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Al Teatro Lirico di Cagliari Donato Renzetti per Ottorino Respighi

“In questo poema sinfonico l’autore ha inteso di esprimere sensazioni e visioni suggeritegli da quattro fontane di Roma, considerate nell’ ora in cui il loro carattere è più in armonia col paesaggio circostante o in cui la loro bellezza appare meglio suggestiva a chi le contempli”

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Stagione concertistica 2017

 

Sul podio del Teatro Lirico di Cagliari il Maestro Donato Renzetti dirigerà l’ Orchestra del Teatro Lirico nel seguente programma:

 

Ottorino Respighi, 3 Corali di Johann Sebastian Bach P. 167

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Ottorino Respighi, Lauda per la Natività del Signore per soli, coro, strumenti pastorali e pianoforte a 4 mani P. 166

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Ottorino Respighi, Fontane di Roma, poema sinfonico P. 106

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Ottorino Respighi, Pini di Roma, poema sinfonico P. 141

 

QUANDO

Venerdì 22 Dicembre, ore 20.30 – turno A

Sabato 23 Dicembre, ore 19.00 – turno B

 

DOVE: Teatro Lirico di Cagliari
via Sant’ Alenixedda
09128 Cagliari (CA)

 

INTERPRETI:

Direttore, Donato Renzetti

Maestro del coro, Gaetano Mastroiaco

Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 50% sull’ acquisto di abbonamenti e biglietti.

 

Platea Gialla al costo di € 40,35

Platea Rossa al costo di € 34,58

Platea Blu al costo di € 28,82

1a Loggia Gialla al costo di € 34,58

1a Loggia Rossa al costo di € 28,82

1a Loggia Blu al costo di € 23,06

2a Loggia Gialla al costo di € 12,05

2a Loggia Rossa al costo di € 12,05

2a Loggia Blu al costo di € 12,05

 

Teatro Lirico di Cagliari: Donato Renzetti

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Donato Renzetti…

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Dopo aver studiato composizione e direzione d’orchestra al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” di Milano, Donato Renzetti ha ottenuto numerosi riconoscimenti in importanti concorsi internazionali: “Diapason d’argento”, nel 1975 e nel 1976, al Concorso “Gino Marinuzzi” di Sanremo; Premio “Ottorino Respighi” all’Accademia Chigiana di Siena nel 1976; medaglia di bronzo al I Concorso “Ernest Ansermet” di Ginevra nel 1978; vincitore assoluto, nel 1980, del X Concorso “Guido Cantelli” del Teatro alla Scala di Milano. Da allora la sua carriera ha alternato l’attività sinfonica con produzioni d’opera lirica e registrazioni discografiche.

Ha collaborato con orchestre prestigiose, quali: London Philharmonic, London Sinfonietta, English Chamber Orchestra e Philharmonia di Londra, BRT di Bruxelles, RIAS di Berlino, Capitole de Toulouse, Orchestra National de Lyon, Filarmonica di Tokyo, Filarmonica di Buenos Aires, Orchestra di Stato Ungherese, Orchestra Sinfonica di Atene, Orchestra Sinfonica Portoghese, orchestre RAI di Milano, Roma, Torino e Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Orchestra del Teatro alla Scala. È stato invitato nei maggiori teatri lirici del mondo: Opéra di Parigi, Covent Garden di Londra, Grand Thèatre de Ginevra, Capitole de Toulouse, Opéra di Lyon, Opéra di Montpellier, Opera di Bonn, Opera di Monaco di Baviera, Teatro São Carlos di Lisbona, Megaron di Atene, Colòn di Buenos Aires, Lyric Opera di Chicago, Opera di San Francisco, Opera di Detroit, Dallas Opera, Metropolitan e Carnegie Hall di New York e tutti i teatri italiani.

È stato ospite dei festival internazionali di Glyndebourne, Spoleto e Pesaro.

Ha debuttato giovanissimo all’ Arena di Verona; nel 1987, con i complessi artistici veronesi, ha tenuto una tournèe in Egitto dove, per la prima volta, a Luxor è stata rappresentata Aida di Verdi.

È stato Direttore Principale dell’Orchestra Internazionale d’Italia, dell’Orchestra della Toscana e dell’Orchestra stabile di Bergamo e, per nove anni consecutivi, di MacerataOpera.

Nel 1994 è stato nominato Direttore Principale dell’Orchestra Stabile di Bergamo e della Filarmonica Veneta, nonché consulente artistico del Teatro Comunale di Treviso.

La sua discografia comprende opere di Mozart, Čajkovskij, opere rare di Schubert, Cherubini e Simone Mayr; inoltre i dvd di La figlia del reggimento al Teatro alla Scala, di La Cenerentola al Festival di Glyndebourne e di un concerto alla guida dell’Orchestra della Toscana con Egmont di Beethoven, il Concerto doppio di Brahms con Giuliano Carmignola e Mario Brunello e la Sinfonia Scozzese di Mendelsshon.

Ha registrato numerose opere liriche per la Philips, Frequence, Fonit Cetra, Ricordi, Nuova Era e Dynamic: Il signor Bruschino, La cambiale di matrimonio, Ifigenia in Tauride di Piccinni, Bianca e Falliero di Rossini, La Favorita di Donizetti, Attila di Verdi, Stabat Mater di Pergolesi. L’incisione di Manfred di Robert Schumann, registrato con l’Orchestra e il Coro della Scala, voce recitante Carmelo Bene, ha vinto il XIX Premio della Critica Italiana del Disco.

Dal 2005 al maggio 2007 è stato Direttore Principale dell’Orchestra Sinfonica Portoghese del Teatro São Carlos di Lisbona. Dal 2007 è Direttore Principale ed Artistico della FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

“3 Corali di Johann Sebastian Bach P. 167” by Ottorino Respighi (BC Philharmonic diretta da Sir Edward Downes):

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“Lauda per la Natività del Signore per soli, coro, strumenti pastorali e pianoforte a 4 mani P. 166” by Ottorino Respighi (Patricia Rosario (soprano), Angel – Louise Winter (mezzo soprano), Mary – Lynton Atkinson (tenor), Shepherd – The Richard Hickox Singers, The City of London Sinfonia, Richard Hickox):

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“In questo poema sinfonico l’autore ha inteso di esprimere sensazioni e visioni suggeritegli da quattro fontane di Roma, considerate nell’ ora in cui il loro carattere è più in armonia col paesaggio circostante o in cui la loro bellezza appare meglio suggestiva a chi le contempli”

 

Le fontane di Roma è un poema sinfonico di Ottorino Respighi, composto nel 1916.

Fa parte della “Trilogia romana” assieme a Feste romane ed I pini di Roma.

Ciascuno dei quattro movimenti è dedicato ad una fontana di Roma durante un differente momento del giorno. Inizialmente rifiutata dai critici alla prima esecuzione, questo lavoro successivamente è diventato uno degli esempi più eminenti di poema sinfonico.

La prima esecuzione avvenuta a Roma presso il Teatro Augusteo, l’ 11 marzo 1917, diretta da Antonio Guarnieri, non fu accolta da grande successo. La consacrazione avvenne invece a Milano l’anno seguente quando venne eseguita sotto la direzione di Arturo Toscanini.

Fontane di Roma by Ottorino Respighi (Clemens Krauss & Vienna Philharmonic Orchestra (Wiener Philharmoniker) – Year 1945):

 

La fontana di Valle Giulia all’alba

“La prima parte del poema, ispirata alla fontana di Valle Giulia, evoca un paesaggio pastorale: mandrie di pecore passano e dileguano nella bruma fresca e umida di un’alba romana.”

Il primo movimento, “La fontana di Valle Giulia“, (Andante mosso) si apre con il tranquillo gocciolare dell’acqua della fontana di villa Giulia (violini secondi) e col canto degli uccelli nell’alba romana (violini primi). Le melodie degli zampognari che accompagnano le mandrie, sono esposte dal timbro dell’oboe cui risponde il clarinetto. L’oboe dopo una serie di note ribattute riprende il suo tema a terzine. Il corno inglese crea un clima di attesa nel quale si inseriscono l’ottavino ed il fagotto che riprendono il tema iniziale dell’oboe. Il sorgere del sole è affidato ad un cambio di tonalità mentre l’oboe ed il violoncello solo enunciano un tema di intensa cantabilità che viene poi ripreso dal clarinetto. Nella fase conclusiva le mandrie si allontanano accompagnate dal tema iniziale esposto questa volta dal flauto cui rispondono l’oboe ed il clarinetto.

La fontana del Tritone al mattino

“Un improvviso squillare fortissimo dei corni sui trilli di tutta l’orchestra inizia la seconda parte. È come un richiamo gioioso cui accorrono frotte di naiadi e tritoni che s’inseguono e fra gli spruzzi d’acqua intessono una danza sfrenata”.

Nel secondo movimento – chiamato “La fontana del Tritone al mattino“, (Vivo, Un poco meno allegretto, Più vivo gaiamente) le note di Respighi lasciano poco spazio per un’illustrazione di questo quadro, da notare la presenza quasi continua dei corni fin dalla prima battuta che richiamano il suono della conchiglia in cui soffia la divinità marina rappresentata nella fontana. L’elemento tematico del brano esposto da flauti, clarinetti ed arpe viene ripreso dagli archi e dà luogo ad un primo crescendo. Dopo un intermezzo cromatico affidato a flauti e trombe l’atmosfera si fa ancora più viva grazie ai glissando delle arpe che conducono ad uno sfavillante fortissimo. L’atmosfera si smorza e la ripresa del tema cromatico delle trombe ci porta al brano successivo.

La fontana di Trevi al meriggio

“Un tema solenne appare intanto sul mareggiare dell’orchestra. È la fontana di Trevi al meriggio. Il tema solenne passando dai legni agli ottoni assume un aspetto trionfale. Echeggiano fanfare: passa sulla distesa radiosa delle acque il carro di Nettuno tirato da cavalli marini e seguito da un corteo di sirene e tritoni. E il corteo si allontana mentre squilli velati echeggiano a distanza”.

Il terzo movimento introduce “La fontana di Trevi al meriggio” (Allegro moderato, Allegro vivace, Più vivace, Largamente, Calmo); la maestosità della scena ci è presentata subito dal tema principale affidato a fagotti, clarinetti e corni e dialogato poi dagli ottoni. Il crescendo continuo fino al fortissimo coronato dall’ingresso dell’organo ci trasmette l’immagine del passaggio del carro di Nettuno. Il corteo quindi si allontana mentre la melodia dei clarinetti ridà tranquillità alla scena.

La fontana di Villa Medici al tramonto

“La quarta parte si annunzia con un tema triste che si leva su di un sommesso chiocciolio. È l’ora nostalgica del tramonto. L’aria è piena di rintocchi di campane, di bisbigli di uccelli, di brusii di foglie. Poi tutto si quieta dolcemente nel silenzio della notte”.

Il movimento finale, “La fontana di Villa Medici al tramonto” (Andante, Meno mosso, Andante come prima) è tutto un intrecciarsi di suoni della natura con il gocciolio dell’acqua della fontana. Il “sommesso chiocciolio” al quale alludono le note di Respighi è affidato ai suoni dell’arpa e della celesta che richiamano gli zampilli della fontana di Villa Medici mentre il “tema triste” è presentato dai flauti e dal corno inglese. Dopo i primi passaggi si fa sentire il rintocco di una campana che la partitura prescrive “molto lontana” e che sarà presente a sprazzi per tutto il brano. Un tema secondario ancora più triste è affidato al violino solo ed ai violini secondi cui rispondono poi i violoncelli. I “bisbigli di uccelli” ed i “brusii di foglie” si ascoltano nell’episodio successivo in cui i trilli degli archi ed i brevi motivi dei fiati sono ispirati al canto degli uccelli. Nella parte conclusiva riascoltiamo il tema principale ed il secondario entrambi affidati ai violini. L’immagine si spegne lentamente finché muore sulle note dei secondi violini.

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I Pini di Roma è un poema sinfonico composto nel 1924 da Ottorino Respighi. È uno dei capolavori della cosiddetta trilogia romana insieme a Le fontane di Roma e Feste romane. Ciascun movimento descrive l’ ubicazione di un gruppo di pini in Roma, nel corso delle ore della giornata:

  1. I pini di Villa Borghese
  2. I Pini presso una catacomba
  3. I pini del Gianicolo
  4. I pini della Via Appia

Nel ciclo dei poemi sinfonici romani Respighi sfrutta le sue straordinarie doti di orchestratore, riporta le sensazioni provate nella visita della città di Roma. In queste composizioni ritroviamo tutta l’atmosfera romana purtroppo in buona parte oggi scomparsa: “gli strilli dei bambini come rondini a sera” a Villa Borghese, l’usignolo che canta “nel plenilunio sereno” del Gianicolo, “lo scampanio di tutte le chiese”, gli “echi di caccia, tintinnii di sonagliere” sui Castelli Romani, “la voce dell’organo meccanico d’un baraccone e l’appello del banditore, il canto rauco dell’ubriaco e il fiero stornello” a Piazza Navona? E ancora dove ritrovare la “la salmodia accorata” dei fedeli che “si diffonde solenne come un inno”, “il ritmo di un passo innumerevole” allo squillare delle buccine sull’antica Via Appia, la folla che ondeggia nel Circo Massimo, lo squillare dei corni di Tritone e Nettuno.

La prima esecuzione avvenne al Teatro Augusteo di Roma il 14 dicembre 1924, sotto la direzione di Bernardino Molinari. Il suo primo numero, I Pini di Villa Borghese, fu disturbato da fischi e zittii, ma poi la sala si placò, e alla fine il successo fu clamoroso, e seguito da una diffusione internazionale altrettanto incontrastata e duratura quanto quella delle Fontane. Anche qui, quattro quadri che si seguono senza interruzione, con altrettanti titoli. Nelle Fontane sia questi titoli che quello generale comunicano l’argomento della musica senza equivoci. Qui invece i pini sono solo una garbata etichetta.

Come nelle Fontane, ciò che conta è il piacere dell’immagine musicale per se stessa, priva di secondi fini.

 

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Orquestra Nova da Sinfónica de Galicia (OJSG) baixo a direccion do mestre D. Pietro Rizzo – Palacio da Opera da Coruña, 7 de abril de 2012):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Sergiu Celibidache conducts The Filharmonica “George Enescu”):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Conductor: Daniele Gatti):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Fritz Reiner & Chicago Symphony Orchestra):

“Pini di Roma” by Ottorino Respighi (Orchestra sinfonica di Torino della RAI , direttore Sergiu Celibidache):

I pini di Villa Borghese

“Giuocano i bimbi nella pineta di Villa Borghese: ballano a giro tondo, fingono marce soldatesche e battaglie, s’inebriano di strilli come rondini a sera, e sciamano via”.

Il primo movimento, chiamato “I pini di Villa Borghese“, descrive dei bambini rumorosi che giocano ai soldati e marciano nella pineta del Villa Borghese, è un intrecciarsi di girotondi e di infantili fanfare militaresche. Dopo la rapida introduzione compare il tema principale (Oh quante belle figlie Madama Dorè) affidato al corno inglese, ai fagotti ed ai corni. Un improvviso cambio di ritmo caratterizza il secondo motivo che flauti, ottavino e pianoforte cantano su uno sfondo costituito dai trilli degli archi. Con il ritorno all’andamento iniziale ricompare il tema principale questa volta affidato agli oboi ed ai clarinetti. La parte successiva costruita sulla melodia di un nuovo girotondo sfocia in una fanfara di trombe. La successiva ricomparsa del girotondo viene ripresa ed intrecciata con squilli di marce, dall’intera orchestra che successivamente si avvia verso l’ultimo vorticoso crescendo.

Pini presso una catacomba

“Improvvisamente la scena si tramuta ed ecco l’ombra dei pini che coronano l’ingressodi una catacomba: sale dal profondo una salmodia accorata, si diffonde solenne come un inno e dilegua misteriosa”.

Il secondo movimento, “Pini presso una catacomba” rappresenta una pineta nei pressi di una catacomba nella campagna romana. L’atmosfera diventa improvvisamente cupa. Dal profondo emerge sommessa la voce degli archi intercalata da un mesto cantabile dei corni e dai rintocchi gravi di una campana quasi a ricordarci la memoria di antichi martiri. Una tromba sola in controcanto con i violini rischiara l’ambiente. Dal profondo si leva una salmodia affidata a clarinetti, corni e violoncelli che si trasforma gradualmente con l’entrata degli altri strumenti in un maestoso ed austero crescendo. Dopo il rapido spegnersi della salmodia una coda ci riporta alla cupa atmosfera iniziale.

I pini del Gianicolo

“Trascorre nell’aria un fremito: nel plenilunio sereno si profilano i pini del Gianicolo. Un usignolo canta”.

Il terzo tempo, un notturno, “I Pini del Gianicolo“, è ambientato di notte, presso un tempio del dio Giano dell’antica Roma, sulla collina del Gianicolo. Giano bifronte spalanca porte e portoni, segnando l’inizio di un nuovo anno. Si ode il canto di un usignolo, che Respighi utilizza per descrivere la vita reale ed i suoni degli uccelli, qualcosa di mai fatto fino ad allora. Il gocciolio dell’acqua dalla fontana introduce il brano con gli arpeggi del pianoforte mentre il clarinetto espone un tema sognante nel plenilunio che sovrasta i pini del Gianicolo. Gli archi che riprendono questo tema sono interrotti dalla celesta che ripropone il gocciolio della fontana. L’oboe presenta un nuovo tema che viene ripreso da un violoncello solo e sviluppato poi dagli archi con un ampio crescendo. Gli arpeggi del pianoforte, dell’arpa e della celesta ci ripropongono ancora una volta il gocciolio dell’acqua e ci portano verso la sezione conclusiva quando il clarinetto prepara il canto dell’usignolo che si perde fra i rami dei pini. Lo spartito dà menzione di una registrazione realizzata su di un fonografo: il Brunswick Panatrope

I pini della via Appia

“Alba nebbiosa sulla via Appia. La campagna tragica è vigilata da pini solitari. Indistinto, incessante, il ritmo di un passo innumerevole. Alla fantasia del poeta appare una visione di antiche glorie: squillano le buccine ed un esercito consolare irrompe, nel fulgore del nuovo sole, verso la via Sacra, per ascendere al trionfo del Campidoglio”.

L’ultima sezione, “I Pini della Via Appia“, raffigura i pini lungo l’antica consolare romana Via Appia. In un’alba nebbiosa, una legione avanza lungo la via Appia nel fulgore del sole appena sorto. Respighi voleva far sentire la terra tremare sotto i passi del suo esercito e diede all’organo il compito di descriverne tale sensazione. 

Il ritmo del passo di marcia dell’esercito consolare è scandito da timpani, pianoforte, violoncelli e contrabbassi. I corni ci presentano frammenti di fanfare mentre i clarinetti introducono quello che sarà il tema conduttore di tutto il brano. Il corno inglese si inserisce con una melodia esotica, quasi una danza orientale, prima che i corni diano avvio al poderoso amplissimo crescendo cui si uniscono progressivamente tutti gli altri strumenti per preparare la sfarzosa conclusione. Da notare l’impiego di sei flicorni che sono uno strumento tipicamente bandistico poco usato in orchestra.

Il pezzo si conclude con un trionfo di trombe delle legioni sul Campidoglio.

I Pini di Roma richiede l’impiego di una grande orchestra:

  • legni: 3 ottavini, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti in Si bemolle e in La, clarinetto basso in Si bemolle e in La, 2 fagotti, controfagotto
  • ottoni: 4 corni in Fa, Sol, 3 trombe in Si bemolle, 2 tromboni tenori, 1 trombone basso, 1 tuba, 6 buccine in Si bemolle (a tutt’oggi sostituite da flicorni: 2 soprano, 2 tenore, 2 basso), trombe fuori scena
  • percussioni: timpani, grancassa, piatti, 2 piccoli piatti, tam-tam, triangolo, raganella, tamburo, glockenspiel
  • tastiere: organo, pianoforte, celesta
  • arpa
  • archi: violini I e II, viole, violoncelli, contrabbassi
  • fonografo (per la riproduzione del canto dell’usignolo)

Curiosità sull’ utilizzo del poema “I Pini di Roma

Una versione arrangiata commenta un brano del film d’animazione Fantasia 2000 della Walt Disney, con delle balene megattere volare nell’aria. Il secondo movimento del pezzo è omesso, insieme con l’assolo del corno inglese nel quarto movimento.

Il componimento è stato usato nella sua interezza in A Movie (1958) di Bruce Conner.

Alcuni estratti appaiono in Fireworks di Kenneth Anger.

L’introduzione è utilizzata nella canzone del 1983 City of Love del gruppo rock gruppo Yes.

Il componimento è alla base della maggior parte del repertorio musicale eseguito in occasione del campionato mondiale dei Drum Corps International, allo Star of Indiana’s 1991.

Qualche stralcio è stato utilizzato in una pubblicità della ditta alimentare Levoni nel 1998.

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Written by mara

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