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Ai Pomeriggi Musicali Victor Julien-Laferrière per Schumann Novembre 2018

“Per i talenti di second’ ordine è sufficiente che essi padroneggino la forma tradizionale: a quelli di prim’ordine consentiamo che la allarghino. Solo il genio può muoversi liberamente”, Robert Schumann

I Pomeriggi Musicali, Stagione 2018 – 2019

 

In Stagione l’ eccezionale partecipazione del giovane e brillante violoncellista Victor Julien-Laferrière, vincitore del CONCORSO INTERNAZIONALE REGINA ELISABETTA DI BRUXELLES 2017, con l’ Orchestra de I Pomeriggi Musicali per il seguente programma:

 

Franz Schubert, Ouverture nello stile italiano D 590

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Robert Schumann, Concerto per violoncello e orchestra in la minore op. 129

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92

 

QUANDO

Giovedì 29 Novembre 2018, ore 20.00

Sabato 1 Dicembre 2018, ore 17.00

 

DOVE: Teatro dal Verme – Sala Grande
Via san Giovanni sul Muro, 2
20121 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Yusuke Kumehara, Direttore

Victor Julien-Laferrière, Violoncello solista

Orchestra I Pomeriggi Musicali

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Interi:

Primo Settore (Platea, da fila 1 a 30) € 20,00 + prevendita

Secondo Settore (Platea, da fila 31 a 40) € 14,50 + prevendita

Balconata € 11,00 + prevendita

 

Ridotti:

Primo Settore (Platea da fila 1 a 30) € 16,00 + prevendita

Secondo Settore (Platea da fila 31 a 40) € 12,50 + prevendita

Balconata € 9,00 + prevendita

 

I Pomeriggi Musicali: il violoncellista Victor Julien-Laferrière

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Victor Julien-Laferrière…

I PREMIO CONCORSO INTERNAZIONALE REGINA ELISABETTA DI BRUXELLES 2017

Nato a Parigi nel 1990, Victor Julien-Laferrière ha iniziato a studiare il violoncello con René Benedetti e, successivamente, si è perfezionato con Roland Pidoux al Conservatorio di Parigi, con Heinrich Schiff all’Università di Vienna e con Clemens Hagen al Mozarteum di Salisburgo. Ha inoltre partecipato dal 2005 al 2011 alla Seiji Ozawa International Music Academy in Svizzera.

Nel 2017 ha vinto il Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale Regina Elisabetta di Bruxelles, riconoscimento giunto dopo il Primo Premio e ben due Premi Speciali all’edizione 2012 del Prague Spring International Competition. Nel 2018 si è inoltre aggiudicato in Francia il premio Victoire de la Musique come “Miglior solista”.

Prossimamente si esibirà con l’Orchestra da Camera di Parigi al Théâtre des Champs Elysées, con l’Orchestra da Camera di Losanna, al Centro Flagey di Bruxelles con l’Orchestre National de Belgique, con l’Orchestre National d’Ile de France alla Filarmonica di Parigi e con l’Orchestra l Pomeriggi Musicali a Milano.

Ha suonato con le principali orchestre francesi ed europee e come camerista è stato ospite delle più importanti sale da concerto a Parigi, Lucerna, Zurigo e dei maggiori Festival europei, esibendosi con artisti come Augustin Dumay, Renaud Capuçon, Adam Laloum, Jonas Vitaud, Raphaël Sévère, Lise Berthaud, Quatuor Strada.

Con Adam Laloum e Mi-Sa Yang ha fondato il trio Les Esprits, che è stato messo sotto contratto in esclusiva mondiale dalla casa discografica Sony Music.

La sua registrazione delle Sonate e dei Trii di Brahms, incisa con Adam Laloum e Raphaël Sévère, ha ricevuto nel 2015 il Diapason d’or e le quattro stelle della rivista Télérama.

La sua ultima incisione, realizzata alla fine del 2016 con il pianista Adam Laloum, e che contiene le Sonate per violoncello di Debussy, Franck e Brahms, ha ricevuto anch’essa il Diapason d’or 2017, le quattro stelle della rivista Télérama ed il premio “Choc” da parte della rivista Classica.

 

“Victor Julien-Laferrière – 32 Video”:

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

“Ouverture nello stile italiano D 590 by Franz Schubert (RCO, Harnoncourt):

“Ouverture nello stile italiano D 590 by Franz Schubert (Sawallisch & SKD (1966)):

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“Concerto per violoncello op. 129, “pezzo sereno””, Schumann in una lettera a Breitkopf & Hàrtel del 3 novembre 1853

 

Il Concerto per violoncello e orchestra in La minore, op. 129 fu composto da Robert Schumann nell’ ottobre del 1850 (iniziò il 10 ottobre 1850).

Il musicista tuttavia già nel 1849 pensava ad una concerto per violoncello ma lo compose solo dopo essere stato nominato direttore musicale municipale a Düsseldorf. Solo ora, all’età di quarant’anni, egli dunque ottiene un incarico musicale stabile ed autorevole.

Furono quasi quattro anni – dal 1° settembre del 1850 sino alla stagione 1854-’55, quando dovette cedere il posto a Julius Tausch (1827-1895) – di intensa e febbrile attività non solo dal punto di vista creativo, ma anche per quanto riguardava il lavoro direttoriale e organizzativo, teso ad accrescere il prestigio e la fama di questa antica istituzione musicale tedesca. Fu a Düsseldorf che egli scrisse fra l’altro, la Sinfonia in mi bemolle maggiore detta “Renana“, le ouvertures della Fidanzata di Messina, del Giulio Cesare e di Ermanno e Dorotea, i tre Phantasiestücke per pianoforte op. 111, la Messa per coro a 4 voci e orchestra op. 147 e il Requiem op. 148.

Schumann, come suo solito, portò a termine la partitura in tempi molto brevi ma la vita di questa composizione risultò travagliata. Il compositore in gioventù aveva suonato lo strumento ma non poteva essere considerato un violoncellista; sembra che durante la stesura del concerto fosse supportato da un virtuoso dello strumento.

La bozza fu pronta in sei giorni e l ‘intera orchestrazione fu completata dopo altri otto giorni. Sembra che il musicista tenesse molto a questo lavoro, tanto che, secondo una testimonianza della stessa moglie Clara, egli fece delle correzioni a tale composizione qualche anno più tardi, quando già soffriva in maniera acuta dei disturbi mentali che lo avrebbero portato alla follia e alla morte a soli 46 anni.

Il 23 marzo 1851 Christian Reimers suonò il concerto al violoncello con l’ accompagnamento del pianoforte. In vista di una prima esecuzione (ufficiosa) a Düsseldorf nel maggio del 1851, Schumann prese contatto con Robert Emil Bockmühl che ruppe di lì a poco la collaborazione con l’ autore in quanto non soddisfatto delle modifiche che questi apportava.

Solo nel novembre del 1852 l’autore scrive al suo editore comunicandogli che il Concerto è pronto per essere dato alle stampe, cosa che avverrà solo nel febbraio del 1854. Il 27 dello stesso mese Schumann tenterà di suicidarsi gettandosi nel Reno. La prima esecuzione pubblica di cui si abbia notizia avverrà, postuma, il 9 giugno del 1860 nel corso delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della sua nascita.

Bisognerà aspettare sino al 23 aprile 1860 per avere notizia della prima esecuzione pubblica del concerto.

Il concerto rappresenta il primo ritorno di un compositore al violoncello dopo il Concerto n. 2 per violoncello e orchestra di Franz Joseph Haydn, datato 1783.

Va considerato come uno dei più importanti concerti per violoncello del secolo che vedrà cimentarsi con lo stesso strumento Saint-Saëns, Čajkovskij, Lalo e Dvořák.

 

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Jacqueline du Pre):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Pablo Casals):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Mischa Maisky, Weiner Philharmoniker & Leonard Bernstein):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Steven Isserlis):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra in La minore op. 129″ by Robert Schumann (Mario Brunello, Umberto Benedetti Michelangeli e Orchestra della Rai):

La composizione si articola in tre movimenti senza soluzione di continuità (e senza la tradizionale cadenza del solista) e più che di un concerto per violoncello e orchestra si può dire che si tratti di un concerto per violoncello con accompagnamento di orchestra, in quanto lo strumento solista assurge a ruolo di protagonista affermando le sue prerogative in modo preponderante su un’ orchestra dalle sonorità morbide. 

Il Concerto si articola nei canonici tre movimenti; il primo, Nicht zu schnell (Non troppo allegro), viene introdotto dalle armonie dei legni e dal “pizzicato” degli archi.

Manca la tradizionale cadenza del solista e allora, senza soluzione di continuità, si sfocia nel secondo movimento, Langsam (Adagio); qui una delle pagine più struggenti e romantiche dell’intera produzione schumanniana. Protagonista assoluto è il violoncello solista, il cui canto intenso viene delicatamente sostenuto dall’orchestra e che, in un breve passaggio solistico, porta direttamente all’ultimo movimento, Sehr lebhaft (Molto vivace). L’energia e la vitalità di questa pagina si manifestano subito fin dal tema principale.

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«Una delle mie opere migliori», L. van Beethoven

 

La settima sinfonia di Ludwig van Beethoven in La maggiore op. 92 fu composta fra il 1811 e 1812 contemporanea alle musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue; fra il compimento delle Sinfonie quinta e sesta “Pastorale” e quello della settima passarono circa quattro anni, durante i quali Beethoven compose fra l’altro i due Trii op. 70, il Trio op. 97, la Sonata per pianoforte op. 78 e quella op. 81a (detta L’adieu, l’absence et le retour), il Quartetto op. 74 e quello op. 95, il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le musiche di scena per la tragedia Egmont di Goethe.

Tra il 1809 e l’inizio della composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto per pianoforte n. 5, l’ultimo, (1809), le musiche per l’Egmont di Goethe completate intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.

La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito. La prima esecuzione, organizzata da Malzel (l’ inventore del metronomo e di cento altri congegni d’orologeria musicale e affini), ebbe luogo l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’ Università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau dell’ottobre precedente (dato lo scopo patriottico, i migliori strumentisti allora presenti a Vienna vollero far parte dell’orchestra, che era diretta dall’autore): il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma” La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi. Già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell’opera ancora vivo Beethoven.

Con la Settima Sinfonia in la maggiore è l’idea di armonia, di «gioia», che conquista Beethoven. Dopo gli impeti bellicosi della Quinta l’uomo pare raggiungere una nuova compiuta consapevolezza nei riguardi dell’universo, quasi una presa di coscienza nel senso di una rinnovata e ideale sintonia di fronte alle sue leggi eterne.

 

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (London Symphony Orchestra & Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber, 1976):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Riccardo Chailly):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 31.X.1943):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Iván Fischer – Het Concertgebouw Amsterdam, 9 & 10 January 2014):


Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92” by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim, director desde el Royal Albert Hall de Londres (BBC Proms 2012)):

Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così descrisse questa sinfonia:

«Una deliziosa esuberanza della gioia che ci trascina con bacchica onnipotenza attraverso tutti gli spazi della natura, attraverso tutti i fiumi e mari della vita, sempre giubilando e con la perfetta coscienza del terreno sul quale ci inoltriamo al ritmo audace di questa umana danza celeste. La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche, sostiene e sospinge vigorosamente le dinamiche in espansione.

La settima sinfonia dura trentotto minuti circa ed è composta da quattro movimenti, di cui il ritmo è l’elemento generatore.

I Movimento – Poco sostenuto

Il Poco sostenuto introduttivo si richiama alle ultime Sinfonie di Haydn, alla K. 543 di Mozart, alle Sinfonie n. 1, 2 e 4 dello stesso Beethoven. Questa introduzione è la più lunga che Beethoven abbia mai composto, e che possiede una sua forma ben definita, non ha tono di improvvisazione.

La poetica del gioco è un altro elemento costante e ricorrente. Nella Ripresa, ad esempio, dopo che il primo motivo è tornato regolarmente, interviene una significativa variante: al culmine del crescendo c’è un repentino cedimento con fermata su corona, sospensione e risoluzione evitata; ma il tema non si è dileguato, semplicemente riappare del tutto trasformato e filtrato in una luce serena e leggiadra. Si tratta solo di un esempio dell’arte della variazione che, costantemente, affiora da queste pagine beethoveniane.

II Movimento – Allegretto

Il movimento, in forma ternaria, è aperto e chiuso da un accordo in la minore. Il contrasto violento di colore è un invito a voltar pagina, a passare ad altro, senza il quale non sarebbe stato possibile cogliere con la stessa immediatezza il cambio di temperie emotiva. Un tema fioco e sommesso è esposto nel registro grave dagli archi. Passa ai violini secondi, mentre gli si sovrappone un tenue controcanto di viole e di violoncelli. Quando sale ai violini primi e secondi è una linea ancora triste, ma limpida e trasparente. Infine si estende al tutti compatto in un vibrante fortissimo. Da misterioso qual era, il tema è ora divenuto un solenne canto di preghiera.

La parte centrale è una parentesi tranquilla e disimpegnata. Vede i fiati dialogare serenamente in ameni scambi e giochi d’eco e lascia presto il posto alla Ripresa della prima sezione. Qui il tema iniziale si ripresenta già diversamente rispetto alla prima sezione in un sordo pizzicato ai bassi, mentre il controcanto risuona ai fiati ed i violini realizzano cesellate figure in arpeggiato. Tuttavia si presagisce che qualcosa ancora deve cambiare: l’armonia, infatti, ancorata ad un lungo pedale di tonica, si fa increspata nell’insistito ritmare al basso, cosa che induce ad un diffuso senso di inquietudine. Beethoven rivela la sua spiccata vocazione teatrale e decide di produrre tensione all’interno dei gruppi strumentali: si apre cosi uno splendido fugato sul tema iniziale (il cui controsoggetto è la variazione del controcanto) che via via viene notevolmente esteso ed amplificato.

III Movimento – Presto

L’irruzione del Presto rinnova il vitalismo del primo movimento. Beethoven ricorre qui ad un uso massiccio della ripetizione: può interessare incisi o singoli frammenti, così come diramarsi alle strutture portanti ed influenzare la grande forma. Già il tema di apertura, scattante e brioso, è costruito sul principio di iterazione ritmico-melodica. Ma anche il meccanismo di elaborazione tecnica che il materiale subisce poco dopo, l’imitazione, è pure una forma particolare di ripetizione, così come la riproposta del tema principale alla coppia oboe-flauto e la sua amplificazione all’intero organico.

È il momento più danzante della sinfonia; qui l’accelerazione ritmica riprende il sopravvento. Il Presto si conclude ogni volta su una nota, un La, che resta tenuto e immobile per tutta la durata del Trio; accorgimento, come ha notato l’orecchio finissimo di Fedele d’Amico, «che finisce col costringerci a guardare il Trio, per così dire, dal punto di vista del Presto»; in altre parole, quel La tenuto non disperde l’energia ritmica ma la trattiene e la prepara a una nuova corsa.

IV Movimento – Allegro con brio

Il finale, Allegro con brio, il cui tema principale Beethoven aveva già usato nella trascrizione di un canto popolare irlandese, riassume e porta a conclusione tutti quegli aspetti trascinanti, bacchici, messi in luce da Wagner: «Con una danza agreste ungherese [Beethovenj invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

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Written by mara

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