D Prime 3 file di Platea

 

La Verdi: Tchaikovsky Sinfonia n 4

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.


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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Maxim Emelyanychev…

Eccellente rappresentante della nuova generazione di giovanissimi direttori d’orchestra, Maxim Emelyanychev è nato nel 1988 da una famiglia di musicisti.  Ha fondato le basi della sua educazione al Nizhny Novgorod College (direzione d’orchestra e pianoforte), per poi specializzarsi con Gennady Rozhdestvensky al Moscow State Tchaikovsky Conservatory.

Dopo la vittoria di numerosi concorsi internazionali, la sua carriera ha inizio a 12 anni sul podio delle principali orchestre russe.

Oltre alla sua presenza stabile con la Nizhny-Novgorod Symphonic Orchestra, la sua carriera si avvia sul panorama internazionale con la Real Orquesta Sinfonica de Sevilla, cui fanno immediatamente seguito gli inviti presso l’ Orquesta Nacional de Espana, la Real Filarmonica de Galicia e i ritorni alla Real Orquesta Sinfonica de Sevilla.

Nella sua veste di direttore principale, dirige l’ ensemble barocco Il Pomo D’Oro nelle loro principali tournée di concerti, progetti operistici e registrazioni discografiche con artisti del calibro di Joyce Di Donato, Max Emanuel Cencic o Ann Halenberg.

In ambito operistico, oltre alle opere barocche con Il Pomo D’Oro, ha diretto Don Giovanni di Mozart al Teatro de la Maestranza di Siviglia riscuotendo uno straordinario successo, e una nuova produzione del Ratto dal serraglio di Mozart che ha segnato il suo debutto alla Opernhaus di Zurigo nel novembre 2016. 

Nell’estate 2019 farà il suo debutto al Festival di Glyndebourne dirigendo Rinaldo di Händel.

La stagione 2016/17 ha visto una lunga tournée con Il Pomo d’Oro e Joyce Di Donato, a seguito dell’uscita dell’album “In War and Peace, Harmony through music”, e il brillante debutto sul podio dell’Orchestre National du Capitole de Toulouse in un programma dedicato a Brahms e Beethoven.

Gli impegni principali della stagione 2017/18 vedono nuovi inviti sia a Toulouse che Siviglia, così come i debutti sul podio delle Orchestre Nazionali di Lione e Bordeaux, dell’ Orchestra della Svizzera Italiana, dell’ Orchestra Sinfonica di Milano La Verdi, della Royal Liverpool Philharmonic Orchestra, della Tokyo Symphony Orchestra.

In ambito discografico, Maxim Emelyanychev ha ricevuto il più alto riconoscimento in Russia il “Golden Mask” come clavicembalista nella produzione delle Nozze di Figaro della Perm Opera Theatre (CD Sony Classics).

Prima dell’ultimo disco per la Warner con Il Pomo d’Oro e Joyce Di Donato (In War and Peace, Harmony through music) pubblicato nel novembre 2016, due recenti album, sempre con Il Pomo d’Oro, hanno riscosso il plauso della critica internazionale: Arie Napoletane con Max-Emanuel Cencic uscito in ottobre 2015 (Decca), seguito dal doppio album dedicato a Haydn, sia nella veste di direttore che clavicembalista con Riccardo Minasi (Erato), che è stato premiato con il prestigioso Echo Klassik 2016.

 

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“La Tempesta Fantasia sinfonica in Fa minore op. 18” by Pёtr Il’ič Čajkovskij:


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Mi chiedete se la musica ha un programma definito. In generale, se mi rivolgono questa domanda riguardo a una composizione sinfonica, rispondo di no. E in verità non è una domanda cui sia facile rispondere. Come è mai possibile esprimere quelle sensazioni che proviamo allorché scriviamo un’opera strumentale che non ha in sé alcun soggetto definito? E’ un processo puramente lirico, una confessione musicale dell’anima, ove pullulano tante cose e che secondo la propria essenza si riversa in suoni, appunto come il poeta lirico si effonde in versi

 

La Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 di Pëtr Il’ič Tchaikovsky viene composta tra dicembre 1876 e gennaio 1878 e presentata a Mosca il 10 febbraio 1878 sotto la direzione di Nikolaj Rubinstein con un “tiepido” riscontro da parte del pubblico.

Questo periodo denso di avvenimenti che hanno esiti contrastanti sul suo labile sistema nervoso lo inducono alla stesura di una composizione in cui dare libero sfogo ai suoi sentimenti.

La baronessa von Meck che ha assistito all’ esecuzione, chiede a Tchaikovsky una spiegazione sui contenuti della composizione e questi in una lettera del 17 febbraio gli fornisce un’ interpretazione programmatica che costituisce un documento utile anche se non decisivo, per la comprensione della Sinfonia:

La nostra Sinfonia ha un programma abbastanza definito perché si possa esprimere a parole; a voi sola desidero – e posso – dire il significato dell’opera nell’insieme e nelle singole parti. Voi capirete che tenterò di farlo soltanto per sommi capi. L’introduzione è il germe dell’intera Sinfonia, l’idea principale dalla quale dipende tutto il resto. Il tema di apertura è il Fatum, la forza inesorabile che impedisce alle nostre speranze di felicità di avverarsi; che sta in agguato, gelosamente, per impedire che il nostro benessere e la nostra pace possano diventare piene e senza nubi: una forza che, come la spada di Damocle, pende perpetuamente sul nostro capo e di continuo ci avvelena l’anima. Questa forza è ineluttabile e invincibile. Con il Moderato con anima la disperazione e la tristezza diventano più forti, più cocenti. Non sarebbe più saggio distogliersi dalla realtà e immergersi nel sogno? Oh, gioia! Alfine appare un dolce e tenero sogno. Una fulgida, soave immagine umana aleggia dinanzi a me, mi chiama. Come bello e remoto, ora, appare il primo ineluttabile tema dell’Allegro! A poco a poco il sogno avvolge l’anima. Obliata è la tristezza, la disperazione. Ecco la felicità! Ma no, era .solo un sogno e il Fato ci ridesta. Così la vita è un costante alternarsi di aspra realtà, di sogni evanescenti, di fuggevoli visioni di felicità. Non vi è alcun porto. Si naviga su quel mare finché esso vi sommerge e vi fa affondare nella sua profondità. Questo, approssimativamente, è il programma del primo tempo. Il secondo tempo esprime un’altra fase di sofferenza. E’ la malinconia che ci invade a sera, allorché siamo soli, stanchi del lavoro, e cerchiamo di leggere, ma il libro ci sfugge di mano. I ricordi si affollano in noi. Come sono dolci quelle memorie di giovinezza, ma come è triste che tante cose siano state e siano trascorse per sempre! Si rimpiange il passato, eppure non si vorrebbe ricominciare daccapo la vita, ci si sente troppo stanchi. E’ più piacevole riposare e rivolgere lo sguardo all’indietro, ricordando tante cose. C’erano momenti felici, quando il giovane sangue scorreva caldo e la vita esaudiva ogni nostro desiderio. C’erano anche momenti difficili, perdite irreparabili, ma sono ormai lontani. E’ triste e pur dolce tuffarsi così nel passato. Il terzo tempo non esprime sensazioni definite, è piuttosto una successione di capricciosi arabeschi, quelle immagini inafferrabili che passano nella fantasia quando si è bevuto del vino e si avvertono i primi segni dell’ebbrezza. L’anima non è ne gaia ne triste. Non si pensa a nulla: l’immaginazione ha libero corso e comincia, non si sa perché, a tracciare strani disegni. D’improvviso si presenta allo spirito la visione di contadini un po’ brilli, una breve canzone di strada risuona. Lontano, passa un corteo militare. Le immagini sono assolutamente sconnesse, come quelle che fluttuano nella mente allorché ci si addormenta. Non hanno nulla a che fare con la realtà, sono strane, selvagge, confuse. Il quarto tempo: se veramente non trovi motivo di gioia in te stesso, guardi gli altri. Va’ in mezzo al popolo, vedi come esso sa abbandonarsi alla gioia. Una festa rustica è descritta. Non appena però hai dimenticato te stesso in questa visione della gioia altrui, ecco che il Fato inesorabile riappare a ricordarti di te stesso. Ma gli altri sono indifferenti verso di te; non volgono neppure il capo, non ti guardano neppure, non si accorgono che tu sei solo e triste. Ah, come si divertono! E come sono fortunati di essere governati da sentimenti così semplici e immediati! Dà la colpa a te stesso e non dire che tutto il mondo è triste; esistono gioie semplici e pur forti. Allegrati nella felicità altrui e la vita sarà sopportabile. Questo, cara amica, è tutto ciò che posso dirvi della Sinfonia. Certo, quello che ho detto non è ne chiaro ne compiuto. Ciò deriva dalla intrinseca natura della musica strumentale, che non si presta all’ analisi particolareggiata. Dove le parole cessano, là comincia la music; come diceva Heine». Un post scriptum chiude la lettera: «Proprio ora, mettendo in busta la lettera, l’ho riletta e ho inorridito dinanzi al programma confuso e inesatto che vi mando. E’ la prima volta nella mia vita che ho tentato di trasportare idee e immagini musicali in parole, e non ci sono certo riuscito. Tutto l’inverno passato ho sofferto di una terribile ipocondria: la Sinfonia è un’eco veritiera di quello che provavo. Ma non è più di un’eco. Come riuscire a tradurre ciò in parole chiare e definite? Già ho dimenticato molte cose di quel periodo, ho solamente un ricordo dell’orrore e dell’intensità di ciò che provavo”

 

ASCOLTA QUI Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Claudio Abbado & Chicago Symphony Orchestra):


ASCOLTA QUI Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Leningrad Philharmonic Orchestra & Evgeny Mravinsky – Studio recording, Moscow, 8.IV.1957):


La sinfonia si divide in quattro movimenti della durata complessiva di quaranta minuti:

I movimento: l'”andante sostenuto“: “l’ introduzione”, così l’autore si espresse in una lettera inviata alla von Meck per descriverne il programma in essa contenuto, “contiene il germe di tutta una vita, il fato è la forza del destino che ostacola la nostra felicità; è come una spada di Damocle e avvelena senza posa l’anima… Bisogna assoggettarglisi… Non sarebbe meglio abbandonare la realtà e sprofondarsi nei sogni?“. Ma la musica reca solo delle visioni, che scompaiono alla fine e l’anima viene nuovamente sommersa dal mare.

II movimento: l'”andante con moto“, “è la descrizione di quella sensazione melanconica che ci prende quando di sera siamo ormai del tutto soli e stanchi delle fatiche effettuate durante il giorno“.

III movimento (Scherzo pizzicato) – “Il terzo tempo non esprime sensazioni particolari, è un arabesco capriccioso, un’apparizione fugace simile a quelle che colgono la nostra fantasia quando si beve un bicchiere di vino e si sente essere lievissimamente brilli…

IV movimento: il “finale“, così ebbe a dire Tchaikovsky nella sua descrizione alla von Meck: “Quando non trovate in voi la felicità, guardate gli altri, andate in mezzo al popolo, guardate come la gente si diverte, come si concede alla sua gioia! Il quarto tempo è il quadro di una festa popolare… Appena avete dimenticato voi stessa, appare instancabilmente il fato… Ma in fondo la vita è bella…!

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Written by mara

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