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Al Teatro alla Scala Cornelius Meister e Fabrizio Gifuni per Salvatore Sciarrino

In un certo senso questo Borromini funziona come fosse il richiamo o il sintomo di un mio messaggio. Un messaggio indirizzato a coloro che non sono artisti; e forse anche ai colleghi. In altri termini la rivalutazione dell’ isolamento d’ artista? Borromini deve far capire agli altri la nostra follìa d’ artisti: per essere artisti bisogna accettare di essere grandi d’ intransigenza e d’ immaginazione“, Salvatore Sciarrino

Stagione 2017 – 2018, Ospitalità Istituzioni Musicali Italiane

 

Il giovane e brillante direttore Cornelius Meister con la Filarmonica della Scala e con la partecipazione di Fabrizio Gifuni in qualità di lettore per una delle pagine più complesse del repertorio contemporaneo. Il concerto prevede il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Egmont Ouverture op. 84

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Salvatore Sciarrino, Morte di Borromini per orchestra e lettore

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Robert Schumann, Sinfonia n. 4 in re minore op. 120

 

QUANDO:

Lunedì 13 Novembre 2017, ore 20.00

 

DOVE: TEATRO ALLA SCALA
Via Filodrammatici, 2
20121 Milano (MI)

 

INTERPRETI:

Direttore, Cornelius Meister

Lettore, Fabrizio Gifuni

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea o Palchi I Settore al costo di € 44,00

Palchi II Settore al costo di € 22,00

Palchi III Settore al costo di € 44,00

Palchi IV Settore al costo di € 22,00

Galleri al costo di € 11,50

 

Teatro alla Scala: ORCHESTRA SINFONICA NAZIONALE DELLA RAI

 

oppure se volete, o se non sapete come fare, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Cornelius Meister…

Nato ad Hannover nel 1980, Cornelius Meister è stato nominato Direttore Principale e Direttore Artistico della Vienna Radio Symphony Orchestra nel 2010. Dirige l’orchestra sia nel prestigioso Musikverein di Vienna che al Konzerthaus. Si è esibito con la sua orchestra anche in tournée in Giappone e in Europa (Festival di Salisburgo, Berlino e Colonia).

Nel mese di dicembre 2012 è stato pubblicato un cofanetto di 24 CD dal titolo “my RSO” e nel gennaio 2013 le ultime registrazioni della Quarta Sinfonia di Bruckner e del Concerto per orchestra di Bartók.

Dal 2005 al 2012 è stato Direttore Musicale sia della Filarmonica che del Teatro dell’ Opera di Heidelberg.

Nel 2007 ha ricevuto il premio dal Deutscher Musikverlegerverband per il migliore programma da concerto.

Cornelius Meister è stato, inoltre, Direttore ospite di importanti orchestre tra cui Het Concertgebouw di Amsterdam, la City of Birmingham Symphony Orchestra, la BBC Philharmonic Orchestra, la Indianapolis Symphony Orchestra, la Baltimore Symphony Orchestra, la Swedish Radio Symphony Orchestra, la Danish National Symphony Orchestra,l’Orchestre de l’Opéra National de Paris, la Rundfunk-Sinfonieorchestere la Deutsches Symphonie Orchester (DSO) di Berlino, la NDR Sinfonieorchester di Amburgo e la Symphonie orchester des Bayerischen Rundfunks (BR) di Monaco di Baviera.

Meister ha debuttato a soli 21 anni alla Staatsoper di Amburgo; in seguito si è esibito alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera, nel New National Theatre di Tokyo, alla San Francisco Opera, alla Deutsche Oper Berlin, al Theater an der Wien, alla Royal Opera House di Copenhagen, alla Semperoper di Dresda, alla Opernhaus di Zurigo e alla Staatsoper di Vienna.

Ha debuttato alla Royal Opera House Covent Garden (La Bohème), con l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, alla Tonhalle di Zurigo e con la National Symphony Orchestra di Washington DC. Tornerà a dirigere la Deutsches Symphonie-Orchester Berlin (DSO) e i Philharmoniker Hamburg, la Helsinki Philharmonic Orchestra, l’Orchestre de Paris, la Radio-Sinfonieorchester di Stoccarda (SWR), la BBC National Orchestra of Wales, nonché nei teatri di Zurigo (Salome), Riga (ciclo completo Der Ring des Nibelungen), Deutsche Oper di Berlino (Cavalleria rusticana / Pagliacci) e Dresda (Salome).

Cornelius Meister ha studiato pianoforte e direzione d’orchestra ad Hannover con Konrad Meister, Martin Brauss e Eiji Oue e al Mozarteum di Salisburgo con Dennis Russell Davies, Jorge Rotter e Karl Kamper. Suona anche il violoncello e il corno. Come pianista ha tenuto concerti in Europa e negli USA.

È vincitore, inoltre, del “Deutscher Musikwettbewerb”, e del premio dello “Schleswig-Holstein Musik Festival”.

Sito Ufficiale: http://www.corneliusmeister.net/

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Fabrizio Gifuni…

Fabrizio Gifuni è uno degli attori più affermati del panorama italiano, teatrale e cinematografico. In più di vent’anni il suo lavoro ha dato luogo a un originale percorso culturale e creativo contrassegnato da una precisa urgenza espressiva.

Una pratica di lavoro fondata sul valore del gioco che scommette sulla centralità del corpo come principale strumento d’azione. Una ricerca complessivamente caratterizzata da un ostinato studio dei testi, dalla curiosità verso nuove forme di drammaturgia teatrale e da una dedizione verso una dimensione performativa totale.

Una sorta di riscrittura, attraverso il corpo, di testi importanti o dimenticati pronti ad essere illuminati e condivisi secondo varie e inaspettate prospettive. Dopo il Diploma all’ Accademia Nazionale d’Arte drammatica “Silvio D’Amico” e i primi lavori per la scena con Massimo Castri in Italia (“Elettra” e “Trilogia della villeggiatura”) e Theo Terzopoulos (“Antigone”) in Grecia, Fabrizio Gifuni è stato, successivamente, ideatore e interprete di numerosi lavori teatrali, fra cui il pluripremiato progetto “Gadda e Pasolini, antibiografia di una nazione”, nato da un lungo sodalizio artistico con Giuseppe Bertolucci.

Gli spettacoli “ ‘Na specie de cadavere lunghissimo” (Premio Istrio 2006) da Pier Paolo Pasolini e Giorgio Somalvico e “L’Ingegner Gadda va alla guerra o della tragica istoria di Amleto Pirobutirro” (Premo Ubu 2010, come miglior spettacolo e miglior attore dell’anno) – dopo più di duecentocinquanta repliche – continuano ad andare in scena.

Negli anni ha concentrato sempre di più la sua attenzione su un’idea di ‘rapporto vivo’ con la lingua, con particolare attenzione al ‘900 italiano. Gadda, Pasolini, Testori, Pavese, ma anche Dante, Manzoni, Camus o Cortazar sono stati negli anni alcuni dei suoi banchi di prova. E lo stesso progetto “Lehman Trilogy” di Stefano Massini che lo vede fra gli interpreti – ultimo grande spettacolo di Luca Ronconi – rientra appieno nella trama della stessa ricerca.

Al cinema e in televisione ha preso parte a più di trenta film, collaborando, fra gli altri, con Gianni Amelio (“Così ridevano”), Marco Tullio Giordana (“La meglio gioventù” e “Romanzo di una strage”), Giuseppe Bertolucci (“L’amore probabilmente”), Liliana Cavani (“De Gasperi”), Ridley Scott (“Hannibal”), Edoardo Winspeare (“Galantuomini”), Gianluca Tavarelli (“Un amore” e “Qui non è il paradiso”), Marco Turco (“C’era una volta la città dei matti”, pluripremiato nel ruolo di Franco Basaglia), Davide Manuli (“Beket” e “La leggenda di Kaspar Hauser”), Francesco Bruni (“Noi 4”), Paolo Virzì (“Il Capitale umano”), Marco Bellocchio (“Fai bei sogni”).

Rivelazione europea nel 2002 al Festival di Berlino, nello stesso anno ottiene il Globo d’oro della stampa estera e il Premio De Sica.

Nastro d’argento nel 2003 per La meglio gioventù, Premio Fellini per l’eccellenza artistica nel 2010, riceve il Premio Gianmaria Volontè nel 2012.

Per la sua interpretazione ne “Il Capitale umano” ottiene tutti i principali riconoscimenti della stagione 2014: David di Donatello, Nastro d’argento e Premio Vittorio Gassman.

Al lavoro di ‘attore/autore’ in teatro e a quello di ‘interprete puro’ al cinema e in televisione ha affiancato negli ultimi dieci anni un lavoro di confronto con Istituzioni culturali, scuole e Università, in Italia e all’ estero, convinto che il lavoro dell’attore, oggi più che mai, possa e debba confrontarsi con un’idea di comunità sempre più ampia.

In quest’ambito è stato invitato in questi anni a presentare una serie di progetti, fra i quali le originali Lezioni/spettacolo su Gadda e Pasolini alla Harvard University, all’ Accademia dei Lincei di Roma, negli Istituti Italiani di Cultura di Londra, Berlino e Bruxelles, oltre a numerose scuole italiane. La motivazione del Premio Napoli per la Cultura italiana 2014 per il suo lavoro su Gadda, riassume in parte gli esiti di questo percorso:

Per aver dato voce, corpo, cuore, musica e scena a una delle officine narrative più formidabili della nostra tradizione letteraria, dimostrando al contempo quanto la complessità di un’opera possa rapidamente volgersi, a coglierne gl’intenti, in un’efficace e puntuale macchina comunicativa. E per averci aiutato, con il suo puntiglioso lavoro sul testo, a riscoprire tutti i sensi della parola interprete“.

Sito Ufficiale: http://www.fabriziogifuni.it/

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTO…

“Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l’esempio!”

 

Egmont (op. 84) è una musica di scena scritta da Ludwig van Beethoven per l’ opera omonima di Johann Wolfgang von Goethe. È stata composta fra l’ottobre 1809 e il giugno 1810 ed è stata eseguita per la prima volta il 15 giugno 1810.

Il 12 aprile 1911 Beethoven scrisse a Goethe: «[…] riceverà presto da Lipsia, tramite Breitkopf & Härtel, la musica per Egmont, questo magnifico Egmont che ho meditato, sentito e tradotto in musica con lo stesso entusiasmo di quando l’ho letto. Desidero molto conoscere il suo giudizio sulla mia musica. Anche se fosse di biasimo sarà proficuo per me e per la mia arte, e sarebbe bene accetto come il più grande elogio».

Soggetto dell’ opera è l’eroica storia del conte di Egmont, che sacrificò la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola attuata dal duca d’Alba nel 1568.

«Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l’esempio!»

L’ eroismo ed il sacrificio del conte sono messi bene in rilievo dalla musica di Beethoven, che è stata elogiata da Hoffmann e da Goethe stesso, il quale ha affermato che Beethoven ha espresso le sue intenzioni con una genialità notevole. Il compositore vedeva descritti nel dramma di Goethe quegli ideali morali, a lui cari, di libertà, eroismo, sacrificio, volti a un fine superiore e al bene comune.

 

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Orchestra Mozart – Claudio Abbado – Bologna 2004):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Claudio Abbado & Berlin Philharmonic Orchestra):


Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker & Christian Thielemann – Wiener Musikverein, 2010):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Bernstein Vienna Philharmonic):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Wilhelm Furtwängler & Vienna Philharmonic Orchestra – Live Recording (Munich), 4 Sept. 1953):

Egmont è costituita da una ouverture e da nove pezzi indipendenti per soprano ed orchestra sinfonica.

Le sezioni dell’opera sono:

  1. Ouverture: Sostenuto, ma non troppo – Allegro
  2. Lied: “Die Trommel gerühret”
  3. Entracte: Andante
  4. Entracte: Larghetto
  5. Lied: “Freudvoll und Leidvoll”
  6. Entracte: Allegro – Marcia
  7. Entracte: Poco sostenuto e risoluto
  8. Mort de Klärchen
  9. Melodram: “Süßer Schlaf”
  10. Siegessymphonie (sinfonia della vittoria): Allegro con brio

L’ overture è potente ed espressiva, come l’ ouverture Coriolano. Costruita sullo stesso modello Lento-Allegro dell’ Ouverture del Coriolan, Beethoven rispetta i principi della forma-sonata. L’ introduzione lenta (Sostenuto ma non troppo) si apre con un accordo all’ unisono di tutta l’ orchestra. L’ Allegro, che corrisponde al momento della lotta, è costruito da una serie di motivi, ciascuno ricavato da una cellula già ascoltata precedentemente. Dopo lo sviluppo, che genera lo stesso clima di tensione e attesa dell’introduzione, la ripresa è prolungata da una coda, ancora giocata sulla opposizione timbrica e dinamica tra il fortissimo di quattro corni e gli archi. Tutto improvvisamente si arresta su un accordo in pianissimo, un momento di calma prima del crescendo e dell’ accelerazione ritmica che sfociano su una fanfara gioiosa dei fiati che coincide con il trionfo degli ideali dell’ eroe.

Oltre all’ouverture, sono molto conosciuti i lieder Freudvoll und Leidvoll, la mort de Klärchen e Die Trommel gerühret.

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“Morte di Borromini per orchestra e lettore” by Salvatore Sciarrino (Moni Ovadia, voce recitante – Tito Ceccherini, direttore – Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI _ Registrato presso gli Studi Radiofonici della RAI di Torino, Ottobre 2006):

“Morte di Borromini per orchestra e lettore” by Salvatore Sciarrino (Tino Carraro, narrator – Orchestra del Teatro alla Scala – Riccardo Muti, conductor _ *world premiere*, live, Teatro alla Scala, Milano, 20 October 1988):

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La Sinfonia n. 4 in Re minore Op. 120 è l’ ultima Sinfonia pubblicata da Robert Schumann.

La composizione di quest’opera iniziò il 30 maggio 1841, immediatamente dopo la sua stessa Si bemolle maggiore Op. 38, e si concluse il 9 ottobre. A differenza della Prima Sinfonia, applauditissima il 31 marzo 1841 a Lipsia, nell’ esecuzione diretta da Mendelssohn, l’ accoglienza tributata alla Sinfonia in re minore il 6 dicembre dello stesso anno, pure al Gewandhaus di Lipsia, sotto la bacchetta di Ferdinand David, fu assai poco calorosa, inducendo l’autore alla

«consapevolezza che le opere scritte con tanta precipitazione abbisognavano di rielaborazioni, specie nell’orchestrazione»,

secondo una lettera alla moglie Clara. Fu così che dopo questa prima esecuzione, Schumann mise da parte le partiture; ci sarebbero voluti ben dodici anni, nonchè altre due sinfonie, perchè Schumann sentisse l’esigenza di riprendere in mano quel lavoro in cui non aveva mai smesso di credere. Lo stimolo prese forma a Düsseldorf, nel 1852, durante il periodo trascorso dal compositore alla direzione della Società corale. Anni difficili, sia sotto il profilo nervoso, sia sotto il profilo professionale.

In realtà la revisione cui Schumann sottopose la Sinfonia in re minore si limitò ad una limatura di certe parti strumentali, specie di fiati, non interferendo affatto nella struttura originaria della composizione, la cui singolarità non risiede tanto nell’ apparente, rapsodico andamento esteriore – a proposito del quale l’autore era stato a lungo incerto se chiamare il lavoro «Sinfonia» o «Symphonische Phantasie» (Fantasia sinfonica) o «Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale in un solo tempo» – quanto nell’ esemplare organicità dello schema, un esito senza precedenti per Schumann, che pure è stato il teorico della soggettiva liberazione di emozioni e sentimenti in nome della romanticissima esaltazione dell’espressione artistica.

L’ esecuzione della versione rivista, il 3 marzo del 1853 a Düsseldorf, seppe finalmente raccogliere quel consenso che era mancato alla prima presentazione pubblica.

L’autentica novità della Sinfonia in re minore è però di carattere strutturale: lo schema unitario della Quarta cioè non si estrinseca soltanto in una semplice sutura tra i vari tempi, come in parte già era stato realizzato da Beethoven, da Mendelssohn o da Berlioz, ma risulta predeterminato dall’ impiego «di un materiale tematico derivante da un’unica cellula e con l’adozione di una tonalità cioè il re, maggiore o minore, sostanzialmente immutata, salvo l’inizio della Romanza e del Trio», come ha osservato il Young, il quale poi precisa che «nelle prime battute dell’ Introduzione, Schumann ha collocato il nucleo generatore della Sinfonia, facendo derivare dal disegno degli archi sulla quarta corda il tema principale del primo movimento, il soggetto secondario del secondo tempo e, nello Scherzo, il tema del Trio; dal suo rovescio, discende il primo soggetto del secondo movimento, oltre al tema dello Scherzo; da una nota puntata viene dedotto un disegno – presente pure nell’Introduzione – di note puntate, da cui dipendono il soggetto secondario del primo movimento e il tema principale del Finale». 

Gli studi più recenti infine ribadiscono la tesi che il sinfonismo schumanniano è una delle chiavi di volta della creatività orchestrale del XIX secolo, per le influenze suscitate sulle generazioni successive di compositori, da Franck a Bruckner a Mahler ecc., tutti stimolati dall’ anelito di Robert Schumann a rappresentare il mondo dei sentimenti in una forma fantastica e dalla sua lotta per il rinnovamento della musica.

 

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Conductor: Daniel Barenboim, Staatskapelle Berlin):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (New York Philharmonic, Leonard Bernstein – Studio recording, New York, 1960):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Philharmonia Orchestra – Conductor: Otto Klemperer):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Wilhelm Furtwängler):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Vienna Philharmonic Orchestra – Leonard Bernstein, conductor):

“Sinfonia n. 4 in Re minore op. 120” by Robert Schumann (Munich Philharmonic Orchestra – Sergiu Celibidache – Live recording, September 1986):

Sul frontespizio della partitura Schumann indicò che il lavoro consisteva di quattro movimenti: Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale “in un solo movimento”.

  1. Moderatamente lento, Vivace
  2. Romanza: Moderatamente lento
  3. Scherzo (Vivace), Trio
  4. Lento, Vivace, Più presto

Il materiale tematico della Sinfonia in re minore, nei quattro movimenti che si succedono senza soluzione di continuità, deriva da tre motivi presenti nella lenta introduzione. Dal punto di vista lessicale, Schumann elabora, nei vari episodi della Quarta, tale materiale in modo da sintonizzarlo con l’espressione dei più svariati e contrapposti stati emozionali, trascorrendo dall’inquietudine, intrisa di atmosfere demoniache, dell’ Allegro alla struggente e nostalgica effusione della Romanza, all’ incalzante vitalità dello Scherzo, al clima idilliaco del Trio ed alla trascinante baldanza del Finale: il tutto comunque secondo coordinate di intensificazione espressiva proprie della Romantik.

1. Moderatamente lento, Vivace

L’intero primo movimento si basa sullo sviluppo di una frase tematica esposta nell’Introduzione (Moderatamente lento) da violini secondi, viole e fagotti.

2. Romanza: Moderatamente lento

E invece il discorso si sospende e, come voltando pagina, conduce direttamente in tutt’altro clima espressivo. La parentesi lirica della Romanza è l’altra faccia del mondo poetico di Schumann: quella intima, delicata, tenue.

3. Scherzo (Vivace), Trio

E la corsa riprende, ancora più fremente, nello Scherzo. Anche qui il legame tematico con il primo movimento è evidente: Schumann lavora circolarmente su un materiale monotematico, mostrandocene le metamorfosi e trasformandone il carattere timbrico e ritmico.

4. Lento, Vivace, Più presto

In “pianissimo” attacca in modo inatteso un Lento. Questa nuova “Introduzione”, che riafferma il tratto ciclico della Sinfonia, immette senza soluzione di continuità nel veemente e decisamente liberatorio tripudio del Finale, sempre più incalzante.

Il finale diventa sempre più pressante, dirompente e liberatorio in evidente analogia con quello della quinta sinfonia di Beethoven; ma qui

la luce che squarcia di colpo le nebbie… non scandisce il battere di un destino, addita una meta lontana, all’ infinito.” (Sergio Sablich)

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Written by mara

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