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Al Teatro Massimo di Palermo Ein deutsches Requiem 24 maggio

Ihr habt nun Traurigkeit; aber ich will euch wiedersehen,
und euer Herz soll sich freuen, und eure Freude soll niemand von euch nehmen.
(Vangelo San Giovanni XVI, 22)

Ora siete nella tristezza; ma io vi rivedrò ancora,
e il vostro cuore tornerà gioioso, la vostra gioia nessuno potrà togliervela.
(Vangelo San Giovanni XVI, 22)

Brahms

Teatro Massimo di Palermo, Stagione 2018

 

Dal palco del Teatro Massimo di Palermo il Direttore Gabriele Ferro alla guida del Coro e dell’ Orchestra del Teatro Massimo per il secondo concerto dedicato al Ciclo Brahms:

 

Johannes Brahms, Ein deutsches Requiem (Requiem tedesco) versione per soli, coro e due pianoforti

 

QUANDO

Venerdì 24 Maggio 2019, ore 20.30

 

DOVE: Fondazione Teatro Massimo
Piazza Verdi

90138 Palermo (PA)

 

INTERPRETI:

Direttore, Gabriele Ferro

Orchestra e Coro del Teatro Massimo

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore 1 Intero al costo di € 30,00; Ridotto al costo di € 24,00

Settore 2 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 3 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 4 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 5 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 6 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 7 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 8 Intero al costo di € 15,00

 

Teatro Massimo di Palermo: Ein deutsches Requiem op. 45

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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NOTE SUL PROGRAMMA…

 

Gabriele Ferro…

Gabriele Ferro

Gabriele Ferro, figlio del compositore Pietro Ferro, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e si è diplomato in pianoforte e in composizione.

Nel 1970 ha vinto il concorso per giovani direttori d’orchestra della Rai, collaborando da allora con le orchestre della Rai, di Santa Cecilia e della Scala di Milano. Ha riscosso un ampio successo internazionale dirigendo i Wiener Symphoniker, i Bamberg Symphoniker, l’Orchestre de la Suisse Romande, l’Orchestre Philarmonique de Radio France, la BBC Symphony Orchestra, l’Orchestra WDR, la Cleveland Orchestra, e la Gewandhaus di Lipsia. Ha collaborato stabilmente con l’Orchestre National de France.

È stato Direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica Siciliana (1979-1997), Direttore principale dell’Orchestra della Rai di Roma (1987-1991) e Direttore artistico dello Stuttgart Staatstheater (1991-1997).

Il suo repertorio spazia dalla musica classica alla contemporanea, nell’ambito della quale ha diretto in prima mondiale opere di Berio, Clementi, Maderna, Stockhausen, Ligeti e Nono.

Dal 1978 si è dedicato al melodramma sia in Europa che negli Stati Uniti, affrontando un repertorio che va dal Settecento al Novecento e collaborando con teatri quali la Fenice di Venezia, l’Opera di Roma, il Comunale di Firenze, la Bastille e lo Châtelet di Parigi, il Ballet du Grand Théâtre di Ginevra, la Bayerische Staatsoper di Monaco, il Covent Garden di Londra, l’Opera di Chicago, la San Francisco Opera, la Los Angeles Opera e l’Opera di Tel Aviv.

Nel 1986 ha partecipato alla tournée del Covent Garden Royal Opera House di Londra in Giappone.

È stato ospite dei maggiori festival internazionali, tra cui le Wiener Festwochen, il Festival di Schwetzingen, il Festival di Pesaro, il Maggio Musicale Fiorentino, Ferrara Musica e la Biennale di Venezia.

Nel 1998 ha ottenuto un grande successo a Vienna con La Cenerentola di Rossini.

Dal 1999 al 2004 è stato Direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli, dove nel 2000 ha inaugurato la stagione lirica con Perséphone e Oedipus Rex di Stravinskij.

Dal 2001 al 2006 è stato Direttore principale del Teatro Massimo di Palermo. Ha diretto nuove produzioni de La Cenerentola a Los Angeles, Anacréon di Cherubini a Venezia, Macbeth a Tel Aviv, Geneviève di Schumann a Vienna, L’elisir d’amore ad Amsterdam e la versione originale di Medea di Cherubini alla Deutsche Oper di Berlino.

Nel 2002/03 ha inaugurato la stagione del Teatro Real di Madrid con Simon Boccanegra, e ha diretto con gran successo l’ Elektra di Strauss a Napoli, ricevendo anche il premio Abbiati.

Nel 2004 ha diretto l’Orchestra Giovanile Italiana in una tournée in Sud America, dove è tornato alla guida dell’Orchestra della Toscana.

Nel 2007 ha diretto l’Orchestra Giovanile Italiana in due tournée: quella estiva, che ha toccato fra le altre, piazze come Berlino e Turku, e quella autunnale che lo ha visto protagonista a La Scala di Milano, al Festival Sinopoli di Taormina e all’Accademia Filarmonica Romana. Ha inoltre trionfato con il Flauto Magico di W. A. Mozart al Grand Théâtre di Ginevra.

Su invito di Piero Farulli è docente di direzione d’orchestra alla Scuola di Musica di Fiesole.

Ha inciso per Sony, Emi, Erato e Deutsche Grammophone.

È accademico di Santa Cecilia.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

Ein deutsches Requiem (noto in Italia come Requiem tedesco) è un’opera sacra che appartiene alla prima fase creativa di Johannes Brahms. Completato nel 1868, è un lavoro sinfonico corale polifonico frutto di una lunga gestazione che va dal 1854 al 1868.

Il progetto di un Requiem prese forma in seguito alla morte del carissimo amico e mentore artistico Robert Schumann e soprattutto dopo la perdita della madre, cui il Requiem è dedicato, avvenuta nel febbraio del 1865. Nello stesso anno furono portati a termine tre dei sette movimenti in cui si articola la composizione (e precisamente il primo, il secondo e il quarto). Nell’ aprile del 1866 Brahms compose il terzo movimento, e durante l’estate anche il sesto e il settimo.

Un’ esecuzione parziale della partitura, limitata ai primi tre movimenti, avvenne il 1° dicembre 1867, con johannes Herbeck sul podio e il baritono Rudolf Panzer come solista. E fu un disastro. Ciononostante, Karl Reinthaler, maestro di cappella nel duomo di Brema, era così convinto della bellezza di questa composizione che se ne assicurò la prima esecuzione completa, che diresse il 10 aprile del 1868, il giorno del Venerdì santo, nel duomo di Brema (con Julius Stockhausen come solista). Questa volta il successo fu tale che il Requiem tedesco venne replicato il giorno successivo, e l’eco di questo trionfo contribuì in maniera decisiva a consolidare la fama di Brahms in tutta la Germania e nel resto dell’Europa.

Mancava però ancora il quinto movimento, il brano per soprano solo e coro «Ihr habt nun Traurigkeit», che Brahms compose solo nei mesi successivi e che fu eseguito in forma privata il 17 settembre 1868 a Zurigo (col soprano Ida Suter-Weber e diretto da Friedrich Negar) e fu poi inserito stabilmente all’interno del Requiem.

La versione integrale in sette movimenti fu eseguita per la prima volta al Gewandhaus di Lipsia il 18 febbraio 1969 con Carl Reinecke sul podio, e Emilie Bellingrath-Wagner e Franz Krükl come solisti.

Il Requiem tedesco non è un requiem in senso propriamente liturgico e non ha una diretta relazione con le messe funebri in latino come quelle di Mozart o Verdi. Si tratta infatti di un’opera concepita essenzialmente per le rappresentazioni concertistiche. Ha l’organico tipico del grande oratorio romantico ma non ne ha i caratteri: manca infatti la dimensione del racconto, le arie, i cori, l’ azione drammatica. E’ piuttosto un lavoro meditativo, privo di contrasti drammatici, un’ opera corale che riflette la concezione protestante della morte, intesa come trapasso a una vita migliore, un lavoro quindi profondamente tedesco, più vicino agli oratori di Bach che alla dimensione spettacolare del Requiem di Berlioz o di quello verdiano.

Questa funzione si rispecchia indirettamente nel testo, che è di forma abbastanza libera. Brahms stesso compose un libretto traendolo dalla Bibbia in tedesco nella versione di Martin Lutero. Il concetto di fondo portato avanti da Brahms era comunque di natura più filosofica che politica: le persone cui portare aiuto e consolazione non erano i morti, ma i vivi. Il tono di pace e consolazione, peraltro, è chiaramente percepibile sin dalle prime battute dell’opera e rimane tale anche nell’ultimo brano, il quale riecheggia il primo numero e porta a compimento, in maniera quasi ciclica, il lavoro.

I primi tre movimenti si possono raggruppare in una grande descrizione delle miserie della vita terrena e della sua fragilità, e introducono temi come la consolazione per i vivi, la confidenza nella bontà divina, l’attesa della resurrezione. Gli altri quattro movimenti evocano invece la felicità della vita eterna, la redenzione del mondo da parte di Cristo, la consolazione del Paradiso che attende l’uomo dopo le sofferenze dei giorni terreni.

Nel primo movimento, Ziemlich langsam und mit Ausdruck (Moderatamente lento con espressione), mancano i violini e l’ottavino, i clarinetti, le trombe, la tuba e i timpani. Dopo una cupa introduzione il coro intona il celebre frammento del Discorso della Montagna (Matteo 5, 4) – «Selig sind, die da Leid tragen» (Beati coloro che soffrono).

Il secondo movimento – «Denn alles Fleisch, es ist wie Gras» (Poiché tutta la carne è come l’erba) – è una strana marcia funebre. Brahms mescola frammenti di testo diversi (I Lettera di Pietro 1, 24, 25; Lettera di Giacomo 5, 7; Isaia 35,10) e crea due ampie sezióni musicali contrastanti. Dopo la ripresa del tema iniziale, che emerge prima in pianissimo, poi viene scandito infortissimo, come l’incombere di un destino implacabile, e una breve transizione (Un poco sostenuto), il movimento si conclude con un ampio fugato (Allegro non troppo) – «Die Erlöseten des Herrn werden wieder kommen, und gen Zion» (I redenti dal Signore ritorneranno e andranno verso Sion con giubilo).

Il terzo movimento «Herr, lehre doch mich» (Fammi sapere, o Signore) è basato sul Salmo 39 e sul Libro della Sapienza (3, 1) e può essere letto come un grande preludio seguito da una fuga: nella prima parte, un Andante moderato, fa il suo ingresso il baritono solista; la struttura è di tipo responsoriale dove ogni versetto declamato dal solista viene ripreso dal coro; la sezione centrale («Ach, wie gar nichts») è sottolineata dallo sfogo lirico del solista cui risponde il drammatico richiamo del coro – «Nun, Herr, wes soll ieri mich trösten?» (Ora signore cosa posso sperare?); il movimento si conclude con una grandiosa fuga – «Der Gerechten Seelen sind in Gottes Hand» (Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio).

Il quarto movimento è nuovamente affidato al solo coro – «Wie lieblich sind deine Wohnungen» (Quanto sono amabili le tue dimore: Salmo 84) – in un tempo moderatamente mosso (Mässig bewegt): è il centro luminoso del Requiem tedesco, un canto di gioia e di lode, caratterizzato dai soprani e da un’orchestrazione trasparente e leggera.

Il quinto movimento – «Ihr habt nun Traurigkeit» (Anche voi ora siete tristi) – è una grande aria per soprano e coro che ricorda le arie delle Passioni bachiane: un’aria dall’espressione estatica, accompagnata da morbidi arabeschi, basata sul commiato di Gesù ai suoi apostoli durante l’ultima cena (Giovanni 16, 22), che si alterna con altri versetti della Bibbia intonati dal coro (Siracide 51, 35; Isaia 66, 13).

Il sesto movimento (Andante) «Denn wir haben hier keine bleibende Statt» (Poiché qui siamo privi di una stabile dimora) ha una struttura musicale articolata e drammatica, che distribuisce i diversi passi biblici (Lettera agli Ebrei 13, 14; Lettera ai Corinzi 15, 51-55; Apocalisse 4, 11) sul tema della speranza della Redenzione, in otto diversi episodi. Culmine drammatico è l’episodio Vivace che richiama il giorno del giudizio – «Denn es wird die Posaune schallen, unddieToten werden auferstehen unverweslich» (Suonerà, infatti, la tromba, e i morti risorgeranno incorrotti). Il progressivo accumulo della tensione sfocia ancora una volta in una grande fuga conclusiva a due soggetti.

Il movimento finale – «Selig sind die Toten» – è una pagina solenne (Feierlich) e chiude anche concettualmente la parabola che va dal «Beato chi vive nel dolore», al «Beato chi muore nel Signore» («Selig sind die Toten, die in dem Herrn sterben»), sulla base di un frammento dell’Apocalisse (14, 13). Il movimento si conclude con una citazione del motivo del primo movimento («Selig sind») e della coda dello stesso, nove battute nelle quali ricompaiono le arpe che suggellano il finale paradisiaco, promessa di beatitudine e di consolazione.

 

“Ein deutsches Requiem op. 45” by Johannes Brahms (Danmarks Radio SymfoniOrkestret, Herbert Blomstedt – Sopran: Camilla Tilling e Baryton: Peter Mattei):

“Ein deutsches Requiem op. 45” by Johannes Brahms (Elisabeth Schwarzkopf: soprano e Dietrich Fischer-Dieskau: baritone – Philharmonia Chorus, Philharmonia Orchestra e Otto Klemperer):

“Ein deutsches Requiem op. 45” by Johannes Brahms (WDR Sinfonieorchester Köln – Kölner Philharmonie, Semyon Bychkov):

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Written by mara

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