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Al Teatro Regio di Torino Antropocene di Marco Paolini Maggio 2018

L’ evoluzione delle cose, il loro aggregarsi e mutare, la loro pervasività e invasività nel nostro mondo generano nostalgia di una semplicità naturale che assume caratteri di mito. Raccontare come un viaggio l’odissea di artifici e tecnologie che hanno accompagnato gli uomini può aiutare a sfatare quel mito”, Marco Paolini

Stagione Concertistica 2017 – 2018 del Teatro Regio di Torino

 

Marco Paolini, voce narrante e utente, e il rapper Frankie hi-nrg mc (nome d’ arte di Francesco Di Gesù) nella parte dell’ operatore-macchina e voce concertante.

La musica di Mauro Montalbetti sottolinea, nel dialogo tra la voce del violoncello di Mario Brunello e l’ orchestra, le due diverse ispirazioni, quella della forma dialogica e quella della forma epica degli scenari:

 

Uno spettacolo di Marco Paolini, #Antropocene Oratorio per voci, violoncello solista e orchestra

 

QUANDO

Venerdì 25 Maggio 2018, ore 20.30

Sabato 26 Maggio 2018, ore 20.30

 

DOVE: Teatro Regio di Torino
Piazza Castello, 215

10124 Torino (TO)

 

INTERPRETI:

Marco Paolini, voce narrante

Mario Brunello, direttore e violoncello

Frankie hi-nrg mc, voce concertante e testi rap

Orchestra del Teatro Regio

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Primo settore: € 31,72

Secondo settore: € 27,56

Terzo settore: € 24,44

Ridotti: € 27,56, € 25,48, € 22,36 (riservato a over 65)

 

Teatro Regio di Torino: Antropocene

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Mario Brunello

 

“Non lasciamo la nostra mente alla ruggine”, Mario Brunello

Sacile, 12/04/2006 - Mario Brunello ed Andrea Lucchesini alla Fazioli Concert Hall - Foto Luca d'AgostinoPhocus Agency © 2006

Sacile, 12/04/2006 – Mario Brunello ed Andrea Lucchesini alla Fazioli Concert Hall – Foto Luca d’Agostino Phocus Agency © 2006

Mario Brunello (nato a Castelfranco Veneto, Treviso, nel 1960) è uno dei nomi più significativi dell’ attuale panorama musicale italiano ed internazionale. Inizia la sua attività, come molti musicisti, in orchestra; suona a Venezia nell’ Orchestra della Fenice per poi divenire primo violoncello alla Scala.

Nel 1986 Mario Brunello è il primo violoncellista italiano a vincere il Concorso Čaikovskij di Mosca e da quel momento la carriera prende il volo.

Ha studiato al Conservatorio di Venezia con Adriano Vendramelli e Antonio Janigro e si è esibito nelle maggiori sale da concerto del mondo, diretto da nomi di grande prestigio quali Claudio Abbado (che ripetutamente lo ha voluto con le sue orchestre, quella del Festival di Lucerna e l’ Orchestra Mozart, sia come solista che come direttore), Myung-Whun Chung, Valery Gergiev, Yuri Temirkanov, Carlo Maria Giulini, Eliahu Inbal, Marek Janowski, John Axelrod, Daniele Gatti, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Riccardo Chailly, Vladimir Jurowski, Ton Koopman, Antonio Pappano, Manfred Honeck e Seiji Ozawa.

Viene invitato dalle più prestigiose orchestre, tra le quali London Philharmonic, Munich Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Mahler Chamber Orchestra, Orchestre Philharmonique de Radio-France, London Symphony, NHK Symphony di Tokyo, Kioi Sinfonietta, Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia.

È molto attivo in formazioni cameristiche classiche grazie a collaborazioni con solisti come Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Martha Argerich, Andrea Lucchesini, Frank Peter Zimmermann, Isabelle Faust, Maurizio Pollini, Valery Afanassiev e l’ Hugo Wolf Quartett.

“Io ho molta ammirazione per i giovani. Il fatto di essere musicista e di avere molti studenti mi ha fatto provare questa sensazione: che i giovani possano trainare tutto quanto, che siano loro in realtà a mandare avanti il mondo.”

Nella sua vita artistica riserva ampio spazio a progetti che coinvolgono forme d’ arte e saperi diversi (teatro, letteratura, filosofia, scienza), integrandoli con il repertorio tradizionale. Partecipa quindi a festival jazz con Vinicio Capossela (con il quale collabora tuttora), Uri Caine e Gian Maria Testa; realizza spettacoli teatrali con Maddalena Crippa e Marco Paolini. Sempre rimanendo in ambito teatrale propone un progetto visionario dedicato a Bach (Pensavo fosse Bach, prodotto da Musicamorfosi). Attraverso nuovi canali di comunicazione cerca di avvicinare il pubblico a un’ idea diversa e multiforme del far musica, creando spettacoli interattivi che nascono in gran parte nello spazio Capannone Antiruggine (a Castelfranco Veneto, sua città natale, si trova questa antica fabbrica dove si lavorava il ferro riadibita a sala da concerto e qui tiene concerti, corsi e masterclass), luogo ideale per la sperimentazione. Perché sperimentare significa “cercare suoni che non appartengono al proprio linguaggio, cercare parole nuove“. Significa esibirsi all’ occorrenza in spazi non destinati alla musica e aprirsi anche a nuove tecnologie.

Ma al di là di tecniche e strumenti – sottolinea Brunello – la musica dovrebbe avvicinarsi al pubblico facendo scendere orchestre e solisti dal piedistallo, ossia riducendo o annullando il dislivello tra platea e palcoscenico: “perché tutti sono allo stesso livello”.

Brunello si presenta sempre più di frequente nella doppia veste di direttore e solista dal 1994, quando fonda l’ Orchestra d’ Archi Italiana, con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’ estero.

Mario Brunello è un musicista dal repertorio molto vasto che spazia dalla musica barocca e Bach (di cui ha inciso tra 1993 e 1994 le sei Sei suites per violoncello solo BWV 1007 – 1012 nell’ Auditorium del Conservatorio di Torino) alla musica contemporanea e ad incursioni, come abbiamo visto, nel jazz.

“Qualsiasi musicista con Bach si sente a casa…Ancor oggi la sua musica ci trasmette il senso di una proporzione naturale. Io faccio sempre l’esempio di una foglia: non possiamo dire che sia simmetrica, ci sono sempre delle piccole differenze eppure l’impressione è di una perfezione che solo la natura riesce a dare. Penso che la musica di Bach si avvicini molto a questa idea”.

È docente presso i corsi estivi di perfezionamento dell’ Accademia Chigiana di Siena ed è Accademico di Santa Cecilia.

Suona un violoncello Giovanni Battista Guadagnini del 1769 appartenuto ad Antonio JanigroBenedetto Mazzacurati e successivamente a Franco Rossi (quest’ ultimo violoncellista del Quartetto Italiano).

Dal 2008 è il direttore artistico del Concorso Internazionale per Quartetto d’ Archi “Premio Paolo Borciani” di Reggio Emilia.

Ha preso parte, fin dalla prima edizione, alla manifestazione I Suoni delle Dolomiti, che ogni anno porta in quota la musica colta e classica.

I diversi generi artistici si riflettono nell’ ampia discografia che include opere di Vivaldi, Bach, Beethoven, Brahms, Schubert, Franck, Haydn, Chopin, Janáček e Sollima. Deutsche Grammophon ha pubblicato il Triplo Concerto di Beethoven diretto da Claudio Abbado ed EGEA Records ha dedicato all’ artista la collana “Brunello Series” composta da cinque Cd: “Odusia”, odissea musicale nella cultura del Mediterraneo, “Brunello and Vivaldi”, “Violoncello and” per violoncello solo, “Schubert e Lekeu” con Andrea Lucchesini e le Suites di Bach (Premio della Critica 2010). Per la EMI la registrazione live del Concerto di Dvorak con l’ Accademia di Santa Cecilia e Antonio Pappano.

Classica e incursione in altri generi ma un altro elemento è considerato particolarmente importante per Mario Brunello: il silenzio, così caro al violoncellista, quasi più importante del suonoDal silenzio del pensiero emergono parole pesate, mai banali.

“La musica è una lingua, con tutti i suoi dialetti. Che sia ritmica, melodica, intensa, classica o leggera, l’ importante è che sia Musica con la M maiuscola”

Anche per un musicista l’ assenza di suoni può rappresentare ispirazione e vera e propria musica per le orecchie. Mario Brunello con Silenzio racconta che cos’ è questa strana forma, ormai quasi aliena all’ umanità, sovraccaricata e inquinata dai rumori che si fanno spesso moleste presenze.

In Silenzio Mario Brunello racconta  che cosa davvero significhi per lui questa magica parola: “Al violoncellista ovviamente non interessa un silenzio qualunque, ma quello in cui la musica si forma, prende vita e diventa arte. Definisce così come nascono le sue note: all’ interno di una specie di luogo in cui non ci sono, in cui, per l’ appunto domina il silenzio che permette però all’ artista di entrare, di essere segnato. E così nasce la musica. Il suono si sistema in quel silenzio. Ecco allora la ricerca di luoghi dove il silenzio è d’ oro, dove esso prospera e viene rispettato, come una montagna o un deserto. Persino però in un mercato pieno di colori e di casino, il musicista trova il suo silenzio e lo trasforma in qualcosa che potrebbe addirittura diventare Bach. La vita come sempre è linfa vitale per l’ arte, la nutre e la tiene sveglia, attenta, piena“.

Sito personale: http://www.antiruggine.eu/

 

Mario Brunello “Concerto per Violoncello″ by R. Schumann (Orchestra: Saint Paul Chamber Orchestra, Direttore: Roberto Abbado):

Mario Brunello “Suite II a violoncello solo″ by J.S.Bach (eseguito in una radura erbosa accanto un nevaio e sotto una parete rocciosa tra il Rifugio Tires ed il Rifugio Sassopiatto il giorno 8 luglio 2011):

Mario Brunello & Quartetto Lyskamm “Quintetto in do magg.″ by F. Schubert:

Mario Brunello “Stelutis Alpinis” (trekking musicale organizzato nell’ ambito de “I Suoni delle Dolomiti 2009”. Al termine dell’ultimo concerto Mario Brunello, acclamato dal pubblico, ha eseguito “Stelutis Alpinis” come sua commossa dedica alla montagna):

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Marco Paolini…

Autore e interprete di un repertorio che appartiene al cosiddetto teatro sociale, si occupa di teatro dagli anni settanta. La sua attività si distingue per il gusto dello studio dei testi e della ricerca delle fonti e per l’accostamento continuo dei fatti a trovate teatrali spesso dissacranti e ironiche; i suoi spettacoli, in questo modo, affrontano tematiche complesse.

Paolini – i cui spettacoli sono per la gran parte sviluppati in monologhi spesso recitati in lingua veneta – è considerato uno dei massimi esponenti della cosiddetta “prima generazione” di quel “quasi-genere” solitamente definito come teatro di narrazione: un teatro che, sulla scia della lezione del Mistero buffo di Dario Fo, si fonda sul racconto di un performer che – senza trucco, costumi o scenografia – assume la funzione di narratore, con la propria identità non sostituita, cioè senza interpretare un personaggio. Si è soliti ascrivere alla prima generazione della narrazione, oltre a Paolini, anche Laura Curino e Marco Baliani: le voci più significative della “seconda generazione” sono invece Ascanio Celestini, Davide Enia, Giulio Cavalli e Mario Perrotta.

Fino al 1994 Paolini ha lavorato in vari gruppi teatrali: Teatro degli StracciStudio 900 di Treviso, Tag Teatro di Mestre e Laboratorio teatro settimo. Con quest’ultimo ha realizzato Adriatico (1987), il primo della serie degli Album, e ha partecipato all’allestimento di diversi spettacoli teatrali, rivedendo fra gli altri Shakespeare e Goldoni.

Negli anni novanta inizia a collaborare con la Cooperativa Moby Dick – Teatri della Riviera con cui ha realizzato spettacoli come Il racconto del VajontAppunti forestiIl milione – Quaderno veneziano di Marco Paolini e i Bestiari (raccolta di spettacoli dedicati al recupero della cultura locale, in particolare veneta).

Proprio grazie a Il racconto del Vajont Paolini arriva al grande pubblico; lo spettacolo vince nel 1995 il Premio Speciale Ubu per il Teatro Politico, nel 1996 il Premio Idi per la migliore novità italiana e nel 1997 l’ Oscar della televisione come miglior programma dell’anno per la trasmissione televisiva sulla tragedia del Vajont, trasmessa da Rai 2 in diretta dalla diga del Vajont il 9 ottobre 1997, anniversario del disastro.

Dal 1999 Paolini autoproduce i suoi progetti teatrali, editoriali e cinematografici attraverso l’attività della Società JoleFilm.

Nel 2013 recita con Checco Zalone in Sole a catinelle di Gennaro Nunziante.

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ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

Internet down, il collasso tecnologico, una telefonata che potrebbe essere l’ultima. Queste sono le premesse di Antropocene, nuovo spettacolo ideato dal regista Marco Paolini (autore del testo e voce recitante) con le musiche di Mauro Montalbetti, i testi rap e la voce concertante di Frankie hi-nrg mc, e con Mario Brunello nella doppia veste di violoncellista e direttore d’orchestra del Parco della Musica Contemporanea Ensemble.

Un uomo chiama il servizio clienti per risolvere dei problemi di connessione. La comunicazione è difficile, la linea cade più volte, parla con voci diverse. Solo a un certo punto si rende conto che le voci appartengono tutte alla stessa macchina evoluta e potente, in grado di rispondere a migliaia di chiamate contemporaneamente. Sarà difficile accettare ciò che la macchina gli sta dicendo: la rete si sta spegnendo e lui è l’ultimo cliente che ha accesso al servizio. Le cose che gli rendevano la vita così comoda hanno iniziato improvvisamente a estinguersi, lui stesso per sopravvivere dovrà adattarsi a farne a meno. L’uomo resta attaccato al dialogo con il suo interlocutore digitale. I due parlano come farebbero due naufraghi su una zattera, tutto cambia in fretta nel giro di una telefonata.

Gli “antropòceni”, gli abitanti dell’era più cool della storia del pianeta, iniziano così, in un’escalation tragicomica, la lotta per salvare dall’estinzione non tanto se stessi quanto le cose che sono per loro più care, dando vita a una prosa ritmica o un canto epico di due voci. La musica di Mauro Montalbetti sottolinea, nel dialogo tra il violoncello di Mario Brunello e l’orchestra, le due diverse ispirazioni degli scenari, quella della forma dialogica e quella della forma epica.

L’evoluzione delle cose, il loro aggregarsi e mutare, la loro pervasività e invasività nel nostro mondo generano nostalgia di una semplicità naturale che assume caratteri di mito. Raccontare come un viaggio l’odissea di artifici e tecnologie che hanno accompagnato gli uomini può aiutare a sfatare quel mito” – spiega Paolini.

Musicalmente #Antropocene – afferma Montalbetti – si articola come una sorta di Passione laica. Si intrecciano continuamente due mondi musicali separati da quasi tre secoli: la musica barocca e la musica del nostro tempo. Per quanto riguarda il periodo barocco ho deciso di rivolgere l’attenzione a uno dei più affascinanti capolavori di Johann Sebastian Bach; la Passione secondo Giovanni. Alcuni frammenti bachiani divengono materiale da plasmare, distorcere, oppure citare. Il linguaggio minimalista – presentato in maniera decisamente poco ortodossa – e il Rap sono stati scelti perché, attraverso l’utilizzo di armonie costruite sulle triadi e i numerosi principi costruttivi in comune, possano essere in grado di dialogare con la musica del passato, di coesistere, di creare cortocircuiti emotivi che sostengano e amplifichino la drammaturgia”.

Dopo il grande successo della Prima al Teatro Massimo di Palermo il nuovo spettacolo arriva al Romaeuropa festival all’ Auditorium Parco della Musica di Roma il 14 e 15 novembre. Prodotto dal Teatro Massimo di Palermo in collaborazione con Romaeuropa Festival e Fondazione Musica per Roma, Fondazione Teatro Regio di Torino e Teatro di San Carlo di Napoli,#Antropocene è un affondo nel presente per tirarne fuori storie e immaginari sospesi tra natura e artificio.

 

“#Antropocene Oratorio per voci, violoncello solista e orchestra” by Mauro Montalbetti (Benvenuti nell’ Antropocene):

“#Antropocene Oratorio per voci, violoncello solista e orchestra” by Mauro Montalbetti (Frankie Hi-nrg, Mario Brunello e PMCE “Zero” #antropocene):

“#Antropocene Oratorio per voci, violoncello solista e orchestra” by Mauro Montalbetti (il finale che precede i saluti):

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Written by mara

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