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A La Verdi Patrick Fournillier Erica Piccotti Luca Santaniello Giugno 2019

Egregio! Vorrei farti una comunicazione di natura artistica, alla quale mi auguro di cuore che tu possa essere più o meno interessato. Ma non sono sicuro che questo indirizzo sia valido per il periodo estivo. Perciò, posso pregarti per il momento di mandarmi una parola, per dirti poi il resto? Con l’antica stima“, Johannes Brahms al grande violinista Joseph Joachim

31° Concerto della Stagione Sinfonica 2018-2019 per La Verdi organizzato in collaborazione con l’ Associazione Musica con le Ali

 

Il lungo percorso dedicato ai capolavori orchestrali di Johannes Brahms giunge al suo capitolo conclusivo con il Doppio concerto per violino e violoncello. Unendo forma sinfonica e forma concertistica in un solo capolavoro, il genio amburghese poneva fine al lungo ciclo di concerti e sinfonie con cui, dal 1862, aveva costellato la sua lunga carriera musicale. Non a caso fu lo stesso Brahms, a soli cinquantaquattro anni, a definire questo concerto «la mia folle, ultima composizione».

 

Johannes Brahms, Concerto per violino, violoncello e orchestra in La minore op. 102

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92

 

QUANDO

Venerdì 31 Maggio 2019, ore 20.00

Domenica 2 Giugno 2019, ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Violino, Luca Santaniello

Violoncello, Erica Piccotti

Direttore, Patrick Fournillier

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea 1 al costo di € 36,00
Platea 2 al costo di € 25,00
Platea 3 al costo di € 16,00
Galleria 1 al costo di € 27,00
Galleria 2 al costo di € 21,00

 

Platea 1 Platea dalla fila 5 alla 22; Platea 2 dalla fila 23 alla 25; Platea 3 prime 4 file; Galleria 2 Prime 3 file Balconata e logge e Galleria 1 dalla fila 4 in poi

 

La Verdi: Patrick Fournillier Erica Piccotti Luca Santaniello

 

Con Associazione Ma.Ni. è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Patrick Fournillier…

Patrick Fournillier ha iniziato la sua brillante carriera internazionale vincendo giovanissimo il Primo Premio al Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra di Salisburgo, cosa che gli permise di diventare l’assistente di Leopold Hager al Mozarteum.

Dal 1983 al 1985 è stato direttore aggiunto dell’Orchestra Nazionale di Lilla e, dal 1984 al 1986, direttore artistico dell’Accademia d’Orchestra.

Nel luglio 1986, a Nimes, raccolse grandi successi ed approvazione del pubblico e della stampa sostituendo Emmanuel Krivine nel Corsaro di Giuseppe Verdi.

Nel 1987 ha vinto il secondo premio nel Concorso d’interpretazione di Musica Polacca, i premi Orchestra e Public al Terzo Concorso Internazionale di Katowice in (Polonia).

Da allora è stato invitato a dirigere le orchestre di Gdansk, Cracovia, la Filarmonica e l’Orchestra dell’Opera di Varsavia, e a realizzare numerose registrazioni.

Patrick Fournillier dirige regolarmente le seguenti orchestre: Romande Swiss Orchestra, Europe Chamber Orchestra, Czech Philharmonic, Gran Teatro Liceu Orchestra di Barcellona, Radio-France New Philharmonic Orchestra, Lyon National Orchestra, Bordeaux-Aquitaine National Orchestra, Lyon Opera, Warsaw Philharmonic, Opéra National de Paris Orchestra, Prague Symphony Orchestra, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna e del Teatro alla Scala, Welsh National Opera, Opéra de Monte Carlo Orchestra, BBC Symphony Orchestra.

Come Direttore Musicale del Festival Massenet di Saint-Etienne ha diretto le creazioni di Thérèse, Cendrillon, Manon, Amadis (registrata con i Cori e l’Orchestra dell’ Opéra di Parigi ottenne l’ Orphée d’Or 1990, premio della SACD per la migliore incisione di un compositore francese), Cléopatre, La Vierge, Esclarmonde e Grisélidis (tutte incise in CD per Koch International), Panurge, Le Cid.

Grisélidis gli valse inoltre l’Orphée d’Or 1994.

Nella stagione 1988/89 fu invitato da Alain Lombard a diventare Primo Direttore Ospite dell’Orchestra Nazionale di Bordeaux-Aquitania e in quella successiva diresse Novantatré, l’opera di Duhamel tratta da Victor Hugo, in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese.

Lo stesso anno diresse Thérèse, per una nuova produzione al Teatro Nazionale di Zagreb, ed il concerto di gala con Rockwell Blake e June Anderson per la riapertura dell’Opéra Comique-Salle Favart.

Nel 1989, al Gran Teatro di Ginevra con la Romande Swiss Orchestra, diresse la produzione di Postilion de Longiumeau di Adam, trasmesso in contemporanea da 25 emittenti televisive.

Direttore Musicale e Principale della Sinfonietta di Piccardia dall”89 al ’92, nel 1990 eseguì con essa la Manon Lescaut di Auber all’Opéra di Parigi (registrata live per Chant du Monde), e l’anno successivo partecipò alla prima registrazione di Applausus, una cantata inedita di Haydn.

Nel 1991, su invito di Riccardo Muti, diresse al Ravenna Festival La Muta di Portici di Auber.

L’anno successivo diresse Tosca al Teatro La Fenice di Venezia.

Nelle stagioni successive ha diretto in teatri come La Scala di Milano, l’Opera Nazionale Gallese, l’Opera di Roma, l’ Esplanade-Opéra di Saint-Etienne (dove è direttore musicale), in cui è sempre stato nuovamente invitato.

Nel 1993 ha registrato numerose arie da opere francesi per l’etichetta EMI con l’Orchestra Filarmonica di Montecarlo, vincendo numerosi premi: Choc du Monde de la Musique, Diapason d’Or de l’Année, Opéra International Timbre de Platine, 10 de Repertoire e Académie Charles Cros.

Nel 1998 è stato nominato Direttore Musicale dell’ Orchestra Sinfonica dell’Emilia Romagna “Arturo Toscanini”, con un mandato triennale.

Nel 2001 ha partecipato alle celebrazioni del Centenario Verdiano, commemorando il compositore con numerosi concerti (una prima esecuzione di musica sacra inedita al Teatro di Busseto, Rigoletto, La Traviata e Il Trovatore al Teatro Alighieri di Ravenna).

La sua instancabile attività di direttore lo porta ogni anno nei maggiori teatri del mondo, con le più prestigiose orchestre.

Nel 2008 ha diretto un acclamato Cyrano de Bergerac con Domingo alla Scala di Milano.

Nel 2010 è tornato negli Stati Uniti per il debutto alla Metropolitan Opera e alla Washington Opera.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

A colui per il quale è stato scritto

 

Il Concerto per violino e violoncello in la minore, op. 102, detto Doppio Concerto, di Johannes Brahms, prese forma nel 1887 durante il periodo estivo che il compositore trascorreva come d’ abitudine a Thun, la cittadina svizzera sul lago omonimo, come omaggio all’ arte di due amici, il violinista Joseph Joachim e il violoncellista Robert Hausmann.

Brahms doveva scrivere inizialmente un concerto per violoncello proprio per il suo amico Robert Hausmann. Nel 1881 – diversi anni prima della creazione del Concerto – Brahms giunse a una profonda rottura con Joseph Joachim, il violinista con il quale aveva un antico sodalizio artistico e di amicizia, e al quale aveva dedicato, nel 1878, il Concerto per violino op. 77. Testimone delle agitate vicende del matrimonio di Joachim, il compositore si era schierato apertamente a favore della moglie del violinista, suscitando il risentimento di quest’ultimo. Brahms colse quindi l’ occasione per dedicare anche a lui il suo lavoro, in segno di riconciliazione.

Clara Schumann definiva questo concerto Versöhnungswerk, «opera di riconciliazione»

La prima ebbe luogo a Colonia il 18 ottobre 1887, al Theater der Stadt, con l’ Orchestra di Gürzenich, sotto la direzione di Brahms stesso, ed avendo come solisti i due dedicatari. Tra il pubblico un ascoltatore d’eccezione, Petr Il’ič Čajkovskij, che tuttavia non se ne mostrò particolarmente colpito.

Questa forma musicale resta rarissima nel XIX° secolo ed il suo pendant è il celebre Triplo concerto di Ludwig van Beethoven.

Il concerto per solisti multipli era abbastanza normale anteriormente, come attestano i vari concerto grosso, le sinfonie concertanti ed i precedenti di Wolfgang Amadeus Mozart.

Il Doppio è non solo l’ultimo Concerto, ma l’ ultima opera sinfonica in assoluto composta da Brahms, posteriore di due anni alla sua quarta ed ultima sinfonia. La scelta della destinazione solistica polistrumentale – desueta per tutto l’ Ottocento – appare singolare, e si riflette in soluzioni stilistiche piuttosto differenti rispetto a quelle dei precedenti lavori sinfonici.

 

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Anne-Sophie Mutter, Maximilian Hornung):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Jascha Heifetz violon; Gregor Piatigorsky violoncelle; RCA Victor Symphony Orchestra – Alfred Wallenstein _ Enregistré en 1960):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Josef Suk, Violin; André Navarra, Violoncello; Czech Philharmonic Orchestra – Karel Ančerl Conductor – Rec. at Dvořák Hall of Rudolfinum, Prague, October 1963):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Kremer-Maisky-Bernstein):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (David Oistrakh, violin; Mstislav Rostropovich, violoncello; Cleveland Orchestra, George Szell, 1970 – 1998 EMI Records):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Herbert von Karajan – Berliner Philharmoniker; Violin: Anne-Sophie Mutter; Violoncello: António Meneses):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Isaac Stern: violin, Leonard Rose: cello-Philadelphia Orchestra-Eugene Ormandy: conductor):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Perlman, Rostropovich):

“Concerto doppio per violino, violoncello e orchestra in la minore op. 102” by J. Brahms (Violin, Isaac Stern (66 years old); Cello, Yo-Yo Ma (31 years old) – Cond : Kazuyoshi AKIYAMA e NHK Symphony Orchestra _ 1986.11.27 Suntory Hall):

«La mia folle, ultima composizione»

 

L’opera è formata da tre movimenti e la sua esecuzione dura circa trenta minuti.

  • Allegro
  • Andante
  • Vivace non troppo

L’ esordio di questo brano è al di fuori della norma: si tratta di una grande cadenza solistica, posta all’inizio anziché alla fine del movimento come avveniva tradizionalmente. Nel primo movimento, l’ Allegro, entra bruscamente con un motto pronunciato da tutta l’orchestra; ma subito si fa strada il violoncello solista, come detto, in un’ampia cadenza che ribalta le nostre aspettative e che presto contagia anche il violino: all’ orchestra non rimane che tenersi in disparte, come spettatrice, finchè non riesce a innestarsi sul dialogo dei due solisti e a imporre nuovamente il motto d’apertura. Successivamente si intromettono di nuovo i due solisti, rubando la scena; d’ora in poi la struttura del brano vedrà un avvicendarsi regolare dell’ orchestra e dei solisti, a blocchi alterni.

Il secondo movimento, l’ Andante, è forse il momento di maggior equilibrio tra i due protagonisti; dopo brevi e interrogativi incisi dei fiati, violino e violoncello intonano in ottave una ampia melodia cantabile.

Nel terzo movimento, Vivace non troppo conclusivo, torna a manifestarsi una certa preminenza del violoncello, a cui solitamente spettano le proposte, mentre il timbro più femminile del violino interviene in eco. Intorno alla danza dei solisti l’orchestra si raccoglie compatta, a tratti persino brusca. Prima di concludere, un’ultima sezione in cui violino e violoncello svettano sull’ orchestra in piena libertà copre il posto assegnato per tradizione alla cadenza.

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«Una delle mie opere migliori», L. van Beethoven

 

La settima sinfonia di Ludwig van Beethoven in La maggiore op. 92 fu composta fra il 1811 e 1812 contemporanea alle musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue; fra il compimento delle Sinfonie quinta e sesta “Pastorale” e quello della settima passarono circa quattro anni, durante i quali Beethoven compose fra l’altro i due Trii op. 70, il Trio op. 97, la Sonata per pianoforte op. 78 e quella op. 81a (detta L’adieu, l’absence et le retour), il Quartetto op. 74 e quello op. 95, il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le musiche di scena per la tragedia Egmont di Goethe.

Tra il 1809 e l’inizio della composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto per pianoforte n. 5, l’ultimo, (1809), le musiche per l’Egmont di Goethe completate intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.

La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito. La prima esecuzione, organizzata da Malzel (l’ inventore del metronomo e di cento altri congegni d’orologeria musicale e affini), ebbe luogo l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’ Università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau dell’ottobre precedente (dato lo scopo patriottico, i migliori strumentisti allora presenti a Vienna vollero far parte dell’orchestra, che era diretta dall’autore): il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma” La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi. Già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell’opera ancora vivo Beethoven.

Con la Settima Sinfonia in la maggiore è l’idea di armonia, di «gioia», che conquista Beethoven. Dopo gli impeti bellicosi della Quinta l’uomo pare raggiungere una nuova compiuta consapevolezza nei riguardi dell’universo, quasi una presa di coscienza nel senso di una rinnovata e ideale sintonia di fronte alle sue leggi eterne.

 

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (London Symphony Orchestra & Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber, 1976):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Riccardo Chailly):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 31.X.1943):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Iván Fischer – Het Concertgebouw Amsterdam, 9 & 10 January 2014):


Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92” by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim, director – el Royal Albert Hall de Londres (BBC Proms 2012)):

Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così descrisse questa sinfonia:

«Una deliziosa esuberanza della gioia che ci trascina con bacchica onnipotenza attraverso tutti gli spazi della natura, attraverso tutti i fiumi e mari della vita, sempre giubilando e con la perfetta coscienza del terreno sul quale ci inoltriamo al ritmo audace di questa umana danza celeste. La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche, sostiene e sospinge vigorosamente le dinamiche in espansione.

La settima sinfonia dura trentotto minuti circa ed è composta da quattro movimenti, di cui il ritmo è l’elemento generatore.

I Movimento – Poco sostenuto

Il Poco sostenuto introduttivo si richiama alle ultime Sinfonie di Haydn, alla K. 543 di Mozart, alle Sinfonie n. 1, 2 e 4 dello stesso Beethoven. Questa introduzione è la più lunga che Beethoven abbia mai composto, e che possiede una sua forma ben definita, non ha tono di improvvisazione.

La poetica del gioco è un altro elemento costante e ricorrente. Nella Ripresa, ad esempio, dopo che il primo motivo è tornato regolarmente, interviene una significativa variante: al culmine del crescendo c’è un repentino cedimento con fermata su corona, sospensione e risoluzione evitata; ma il tema non si è dileguato, semplicemente riappare del tutto trasformato e filtrato in una luce serena e leggiadra. Si tratta solo di un esempio dell’arte della variazione che, costantemente, affiora da queste pagine beethoveniane.

II Movimento – Allegretto

Il movimento, in forma ternaria, è aperto e chiuso da un accordo in la minore. Il contrasto violento di colore è un invito a voltar pagina, a passare ad altro, senza il quale non sarebbe stato possibile cogliere con la stessa immediatezza il cambio di temperie emotiva. Un tema fioco e sommesso è esposto nel registro grave dagli archi. Passa ai violini secondi, mentre gli si sovrappone un tenue controcanto di viole e di violoncelli. Quando sale ai violini primi e secondi è una linea ancora triste, ma limpida e trasparente. Infine si estende al tutti compatto in un vibrante fortissimo. Da misterioso qual era, il tema è ora divenuto un solenne canto di preghiera.

La parte centrale è una parentesi tranquilla e disimpegnata. Vede i fiati dialogare serenamente in ameni scambi e giochi d’eco e lascia presto il posto alla Ripresa della prima sezione. Qui il tema iniziale si ripresenta già diversamente rispetto alla prima sezione in un sordo pizzicato ai bassi, mentre il controcanto risuona ai fiati ed i violini realizzano cesellate figure in arpeggiato. Tuttavia si presagisce che qualcosa ancora deve cambiare: l’armonia, infatti, ancorata ad un lungo pedale di tonica, si fa increspata nell’insistito ritmare al basso, cosa che induce ad un diffuso senso di inquietudine. Beethoven rivela la sua spiccata vocazione teatrale e decide di produrre tensione all’interno dei gruppi strumentali: si apre cosi uno splendido fugato sul tema iniziale (il cui controsoggetto è la variazione del controcanto) che via via viene notevolmente esteso ed amplificato.

III Movimento – Presto

L’irruzione del Presto rinnova il vitalismo del primo movimento. Beethoven ricorre qui ad un uso massiccio della ripetizione: può interessare incisi o singoli frammenti, così come diramarsi alle strutture portanti ed influenzare la grande forma. Già il tema di apertura, scattante e brioso, è costruito sul principio di iterazione ritmico-melodica. Ma anche il meccanismo di elaborazione tecnica che il materiale subisce poco dopo, l’imitazione, è pure una forma particolare di ripetizione, così come la riproposta del tema principale alla coppia oboe-flauto e la sua amplificazione all’intero organico.

È il momento più danzante della sinfonia; qui l’accelerazione ritmica riprende il sopravvento. Il Presto si conclude ogni volta su una nota, un La, che resta tenuto e immobile per tutta la durata del Trio; accorgimento, come ha notato l’orecchio finissimo di Fedele d’Amico, «che finisce col costringerci a guardare il Trio, per così dire, dal punto di vista del Presto»; in altre parole, quel La tenuto non disperde l’energia ritmica ma la trattiene e la prepara a una nuova corsa.

IV Movimento – Allegro con brio

Il finale, Allegro con brio, il cui tema principale Beethoven aveva già usato nella trascrizione di un canto popolare irlandese, riassume e porta a conclusione tutti quegli aspetti trascinanti, bacchici, messi in luce da Wagner: «Con una danza agreste ungherese [Beethovenj invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

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Written by mara

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