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Al Teatro Chiabrera di Savona Guido Rimonda Le violon noir

L’ Orchestra Camerata Ducale e il M° Guido Rimonda per il progetto Le violon noir

Teatro Chiabrera di Savona, Stagione 2017 – 2018

 

Progetto Le violon noir (prima romana): celebri composizioni legate a una dimensione inquietante ma allo stesso tempo piena di fascino.
Dal Teatro Chiabrera di Savona l’ Orchestra Camerata Ducale e il celebre M° Guido Rimonda (in qualità di direttore e solista) eseguiranno il seguente programma: 

 

P. Locatelli, Trauersymphonie in fa minore

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Ch. W. Gluck, Danza degli spiriti beati da Orphée et Euridice

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G. Tartini, Sonata in sol minore “Il trillo del diavolo”

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M. Ravel, Pavane pour une infante défunte

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N. Paganini, Le streghe op. 8

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J. Williams, Theme from Schindler’s List

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H. Wieniawski, Légende in sol min. op. 17

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N. Paganini, “Maria Luisa – Gran Duchessa di Parma”

 

QUANDO:

Sabato 10 Marzo 2018, ore 21.00

 

DOVE: Teatro Chiabrera
Piazza Diaz, 2

17100 Savona (SV)

 

INTERPRETI:

Violino e Direttore, Guido Rimonda

Orchestra Camerata Ducale

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Galleria 2 Intero al costo di € 17,00

Galleria 1 Intero al costo di € 17,00

Palchi Intero al costo di € 17,00

Balconata Intero al costo di € 17,00

Platea Intero al costo di € 17,00

 

Teatro Chiabrera: Guido Rimonda e la Camerata Ducale

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Guido Rimonda…

Guido Rimonda

Guido Rimonda è una delle personalità musicali più complete ed affascinanti dell’odierno panorama violinistico italiano.

All’ età di 5 anni frequenta la scuola di dizione dal prof. Iginio Bonazzi di Torino. Si distingue subito, e viene scelto per alcune pubblicità. Come attore protagonista interpreta vari ruoli in commedie radiofoniche Rai. In quel periodo conosce e lavora con importanti registi e attori. Una delle esperienze più significative per il teatro fu “Nel mio piccolo non saprei” con Renato Rascel, ma allo stesso tempo lo fu il “Giro di Vite” di Henry James con Milena Vukotic, il film “Torino nera” con Bud Spencer, la serie televisiva “La vedova e il piedipiatti” con Ave Ninchi. Ma sicuramente l’avvenimento più importante di Guido fanciullo è avvenuto quando viene scelto per interpretare la parte di Totò nell’opera Zazà di Leoncavallo – Direttore Maurizio Arena Orchestra Sinfonica della Rai di Torino. Per la prima volta Guido si trova davanti una vera orchestra. In quel contesto vengono notate le sue doti musicali e il M. Eros Cassardo consiglia ai genitori di far intraprendere gli studi musicali a Guido.

Nello stesso tempo la coreografa Susanna Egri gli offre una borsa di studio che verrà protratta per 7 anni per lo studio della danza classica. Cosa importantissima per la formazione artistica di Guido.

Così inizia lo studio del violino al Conservatorio G. Verdi di Torino nella classe del Prof. E. Oddone. Ben presto però ultimerà i suoi studi nella classe del celebre Corrado Romano, già insegnante di Uto Ughi al Conservatorio di Ginevra. Fu proprio Romano a definirlo “animale da violino”. Il suo vero esordio avviene all’ età di 13 anni, quando interpreta la parte di Vivaldi fanciullo nella duplice veste di attore e violinista nello sceneggiato RAI “Per Antonio Vivaldi” regia di Massimo Scaglione. Dal quel momento la sua attività musicale diventa sempre più ricca e piena di riconoscimenti.

Già dalle prime lezioni di violino, nasce in lui una curiosità e una nuova passione Giovan Battista Viotti. Viene attirato e conquistato dal musicista e dalla figura storica di questo grande compositore. Un grande della musica e del violino la cui opera, ai giorni nostri giace in un oblio immeritato. Contribuire alla riscoperta e alla giusta valorizzazione di una delle più straordinarie figure di violinista e compositore italiano del tardo ’700 rimane un impegno ben preciso.

Infatti, già dall’ età di undici anni inizia un’appassionata ricerca per tutta l’Europa, ritrovando importanti inediti viottiani (in pratica l’intera sua opera allo stato di inedito).

Una sorta di “coscienza delle anime”, come lui stesso la definisce, alcune partiture sono state ritrovate quasi per magia.

Con la finalità di divulgare l’opera di Viotti nel 1992 fonda due orchestre: la Filarmonica di Torino insieme al direttore d’orchestra prematuramente scomparso Marcello Viotti allora direttore stabile della Fenice di Venezia e discendente della famiglia Viotti; e l’Orchestra Camerata Ducale insieme alla pianista triestina Cristina Canziani -che diventerà sua moglie- e al celebre Prof. Gian Luigi Marianini, amico e compagno di avventure non solo musicali – infatti, per alcuni anni riveste il ruolo di consulente musicale di tutte le trasmissioni televisive di Marianini dedicate al “mistero”.

Sarà proprio quest’ultima, la Camerata Ducale, la formazione orchestrale con la quale riesce ad attuare il progetto di valorizzazione di Viotti.

Nel 1997 nasce un importante connubio con la Città di Vercelli e fonda insieme a Cristina Canziani il Viotti Festival di Vercelli, instaurando importanti collaborazioni con artisti quali Shlomo Mintz, Uto Ughi, Vladimir Spivakov, Salvatore Accardo, Ruggiero Ricci, Mischa Maisky, Richard Galliano etc..

Dal 2007 al 2009 il Viotti Festival di Vercelli ha una sede americana in Florida dove l’orchestra Camerata Ducale si stabilisce per una quindicina di giorni per eseguire musica nel nome di Viotti.

Ha suonato nelle più importanti sale concertistiche europee; accompagnato dall’ Orchestra Camerata Ducale ha effettuato tournèe negli Stati Uniti, nell’ ex Repubblica Unione Sovietica, in Sudafrica, in Guatemala, negli Emirati Arabi, in Giappone e in Argentina.

Nel 2002 ha ricevuto il premio Renato Bruson come miglior musicista piemontese dell’anno, ed è stato insignito del titolo di Ambasciatore per la cultura nel mondo dalla Regione Piemonte.

Nel gennaio 2008 ha ricevuto il Premio S. Giovanni dalla Città di Torino per la ricerca storica e la diffusione dell’opera di Giovanni Battista Viotti.

Nel 2011 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici.

E’ docente di violino al Conservatorio “Cantelli” di Novara ed è stato assistente di Giuliano Carmignola e Franco Gulli presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo.

Molto intensa è la sua attività discografica, per la collana della Fabbri Editori I Grandi Musicisti ha inciso 18 Compact Disc tra cui i Concerti di Mozart per violino e quelli di Vivaldi.

Per la Bongiovanni ha realizzato 15 CD nel duplice ruolo di violino solista e direttore.

Per la CHANDOS ha pubblicato un CD dedicato alla musica francese “Ecolé de la melodie”.

Nel 2012 ha firmato un contratto in esclusiva con DECCA per il Progetto Viotti: la realizzazione di 15 CD contenenti l’integrale delle composizioni per violino e orchestra, con numerosi inediti e prime registrazioni mondiali. Il valore indiscutibile del progetto discografico ha richiamato immediatamente l’interesse dei mass media. Sempre per DECCA ha pubblicato Le Violon Noir, CD dedicato alle musiche del mistero.

Suona lo Stradivari del 1721 “Jean Marie Leclair” (Le Noir) definito da G. B. Somis “La voce di un angelo” che gli è stato regalato da una famiglia che vuole mantenere l’anonimato.

 

Sito personale: http://www.guidorimonda.com/

 

Guido Rimonda:

GUIDO RIMONDA parla del PROGETTO VIOTTI DECCA:

Guido Rimonda: Variazioni su”Fratelli d’Italia” per violino e orchestra:

Oistrakh Igor and Rimonda Guido, Viotti Duetto for 2 violins:

Uto Ughi, Guido Rimonda, Bach Double violin concerto Orchestra Camerata Ducale – Concerto live:

Viotti Violin Concerto No. 12, Guido Rimonda:

Pugnani-Kreisler Violin: Guido Rimonda (Italy), Orchestra Camerata Ducale:

Viotti Meditazione in Preghiera Guido Rimonda, Orchestra Camerata Ducale:

Guido Rimonda a Uno Mattina Estate “Le violon Noir”:

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Orchestra Camerata Ducale…

Camerata Ducale

La Camerata Ducale nasce nel 1992 come prima formazione musicale in assoluto dedicata alla valorizzazione dell’opera di Giovanni Battista Viotti, compositore e violinista italiano del tardo Settecento.

Grazie ad una lunga ed appassionata ricerca storico-musicale voluta dai fondatori dell’Orchestra, sono stati riportati alla luce importanti partiture inedite dell’autore di Fontanetto Po. Una “seconda vita” che nel 1998 ha favorito la nascita del Viotti Festival, la stagione concertistica di Vercelli che fin dalle prime edizioni si è affermata come una delle realtà musicali più interessanti del panorama nazionale ed internazionale. All’interno della rassegna l’Orchestra ha eseguito un repertorio estremamente vasto: dal 1700 ai giorni nostri, con solisti quali Lonquich, Faust, Accardo, Lortie, Mintz, Ughi, Spivakov, Maisky, Lucchesini, Igudesman&Joo, Galliano, Pace, Carmignola, Avital e molti altri.

Parallelamente al Viotti Festival, la Camerata Ducale è ospite anche nelle più prestigiose stagioni concertistiche nazionali. Gli impegni nelle sale italiane si vanno a sommare alle tournées all’estero. Da ricordare i concerti in Francia, Giappone, Stati Uniti, Georgia e Sudafrica.

Nel settembre 2011 la Camerata Ducale ha inciso con Richard Galliano e Naoko Terai Libertango in Tokyo, distribuito da EMI. L’anno successivo l’Orchestra è coinvolta nel Progetto Viotti – DECCA, al fianco del suo direttore e violino solista Guido Rimonda. Un impegno discografico di ben 15 CD in uscita fino al 2018. I primi due volumi hanno ricevuto il consenso unanime da parte di pubblico e critica; ultimo in ordine di tempo, le 4 stelle assegnate dall’autorevole mensile Classic Voice a Violin Concertos N.2. Sempre per DECCA nel 2013 è uscito Le Violon Noir, il CD dedicato alle musiche del mistero.

In 22 anni di attività la Camerata Ducale ha suonato con: Salvatore Accardo, Gilles Apap, Avi Avital, Andrea Bacchetti, Letizia Belmondo, Renato Bruson, Bruno Canino, Giuliano Carmignola, Sa Chen, Pietro De Maria, Daniela Dessì, Augustin Dumay, Estrio, Isabelle Faust, Oscar Feliu, Richard Galliano, Cecilia Gasdia, Massimiliano Génot, Igudesman&Joo, Dimitri Illarionov, Maxence Larrieu, Alexander Lonquich, Louis Lortie, Andrea Lucchesini, Franco Maggio Ormezowski, Mischa Maisky, Alessandra Marianelli, Fabrizio Meloni, Shlomo Mintz, Igor Oistrakh, Enrico Pace, Ruggiero Ricci, Katia Ricciarelli, Maxim Rysanov, Luciana Serra, Vladimir Spivakov, Francois-Joel Thiollier, Uto Ughi, Radovan Vlatkovich, Massimo Viazzo, Jian Wang, Natalia Zertsalova.

Sito: http://www.camerataducale.it/

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

«Sinfonia Funebre composta per l’Esequie della sua donna, che si celebrano in Roma, in fa minore», Pietro Antonio Locatelli

 

Locatelli nasce a Bergamo nel 1693 e muore ad Amsterdam nel 1764. Poco si sa della sua vita. Nell’autunno del 1711 studia a Roma, probabilmente con Antonio Montanari o Giuseppe Valentini e forse per un breve periodo con Arcangelo Corelli. In una lettera del 17 marzo 1714 scrive al fratello di essere diventato membro della “Compita Accademia di varj instrumenti”, a servizio del principe Michelangelo Caetani.

La composizione della Sinfonia funebre risale forse agli anni 1719-21, periodo in cui si collocherebbero matrimonio e vedovanza del compositore. Ma non ce n’è notizia negli atti del Necrologium romanum (Archivio vaticano), per cui l’ipotesi è che si debba intendere “Donna” non come essere reale, bensì con il significato poetico di “donna amata”. Inoltre, la partitura manoscritta conservata nella biblioteca granducale di Darmstadt e usata da A. Schering per la sua revisione, è andata distrutta durante la Seconda guerra mondiale.

 

Trauersymphonie in fa minore by P. Locatelli (Europa Galante e Fabio Biondi, conductor):

La Sinfonia Funebre, composta per due violini, viola e basso, si apre con un Lamento: Largo su un pedale del basso; segue, in uno strazio che non si placa, un movimento Alla breve ma moderato ad imitazioni, e dopo sei misure di adagio, un Grave, pagina di grande ispirazione. Dopo un Non presto, il pezzo si conclude con un mirabile Andante, La consolatione, di una rassegnata serenità. I movimenti sono eseguiti senza interruzione.

 

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Orfeo ed Euridice (versione francese: Orphée et Eurydice) è un’opera composta da Christoph Willibald Gluck intorno al mito di Orfeo, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi. Appartiene al genere dell’azione teatrale, in quanto opera su soggetto mitologico, con cori e danze incorporati. Fu rappresentata per la prima volta a Vienna il 5 ottobre 1762, su impulso del direttore generale degli spettacoli teatrali (Generalspektakeldirektor), conte Giacomo Durazzo, ed aprì la stagione della cosiddetta riforma gluckiana, con la quale il compositore tedesco ed il librettista livornese (e, insieme a loro, il genovese direttore dei teatri) si proponevano di semplificare al massimo l’azione drammatica, superando sia le astruse trame dell’opera seria italiana, sia i suoi eccessi vocali, e ripristinando quindi un rapporto più equilibrato tra parola e musica. Le danze furono curate dal coreografo italiano Gasparo Angiolini, che si faceva portatore di analoghe aspirazioni di riforma nel campo del balletto, in un’epoca che vide la nascita della nuova forma coreutica del “ballet d’action”.

Dodici anni dopo la prima del 1762, Gluck rimaneggiò profondamente la sua opera per adeguarla agli usi musicali della capitale francese, dove, il 2 agosto 1774, nella prima sala del Palais-Royal, vide la luce Orphée et Eurydice, con libretto tradotto in francese, ed ampliato, da Pierre Louis Moline, con nuova orchestrazione commisurata ai più ampi organici dell’Opéra, con parecchia musica completamente nuova, con imprestiti da opere precedenti e con un più largo spazio dato alle danze.

 

“Danza degli spiriti beati da Orphée et Euridice” by Ch. W. Gluck (Jascha Heifetz):

“Danza degli spiriti beati da Orphée et Euridice” by Ch. W. Gluck (I. Perlman):

“Danza degli spiriti beati da Orphée et Euridice” by Ch. W. Gluck (Renaud Capuçon (Isaac Stern’s Guarneri del Gesù)):

La seconda scena si svolge nei Campi Elisi. Il breve balletto del 1762 divenne la più elaborata “Danza degli spiriti beati“, in quattro movimenti, con una preminente parte perflauto, nel 1774, alla quale, sempre con riferimento limitato all’edizione parigina, faceva seguito un’aria solistica per soprano (“Cet asile”), poi ripetuta dal coro, celebrante la beatitudine dei Campi Elisi, ed eseguita o da un’anima beata senza nome, un’ombre hereuse, o, più comunemente, da Euridice (o comunque dalla cantante che interpreta questo personaggio). Orfeo arriva quindi in scena ed è estasiato dalla bellezza e dalla purezza del luogo (arioso: “Che puro ciel”/“Quel nouveau ciel”), ma non riesce a trovare sollievo nel paesaggio perché Euridice non è ancora con lui ed implora quindi gli spiriti beati di condurgliela, cosa che essi fanno con un canto di estrema dolcezza (Coro: “Torna, o bella”/“Près du tendre objet”).

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trillo_1Il sogno di Tartini, illustrazione di Louis-Léopold Boilly (1761-1845) riferita all’aneddoto del sogno che avrebbe ispirato la composizione della sonata. Il disegno è conservato nella casa-museo Tartini a Pirano

 

La Sonata per violino in sol minore, più notoriamente conosciuta come Il trillo del diavolo, è una sonata per violino e basso continuo scritta da Giuseppe Tartini.
Ci sono diverse ipotesi sulla sua datazione: il 1713 se si dà fede al racconto del viaggiatore francese Jérôme Lalande, ma l’analisi dello stile musicale la colloca più verosimilmente negli anni ’40 del XVIII secolo.

Secondo un aneddoto, riportato dall’astronomo francese Jérôme Lalande nel libro Voyage d’un Français en Italie, fait dans les années 1765 et 1766, l’ispirazione che porterà alla nascita della sonata Il trillo del diavolo deriva da un sogno, in una notte del 1713, descritto così dal compositore:

«Una notte sognai che avevo fatto un patto e che il diavolo era al mio servizio. Tutto mi riusciva secondo i miei desideri e le mie volontà erano sempre esaudite dal mio nuovo domestico. Immaginai di dargli il mio violino per vedere se fosse arrivato a suonarmi qualche bella aria, ma quale fu il mio stupore quando ascoltai una sonata così singolare e bella, eseguita con tanta superiorità e intelligenza che non potevo concepire nulla che le stesse al paragone. Provai tanta sorpresa, rapimento e piacere, che mi si mozzò il respiro. Fui svegliato da questa violenta sensazione e presi all’istante il mio violino, nella speranza di ritrovare una parte della musica che avevo appena ascoltato, ma invano. Il brano che composi è, in verità il migliore che abbia mai scritto, ma è talmente al di sotto di quello che m’aveva così emozionato che avrei spaccato in due il mio violino e abbandonato per sempre la musica se mi fosse stato possibile privarmi delle gioie che mi procurava»

 

“Sonata in sol minore “Il trillo del diavolo”” by G. Tartini (David Oistrakh and Vladimir Yampolsky):


La composizione è strutturata in tre movimenti:

  • Larghetto affettuoso, in 12/8. È il tema principale della sonata; rappresenta il tema base sul quale sono costruiti gli altri movimenti. 
  • Allegro, in 2/4. È la prima variazione sul tema del larghetto. Ha una struttura molto più complessa rispetto al precedente movimento: per quanto riguarda il basso, mentre nel primo movimento si limitava a delle cadenze, qui fa anche degli accenni di melodia, mentre il violino per la prima volta in questo brano assume molti passaggi virtuosistici.
  • Andante-Allegro-Adagio, con alternanza di 2/4 (Allegro) e 4/4 (Andante, Adagio).

 

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«In essa si avverte la presenza di un artista abilissimo nell’uso degli impasti timbrici e delle sonorità armoniose e seducenti, dotato oltretutto di un sottile e lucido autocontrollo tale da calibrare l’invenzione melodica anche nei momenti in cui sembra dare sfogo ad accenti ed inflessioni patetiche, senza tuttavia cercare l’effetto e l’exploit virtuosistico fine a se stesso», Ennio Melchiorre

 

Pavane pour une infante défunte (Pavana per una principessa defunta) è una composizione per pianoforte di Maurice Ravel. È stata scritta quando Ravel era studente presso il Conservatorio di Parigi all’età di 24 anni, nel 1899. Il titolo si riferisce all’idea di Ravel di descrivere “una pavana che una piccola principessa [una infanta] può aver ballato in tempi passati presso la corte spagnola“; alcuni smentiscono questa affermazione ipotizzando che a Ravel sia solamente piaciuto il suono del titolo. Il collegamento con l’eredità spagnola dell’autore basco è quindi specificata molto attentamente nella descrizione del titolo. In seguito Ravel scriverà altri brani tratti da reminiscenze di vita spagnola, quali la Rapsodie espagnole e il Bolero.

La Pavane non fu uno dei pezzi più amati dallo stesso compositore, sebbene abbia subito ricevuto grandi apprezzamenti da parte del pubblico soprattutto per l’orchestrazione del 1910. Si ispira alla semplicità tardo romantica di Emmanuel Chabrier e alla rinata passione per la musica ispanica condivisa e con alcuni grandi autori suoi contemporanei e sicuramente influenzata da autori spagnoli come Isaac Albeniz e Manuel de Falla. Il richiamo però non è solo a un esotismo geografico ma anche a una distanza temporale: la pavana è infatti una danza tipica del rinascimento e che ebbe il suo periodo di splendore fra il XVI e il XVII secolo. La scelta di questa danza (fra le decine di danze rinascimentali conosciute) non è casuale: l’insegnante di composizione di Ravel all’epoca fu Gabriel Faurè che nel 1887 aveva scritto una pavana per orchestra (op. 50) diventata celeberrima in tutto il mondo.

La versione originale per pianoforte venne eseguita da Ricardo Viñes il 5 aprile 1902 presso la Salle Pleyel di Parigi e fu il secondo brano di Ravel in assoluto ad essere pubblicato. È dedicato alla principessa De Polignac grande mecenatessa ed amica intima del compositore. La versione orchestrata è stata eseguita per la prima volta il giorno di Natale del 1911 presso la Società dei Concerti Hasselmans di Parigi, con un’orchestra diretta dal compositore Alfredo Casella.

 

Pavane pour une infante défunte by M. Ravel:


Pavane pour une infante défunte by M. Ravel (Ravel, piano – 1922):

La struttura e l’armonia del brano sono molto semplici, e Ravel lo sottolineò dicendo che è scritta in una “forma molto povera”, “inconcludente e convenzionale. Lo schema può essere ricondotto ad una forma ABACA dove il B e il C riprendono uno stesso tema leggermente modificato. In questo risiede il suo collegamento con l’arcaica pavana. La tonalità è di Sol maggiore, ma si tratta di una tonalità cosiddetta “sporca”, tipica dell’impressionismo e del primo Novecento.

Per quanto riguarda la versione orchestrata, il tema (quello segnalato con il nome di A) è affidato al corno, sull’accompagnamento degli archi con sordina e da leggere armonie dei fagotti. Il B invece è di competenza dell’oboe in due registri diversi. Seguono le melodie arrangiate degli archi e l’intervento degli altri fiati. Il flauto riprende il tema A seguito dall’oboe; l’ultima volta il tema è suonato dagli archi che, partendo da un pianissimo raggiungono un fortissimo.

La decisione di assegnare al corno il tema principale ad inizio brano non è una scelta casuale: molto probabilmente la sua scelta è stata influenzata dalla tradizione del conservatorio parigino che non insegnava il corno a valvole, ma il corno a mano, strumento oggi caduto in disuso presso le grandi orchestre, e che possiede una particolare tecnica e un suono molto caratteristico.

Curiosità

La Pavane viene eseguita da Pascal Rogé nel cortometraggio del regista statunitense Wes Anderson Hotel Chevalier. Un breve frammento del brano fa parte della colonna sonora del film Birdman. La musica viene compare anche nel film Il cavaliere oscuro – Il ritorno, ed è la musica su cui ballano Bruce Wayne e Catwoman nella scena del ricevimento di gala.

 

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«Dietro a lui s’agitava uno spettro,
la fisionomia del quale rivelava
una beffarda natura di caprone
e talvolta vedevo due lunghe
mani pelose (le sue, pareva)
toccare le corde dello strumento
suonato da Paganini.
Talvolta esse gli guidavano pure
la mano onde reggeva l’arco e
risate belanti d’applauso
accompagnavano i suoni che
sgorgavano dal violino sempre
più dolorosi e cruenti.», il poeta Heinrich Heine, nelle Florentinische Nächte, descrive così il musicista durante un’esibizione

 

Nel  1812 Paganini assiste, alla Scala di Milano, ad uno strano balletto di Franz Xaver Sussmayr intitolato “Il noce di Benevento”. Questo balletto era molto conosciuto e nei più famosi teatri italiani e tedeschi fu replicato per una trentina d’anni, dal 1802, data della composizione, sino al 1835 circa. Una delle melodie di questo lavoro lo affascina a tal punto che incomincia ad inserirla nei concerti. 

La composizione denominata “Le Streghe”, che diventerà una delle più amate dal pubblico a lui contemporaneo, risale all’estate del 1813. 

Paganini decise di eseguire questo brano per il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano il 29 ottobre 1813 catturando immediatamente l’attenzione del pubblico e sfidando la critica. Il successo fu trionfale e nell’arco dei due mesi successivi Paganini ne diede ben undici repliche, sempre a Milano. Questo avvenimento fu talmente importante che per la prima volta si parlò di lui anche sulle pagine del celeberrimo giornale musicale d’oltralpe “Allgemeine musikalische Zeitung”. Così scrisse il corrispondente da Milano Peter Lichtenthal: “…Egli è, senza dubbio, il più grande e straordinario violinista del mondo. Il suo modo di suonare è veramente inimmaginabile. Esegue certi passaggi, note tenute, accordi, in un modo tale che mai ho sentito fare da nessun altro violinista. Quando inizia a suonare con quella straordinaria semplicità, qualcuno può pensare che ci siano altri buoni violinisti al suo pari e si può anche pensare che la sua esecuzione del Concerto di Kreutzer non sia stata completamente in linea con lo spirito del compositore ma è indubbio che egli abbia scatenato un vero e proprio “furore” ai suoi concerti.

 

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (Eugene Fodor, violin):

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (Julian Sitkovetsky, violin & Belle Davidovitch, piano – Recorded in 1956):

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (S.Accardo (LP 1979)):

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (Ruggiero Ricci, violino, Orch. Sinf. di Torino della RAI, Piero Bellugi, conductor – Turin, Italy, April 3, 1970):

Il pezzo è composto da una serie di variazioni che seguono il tema d’apertura dell’orchestra. Lo strumento solista alterna frasi eseguite con l’arco ed altre eseguite in pizzicato, note simultanee e frammenti melodici eseguiti alle estremità più ardite nella regione melodica sovracuta.

 

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John Williams ha composto le musiche di numerosi film di successo, tra cui la saga di Star Wars, Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, E.T. l’extraterrestre, Indiana Jones, Salvate il soldato Ryan, SupermanMamma ho perso l’aereo, Jurassic Park, Lo squalo e molti altri. Della maggior parte dei film citati è inoltre naturale ricordare i leitmotiv musicali, proprio per l’orecchiabilità e fascino che li caratterizza. È uno tra i più premiati compositori di colonne sonore, tanto che ha vinto 5 Academy Awards, 17 Grammy, 3 Golden Globes, 2 Emmy e 5 BAFTA Awards solo per citare alcuni dei tanti premi (in totale è stato premiato 101 volte e nominato 202).

È stato il primo compositore di musiche da film a coniugare, nei concerti dal vivo, immagine e musica. Infatti, Williams ha caratterizzato i suoi concerti inserendo degli omaggi e dei brani medley dirigendo l’orchestra in sincrono con un montaggio video proiettato in diretta.

Nel 2002, in onore dei vent’anni dalla realizzazione di E.T. l’extra-terrestre, Williams ha stabilito un primato: durante la proiezione del film rimasterizzato e restaurato ha condotto un’orchestra dal vivo, suonando l’intera colonna sonora in sincrono col film. È un’impresa mai fatta da nessun altro compositore cinematografico.

Ogni suo concerto ha un massimo di tre bis già predisposti. Al termine di ogni concerto il maestro scherzosamente si porta le mani giunte all’altezza del volto, in segno di dormire. Quello è il segnale che il concerto è definitivamente terminato.

È considerato uno dei più grandi compositori della storia del cinema e un’icona della cultura musicale statunitense.

 

“Theme from Schindler’s List” by John Williams (Violin, Itzhak Perlman):

Schindler’s List è la colonna sonora dell’omonimo pluripremiato film di Steven Spielberg del 1994. La firma delle musiche è di John Williams; quest’album (assieme al film) è considerato uno dei capolavori della storia del cinema e della musica per film.

 

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Henryk Wieniawski violinista e compositore polacco, nato a Lublino il 10 luglio del 1835 e morto a Mosca il 31 marzo del 1880 è stato il più grande violinista e pedagogo polacco. Formato alla scuola franco-belga di ispirazione paganiniana, fu allievo a Parigi di Joseph Massart e fondatore della scuola violinistica polacca. Scrisse più di trenta opere dedicate esclusivamente al violino.

Le sue opere maggiori sono i due concerti per violino e orchestra, L’ Ecole moderne op. 10 e numerosi brani virtuosistici come Legende op. 17.

 

Légende in sol min. op. 17 by H. Wieniawski (Yehudi Menuhin, Colonne Concerts Orchestra & Georges Enescu – recorded 5/2, 1938)

Légende in sol min. op. 17 by H. Wieniawski (Nathan Milstein)

Légende in sol min. op. 17 by H. Wieniawski (Leonid Kogan, violin – Great Symphony Orchestra of State Radio Comitee – Alexander Gauk, conductor / 29.V.1952)

Légende in sol min. op. 17 by H. Wieniawski (David Oistrakh – Violin & Vladimir Yampolsky – Piano)

Légende in sol min. op. 17 by H. Wieniawski (Gil Shaham, violin – London Symphony Orchestra, Lawrence Foster conductor)

Légende in sol min. op. 17 by H. Wieniawski (Anne-Sophie Mutter)

La Légende op. 17 è stata scritta per violino solo e orchestra anche se è spesso eseguita con l’ accompagnamento del pianoforte in sostituzione all’orchestra. Si stima che sia stata composta nel 1860, anche se la data esatta non è nota.

Il pezzo può essere diviso in tre sezioni principali, seguendo lo schema ABA.

Dopo la breve introduzione orchestrale entrala parte del violino solista.

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Written by mara

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