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Al Teatro La Fenice Rudolf Buchbinder per Beethoven marzo 2020

«Lo studio è una condizione imprescindibile per l’esistenza di un pianista. L’esercizio quotidiano è un compagno di viaggio dell’intera vita del pianista. Tuttavia essere artista presuppone un salto di qualità, entrare nel vivo della musica, comprendere i compositori, confrontarsi con ciò che hanno scritto, eventualmente fino a trasfigurarlo.», Rudolf Buchbinder

Teatro La Fenice, Stagione 2019 – 2020

 

Al Teatro La Fenice Rudolf Buchbinder per Beethoven marzo 2020. “Buchbinder dà grande importanza allo studio approfondito delle partiture. Possiede più di 18 edizioni complete delle Sonate di Beethoven ed una vasta collezione di Prime Edizioni e documenti originali”. Il pianista Rudolf Buchbinder impegnato in questa Stagione con una serie di programmi interamente dedicati a L. van Beethoven. Per il Teatro La Fenice eseguirà il seguente programma:

 

L. van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore op. 37

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L. van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore

 

QUANDO

Sabato 7 Marzo 2020, ore 20.00

Domenica 8 Marzo 2020, ore 17.00

 

DOVE: Teatro La Fenice
San Marco 1965
30124 Venezia (VE)

 

INTERPRETI:

Pianoforte e Direttore, Rudolf Buchbinder

Orchestra del Teatro La Fenice

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Sabato 7 Marzo 2020, ore 20.00; Domenica 8 Marzo 2020, ore 17.00

Platea A al costo di € 132,00

Platea B al costo di € 143,00

Palco centrale – parapetto al costo di € 143,00

Palco centrale – dietro al costo di € 110,00

Palco laterale – parapetto al costo di € 115,50

Galleria al costo di € 88,00

Loggione al costo di € 75,50

 

Al Teatro La Fenice Rudolf Buchbinder per Beethoven marzo 2020

 

oppure se volete, o se non sapete come fare, potete rivolgervi anche all’ Associazione MaNi per informazioni, acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Rudolf Buchbinder

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Rudolf Buchbinder è sicuramente uno dei più importanti pianisti della scena internazionale. Enfant prodige, viene ammesso a soli cinque anni (il più giovane allievo di tutti i tempi) alla Musikhochschule di Vienna. 

La grande qualità delle sue esecuzioni nasce dallo studio meticoloso delle fonti musicali. Possiede 35 edizioni complete di sonate di Beethoven e ha una vasta collezione di spartiti autografi, prime edizioni e documenti originali. Inoltre possiede copie delle partiture autografe e le parti di entrambi i concerti per pianoforte di Brahms.

Più di 100 registrazioni documentano la portata e la varietà del suo repertorio. Da segnalare l’ integrale delle opere di Haydn per pianoforte, che ha suscitato grande entusiasmo e gli è valsa il Grand Prix du Disque, così come “Waltzing Strauss“, un CD con trascrizioni per pianoforte. Il suo repertorio molto vasto comprende anche composizioni del XX secolo.

“Essere un artista significa per me innanzitutto essere un interprete. Non metto certo in secondo piano il versante tecnico: senza quello non esisterebbe l’ interpretazione.
Lo studio è una condizione imprescindibile per l’ esistenza di un pianista. L’ esercizio quotidiano è un compagno di viaggio dell’ intera vita del pianista. Tuttavia essere artista presuppone un salto di qualità, entrare nel vivo della musica, comprendere i compositori, confrontarsi con ciò che hanno scritto, eventualmente fino a trasfigurarlo.”

Oggi Buchbinder preferisce registrazioni dal vivo, una preferenza che lo ha visto protagonista di un CD con i concerti per pianoforte di Brahms (Royal Concertgebouw Orchestra / Nikolaus Harnoncourt) e di due film dove interpretata i sei concerti di Mozart sia come pianista che come direttore della Vienna Philharmonic al Vienna Festwochen del 2006. Un’ altra registrazione dal vivo dei due concerti per pianoforte di Brahms, uscita nel 2010, è stata effettuata con la Israel Philharmonic e Zubin Mehta.

Nel maggio 2011, Rudolf Buchbinder ha eseguito in veste di pianista e direttore d’ orchestra i cinque concerti per pianoforte di Beethoven al Musikverein di Vienna, con la Filarmonica di Vienna, registrati su DVD e Blu-ray. Nel novembre del 2012, Rudolf Buchbinder ha presentato una registrazione dal vivo dei concerti di Mozart con Concentus Musicus Wien e Nikolaus Harnoncourt.

L’ interpretazione del “Nuovo Testamento” del repertorio pianistico è stato uno dei capisaldi del repertorio di Rudolf Buchbinder. Egli continua ad essere un punto di riferimento per l’ interpretazione del ciclo delle 32 Sonate di Ludwig van Beethoven che ha tenuto in più di 40 città, tra cui Vienna, Monaco, Zurigo, San Pietroburgo, Buenos Aires, Pechino e Milano.

Per tutta la stagione 2010/11 ha mantenuto una collaborazione particolarmente stretta con la Staatskapelle di Dresda, come primo artista in residence. Il suo ciclo di sonate per pianoforte di Beethoven eseguito alla Semperoper di Dresda è stato registrato dal vivo e uscito a maggio 2011 in un cofanetto Sony / RCA Red Seal.

Nel 2012 ha vinto il prestigioso premio Echo Klassik come “Strumentista dell’ anno”.

Rudolf Buchbinder è il fondatore e direttore artistico del Grafenegg Music Festival nei pressi di Vienna, che ha rapidamente guadagnato prestigio tra i festival più importanti d’ Europa sin dalla sua fondazione nel 2007.
Nella sua biografia “Da Capo” (che comprende una introduzione del critico musicale tedesco Joachim Kaiser), Rudolf Buchbinder offre interessanti approfondimenti della sua vita e della sua carriera.

Sito personale: http://www.buchbinder.net/

 

“198 video su Rudolf Buchbinder”:

 

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“Meraviglioso quadro sonoro… originale, frappant, anche se spesso percorso da tratti bizzarri e barocchi che solo la profonda, eccentrica personalità del geniale Beethoven poteva produrre“, 1822, Zeitung für Theater und Musik

 

Il concerto per pianoforte e orchestra n. 5 di Ludwig van Beethoven fu composto tra il 1809 e il 1810, a Vienna naturalmente, tra drammatici avvenimenti esterni. Infatti, dal 10 maggio l’esercito di Napoleone aveva assediato e cannoneggiato la città e poi l’aveva occupata fino alla fine di luglio. Inoltre il 31 maggio era morto Haydn. Durante i bombardamenti Beethoven s’era rifugiato in casa altrui, chi dice da suo fratello Carl, chi presso un amico, il poeta Ignaz Franz Castelli. Per mesi Beethoven non compose nulla dopo aver concluso, il 4 maggio, il primo tempo della Sonata op. 81a (detta “Gli Addii”, per la partenza da Vienna dell’ arciduca Rodolfo): lo dice egli stesso, in una lettera allarmata agli editori Breitkopf e Härtel scritta il 26 luglio («Intorno a me è tutto un tumulto caotico, nulla altro che tamburi, cannoni e umane sventure di ogni tipo»). Trascorse poi agosto e settembre a Baden e a ottobre tornò a Vienna, nell’appartamento della Walfischgasse. Nel disordine di quei mesi abbozzò e stese il Quinto Concerto (ma non sappiamo di preciso quando), che tuttavia risente poco o nulla di condizioni tanto sfavorevoli. O meglio, al carattere di fanfara e al passo marziale di alcuni temi del primo movimento non saranno estranei i suoni guerreschi di quelle pericolose settimane.

È detto “L’Imperatore”, nome assegnatogli dal pianista ed editore Johann Baptist Cramer poco tempo dopo la sua composizione e non inerente a Napoleone Bonaparte cui si riferisce invece la Terza Sinfonia del 1804 detta “Eroica”.

E’ il più monumentale e imponente dei concerti beethoveniani e riassume i caratteri più conosciuti dello spirito beethoveniano, le impronte del cosiddetto “secondo stile”, che troviamo anche nella Terza Sinfonia, nell’ immortale Quinta o nella Sonata per pianoforte op. 57 “Appassionata”.

Il concerto fu dedicato come il precedente dell’op. 58 all’arciduca Rodolfo Giovanni d’Asburgo-Lorena (a lui Beethoven dedicò in tutto otto composizioni fra cui la Messa solenne).

Fu presentato la prima volta il 28 novembre 1811 a Lipsia nella settima serata della stagione al Gewandhaus, pianista Friedrich Schneider, direttore J. Ph. Christian Schulz; nello stesso 1811, e poi ancora negli anni successivi, il Concerto fu eseguito al pianoforte da Carl Czerny, e poi da solisti oggi meno noti, sempre suscitando una forte impressione per la grandiosità e l’originalità della sua forma. «Il numeroso pubblico era in uno stato di tale eccitazione da contentarsi a stento delle consuete manifestazioni di gratitudine e di gioia (Erkenntlichkeit and Freude)», riferisce una cronaca sulla “Allgemeine musikalische Zeitung”. Nulla di simile accadde alla prima esecuzione a Vienna, con Karl Czerny al pianoforte, il 12 febbraio 1812. «Un nuovo Concerto per pianoforte di Beethoven ha fatto fiasco (fiel durch)», scrisse il giorno dopo in una sua lettera il poeta Theodor Körner. Il pubblico dimostrò una certa freddezza nei confronti del capolavoro beethoveniano, anche in considerazione della durata dell’esecuzione (circa 40 minuti).

 

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Claudio Arrau):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Vladimir Ashkenazy, the London Philharmonic Orchestra, conducted by Bernard Haitink. Royal Festival Hall, London, 1974):

“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Arturo Benedetti Michelangeli, New York Philharmonic Orchestra, William Steinberg – Live recording, New York, 6 & 10.I.1966):


“Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore per pianoforte e orchestra” by Ludwig van Beethoven (Zimerman, Bernstein, Wiener Philharmoniker):

Il concerto è in mi bemolle maggiore ed è suddiviso in 3 movimenti:

  • Allegro
  • Adagio un poco mosso (in si maggiore)
  • Rondò: Allegro

L’ Allegro apre con una cadenza che presenta carattere virtuosistico, a cui segue l’esposizione dei temi da parte di un Tutti orchestrale. Il primo tema è pomposo e gioioso e si differenzia nettamente dal secondo tema, interiore ed essenziale nella scrittura, che viene esposto prima dall’ orchestra, più tardi dal pianoforte solo in si minore e nella ripresa in do diesis minore. Da sottolineare la frequente ricerca da parte di Beethoven di un approfondimento e reinterpretazione delle forme, che fin dalla giovinezza era uso modificare (come dimostrano alcune sonate giovanili e quelle che fanno parte del cosiddetto terzo periodo compositivo di Beethoven).

L’ Adagio un poco mosso presenta un tema dalla cantabilità estrema unita alla dolcezza sublime, tipica dei suoi tempi lenti centrali. È ricco di trilli, abbellimento utilizzato per rendere l’effetto del prolungamento altrimenti scadente nei pianoforti dell’epoca, alquanto poveri di sonorità. Anche in questo frangente il pianoforte non è mero strumento solista, ma appare splendidamente fuso con l’orchestra, che inizialmente accompagna il tema eseguito dal pianoforte e da ultimo lo espone da protagonista, accompagnato dal pianoforte nel registro acuto dello strumento. Beethoven prefigura quindi le caratteristiche del concerto romantico; il minore protagonismo del pianoforte rispetto al “tutti” orchestrale pone il solista al pari dell’ orchestra, collabora e dialoga con essa anticipando o ne raccogliendone le invenzioni.

«Non si fa nessuna cadenza, ma s’attacca subito il seguente» scrive Beethoven

Anche il passaggio al terzo movimento avviene in modo originale: solista e orchestra smorzano progressivamente il suono, fino al silenzio. Ascoltando con attenzione si avverte una pausa, con i corni che scendono di un semitono (per la precisione, dal si al si bemolle). Con questa modulazione avviene il collegamento col Rondò finale di carattere scintillante e gioioso. La zona centrale diventa una continua proposizione del tema da parte del pianoforte, con accenti particolarmente delicati, a cui segue sempre la risposta imperiosa dell’orchestra. Dopo una sorta di ripresa il dialogo tra pianoforte e orchestra diventa più stretto fino all’arrivo della breve cadenza finale, a cui segue un’altrettanto stringata coda dell’orchestra a chiudere con effetto trascinante il concerto.

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Written by mara

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