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Al Bologna Festival Alexander Lonquich, Ritratto d’ Artista

Era come se la musica non avesse bisogno di suoni materiali, come se le melodie, simili a visioni, si rivelassero a orecchie spiritualizzate“, Ferdinand Hiller, sul modo di suonare di Schubert

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Bologna Festival, Stagione 2016 – 2017 _ RITRATTO D’ ARTISTA: ALEXANDER LONQUICH

 

Figlio d’arte, capace come pochi di vivere spesso il doppio ruolo di direttore e pianista solista contemporaneamente, Alexander Lonquich è artista pluripremiato dalla critica e dal pubblico internazionale. Il pianista Alexander Lonquich eseguirà il seguente programma dedicato a Schubert, Janáček e Rihm: 

 

Franz Schubert, Sonata in fa minore D. 625

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Leóš Janáček, Nella nebbia

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Wolfgang Rihm, Ländler (1979)

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Franz Schubert, Sonata in do minore D. 958

 

QUANDO:

Martedì 14 Novembre 2017, ore 20.30

 

DOVE: Biblioteca Centro San Domenico
Piazza San Domenico, 12
40124 Bologna (BO)

 

INTERPRETI:

Pianista, Alexander Lonquich

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Posto Unico al costo di € 30,00

 

Bologna Festival: Alexander Lonquich

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Alexander Lonquich…

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Alexander Lonquich è nato a Trier in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei.

La sua attività lo vede impegnato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista.

Un importante ruolo svolge inoltre la sua attività nell’ ambito della musica da camera. Alexander Lonquich, infatti, nel corso degli ultimi anni ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Christian Tetzlaff, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Jörg Widmann, Boris Pergamenschikov, Heinz Holliger eFrank Peter Zimmermann ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il “Diapason d’Or” nel 1992, il “Premio Abbiati” nel 1993 e il “Premio Edison” in Olanda nel 1994. Nel 2003 Alexander Lonquich ha formato, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico che si esibisce in Italia, Austria, Svizzera, Germania e Norvegia. Inoltre nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin.

Nel ruolo di direttore-solista, Alexander Lonquich collabora stabilmente con l’ Orchestra da Camera di Mantova – con cui in particolare ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento tra il 2004 e 2007 sull’ integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart – e tra le altre con l’ Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano.

Si esibisce regolarmente per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale dalla stagione 2011/12 collabora anche come direttore-solista.

Negli ultimi anni Alexander Lonquich è apparso in tutte le più importanti sale da concerto italiane: il Teatro Carlo Felice di Genova, il Conservatorio e il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio di Parma, il Conservatorio di Torino, il Parco della Musica di Roma e molti altri.

Dopo aver effettuato incisioni per EMI dedicate a Mozart, Schumann e Schubert,  ha iniziato una collaborazione con la ECM registrando musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn ed un CD di musica pianistica francese dell’ inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen. Recentemente ha inciso, sempre per ECM, la Kreisleriana e la Partita di Holliger.

Ai numerosi impegni concertistici, Alexander Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti ed Australia. Ha collaborato inoltre in forma stabile con l’Accademia Pianistica di Imola e la Hochschule für Musik di Colonia.

Alexander Lonquich, convinto che il sistema educativo in campo musicale sia da integrare e in parte da ripensare, si è impegnato intensamente nella conduzione di laboratori teatrali/musicali avvalendosi della collaborazione di artisti provenienti da linguaggi artistici diversi. Tra le altre, particolarmente cara gli è stata l’esperienza del laboratorio Kinderszenen dedicato all’ infanzia.

 

PER CONOSCERE IL PIANISTA…

 

“Sonata D 845” by Franz Schubert (Alexander Lonquich – 1979):

“Intermezzo Op. 118 No. 2 in A Major” by J. Brahms (Alexander Lonquich – Auditorium Parco della Musica Sala Sinopoli, 4 aprile 2014):

“Hammerklavier Sonata Op.106” by L. v. Beethoven (Alexander Lonquich):

“6 Klavierstücke Op.118” by J. Brahms (Alexander Lonquich – Auditorium Parco della Musica Sala Sinopoli, 4 aprile 2014):

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“Sonata in fa minore D 625” by F. Schubert (Sviatoslav Richter, piano):

“Sonata in fa minore D 625” by F. Schubert (Wilhelm Kempff):


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Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano. 

Le tre sonate costituiscono un gruppo omogeneo che dimostra la convinta decisione del maestro di affrontare nuovamente e con precise intenzioni questo genere compositivo.

Il 2 ottobre scrive all’ editore Probst di Lipsia per offrirgli i suoi ultimi lavori: «Ho composto, tra l’altro, tre sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere».

Le tre Sonate vengono pubblicate solo nel 1838, dall’ editore Diabelli di Vienna; e poiché nel frattempo Hummel era morto, l’ editore dedica le tre Sonate a Schumann, che in quegli anni andava vigorosamente affermando la grandezza di Schubert nella rivista di cui era fondatore e direttore.

Schubert muore il 19 novembre 1828, a trentun’ anni d’ età, lasciando con le tre ultime Sonate le sue maggiori, più mature e più alte composizioni per pianoforte solo.

Può darsi che l’ intenzione di Schubert, nello scrivere le tre composizioni pianistiche, fosse quella di raccogliere l’ eredità di Beethoven (scomparso l’ anno precedente). 

 

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Sviatoslav Richter in Budapest, 1958):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (W. Kempff):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Alfred Brendel):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Friedrich Wührer, 1950):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Eunice Norton, piano – Recorded in 1992):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Radu Lupu, Piano – Shinjuku Bunka Kaikan, Tokyo – 23. Oct.1980):


La tonalità di do minore è legata al ricordo della drammaticità mozartiana e, soprattutto, beethoveniana: non solo oggi, ma già nel 1828. Drammatica è la Sonata in do minore di Schubert.

Il primo tempo: dopo l’ inizio beethoveniano (che ricorda le 32 Variazioni in do minore), il secondo tema, in mi bemolle maggiore, presenta una caratteristica strutturale del tutto insolita. Non è infatti un tema di sonata, ma un tema con variazioni: una melodia di quattordici battute, seguita da due variazioni; la conclusione dell’ esposizione introduce un nuovo tema, breve ma molto ben caratterizzato. Lo sviluppo inizia su frammenti derivati dal primo tema, ma continua poi con un tema brevissimo. Schubert riprende quindi un procedimento insolito, sperimentato da Beethoven nella Sonata op, 14 n. 1: la parte centrale del primo tema “ohne das Thema durchzuführen” (senza sviluppare il tema: Beethoven scrive così negli abbozzi). Sono da notare anche l’ impiego dell’ estremo registro grave dello strumento e la trasformazione del carattere espressivo. Il tema dello sviluppo ritorna in una coda assai ampia.

Anche il secondo tempo richiama all’ inizio Beethoven in particolar modo il Beethoven del secondo tempo della Sonata op. 10 n. 1 e, in misura minore, del secondo tempo dell’ op. 13. Mentre Beethoven non mantiene però il tono drammatico nei suoi secondi tempi, che sono invece meditativi e consolatori, Schubert introduce nel secondo tempo un contrasto drammaticissimo tra i due temi, e per meglio sfruttarlo adotta una forma a cinque episodi (A – B – A – B’ – A) invece della usuale forma a tre episodi.

Il finale risente forse lontanamente, all’ inizio, del finale della Sonata op. 31 n. 3 di Beèthoven. Il secondo tema è invece una delle più sorprendenti intuizioni di Schubert: su un ritmo di tarantella si sviluppa un inciso elementare, con uno sfruttamento geniale degli sbalzi di registro, cioè della tecnica dell’ incrocio delle mani, stupefacente in un compositore che non era virtuoso del pianoforte. La forma del pezzo è quella del rondò. Il terzo tema, quasi scherzoso, segue però immediatamente il secondo; poi la forma mantiene sino alla fine lo schema della tradizione.

 

 

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Written by mara

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