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Al Teatro Massimo di Palermo Gabriele Ferro Sophie Karthäuser 5 novembre

“Fare tutto il bene possibile, amare la libertà sopra ogni cosa, di fronte ad un trono, non tradire la verità”, L. v. Beethoven

Teatro Massimo di Palermo, Stagione 2019

 

Dal palco del Teatro Massimo di Palermo il Direttore Gabriele Ferro, alla guida dell’ Orchestra del Teatro Massimo e con la partecipazione del Soprano Sophie Karthäuser, per un programma interamente dedicato a Ludwig van Beethoven:

 

Ludwig van Beethoven, Ouverture Leonore n. 3

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Ludwig van Beethoven, V“Ah perfido!” Aria da concerto op. 65 per soprano e orchestra

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 55 “Eroica”

 

QUANDO

Martedì 5 Novembre 2019, ore 20.30

 

DOVE: Fondazione Teatro Massimo
Piazza Verdi

90138 Palermo (PA)

 

INTERPRETI:

Direttore, Gabriele Ferro

Soprano, Sophie Karthäuser

Orchestra del Teatro Massimo

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore 1 Intero al costo di € 30,00; Ridotto al costo di € 24,00

Settore 2 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 3 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 4 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 5 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 6 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 7 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 8 Intero al costo di  15,00

 

Teatro Massimo di Palermo: Ludwig van Beethoven

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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NOTE SUL PROGRAMMA…

 

Gabriele Ferro…

Gabriele Ferro

Gabriele Ferro, figlio del compositore Pietro Ferro, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e si è diplomato in pianoforte e in composizione.

Nel 1970 ha vinto il concorso per giovani direttori d’orchestra della Rai, collaborando da allora con le orchestre della Rai, di Santa Cecilia e della Scala di Milano. Ha riscosso un ampio successo internazionale dirigendo i Wiener Symphoniker, i Bamberg Symphoniker, l’Orchestre de la Suisse Romande, l’Orchestre Philarmonique de Radio France, la BBC Symphony Orchestra, l’Orchestra WDR, la Cleveland Orchestra, e la Gewandhaus di Lipsia. Ha collaborato stabilmente con l’Orchestre National de France.

È stato Direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica Siciliana (1979-1997), Direttore principale dell’Orchestra della Rai di Roma (1987-1991) e Direttore artistico dello Stuttgart Staatstheater (1991-1997).

Il suo repertorio spazia dalla musica classica alla contemporanea, nell’ambito della quale ha diretto in prima mondiale opere di Berio, Clementi, Maderna, Stockhausen, Ligeti e Nono.

Dal 1978 si è dedicato al melodramma sia in Europa che negli Stati Uniti, affrontando un repertorio che va dal Settecento al Novecento e collaborando con teatri quali la Fenice di Venezia, l’Opera di Roma, il Comunale di Firenze, la Bastille e lo Châtelet di Parigi, il Ballet du Grand Théâtre di Ginevra, la Bayerische Staatsoper di Monaco, il Covent Garden di Londra, l’Opera di Chicago, la San Francisco Opera, la Los Angeles Opera e l’Opera di Tel Aviv.

Nel 1986 ha partecipato alla tournée del Covent Garden Royal Opera House di Londra in Giappone.

È stato ospite dei maggiori festival internazionali, tra cui le Wiener Festwochen, il Festival di Schwetzingen, il Festival di Pesaro, il Maggio Musicale Fiorentino, Ferrara Musica e la Biennale di Venezia.

Nel 1998 ha ottenuto un grande successo a Vienna con La Cenerentola di Rossini.

Dal 1999 al 2004 è stato Direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli, dove nel 2000 ha inaugurato la stagione lirica con Perséphone e Oedipus Rex di Stravinskij.

Dal 2001 al 2006 è stato Direttore principale del Teatro Massimo di Palermo. Ha diretto nuove produzioni de La Cenerentola a Los Angeles, Anacréon di Cherubini a Venezia, Macbeth a Tel Aviv, Geneviève di Schumann a Vienna, L’elisir d’amore ad Amsterdam e la versione originale di Medea di Cherubini alla Deutsche Oper di Berlino.

Nel 2002/03 ha inaugurato la stagione del Teatro Real di Madrid con Simon Boccanegra, e ha diretto con gran successo l’ Elektra di Strauss a Napoli, ricevendo anche il premio Abbiati.

Nel 2004 ha diretto l’Orchestra Giovanile Italiana in una tournée in Sud America, dove è tornato alla guida dell’Orchestra della Toscana.

Nel 2007 ha diretto l’Orchestra Giovanile Italiana in due tournée: quella estiva, che ha toccato fra le altre, piazze come Berlino e Turku, e quella autunnale che lo ha visto protagonista a La Scala di Milano, al Festival Sinopoli di Taormina e all’Accademia Filarmonica Romana. Ha inoltre trionfato con il Flauto Magico di W. A. Mozart al Grand Théâtre di Ginevra.

Su invito di Piero Farulli è docente di direzione d’orchestra alla Scuola di Musica di Fiesole.

Ha inciso per Sony, Emi, Erato e Deutsche Grammophone.

È accademico di Santa Cecilia.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

Ancor più celebre è l’ ouverture Leonore, terza delle quattro che Beethoven scrisse per premetterle alla sua opera. Scartata una prima partitura a sé stante, detta poi Leonore n. 1, la Leonore n. 2 venne eseguita con la versione 1805 dell’opera; ma, in vista della revisione del 1806, l’autore sottopose a modifiche anche questa pagina, giungendo al capolavoro della Leonore n. 3, eseguita appunto con la versione 1806.

L’ouverture è in forma sonata, preceduta da una introduzione lenta, si apre con un colpo di timpano, cui segue un lento diminuendo; questo Adagio presenta una delle caratteristiche più fascinose della pagina, quella di non puntare su temi fortemente scanditi e definiti, ma su temi che nascono e finiscono in dissolvenze.

 

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Otto Klemperer, direttore & Berlin State Opera Orchestra):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (The Amnesty International Concert: Leonard Bernstein, direttore & Bavarian Broadcast Symphony Orchestra – 17/10/1976):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Registrazione storica: Hans Knappertsbusch, direttore & Vienna Philharmonic Orchestra – Theater an der Wien, 31.03.1962):

“Leonore III Ouverture op. 72b” by Ludwig van Beethoven (Herbert von Karajan, direttore & Concertgebouw Orkester, Amsterdam – Studio Recording, Amsterdam, 1943):

L’ ambientazione dell’introduzione viene spezzata dal seguente Allegro, dove un tema fortemente ritmato da sincopi insistenti, esposto dagli archi in pianissimo, viene ripetuto da tutta l’ orchestra; i corni portano a un secondo tema lirico e contrastante. Sempre le sincopi del primo tema proseguono per tutto l’ andamento dello sviluppo che viene interrotto per due volte ravvicinate da uno squillo di tromba in lontananza; è lo squillo che, nell’ opera, annuncia l’ arrivo del ministro e dunque l’ improvvisa soluzione della vicenda. Ma è solo una premonizione, perché il tema in sincopi riprende la sua strada (con un episodio del flauto) e giunge così ad affermarsi nuovamente e in modo più definito con l’ inizio della riesposizione. Riascoltiamo quindi la parentesi del secondo tema e gli intrecci ritmici di cui si diceva. Dovrebbe seguire a questo punto la sezione della coda; ma Beethoven preferisce dilazionarla con un nuovo diversivo, il ritorno del tema dell’aria di Florestano già udito nell’introduzione lenta, cui segue l’invocazione sospesa dei legni. È una progressiva impennata dei violini e poi di tutti gli archi a condurre alla coda. La conclusione trionfale indica il percorso dalla prigionia verso la libertà.

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La Terza Sinfonia di L. v. Beethoven in Mi bemolle maggiore op. 55 detta “Eroica” è stata composta fra il 1802 e 1804; la prima esecuzione il 7 aprile 1805 al Theater an der Wien.

Inizialmente scritta per Napoleone, primo Console della Repubblica francese e quindi difensore dell’ ideale della repubblica, l’ Eroica rappresenta la sintesi di tutta l’ aspirazione all’ epos riscoperta negli anni della rivoluzione. In questa partitura si manifestano in modo particolare, e in una chiara affermazione “politica”, gli ideali di eguaglianza, libertà e fraternità (elementi comunque presenti in tanta parte della produzione di Beethoveniana).

Beethoven, che come Hegel aveva visto nel generale corso “cavalcare lo spirito del mondo”, gli indirizza una dedica che in seguito disconoscerà in un impeto di sdegno, strappando il frontespizio dell’ opera successivamente alla sua incoronazione a imperatore dei francesi; la sua auto proclamazione tradisce gli ideali della repubblica provocando sdegno e rifiuto della persona da parte del compositore al punto di modificare la dicitura che, nella prima edizione a stampa londinese, nel 1809, riporta “Sinfonia Eroica composta per celebrare la morte di un Eroe” – se con “eroe” si intende l’ uomo vero e autentico, incorruttibile, che non calpesta i diritti e al quale appartengono tutte le emozioni puramente umane, dall’ amore alla gioia, al dolore – mentre la dicitura inizialmente pensata da Beethoven avrebbe dovuto essere “Sinfonia Eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grand’ Uomo”.

Per capire che cosa accadde, ecco il racconto di Ferdinand Ries, allievo, amico e biografo del compositore: «A proposito di questa Sinfonia Beethoven aveva pensato a Napoleone, ma finché era ancora primo console. Beethoven ne aveva grandissima stima e lo paragonava ai più grandi consoli romani. Tanto io, quanto parecchi dei suoi amici più intimi, abbiamo visto sul suo tavolo questa sinfonia già scritta in partitura e sul frontespizio in alto stava scritta la parola “Buonaparte” e giù in basso “Luigi van Beethoven” e niente altro. Se lo spazio in mezzo dovesse venire riempito e con che cosa, io non lo so. Fui il primo a portargli la notizia che Buonaparte si era proclamato imperatore, al che ebbe uno scatto d’ira ed esclamò: “Anch’ egli non è altro che un uomo comune. Ora calpesterà tutti i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione; si collocherà più in alto di tutti gli altri, diventerà un tiranno!”. Andò al suo tavolo, afferrò il frontespizio, lo stracciò e lo buttò per terra”.

Il compositore non approva il gesto e compie un passo indietro che nella storia della musica non ha precedenti. Chi si priverebbe dei favori dei potenti? Beethoven ha una sua morale e un’ etica molto forti e si sente in tutto quello che fa. A causa di questa delusione la sinfonia sarà quindi definitivamente dedicata al Principe Joseph Franz Maximilian Lobkowitz, un aristocratico boemo appassionato di musica e buon violinista dilettante che ha ospitato nel proprio palazzo la prima esecuzione.

Le dimensioni complessive dell’ “Eroica” (la più lunga sinfonia scritta sino a quel momento) sono superate solamente dalla Nona Sinfonia. Il volume dell’ orchestra è vibrante e per la prima volta in una sinfonia vengono usati tre corni ed i singoli accordi sono ricchi di sforzati di notevole evidenza.

La trasfigurazione epica raggiunge il massimo nella “Marcia funebre” con i rulli dei timpani, le trombe dal suono apocalittico, il fugato centrale e la melodica divagazione della coda.

L’ Eroica è una sinfonia dalla forza titanica in cui Beethoven ha espresso gli elementi del dramma dell’ uomo e l’ eroismo della musica sinfonica stessa: la meditazione sulla morte, pone l’ individuo di fronte all’ evidenza della precarietà del tempo, al fatto che l’ uomo è terra, polvere. La morte è un interrogativo fantastico sulla vita: come può la vita essere eterna? Non si può immaginare come sarà la vita di là.

Si può dire che con l’ Eroica la musica, come accadeva appena qualche decennio prima, smette di avere una funzione solo celebrativa, di accompagnamento a feste, divertimenti, cerimonie, spettacoli pubblici. Diventa messaggio spirituale, manifesto politico, mezzo espressivo per cambiare il destino dell’Uomo, strumento per esporre e condividere i propri sentimenti. Quindi, la “forza” di Beethoven è anche salvifica, potremmo dire terapeutica, perché si trasforma in linfa vitale, in messaggio di speranza, in energia capace di rinsaldare lo spirito. E nonostante la delusione politica e ideale di Beethoven nei confronti di Napoleone, resta presente e miracolosa l’enorme forza espressiva di questa Sinfonia: è evidente nella partitura la presenza vulcanica di idee e di passioni, di sentimenti e di impulsi interiori, che preme dall’ intimo di questa musica. E la pressione è tale che l’opera s’impone come una delle sinfonie più vibranti, ancora oggi dopo 210 anni (iniziò a comporla nel 1803), intatta nella sua capacità di emozionare e scuotere gli uomini contemporanei.

 

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” – BBC Proms 2012 (Daniel Barenboim):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Riccardo Muti):


Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Royal Concertgebouw Orchestra / Erich Kleiber, cond. recorded May 8, 1950):

Symphony No 3 in E flat major, “Eroica” (Deutsche Kammerphilharmonie Bremen & Paavo Jarvi):

ANALISI:

1° movimento_Allegro con brio: in forma sonata, si apre con due monumentali accordi a tutta orchestra ai quali segue il primo tema, molto semplice e orecchiabile esposto dagli archi; colpiscono l’ampiezza dello “sviluppo” e la novità delle soluzioni adottate dal punto di vista sia timbrico sia armonico (le dissonanze che oggi noi percepiamo come normali all’ epoca dovettero lasciare attoniti i primi ascoltatori). Da notare che qui la forma sonata è ulteriormente ampliata comprendendo anche una “coda” che, dopo la ricapitolazione, riprende nuovamente alcuni temi del primo movimento e parti dello sviluppo e lo conclude con gli stessi due accordi con il quale era iniziato.

2° movimento_Marcia funebre – Adagio assai: la marcia funebre è particolarmente monumentale ed è suddivisa in cinque sezioni: la prima, la terza e l’ ultima sono basate su un tema solenne e dolente enunciato dagli archi gravi che ritorna variato a ogni ripetizione. La seconda e la terza sezione sono episodi fugati che culminano in due fortissimo a tutta orchestra di notevolissimo impatto. La conclusione del brano è basata su frammenti del tema principale inframezzati da pause che rendono l’ atmosfera rarefatta e quasi straniante. 

3° movimento_Scherzo – allegro molto: lo scherzo si ripete due volte alternato al trio. Il ritmo del brano è particolarmente vorticoso e colpisce per il senso di agitazione e di incessante pulsazione, favorita anche dalle continue escursioni di intensità: si parte ogni volta dal pianissimo per arrivare al fortissimo rinforzato dall’ uso innovativo dei timpani.

4° movimento_Finale: Allegro molto: si tratta di un tema che viene sottoposto a un importante numero di variazioni caratterizzate da ricchezza inventiva ed estrema varietà di realizzazione. Il tema è molto semplice (come lo era quello del primo movimento) ed era già stato utilizzato da Beethoven in precedenti composizioni: le variazioni per pianoforte e la musica di scena per il balletto “le creature di Prometeo”. 

Il manoscritto originale è andato perduto ma esiste una copia riveduta dall’ autore nell’ archivio degli “Amici della Musica” di Vienna.

Beethoven Eroica Titelblatt

L’ organico prevede: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 corni, 2 trombe, timpani, archi.
 

CURIOSITÀ

Nel 1817 il poeta e funzionario di Corte Christoph Kuffner, che dieci anni prima per Beethoven aveva scritto i versi della Fantasia per pianoforte, coro e orchestra op. 80, tornò a frequentare il musicista per qualche tempo. Una sera a cena, vedendolo di buonumore, gli chiese quale preferiva delle sue sinfonie. “Eh, eh! L’ Eroica” E Kuffner, meravigliato: “Avevo immaginato quella in do minore [cioè la Quinta, fino ad allora Beethoven ne aveva scritte otto]”, “No, no, l’Eroica”.

 
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Written by mara

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