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A La Verdi Nazzareno Carusi per Beethoven Piano Concerto Gennaio 2019

Nella sua interpretazione tu sentivi Gilels e Richter che gli stavano dietro quasi angeli custodi, (Paolo Isotta)

14° Concerto della Stagione Sinfonica 2018-2019 per La Verdi

 

In occasione della Giornata della Memoria, laVerdi ripercorre le voci e le musiche che hanno accompagnato (e spesso tragicamente sostenuto) le violenze dell’Olocausto. Da un lato Wagner e Beethoven, maestri del Romanticismo, osannati dalla propaganda del Nazismo; dall’altro Schulhoff e Eisler, compositori dimenticati, uccisi o fuggiti dalla follia nazista, che, con la loro musica, hanno lasciato una commovente e preziosa testimonianza di una delle più immani tragedie della nostra Storia. La Verdi con protagonista il Direttore Timothy Brock e il pianista Nazzareno Carusi per il seguente programma:

 

Richard Wagner, Ouverture da “Tannhäuser”

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 4 in Sol maggiore op. 58

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Hanns Eisler, Niemandsland

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Erwin Schulhoff, Sinfonia n. 2

 

QUANDO

Giovedì 24 Gennaio 2019, ore 20.30

Venerdì 25 Gennaio 2019, ore 20.00

Domenica 27 Gennaio 2019, ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Nazzareno Carusi

Direttore, Timothy Brock

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea 1 al costo di € 36,00
Platea 2 al costo di € 25,00
Platea 3 al costo di € 16,00
Galleria 1 al costo di € 27,00
Galleria 2 al costo di € 21,00

 

Platea 1 Platea dalla fila 5 alla 22; Platea 2 dalla fila 23 alla 25; Platea 3 prime 4 file; Galleria 2 Prime 3 file Balconata e logge e Galleria 1 dalla fila 4 in poi

 

La Verdi: Nazzareno Carusi e Timothy Brock

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Nazzareno Carusi…

Nazzareno Carusi è un pianista italiano.

Insieme con gli studi nei Conservatori di Firenze e Mosca e alla Hochschule di Trossingen, si è rivelata fondamentale per lo sviluppo del suo pianismo e della sua personalità la lunga frequentazione con Alexis Weissenberg e Viktor Merzhanov, due dei più grandi pianisti del Novecento.

Ha dato il primo concerto all’ età di dieci anni e da allora si è esibito nei Teatri più importanti del mondo e nell’ ambito dei maggiori Festival.

Ha diviso il palcoscenico con alcuni dei più grandi artisti di oggi. Fra tutti, il Fine Arts Quartet di Chicago nella formazione con Wolfgang Laufer al violoncello, memoria storica del leggendario ensemble statunitense.

Nell’ ottobre 2016 ha suonato per la prima volta in duo con il soprano Eleonora Buratto, sia alla Wigmore Hall di Londra che al Teatro Bibiena di Mantova.

Strepitoso Nazzareno Carusi. E strepitoso è dire niente (Grace Ellen), Berliner Zeitung

La maggior parte dei suoi dischi, tra i quali tre live alla Scala di Milano, al Teatro Colón di Buenos Aires e alla Jewel Box Series di Chicago, è stata pubblicata dalla casa discografica EMI.

È titolare “per chiara fama” della cattedra di Musica da Camera all’ Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola ed è professore ordinario della stessa materia al Conservatorio “Antonio Buzzolla” di Adria.

Gli è stata attribuita la Menzione Speciale del Premio Giustiniano 2013 di Ravenna per la “assoluta unicità della sua figura nel panorama musicale non solo nazionale. Carusi ha saputo coniugare, a una carriera musicale costellata di successi e riconoscimenti internazionali, un’attività altrettanto intensa e prestigiosa di divulgazione, commento e riflessione musicale sulla stampa, la televisione e tutti i nuovi media.”

Nato a Celano nel 1968, Nazzareno Carusi è legatissimo alla sua terra d’origine e, nel 2012, la Presidenza del Consiglio Regionale gli ha conferito l’onorificenza di Ambasciatore d’Abruzzo nel Mondo “per gli alti meriti artistici e il lustro che ha dato all’Abruzzo”.

È Consigliere Artistico del Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano.

Dal marzo 2017 è Testimonial dell’Associazione Tumori Toscana – Onlus, che offre cure oncologiche gratuite a domicilio.

Sito personale: http://www.nazzarenocarusi.live/

 

“16 video su Nazzareno Carusi”:


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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

Tannhäuser (Tannhäuser und der Sängerkrieg auf Wartburg, Tannhäuser e la gara dei cantori della Wartburg) è un’opera in tre atti, composta da Richard Wagner, ispirata alle due leggende tedesche di Tannhäuser e delle gare poetiche dei cantori della Wartburg. I temi chiave sono l’opposizione fra amore sacro e profano, e la redenzione tramite l’amore (tema presente in molte opere di Wagner).

Wagner diresse la prima al Semperoper di Dresda nel 1845; la nipote Johanna Wagner interpretava la parte di Elisabeth e Wilhelmine Schröder-Devrient era Venus.

 

Tannhäuser WWV 70, Ouverture (versione Dresda) Richard Wagner:

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«il più ammirevole, il più singolare, il più artistico e difficile di tutti quelli che Beethoven ha scritto», in un articolo della Allgemeine Musikalische Zeitung del maggio 1809

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 4 op. 58 di Ludwig van Beethoven, composto tra il 1805 e il 1806, e pubblicato nel 1808 con la dedica all’ arciduca Rodolfo d’Austria, fu eseguito per la prima volta nel marzo del 1807 presso il palazzo del principe Lobkowitz con lo stesso Beethoven al pianoforte; l’ esecuzione pubblica vera e propria, sempre con l’autore al pianoforte, ebbe luogo il 22 dicembre 1808 al Teatro an der Wien; oltre al Concerto pianistico, il programma presentava infatti la Quinta e la Sesta Sinfonia, la Fantasia op. 80 e alcuni brani della Messa in do maggiore op. 86. Il Concerto in sol maggiore appartiene dunque al periodo centrale della produzione di Beethoven, tra l’Eroica e la Quinta Sinfonia, le Sonate Waldstein e Appassionata, i Quartetti Rasumowsky e la prima versione del Fidelio.

Non si sa dove si trovi il manoscritto originale. La società degli Amici della Musica di Vienna ne possiede una copia riveduta.

 

Claudio Arrau e Leonard Bernstein con la Bavarian Broadcast Symphony Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Munich, Germany, 17/10/1976):

Daniel Barenboim con i Wiener Philharmoniker in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (2010):

Arthur Rubinstein e Antal Dorati con la London Philharmonic Orchestra in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven:

Dino Ciani e Claudio Abbado con l’ Orchestra del Teatro alla Scala di Milano in “Piano Concerto No. 4 in G major, Op. 58″ by L. v. Beethoven (Milano, Teatro alla Scala, live 12.6.1969):

«Questa poco conosciuta composizione, è in realtà una delle più originali e, in particolare nei due primi movimenti, delle più eccellenti e ricche di spirito di questo Maestro», Rochlitz

Il concerto è formato dai seguenti movimenti:

  1. Allegro moderato
  2. Andante con moto
  3. Rondò: Vivace

Questo concerto spicca fra gli altri beethoveniani per una caratteristica particolare: l’ inizio del I movimento affidato al pianoforte solo. Si tratta della prima volta, nella storia di questo genere, in cui l’incipit, con l’enunciazione del I tema, non è affidato all’orchestra. Questa oltre ad essere una novità all’interno dell’opera del compositore di Bonn è anche l’ultima grande innovazione apportata al genere in epoca classica.

Il primo movimento, in tempo Allegro moderato, si apre con un breve motivo ad accordi ribattuti esposto dal pianoforte solo e sviluppato dall’orchestra. Qui Beethoven combina lo schema della doppia esposizione (prima da parte dell’orchestra, poi da questa assieme al solista) con una nuova visione dei rapporti fra solista e orchestra. Beethoven lascia che sia l’orchestra ad esaurire la prima esposizione tematica; successivamente è il solista a sviluppare il secondo tema introdotto questa volta dall’orchestra. La cadenza interamente scritta da Beethoven stesso (che ne compose pure una seconda) è strettamente imparentata col mondo altero dell’ Appassionata.

Tipico  ed unico nel suo genere è il secondo movimento, il breve Andante con moto costituente il secondo tempo, collegato senza interruzione al Finale: una di quelle pagine in cui l’intensità dell’espressione compensa la brevità, “un «contrasto di principi» che raggiunge il massimo dell’efficienza drammatica e della commozione lirica, concludendosi con l’umiliazione del primo (il superbo, espresso dall’orchestra) di fronte all’altro che si innalza ed espande sempre più, implorante nel pianoforte: Orfeo che vince le forze oscure del mondo infero“, dice Rielzer, il mito di Orfeo che soggioga le forze dell’ Ade con la bellezza del suo canto.

Nella vivacità del terzo movimento, Rondò, che si innesta all’ultima nota dell’ Andante con un senso di «liberazione nella leggerezza», si celebra una nuova armonia tra pianoforte e orchestra, con gli strumenti impiegati solisticamente in dialogo fra loro. L’individualità dello strumento solista si affianca ora a quella della compagine orchestrale nell’espressione di uno stesso stato d’animo, ove il conflitto di sentimenti del secondo tempo è dimenticato.

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Written by mara

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