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Ai Pomeriggi Musicali Emanuele Arciuli per Philip Glass Aprile 2019

La curiosità intellettuale si coniuga con la lucida autorevolezza dell’ approccio strumentale di Emanuele Arciuli. La qualità del suono è di prim’ ordine, il dominio tecnico non conosce incrinature, anche nelle pagine in cui la scrittura pianistica si fa più impervia. La sensibilità e l’intelligenza musicale del pianista barese conducono così per mano l’ascoltatore in un’avventura d’ascolto che la parallela lettura del volume rende illuminante.“, Stefano Bianchi

I Pomeriggi Musicali, Stagione 2018 – 2019

 

Il pianista Emanuele Arciuli, riconosciuto come tra i più importanti a livello internazionale, in Stagione al Teatro Dal Verme, con l’ Orchestra de I Pomeriggi Musicali, propone al pubblico il seguente programma:

 

Igor Stravinskij, Dumbarton Oaks

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Philip Glass, Tirol Concerto, per pianoforte e archi

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Franz Schubert, Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589 “Die Kleine”

 

QUANDO

Giovedì 11 Aprile 2019, ore 20.00

Sabato 13 Aprile 2019, ore 17.00

 

DOVE: Teatro dal Verme – Sala Grande
Via san Giovanni sul Muro, 2

20121 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Emanuele Arciuli, Pianoforte

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Interi:

Primo Settore (Platea, da fila 1 a 30) € 20,00 + prevendita

Secondo Settore (Platea, da fila 31 a 40) € 14,50 + prevendita

Balconata € 11,00 + prevendita

Ridotti:

Primo Settore (Platea da fila 1 a 30) € 16,00 + prevendita

Secondo Settore (Platea da fila 31 a 40) € 12,50 + prevendita

Balconata € 9,00 + prevendita

 

I Pomeriggi Musicali: il Pianista Emanuele Arciuli

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Emanuele Arciuli…

Emanuele Arciuli suona regolarmente per alcune fra le maggiori istituzioni musicali. In Italia, ad esempio, collabora  con orchestre come la OSN della Rai, il Maggio Musicale Fiorentino, La Fenice di Venezia, il Comunale di Bologna, il Teatro Petruzzelli di Bari e l’Orchestra Verdi di Milano; suona in recital al Teatro alla Scala di Milano, al San Carlo di Napoli, per l’Arena di Verona, gli Amici della Musica di Firenze, l’Unione Musicale di Torino, la IUC di Roma etc. È stato invitato da festival come “A.Benedetti Michelangeli di Brescia e Bergamo”, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Settembre Musica di Torino, Ravenna, Ravello, RedCats di Los Angeles, Miami Piano Festival etc.  Il suo impegno nella musica contemporanea lo porta ad esibirsi regolarmente nelle maggiori rassegne (Milano Musica, Biennale di Venezia, Nuova Consonanza di Roma etc.).

Tra le orchestra con cui ha suonato in ambito internazionale, ricordiamo Rotterdam Philharmonic, Brussel Philharmonic, Residentie Orkest Den Haag al Concertgebouw di Amsterdam, RTSI di Lugano, Tonkünstler di Vienna (al Musikverein, per Wien Modern), Filarmonica di San Pietroburgo, Saint Paul Chamber Orchestra, Indianapolis Symphony Orchestra e molte altre.

Fra i direttori con cui collabora citiamo Roberto Abbado, Andrei Boreyko, Petr Altrichter, Yoel Levi, Brad Lubman, Wayne Marshall, James MacMillan, Kazushi Ono, Zoltan Pesko, Emilio Pomarico, Stefan Reck, Jonathan Stockhammer, Arturo Tamayo, Mario Venzago. Attivo anche in ambito cameristico, collabora regolarmente con Massimo Quarta, Sonia Bergamasco, Andrea Rebaudengo.

Accanto al repertorio più tradizionale, che continua a frequentare con assiduità, Emanuele suona moltissima musica del nostro tempo. Ha eseguito in prima assoluta oltre quindici nuovi concerti per pianoforte e orchestra, molti dei quali scritti per lui. Più di cinquanta, infine, le pagine pianistiche composte per lui da autori come George Crumb, Milton Babbitt, Frederic Rzewski, Michael Nyman, Michael Daugherty, William Bolcom, John Harbison, Aaron Jay Kernis per citarne solo alcuni. Il progetto ‘round Midnight, eseguito fra l’altro al Miller Theater di New York, e commissionato da CCM di Cincinnati, ha ottenuto una attenzione vastissima a livello internazionale.

Il suo interesse per la musica americana si è concretizzato in un libro, Musica per pianoforte negli Stati Uniti (Edt) e in numerose lezioni, sia radiofoniche – per Rai Radio3, che televisive – per Sky Classica.

Profondamente coinvolto nella cultura degli indiani d’America, infine, ha avviato da anni una serie di collaborazioni con tutti i maggiori compositori nativi che hanno scritto per lui pagine pianistiche e un concerto per pianoforte e orchestra (Louis W. Ballard e Brent Michael Davids, Indiana Concerto, eseguito a Indianapolis nel 2008). Recentissima testimonianza di questa passione, che si estende all’arte visiva, è il libro Per i sentieri dell’arte nativa americana, pubblicato da Caratteri Mobili.

Nel 2011 gli è stato conferito il premio della critica musicale italiana “Franco Abbiati” come miglior solista dell’anno. Tra gli altri riconoscimenti, una nomination per i Grammy Award per il cd dedicato a George Crumb.

Tiene un blog sul Giornale della Musica on line; incide per Stradivarius, Chandos, Vai, Innova Records, Bridge.

Docente di pianoforte al Conservatorio “Piccinni” di Bari, tiene regolarmente workshop per numerose università degli Stati Uniti, dove si reca dal 1998 ed ha tenuto oltre quaranta tournée..

 

“Emanuele Arciuli – 48 video”:


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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

Delle otto Sinfonie di Franz Schubert giunte in forma completa – laddove il concetto di “completezza” si riferisce non al numero dei movimenti compiuti ma all’ integrità e all’ eseguibilità della loro stesura; dunque fra le complete ha posto anche la celebre “Incompiuta” – solamente le ultime due (appunto l’ “Incompiuta” e la “Grande”) sono opere dell’ autore maturo. 

Le Sinfonie giovanili non furono destinate dall’ autore alla esecuzione pubblica ma furono concepite come saggi scolastici o come materiale per un’ orchestra di dilettanti, in una dimensione di musica “domestica” che sembra incompatibile con una grande ambizione “sinfonica”. Lo stesso Schubert, in una lettera del 1823, mostrava di essere cosciente di non avere ancora raggiunto dei risultati pienamente originali in campo sinfonico e scriveva: «Veramente non ho nulla per grande orchestra che potrei presentare al mondo con la coscienza tranquilla… Devo pregarti di perdonare la mia incapacità di soddisfare la tua richiesta, ma sarebbe dannoso per me presentarmi con qualcosa di mediocre».

La Sesta Sinfonia in do maggiore D 589 – detta “piccola” per distinguerla dalla “grande” Sinfonia nella medesima tonalità, scritta fra l’ ottobre 1817 e il febbraio 1818 ma eseguita solamente dieci anni più tardi, in un concerto commemorativo per la scomparsa dell’autore – costituisce un prezioso momento di crescita e di acquisizione di nuovi modelli stilistici, il primo dei quali dovrà essere riconosciuto nell’ influenza di Rossini.

 

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Koninklijk Concertgebouworkest – Eduard van Beinum / Studio recording, Amsterdam, 22-25.V.1957):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Staatskapelle Dresden – Herbert Blomstedt, conductor):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Saint Paul Chamber Orchestra – Roberto Abbado):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Frankfurt Radio Symphony Orchestra – Antonello Manacorda – Alte Oper Frankfurt, 22. Mai 2015):

Il primo tempo si apre con un Adagio introduttivo da Sinfonia italiana, ma con una maggiore densità di scrittura; le vigorose strappate orchestrali dell’ incipit si stemperano nel dolce movimento di terzine, con intrecci fra fiati e violini che si spengono nel nulla e cedono il passo al successivo Allegretto in forma sonata. Il primo tema, brillante e caratteristico, affidato al flauto, oboe e clarinetto, viene ripreso a piena orchestra; e sono sempre i legni a esporre il secondo tema, scattante e ritmato, sull’ accompagnamento ribattuto degli archi.

Successivamente l’ Andante in fa maggiore con un tema levigato degli archi, scivola poi in una tonalità lontana (la bemolle) secondo una transizione rossiniana. La sezione centrale viene animata da terzine ma la finezza del compositore fa sì che al riapparire della sezione iniziale la melodia levigata incorpori il ritmo di terzine della sezione secondaria, secondo una scrittura più densa che rende più fine e preziosa la ripresa.

Segue un brillante Scherzo con un Trio “Più lento” in cui si intrecciano fiati e archi; un movimento in cui è evidente il riferimento a Beethoven. L’ influenza italiana torna a farsi sentire in modo determinante nell’ Allegro moderato conclusivo, un tempo in forma sonata ma dal carattere di Rondò; caratteristica costante del movimento è la sua propulsione ritmica, basata su insistiti ritmi puntati di accompagnamento, su cui si stagliano scorrevoli corse dei violini, staccati dei fiati, o anche la brillantissima scala puntata per terze, ascendente e discendente, dei flauti e poi dei clarinetti. È la sintesi di stilemi rossinisti e forma classica che porterà, una decina d’ anni più tardi, alla “grande” Sinfonia in do maggiore.

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Written by mara

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