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Al Teatro Massimo di Palermo prima parte Ciclo Johannes Brahms 19 maggio

Dov’è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa”, Schumann a Joachim, 1854

Teatro Massimo di Palermo, Stagione 2019

 

Dal palco del Teatro Massimo di Palermo il Direttore Gabriele Ferro per un programma interamente dedicato a Johannes Brahms. Ecco il primo concerto del “Ciclo Johannes Brahms”:

 

Alessandro Zambito, Nuova commissione per orchestra

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Johannes Brahms, Variazioni su un tema di Haydn op. 56a

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Johannes Brahms, Sinfonia n.1 in Do minore op. 68 (45)

 

QUANDO

Domenica 19 Maggio 2019, ore 20.30

 

DOVE: Fondazione Teatro Massimo
Piazza Verdi

90138 Palermo (PA)

 

INTERPRETI:

Direttore, Gabriele Ferro

Orchestra del Teatro Massimo

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Settore 1 Intero al costo di € 30,00; Ridotto al costo di € 24,00

Settore 2 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 3 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 4 Intero al costo di € 25,00; Ridotto al costo di € 20,00

Settore 5 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 6 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 7 Intero al costo di € 20,00; Ridotto al costo di € 16,00

Settore 8 Intero al costo di 15,00

 

Teatro Massimo di Palermo: Ciclo Johannes Brahms

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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NOTE SUL PROGRAMMA…

 

Gabriele Ferro…

Gabriele Ferro

Gabriele Ferro, figlio del compositore Pietro Ferro, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e si è diplomato in pianoforte e in composizione.

Nel 1970 ha vinto il concorso per giovani direttori d’orchestra della Rai, collaborando da allora con le orchestre della Rai, di Santa Cecilia e della Scala di Milano. Ha riscosso un ampio successo internazionale dirigendo i Wiener Symphoniker, i Bamberg Symphoniker, l’Orchestre de la Suisse Romande, l’Orchestre Philarmonique de Radio France, la BBC Symphony Orchestra, l’Orchestra WDR, la Cleveland Orchestra, e la Gewandhaus di Lipsia. Ha collaborato stabilmente con l’Orchestre National de France.

È stato Direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica Siciliana (1979-1997), Direttore principale dell’Orchestra della Rai di Roma (1987-1991) e Direttore artistico dello Stuttgart Staatstheater (1991-1997).

Il suo repertorio spazia dalla musica classica alla contemporanea, nell’ambito della quale ha diretto in prima mondiale opere di Berio, Clementi, Maderna, Stockhausen, Ligeti e Nono.

Dal 1978 si è dedicato al melodramma sia in Europa che negli Stati Uniti, affrontando un repertorio che va dal Settecento al Novecento e collaborando con teatri quali la Fenice di Venezia, l’Opera di Roma, il Comunale di Firenze, la Bastille e lo Châtelet di Parigi, il Ballet du Grand Théâtre di Ginevra, la Bayerische Staatsoper di Monaco, il Covent Garden di Londra, l’Opera di Chicago, la San Francisco Opera, la Los Angeles Opera e l’Opera di Tel Aviv.

Nel 1986 ha partecipato alla tournée del Covent Garden Royal Opera House di Londra in Giappone.

È stato ospite dei maggiori festival internazionali, tra cui le Wiener Festwochen, il Festival di Schwetzingen, il Festival di Pesaro, il Maggio Musicale Fiorentino, Ferrara Musica e la Biennale di Venezia.

Nel 1998 ha ottenuto un grande successo a Vienna con La Cenerentola di Rossini.

Dal 1999 al 2004 è stato Direttore musicale del Teatro San Carlo di Napoli, dove nel 2000 ha inaugurato la stagione lirica con Perséphone e Oedipus Rex di Stravinskij.

Dal 2001 al 2006 è stato Direttore principale del Teatro Massimo di Palermo. Ha diretto nuove produzioni de La Cenerentola a Los Angeles, Anacréon di Cherubini a Venezia, Macbeth a Tel Aviv, Geneviève di Schumann a Vienna, L’elisir d’amore ad Amsterdam e la versione originale di Medea di Cherubini alla Deutsche Oper di Berlino.

Nel 2002/03 ha inaugurato la stagione del Teatro Real di Madrid con Simon Boccanegra, e ha diretto con gran successo l’ Elektra di Strauss a Napoli, ricevendo anche il premio Abbiati.

Nel 2004 ha diretto l’Orchestra Giovanile Italiana in una tournée in Sud America, dove è tornato alla guida dell’Orchestra della Toscana.

Nel 2007 ha diretto l’Orchestra Giovanile Italiana in due tournée: quella estiva, che ha toccato fra le altre, piazze come Berlino e Turku, e quella autunnale che lo ha visto protagonista a La Scala di Milano, al Festival Sinopoli di Taormina e all’Accademia Filarmonica Romana. Ha inoltre trionfato con il Flauto Magico di W. A. Mozart al Grand Théâtre di Ginevra.

Su invito di Piero Farulli è docente di direzione d’orchestra alla Scuola di Musica di Fiesole.

Ha inciso per Sony, Emi, Erato e Deutsche Grammophone.

È accademico di Santa Cecilia.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

“Variazioni su un tema di Haydn op. 56 a” by Johannes Brahms (Berliner Philharmoniker – Claudio Abbado):

“Variazioni su un tema di Haydn op. 56 a” by Johannes Brahms (Staatskapelle Dresden – Claudio Abbado, conductor):

“Variazioni su un tema di Haydn op. 56 a” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein):

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“Dov’è dunque Johannes? E vicino a voi? Vola egli in alto? O si attarda a raccogliere dei fiori? Non fa suonare ancora trombe e timpani? Che si ricordi degli inizi delle Sinfonie di Beethoven. Che cerchi di fare qualcosa del genere. Cominciare è la cosa principale; quando si è cominciato, la fine si presenta da se stessa”, Schumann a Joachim, 1854

 

La Sinfonia n. 1 in Do minore, Op. 68, è una sinfonia scritta da Johannes Brahms. I primi appunti scritti da Brahms per questo primo lavoro sinfonico risalgono a quattordici anni prima della prima esecuzione del lavoro, cioè al 1862. Un’esecuzione tradizionale dura approssimativamente 45-50 minuti.

Le prime tracce del primo tempo di questa sinfonia sembrano risalire agli anni che Brahms trascorse a Düsseldorf, quindi tra il 1855 ed il 1856, gli stessi in cui compose il Concerto n. 1 per pianoforte ed orchestra.

Il primo tempo, senza però l’introduzione lenta, fu completato solo sei anni dopo, nel 1862. Da questo momento, per ben quattordici anni, Brahms si dedicò costantemente alla composizione di questa sinfonia; mentre lavorava naturalmente anche ad altre opere, fra mille indecisioni, ripensamenti e correzioni, elaborava, limava e migliorava questa sinfonia.

In realtà la prima sinfonia vede corpo tra il 1874 ed il 1876, considerando che il lavoro a tempo pieno di Brahms su di essa avveniva soprattutto durante le vacanze estive e quindi sono le tre estati dal ’74 al ’76 quelle in cui arriva a completare l’opera. Si ritiene comunque che siano stati effettuati tagli e aggiustamenti anche nei mesi immediatamente successivi (ottobre 1876).

La prima esecuzione avvenne come collaudo generale il 4 novembre 1876 a Karlsruhe e fu diretta da Otto Dessoff. Soltanto tre giorni dopo Brahms diresse la prima esecuzione a Mannheim. Successivamente le esecuzioni più importanti furono a Lipsia, a Breslavia (sempre dirette dal compositore) e a Cambridge (diretta da Joseph Joachim). La sinfonia ebbe ovunque un successo molto caldo, nonostante le critiche dei neo-tedeschi.

In ogni caso la grande prima di questa sinfonia si tenne ovviamente a Vienna il 17 dicembre 1876. A questo punto si scatenarono i commenti: da una parte i brahmsiani come Eduard Hanslick (il quale la dichiarò l’opera che finalmente avrebbe avuto la capacità di continuare la strada che si era interrotta con i neo-tedeschi), dall’altra la critica più famosa fu quella di Hans von Bulow che rinominò la sinfonia “decima di Beethoven”, come se Brahms fosse il degno erede di quest’ultimo.

Ovviamente è una sinfonia che vede il pensiero beethoveniano nel proprio centro, e lo si può notare dalla scelta del Do minore, e da riferimenti molto evidenti al percorso della Quinta sinfonia di Beethoven, cominciando in Do minore e finendo in Do Maggiore come in uno sforzo, in una conquista). Mentre però la sinfonia beethoveniana ha una sorta di percorso ascensionale molto continuo, Brahms già dalla prima propone un altro tipo di scrittura: primo e ultimo tempo in relazione con questo problema evolutivo, mentre i due tempi centrali, a differenza di quanto aveva fatto Beethoven, sono piuttosto dei tempi parentetici, che paiono non partecipare a questo grande sforzo drammatico che si attua nel 1° e nel 4º tempo. Innanzitutto lo possiamo notare dall’assenza di scherzo: Beethoven dalla Seconda sinfonia in poi aveva sostituito il minuetto settecentesco con il tempo di scherzo, sempre più immesso nel problema drammatico della sinfonia; addirittura nella Quinta e nella Sesta Beethoven aveva collegato lo scherzo al Finale, trasformando il tutto in un percorso continuo, dove tutto converge verso l’ultimo tempo.

Brahms invece intende i tempi centrali della sinfonia come una parentesi, come un momento sospensivo del problema che sta ad arco tra il primo e l’ultimo tempo. Questo vale nella prima, ed è emblematico quello che accade nel terzo tempo, che infatti non partecipa all’impegno drammatico.

Pur essendo una “prima” non ne ha assolutamente il carattere, e ciò è dovuto al lavoro colossale che Brahms ha fatto durante gli anni ’50 e ’60 sulle forme della musica da camera, sulle grandi opere corali (una su tutte il Deutsche Requiem) e preparandosi al confronto con l’orchestra.

Questo per dire che quando compare, la Prima sinfonia non risulta tale, è un po’ come il Titano di Mahler, lo sbocco, la conclusione, di tutta la fase giovanile di Brahms.

 

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Leonard Bernstein & Wiener Philharmoniker, Live From Grosser Saal, Musikverein, Vienna / 1981):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Hermann Scherchen & Vienna State Opera Orchestra, 1953):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Paavo Järvi & Orchestre de Paris):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Claudio Abbado & Vienna Philarmonic Orchestra, recorded in 1973):

“Sinfonia n. 1 in Do minore op. 68” by Johannes Brahms (Istvan Kertesz & Vienna Philarmonic Orchestra):


La sinfonia è orchestrata per due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, un controfagotto, quattro corni, due trombe, tre tromboni, timpani e archi.

La sinfonia è strutturata nei quattro movimenti tipici della sinfonia classica:

  1. Un poco sostenuto – Allegro – Meno Allegro (Do minore)
  2. Andante sostenuto (Mi maggiore)
  3. Un poco Allegretto e grazioso (La bemolle maggiore)
  4. Adagio – Più Andante – Allegro, ma con brio – Più Allegro (Do maggiore)

Primo tempo

Sull’esempio della Settima di Beethoven, Brahms crea una gigantesca introduzione di 37 battute. Tutta questa sezione, che mostra la preparazione tematica al primo tempo, è indicata col tempo “Un poco sostenuto”.

Tema

Sembra l’antefatto del tema e in questa introduzione possiamo vedere un “serbatoio” di tutti gli incisi che poi sono combinati nel tema. Questa introduzione rappresenta una sorta di giustificazione di come il compositore sia arrivato a scrivere il tema; probabilmente è anche per questo che non ha voluto ci arrivassero gli abbozzi: tutto ciò che noi vediamo è ciò che Brahms ha deciso di farci vedere: il suo lavoro è già testimoniato da questa formidabile introduzione che si apre in modo memorabile, con un gesto di potenza beethoveniana. Quello che ascoltiamo nelle prime 8 misure è un tema estremamente complesso.

A questo punto parte l’Allegro con il primo tema, di grande complessità e di matrice beethoveniana; non è un tema cantabile. È un tema frazionato tra archi e fiati con una scrittura complessissima.

Sviluppo e ripresa

Lo sviluppo per il tipo di lavoro capillare sulle cellule e per il contrappunto incessante presenta una densità degna del primo tempo della sinfonia Eroica di Beethoven.

Dal punto di vista drammaturgico, la tensione fortissima di questo sviluppo è provocata da una sorta di tentativo di fusione tra la figura dell’introduzione o primo tema (ascesa cromatica di semitono) e il “tema di coda”. Il raggiungimento del maggiore sembra una sorta di pacificazione, ma il senso che se ne ricava è quello di una conquista accantonata, rimandando il problema al finale. Anche se le coda risulta essere in Do M non si può parlare di una soluzione catartica: il linguaggio appare disarticolato negli incisi, sospendendo il discorso drammatico; tutto precipita in una sorta di amarezza e la tonalità di Do M appare come un miraggio, un qualcosa ancora da conquistare, e permane un’eco dei conflitti fra questi temi.

Il secondo tempo

Il secondo tempo della Prima sinfonia, un “Andante sostenuto”, è una delle forme tripartite di Brahms, come nel 1º Concerto per pianoforte e orchestra, ed è facilmente riconducibile ad una forma di Lied (A-B-A con coda), anche se in realtà le trasformazioni delle cellule interne contribuiscono a rendere la forma molto più complessa. Sappiamo dalle lettere e da vari riferimenti che in origine questo tempo era in cinque sezioni: Brahms lo ha tagliato e purtroppo non ne abbiamo la prima versione. Partendo da forme molto semplici il compositore arriva a qualcosa di molto complesso con un lavoro interno sugli incisi. In questo secondo tempo troviamo una particolarità che Brahms attuerà raramente, vale a dire l’investitura del primo violino di una funzione concertante. L’intero movimento, per il carattere molto lirico, sognante e molto struggente sembra come una parentesi rispetto al primo, come se i problemi ed il dramma appena vissuti nel primo tempo venissero accantonati, anche se comunque i due tempi sono collegati da alcune relazioni tematiche.

Il terzo tempo

La distanza grande ed incolmabile di Brahms dalle sinfonie di Beethoven si può cogliere dal terzo tempo. In Beethoven dalla seconda sinfonia in poi questo momento era rappresentato dallo Scherzo, pezzo quindi dal carattere molto dinamico, a volte drammatico, a volte incisivo. In questa sinfonia il terzo tempo è una specie di intermezzo.

Il finale

Il Finale della Prima sinfonia ha una forma molto ardita e risulta difficile isolarne le parti generali. Alcuni hanno azzardato che sia una delle punte più spinte verso il mondo dei suoi “nemici” neotedeschi, poiché le figure sonore che vi compaiono assumono un’evidenza quasi simbolica, potremmo quasi attribuirle ad un poema sinfonico.

Eccezion fatta per il celebre richiamo alla Nona di Beethoven, ci sono concreti riferimenti a un certo mondo sonoro tedesco come il corale e lo squillo del corno evocativo della natura.

È una forma simmetrica rispetto a quella del primo tempo, con una grande introduzione iniziale che copre le prime 61 battute.

È la forma sonata più anomala di Brahms e all’ascolto la configurazione come risoluzione verso la tonica di Do M, gloriosa e affermativa di questo finale, in realtà passa attraverso varie fasi che sono intercalate da sezioni di sviluppo. Prima riprende il tema alla tonica (vale la pena ripetere ancora che la cosa singolare è che non lo riprende in fase di ripresa, ma solo nello sviluppo). Ci sono due temi quindi che possiamo dire funzionino da primo tema: quello del corno dell’introduzione e quello con reminiscenze della Nona di Beethoven, i quali ricompaiono entrambi alla tonica: uno all’inizio dello sviluppo e uno all’inizio della ripresa, senza dimenticarne il valore simbolico.

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Written by mara

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