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Al Teatro Comunale di Bologna 2020 LA BOHÈME, dal 12 al 23 dicembre

Più invecchio, più mi convinco che La Bohème è un capolavoro e che adoro Puccini, il quale mi sembra sempre più bello“, Igor’ Fëdorovič Stravinskij, Venezia 1956


Al Teatro Comunale di Bologna 2020 LA BOHÈME, dal 12 al 23 dicembre

 

La Bohème è un’ opera in quattro quadri di Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, ispirato al romanzo di Henri Murger Scene della vita di Bohème. 

A proposito del romanzo, intorno alla metà dell’ Ottocento si sviluppa, in Francia, un atteggiamento mentale, più che un movimento, in virtù del quale gli artisti ed i giovani studenti esprimono il proprio malessere esistenziale ed il proprio anticonformismo vivendo una vita disordinata, squattrinata ed errabonda, in uno stato di intima solitudine. Il loro riferimento è il nomadismo degli zingari che, provenienti dalla Boemia, sono approdati in Francia. Colpito e coinvolto personalmente dal nuovo costume, il romanziere Henry Murger (Parigi 1822-61) ne fa materia delle sue “Scene della vita di bohème”, pubblicate a puntate sulla rivista “Corsaire” fra il 1847 ed il 1849. L’opera autobiografica contribuisce notevolmente alla diffusione di quel modus vivendi al punto da ispirarne il nome: “bohèmien” diviene, da quel momento, il sostantivo ufficiale per indicare uno stile di vita improntato ad una libertà trasandata, spensierata, povera, a tratti malinconica, che in Italia assume il nome di “Scapigliatura“. Nel 1851 le “Scene” vengono raccolte in volume ed adattate per il teatro, con la collaborazione del drammaturgo Théodore Barrière.

Il libretto ebbe una gestazione abbastanza laboriosa per la difficoltà di adattare le situazioni e i personaggi del testo originario ai rigidi schemi e un’ opera musicale. Inoltre il lavoro della collaudata coppia di librettisti Illica-Giacosa incontrò mille difficoltà, non tanto per la permalosità dei due quanto per la spigolosità di Puccini, estremamente esigente oltre che titubante. L’ orchestrazione della partitura procedette invece speditamente e fu completata nel dicembre 1895.

Meno di due mesi dopo, il 1º febbraio 1896, La Bohème fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino, con Evan Gorga, Cesira Ferrani, Antonio Pini-Corsi e Michele Mazzara, diretta dal ventinovenne maestro Arturo Toscanini, con buon successo di pubblico, mentre la critica ufficiale, dimostratasi all’ inizio piuttosto ostile, dovette presto allinearsi ai generali consensi.

CURIOSITA’

Forse non tutti sanno che, almeno in teoria, quando si nomina La bohème bisognerebbe specificarne l’ autore. Infatti, un po’ come accaduto per Il barbiere di Siviglia (che per la maggior parte del pubblico è solo quello di Rossini, mentre ne esiste una versione antecedente firmata da Paisiello), anche della vicenda tratta dal romanzo di Murger vi sono due versioni, composte e rappresentate a poco più di un anno di distanza. Alla Bohème di Puccini, che debuttò al Teatro Regio di Torino nel febbraio 1896, fece seguito La bohème di Ruggero Leoncavallo, andata in scena alla Fenice di Venezia nel maggio 1897. E benché Leoncavallo sia stato uno dei massimi esponenti del verismo musicale (basti citare i celeberrimi Pagliacci), la sua Bohème non riuscì mai a competere con quella pucciniana. Fra i due compositori vi fu un’ aspra contesa sulla primogenitura dell’ idea di musicare le scanzonate e tragiche vicende dei bohèmiens di Murger: attaccato a mezzo stampa da Leoncavallo, che esigeva una sorta di diritto di prelazione sul testo, Puccini, la cui caparbietà di carattere è ben nota, rispose che accettava volentieri la sfida e che il giudizio finale sarebbe stato quello del pubblico. Il fatto che la Bohème di Puccini sia ancora oggi l’ opera più rappresentata ogni anno a livello mondiale, mentre quella di Leoncavallo è pressoché uscita dal repertorio, decreta indubbiamente il trionfo del compositore toscano, sancito persino da quella furtiva lagrima che spesso scorre sul viso degli ascoltatori durante il finale dell’opera.

 

IL CAST

La Bohème

Opera in quattro quadri

Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, ispirato al romanzo Scene della vita di Bohème di Henri Murger

Musica di Giacomo Puccini

 

DIRETTORE, Francesco Ivan Ciampa

REGIA, Graham Vick

SCENE E COSTUMI, RICHARD HUDSON

LUCI, GIUSEPPE DI IORIO

MAESTRO DEL CORO, ALBERTO MALAZZI

MAESTRO DEL CORO DI VOCI BIANCHE, ALHAMBRA SUPERCHI

 
 
Interpreti:

MIMÌ      Benedetta Torre (12, 15, 17, 20, 22) / Karen Gardeazabal (13, 16, 19, 23)

MUSETTA      Valentina Mastrangelo (12, 15, 17, 20, 22) / Nina Solodovnikova (13, 16, 19, 23)

RODOLFO      Rame Lahaj (12, 15, 17, 20, 22) / Francesco Castoro (13, 16, 19, 23)

MARCELLO      Andrea Vincenzo Bonsignore (12, 15, 17, 20, 22) / Vincenzo Nizzardo (13, 16, 19, 23)

SCHAUNARD      Paolo Ingrasciotta (12, 15, 17, 20, 22) / Pierluigi Dilengite (13, 16, 19, 23)

COLLINE      Alessio Cacciamani (12, 15, 17, 20, 22) / Francesco Leone (13, 16, 19, 23)

BENOIT/ALCINDORO      Bruno Lazzaretti

PARPIGNO      Scuola dell’Opera

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

Produzione Teatro Comunale di Bologna 2020 LA BOHÈME

 

QUANDO

Sabato 12 Dicembre 2020, ore 20.00

Domenica 13 Dicembre 2020, ore 15.30

Martedì 15 Dicembre 2020, ore 20.00

Mercoledì 16 Dicembre 2020, ore 18.00

Giovedì 17 Dicembre 2020, ore 20.00

Sabato 19 Dicembre 2020, ore 18.00

Domenica 20 Dicembre 2020, ore 15.30

Martedì 22 Dicembre 2020, ore 20.00

Mercoledì 23 Dicembre 2020, ore 18.00

 

DOVE: Teatro Comunale di Bologna
Largo Respighi, 1
40126 Bologna (BO)

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea e Palco 1° e 2° ordine centrale:

  • al costo di 150,00 € per la Prima (al costo di 30,00 € giovani under 30)
  • al costo di 100,00 € per i Turni D, A, B, FS, FD (al costo di 25,00 € giovani under 30)
  • al costo di 75,00 € per i Turni C, P, FP (al costo di 50,00 € PERSONE OVER 65 e al costo di 25,00 € giovani under 30)

Palco 1° e 2° ordine laterale e Palco 3° e 4° ordine centrale:

  • al costo di 130,00 € per la Prima (al costo di 25,00 € giovani under 30)
  • al costo di 80,00 € per i Turni D, A, B, FS, FD (al costo di 20,00 € giovani under 30)
  • al costo di 60,00 € per i Turni C, P, FP (al costo di 40,00 € PERSONE OVER 65 e al costo di 20,00 € giovani under 30)

Palco 3° e 4° ordine laterale:

  • al costo di 60,00 € per la Prima (al costo di 20,00 € giovani under 30)
  • al costo di 40,00 € per i Turni D, A, B, FS, FD (al costo di 15,00 € giovani under 30)
  • al costo di 40,00 € per i Turni C, P, FP (al costo di 20,00 € PERSONE OVER 65 e al costo di 15,00 € giovani under 30)

Balconata al costo di 10,00 €

I prezzi indicati non sono comprensivi di prevendita e commissioni di servizio di Vivaticket.

 

Al Teatro Comunale di Bologna 2020 LA BOHÈME, dal 12 al 23 dicembre

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi anche all’ Associazione MaNi per informazioni su acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Al Teatro Comunale di Bologna 2020 LA BOHÈME

Cartolina d'epoca ispirata alla Bohème di G. Puccini (Archivio Storico del Teatro Regio)Cartolina d’epoca ispirata alla Bohème di G. Puccini (Archivio Storico del Teatro Regio)

 

Che gelida manina!
Se la lasci riscaldar…
Ma per fortuna è una notte di luna,
e qui la luna l’abbiamo vicina…

(La Bohème, quadro I)

  • Mimì soprano
  • Musetta soprano
  • Rodolfo, poeta – tenore
  • Marcello, pittore – baritono
  • Schaunard, musicista – baritono
  • Colline, filosofo – basso
  • Benoît, il padrone di casa – basso
  • Parpignol, venditore ambulante – tenore
  • Alcindoro, consigliere di stato – basso
  • Sergente dei doganieribasso
  • Doganiere basso

L’esistenza gaia e spensierata di un gruppo di giovani artisti bohémien costituisce lo sfondo dei diversi episodi in cui si snoda la vicenda dell’opera, ambientata nella Parigi del 1830.

Quadro I

In soffitta
La vigilia di Natale. Il pittore Marcello, che sta dipingendo il Mar Rosso, e il poeta Rodolfo che sta tentando di accendere il fuoco con della carta di un poema scritto da quest’ultimo. Giunge il filosofo Colline, che si unisce agli amici. Infine il musicista Schaunard entra trionfante con un cesto pieno di cibo e la notizia di aver finalmente guadagnato qualche soldo. I festeggiamenti sono interrotti dall’inaspettata visita di Benoît, il padrone di casa venuto a reclamare l’affitto, che però viene liquidato con uno stratagemma. È quasi sera e i quattro bohémiens decidono di andare al caffè di Momus. Rodolfo si attarda un po’ in casa, promettendo di raggiungerli appena finito l’articolo di fondo per il giornale “Il Castoro”.

Rimasto solo, Rodolfo sente bussare alla porta. Una voce femminile chiede di poter entrare. È Mimì, giovine vicina di casa: le si è spento il lume e cerca una candela per poterlo riaccendere. Una volta riacceso il lume, la ragazza si sente male: è il primo sintomo della tubercolosi. Quando gira per andarsene, si accorge di aver perso la chiave della stanza: inginocchiati sul pavimento, al buio (entrambi i lumi si sono spenti), i due iniziano a cercarla. Rodolfo la trova per primo ma la nasconde in una tasca, desideroso di passare ancora un po’ di tempo con Mimì e di conoscerla meglio. Quando la sua mano incontra quella di Mimì (“Che gelida manina“), il poeta chiede alla fanciulla di parlargli di lei. Mimì gli confida d’essere una ricamatrice di fiori e di vivere sola (“Sì, mi chiamano Mimì“).

L’ idillio dei due giovani, ormai ad un passo dal dichiararsi reciproco amore, viene interrotto dagli amici che, dalla strada, reclamano Rodolfo. Il poeta vorrebbe restare in casa con la giovane, ma Mimì propone di accompagnarlo e i due, che dal “voi” formale del dialogo precedente, sono passati al “tu” degli innamorati, inneggiando all’amore (“Amor, amor“) lasciano insieme la soffitta mentre si baciano.

Quadro II

Al caffè
Il caffè Momus. Rodolfo e Mimì raggiungono gli altri bohèmiens. Il poeta presenta la nuova arrivata agli amici e le regala una cuffietta rosa. Al caffè si presenta anche Musetta, una vecchia fiamma di Marcello, che lei ha lasciato per tentare nuove avventure, accompagnata dal vecchio e ricco Alcindoro. Riconosciuto Marcello, Musetta fa di tutto per attirare la sua attenzione, esibendosi (“Quando men vo”), facendo scenate ed infine cogliendo al volo un pretesto, il dolore al piede per una scarpetta troppo stretta, per scoprirsi la caviglia. Marcello non può resisterle e i due amanti, riconciliatisi, fuggono insieme agli altri amici, lasciando il ricco amante di Musetta, oggetto di scherno degli amici.

Quadro III

La Barriera d’ Enfer
Febbraio. Neve dappertutto. La vita in comune si è rivelata ben presto impossibile: le scene di gelosia fra Marcello e Musetta sono ormai continue, come pure i litigi e le incomprensioni fra Rodolfo e Mimì, accusata di leggerezza e di infedeltà. Per di più Rodolfo ha capito che Mimì è gravemente malata e che la vita nella soffitta potrebbe pregiudicarne ancor più la salute; i due vorrebbero separarsi, ma trovano che lasciarsi in inverno sarebbe come morire, così decidono di aspettare fino alla bella stagione, La Primavera

Quadro IV

In soffitta
Ormai separati da Musetta e Mimì, Marcello e Rodolfo si confidano le pene d’amore. Quando Colline e Schaunard li raggiungono, le battute e i giochi dei quattro bohémiens servono solo a mascherare la loro disillusione. All’improvviso sopraggiunge Musetta, che ha incontrato Mimì sofferente sulle scale, ormai prossima alla fine, in quella soffitta che vide il suo primo incontro con Rodolfo. Musetta manda Marcello a vendere i suoi orecchini per comperare medicine, ed esce lei stessa per cercare un manicotto che scaldi le mani gelide di Mimì. Anche Colline decide di vendere il suo vecchio cappotto (“Vecchia zimarra, senti”), al quale è molto affezionato, per contribuire alle spese. Qui, ricordando con infinita tenerezza i giorni del loro amore, Mimì si spegne dolcemente circondata dal calore degli amici (che le donano il manicotto e le offrono un cordiale) e dell’amato Rodolfo. Mimì è apparentemente assopita, inizialmente nessuno si avvede della sua morte. Il primo ad accorgersene è Schaunard, che lo confida a Marcello. Nell’osservare gli sguardi e i movimenti degli amici, Rodolfo si rende conto che è finita e, ripetendo straziato il nome dell’amata, l’abbraccia piangendo.

LA PRIMA

Superata la divergenza di opinioni fra Puccini, che avrebbe preferito tenere la prima rappresentazione dell’opera al teatro “Costanzi” di Roma o al “San Carlo” di Napoli, e la casa Ricordi che aveva insistito per il teatro “Regio” di Torino, si opta di comune accordo per quest’ultimo. Il 1° febbraio 1896, dunque, va in scena la Prima della “Bohème” di Giacomo Puccini.

A dirigere l’opera c’è un altro grande nome del panorama musicale italiano: Arturo Toscanini, promettente ventinovenne anch’egli voluto dalla Ricordi contro il parere – anche in questo caso – di Puccini, che aveva indicato il maestro Leopoldo Mugnone. La serata va avanti senza intoppi e si conclude con un buon successo di pubblico, anche se l’autore deve fare i conti con le stroncature che la critica gli riserva sulla stampa, il giorno seguente.

Critici qualificati, fra cui Carlo Borsezio, parlano di “incidente di percorso” del maestro o di una sua “abdicazione”; di contro Puccini può confortarsi con il parere – alquanto isolato – del noto Carlo Colombiani il quale, invece, intravede nella “Bohème” una significativa crescita artistica del compositore. Col passar del tempo, e con la messa in scena dell’opera in altri prestigiosi teatri italiani, l’iniziale ostilità della critica deve cedere il passo al sempre più convinto entusiasmo del pubblico: dopo Torino, Roma, Napoli e Palermo, la “Bhoème” approda in Inghilterra e poi negli Stati Uniti. Il suo crescente successo la iscriverà come la più nota opera del maestro lucchese e fra i capolavori della lirica italiana.

Per fissare un ritratto individuale e collettivo del gruppo di artisti squattrinati Puccini coordinò diversi parametri creando un continuum sonoro: estese melodie liriche, colori lucenti e vari in orchestra. Il telaio dell’azione poggia su temi che animano i diversi episodi in cui i protagonisti rivelano il proprio carattere.

Il frequente ricorso ad elementi che possano denotare e connotare la vita di tutti i giorni nella Bohème deve invece essere inquadrato nell’ambito generale di una maggiore attenzione rivolta nella seconda metà del secolo dagli artisti di tutta Europa alla rappresentazione della realtà nei propri lavori.

Se nei primi due quadri della Bohème l’allegria regna sovrana, tutto nei secondi due parla di nostalgia, dolore e morte. La simmetria dell’intera struttura è stabilita dall’ultimo quadro, specchio del primo (siamo nella stessa fredda soffitta), più concentrato nelle dimensioni ma analogamente diviso in due metà dal carattere contrastante, gaia la prima, drammatica la seconda. Il tempo dell’azione non è specificato, si sarebbe quasi tentati di affermare che non ne sia passato dall’inizio dell’opera, oppure che si viva già nell’eterna primavera del ricordo. La netta impressione del déja vu è confermata dalla ripresa del tema con cui l’opera iniziava, ma in orchestra non c’è più la frammentazione dell’avvio, bensì il timbro impastato degli strumenti, che introduce concretamente un discorso già iniziato.

Tutte le emozioni che la fine di un essere amato può procurare sono sistemate secondo una scaletta che porta infallibilmente alla commozione il pubblico d’ogni età. Tanta efficace universalità non è dovuta al solo potere evocativo della musica, ma anche alla sapiente strategia formale che governa la partitura: il ritorno nei momenti più opportuni dei temi che descrivono il carattere e le emozioni di Mimì l’hanno resa familiare e indimenticabile al tempo stesso.

«Sei il mio amor e tutta la mia vita». Qui si chiude il circolo vitale di Mimì; l’ ultimo ad accettare la sua morte è Rodolfo. L’opera si conclude con la stessa cadenza della commovente «Vecchia zimarra» di Colline, ed è un modo per scrivere con la musica la parola addio. La cadenza è il congedo più suggestivo da un mondo fatto di persone e di cose, un mondo di cui la morte di Mimì ha decretato la fine traumatica. Liberati dai vincoli di una narrazione convenzionale, possiamo avvertire il peso metaforico di un evento tragico che interrompe bruscamente il flusso del tempo. A Rodolfo, e a tutti quelli che dividono le sue emozioni, non rimane il tempo di riflettere: la tragedia ferma l’azione e fissa quel dolore nell’eternità dell’arte, permettendo così alla Bohème di vivere per sempre.

 

La Bohème by G. Puccini (Mimì – MARIA CALLAS, Rodolfo – GIUSEPPE DI STEFANO, Marcello – ROLANDO PANERAI, Schaunard – MANUEL SPATAFORA, Colline – NICOLA ZACCARIA, Musetta – ANNA MOFFO, Benoit / Alcindoro – CARLO BADIOLI, Parpignol – FRANCO RICCIARDI, Doganiere – ERALDO CODA, Sergente – CARLO FORTI; Direttore – ANTONINO VOTTO; Teatro alla Scala, Studio Recording 1956):

La Bohème by G. Puccini (Conductor: Karajan, Herbert von; Orchestra: Milan La Scala Orchestra; Chorus: Milan La Scala Chorus; Chorus Master: Benaglio, Roberto – Colline: Vinco, Ivo; Marcello: Panerai, Rolando; Mimi: Freni, Mirella; Musetta: Martino, Adriana; Rodolfo: Raimondi, Gianni; Schaunard: Maffeo, Gianni – Producer: Buttenstedt, Fritz – Set/Stage Designer: Haferung, Paul – Costume Designer: Escoffier, Marcel – Stage Director: Zeffirelli, Franco):

La Bohème by G. Puccini (Montserrat Caballé, Josep Carreras, Vicente Sardinero; 1980, Gran Teatre del Liceu de Barcelona):

La Bohème by G. Puccini (Mimi: Kallen Esperian – Rodolfo: Luciano Pavarotti – Marcello: Ricardo Yost – Musetta: Nuccia Focile – Colline: Mario Solomonoff – Schaunard: Jeff Mattsey – Benoit: Bruno Tomaselli – Alcindoro: Oscar Grassi – Parpignol: Fernando Pavarotti _ Dir. del coro de niños: Waldo Sciammarella – Dir. del coro: Alberto Balzanelli – Escenografía y vestuario: Nicolás Benois; Mise en scène: Sarah Ventura – Dir. de orquesta: Leone Magiera):


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Al Teatro Comunale di Bologna 2020 LA BOHÈME, dal 12 al 23 dicembre

 

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Written by mara

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