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Al Teatro La Fenice 2020 Il Trovatore di Verdi da 25 settembre a 13 ottobre

Giovanni Boldini , " Ritratto di Giuseppe Verdi ", 1886Olio su tela, 118x96 cm. Milano, Casa di riposo per musicisti. Una delle opere esposte alla mostra " Pittura Italiana del XIX secolo. Dal Neoclassicismo al Simbolismo ", da domenica fino al 22 gennaio 2012, a palazzo dell' Ermitage di San Pietroburgo, che illustrano gli stili di un secolo della storia dell'arte italiana e i suoi protagonisti. ANSA / UFFICIO STAMPA / ONLY EDITORIAL USE

«Con nessun’ altra delle sue opere, neppure con il Nabucco, Verdi toccò così rapidamente il cuore del suo pubblico», Julian Budden

Al Teatro La Fenice 2020 Il Trovatore di Verdi da 25 settembre a 13 ottobre

Il trovatore è un’opera di Giuseppe Verdi rappresentata in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma. Assieme a Rigoletto e La traviata fa parte della cosiddetta trilogia popolare.

Storia

Il libretto, in quattro parti e otto quadri, fu tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez. Fu Verdi stesso ad avere l’idea di ricavare un’opera dal dramma di Gutiérrez, commissionando a Salvadore Cammarano la riduzione librettistica. Il poeta napoletano morì improvvisamente nel 1852, appena terminato il libretto, e Verdi, che desiderava alcune aggiunte e piccole modifiche, si trovò costretto a chiedere l’intervento di un collaboratore del compianto Cammarano, Leone Emanuele Bardare. Questi, che operò su precise direttive dell’operista, mutò il metro della canzone di Azucena (da settenari a doppi quinari) e aggiunse il cantabile di Luna (Il balen del suo sorriso – II.3) e quello di Leonora (D’amor sull’ali rosee – IV.1). Lo stesso Verdi, inoltre, intervenne personalmente sui versi finali dell’opera, abbreviandoli.

La prima rappresentazione fu un grande successo: come scrive Julian Budden, «Con nessun’altra delle sue opere, neppure con il Nabucco, Verdi toccò così rapidamente il cuore del suo pubblico».

IL CAST

Il Trovatore

opera in quattro atti, libretto di Salvadore Cammarano, Leone Emanuele Bardare
Musica di Giuseppe Verdi
 

Direttore, Daniele Callegari

Regia, Lorenzo Mariani

Scene e costumi, William Orlandi

Light designer, Christian Pinaud 

Maestro del Coro, Claudio Marino Moretti

Interpreti:

Il conte di Luna      Luca Micheletti

Leonora      Roberta Mantegna

Azucena      Silvia Beltrami

Manrico      Piero Pretti

Ferrando      Simon Lim

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

Allestimento Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con Fondazione Teatro Regio di Parma per Teatro La Fenice 2020 Il Trovatore

Durata spettacolo: 2 ore e 45 minuti incluso intervallo

QUANDO

Venerdì 25 Settembre 2020, ore 19.00

Domenica 27 Settembre 2020, ore 19.00

Domenica 4 Ottobre 2020, ore 15.30

Sabato 10 Ottobre 2020, ore 19.00

Martedì 13 Ottobre 2020, ore 19.00

DOVE: Teatro La Fenice
San Marco, 1965
30124 Venezia (VE)

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI DISPONIBILI:

Venerdì 25 Settembre 2020, ore 19.00; Domenica 27 Settembre 2020, ore 19.00; Domenica 4 Ottobre 2020, ore 15.30; Sabato 10 Ottobre 2020, ore 19.00; Martedì 13 Ottobre 2020, ore 19.00

Platea A al costo di € 181,50
Platea B al costo di € 230,00
Palco centrale – parapetto al costo di € 209,00
Palco centrale – dietro al costo di € 165,00
Palco centrale III – parapetto al costo di € 159,50
Palco centrale III – dietro al costo di € 132,00
Palco laterale – parapetto al costo di € 126,50
Palco laterale III – parapetto al costo di € 110,00
Galleria al costo di € 99,00
Galleria no parapetto al costo di € 45,00
Loggione al costo di € 77,00

Al Teatro La Fenice 2020 Il Trovatore di Verdi da 25 settembre a 13 ottobre

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi anche all’ Associazione MaNi per informazioni su acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Al Teatro La Fenice 2020 Il Trovatore di Verdi da 25 settembre a 13 ottobre

“Deserto sulla terra,
col rio destino in guerra,
è sola speme un cor
al trovator!”

(Manrico, atto I, scena III)

  • Il conte di Luna, giovane gentiluomo aragonese (baritono)
  • Leonora, dama di compagnia della Principessa d’Aragona (soprano)
  • Azucena, zingara della Biscaglia (mezzosoprano o contralto)
  • Manrico, ufficiale del principe Urgel e presunto figlio di Azucena (tenore)
  • Ferrando, capitano degli armati del conte di Luna (basso)
  • Ines, confidente di Leonora (soprano)
  • Ruiz, soldato al seguito di Manrico (tenore)
  • Un vecchio zingaro (basso)
  • Un messo (tenore)
  • Compagne di Leonora e religiose, familiari del conte, uomini d’arme, zingari e zingare (coro)

La trama, oltremodo intricata e romanzesca, si sviluppa parte in Biscaglia e parte in Aragona all’inizio del XV secolo.

Parte I – Il duello

La scena si apre nel castello dell’Aljafería di Saragozza dove Ferrando, capitano delle guardie, racconta agli armigeri la vicenda del figlio minore del precedente Conte, padre dell’attuale Conte di Luna. Il bimbo fu rapito anni prima da una zingara, la quale voleva vendicare la madre, che era stata giustiziata dal Conte stesso con l’accusa di maleficio; la zingara (Abbietta zingara) aveva poi bruciato il bambino e per questo omicidio i soldati ora chiedono la sua morte. Nel frattempo Leonora, giovane nobile amata dal Conte di Luna, confida a Ines, sua ancella, di essere innamorata di Manrico (Tacea la notte placida), il Trovatore appunto. Il conte, intento a vegliare sul castello, ode la voce di Manrico che intona un canto (Deserto sulla terra). Leonora esce, e confusa dall’oscurità, scambia il conte di Luna per Manrico e l’abbraccia. Ciò scatena l’ira del conte, che sfida a duello il rivale.

Parte II – La gitana

Ai piedi di un monte, in un accampamento di zingari (coro degli zingari: Vedi le fosche notturne spoglie), Azucena, madre di Manrico, racconta che molti anni prima vide morire sul rogo la madre accusata di stregoneria dal vecchio Conte di Luna (Stride la vampa). Per vendicarsi, rapì il figlio del Conte ancora in fasce e, accecata dalla disperazione, decise di gettarlo nel fuoco; per una tragica fatalità, tuttavia, confuse il proprio figlio col bambino che aveva rapito. Manrico capisce così di non essere il vero figlio di Azucena e le chiede di conoscere la propria identità, ma per Azucena l’unica cosa importante è che lei l’abbia sempre amato come un figlio, protetto e curato proprio come quando tornò all’accampamento ferito dopo il duello col Conte. Manrico confida alla madre di esser stato sul punto di uccidere il Conte, durante quel duello, ma di esser stato frenato da una voce proveniente dal cielo (Mal reggendo all’aspro assalto).

Nella scena successiva Leonora viene informata della morte di Manrico (non realmente accaduta) e decide di prendere i voti ma il Conte la rapisce evitandone la cerimonia; Manrico però irrompe, sventando il rapimento e portando in salvo l’amata.

Parte III – Il figlio della zingara

Azucena è catturata da Ferrando e condotta dal Conte di Luna. Costretta dalla tortura e dalle minacce, confessa di essere la madre di Manrico. Il Conte di Luna esulta doppiamente per la cattura. Uccidendo la zingara otterrà doppia vendetta: per il fratello ucciso e su Manrico che gli ha rubato l’amore di Leonora.

Manrico e Leonora intanto stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. Ruiz sopraggiunge ad annunciare che Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.

Parte IV – Il supplizio

Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato nel castello dell’Aljafería: madre e figlio saranno giustiziati all’alba. Nell’oscurità, Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero (Timor di me?… D’amor sull’ali rosee). Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: in cambio è disposta a diventare sua sposa (Mira, d’acerbe lagrime). In realtà non ha alcuna intenzione di farlo: ha già deciso che si avvelenerà prima di concedersi. Il Conte accetta e Leonora chiede di poter dare lei stessa a Manrico la notizia della liberazione. Ma prima di entrare nella torre, beve, di nascosto, il veleno da un anello. Intanto, Manrico e Azucena sono in attesa della loro esecuzione. Manrico cerca di calmare la madre, terrorizzata (Ai nostri monti ritorneremo). Alla fine, la donna si addormenta sfinita. Giunge Leonora ad annunciare la libertà a Manrico e a implorarlo di scappare. Ma quando egli scopre che lei, la donna che ama, non lo seguirà, si rifiuta di fuggire. È convinto che per ottenere la sua libertà Leonora l’abbia tradito, ma lei, nell’agonia della morte, gli confessa di essersi avvelenata per restargli fedele (Prima che d’altri vivere). Il Conte, entrato a sua volta nella prigione, ascolta di nascosto la conversazione e capisce d’esser stato ingannato da Leonora, che muore fra le braccia di Manrico. Il Conte ordina di giustiziare il trovatore. Quando Azucena rinviene, egli le indica Manrico morente, ma pur nella disperazione la donna trova la forza di rivelare al Conte la tragica verità: «Egli era tuo fratello» e mentre viene tratta a morte può finalmente gridare: «Sei vendicata, o madre!».

 

ASCOLTA QUI Il Trovatore by G. Verdi (Teatro della Scala 2000):

ASCOLTA QUI Il Trovatore by G. Verdi (Franco Bonisolli, Viorica Cortez, Raina Kabaivanska):

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Al Teatro La Fenice 2020 Il Trovatore di Verdi da 25 settembre a 13 ottobre

 

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Written by mara

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