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Al Santa Cecilia Alexander Lonquich per Beethoven 18 giugno

La musica costituisce una rivelazione più alta di qualsiasi filosofia“, Ludwig van Beethoven

Accademia di Santa Cecilia, Stagione 2019 – 2020

Al Santa Cecilia Alexander Lonquich per Beethoven 18 giugno. Figlio d’arte, capace come pochi di vivere spesso il doppio ruolo di direttore e pianista solista contemporaneamente, Alexander Lonquich è artista pluripremiato dalla critica e dal pubblico internazionale. All’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia per il seguente programma:

Ludwig van Beethoven, Sei Bagatelle, op. 126

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte n. 2

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Ludwig van Beethoven, Concerto per pianoforte n. 1

QUANDO

Giovedì 18 Giugno 2020, ore 21.00 – SALA SANTA CECILIA

DOVE: Auditorium Parco della Musica
Via Pietro De Coubertin, 30
00196 Roma (RM)

INTERPRETI:

Direttore e Pianoforte, Alexander Lonquich

Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea al costo di € 30,00

II° settore (gallerie 1 – 4 -5 – 7 ) al costo di € 20,00

III° settore (gallerie 2- 3 – 6) al costo di € 15,00

Al Santa Cecilia Alexander Lonquich per Beethoven 18 giugno

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi anche all’ Associazione MaNi per informazioni su acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Alexander Lonquich…

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Alexander Lonquich è nato a Trier in Germania. Nel 1977 ha vinto il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Da allora ha tenuto concerti in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei.

La sua attività lo vede impegnato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Kurt Sanderling, Ton Koopman, Emmanuel Krivine, Heinz Holliger, Marc Minkowski. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista.

Un importante ruolo svolge inoltre la sua attività nell’ ambito della musica da camera. Alexander Lonquich, infatti, nel corso degli ultimi anni ha avuto modo di collaborare con artisti del calibro di Christian Tetzlaff, Joshua Bell, Heinrich Schiff, Steven Isserlis, Isabelle Faust, Jörg Widmann, Boris Pergamenschikov, Heinz Holliger Frank Peter Zimmermann ed ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il “Diapason d’Or” nel 1992, il “Premio Abbiati” nel 1993 e il “Premio Edison” in Olanda nel 1994. Nel 2003 Alexander Lonquich ha formato, con la moglie Cristina Barbuti, un duo pianistico che si esibisce in Italia, Austria, Svizzera, Germania e Norvegia. Inoltre nei suoi concerti appare spesso nella doppia veste di pianista e fortepianista spaziando da C. Ph. E. Bach a Schumann e Chopin.

Nel ruolo di direttore-solista, Alexander Lonquich collabora stabilmente con l’ Orchestra da Camera di Mantova – con cui in particolare ha svolto un lavoro di ricerca e approfondimento tra il 2004 e 2007 sull’ integrale dei Concerti per pianoforte e orchestra di Mozart – e tra le altre con l’ Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano.

Si esibisce regolarmente per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con la quale dalla stagione 2011/12 collabora anche come direttore-solista.

Negli ultimi anni Alexander Lonquich è apparso in tutte le più importanti sale da concerto italiane: il Teatro Carlo Felice di Genova, il Conservatorio e il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro La Fenice di Venezia, il Teatro Regio di Parma, il Conservatorio di Torino, il Parco della Musica di Roma e molti altri.

Dopo aver effettuato incisioni per EMI dedicate a Mozart, Schumann e Schubert,  ha iniziato una collaborazione con la ECM registrando musiche del compositore israeliano Gideon Lewensohn ed un CD di musica pianistica francese dell’ inizio del XX secolo con gli Improptus di Fauré, Gaspard de la nuit di Ravel e i Préludes di Messiaen. Recentemente ha inciso, sempre per ECM, la Kreisleriana e la Partita di Holliger.

Ai numerosi impegni concertistici, Alexander Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti ed Australia. Ha collaborato inoltre in forma stabile con l’Accademia Pianistica di Imola e la Hochschule für Musik di Colonia.

Alexander Lonquich, convinto che il sistema educativo in campo musicale sia da integrare e in parte da ripensare, si è impegnato intensamente nella conduzione di laboratori teatrali/musicali avvalendosi della collaborazione di artisti provenienti da linguaggi artistici diversi. Tra le altre, particolarmente cara gli è stata l’esperienza del laboratorio Kinderszenen dedicato all’ infanzia.

PER CONOSCERE IL PIANISTA…

“Sonata D 845” by Franz Schubert (Alexander Lonquich – 1979):

“Intermezzo Op. 118 No. 2 in A Major” by J. Brahms (Alexander Lonquich – Auditorium Parco della Musica Sala Sinopoli, 4 aprile 2014):

“Hammerklavier Sonata Op.106” by L. v. Beethoven (Alexander Lonquich):

“6 Klavierstücke Op.118” by J. Brahms (Alexander Lonquich – Auditorium Parco della Musica Sala Sinopoli, 4 aprile 2014):

“200 video popolari su Alexander Lonquich”:

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Ludwig van Beethoven venne composto principalmente tra il 1796 e il 1798 e pubblicato soltanto nel marzo del 1801 dall’editore viennese Mollo. Fu in quell’occasione che ricevette il suo numero d’opera, cioè l’op. 15, così come il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore ebbe il numero d’opera 19, sequenze che però in realtà invertivano il reale ordine cronologico di composizione. Era stato infatti scritto per primo il Concerto in si bemolle in una versione risalente già al 1794-95, e tale stesura era stata in parte abbozzata da circa un decennio, sin dal 1785; in questa versione il Concerto in si bemolle fu eseguito il 29 marzo 1795 e replicato in un’accademia di Haydn il 18 dicembre dello stesso anno, ma poi andò perduto. Solo successivamente fu composto il Concerto in do maggiore, dai primi abbozzi del 1795 sino alla stesura completa, quella del 1798. Il Concerto in si bemolle fu quindi riproposto in una seconda versione, quella «ufficiale» giunta fino a noi e messa alle stampe da Hoffmeister & Kühnel a Lipsia nel 1801.

Beethoven dedicò il concerto ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta ‘Babette’, a cui aveva da poco fatto dono anche della Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte, op. 7, composta nel 1797.

Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Per quanto non lo si possa affermare con certezza, è però molto probabile che Beethoven nel suo soggiorno a Praga del 1798 abbia eseguito per la prima volta, oltre al Concerto in si bemolle maggiore nella sua seconda redazione, anche questo in do maggiore, i cui abbozzi, del 1795-96, sono di poco posteriori a quelli della prima redazione dell’altro. Che il Concerto in do maggiore, pubblicato per primo sia tuttavia stato compiuto dopo quello in si bemolle risulta, come si è già visto, da una lettera di Beethoven alla casa editrice Breitkopf e Härtel. 

Nonostante la numerazione, fu in realtà il terzo concerto scritto da Beethoven: sono antecedenti un mai pubblicato concerto in Mi bemolle maggiore, composto all’ età di quattordici anni, e il secondo concerto per pianoforte e orchestra, scritto diversi anni prima ma pubblicato solo successivamente.

Il primo concerto fu anche eseguito durante il debutto viennese di Beethoven del 2 aprile 1800 al Burgtheater.

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Rudolf Serkin, piano – Bavarian Radio Symphony Orchestra – Rafael Kubelik, cond., rec. 1977):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Emil Gilels Piano – The Cleveland Orchestra – George Szell Conductor, Rec.: 1968, Cleveland):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Radu Lupu, 1979 – Zubin Mehta, Israel Phil):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian ZIMERMAN & WIENER PHILHARMONIKER):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano – Wiener Philharmoniker – Leonard Bernstein, conductor):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Sviatoslav Richter – Boston Symphony Orchestra & Charles Munch – Studio recording, Boston, 2-3.XI.1960):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Maurizio Pollini – Wiener Philharmoniker – Conductor Eugen Jochum, Recording in Wien, Musikverein, Grosser Saal, 11/1982):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – London Symphony Orchestra & Georg Solti):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Leonard Bernstein, pianist and conductor with the Vienna Philharmonic):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Performer: Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis, Recorded: 2008):

Nei concerti di Beethoven ritroviamo l’abitudine – tipicamente mozartiana – di enunciare il materiale tematico in modo incompleto nell’ Esposizione orchestrale, oltre alla scelta di inserire una netta cesura prima dell’ entrata del solista (Riesposizione) presentando poi segmenti motivici anche del tutto nuovi; ha tratti ancora mozartiani il fatto di far emergere nella Ripresa elementi ricavati sia dall’ Esposizione orchestrale che dalla Riesposizione solistica.

Il concerto è strutturato in tre movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Largo
  3. Rondò: Allegro scherzando

Nell’ Allegro con brio i due temi passano al solista dopo un’ampia presentazione dell’orchestra. Tra esposizione, sviluppo e ripresa, l’ Allegro rimane il movimento più lungo e strutturalmente più corposo del Concerto; la cadenza finale è ampia ed importante all’interno del movimento, tant’è che Beethoven ne scrisse ben tre tra il 1807 ed il 1809 forse dedicate all’arciduca Rodolfo d’Austria.

Per questo movimento Beethoven ci ha lasciato due cadenze complete (posteriori però di diversi anni: 1807-1809) non dissimili nel contenuto ma assai diverse per dimensioni: agile e snella l’una, smisurata l’altra e forse ingombrante in relazione alle dimensioni del concerto.

Il Largo centrale è nella tonalità di la bemolle maggiore. Il tema è ben giocato tra gli strumenti ed il solista; l’orchestra sostiene ed accompagna questo dialogo, questo scambio di piccole frasi.

Conclude il Concerto un Rondò seguito da un Allegro scherzando. Il Rondò è una forma che all’epoca attirava la fantasia creativa di Beethoven, tant’è che lo troviamo anche nell’op. 19 e nell’op. 37, si ipotizza che nel Concerto in do il Rondò possa essere stato aggiunto successivamente a sostituzione di un altro movimento ora perduto. Colpisce la forte caratterizzazione del tema nell’andatura briosa che dà modo al pianista di fare sfoggio della sua abilità virtuosistica.

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Written by mara

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