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Al Teatro Municipale Valli Yuja Wang per Beethoven e Chopin

«Ho scritto solo per il pianoforte. Questo è il mio terreno, quello su cui mi sento più sicuro», F. Chopin

Teatro Municipale Valli, Stagione 2017 – 2018 della Fondazione I Teatri Reggio Emilia

 

Ecco un programma che fa altalenare l’ascoltatore fra due estremi opposti e, come nella giostra, godere della gioiosa vertigine della corsa. Da una parte il mondo incantato, leggendario, mitico della bella Melusina – fata che un giorno a settimana si trasforma in serpente – e del più noto “Sogno” shakespeariano: rispettivamente un’ouverture e una musica di scena che Mendelssohn riempie del garbo mai lezioso, della misura e perfezione di scrittura che ne fanno forse il più classico fra i romantici.

E tuttavia il fomento romantico è fortissimo nella convocazione di temi fiabeschi realizzati in termini musicali suggestivi e rapiti.

Dall ’altra parte, con la pianista star Yuja Wang, composizioni che ci spingono in un mondo privo di riferimenti extra-musicali, puramente sonori, dove irrompe il pianoforte, “mostro” meccanico in cui la meccanica è però domata con la volontà e il raziocinio da Beethoven nell ’op.15, con con la grazia e l’occultamento dello sforzo nell’ op.22 di Chopin. Si tratti della condotta concertante, ancora influenzata da Haydn e Mozart, del Concerto beethoveniano, o si tratti dell’unicum formale costituito dal dittico chopiniano – fusione miracolosa di espressione e virtuosismo –, una cosa non cambia: il pianoforte entra prepotentemente in scena come un dispotico protagonista. E così in fondo l’allusione teatrale diventa il dato unificante del concerto.

 

F. Mendelssohn, Das Märchen von der schönen Melusine, Ouverture da concerto op. 32

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L. van Beethoven, Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore op. 15

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F. Mendelssohn, Suite da Sogno di una notte di mezza estate

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F. Chopin, Andante spianato e Grande Polacca brillante op. 22

 

QUANDO:

Sabato 13 Gennaio 2018, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Municipale Valli
Piazza Martiri del 7 luglio, n. 7

42121 Reggio Emilia (RE)

 

INTERPRETI:

Lorenza Borrani, maestro concertatore

Yuja Wang, pianoforte

Chamber Orchestra of Europe

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea e Palchi I, II e III ordine centrale al costo di € 50,00

Palchi I, II e III ordine laterale al costo di € 45,00

Palchi IV Ordine al costo di € 40,00

Galleria al costo di € 30,00

 

Teatro Municipale Valli Arkadij: la pianista Yuja Wang

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA… … …

 

Lorenza Borrani…

Lorenza Borrani, nata a Firenze 1983, si esibisce in veste di spalla, direttore, solista e camerista nelle sale e nelle stagioni più importanti in Europa e nel mondo.

Quando nel 2008 è stata nominata leader solista della Chamber Orchestra of Europe (Abbado, Harnoncourt, Haitink) la sua attività è definitivamente uscita dai confini nazionali.

La Philarmonie di Berlino (Berlin Musikfest 2013), il Festival di Edinburgo (con trasmissione radio dei concerti per la BBC), La Philarmonie di Colonia, La Citè de la Musique di Parigi, la Hercules Hall di Monaco l’hanno vista in veste di solista negli ultimi due anni.

Dal 2005 al 2008 ha suonato nell’ Orchestra Mozart. Claudio Abbado l’ha diretta nel novembre 2006 presso il comunale di Ferrara nel Concerto per violino n. 7 di Mozart, raramente eseguito.

Nel 2003 l’invito a ricoprire il ruolo di spalla da parte della Filarmonica Toscanini diretta da L. Maazel ha rappresentato un importantissimo arricchimento nel percorso artistico di Lorenza Borrani, già vincitrice di numerosi premi nazionali ed internazionali ed impegnata, fin da giovanissima, in una intensa attività concertistica solistica e cameristica (in duo con il pianista Matteo Fossi e in quartetto) iniziata con il debutto fiorentino del 1995 al teatro alla Pergola di Firenze nell’esecuzione del Concerto per due violini di Bach in duo con il Maestro Pavel Vernikov e l’orchestra giovanile italiana diretta da Emmanuel Krevine.

I maestri Alina Company, Piero Farulli, Zinaida Gilels e Pavel Vernikov l’hanno guidata nella sua crescita artistica e strumentale alla Scuola di Musica di Fiesole fin dai primi passi sullo strumento.

Dopo il diploma, avvenuto nel 2000 con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Firenze, e conseguita la maturità scientifica, Lorenza Borrani si è perfezionata alla Universität für Musik und darstellende Kunst di Graz con Boris Kushnir e in molte masterclasse solistiche e di musica da camera con Pier Narciso Masi, A. Lonquich, S. Rostropovich, Ana Chumachenko, Maya Glezarova, Ilya Grubert.

Collabora o ha collaborato in veste di solista con direttori tra cui ricordiamo Yuri Harohnovich, Gyorgy Gyorivany Rath, Claudio Abbado, Trevor Pinnock, Yannik Nezet Seguin e di camerista con artisti di chiara fama quali Isabel Faust, Pier Narciso Masi, Andrea Lucchesini, Helene Grimaud, Daniel Hope, David Finkler (quatetto Emmerson), Andras Shiff, Pierre Laurent Aimard, Irina Schnittke, Pier Narciso Masi, Tabea Zimmermann, Mario Brunello, Christan Tetzlaff, Alexander Lonquich, L. Zilberstein, Pavel Gililov.

Nel 2007 ha fondato il progetto Spira mirabilis, un laboratorio di studio per musicisti professionisti (www.spiramirabilis.com) che ha ispirato anche la realizzazione DVD del film documentario “La Spira” diretto dal regista francese Geràld Caillat. Grazie a questo progetto e all’ incontro con Lorenzo Coppola è nata in Lorenza la curiosità e passione nei confronti dell’esecuzione del repertorio classico su strumenti originali.

Grande amante dei dischi degli altri, Lorenza Borrani non ha mai molto amato farne di suoi. Tuttavia esistono incisioni che la vedono co-solista/direttore o camerista per Deutsche Grammophon e Mirare Label.

Lorenza Borrani insegna violino per i corsi di base e perfezionamento presso la Scuola di Musica di Fiesole e suona un violino Carlo Ferdinando Landolfi.

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Yuja Wang…

 

Perché è mostruosamente brava. E soprattutto perché dal vivo è magnetica. E’ musicista, è contagiosa, e comunque incarna quell’aspetto fondamentale dell’artista, che vuole il corpo con la sua individualità diventare tutt’uno con la musica, Carla Moreni, Il Sole 24 Ore

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Pianista che emana un magnetismo palpabile e un’evidente sensibilità puramente contemporanea, Yuja Wang è un’artista straordinaria la cui tecnica grandiosa è eguagliata solo dal suo spessore di musicista.

Dal suo debutto folgorante con la Boston Symphony Orchestra nel 2007, quando era ancora una studentessa del Curtis Institute of Music, si è proposta, e in seguito confermata, come una musicista di primo livello presso le orchestre più importanti del mondo – fra cui quelle di New York, Londra, Amsterdam e Berlino – con cui si esibisce in occasione di tournée nelle Americhe, in Europa ed Asia. Supportata sin da subito da direttori d’orchestra del calibro di Gustavo Dudamel, Michael Tilson Thomas ed il compianto Claudio Abbado, Yuja Wang oggi è una dei solisti più richiesti, ma anche un’appassionata interprete di recital e musica da camera, oltre ad essere stata nominata diverse volte per i premi Grammy Award.

Le esibizioni in recital di Yuja Wang la vedono impegnata in tournée in Francia, Olanda e Germania, oltre a nuove apparizioni in duo con Leonidas Kavakos per una serie dedicata all’integrale delle Sonate di Brahms al Festival di Edimburgo. Yuja Wang ha esordito in concerto in Europa nel 2003 e, due mesi dopo, negli Stati Uniti.

Si è esibita nel 2006 a Vail con la Filarmonica di New York e nel 2007 con la Boston Symphony Orchestra.

Nel 2008 è stata protagonista di una tournée statunitense con l’Orchestra of St. Martin in the Fields e l’anno successivo ha suonato alla Carnegie Hall con la YouTube Symphony Orchestra diretta da Michael Tilson Thomas.

Ha già suonato al fianco delle orchestre più importanti del mondo, fra cui quelle di Chicago, Cleveland, Los Angeles, New York, Filadelfia, San Francisco e Washington, oltre alla London Symphony Orchestra, l’Orchestre de Paris, l’Orchestra del Royal Concertgebouw, le Filarmoniche di Berlino e Monaco, l’ Orquesta Nacional de España, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra Mariinsky, le Filarmoniche Israeliana e Cinese, la NHK Symphony Orchestra, le Sinfoniche di Melbourne e Sydney e l’ Orquesta Sinfónica Simón Bolívar.

Nel 2011 Yuja Wang ha suonato in un concerto all’ aperto per un pubblico di 25.000 persone con la Staatskapelle di Berlino diretta da Daniel Barenboim presso la Bebelplatz della capitale tedesca; nella stagione 2013/2014 è stata la protagonista di un “Artist Portrait” da parte della London Symphony Orchestra.

Nella stagione 2014/2015 si è esibita come ‘Artist in Residence’ dell’Orchestra della Tonhalle di Zurigo. Sin dal suo eccezionale debutto del 2001, Yuja Wang ha continuato ad esibirsi in ogni stagione alla Carnegie Hall e spesso suona in apparizioni da solista presso le principali sale concertistiche di Asia, Europa e Nord America.

Come musicista da camera, Yuja Wang delizia i festival estivi di tutto il mondo, apparendo regolarmente in Svizzera al Festival di Verbier.

Dal 2009 registra in esclusiva per l’etichetta Deutsche Grammophon e, fino ad ora, ha pubblicato tre album da solista e due registrazioni concertistiche. La sua prima registrazione, Sonatas & Etudes, ha ricevuto una ‘nomination’ ai ‘Grammi Award’, ha vinto un ‘International Piano Award’ e ha visto la pianista ricevere il riconoscimento di ‘Young Artist of the Year’ da parte della rivista Gramophone.

La registrazione da solista Transformation nel 2011 le è valsa un Premio ECHO Klassik come ‘Giovane Artista dell’Anno’, mentre la registrazione dei Concerti di Rachmaninov con Claudio Abbado e la Mahler Chamber Orchestra ha ricevuto una ‘nomination’ ai Grammy Award come ‘Best Classical Instrumental Solo’. Poi è seguita Fantasia, una raccolta di ‘encore’ da solista e registrazioni dal vivo di Prokofiev e Rachmaninov con Gustavo Dudamel e l’ Orquesta Sinfónica Simón Bolívar.

Nel 2014, Yuja Wang ha inciso insieme a Leonidas Kavakos le Sonate complete per violino e pianoforte di Brahms per Decca Records, inoltre, nel 2013 ha partecipato alla realizzazione della premiata colonna sonora del film Summer in February. Nell’autunno del 2015, Deutsche Grammophon ha pubblicato Yuja Wang: Ravel con Lionel Bringuier e l’orchestra della Tonhalle di Zurigo.

Artista che ha affascinato il pubblico sia per la sua musica sia per la sua attenzione allo stile, Yuja Wang è stata protagonista di documentari televisivi e pagine di riviste che variano dall’arte alla cultura, fino alla moda, fra cui l’italiana Vogue, la francese Elle e la cinese Marie Claire.

Si esibisce su pianoforti Steinway ed è testimonial della Rolex.

Personaggio molto popolare, Yuja Wang vanta numerosi blog di suoi fan. Inoltre, un video di lei che suona Il volo del calabrone ha totalizzato quasi quattro milioni di visualizzazioni su YouTube. Nata a Pechino nel 1987, Yuja Wang ha iniziato a studiare pianoforte all’età di sei anni per poi proseguire gli studi al Conservatorio di Musica della sua città natale, sotto la guida di Ling Yuan e Zhou Guangren.

Nel 1999 ha seguito il programma estivo “Morningside Music” presso il Mount Royal College di Calgary e, nel 2001, ha potuto studiare per due anni con Hung Kuan Chen e Tema Blackstone al Mount Royal College Conservatory. Ha avuto come maestro John Perry all’Aspen Music Festival, vincendo il concorso nella sezione concertistica; in seguito, Yuja Wang è diventata studente di Gary Graffman al Curtis Institute di Filadelfia, dove si è diplomata nel 2008.

Nel 2006 Yuja Wang ha ricevuto il ‘Premio Gilmore per Giovani Artisti’.

Nel 2010 le è stato conferito il prestigioso ‘Avery Fisher Career Grant’.

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ASCOLTA QUI Yuja Wang “Schumann, Ravel and Beethoven at Verbier Festival”:


ASCOLTA QUI Yuja Wang “Piano Concerto No. 3″ by Rachmaninov:


ASCOLTA QUI Yuja Wang “Turkish March″:


ASCOLTA QUI Yuja Wang “Flight of the Bumble-Bee″ by Rimsky-Korsakov:

ASCOLTA QUI Yuja Wang “Piano Concerto No. 1″ by Tchaikovsky:


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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

“Das Märchen von der schönen Melusine, Ouverture da concerto op. 32” by F. Mendelssohn (Toscanini – NBC – 1947):

“Das Märchen von der schönen Melusine, Ouverture da concerto op. 32” by F. Mendelssohn (London Symphony Orchestra, Claudio Abbado):

“Das Märchen von der schönen Melusine, Ouverture da concerto op. 32” by F. Mendelssohn (Gewandhausorchester Leipzig, Kurt Masur):

“Das Märchen von der schönen Melusine, Ouverture da concerto op. 32” by F. Mendelssohn (Kammersymphonie Berlin, Jürgen Bruns _ Konzertmitschnitt 28.01.2016, Berliner Philharmonie, KMS):

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Il concerto per pianoforte e orchestra n. 1 di Ludwig van Beethoven venne composto principalmente tra il 1796 e il 1798 e pubblicato soltanto nel marzo del 1801 dall’editore viennese Mollo. Fu in quell’occasione che ricevette il suo numero d’opera, cioè l’op. 15, così come il Concerto n. 2 in si bemolle maggiore ebbe il numero d’opera 19, sequenze che però in realtà invertivano il reale ordine cronologico di composizione. Era stato infatti scritto per primo il Concerto in si bemolle in una versione risalente già al 1794-95, e tale stesura era stata in parte abbozzata da circa un decennio, sin dal 1785; in questa versione il Concerto in si bemolle fu eseguito il 29 marzo 1795 e replicato in un’accademia di Haydn il 18 dicembre dello stesso anno, ma poi andò perduto. Solo successivamente fu composto il Concerto in do maggiore, dai primi abbozzi del 1795 sino alla stesura completa, quella del 1798. Il Concerto in si bemolle fu quindi riproposto in una seconda versione, quella «ufficiale» giunta fino a noi e messa alle stampe da Hoffmeister & Kühnel a Lipsia nel 1801.

Beethoven dedicò il concerto ad una sua giovane allieva, Anna Luisa Barbara von Keglevich, detta ‘Babette’, a cui aveva da poco fatto dono anche della Sonata in mi bemolle maggiore per pianoforte, op. 7, composta nel 1797.

Il manoscritto originale è conservato nella Deutsche Staatsbibliothek di Berlino. Per quanto non lo si possa affermare con certezza, è però molto probabile che Beethoven nel suo soggiorno a Praga del 1798 abbia eseguito per la prima volta, oltre al Concerto in si bemolle maggiore nella sua seconda redazione, anche questo in do maggiore, i cui abbozzi, del 1795-96, sono di poco posteriori a quelli della prima redazione dell’altro. Che il Concerto in do maggiore, pubblicato per primo sia tuttavia stato compiuto dopo quello in si bemolle risulta, come si è già visto, da una lettera di Beethoven alla casa editrice Breitkopf e Härtel. 

Nonostante la numerazione, fu in realtà il terzo concerto scritto da Beethoven: sono antecedenti un mai pubblicato concerto in Mi bemolle maggiore, composto all’ età di quattordici anni, e il secondo concerto per pianoforte e orchestra, scritto diversi anni prima ma pubblicato solo successivamente.

Il primo concerto fu anche eseguito durante il debutto viennese di Beethoven del 2 aprile 1800 al Burgtheater.

 

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Rudolf Serkin, piano – Bavarian Radio Symphony Orchestra – Rafael Kubelik, cond., rec. 1977):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Emil Gilels Piano – The Cleveland Orchestra – George Szell Conductor, Rec.: 1968, Cleveland):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Andras Schiff):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Radu Lupu, 1979 – Zubin Mehta, Israel Phil):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian ZIMERMAN & WIENER PHILHARMONIKER):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Krystian Zimerman, piano – Wiener Philharmoniker – Leonard Bernstein, conductor):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Sviatoslav Richter – Boston Symphony Orchestra & Charles Munch – Studio recording, Boston, 2-3.XI.1960):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Maurizio Pollini – Wiener Philharmoniker – Conductor Eugen Jochum, Recording in Wien, Musikverein, Grosser Saal, 11/1982):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Murray Perahia, piano – London Symphony Orchestra & Georg Solti):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Leonard Bernstein, pianist and conductor with the Vienna Philharmonic):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Performer: Evgeny Kissin – Orchestra: London Symphony Orchestra – Conductor: Colin Davis, Recorded: 2008):

“Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in in do maggiore Op.15” by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim, soloist and conductor – Staatskapelle Berlin):

Nei concerti di Beethoven ritroviamo l’abitudine – tipicamente mozartiana – di enunciare il materiale tematico in modo incompleto nell’ Esposizione orchestrale, oltre alla scelta di inserire una netta cesura prima dell’ entrata del solista (Riesposizione) presentando poi segmenti motivici anche del tutto nuovi; ha tratti ancora mozartiani il fatto di far emergere nella Ripresa elementi ricavati sia dall’ Esposizione orchestrale che dalla Riesposizione solistica.

Il concerto è strutturato in tre movimenti:

  1. Allegro con brio
  2. Largo
  3. Rondò: Allegro scherzando

Nell’ Allegro con brio i due temi passano al solista dopo un’ampia presentazione dell’orchestra. Tra esposizione, sviluppo e ripresa, l’ Allegro rimane il movimento più lungo e strutturalmente più corposo del Concerto; la cadenza finale è ampia ed importante all’interno del movimento, tant’è che Beethoven ne scrisse ben tre tra il 1807 ed il 1809 forse dedicate all’arciduca Rodolfo d’Austria.

Per questo movimento Beethoven ci ha lasciato due cadenze complete (posteriori però di diversi anni: 1807-1809) non dissimili nel contenuto ma assai diverse per dimensioni: agile e snella l’una, smisurata l’altra e forse ingombrante in relazione alle dimensioni del concerto.

Il Largo centrale è nella tonalità di la bemolle maggiore. Il tema è ben giocato tra gli strumenti ed il solista; l’orchestra sostiene ed accompagna questo dialogo, questo scambio di piccole frasi.

Conclude il Concerto un Rondò seguito da un Allegro scherzando. Il Rondò è una forma che all’epoca attirava la fantasia creativa di Beethoven, tant’è che lo troviamo anche nell’op. 19 e nell’op. 37, si ipotizza che nel Concerto in do il Rondò possa essere stato aggiunto successivamente a sostituzione di un altro movimento ora perduto. Colpisce la forte caratterizzazione del tema nell’andatura briosa che dà modo al pianista di fare sfoggio della sua abilità virtuosistica.

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La più grande meraviglia di una precoce maturità che il mondo abbia mai visto in musica- probabilmente in nessuna arte“, George Grove, musicologo inglese

 

Le musiche di scena per Sogno di una notte di mezza estate (Ein Sommernachtstraum in tedesco) costituiscono l’ op. 64 di Felix Mendelssohn Bartholdy ma spesso il titolo viene riferito anche all’ ouverture op. 21 dello stesso compositore. Sono fra le sue opere più celebri e vennero composte per la commedia di William Shakespeare.

Composte nel 1843 su commissione del re di Prussia Federico Guglielmo IV e catalogate come l’ op. 64 del compositore, inglobano anche una composizione del 1826, quando Mendelssohn era solo diciassettenne: l’ ouverture da concerto op. 21, sempre ispirata dalla commedia shakespeariana.

Il 26 agosto 1826 venne terminata l’ ouverture, composta come brano orchestrale indipendente destinato a un’esecuzione concertistica e riutilizzato poi nel contesto teatrale come pezzo di «apertura» da eseguirsi a sipario ancora chiuso. Come ricordato dall’ amico di Mendelssohn Carl Klingemann, l’ouverture:

Fu composta e messa sulla carta nel 1826; parte di quella partitura fu scritta nella bella estate di quell’ anno, all’ aria aperta nel giardino di Mendelssohn a Berlino, come posso io stesso testimoniare, essendo stato presente”.

Rimasto, senza dubbio, il brano più celebre, l’ ouverture, che è una perfetta sintesi tra la forma-sonata e le suggestioni musicali ispirate dalla commedia. Nel primo tema, caratterizzato da un etereo e leggero staccato degli archi, sembrano materializzarsi i folletti che animano la pièce di Shakespeare, mentre il tema, utilizzato per la sezione modulante, sembra ricordare un’ aria di Oberon dall’ omonima opera di Weber. Costituito da una dolce e romantica melodia affidata ai violini, il secondo tema rappresenta l’elemento amoroso e conduce, infine, al tema della danza bergamasca. Nello sviluppo, basato fondamentalmente sul primo tema, Mendelssohn introdusse un breve passaggio dei violoncelli che, come testimoniato dal suo amico Schubring, fu ispirato da una cavalcata nel parco di Schönhauser: 

“Una volta cavalcavo con lui a Pankow e nel parco di Schönhauser, nel periodo in cui era occupato dalla composizione dell’ ouverture Sogno di una notte di mezza estate. Il tempo era bello, e parlavamo sdraiati sul prato all’ ombra, quando tutto d’un tratto mi afferrò il braccio e disse sst!. Una grande folata di vento ci aveva ronzato e ne volle sentire il suono nel momento in cui svaniva. Quando l’ouverture fu completata, egli mi mostrò il passo in cui il violoncello modula da si minore a fa diesis minore, e disse, «Ecco, questo è il vento dello Schönhauser»”

Alla ripresa variata dell’esposizione segue una breve Coda che si conclude con gli accordi iniziali dando all’ ouverture una struttura circolare, simbolo della sua perfezione.

La prima esecuzione in pubblico ebbe luogo il 20 febbraio 1827 a Stettino, sotto la direzione di Carl Loewe. Il 17 ottobre 1831 viene rappresentata a Monaco di Baviera diretta dal compositore alla presenza di Ludovico I di Baviera ed il 19 febbraio 1832 al Conservatoire de Paris.

Mendelssohn non dichiarò mai di voler comporre una suite a quest’opera. Questo argomento divenne attuale quando Federico Guglielmo IV di Prussia decise di far rappresentare l’ ouverture al Neues Palais di Potsdam. Malgrado i suoi pressanti e onerosi incarichi derivanti dall’ essere direttore permanente della Gewandhausorchester Leipzig, direttore del Conservatorio delle medesima città e direttore generale della musica di Prussia, Mendelssohn accettò l’ incarico e compose l’ opera nel 1843. La prima esecuzione assoluta avvenne il 14 ottobre 1843 al Neues Palais di Potsdam nella traduzione di Wilhelm August von Schlegel.

Il 18 ottobre il compositore dirige la prima al Konzerthaus Berlin ed il 30 ottobre all’ Università della musica e del teatro di Lipsia.

Il 2 giugno 1847 avviene la prima della Marcia nuziale a Tiverton (Devon). Nel 1881 Giuseppe Martucci dirige la Suite da concerto a Napoli e nel 1884 l’ Ouverture all’ Esposizione universale di Torino. Nel 1903 avviene la prima di A Midsummer Night’s Dream al New Amsterdam Theatre di New York nell’ arrangiamento di Victor Herbert. Nel 1911 avviene la prima al Teatro Costanzi di Roma di Sogno di una notte d’estate e nel 1933 nel Giardino di Boboli di Firenze diretta da Fernando Previtali per la regia di Max Reinhardt con Carlo Lombardi, Cele Abba, Giovanni Cimara, Nerio Bernardi, Rina Morelli, Sarah Ferrati, Cesare Bettarini, Armando Migliari, Ruggero Lupi, Luigi Almirante, Giuseppe Pierozzi, Memo Benassi, Evi Maltagliati ed Eva Magni. Per il Teatro alla Scala di Milano va in scena nel 2003 al Teatro degli Arcimboldi.

 

“Sogno di una notte di mezza estate, ouverture op. 21 by Felix Mendelssohn (London Symphony Orchestra – Claudio Abbado):

Analisi della partitura

Sogno di una notte di mezza estate dura circa quaranta minuti ed è composta da undici pezzi:
  1. OuvertureAllegro molto (circa 12 minuti)
  2. ScherzoAllegro vivace (circa 5 minuti)
  3. Marcia degli ElfiAllegro vivace (circa 1 m 30 s)
  4. Coro degli Elfi: Ye spotted snakesAllegro ma non troppo (circa 4 minuti)
  5. IntermezzoAllegro appassionato (circa 2 minuti)
  6. NotturnoCon moto tranquillo (circa 6 minuti)
  7. Marcia nuzialeAllegro vivace (circa 4 minuti)
  8. Prologo (circa 20 secondi)
  9. Marcia funebreAndante comodo (circa 1 minuto)
  10. Danza bergamascaAllegro molto (circa 1 m 30 s)
  11. Finale : « Through this house give glimm’ring light »Allegro molto (circa 5 minuti)

 

1. Ouverture – Allegro molto

L’ouverture dona una descrizione musicale geniale del lavoro drammatico di Shakespeare. Alcune armonie dei fiati in pianissimo introducono il pezzo, ma soltanto dopo cinque battute, questa atmosfera raccolta è interrotta da uno staccato tempestoso degli archi. Vengono quindi intercalati degli accordi diminuiti dei fiati al fine di conferire alla danza l’oscurità incombente della foresta incantata in una notte di mezza estate. Ma interviene il sole (un mi minore) interrotto poi dalla danza degli artigiani (danza bergamasca). Dopo un ingresso della fanfara, ritorna l’incanto della melodia iniziale. Il finale vede la partecipazione del soprano, del mezzosoprano e del coro.

2. Scherzo – Allegro vivace

Lo Scherzo è costruito su due temi: il primo eseguito dai legni, il secondo dagli archi, entrambi brillanti, ricchi dal punto di vista timbrico e fortemente caratterizzati ritmicamente. 

3. Marcia degli Elfi – Allegro vivace

Sulla scena accompagna l’ingresso di Oberon e di Titania.

4. Coro degli Elfi: “Ye spotted snakes” – Allegro ma non troppo

Musica di transizione, inframmezzata da parole di Titania, poi gli Elfi (il coro) invocano pace per la loro Regina. Brano sereno e gradevole, basato su una melodia di Lied popolare, violini e flauti a sostegno della prima strofa, viole, clarinetti e flauti nella seconda. Il sottile ronzio creato dagli strumenti rappresenta il brusio degli animali a cui si chiede di allontanarsi.

5. Intermezzo – Allegro appassionato

Il quinto brano viene eseguito alla fine del secondo atto. Un momento di agitazione prettamente romantica che sottolinea l’ansia di Ermia che si aggira nella foresta in cerca di Lisandro. Melodia affidata ai violini e ai legni, con i violoncelli in controcanto sul tema iniziale.

6. Notturno – Con moto tranquillo

Il Notturno, animato da un tema dolcissimo eseguito da corni e fagotti, trae tutto il suo fascino proprio dalla scelta di queste sonorità ombrose.

7. Marcia nuziale – Allegro vivace

Famosissima marcia nuziale, da tutti conosciuta, sontuosa e di grande ricchezza timbrica.

8. Prologo – 9. Marcia funebre – Andante comodo

Una manciata di secondi e si passa alla marcia funebre che accompagna le esequie di Priamo; toni esotici e lamentosi, in contrasto con il brano precedente.

10. Danza bergamasca – Allegro molto

Vivace e divertente danza in stile agreste.

11. Finale

Inizia con una ripresa della Marcia nuziale, che sfuma gradatamente. Riappare il fruscio di crome dell’Ouverture, poi i violini accompagnano una nuova melodia eseguita dal coro degli Elfi.

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“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Krystian Zimerman, 1975):

“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Emil Gilels, piano _ Rec. 1952):

“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Krystian Zimerman):

“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Arthur Rubinstein):

“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Daniil Trifonov):

“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Evgeny Kissin – Verbier 2007):

“Andante spianato e grande polacca brillane Op. 22” by F. Chopin (Arturo Benedetti Michelangeli):

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Written by mara

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