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Al Teatro Regio di Parma LE TROUVÈRE per Festival Verdi 2018

Giovanni Boldini , " Ritratto di Giuseppe Verdi ", 1886Olio su tela, 118x96 cm. Milano, Casa di riposo per musicisti. Una delle opere esposte alla mostra " Pittura Italiana del XIX secolo. Dal Neoclassicismo al Simbolismo ", da domenica fino al 22 gennaio 2012, a palazzo dell' Ermitage di San Pietroburgo, che illustrano gli stili di un secolo della storia dell'arte italiana e i suoi protagonisti. ANSA / UFFICIO STAMPA / ONLY EDITORIAL USE

“Deserto sulla terra,
col rio destino in guerra,
è sola speme un cor
al trovator!”
, (Manrico, atto I scena III)

Giovanni Boldini , ” Ritratto di Giuseppe Verdi “, 1886 Olio su tela, 118×96 cm. Milano, Casa di riposo per musicisti.

Il trovatore è un’opera di Giuseppe Verdi rappresentata in prima assoluta il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo di Roma. Assieme a Rigoletto e La traviata fa parte della cosiddetta trilogia popolare.

Storia

Il libretto, in quattro parti e otto quadri, fu tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez. Fu Verdi stesso ad avere l’idea di ricavare un’opera dal dramma di Gutiérrez, commissionando a Salvadore Cammarano la riduzione librettistica. Il poeta napoletano morì improvvisamente nel 1852, appena terminato il libretto, e Verdi, che desiderava alcune aggiunte e piccole modifiche, si trovò costretto a chiedere l’intervento di un collaboratore del compianto Cammarano, Leone Emanuele Bardare. Questi, che operò su precise direttive dell’operista, mutò il metro della canzone di Azucena (da settenari a doppi quinari) e aggiunse il cantabile di Luna (Il balen del suo sorriso – II.3) e quello di Leonora (D’amor sull’ali rosee – IV.1). Lo stesso Verdi, inoltre, intervenne personalmente sui versi finali dell’opera, abbreviandoli.

La prima rappresentazione fu un grande successo: come scrive Julian Budden, «Con nessun’altra delle sue opere, neppure con il Nabucco, Verdi toccò così rapidamente il cuore del suo pubblico».

 

IL CAST

LE TROUVÈRE

Opera in quattro atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Salvadore Cammarano
tratto dal dramma El Trovador di Antonio García Gutiérrez

Traduzione francese di Émilien Pacini

Edizione critica a cura di David Lawton, eseguita in prima assoluta.
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano

Durata complessiva 3 ore circa, compreso un intervallo

 

Maestro concertatore e direttore, ROBERTO ABBADO

Ideazione, regia, scene e luci, ROBERT WILSON

Co-regia, NICOLA PANZER

Collaboratore alle scene, STEPHANIE ENGELN

Collaboratore alle luci, SOLOMON WEISBARD

Costumi, JULIA VON LELIWA

Make-up, MANU HALLIGAN

Drammaturgia, JOSÉ ENRIQUE MACIÁN

Maestro del coro, ANDREA FAIDUTTI

 
 
Interpreti:

Léonore      ROBERTA MANTEGNA

Azucena, la Bohémienne      NINO SURGULADZE

Inès      TONIA LANGELLA

Manrique, le Trouvère      STEFANO SECCO

Le Comte de Luna      FRANCO VASSALLO

Fernand      MARCO SPOTTI

Un Bohémien      NICOLÒ DONINI

Un messager      LUCA CASALIN

Un Geolier      LUCA CASALIN

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

In coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Change Performing Arts

Con sopratitoli in italiano e in inglese

 

QUANDO

Sabato 29 Settembre 2018, ore 20.30

Giovedì 4 Ottobre 2018, ore 20.30

Domenica 7 Ottobre 2018, ore 20.30

Venerdì 12 Ottobre 2018, ore 20.30

Domenica 14 Ottobre 2018, ore 20.30

Sabato 20 Ottobre 2018, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Farnese
Piazzale della Pilotta, 15
43121 Parma (PR)

 

PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO
Ridotto del Teatro Regio di Parma
sabato 28 settembre 2018, ore 17.00 ingresso libero
A cura di GIUSEPPE MARTINI con ROBERTO ABBADO, ROBERT WILSON

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI DISPONIBILI:

Poltrona numerata I settore al costo di € 230,00; under 30 al costo di € 115,00; ridotto abbonati € 184,00; ridotto abbonati under 30 al costo di € 92,00

Poltrona numerata I settore al costo di € 130,00; under 30 al costo di € 65,00; ridotto abbonati € 104,00; ridotto abbonati under 30 al costo di € 52,00

 

Festival Verdi di Parma 2018: opera LE TROUVÈRE

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

Locandina storica

 

  • Il conte di Luna, giovane gentiluomo aragonese (baritono)
  • Leonora, dama di compagnia della Principessa d’Aragona (soprano)
  • Azucena, zingara della Biscaglia (mezzosoprano o contralto)
  • Manrico, ufficiale del principe Urgel e presunto figlio di Azucena (tenore)
  • Ferrando, capitano degli armati del conte di Luna (basso)
  • Ines, confidente di Leonora (soprano)
  • Ruiz, soldato al seguito di Manrico (tenore)
  • Un vecchio zingaro (basso)
  • Un messo (tenore)
  • Compagne di Leonora e religiose, familiari del conte, uomini d’arme, zingari e zingare (coro)

 

Trama

La trama – oltremodo intricata e romanzesca – si sviluppa parte in Biscaglia e parte in Aragona all’inizio del XV secolo.

Parte I – Il duello

La scena si apre nel palazzo dell’Aliaferia di Saragozza dove Ferrando, capitano delle guardie, racconta agli armigeri la vicenda del figlio minore dell’allora Conte, padre dell’attuale Conte di Luna, rapito anni prima da una zingara per vendicare la madre giustiziata dal Conte con l’accusa di maleficio; la zingara (Abbietta zingara) aveva poi bruciato il bambino e per questo omicidio i soldati ora chiedono la sua morte. Nel frattempo Leonora, giovane nobile amata dal Conte di Luna, confida a Ines, sua ancella, di essere innamorata di Manrico (Tacea la notte placida), il Trovatore appunto. Il conte, intento a vegliare sul castello, ode la voce di Manrico che intona un canto (Deserto sulla terra). Leonora esce, e confusa dall’oscurità, scambia il conte di Luna per Manrico e l’abbraccia. Ciò scatena l’ira del conte, che sfida a duello il rivale.

Parte II – La gitana

Ai piedi di un monte, in un accampamento di zingari (coro degli zingari: Vedi le fosche notturne spoglie), Azucena, madre di Manrico, racconta che molti anni prima vide morire sul rogo la madre accusata di stregoneria dal vecchio Conte di Luna (Stride la vampa). Per vendicarsi, rapì il figlio del Conte ancora in fasce e, accecata dalla disperazione, decise di gettarlo nel fuoco; per una tragica fatalità, tuttavia, confuse il proprio figlio col bambino che aveva rapito. Manrico capisce così di non essere il vero figlio di Azucena e le chiede di conoscere la propria identità, ma per Azucena l’unica cosa importante è che lei l’abbia sempre amato come un figlio, protetto e curato proprio come quando tornò all’accampamento ferito dopo il duello col Conte. Manrico confida alla madre di esser stato sul punto di uccidere il Conte, durante quel duello, ma di esser stato frenato da una voce proveniente dal cielo (Mal reggendo all’aspro assalto).

Nella scena successiva Leonora viene informata della morte di Manrico (non realmente accaduta) e decide di prendere i voti ma il Conte la rapisce evitandone la cerimonia; Manrico però irrompe, sventando il rapimento e portando in salvo l’amata.

Parte III – Il figlio della zingara

Azucena è catturata da Ferrando e condotta dal Conte di Luna. Costretta dalla tortura e dalle minacce, confessa di essere la madre di Manrico. Il Conte di Luna esulta doppiamente per la cattura. Uccidendo la zingara otterrà doppia vendetta: per il fratello ucciso e su Manrico che gli ha rubato l’amore di Leonora.

Manrico e Leonora intanto stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. Ruiz sopraggiunge ad annunciare che Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira.

Parte IV – Il supplizio

Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato nel castello dell’Aljafería: madre e figlio saranno giustiziati all’alba. Nell’oscurità, Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero (Timor di me?… D’amor sull’ali rosee). Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: in cambio è disposta a diventare sua sposa (Mira, d’acerbe lagrime). In realtà non ha alcuna intenzione di farlo: ha già deciso che si avvelenerà prima di concedersi. Il Conte accetta e Leonora chiede di poter dare lei stessa a Manrico la notizia della liberazione. Ma prima di entrare nella torre, beve, di nascosto, il veleno da un anello. Intanto, Manrico e Azucena sono in attesa della loro esecuzione. Manrico cerca di calmare la madre, terrorizzata (Ai nostri monti ritorneremo). Alla fine, la donna si addormenta sfinita. Giunge Leonora ad annunciare la libertà a Manrico e a implorarlo di scappare. Ma quando egli scopre che lei, la donna che ama, non lo seguirà, si rifiuta di fuggire. È convinto che per ottenere la sua libertà Leonora l’abbia tradito, ma lei, nell’agonia della morte, gli confessa di essersi avvelenata per restargli fedele (Prima che d’altri vivere). Il Conte, entrato a sua volta nella prigione, ascolta di nascosto la conversazione e capisce d’esser stato ingannato da Leonora, che muore fra le braccia di Manrico. Il Conte ordina di giustiziare il trovatore. Quando Azucena rinviene, ella gli indica Manrico morente, ma pur nella disperazione la donna trova la forza di rivelare al Conte la tragica verità: «Egli era tuo fratello» e mentre viene tratta a morte può finalmente gridare: «Sei vendicata, o madre!».

 

“LE TROUVÈRE” by Giuseppe Verdi (MARIA CALLAS LIVE 23 -2 -1953):

“LE TROUVÈRE” by Giuseppe Verdi (Raina Kabaivanska):

“LE TROUVÈRE” by Giuseppe Verdi (Antonella Banaudi (soprano), Shirley Verrett (Mezzo soprano), Leo Nucci (baritono), Francesco Ellero d’Artegna (basso), Barbara Frittoli (soprano), Piero de Palma (tenore), Roberto Scaltriti (Baritono), Enrico Facini (Tenore), Luciano Pavarotti (Tenore) – Direttore, Zubin Mehta):

“LE TROUVÈRE” by Giuseppe Verdi (Kabaivanska, Domingo, Cappuccilli, Cossotto, van Dam; Karajan):

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Written by mara

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