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Al Teatro Massimo Bellini di Catania La Cenerentola di Rossini dicembre 2019

Stanco dal proporre e mezzo cascante dal sonno, sibilai in mezzo a uno sbadiglio: ‘Cendrillon’. Rossini che, per esser meglio concentrato, si era posto a letto, rizzatosi su come il Farinata dell’Alighieri: ‘Avresti tu core scrivermi Cendrillon?’, mi disse: ed io a lui di rimando: ‘E tu di metterla in musica?’, ed egli: ‘Quando il programma?’, ed io ‘…a dispetto del sonno, domani mattina’, e Rossini: ‘Buona notte!’”, Jacopo Ferretti, nelle sue Memorie

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La Cenerentola è un melodramma giocoso od un’opera lirica di Gioachino Rossini su libretto di Jacopo Ferretti. Il titolo originale completo è La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo.

Il soggetto fu tratto dalla celebre fiaba di Charles Perrault, ma Ferretti si servì anche di due libretti d’opera: Cendrillon di Charles Guillaume Etienne per Nicolò Isouard (1810) e Agatina, o la virtù premiata di Francesco Fiorini per Stefano Pavesi (1814).

Il riferimento principale però è quello alla favola di Charles perrault, soprattutto per ragioni morali: a differenza di alcune versioni più aspre e violente del racconto, lo scrittore francese enfatizzò nella sua favola gli elementi del perdono e della virtù. Valori molto vicini alla sensibilità del tempo e certamente graditi al vaglio Pontificio.

Sullo sfondo della vicenda, però, fa capolino una società degradata, calata a pennello nell’atmosfera romana di quegli anni, pervasa dalla corruzione, da una nobiltà decadente e scialacquante, da gravi disagi tra i ceti sociali più poveri. Sotto le spoglie di un buonismo (obbligato dalla pesante censura pontificia), si intravede la lettura sarcastica di una fiaba amara più che zuccherosa.

L’opera fu composta in circa tre settimane e Rossini, come fece in altre occasioni, affidò ad un assistente (in questo caso Luca Agolini) la composizione dei recitativi secchi e delle arie meno importanti, quelle di Alidoro e Clorinda.

La prima rappresentazione ebbe luogo il 25 gennaio 1817 al Teatro Valle di Roma. Il contralto Geltrude Righetti Giorgi, che era stata già la prima Rosina del Barbiere di Siviglia, cantò il ruolo della protagonista.

Il debutto, pur non provocando uno scandalo paragonabile a quello del Barbiere, fu un insuccesso, ma dopo poche recite, l’opera divenne popolarissima e fu ripresa in Italia e all’estero.

Come aveva già fatto altre volte, Rossini usò la tecnica dell’ autoimprestito, cioè prese le musiche per alcuni brani da opere composte in precedenza: il rondò di Angelina è tratto dall’aria del conte di Almaviva del Barbiere “Cessa di più resistere” e la sinfonia è tratta da quella della Gazzetta.

Per una ripresa del 1820 al Teatro Apollo di Roma, avendo a disposizione l’ottimo basso Gioacchino Moncada, Rossini sostituì l’aria di Alidoro composta da Agolini con una grande aria virtuosistica (Là del ciel nell’arcano profondo), che nelle rappresentazioni odierne viene solitamente eseguita. Scelta che per altro obbliga a scritturare una prima parte anche per il ruolo di Alidoro, che nella versione originale era poco più di un comprimario.

Gli autografi sono conservati presso l’Accademia Filarmonica di Bologna e presso la Fondazione Rossini di Pesaro.

Alcune curiosità

Il sestetto Questo è un nodo avviluppato, è stato utilizzato da Pascal Roulin nel film L’ Opéra Imaginaire, una sorta di cartone animato simile a Fantasia della Disney ma con brani d’opera anziché sinfonici.

La melodia di “Non più mesta accanto al foco” è ripresa da Il barbiere di Siviglia, precisamente nel rondò “Ah! il più lieto, il più felice” del Conte di Almaviva.

Il tema del perdono è presente anche nella precedente opera di Piccinni La Cecchina. Si scopre che la protagonista, inizialmente creduta una semplice giardiniera, è in realtà una baronessa abbandonata dal padre. Può quindi sposare il Marchese che amava ricambiata e perdonare chi la trattava male non conoscendo il suo reale grado.

Il contralto Marietta Alboni (1826-1894) fu la più importante interprete della La Cenerentola.

 

IL CAST

La Cenerentola

Melodramma giocoso in due atti
Libretto di Jacopo Ferretti
dal racconto Cenerentola di Charles Perrault
Musica di Gioachino Rossini

Direttore, José Miguel Pérez-Sierra

Regia, Paolo Gavazzeni e Piero Maranghi

Maestro del coro, Luigi Petrozziello  
 
Interpreti:

Don Ramiro     David Alegret

Dandini     Vincenzo Taormina

Don Magnifico     Luca Dall’Amico

Angelina     Laura Polverelli / Valeria Tornatore (12, 14, 17 dicembre)

Alidoro     Gabriele Sagona

Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini

Nuovo allestimento

 

QUANDO

Mercoledì 11 Dicembre 2019, ore 20.30

Giovedì 12 Dicembre 2019, ore 17.30

Venerdì 13 Dicembre 2019, ore 20.30

Sabato 14 Dicembre 2019, ore 17.30

Domenica 15 Dicembre 2019, ore 17.30

Martedì 17 Dicembre 2019, ore 17.30

Mercoledì 18 Dicembre 2019, ore 17.30

 

DOVE: Teatro Massimo Bellini
Via Giuseppe Perrotta, 12
95131 Catania (CT)

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Mercoledì 11 Dicembre 2019, ore 20.30

Platea I° al costo di € 117,81

Platea II° al costo di € 95,37

Galleria al costo di € 28,05

 

Giovedì 12 Dicembre 2019, ore 17.30; Sabato 14 Dicembre 2019, ore 17.30

Platea I° al costo di € 67,32

Platea II° al costo di € 56,10

Galleria al costo di € 22,44

 

Domenica 15 Dicembre 2019, ore 17.30

Platea I° al costo di € 100,98

Platea II° al costo di € 78,54

Galleria al costo di € 28,05

 

Venerdì 13 Dicembre 2019, ore 20.30; Martedì 17 Dicembre 2019, ore 17.30

Platea I° al costo di € 84,15

Platea II° al costo di € 67,32

Galleria al costo di € 22,44

 

Mercoledì 18 Dicembre 2019, ore 17.30

Platea I° al costo di € 95,37

Platea II° al costo di € 72,93

Galleria al costo di € 22,44

 

Teatro Massimo Bellini: opera La Cenerentola

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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Le origini

«Stanco dal proporre e mezzo cascante dal sonno, sibilai in mezzo a uno sbadiglio: ‘Cendrillon’. Rossini che, per esser meglio concentrato, si era posto a letto, rizzatosi su come il Farinata dell’Alighieri: ‘Avresti tu core scrivermi Cendrillon?’, mi disse: ed io a lui di rimando: ‘E tu di metterla in musica?’, ed egli: ‘Quando il programma?’, ed io ‘…a dispetto del sonno, domani mattina’, e Rossini: ‘Buona notte!’». Così Jacopo Ferretti, nelle sue Memorie, ricorda la notte in cui Rossini decise di porre in musica la favola di Cenerentola. Mancavano due giorni al Natale 1816 e il compositore, che si era impegnato con il Teatro Valle di Roma a scrivere una nuova opera per il prossimo carnevale, si trovava in gravi difficoltà perché la censura pontificia aveva bocciato il previsto soggetto di Ninetta alla corte, una delle «meno morali commedie del teatro francese», come ci ricorda lo stesso Ferretti. In quella ‘tempestosa’ notte, Rossini si trovò quindi in tutta fretta a scegliere, insieme al librettista e all’impresario Cartoni, un nuovo argomento. La scelta cadde su Cendrillon ou La petite pantoufle, la celeberrima fiaba di Perrault, uno dei miti più diffusi al mondo. Le trasformazioni e il riscatto sociale dell’innocente fanciulla sono infatti argomento, pur sotto forme e varianti diverse, anche di racconti greci, egizi e cinesi, nonché dell’altrettanto celebre versione dei fratelli Grimm.

È noto come Rossini e Ferretti abbiano eliminato dal racconto qualsiasi implicazione magica e fiabesca: forse la dimensione del meraviglioso non piaceva al pubblico romano dell’epoca, o forse Rossini non la sentiva, in quel momento, congeniale alla sua ispirazione. Di fatto nel libretto del Ferretti non appare il fondamentale personaggio della fata, né l’incantesimo che permette a Cenerentola di presentarsi al ballo magnificamente vestita. E, soprattutto, non si fa nemmeno menzione della promessa che costringe la fanciulla a fuggire, allo scoccare della mezzanotte, dalle braccia del principe perdendo la fatale scarpetta. In Rossini la scarpetta viene sostituita da uno «smaniglio», un braccialetto che Cenerentola, forse non senza malizia, affida al principe affinché la possa più facilmente ritrovare.

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“Una volta c’era un re…”
(Cenerentola)

Personaggi dell’opera

  • Don Magnifico (basso buffo): barone di Montefiascone, nobile spiantato e decaduto, oltreché involontariamente comico (da tipico esempio di basso dell’opera buffanapoletana). Padre di Clorinda e Tisbe nonché di Angelina (detta comunemente Cenerentola). Alla morte della madre di quest’ultima, incamera a vantaggio proprio e delle figlie il patrimonio di Cenerentola (che nulla sa in proposito) non solo per poter mettere assieme pranzo e cena, ma soprattutto per soddisfare la vanità delle stupide figlie (“per abbigliarvi, al verde l’ho ridotta…”). Sogna di uscire dalla voragine di debiti in cui si trova accasando una delle figlie al principe: per l’insipienza propria e dei suoi “rampolli femminini”, ahilui, farà ben altra fine (anche se la bontà di Cenerentola lo salverà comunque dal peggio).
  • Clorinda (soprano) e Tisbe (mezzosoprano): tipici esempi di “brutte e stupide”. Viziate, immature, sciocche: insomma, il peggio del peggio. Fanno il diavolo a quattro per accasarsi col principe (finto) sdegnando per superbia l’offerta di matrimonio dello scudiero (che in realtà è il vero principe). Anche per loro, il risveglio sarà amaro.
  • Angelina detta Cenerentola (contralto d’agilità, mezzocontralto): così come Clorinda e Tisbe rappresentano il negativo, Cenerentola ovvero Angelina rappresenta il positivo. Da ciò che si ricava dal testo si desume che:
  1. Sa di essere figlia (di primo letto) della moglie del Barone Don Magnifico (chiama sorelle Clorinda e Tisbe – pur tra i loro rimproveri – e dice “Era vedova mia madre ma fu madre ancor di quelle”);
  2. La madre morì quando ella era ancora piccola, altrimenti non avrebbe tollerato che fosse trattata da serva e soprattutto le avrebbe spiegato che la lasciava erede dell’ingente patrimonio del padre naturale;
  3. Ignora appunto di essere ricca, e che il denaro è stato occultato da Don Magnifico; Vive come una sorta di schiava, facendo la domestica per il patrigno e le sorellastre, ma sognando il riscatto. Incontra il principe travestito da scudiero e se ne innamora: grazie ai buoni uffici di Alidoro, maestro del principe, partecipa alla festa di palazzo. Vedrà coronati i suoi sogni e salirà sul trono con l’uomo che ama.
  • Don Ramiro (tenore) : personaggio di scarso spessore, inserito sol perché necessario nell’economia dell’opera (vedi il Don Ottavio nel Don Giovanni di Mozart). Si traveste da scudiero perché “in questa simulata sembianza, le belle osserverò”.
  • Dandini (basso o baritono): lo scudiero che fa da principe per un giorno. Non ha le profondità o il ruolo di un Figaro (paradigma della voce baritonale nella musica rossiniana), ma a differenza del padrone anche musicalmente vive di luce propria.
  • Alidoro (basso) : deus ex machina dell’opera, è il sostituto della fatina. Lui che invita il principe a scambiarsi di posto con Dandini per cogliere dal vero i caratteri delle pretendenti. Egli entra per primo in casa di Don Magnifico travestito da mendicante per indagare sulla situazione. Infine, progetta ed attua la partecipazione alla festa di Cenerentola nonché un falso incidente per consentire a Ramiro di ritrovarla.

Atto primo

Antica sala terrena nel castello di Don Magnifico, Barone di Monte Fiascone. Clorinda e Tisbe, le due figlie del barone, si agghindano pavoneggiandosi davanti a uno specchio. Cenerentola – il cui vero nome è Angelina, figliastra di Don Magnifico – è invece relegata come una serva vicino al camino, dove sta preparando la colazione per le sorellastre e per il patrigno. Canta una canzone malinconica, che irrita le due sorellastre. Bussa alla porta un mendico, sotto le cui misere vesti tuttavia si cela in realtà Alidoro, filosofo e precettore di Don Ramiro, il giovane principe di Salerno. Clorinda e Tisbe lo discacciano ma Cenerentola, commossa, lo ristora con del pane e del caffè, suscitando così le ire delle sorellastre. Irrompono dei Cavalieri, seguaci di Don Ramiro, per annunciare come il principe, volendo scegliere una sposa, stia per far visita a quella dimora, per condurre poi le figlie di Don Magnifico presso il suo palazzo. La notizia getta le due sorellastre nella più grande agitazione; congedano i Cavalieri, discacciano il mendico e ordinano a Cenerentola di preparare tutto quanto necessario per agghindarsi; il loro battibecco sveglia Don Magnifico, che si mostra irritatissimo verso le figlie. Esse hanno interrotto il magnifico sogno di un somaro che, volando, si poggiava su un campanile, come fosse un trono; sogno dal quale egli trae auspici di grande fortuna per la sua prole. Quando Clorinda e Tisbe gli raccontano dell’invito ricevuto, Don Magnifico crede di vedere realizzato il suo sogno; il matrimonio di una delle figlie con il principe risolleverebbe le sue disastrate condizioni economiche. Tutti si ritirano e nella casa fa il suo ingresso, inosservato, lo stesso Don Ramiro, travestito però da scudiero; la morte improvvisa del genitore lo ha costretto a interrompere i suoi viaggi, e il testamento del padre gli impone di sposarsi, pena la perdita dell’eredità. E’ stato Alidoro a indicargli che in quel palazzo troverà una sposa degna di lui, e a suggerirgli quel travestimento che deve giovargli a meglio indagare l’animo femminile. Nel vedere Cenerentola il principe è incantato dalla semplicità e dalla grazia della fanciulla, che sua volta sente attrazione per lui. Rimane invece stupito dalla goffaggine di Don Magnifico, che lo riceve in abito di gala. Ma ecco che, preceduto dai Cavalieri, fa il suo ingresso quello che tutti credono il principe, e che in realtà è Dandini, il cameriere di Don Ramiro, che ha scambiato il suo ruolo con quello del suo padrone. Con affermazioni esageratamente complimentose si dichiara conquistato da Clorinda e Tisbe, vistosamente abbigliate; le accompagna poi alla carrozza. Osservata segretamente da Don Ramiro, Cenerentola prega invano il patrigno di essere condotta anche lei, magari solo per un quarto d’ora, a casa del principe, e viene derisa per questo. A Dandini, tornato indietro, Don Magnifico racconta falsamente come quella sia una serva di bassissima estrazione. Ma ecco che si presenta Alidoro, in vesti da filosofo, portando con sé un registro da cui risulta che presso la casa di Don Magnifico vivono tre sorelle; il barone, confuso, per giustificare l’assenza della terza sorella si inventa la prematura morte di una delle figliole, e zittisce con minacce Cenerentola, che vorrebbe rivelare la verità; così tutti partono per la festa, tranne la fanciulla, disperata per la sua sorte. Rientra però Alidoro, vestito nuovamente da mendico, e invita l’incredula Cenerentola al palazzo del principe; per convincerla dismette le vesti di mendico e rimane con le sue vere vesti di filosofo; poi le spiega come lo sguardo divino sappia individuare e premiare la bontà, e la fa salire su una carrozza.

Gabinetto nel Casino di Don Ramiro. Dandini, recitando la parte del principe, si compiace con Don Magnifico della sua competenza in fatto i vini e lo invita a recarsi in cantina, promettendogli la nomina a cantiniere se saprà assaggiare trenta bottiglie di seguito senza perdere la lucidità. Clorinda e Tisbe cercano di conquistare i favori del presunto principe additandogli l’una i difetti dell’altra.

Deliziosa nel Casino del principe Don Ramiro. Don Magnifico ha superato la prova impostagli dal finto principe, ed è dunque stato nominato cantiniere. In questa sua nuova veste detta ai Cavalieri un editto che dovrà essere affisso in seimila copie per la città, e in cui si proibisce di mescere il vino allungandolo con l’acqua. Poi tutti partono a preparare il pranzo. Entrano Don Ramiro e Dandini, e il finto principe informa il finto scudiero che le figlie del barone sono un misto di insolenza, capriccio e vanità; Clorinda e Tisbe inseguono il presunto principe, e rimangono orrefatte quando Dandini prospetta loro la possibilità di maritare allo scudiero quella delle due che venisse da lui scartata come sposa. Si ode un richiamo da fuori, e Alidoro annuncia l’arrivo di una dama, incognita e velata, causando la gelosia delle due sorelle; si avanza infatti Cenerentola, splendidamente vestita; sollecitata da Dandini, si leva il velo, e tutti rimangono impressionati dalla somiglianza di quella dama con la umile serva di Don Magnifico; lo stesso barone, sopraggiunto, rimane di stucco, ma viene rassicurato dalle figlie, che escludono si tratti di Cenerentola e non temono la nuova concorrente. Dandini, che intende approfittare anche a tavola dei privilegi che il suo temporaneo ruolo di principe gli consente, invita tutti al banchetto.

Atto secondo

Gabinetto nel palazzo di Don Ramiro. I cavalieri si prendono gioco di Clorinda e Tisbe, che si illudevano di essere già quasi sul trono, e hanno trovato una impensata rivale nella bella sconosciuta. Infatti Don Magnifico è preoccupato per la presenza della dama incognita che somiglia a Cenerentola; confortato da Clorinda e Tisbe sulle attenzioni del principe nei loro confronti, si immagina la sua nuova vita presso la corte, riempita da questuanti pronti a pagare per ottenere favori e raccomandazioni. Dandini, nel frattempo, tenta di corteggiare Cenerentola, ma ne viene respinto; la fanciulla gli dichiara di amare invece il suo scudiero. Don Ramiro, che ha ascoltato in disparte il colloquio, gioisce del fatto che Cenerentola possa preferire lo scudiero al principe; ma ora è la dama misteriosa ad imporgli delle condizioni: egli dovrà cercarla e quando la avrà ritrovata nel suo vero ambiente, se ancora vorrà, potrà sposarla; nel congedarsi, gli consegna un bracciale, gemello di un altro che terrà con sé per farsi riconoscere. Colpito da queste parole, e scopertosi innamorato, Don Ramiro decide di riassumere il ruolo di principe, di vuotare il palazzo dalle donne arroganti che vi hanno soggiornato, e di volare alla ricerca di Cenerentola. Spetta a Dandini affrontare Don Magnifico, e rivelargli di essere in realtà un cameriere travestito da principe; il barone apprende così, stupefatto, deluso e indignato, che le aspettative di imparentarsi col principe sono una burla e che deve lasciare subito il palazzo.

Sala terrena con camino in casa di Don Magnifico. Cenerentola, nuovamente nelle sue umili vesti e accanto al fuoco, è assorta nella sua canzone e nella contemplazione del bracciale rimastole; viene raggiunta da Don Magnifico e dalle sorellastre, incolleriti per la piega presa dagli eventi e sospettosi per la somiglianza della fanciulla con la dama incognita. All’ esterno infuria un temporale, che fa ribaltare una carrozza; è quella su cui viaggiano Don Ramiro e Dandini, tornati rispettivamente principe e cameriere, che bussano alla porta di Don Magnifico. Vengono accolti con tutti gli onori dal barone, che si rinfocola nelle speranze matrimoniali; Cenerentola scopre così che quello che riteneva lo scudiero è in realtà il principe, e viene a sua volta riconosciuta da Don Ramiro come la dama incognita, per il bracciale che porta al polso. La stupefazione generale lascia il posto all’ indignazione da parte del barone e delle sue figlie, che non si capacitano di come le attenzioni del principe possano andare proprio all’ umile serva; Cenerentola, dal canto suo, invita lo sdegnato Don Ramiro a perdonare quelle parole e a far trionfare la bontà; il principe la trae con sé alla reggia. Alidoro, che ha disposto tutte le fila della vicenda, invita Clorinda e Tisbe a chiedere la grazia ai piedi del trono, per tutti i soprusi compiuti contro la sventurata Angelina. Clorinda compiange la sua triste sorte, ma confida, data la sua giovane età, di riuscire nonostante tutto a trovare un marito con cui sistemarsi.

Atrio con festoni di fiori illuminato. Si celebra la festa nuziale fra il principe e Angelina; Don Magnifico e le sorellastre si prostrano di fronte alla fanciulla. Ma Cenerentola non vuole vendette; abbraccia e perdona coloro che le usarono tante angherie, spazzate via dal rapido mutar della sorte.

Ciò che più colpisce in Cenerentola è la cura di Rossini nel tratteggiare il carattere della protagonista. Fin dalle prime battute dell’opera Cenerentola mostra il suo distacco nei confronti dei personaggi che la circondano, è una figura sospesa fra sogno e realtà. Anche l’ornamentazione vocale, fittissima per il suo ruolo, ha lo stesso fine.

Il personaggio meno delineato è in fondo Don Ramiro. Don Magnifico, Clorinda e Tisbe appartengono invece al più tradizionale mondo dell’opera buffa. Relegato alla funzione di semplice riempitivo, il coro non ha modo di farsi valere quale protagonista attivo dell’azione. 

Alla ‘prima’ di Roma l’opera non riscosse un immediato successo, forse per la carenza di prove e per il nervosismo degli interpreti. La fretta, del resto, era stata tale da costringere Rossini a riciclare la sinfonia composta l’anno prima per La Gazzetta e, quale gran finale, il rondò del conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia, diventato in Cenerentola il celeberrimo “Non più mesta” della protagonista. Già nelle repliche il successo fu però assoluto e costante, al punto che negli anni seguenti giunse a oscurare quello del Barbiere. Dopo un periodo di declino, durante il quale l’opera rischiò persino di uscire di repertorio, Cenerentola è ritornata trionfalmente sulle scene, anche grazie alla edizione critica approntata da Alberto Zedda verso la fine degli anni Sessanta.

 

PER CONOSCERE L’ OPERA…

 

La Cenerentola by G. Rossini (Lucia Valentini Terrani, Francisco Araiza, Gabriele Ferro):


La Cenerentola by G. Rossini (Angelina: Marilyn Horne; Ramiro: Francisco Araiza; Dandini: Sesto Bruscantini; Don Magnifico: Paolo Montarsolo – Live, San Francisco 1982):


La Cenerentola by G. Rossini (Angelina – Kathleen Kuhlmann, Ramiro – Laurence Dale, Clorinda – Marta Taddei, Tisbe – Laura Zannini, Don Magnifico – Claudio Desderi, Dandini – Alberto Rinaldi, Alidoro – Roderick Kennedy):


La Cenerentola by G. Rossini (Frederica von Stade – Cenerentola; Francisco Araiza – Don Ramiro; Paolo Montarsolo – Don Magnifico; Claudio Desderi – Dandini; Laura Zannini – Tisbe; Margherita Guglielmi – Clorinda; Paul Plishka – Alidoro _ Orchestra e Coro del Teatro alla Scala e Claudio Abbado, conductor _ 1981):

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Written by mara

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