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A LaVerdi Robert Trevino giugno 2020: Bartók e Rachmaninov

Il Concerto «rappresenta una lenta evoluzione dal tono severo del primo movimento, all’affermazione di fede nella vita del quinto», Béla Bartók

A LaVerdi Robert Trevino giugno 2020: Bartók e Rachmaninov

 

30° Concerto della Stagione Sinfonica 2019-2020 per La Verdi

 

A LaVerdi Robert Trevino giugno 2020: Bartók e Rachmaninov. Dal palco dell’ Auditorium della Fondazione Cariplo un gradito ritorno: Robert Trevino dirigerà il pianista Alexei Volodin e l’ Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi nel seguente programma:

 

Sergej Rachmaninov, Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in Re minore op. 30

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Béla BartókConcerto per orchestra SZ 116

 

QUANDO

Giovedì 11 Giugno 2020, ore 20.30

Venerdì 12 Giugno 2020, ore 20.00

Domenica 14 Giugno 2020, ore 16.00

 

DOVE: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Largo Gustav Mahler
20136 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Pianoforte, Alexei Volodin

Direttore, Robert Trevino

Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea al costo di € 36,00
Galleria al costo di € 27,00
Balconata al costo di € 21,00

 

Platea 1 Platea dalla fila 5 alla 22; Platea 2 dalla fila 23 alla 25; Platea 3 prime 4 file; Galleria 2 Prime 3 file Balconata e logge e Galleria 1 dalla fila 4 in poi

 

A LaVerdi Robert Trevino giugno 2020: Bartók e Rachmaninov

 

Con Associazione MaNi è possibile avere i biglietti a prezzo ridotto. Scrivere a mara.grisoni@gmail.com per ricevere informazioni oppure telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Il Concerto «rappresenta una lenta evoluzione dal tono severo del primo movimento, all’affermazione di fede nella vita del quinto», Béla Bartók

 

«Scritto per la Koussevitzky Music Foundation in memoria della signora Natalie Koussevitzky», è detto nella dedica del Concerto per orchestra, commissionato a Bartók da Serge Koussevitzkjlj nel maggio 1943, composto tra l’agosto e l’ottobre dello stesso anno ed eseguito per la prima volta a Boston il 1 dicembre 1944, dalla Boston Symphony Orchestra con Koussevitzky sul podio.

Bartók compose quest’opera durante i difficili anni del suo esilio americano nel 1943 presso la residenza di Saranac Lake offertagli dall’Associazione del Compositori Americani (ai primi di aprile del 1940 Béla Bartók s’imbarcò a Napoli sul Rex, diretto alla volta di New York. Sotto il pretesto di un giro di concerti con il violinista Szigeti, il viaggio aveva un essenziale scopo esplorativo: sondare le possibilità di residenza e di lavoro negli Stati Uniti, in vista di un eventuale trasferimento. Nella vecchia, cara Europa, divampavano le fiamme della guerra; da due anni, dalla annessione che aveva segnato la fine dell’Austria, Bartók viveva in una tormentosa angoscia, sempre più acuta, per la tragica sequenza delle vicende d’Europa: anche se, per il momento, l’Ungheria, patria del musicista non appariva minacciata).

Il Concerto per Orchestra è una forma insolita ma già usata da altri colleghi, come Paul Hindemith e l’amico Zoltán Kodály, che il compositore utilizzò non solo per omaggiare con virtuosismi i membri della Boston Symphony Orchestra ma anche per indicare il ruolo virtuosistico e concertante svolto dalle diverse sezioni strumentali; il brano fu accolto da un successo di pubblico tale da garantirgli per anni centinaia di repliche in tutto il mondo.

Bartók stesso fa notare come la struttura sia concepita ad arco: si parte da un primo movimento austero per giungere a un finale allegro e ottimista.

«II complessivo assunto espressivo del lavoro presenta, se si prescinde dallo scherzoso secondo movimento, una grande transizione dalla severità del primo tempo e dal lugubre canto di morte del terzo all’affermazione di vita dell’ultimo. Il titolo di questo lavoro orchestrale simile ad una sinfonia è spiegato dalla tendenza a trattare ogni singolo strumento dell’orchestra in modo concertante o solistico. Il trattamento virtuosistico appare per esempio nelle sezioni fugate dello sviluppo della prima parte (realizzato dagli ottoni) o nei passaggi in guisa di perpetuum mobile del tema principale che gli archi espongono nell’ultimo movimento, e soprattutto nel secondo movimento in cui coppie di strumenti si presentano con brillanti passi»

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Radio-Symphonie-Orchester Berlin – Ferenc Fricsay, conductor – 1957):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Orchestra: Chicago Symphony Orchestra – Conductor: Fritz Reiner – Year of recording: 1955):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Orchestra Filarmonica della Scala di Milano – Dir. Myung-Whung Chung):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Chicago Symphony Orchestra & George Solti conductor):

1. Introduzione: Andante non troppo

L’ Andante non troppo che fa da prologo al primo tempo si apre con un cupo motivo melodico dei bassi seguito da leggeri fremiti di archi e flauti. Con un forte improvviso il tema si trasforma quindi in un grido lancinante dei violini, mentre una breve coda conduce all’Allegro vivace con un ostinato accelerando. L’ Allegro vivace è in forma-sonata: c’è un primo tema esposto da una fanfara dei tromboni contrapposto a un secondo tema di carattere più elegiaco affidato all’ oboe, mentre l’esposizione, più lirica, viene eseguita dal clarinetto e dal corno inglese. Lo sviluppo è rappresentato da un fugato degli ottoni, interrotto dalla ripresa, sempre affidata agli ottoni e si apre con una ridondante riproposizione del primo tema.

Ritorna quindi con forza il primo tema sul quale si intreccia subito un fugato degli ottoni che culmina in un potente unisono. La successiva Ripresa ripropone inaspettatamente secondo tema e primo tema in ordine invertito, mentre uno stacco degli ottoni basato sulla melodia di collegamento conclude il movimento.

2. Gioco delle coppie: Allegretto scherzando

Il nome è un divertito gioco orchestrale nel quale, dopo una breve introduzione del tamburo, coppie di fiati, tra loro uguali, si muovono parallelamente a distanza intervallare fissa, sviluppando una scanzonata e saltellante melodia in continuo divenire. Le variazioni si sviluppano a intervalli paralleli: i fagotti per seste, gli oboi per terze, i clarinetti per settime, i flauti per quinte e le trombe per seconde. Agli ottoni è affidata la parte centrale in forma di corale bitematico e tripartito (ABA).

3. Elegia: Andante non troppo

Dopo la cupa e misteriosa introduzione dei contrabbassi e timpani, si forma un tenue tappeto d’archi, increspato dagli ondeggianti glissati dell’arpa con eco di flauti e clarinetti. Vi è quindi un lento fluire intrecciato di fiati e archi su cui spunta il sottile canto dell’ottavino. Quest’aura fissa e irreale viene rotta dall’improvviso ritorno del tema dell’Andante iniziale, che lascia spazio a un nuovo delicato tappeto sonoro a ondulazioni cromatiche sul quale si sovrappone il flebile suono dell’ottavino.

4. Intermezzo interrotto: Allegretto

Viene ancora richiamata l’introduzione iniziale che si lega, con un passaggio affidato ai legni, a una melodia popolare ungherese. L’interruzione dell’intermezzo è rappresentata da un richiamo alla settima Sinfonia di Šostakovič, eseguita dal clarinetto sopra un accompagnamento meccanico degli archi che richiama sia i primi quartetti di Bartók che forme come la polka e il fox-trot nella ritmica. La parodia del motivo di Šostakovič rappresenta l’avanzata del nazismo in maniera ironica e sbeffeggiata.

5. Finale: Pesante – Accelerando al Presto

Anche il finale è in forma-sonata ed è ricco di riferimenti popolari (ne esistono due versioni). Una fanfara di corni anticipa un moto perpetuo affidato agli archi e ai legni che lo riprendono in chiave più bucolica, mentre gli ottoni seguono presentando un altro motivo più trionfale. Questo movimento rappresenta la parte più virtuosistica e “concertante” di tutta la composizione.

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A LaVerdi Robert Trevino giugno 2020: Bartók e Rachmaninov

 

 

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Written by mara

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