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Al Teatro Carlo Felice Ivan Bessonov per Tchaikovsky 31 gennaio 2020

Ora sono assorbito dalla composizione di un Concerto per pianoforte e orchestra. Sono ansioso che Rubinstein lo esegua. Il lavoro progredisce lentamente e non riesce bene. Comunque mi attengo alle mie intenzioni e martello al pianoforte quei passaggi che mi escono dalla mente: il risultato è una eccessiva irritabilità…“, Ciaikovski al fratello Anatol in una lettera del 3 settembre 1874

Teatro Carlo Felice, Stagione Concertistica 2019 – 2020

 

Al Teatro Carlo Felice Ivan Bessonov per Tchaikovsky 31 gennaio 2020. Dal podio del Teatro Carlo Felice di Genova il pianista Ivan Bessonov, un talento che sta già conquistando pubblico e critica, protagonista di numerosi festival e che mentre continua a perfezionarsi al Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, ha già suonato con l’orchestra sinfonica del Tatarstan, una delle repubbliche russe e l’orchestra sinfonica della Academic Capella di San Pietroburgo. Nel 2016 ha debuttato anche come compositore di colonne sonore per un documentario. Diretto dal M° Vladimir Fedoseyev e accompagnato dall’ Orchestra del Teatro Carlo Felice nel seguente programma: 

 

Petr Il’ič Čajkovskij, Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte e orchestra op. 23

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Pëtr Il’ic Cajkovskij, Sinfonia n. 4 in Fa minore op. 36

 

QUANDO

Venerdì 31 Gennaio 2020, ore 20.00

 

DOVE: Teatro Carlo Felice
Passo Eugenio Montale, 4
16121 Genova (GE)

 

INTERPRETI:

Vladimir Fedoseyev, direttore

Ivan Bessonov, pianoforte

Orchestra del Teatro Carlo Felice

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Posto unico di Platea Intero al costo di € 28,00

Posto unico di Platea Rid. 1 al costo di € 25,20

Posto unico di Platea Giovani under 26 al costo di € 12,50

 

Al Teatro Carlo Felice Ivan Bessonov per Tchaikovsky 31 gennaio 2020

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione MaNi per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Vladimir Fedoseyev…

Nato a Leningrado il 5 agosto 1932,Vladimir Fedoseev è diplomato alla Scuola musicale statale “Gnesin” (1957), ed al Conservatorio di Mosca (1972, corso post-laurea con il professore L.M. Ginsburg). Quando era ancora studente, Fedoseev divenne direttore d’orchestra dell’ Orchestra di strumenti popolari russi e poi per quindici anni ne fu il leader.

Dal 1974 al 1999 è stato direttore artistico e direttore principale della Grande orchestra sinfonica Čajkovskij della radio e della televisione dell’URSS. Ha anche lavorato come direttore principale dell’ Orchestra Sinfonica di Vienna dal 1997 al 2004.

A partire dal 2006 è direttore musicale della Orchestra sinfonica Čajkovskij a Mosca.

Quando nell’inverno del 1975 l’ Orchestra è partita per un tour in Giappone, un critico del quotidiano “Hota Shimbun” ha scritto:

«Fedoseev ha elaborato il suo stile, la cui sostanza è l’accentuazione dei colori del ritmo e della linea melodica nonché l’impartire chiarezza e semplicità a composizioni musicali complesse. Dalla prima all’ultima battuta ha eseguito la Quinta Sinfonia di Shostakovich in modo chiaro e preciso e questa sua esecuzione non può essere soggetta a critiche, in quanto è impeccabile. »

Fedoseev ha sostenuto, con particolare interesse, l’ esecuzione delle opere di Rimskij-Korsakov e la musica di Valerij Gavrilin.

Artista del popolo dell’ Unione Sovietica e della RSFS Russa, ha ricevuto tra le altre onorificenze il Premio di Stato dell’ Unione Sovietica, il Premio di Stato Glinka della RSFSR e la distinzione come Cittadino dell’assedio di Leningrado. L’asteroide 7741 Fedoseev è stato chiamato così in suo onore.

La registrazione dell’ opera comica May Night di Rimskij-Korsakov diretta da Fedoseev è stata assegnataria del premio Orphée d’Or dall’Accademia Francese del Disco Lirico.

Nel 2002-2003 l’etichetta svizzera Relief ha pubblicato una serie “Anni in Concordia 1974-1999”, principalmente ristampe di registrazioni Melodija, in omaggio al lavoro di Fedoseev con la Grande orchestra sinfonica. Questa serie in particolare è caratterizzata dai libretti in cirillico per opere altrimenti poco conosciute in Occidente.

Sito personale: http://www.fedoseyev.com/en/

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

«Nel dicembre 1874 ho scritto un Concerto per pianoforte. Dato che non sono un pianista, avevo bisogno di rivolgermi a un virtuoso, uno specialista, che mi indicasse ciò che fosse faticoso, di difficile esecuzione, privo di effetto e così via. Mi serviva un critico severo, ma allo stesso tempo, ben disposto nei miei confronti. Devo dire chiaramente che una voce interiore protestava contro la scelta di [Nikolaj]
Rubinštejn come giudice. Egli non solo è il primo pianista moscovita, ma è certamente un pianista superiore. Così lo invitai ad ascoltare il Concerto e a fare delle osservazioni a proposito della parte pianistica. Era la vigilia di Natale del 1874, Rubinštejn propose di provare in una delle classi del Conservatorio. Mi presentai con il mio manoscritto e dopo di me giunse Rubinštejn con Hubert. Suonai il primo movimento. Neanche una parola… Armatomi di pazienza, lo suonai fino alla fine. Ancora silenzio. Mi alzai e chiesi: “Ebbene?” Allora dalle labbra di Rubinštejn sgorgò un torrente di parole, dapprima tranquille, poi sempre più simili a un profluvio di Giove tonante. Pareva che il mio Concerto non valesse niente… che la composizione fosse pessima e volgare… Io ero stupefatto e colpito che una persona che aveva scritto già moltissimo e che teneva al Conservatorio un corso di composizione libera, si facesse oggetto di un tal biasimo. Uscii tacendo dalla stanza e andai di sopra. Ben presto riapparve Rubinštejn… Mi ripeté che il mio Concerto è impossibile e, avendomi indicato molti punti in cui erano necessari cambiamenti radicali… se… lo avessi rivisto secondo i suoi desideri, allora mi avrebbe fatto l’onore di eseguirlo… “Non ne rivedrò neppure una nota, – gli risposi – e lo pubblicherò così com’ è!” E così ho fatto», Pëtr Il’ič Čajkovskij in una delle lettere alla sua fedele ammiratrice e sostenitrice Nadežda von Meck, Sanremo 2 febbraio 1878

 

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore, op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij fu composto tra il novembre 1874 ed il febbraio 1875.

È uno dei concerti pianistici più eseguiti in tutto il mondo, celebre per la sua grandezza monumentale, ed è il più noto dei tre composti da Čajkovskij.

Il concerto venne inizialmente dedicato a Nikolaj Rubinštejn, direttore del Conservatorio di Mosca e pianista virtuoso, con il proposito che lo stesso Rubinštejn lo eseguisse per la prima volta in pubblico. L’ accoglienza di questi fu decisamente negativa: criticò aspramente il concerto ritenendolo “banale, rozzo e mal scritto” oltre che “ineseguibile” probabilmente per l’ uso fortemente percussivo del pianoforte nelle battute iniziali, chiese quindi al compositore una sostanziosa revisione che venisse incontro ai suoi gusti.

La prima esecuzione del concerto avvenne il 25 ottobre del 1875 a Boston con Hans von Bülow al piano e Benjamin Johnson Lang a capo dell’ orchestra. Grato per l’esecuzione Čajkovskij dedicò il concerto al pianista. Questa decisione fu presa dal compositore su suggerimento di Karl Klindworth che allora insegnava al Conservatorio di Mosca ed era molto rispettato da Pëtr Il’ič. Fu lo stesso Klindworth a consegnare il manoscritto ad Hans von Bülow, dal quale il compositore ricevette numerose lettere piene di ammirazione e gratitudine; egli definì l’ opera “originale e nobile!”.

Curiosamente von Bülow eliminò in seguito il concerto dal proprio repertorio, mentre Rubinštejn finì col dirigerne la première moscovita (con Sergej Ivanovič Taneev al piano) e ad eseguirne la parte solistica in numerose occasioni.

Sulla scia del successo statunitense, il concerto fu proposto il mese successivo a S. Pietroburgo, con il pianista russo Gustav Kross ed il direttore ceco Eduard Nápravník ricevendo un’ accoglienza molto tiepida. Questa fu la reazione di Čajkovskij:

«Napravnik ha fatto di tutto per accompagnarlo in modo tale che al posto della musica non ci fosse altro che un’ atroce cacofonia. Il pianista Kross l’ ha interpretato in modo coscienzioso, ma piatto, privo di gusto e di fascino».

Completamente opposta fu, tre settimane dopo, la risposta del pubblico di Mosca, che ascoltò il brano nell’ interpretazione di Sergej Taneev, scelto dallo stesso autore come solista, diretto da Rubinstein (evidentemente tornato sui propri passi). Così Čajkovskij:

«suonò il 21 novembre 1875 meravigliosamente».

Il concerto fu arrangiato da Čajkovskij anche per due pianoforti nel dicembre 1874; fu rivisitato per due volte dal suo autore, nell’ estate del 1879 e poi ancora nel 1888: quest’ultima è la versione divenuta standard ed attualmente eseguita. Sebbene Čajkovskij si fosse rifiutato di apportare all’ opera quelle modifiche che Nikolaj Rubinštejn pretendeva, egli non si risentì quando in seguito il pianista Edward Dannreuther, interprete della prima esecuzione in Inghilterra del 23 marzo 1876, gli inviò una lunga serie di proposte di cambiamenti; cambiamenti che non riguardavano il tessuto musicale bensì la strumentazione. Čajkovskij non solo diede la sua autorizzazione, ma introdusse tutte quelle modifiche che Dannreuther suggeriva nell’ edizione a stampa del Concerto; e altre ancora in una edizione successiva, dopo che ebbe avuto modo di ascoltare l’ opera nella esecuzione di Aleksandr Ziloti. La versione che si ascolta generalmente oggi è, pertanto, quella di Čajkovskij con modifiche di Dannreuther e Siloti.

Il severo e critico Nikolaj Rubinštejn cambiò la sua opinione sul Concerto e lo eseguì il 16 febbraio 1878 a Mosca e poi due volte a Parigi all’ Esposizione Universale. Leggiamo una lettera di Čajkovskij scritta a Clarens alla solita von Meck:

«28 marzo 1878. Ieri ho ricevuto la sua lettera con la notizia del Concerto di Rubinštejn. Sono molto lieto che il mio Concerto Le sia piaciuto. Per quanto riguarda l’esecuzione da parte di Nikolaj Grigor’evič, ero assolutamente sicuro che lo avrebbe suonato magnificamente. In sostanza questo Concerto è davvero scritto per lui e conta sulla sua immensa abilità di virtuoso».

Durante la tournée di Čajkovskij negli Stati Uniti nel 1891 il Concerto fu suonato più volte sotto la sua direzione, in particolare il 5 maggio all’ inaugurazione della famosa Carnegie Hall. Infine, anche il programma dell’ ultimo concerto diretto dal compositore, il 16 ottobre 1893, oltre alla prima esecuzione della Sesta Sinfonia “Patetica”, conteneva il Primo Concerto per pianoforte, con la solista Adele Aus der Ohe, la stessa della tournée americana. Čajkovskij si accomiatò dal proprio pubblico proprio con queste due opere. Nel primo e nel terzo movimento Čajkovskij utilizzò due temi popolari ucraini: come spiegò egli stesso in una lettera alla von Meck, scritta nella sua tenuta a Brailov:

«9 maggio 1879. Sono stato in chiesa, al monastero… Ho ascoltato il canto dei “ciechi con le lire”. Il canto si chiama così per lo strumento di accompagnamento, la lira appunto, che non ha nulla in comune con lo strumento antico. È meraviglioso che tutti i cantanti ciechi in Piccola Russia [Ucraina] cantino sempre lo stesso motivo. L’ho parzialmente utilizzato nel primo movimento del mio Concerto per pianoforte» [nell’ episodio Allegro con spirito].

Negli anni ‘80 il celebre pianista russo Lazar’ Berman trovò nella biblioteca del suo maestro Aleksandr Goldenweiser la partitura della prima versione, originale, del Concerto. Dopo averla studiata Berman scoprì che il Concerto non era un’ opera così marcatamente pomposa, festosa e virtuosistica, ma molto lirica. Ad esempio, il primo tema, di solito sospinto in secondo piano dai possenti accordi del pianoforte, risultava invece in tutto il suo sapore nazionale: maestoso, epico, con l’accompagnamento degli stessi accordi del solista ma suonati in arpeggio, come su un antico strumento, il gusli [una sorta di salterio]. In questa versione il Concerto è stato registrato nel 1986 da Lazar’ Berman con l’ Orchestra della Radio di Berlino Ovest diretta da Yuri Temirkanov.

In occasione dei 175 anni dalla nascita di Ciaikovskij e dei 140 anni dalla “prima” del Concerto n. 1, il Museo Ciaikovskij di Klin ha curato la pubblicazione delle partiture originali delle versioni del 1875 e del 1879, quest’ultima basata in particolare su uno spartito utilizzato dall’ autore in persona, nell’ ultima sua apparizione in pubblico del 1893.

 

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Daniel Barenboim and Zubin Mehta):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Yuja Wang (piano), Hannu Lintu (conductor), Finnish Radio Symphony Orchestra, Helsinki Music Centre Concert Hall (7 September 2012)):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (anno: 1941, Horowitz, Vladimir (ruolo: Pianista), NBC Symphony Orchestra (ruolo: Orchestra), Toscanini, Arturo (ruolo: Direttore d’orchestra)):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Arthur Rubinstein, piano – Boston Symphony Orchestra):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Martha Argerich, piano – Charles Dutoit, conductor Orchestre de la Suisse Romande 1975):

L’opera, nonostante fosse stata predisposta per un lavoro tipicamente di derivazione occidentale, conserva in buona parte forme e timbri della musica popolare russa cui spesso Čajkovskij fa riferimento.

Il concerto è articolato in tre movimenti:

I movimento: Allegro non troppo e molto maestoso – Allegro con spirito

All’orchestra è affidato l’attacco del tema principale, di grande solennità; il pianoforte accompagna con poderosi ed ampi accordi: una forma decisamente insolita. Successivamente lo strumento solista diviene protagonista mentre l’orchestra si riduce ad un semplice accompagnamento in pizzicato. Il pianoforte non solo presenta il tema, ma al tempo stesso lo amplia con elaborazioni che gradualmente danno vita a figurazioni di estremo virtuosismo, finché l’orchestra riprende nuovamente il tema iniziale. L’intervento del corno fa da tramite tra primo e secondo tema. Il movimento vive di contrasti netti, talvolta addirittura stridenti, che vengono attraversati da esplosive strutture atte ad accrescere l’intensità del discorso musicale.

II movimento: Andantino semplice – Prestissimo – Tempo I

La musica ritorna dolce, il ritmo del primo movimento scompare, le note sul pianoforte vengono accarezzate da motivi rapidi e allo stesso tempo con forme arabesche; è un’interpretazione, quella data da Čajkovskij al movimento, tutta slava. Anche qui compaiono i ricordi di quella musica russa presi da alcune canzoni ucraine.

Nel secondo movimento, come ricordava il fratello Modest, il compositore usa un tema francese che i due fratelli spesso canticchiavano da piccoli.

L’ inizio è un pensiero in forma di Lied eseguito dal flauto, che il pianoforte riprende mutandolo alla terza nota con enfatico slancio. È solo una minuscola sfumatura, che però lascia trasparire il carattere d’improvvisazione insito nella struttura del movimento. Con sempre nuove variazioni tematiche Čajkovskij muta il carattere degli sviluppi, sostenuti ed incorniciati da mutevoli figurazioni di accompagnamento.

III movimento: Allegro con fuoco

Il terzo movimento attacca senza cesure con veementi movenze di danza. Dopo una breve introduzione orchestrale il pianoforte fa proprio il ritmo danzante e conduce al controtema, che fiorisce negli archi ed è manifestamente imparentato col tema introduttivo. Nel Finale Čajkovskij inserisce un’altra canzone ucraina “Esci esci, Ivan’ku”.

CURIOSITÀ

Tra i molti celebrati interpreti di questo concerto sta Vladimir Horowitz, che con esso debuttò trionfalmente negli Stati Uniti alla Carnegie Hall, coadiuvato alla direzione d’orchestra dal suocero Arturo Toscanini. Altri interpreti di grande rilievo sono Svjatoslav Richter (nelle sue incisioni con Mravinskij e Karajan), Van Cliburn, Martha Argerich ed Emil Gilels.

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Mi chiedete se la musica ha un programma definito. In generale, se mi rivolgono questa domanda riguardo a una composizione sinfonica, rispondo di no. E in verità non è una domanda cui sia facile rispondere. Come è mai possibile esprimere quelle sensazioni che proviamo allorché scriviamo un’opera strumentale che non ha in sé alcun soggetto definito? E’ un processo puramente lirico, una confessione musicale dell’anima, ove pullulano tante cose e che secondo la propria essenza si riversa in suoni, appunto come il poeta lirico si effonde in versi

 

La Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 di Pëtr Il’ič Tchaikovsky viene composta tra dicembre 1876 e gennaio 1878 e presentata a Mosca il 10 febbraio 1878 sotto la direzione di Nikolaj Rubinstein con un “tiepido” riscontro da parte del pubblico.

Questo periodo denso di avvenimenti che hanno esiti contrastanti sul suo labile sistema nervoso lo inducono alla stesura di una composizione in cui dare libero sfogo ai suoi sentimenti.

La baronessa von Meck che ha assistito all’ esecuzione, chiede a Tchaikovsky una spiegazione sui contenuti della composizione e questi in una lettera del 17 febbraio gli fornisce un’ interpretazione programmatica che costituisce un documento utile anche se non decisivo, per la comprensione della Sinfonia:

La nostra Sinfonia ha un programma abbastanza definito perché si possa esprimere a parole; a voi sola desidero – e posso – dire il significato dell’opera nell’insieme e nelle singole parti. Voi capirete che tenterò di farlo soltanto per sommi capi. L’introduzione è il germe dell’intera Sinfonia, l’idea principale dalla quale dipende tutto il resto. Il tema di apertura è il Fatum, la forza inesorabile che impedisce alle nostre speranze di felicità di avverarsi; che sta in agguato, gelosamente, per impedire che il nostro benessere e la nostra pace possano diventare piene e senza nubi: una forza che, come la spada di Damocle, pende perpetuamente sul nostro capo e di continuo ci avvelena l’anima. Questa forza è ineluttabile e invincibile. Con il Moderato con anima la disperazione e la tristezza diventano più forti, più cocenti. Non sarebbe più saggio distogliersi dalla realtà e immergersi nel sogno? Oh, gioia! Alfine appare un dolce e tenero sogno. Una fulgida, soave immagine umana aleggia dinanzi a me, mi chiama. Come bello e remoto, ora, appare il primo ineluttabile tema dell’Allegro! A poco a poco il sogno avvolge l’anima. Obliata è la tristezza, la disperazione. Ecco la felicità! Ma no, era .solo un sogno e il Fato ci ridesta. Così la vita è un costante alternarsi di aspra realtà, di sogni evanescenti, di fuggevoli visioni di felicità. Non vi è alcun porto. Si naviga su quel mare finché esso vi sommerge e vi fa affondare nella sua profondità. Questo, approssimativamente, è il programma del primo tempo. Il secondo tempo esprime un’altra fase di sofferenza. E’ la malinconia che ci invade a sera, allorché siamo soli, stanchi del lavoro, e cerchiamo di leggere, ma il libro ci sfugge di mano. I ricordi si affollano in noi. Come sono dolci quelle memorie di giovinezza, ma come è triste che tante cose siano state e siano trascorse per sempre! Si rimpiange il passato, eppure non si vorrebbe ricominciare daccapo la vita, ci si sente troppo stanchi. E’ più piacevole riposare e rivolgere lo sguardo all’indietro, ricordando tante cose. C’erano momenti felici, quando il giovane sangue scorreva caldo e la vita esaudiva ogni nostro desiderio. C’erano anche momenti difficili, perdite irreparabili, ma sono ormai lontani. E’ triste e pur dolce tuffarsi così nel passato. Il terzo tempo non esprime sensazioni definite, è piuttosto una successione di capricciosi arabeschi, quelle immagini inafferrabili che passano nella fantasia quando si è bevuto del vino e si avvertono i primi segni dell’ebbrezza. L’anima non è ne gaia ne triste. Non si pensa a nulla: l’immaginazione ha libero corso e comincia, non si sa perché, a tracciare strani disegni. D’improvviso si presenta allo spirito la visione di contadini un po’ brilli, una breve canzone di strada risuona. Lontano, passa un corteo militare. Le immagini sono assolutamente sconnesse, come quelle che fluttuano nella mente allorché ci si addormenta. Non hanno nulla a che fare con la realtà, sono strane, selvagge, confuse. Il quarto tempo: se veramente non trovi motivo di gioia in te stesso, guardi gli altri. Va’ in mezzo al popolo, vedi come esso sa abbandonarsi alla gioia. Una festa rustica è descritta. Non appena però hai dimenticato te stesso in questa visione della gioia altrui, ecco che il Fato inesorabile riappare a ricordarti di te stesso. Ma gli altri sono indifferenti verso di te; non volgono neppure il capo, non ti guardano neppure, non si accorgono che tu sei solo e triste. Ah, come si divertono! E come sono fortunati di essere governati da sentimenti così semplici e immediati! Dà la colpa a te stesso e non dire che tutto il mondo è triste; esistono gioie semplici e pur forti. Allegrati nella felicità altrui e la vita sarà sopportabile. Questo, cara amica, è tutto ciò che posso dirvi della Sinfonia. Certo, quello che ho detto non è ne chiaro ne compiuto. Ciò deriva dalla intrinseca natura della musica strumentale, che non si presta all’ analisi particolareggiata. Dove le parole cessano, là comincia la music; come diceva Heine». Un post scriptum chiude la lettera: «Proprio ora, mettendo in busta la lettera, l’ho riletta e ho inorridito dinanzi al programma confuso e inesatto che vi mando. E’ la prima volta nella mia vita che ho tentato di trasportare idee e immagini musicali in parole, e non ci sono certo riuscito. Tutto l’inverno passato ho sofferto di una terribile ipocondria: la Sinfonia è un’eco veritiera di quello che provavo. Ma non è più di un’eco. Come riuscire a tradurre ciò in parole chiare e definite? Già ho dimenticato molte cose di quel periodo, ho solamente un ricordo dell’orrore e dell’intensità di ciò che provavo”

 

ASCOLTA QUI Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Claudio Abbado & Chicago Symphony Orchestra):


ASCOLTA QUI Sinfonia n. 4 in fa minore, op. 36 by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Leningrad Philharmonic Orchestra & Evgeny Mravinsky – Studio recording, Moscow, 8.IV.1957):


La sinfonia si divide in quattro movimenti della durata complessiva di quaranta minuti:

I movimento: l'”andante sostenuto“: “l’ introduzione”, così l’autore si espresse in una lettera inviata alla von Meck per descriverne il programma in essa contenuto, “contiene il germe di tutta una vita, il fato è la forza del destino che ostacola la nostra felicità; è come una spada di Damocle e avvelena senza posa l’anima… Bisogna assoggettarglisi… Non sarebbe meglio abbandonare la realtà e sprofondarsi nei sogni?“. Ma la musica reca solo delle visioni, che scompaiono alla fine e l’anima viene nuovamente sommersa dal mare.

II movimento: l'”andante con moto“, “è la descrizione di quella sensazione melanconica che ci prende quando di sera siamo ormai del tutto soli e stanchi delle fatiche effettuate durante il giorno“.

III movimento (Scherzo pizzicato) – “Il terzo tempo non esprime sensazioni particolari, è un arabesco capriccioso, un’apparizione fugace simile a quelle che colgono la nostra fantasia quando si beve un bicchiere di vino e si sente essere lievissimamente brilli…

IV movimento: il “finale“, così ebbe a dire Tchaikovsky nella sua descrizione alla von Meck: “Quando non trovate in voi la felicità, guardate gli altri, andate in mezzo al popolo, guardate come la gente si diverte, come si concede alla sua gioia! Il quarto tempo è il quadro di una festa popolare… Appena avete dimenticato voi stessa, appare instancabilmente il fato… Ma in fondo la vita è bella…!

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Written by mara

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