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Al Teatro Comunale di Bologna Michele Mariotti per Schubert e Bartok

Le mie creazioni sono il frutto della conoscenza della musica e [della mia conoscenza] del dolore”, (dal diario, 27 marzo 1824)

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Stagione Sinfonica del Teatro Comunale di Bologna 2017

 

Il giovane e brillante direttore Michele Mariotti alla guida dell’ Orchestra del Teatro Comunale di Bologna per un programma dedicato a Schubert e Bartok: 

 

Franz Schubert, Sinfonia n. 6 in Do maggiore D 589, “La piccola”

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Béla Bartók, Concerto per orchestra

 

QUANDO:

Giovedì 30 Novembre 2017, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Comunale
Largo Respighi, 1

40126 Bologna (BO)

 

INTERPRETI:

Michele Mariotti, direttore

Orchestra del teatro Comunale di Bologna

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea e palco 1° – 2° ordine al costo di 31,50 € intero; Over 65 e Under 30 anni 15,60 €

Palco 3° e 4° ordine e galleria 1° ordine al costo di 20,80 € intero; Over 65 e Under 30 anni 15,60 €

 

Teatro Comunale di Bologna: Michele Mariotti

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Michele Mariotti…

Michele Mariotti

Pesarese, nato nel 1979, Michele Mariotti dopo aver concluso gli studi umanistici si è diplomato in composizione al conservatorio Rossini di Pesaro e con il massimo dei voti e la lode in direzione d’orchestra presso l’Accademia Musicale Pescarese sotto la guida di Donato Renzetti.

Nel settembre 2005 ha fatto il suo debutto operistico dirigendo Il Barbiere di Siviglia di Rossini.

Tra il 2006 ed il 2008 ha diretto al Festival di Wexford, al Comunale di Bologna, al Comunale di Ferrara, al Regio di Torino, al Carlo Felice di Genova, al Liceo di Barcelona, al Valli di Reggio Emilia, allo Champs Elysées di Parigi dirigendo Juan Diego Florez e Rolando Villazòn, al Festival di Perelada; concerti con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, l’Orchestra del Maggio Musicale Formazione, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, l’Orchestra Toscanini e al Festival di Santander.

Ha debuttato in Rigoletto a Lima, ripreso Il Barbiere di Siviglia a Las Palmas di Gran Canaria, debuttato I Puritani a Minorca e Nabucco a Reggio Emilia per il Festival Verdi, ripreso Il Barbiere all’ Opera Royal de Wallonie.

Nel Novembre 2007 ha ottenuto un particolare successo aprendo la stagione 2007/2008 del Comunale di Bologna dirigendo Simon Boccanegra replicato anche al Valli di Reggio Emilia.

Il successo di questa produzione si è tradotto nella nomina a Direttore Principale dell’Orchestra del Comunale di Bologna, dove la sua presenza è prevista nei prossimi anni con diversi concerti e opere.

Ha diretto al Comunale di Bologna I Puritani, La Gazza ladra, Idomeneo, Carmen, La Cenerentola, La Traviata, Il Prigioniero, Le Nozze di Figaro, e diversi Concerti Sinfonici. Ha diretto dei concerti con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali a Milano, con la Filarmonica Toscanini a Piacenza e Parma, con la Filarmonica di Bologna e al Maggio Musicale Fiorentino.

Al Regio di Torino è tornato con Don Pasquale e Norma, allo Sferisterio di Macerata ha debuttato in La Traviata, il debutto americano é stato a Washington ne Il Barbiere di Siviglia, ha diretto Il Barbiere di Siviglia al Teatro Massimo di Palermo, lo Stabat Mater al Comunale di Firenze, ha ripreso il Nabucco al Festival Verdi di Parma, ha diretto a Los Angeles Il Barbiere di Siviglia, a Bilbao L’Italiana in Algeri, a Dresden La gazza ladra, a Tokio con il Comunale di Bologna I Puritani e Carmen, Il trovatore al Festival Verdi di Parma, La Cenerentola a Valencia, alla Scala ha debuttato con Il Barbiere di Siviglia, al Rossini Opera Festival ha aperto la stagione 2011 con Sigismondo chiudendola con lo Stabat Mater e nel 2012 ha diretto Matilde di Shabran, a Napoli ha diretto La Traviata, al Metropolitan di New York ha debuttato con Carmen e ha poi diretto una nuova produzione di Rigoletto.

Ha diretto il Requiem di Verdi a Mosca e Bologna, Norma, Nabucco, Così fan tutte e Guglielmo Tell a Bologna, Donna del Lago a Londra, Guglielmo Tell a Pesaro, Puritani a Parigi e a New York, Il Barbiere di Siviglia a Chicago e New York.

Ha registrato per la Decca un cd con l’Orchestra e Coro del Comunale di Bologna, con solista Juan Diego Florez ed un altro per la Sony con solista Nino Machaidze.

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ASCOLTI E NOTE DI PROGRAMMA…

 

Delle otto Sinfonie di Franz Schubert giunte in forma completa – laddove il concetto di “completezza” si riferisce non al numero dei movimenti compiuti ma all’ integrità e all’ eseguibilità della loro stesura; dunque fra le complete ha posto anche la celebre “Incompiuta” – solamente le ultime due (appunto l’ “Incompiuta” e la “Grande”) sono opere dell’ autore maturo. 

Le Sinfonie giovanili non furono destinate dall’ autore alla esecuzione pubblica ma furono concepite come saggi scolastici o come materiale per un’ orchestra di dilettanti, in una dimensione di musica “domestica” che sembra incompatibile con una grande ambizione “sinfonica”. Lo stesso Schubert, in una lettera del 1823, mostrava di essere cosciente di non avere ancora raggiunto dei risultati pienamente originali in campo sinfonico e scriveva: «Veramente non ho nulla per grande orchestra che potrei presentare al mondo con la coscienza tranquilla… Devo pregarti di perdonare la mia incapacità di soddisfare la tua richiesta, ma sarebbe dannoso per me presentarmi con qualcosa di mediocre».

La Sesta Sinfonia in do maggiore D 589 – detta “piccola” per distinguerla dalla “grande” Sinfonia nella medesima tonalità, scritta fra l’ ottobre 1817 e il febbraio 1818 ma eseguita solamente dieci anni più tardi, in un concerto commemorativo per la scomparsa dell’autore – costituisce un prezioso momento di crescita e di acquisizione di nuovi modelli stilistici, il primo dei quali dovrà essere riconosciuto nell’ influenza di Rossini.

 

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (The Chamber Orchestra of Europe – Claudio Abbado, conductor / 1° tempo):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (The Chamber Orchestra of Europe – Claudio Abbado, conductor / 2° & 3° tempo):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (The Chamber Orchestra of Europe – Claudio Abbado, conductor / 4° tempo):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Koninklijk Concertgebouworkest – Eduard van Beinum / Studio recording, Amsterdam, 22-25.V.1957):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Staatskapelle Dresden – Herbert Blomstedt, conductor):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Saint Paul Chamber Orchestra – Roberto Abbado):

“Sinfonia n. 6 in do maggiore D 589” by Franz Schubert (Frankfurt Radio Symphony Orchestra – Antonello Manacorda – Alte Oper Frankfurt, 22. Mai 2015):

Il primo tempo si apre con un Adagio introduttivo da Sinfonia italiana, ma con una maggiore densità di scrittura; le vigorose strappate orchestrali dell’ incipit si stemperano nel dolce movimento di terzine, con intrecci fra fiati e violini che si spengono nel nulla e cedono il passo al successivo Allegretto in forma sonata. Il primo tema, brillante e caratteristico, affidato al flauto, oboe e clarinetto, viene ripreso a piena orchestra; e sono sempre i legni a esporre il secondo tema, scattante e ritmato, sull’ accompagnamento ribattuto degli archi.

Successivamente l’ Andante in fa maggiore con un tema levigato degli archi, scivola poi in una tonalità lontana (la bemolle) secondo una transizione rossiniana. La sezione centrale viene animata da terzine ma la finezza del compositore fa sì che al riapparire della sezione iniziale la melodia levigata incorpori il ritmo di terzine della sezione secondaria, secondo una scrittura più densa che rende più fine e preziosa la ripresa.

Segue un brillante Scherzo con un Trio “Più lento” in cui si intrecciano fiati e archi; un movimento in cui è evidente il riferimento a Beethoven. L’ influenza italiana torna a farsi sentire in modo determinante nell’ Allegro moderato conclusivo, un tempo in forma sonata ma dal carattere di Rondò; caratteristica costante del movimento è la sua propulsione ritmica, basata su insistiti ritmi puntati di accompagnamento, su cui si stagliano scorrevoli corse dei violini, staccati dei fiati, o anche la brillantissima scala puntata per terze, ascendente e discendente, dei flauti e poi dei clarinetti. È la sintesi di stilemi rossinisti e forma classica che porterà, una decina d’ anni più tardi, alla “grande” Sinfonia in do maggiore.

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Il Concerto «rappresenta una lenta evoluzione dal tono severo del primo movimento, all’affermazione di fede nella vita del quinto», Béla Bartók

 

«Scritto per la Koussevitzky Music Foundation in memoria della signora Natalie Koussevitzky», è detto nella dedica del Concerto per orchestra, commissionato a Bartók da Serge Koussevitzkjlj nel maggio 1943, composto tra l’agosto e l’ottobre dello stesso anno ed eseguito per la prima volta a Boston il 1 dicembre 1944, dalla Boston Symphony Orchestra con Koussevitzky sul podio.

Bartók compose quest’opera durante i difficili anni del suo esilio americano nel 1943 presso la residenza di Saranac Lake offertagli dall’Associazione del Compositori Americani (ai primi di aprile del 1940 Béla Bartók s’imbarcò a Napoli sul Rex, diretto alla volta di New York. Sotto il pretesto di un giro di concerti con il violinista Szigeti, il viaggio aveva un essenziale scopo esplorativo: sondare le possibilità di residenza e di lavoro negli Stati Uniti, in vista di un eventuale trasferimento. Nella vecchia, cara Europa, divampavano le fiamme della guerra; da due anni, dalla annessione che aveva segnato la fine dell’Austria, Bartók viveva in una tormentosa angoscia, sempre più acuta, per la tragica sequenza delle vicende d’Europa: anche se, per il momento, l’Ungheria, patria del musicista non appariva minacciata).

Il Concerto per Orchestra è una forma insolita ma già usata da altri colleghi, come Paul Hindemith e l’amico Zoltán Kodály, che il compositore utilizzò non solo per omaggiare con virtuosismi i membri della Boston Symphony Orchestra ma anche per indicare il ruolo virtuosistico e concertante svolto dalle diverse sezioni strumentali; il brano fu accolto da un successo di pubblico tale da garantirgli per anni centinaia di repliche in tutto il mondo.

Bartók stesso fa notare come la struttura sia concepita ad arco: si parte da un primo movimento austero per giungere a un finale allegro e ottimista.

«II complessivo assunto espressivo del lavoro presenta, se si prescinde dallo scherzoso secondo movimento, una grande transizione dalla severità del primo tempo e dal lugubre canto di morte del terzo all’affermazione di vita dell’ultimo. Il titolo di questo lavoro orchestrale simile ad una sinfonia è spiegato dalla tendenza a trattare ogni singolo strumento dell’orchestra in modo concertante o solistico. Il trattamento virtuosistico appare per esempio nelle sezioni fugate dello sviluppo della prima parte (realizzato dagli ottoni) o nei passaggi in guisa di perpetuum mobile del tema principale che gli archi espongono nell’ultimo movimento, e soprattutto nel secondo movimento in cui coppie di strumenti si presentano con brillanti passi»

 

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Radio-Symphonie-Orchester Berlin – Ferenc Fricsay, conductor – 1957):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Orchestra: Chicago Symphony Orchestra – Conductor: Fritz Reiner – Year of recording: 1955):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Orchestra Filarmonica della Scala di Milano – Dir. Myung-Whung Chung):

“Concerto per orchestra” by Béla Bartók (Chicago Symphony Orchestra & George Solti conductor):

1. Introduzione: Andante non troppo

L’ Andante non troppo che fa da prologo al primo tempo si apre con un cupo motivo melodico dei bassi seguito da leggeri fremiti di archi e flauti. Con un forte improvviso il tema si trasforma quindi in un grido lancinante dei violini, mentre una breve coda conduce all’Allegro vivace con un ostinato accelerando. L’ Allegro vivace è in forma-sonata: c’è un primo tema esposto da una fanfara dei tromboni contrapposto a un secondo tema di carattere più elegiaco affidato all’ oboe, mentre l’esposizione, più lirica, viene eseguita dal clarinetto e dal corno inglese. Lo sviluppo è rappresentato da un fugato degli ottoni, interrotto dalla ripresa, sempre affidata agli ottoni e si apre con una ridondante riproposizione del primo tema.

Ritorna quindi con forza il primo tema sul quale si intreccia subito un fugato degli ottoni che culmina in un potente unisono. La successiva Ripresa ripropone inaspettatamente secondo tema e primo tema in ordine invertito, mentre uno stacco degli ottoni basato sulla melodia di collegamento conclude il movimento.

2. Gioco delle coppie: Allegretto scherzando

Il nome è un divertito gioco orchestrale nel quale, dopo una breve introduzione del tamburo, coppie di fiati, tra loro uguali, si muovono parallelamente a distanza intervallare fissa, sviluppando una scanzonata e saltellante melodia in continuo divenire. Le variazioni si sviluppano a intervalli paralleli: i fagotti per seste, gli oboi per terze, i clarinetti per settime, i flauti per quinte e le trombe per seconde. Agli ottoni è affidata la parte centrale in forma di corale bitematico e tripartito (ABA).

3. Elegia: Andante non troppo

Dopo la cupa e misteriosa introduzione dei contrabbassi e timpani, si forma un tenue tappeto d’archi, increspato dagli ondeggianti glissati dell’arpa con eco di flauti e clarinetti. Vi è quindi un lento fluire intrecciato di fiati e archi su cui spunta il sottile canto dell’ottavino. Quest’aura fissa e irreale viene rotta dall’improvviso ritorno del tema dell’Andante iniziale, che lascia spazio a un nuovo delicato tappeto sonoro a ondulazioni cromatiche sul quale si sovrappone il flebile suono dell’ottavino.

4. Intermezzo interrotto: Allegretto

Viene ancora richiamata l’introduzione iniziale che si lega, con un passaggio affidato ai legni, a una melodia popolare ungherese. L’interruzione dell’intermezzo è rappresentata da un richiamo alla settima Sinfonia di Šostakovič, eseguita dal clarinetto sopra un accompagnamento meccanico degli archi che richiama sia i primi quartetti di Bartók che forme come la polka e il fox-trot nella ritmica. La parodia del motivo di Šostakovič rappresenta l’avanzata del nazismo in maniera ironica e sbeffeggiata.

5. Finale: Pesante – Accelerando al Presto

Anche il finale è in forma-sonata ed è ricco di riferimenti popolari (ne esistono due versioni). Una fanfara di corni anticipa un moto perpetuo affidato agli archi e ai legni che lo riprendono in chiave più bucolica, mentre gli ottoni seguono presentando un altro motivo più trionfale. Questo movimento rappresenta la parte più virtuosistica e “concertante” di tutta la composizione.

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Written by mara

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