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Al Teatro dell’ Opera Roma I Capuleti e i Montecchi gennaio-febbraio 2020

Non vogliamo troppo a lungo indugiarci il piacere di dare buona novella. L’opera del maestro Bellini, che andò in scena ieri sera ebbe l’esito più strepitoso e felice. Acclamazioni ed applausi senza fine al principio, al mezzo ed al termine di ogni atto”, «Gazzetta privilegiata di Venezia» dopo la prima dell’ opera

Locandina storica

I Capuleti e i Montecchi è un’opera in due atti con musica di Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani, rappresentata in prima assoluta al Teatro La Fenice di Venezia, l’11 marzo 1830 con successo.

Composizione e fortuna

Il libretto costituisce un adattamento di un precedente melodramma di Romani, già messo in musica da Nicola Vaccaj. Esso si basa su un’ampia tradizione letteraria italiana (tra cui la novella IX di Matteo Bandello – 1554) dedicata alla celebre coppia di innamorati veronesi, e non, come talvolta si legge, sulla tragedia Romeo e Giulietta di William Shakespeare, all’epoca pressoché sconosciuta in Italia. L’opera fu composta in poco più di un mese, tra la fine di gennaio ed i primi di marzo, tanto che Bellini dovette attingere a piene mani a motivi della Zaira, l’opera composta l’anno precedente e andata incontro ad un irrimediabile insuccesso. La romanza di Giulietta Oh! quante volte, oh quante!, il brano più famoso dell’opera, fu, invece, ricavata dall’opera d’esordio, Adelson e Salvini. In tutti questi casi, tuttavia, Bellini non si limitò a riciclare la vecchia musica, bensì la sottopose ad un’accurata rielaborazione, per adattarla ai personaggi, ai versi e agli interpreti, al punto che di alcuni brani non è facile riconoscere ad orecchio la fonte.

Come in Zaira, la coppia dei protagonisti è affidata a due voci femminili. La scelta del mezzosoprano en travesti per la parte di Romeo è quanto mai appropriata alla rappresentazione di un amore adolescenziale. È semmai interessante come l’amore tra fratello e sorella in Zaira, spesso con la musica relativa, si converta senza difficoltà in quello tra i due innamorati di Verona.

Nell’arco della parabola creativa belliniana I Capuleti e i Montecchi segna il punto di massima canonizzazione delle macrostrutture e microstrutture operistiche. La successione dei numeri musicali, la loro articolazione interna, così come la struttura del periodo musicale concedono poco all’imprevisto, ma al tempo stesso mostrano un equilibrio maggiore che nelle precedenti partiture. Certo si tratta di una soluzione dettata anche dalla fretta, ma resta il fatto che con quest’opera Bellini sembra gettare le fondamenta su cui si svilupperà la ricerca formale dei capolavori successivi.

Negli ultimi anni I Capuleti e i Montecchi è stata spesso allestita nei teatri italiani, anche in virtù di una scrittura vocale non trascendentale e di una drammaturgia semplice ma efficace, basata su una trama di sicura presa. In precedenza, tuttavia, essa dovette soffrire di ogni genere di stravolgimenti. Per tutto il corso dell’Ottocento, seguendo l’esempio dato da Maria Malibran, il tenero e commovente duetto finale composto da Bellini – libero da vincoli formali ma reo di non concedere abbastanza all’esibizione vocale – venne sistematicamente sostituito dal convenzionale finale dell’opera di Vaccaj.

Nel XX secolo la parte di Romeo fu a lungo affidata alla voce di tenore, come nell’incisione diretta da Claudio Abbado nel 1966, nella quale il celebre direttore d’orchestra alterò anche la strumentazione e l’armonia.

Per una versione filologicamente corretta potrebbe esser portata ad esempio l’incisione discografica diretta da Riccardo Muti nel 1984, con Agnes Baltsa nel ruolo di Romeo ed Edita Gruberová nella parte di Giulietta.

 

IL CAST

I Capuleti e i Montecchi

Opera in due atti
Libretto di Felice Romani

Musica di Vincenzo Bellini
 

DIRETTORE, Daniele Gatti

REGIA, SCENE, COSTUMI, LUCI, Denis Krief

MAESTRO DEL CORO, Roberto Gabbiani

… … …

Interpreti:

ROMEO     Anna Goryachova / Vasilisa Berzhanskaya

GIULIETTA     Mariangela Sicilia / Benedetta Torre

TEBALDO     Iván Ayón Rivas / Giulio Pelligra

LORENZO     Nicola Ulivieri

CAPELLIO     Alessio Cacciamani

Orchestra e Coro del Teatro dell’ Opera di Roma
Nuovo allestimento
Con sovratitoli in italiano e inglese

 

QUANDO

Giovedì 23 Gennaio 2020, ore 20.00 – Turno a

Domenica 26 Gennaio 2020, ore 16.30 Turno e

Martedì 28 Gennaio 2020, ore 20.00 Turno b

Sabato 1 Febbraio 2020, ore 18.00 Turno d

Martedì 4 Febbraio 2020, ore 20.00 Turno c

Giovedì 6 Febbraio 2020, ore 20.00 Turno f

 

DOVE: Teatro Costanzi
Piazza Beniamino Gigli, 7
00187 Roma

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI DISPONIBILI:

Poltronissime di Platea Intero al costo di € 125,00
Poltrone di Platea Intero al costo di € 115,00
Palchi Centrali PLT 1-2 ORD AV – Palco da 6 posti Intero al costo di € 130,00
Palchi Centrali PLT 1-2 ORD DI – Palco da 6 posti Intero al costo di € 105,00
Palchi Laterali PLT 1 ORD AV – Palco da 5 posti Intero al costo di € 95,00
Palchi Laterali PLT 1 ORD DI – Palco da 5 posti Intero – Visibilità Ridotta al costo di € 65,00
Palchi Laterali PLT 1 ORD AV – Palco da 4 posti Intero al costo di € 95,00
Palchi Laterali PLT 1 ORD DI – Palco da 4 posti Intero – Visibilità Ridotta al costo di € 65,00
Palchi Laterali 2 ORD AV – Palco da 5 posti Intero al costo di € 70,00
Palchi Laterali 2 ORD DI – Palco da 5 posti Intero – Visibilità Ridotta al costo di € 35,00
Palchi Laterali 2 ORD AV – Palco da 4 posti Intero al costo di € 70,00
Palchi Laterali 2 ORD DI – Palco da 4 posti Intero – Visibilità Ridotta al costo di € 35,00
Palchi Laterali 3 ORD AV – Palco da 5 posti Intero al costo di € 44,00
Palchi Laterali 3 ORD DI – Palco da 5 posti Intero – Visibilità Ridotta al costo di € 25,00
Palchi Laterali 3 ORD AV – Palco da 4 posti Intero al costo di € 44,00
Palchi Laterali 3 ORD DI – Palco da 4 posti Intero – Visibilità Ridotta al costo di € 25,00
Balconata 1 Fila Intero al costo di € 55,00
Balconata 2-3 Fila Intero al costo di € 37,00
Prima Galleria Intero al costo di € 25,00
Seconda Galleria Intero al costo di € 22,00

 

Al Teatro dell’ Opera Roma I Capuleti e i Montecchi gennaio-febbraio 2020

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi anche all’ Associazione MaNi per informazioni, acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Personaggi

  • Romeo Montecchi (mezzosoprano)
  • Giulietta Capuleti (soprano)
  • Tebaldo (tenore)
  • Lorenzo (basso), medico e familiare dei Capuleti
  • Capellio Capuleti (basso), padre di Giulietta

Trama

Atto primo. A Verona nel XIII secolo. La città è dilaniata dalla lotta che oppone la famiglia dei Capuleti, guelfi, a quella dei Montecchi, ghibellini. Capellio, principale esponente dei Capuleti, ha chiamato i suoi a raccolta per esortarli alla lotta contro la fazione avversaria: informa gli astanti che i Montecchi, sostenuti dall’amicizia di Ezzelino, hanno per capo Romeo, l’odiato uccisore di suo figlio, e che questi sta per inviare un ambasciatore con proposte di pace. Lorenzo, contro il parere generale, consiglia di ricevere e ascoltare il messaggero. Capo della fazione guelfa è Tebaldo, che promette di vendicare col sangue di Romeo (“È serbata a questo acciaro”) l’uccisione del figlio di Capellio. Quest’ultimo gli offre in sposa la figlia Giulietta: le nozze si celebreranno la sera stessa. Lorenzo, che conosce il segreto legame della fanciulla con Romeo Montecchi, sconsiglia il matrimonio accampando il pretesto della malattia di Giulietta. Tebaldo si dichiara pronto a rinunciare alle nozze, se dovessero costare una sola lacrima alla fanciulla; ma Capellio lo rassicura che Giulietta sarà eternamente devota a chi vendicherà il fratello ucciso. Giunge, intanto, l’ambasciatore dei Montecchi con proposte di pace: questi non è altri che Romeo, rientrato in Verona sotto mentite spoglie. Propone che la pace sia suggellata dalle nozze tra Romeo e Giulietta (“Se Romeo t’uccise un figlio”); ma Capellio e i suoi rifiutano sdegnati, rinnovando anzi i loro propositi bellicosi. Intanto Giulietta, sola nei suoi appartamenti, ha appreso la decisione paterna: compiange la sua sorte e invoca l’amato Romeo, che crede lontano (“Oh, quante volte, oh, quante”). Lorenzo le rivela che il giovane è tornato in città, in incognito, e lo introduce per un uscio segreto nella stanza di Giulietta. Romeo si getta nelle braccia dell’amata; alla sua proposta di fuggire con lui (“Sì, fuggire: a noi non resta”), la giovane rifiuta in nome del dovere e dell’obbedienza filiale. Romeo cerca inutilmente di persuaderla; poi, al risuonare della musica nuziale, si fa convincere ad allontanarsi e a mettersi in salvo. Nel palazzo di Capellio dame e cavalieri festeggiano le imminenti nozze di Giulietta con Tebaldo. Romeo, introdottosi tra i convitati in abiti guelfi, confida a Lorenzo che nel frattempo mille ghibellini armati sono penetrati in Verona, pronti a cogliere di sorpresa gli avversari. Lorenzo cerca invano di convincerlo ad allontanarsi da Verona e a rinunciare ai suoi propositi. S’ode un tumulto: un gruppo di Capuleti è assalito da alcuni Montecchi in armi; i convitati fuggono, Romeo corre ad unirsi ai suoi. Mentre si spegne il clamore, giunge Giulietta in abito da sposa, in ansia per l’esito dello scontro. Romeo la raggiunge e cerca nuovamente di convincerla a seguirlo; ma irrompono Tebaldo e Capellio, alla testa dei guelfi armati. Romeo, riconosciuto, riesce a sottrarsi all’ira dei nemici solo grazie all’intervento dei suoi.

Atto secondo. Giulietta è sola nei suoi appartamenti: la battaglia è ripresa e la fanciulla attende, in ansia, che Lorenzo le comunichi l’esito dello scontro. Apprende che Romeo è salvo, ma che una minaccia incombe su di lei: l’indomani sarà condotta al castello di Tebaldo e costretta alle nozze. Lorenzo le consiglia allora uno stratagemma: le consegna un filtro in grado di simulare la morte, che la fanciulla beve dopo qualche esitazione (“Morte io non temo, il sai”). Giunge Capellio, che impone alla figlia di ritirarsi e di prepararsi alle nozze. Giulietta scongiura il padre di abbracciarla; questi è turbato, ma mette a tacere i propri rimorsi. Manda a cercare Tebaldo e gli ordina di sorvegliare Lorenzo, di cui comincia a diffidare. In una via di Verona, intanto, Romeo – allarmato dalla mancanza di notizie – è in cerca di Lorenzo. S’imbatte in Tebaldo, che lo sfida a duello (“Stolto, a un sol mio grido”); ma sul punto di battersi, i due rivali sono trattenuti da una musica funebre: è il corteo che accompagna alla tomba Giulietta, creduta morta da tutti. Romeo e Tebaldo si abbandonano alla disperazione. Nel luogo in cui è sepolta Giulietta giunge Romeo, con seguito di Montecchi; fa aprire la tomba e parla, in delirio, all’amata. Ordina ai suoi di allontanarsi, invoca nuovamente la salma di Giulietta (“Deh, tu, bell’anima”) e si avvelena. Giulietta si risveglia, pronunciando il nome di Romeo: scorge il giovane ai piedi del sepolcro e pensa l’abbia raggiunta perché avvertito da Lorenzo. Appresa la terribile verità, i due amanti si stringono in un ultimo abbraccio; Romeo muore e Giulietta cade riversa sul suo corpo. Giungono i seguaci di Romeo, inseguiti da Capellio e dai suoi: di fronte alla tragica scena, Capellio sente ricadere su di sé tutte le conseguenze dell’odio tra le due fazioni nemiche.

Dopo aver sperimentato, conLa straniera, una declamazione asciutta e un canto poco espansivo, neiCapuletiBellini torna al lirismo canoro, all’effusione di melodie morbide, elegiache, accattivanti, che al soggetto posto in musica – la tragica storia degli amanti veronesi – si confanno perfettamente; alla dolcezza melodica,I Capuleti e i Montecchiuniscono l’espressività del canto, l’attenzione per l’intonazione del testo poetico, l’equilibrio della strumentazione. Nella stretta del primo finale v’è un luogo che attira l’attenzione generale (suscitò, tra l’altro, l’entusiasmo di Berlioz): nel tumulto collettivo, i due giovani protagonisti intonano la loro melodia all’unisono (“Se ogni speme è a noi rapita”), esprimendo comunione perfetta d’affetti e d’intenti. Anche il finale dell’opera è assolutamente degno di nota: tutto in stile declamato, in un’alternanza continua tra recitativo accompagnato e arioso, presta la massima attenzione ai trapassi psicologici dei personaggi in scena e raggiunge vette d’alto patetismo. Per la sua novità, il finale sconcertò una parte del pubblico ed ebbe un’accoglienza controversa. Se a tutto ciò si unisce il fatto che esso poco si presta ad assecondare le velleità esibizionistiche di una primadonna, si comprende perché ben presto (a partire dalle rappresentazioni di Firenze nel 1831) si affermasse la consuetudine di eseguire l’opera belliniana sostituendone il finale con quello, più tradizionale, dell’opera scritta da Vaccai sullo stesso soggetto.

I Capuleti e i Montecchirientrano nel novero delle opere più rappresentate, nel corso dell’Ottocento, nei teatri italiani ed europei. All’opera belliniana legarono il proprio nome tutti i principali cantanti dell’epoca, fra i quali Maria Malibran, Giuditta Pasta, Fanny Tacchinardi Persiani, Giovanni Battista Rubini, Domenico Donzelli; interpretando Romeo sulle scene tedesche, negli anni Trenta, Wilhelmine Schröder-Devrient impressionò vivamente il giovane Wagner. Nel NovecentoI Capuleti e i Montecchisono stati ripresi dapprima a Catania nel 1935, in occasione del centenario della morte di Bellini, poi in vari teatri a partire dagli anni Cinquanta (alla Scala di Milano nel 1966, in un discusso allestimento diretto da Abbado, la parte di Romeo venne affidata al tenore Giacomo Aragall); oggi l’opera occupa nuovamente un posto stabile nel repertorio dei teatri lirici. In tempi recenti al ruolo di Giulietta hanno legato il loro nome Mariella Devia, Katia Ricciarelli e Cecilia Gasdia; a quello di Romeo, Agnes Baltsa, Martine Dupuy e Diana Montague.
Fonte: Dizionario dell’Opera Baldini&Castoldi

 

“I Capuleti e i Montecchi by Vincenzo Bellini (Edita Gruberova & Agnes Baltsa):

“I Capuleti e i Montecchi by Vincenzo Bellini (Anna Caterina Antonacci):

“I Capuleti e i Montecchi by Vincenzo Bellini (Anna Netrebko – Daniela Barcellona):

“I Capuleti e i Montecchi by Vincenzo Bellini (Pavarotti, Abbado,1966):

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Written by mara

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