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Al Teatro Carlo Felice per GOG Sayaka Shoji per Beethoven 20 aprile

“Concerto par clemenza pour Clement primo violino e direttore del teatro di Vienna“

GOG, Stagione 2019 – 2020

 

Al Teatro Carlo Felice per GOG Sayaka Shoji per Beethoven 20 aprile. La Tatarstan Symphony Orchestra è universalmente riconosciuta per le interpretazioni sofisticate e la ricchezza delle sue programmazioni. L’Orchestra è nata nel 1966 su iniziativa di Nazib Zhiganov, ex Presidente dell’Unione dei Compositori del Tatarstan e Rettore del Conservatorio di Kazan. La formazione ha debuttato il 10 aprile 1967, diretta da Natan Rakhlin.

Con l’attuale direzione di Alexander Sladkovsky, la Tatarstan Symphony Orchestra ha sviluppato vari progetti in ambito socio-educativo: fra i programmi spiccano proposte ed eventi culturali a favore di bambini malati e affetti da disabilità. Per il proprio impegno sociale e umanitario, l’orchestra è stata premiata due volte dal Presidente della Repubblica del Tatarstan.

Descritta dalla rivista Gramophone come “una formidabile musicista, in grado di attingere ad enormi riserve tecniche e di raccogliere qualsiasi sfida le venga lanciata”, Sayaka Shoji è stata la prima artista giapponese e la concorrente più giovane a vincere il Premio Paganini nel 1999.
Suona il prezioso violino Stradivari Recamier del 1729.

Per questo concerto verrà eseguito il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61

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Johannes Brahms, Sinfonia n. 1 in do minore op. 68

 

QUANDO

Lunedì 20 Aprile 2020, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Carlo Felice
Passo Eugenio Montale

16121 Genova (GE)

 

INTERPRETI:

Sayaka Shoji, violino

Alexander Sladkovsky, direttore

Tatarstan Symphony Orchestra

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

I° Settore Intero al costo di € 45,00

II° Settore Intero al costo di € 30,00

Under 30 al costo di € 25,00*

Under 18 al costo di € 12,00*

* i biglietti ridotti per i giovani si possono acquistare esclusivamente la sera del concerto

 

Al Teatro Carlo Felice per GOG Sayaka Shoji per Beethoven 20 aprile

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

“Dov’è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa”, Schumann a Joachim, 1854

 

La Sinfonia n. 1 in Do minore, Op. 68, è una sinfonia scritta da Johannes Brahms. I primi appunti scritti da Brahms per questo primo lavoro sinfonico risalgono a quattordici anni prima della prima esecuzione del lavoro, cioè al 1862. Un’esecuzione tradizionale dura approssimativamente 45-50 minuti.

Le prime tracce del primo tempo di questa sinfonia sembrano risalire agli anni che Brahms trascorse a Düsseldorf, quindi tra il 1855 ed il 1856, gli stessi in cui compose il Concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra.

Il primo tempo, senza però l’introduzione lenta, fu completato solo sei anni dopo, nel 1862. Da questo momento, per ben quattordici anni, Brahms si dedicò costantemente alla composizione di questa sinfonia; mentre lavorava naturalmente anche ad altre opere, fra mille indecisioni, ripensamenti e correzioni, elaborava, limava e migliorava questa sinfonia.

In realtà la prima sinfonia vede corpo tra il 1874 ed il 1876, considerando che il lavoro a tempo pieno di Brahms su di essa avveniva soprattutto durante le vacanze estive e quindi sono le tre estati dal ’74 al ’76 quelle in cui arriva a completare l’opera. Si ritiene comunque che siano stati effettuati tagli e aggiustamenti anche nei mesi immediatamente successivi (ottobre 1876).

La prima esecuzione avvenne come collaudo generale il 4 novembre 1876 a Karlsruhe e fu diretta da Otto Dessoff. Soltanto tre giorni dopo Brahms diresse la prima esecuzione a Mannheim. Successivamente le esecuzioni più importanti furono a Lipsia, a Breslavia (sempre dirette dal compositore) e a Cambridge (diretta da Joseph Joachim). La sinfonia ebbe ovunque un successo molto caldo, nonostante le critiche dei neo-tedeschi.

In ogni caso la grande prima di questa sinfonia si tenne ovviamente a Vienna il 17 dicembre 1876. A questo punto si scatenarono i commenti: da una parte i brahmsiani come Eduard Hanslick (il quale la dichiarò l’opera che finalmente avrebbe avuto la capacità di continuare la strada che si era interrotta con i neo-tedeschi), dall’altra la critica più famosa fu quella di Hans von Bulow che rinominò la sinfonia “decima di Beethoven”, come se Brahms fosse il degno erede di quest’ultimo.

Ovviamente è una sinfonia che vede il pensiero beethoveniano nel proprio centro, e lo si può notare dalla scelta del Do minore, e da riferimenti molto evidenti al percorso della Quinta sinfonia di Beethoven, cominciando in Do minore e finendo in Do Maggiore come in uno sforzo, in una conquista). Mentre però la sinfonia beethoveniana ha una sorta di percorso ascensionale molto continuo, Brahms già dalla prima propone un altro tipo di scrittura: primo e ultimo tempo in relazione con questo problema evolutivo, mentre i due tempi centrali, a differenza di quanto aveva fatto Beethoven, sono piuttosto dei tempi parentetici, che paiono non partecipare a questo grande sforzo drammatico che si attua nel 1° e nel 4º tempo. Innanzitutto lo possiamo notare dall’assenza di scherzo: Beethoven dalla Seconda sinfonia in poi aveva sostituito il minuetto settecentesco con il tempo di scherzo, sempre più immesso nel problema drammatico della sinfonia; addirittura nella Quinta e nella Sesta Beethoven aveva collegato lo scherzo al Finale, trasformando il tutto in un percorso continuo, dove tutto converge verso l’ultimo tempo.

Brahms invece intende i tempi centrali della sinfonia come una parentesi, come un momento sospensivo del problema che sta ad arco tra il primo e l’ultimo tempo. Questo vale nella prima, ed è emblematico quello che accade nel terzo tempo, che infatti non partecipa all’impegno drammatico.

Pur essendo una “prima” non ne ha assolutamente il carattere, e ciò è dovuto al lavoro colossale che Brahms ha fatto durante gli anni ’50 e ’60 sulle forme della musica da camera, sulle grandi opere corali (una su tutte il Deutsche Requiem) e preparandosi al confronto con l’orchestra.

Questo per dire che quando compare, la Prima sinfonia non risulta tale, è un po’ come il Titano di Mahler, lo sbocco, la conclusione, di tutta la fase giovanile di Brahms.

 

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker, Live From Grosser Saal, Musikverein, Vienna / 1981):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Hermann Scherchen & Vienna State Opera Orchestra, 1953):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Paavo Järvi & Orchestre de Paris):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Claudio Abbado & Vienna Philarmonic Orchestra, recorded in 1973):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Istvan Kertesz & Vienna Philarmonic Orchestra):