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Al Teatro Lirico di Cagliari opera Rigoletto di Verdi Dicembre 2018

… il titolo deve essere necessariamente La maledizione di Vallier, ossia per essere più corto La maledizione. Tutto il soggetto è in quella maledizione che diventa anche morale. Un infelice padre che piange l’ onore tolto alla sua figlia, deriso da un buffone di corte che il padre maledice, e questa maledizione coglie in una maniera spaventosa il buffone, mi sembra morale e grande, al sommo grande
(Giuseppe Verdi nella lettera a Francesco Maria Piave, 3 giugno 1850)

Rigoletto_premiere_posterLocandina per la prima di Rigoletto, Venezia, Teatro La Fenice, 11 marzo 1851

 

Rigoletto è un’ opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”).

Con Il trovatore (1853) e La traviata (1853) è parte della cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi.

La prima ebbe luogo, con successo, l’ 11 marzo 1851 al Teatro La Fenice di Venezia.

Centrato sulla drammatica e originale figura di un buffone di corte, Rigoletto fu inizialmente oggetto della censura austriaca. La stessa sorte era toccata nel 1832 a Le Roi s’amuse, bloccata dalla censura e riproposta solo 50 anni dopo la prima.

Nel dramma di Hugo, che non piacque né al pubblico né alla critica, erano infatti descritte le dissolutezze della corte francese, con al centro il libertinaggio di Francesco I, re di Francia. Nell’ opera si arrivò al compromesso di far svolgere l’ azione alla corte di Mantova, a quel tempo non più esistente, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova e cambiando il nome del protagonista da Triboulet a Rigoletto (dal francese rigoler che significa scherzare).

Intenso dramma di passione, tradimento, amore filiale e vendetta, Rigoletto non solo offre una combinazione di ricchezza melodica e potenza drammatica, ma pone lucidamente in evidenza le tensioni sociali e la subalterna condizione femminile in una realtà nella quale il pubblico ottocentesco poteva facilmente rispecchiarsi. Inoltre scopre una classe dominante amorale, fatta da cortigiani amorali e perfidi, perditempo e uomini lascivi e prevaricatori. Tra di loro Verdi fa emergere il personaggio negativo del Duca.

La figura di Rigoletto è posta, sin dall’inizio dell’opera, in una posizione di antipatia ma esprime con le sue paure e con le sue confessioni, l’ abisso della propria anima, ed il suo interiore tormento come la paternità, sentimento umano protettivo.

Rigoletto passa dal sospetto – la lamentosa cantilena iniziale – all’ ira: “Cortigiani, vil razza dannata” … alla commozione: “Ebben io piango” … sino ad umiliarsi di fronte a tutta la Corte: “Miei signori, perdono, pietate“. E’ questa concentrazione di atteggiamenti, che vanno dal più agitato ed imperioso, all’implorazione, sino a lirismo, un po’ sentito un po’ di facciata, comunque musicalmente autentico, che ingigantiscono l’impeto del Buffone che nel finale del secondo atto quando decide di vendicarsi intonando: “Si… vendetta, tremenda vendetta”.

 

CURIOSITA’

Il Maestro Verdi vietò al tenore Mirate l’ esecuzione della romanza fino al debutto. Egli aveva progettato un “coupe de tèatre” sino nei minimi termini. Ritornando al finale dell’ opera Rigoletto passa alla locanda di Sparafucile per ritirare il cadavere e si accinge a gettarlo nel fiume, quando dal fondo della scena gli giunge la voce del Duca, che canta lo stesso motivo di prima – ora s’accorge del tremento errore ed aprendo il sacco trova Gilda moribonda che intona: “V’ho ingannata, colpevole… fui“, una delle frasi verdiane più disperate, accompagnata dagli arpeggi del flauto; la povera Gilda offre al padre l’unica consolazione per i poveri reietti cantando, “Lassù in cielo vicino alla madre”. Il povero Gobbo, impotente, è messo di fronte al suo totale fallimento. La “Maledizione” aveva così, drammaticamente, terminato il suo cammino.

 

IL CAST

Rigoletto

Opera in tre atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo
 

Maestro concertatore e direttore, Elio Boncompagni  

Maestro del coro, Donato Sivo

Regia, Pier Francesco Maestrini

 
 
Interpreti:

Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari

allestimento del Teatro Lirico di Cagliari

 

QUANDO

Venerdì 14 dicembre 2018, ore 20.30 – turno A

Sabato 15 dicembre 2018, ore 19.00 – turno G

Domenica 16 dicembre 2018, ore 17.00 – turno D

Martedì 18 dicembre 2018, ore 20.30 – turno F

Mercoledì 19 dicembre 2018, ore 20.30 – turno B

Venerdì 21 dicembre 2018, ore 20.30 – turno C

Sabato 22 dicembre 2018, ore 17.00 – turno I

Domenica 23 dicembre 2018, ore 17.00 – turno E

 

DOVE: Teatro Lirico di Cagliari
via Sant’ Alenixedda

09128 Cagliari (CA)

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI DISPONIBILI:

Venerdì 14 dicembre 2018, ore 20.30 – turno A; Domenica 16 dicembre 2018, ore 17.00 – turno D; Mercoledì 19 dicembre 2018, ore 20.30 – turno B; Venerdì 21 dicembre 2018, ore 20.30 – turno C; Domenica 23 dicembre 2018, ore 17.00 – turno E

platea settore 1° (giallo) al costo di 86,46 €

platea settore 2° (rosso) al costo di 69,17 €

platea settore 3° (blu) al costo di 57,64 €

1′ loggia settore 1° (giallo) al costo di 63,40 €

1′ loggia settore 2° (rosso) al costo di 51,88 €

1′ loggia settore 3° (blu) al costo di 46,11 €

2′ loggia settore 1° (giallo) al costo di 40,35 €

2′ loggia settore 2° (rosso) al costo di 28,82 €

2′ loggia settore 3° (blu) al costo di 23,06 €

 

Sabato 15 dicembre 2018, ore 19.00 – turno G; Martedì 18 dicembre 2018, ore 20.30 – turno F; Sabato 22 dicembre 2018, ore 17.00 – turno I

platea settore 1° (giallo) al costo di 58,16 €

platea settore 2° (rosso) al costo di 46,11 €

platea settore 3° (blu) al costo di 34,58 €

1′ loggia settore 1° (giallo) al costo di 46,11 €

1′ loggia settore 2° (rosso) al costo di 34,58 €

1′ loggia settore 3° (blu) al costo di 28,82 €

2′ loggia settore 1° (giallo) al costo di 28,82 €

2′ loggia settore 2° (rosso) al costo di 23,06 €

2′ loggia settore 3° (blu) al costo di 17,29

 

Teatro Lirico di Cagliari: opera RIGOLETTO, G. Verdi

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Pari siamo!… io la lingua, egli ha il pugnale
(Rigoletto, atto I, scena VIII)

La scena è ambientata a Mantova e dintorni nel XVI secolo. I personaggi principali sono il duca, il buffone, Gilda (la figlia del buffone), Sparafucile e la sorella Maddalena. È composto in 3 atti dove i lirici interpretano la maledizione del Rigoletto, il buffone.

Atto I

Al Palazzo Ducale di Mantova, durante una festa, il Duca discorre con il fido Borsa riguardo a una fanciulla (Gilda) che egli vede sempre all’uscita della chiesa (Della mia bella incognita borghese). Borsa lo distrae mostrandogli le beltà delle dame presenti. Dopo aver dichiarato il suo spirito libertino in una canzone (Questa o quella per me pari sono), il Duca corteggia la Contessa di Ceprano, provocando la rabbia del marito, che viene schernito da Rigoletto, il buffone di corte. Intanto, in disparte, il cortigiano Marullo racconta ai suoi amici che Rigoletto, sebbene gobbo e deforme, avrebbe un’amante. In realtà la giovane, creduta erroneamente sua amante, non è altro che la figlia Gilda.

Improvvisamente appare il Conte di Monterone, vecchio nemico del Duca, che lo accusa pubblicamente di avergli sedotto la figlia. Rigoletto lo irride (Voi congiuraste contro noi, signore) e Monterone maledice lui e il Duca. Il Duca ordina di arrestare il Conte, mentre Rigoletto, spaventato per le parole di Monterone, fugge.

Mentre è sulla strada di casa il buffone viene avvicinato da Sparafucile, un sicario prezzolato, che gli offre i suoi servigi. Rigoletto lo allontana. Quindi, giunto sulla soglia di casa, ripensa alla sua vita infelice da buffone e alla maledizione di Monterone, che lo ha profondamente turbato (Quel vecchio maledivami).

Tornato a casa, riabbraccia Gilda e raccomanda alla cameriera Giovanna di vegliare su di lei (Veglia, o donna, questo fiore); ma il Duca si è già introdotto nella casa e osserva di nascosto la scena. Poco dopo Rigoletto se ne va e Gilda viene avvicinata dal Duca, che le dichiara il suo amore, spacciandosi per uno studente povero, Gualtier Maldè. Andatosene anche il Duca, Gilda canta il suo amore per lui (Gualtier Maldé… Caro nome…).

Nelle vicinanze, Marullo sta organizzando con un gruppo di cortigiani il rapimento di quella che crede essere l’amante di Rigoletto (Zitti, zitti, moviamo a vendetta) e si fa aiutare dallo stesso inconsapevole buffone che, bendato, gli tiene ferma la scala d’accesso alla terrazza. Solo quando tutti sono partiti, egli capisce la verità.

Atto II

All’ oscuro di tutto, il Duca di Mantova, tornato a cercare Gilda, si dispera per il suo rapimento. Quando i cortigiani lo informano di aver rapito l’amante di Rigoletto, egli comprende cosa è successo e si fa portare Gilda in camera (Possente amor mi chiama).

Entra Rigoletto che, fingendo indifferenza (La rà, la rà), cerca la figlia, deriso dal crocchio di cortigiani. Quando capisce che Gilda si trova nella camera del Duca, sfoga la sua ira imprecando contro i nobili, che però gli impediscono di raggiungere la stanza (Cortigiani, vil razza dannata). Esce Gilda e finalmente rivela al padre come ha conosciuto il giovane di cui ignorava la vera identità (Tutte le feste al tempio). Per vendicare la figlia disonorata, Rigoletto medita una terribile vendetta.

Passa frattanto Monterone, che sta per essere condotto al supplizio. Il vecchio nobile si ferma e osserva il Duca ritratto in un quadro, constatando amaramente che la sua maledizione è stata vana. Quindi esce. Udite le sue parole, Rigoletto replica che la vendetta invece arriverà (Sì, vendetta, tremenda vendetta!). Egli ha già deciso di rivolgersi al sicario Sparafucile per chiedergli di uccidere il duca.

Atto III

Rigoletto ha deciso di far toccare con mano alla figlia chi sia veramente l’uomo che ella continua, nonostante tutto, ad amare. La conduce perciò alla locanda di Sparafucile, nella periferia di Mantova, dove si trova il Duca, adescato dalla sorella del sicario, Maddalena. Gilda ha così modo di vedere di nascosto il Duca, mentre questi canta la scarsissima considerazione che nutre verso le donne e verso chi si innamora di loro.

Mentre all’esterno si avvicina un temporale, il Duca amoreggia con Maddalena (Bella figlia dell’amore), quindi va a riposare al piano superiore. Rigoletto dà ordine alla figlia di tornare a casa e di partire immediatamente alla volta di Verona, travestita da uomo per la sua incolumità; dopo aver preso accordi con Sparafucile, si allontana anch’egli dalla locanda. Ma Gilda, già in abiti maschili, torna presso la locanda e ascolta il drammatico dialogo che vi si svolge. Maddalena infatti, invaghitasi anch’essa del Duca, supplica il fratello affinché lo risparmi e uccida al suo posto il mandante del delitto, Rigoletto, non appena giungerà con il denaro. Sparafucile non ne vuole sapere, ma alla fine accetta un compromesso: aspetterà la mezzanotte (Se pria che abbia il mezzo la notte toccato) e ucciderà il primo uomo che entrerà nell’osteria. Gilda decide immediatamente di sacrificarsi per il Duca: fingendosi un mendicante, ella bussa alla porta della locanda e viene pugnalata a sangue freddo dal sicario.

Sparafucile consegna il corpo in un sacco a Rigoletto, che è soddisfatto di aver portato a compimento la vendetta. Tuttavia, quando ode in lontananza la voce del Duca che canticchia La donna è mobile, sconvolto e raggelato, si chiede di chi sia allora il corpo nel sacco. Lo apre e vede Gilda in fin di vita, che in un ultimo anelito chiede perdono al padre e muore tra le sue braccia. Rigoletto, disperato, si rende conto che la maledizione del vecchio Monterone si è avverata (Ah la maledizione!).

Nella storia dell’ opera italiana Rigoletto ha curiosi precedenti, sicuramente ignoti a Verdi, dal momento che gli studi sul melodramma del XVII secolo sono recenti. Ad esempio la figura del buffone di corte compare in varie opere, a volte godendo una certa libertà di linguaggio in senso satirico, come il Momo (basso) del Pomo d’oro di Antonio Cesti (Vienna 1668). Più singolare è che nel Giasone di Francesco Cavalli (Venezia 1649) un personaggio, Oreste, canti una canzone sulla volubilità delle donne (“Fiero amor l’alma tormenta”) nella quale la seconda strofa inizia «È leggier la piuma al vento», anticipando così «La donna è mobile/ qual piuma al vento» del duca di Mantova.

Va ora ricordato che tra l’11 marzo 1851 e il 6 marzo 1853, cioè in due anni, Verdi diede alle scene RigolettoTrovatore Traviata, che sono, con tutta probabilità, le sue opere più popolari. Ciò che colpisce del Rigoletto, rispetto alle precedenti opere, è anzitutto la rapidità con la quale gli eventi si succedono, senza però che questo pregiudichi la caratterizzazione dell’ambiente e dei personaggi. 

Segno evidente dell’evoluzione di Verdi rispetto alle precedenti opere, in fatto di ambientazione e, insieme, di tratteggio dei personaggi, è l’incontro Rigoletto-Sparafucile della scena successiva. La melodia d’un violoncello e di un contrabbasso – sommessa, in sordina – emerge sugli ‘staccati’ dei fiati e sui ‘pizzicati’ degli archi; ed è cupa, sinistra, come le frasi che i due personaggi si scambiano. Quanto al “Pari siamo” di Rigoletto, che si sviluppa su continui mutamenti di tempo, è evidente il gioco di un genere di declamazione melodica altrettanto cangiante. Qui subentra tuttavia un contrasto tra ciò che per il pubblico era mitico e ciò che la ‘toscanizzazione’ dei direttori d’orchestra ha sancito. Fino a tempi recenti i baritoni erano soliti emettere un sol acuto su «follia», invece del dimesso mi naturale previsto da Verdi. L’effetto scenico era notevole, ma menomava un altro particolare effetto previsto dal compositore, giacché gli applausi che premiavano l’acuto del baritono si sovrapponevano allo spettacolare scoppio dell’Allegro vivo a piena orchestra, che coincide proprio con la ‘a’ di «follia» e con lo slancio con il quale Gilda, alla sua prima comparsa in scena, si getta fra le braccia del padre. Il duetto che segue alterna momenti di affannosa concitazione, come l’Allegro vivo iniziale introdotto dalla piena orchestra (“Figlia!”, “Mio padre”), ad altri di canto disteso e affettuoso: così l’Andante “Deh, non parlare al misero”, melodia nostalgica di Rigoletto alla quale Gilda risponde con frasi trepidanti, all’unisono con il primo oboe e il primo violino. Questo duetto procede con trapassi di tono, come il veemente “Culto, famiglia, patria/ il mio universo è in te”, la cui iperbolica enfasi faceva inorridire i cultori dell’aulica compostezza rossiniana. Ma Verdi mirava all’eloquenza scenica, che d’altronde non precludeva melodie ampie e di calda affettuosità come il “Veglia, o donna, questo fiore” rivolto a Giovanna, la ‘custode’ di Gilda. Ricompare a questo punto il duca, che capovolge il principio romantico del tenore vittima del baritono (vale a dire del giovane eroe, ricco di virtù, piegato dalla scaltra virulenza di un uomo maturo), ergendosi per di più, data l’ampiezza della sua parte, quasi a coprotagonista. Monterone prima, quindi Gilda e Rigoletto sono le sue vittime; consapevolmente, va aggiunto. Quando il duca, introdottosi nella casa di Rigoletto con la complicità di Giovanna, ascolta l’ultima parte del duetto baritono-soprano e apprende che Gilda è figlia del suo buffone di corte, si limita a un solo laconico commento, «Sua figlia!». Malgrado questo, il pubblico ha sempre prediletto il cinico gallismo del duca di Mantova, che tra l’altro, a differenza del Don Giovanni mozartiano, esce sempre appagato dalle sue avventure. Ma di Gilda il duca sembra, inizialmente, sinceramente invaghito. Anzi lo è, tanto Gilda differisce dalle sue abituali conquiste. Di qui l’appassionato “È il sol dell’anima, la vita è amore” e la candida risposta di Gilda (“Ah de’ miei vergini sogni son queste”). L’enfatica stretta finale (“Addio, addio, speranza ed anima”) pone il problema che investe tanta parte dell’operismo verdiano. Apparente faciloneria musicale, ma ciononostante aderenza all’effetto scenico; giacché il candore di Gilda è come travolto dalla dialettica del duca. Segue il celebre “Caro nome” di Gilda. Qui Verdi si rifà, concettualmente, ma con maggior sagacia, a un altro Allegro moderato, quello dell’aria “Lo vidi e il primo palpito” della protagonista di Luisa Miller (Napoli 1849). Anche qui le parole spezzate da pause evocano il battito tumultuoso del cuore. Ma in “Caro nome”, a parte l’invenzione melodica più attraente, intervengono anche trilli brevissimi, gioiosa espressione del primo amore di un’adolescente. Nondimeno, i gorgheggi e l’ornamentazione di “Caro nome” vanno verso i cosiddetti soprani leggeri o di ‘coloratura’, mentre altri momenti richiederebbero maggior espansione vocale. È una questione da tempo dibattuta e che chiama in causa, tra l’altro, la più metodica preparazione tecnica dei soprani della metà del secolo scorso, nei cui ranghi, sul puro piano vocale, la versatilità era abituale. Verdi compose la parte di Gilda per Teresina Brambilla, che alternava Sonnambula Puritani ErnaniNabuccoAttila, e che proprio nel 1851, alla Fenice di Venezia, eseguì Lucia di Lammermoor Luisa Miller prima del Rigoletto.

Il Rigoletto vanta anche una parte corale di rilievo. Il “Zitti, zitti, moviamo a vendetta” dei cortigiani che rapiscono Gilda è un Allegro fortemente ritmato, mentre subito dopo, a conclusione del primo atto, è l’orchestra a delineare la disperazione di Rigoletto. La scena e aria del duca che apre il secondo atto si attiene, diversamente dagli altri ‘assoli’ di questo personaggio, alla struttura rituale: recitativo (“Ella mi fu rapita”), Adagio (“Parmi veder le lacrime”) e cabaletta (Allegro “Possente amor mi chiama”), dilazionata dal coro “Scorrendo uniti remota via” dei cortigiani. Anche se il recitativo e l’Adagio sono ragguardevoli e cari al pubblico (non così la cabaletta, che il più delle volte è soppressa nelle normali esecuzioni), è evidente che si tratta d’un omaggio al tenorismo, seguito tuttavia da scene fondamentali. L’iniziale, simulata veemenza di “Cortigiani, vil razza dannata”, che poi si muta in un’implorazione (“Miei signori, perdono, pietade”) iterata dal corno inglese accompagnato dai soli archi; l’entrata improvvisa di Gilda, mentre fiati e archi prorompono in un Allegro; il patetico racconto “Tutte le feste al tempio”; il concitato “Solo per me l’infamia” di Rigoletto, seguito dall’accorato “Piangi, piangi, fanciulla” si susseguono con straordinaria continuità di ispirazione, per poi prorompere nell’Allegro vivo “Sì, vendetta, tremenda vendetta”: clamoroso, plateale, primordiale sotto certi aspetti, ma teatralmente travolgente.

Il terzo atto è contrassegnato da un’inventiva melodica grazie alla quale ambientazione e avvenimenti procedono simultaneamente, pur con marcati contrasti di tono. Allo sconsolato colloquio iniziale fra Rigoletto e Gilda segue l’elettrizzante cinismo della canzone “La donna è mobile” del duca, che Verdi tenne segreta ancora a prove iniziate e che la sera della prima rappresentazione fu ‘trissata’. Quindi un breve, tetro dialogo Rigoletto-Gilda, ma subito dopo lo stupefacente quartetto Gilda-Maddalena-duca-Rigoletto, che armonizza e fonde quattro diversi stati d’animo. Quindi la tempesta, con la singolare trovata del vento mimato a bocca chiusa dalle voci maschili del coro, il dialogo Sparafucile-Maddalena e l’estremo sacrificio, mentre la tempesta s’intensifica. Poi, mentre l’uragano si smorza, l’orgoglioso soliloquio di Rigoletto, che crede d’aver annientato un uomo potente, ma è richiamato alla realtà dal canto del duca, che ancora una volta intona “La donna è mobile”. Infine, l’ultima melodia dell’agonizzante Gilda (“Lassù in cielo, vicino alla madre”) e l’estremo grido di Rigoletto, evocante la maledizione di Monterone.

 

PER CONOSCERE L’ OPERA…

Rigoletto by G. Verdi ([part 1 of 3] – Callas, di Stefano / Live performance, June 17, 1952 – Mexico City):

Rigoletto by G. Verdi ([part 2 of 3] – Callas, di Stefano / Live performance, June 17, 1952 – Mexico City):

Rigoletto by G. Verdi ([part 3 of 3] – Callas, di Stefano / Live performance, June 17, 1952 – Mexico City):

Rigoletto by G. Verdi (Renata Scotto, Ettore Bastianini, Alfredo Kraus – Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, Direttore Gianandrea Gavezzeni, Direttore del Coro Andrea Morosini):


Rigoletto by G. Verdi (Rigoletto: Ingvar Wixell, Gilda: Edita Gruberova, Duca di Mantova: Luciano Pavarotti, Maddalena: Victoria Vergara, Sparafucile: Ferruccio Furlanetto – Orchestra: Wiener Philarmoniker – Coro: Wiener Staatsopernchor – Direttore d’orchestra: Riccardo Chailly / Registrazione del 1983):

Rigoletto by G. Verdi (Mollinari, Pradelli, Panerai, Rinaldi, Bonisolli):

Rigoletto by G. Verdi (Wixell, Pavarotti, Grubovera – Wiener Philharmoniker e Riccardo Chailly / Directed by Jean-Pierre PONNELLE / A production of Unitel GMBH & CO. KG, MUNICH © 1983 Unitel):

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Written by mara

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