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Al Teatro San Carlo di Napoli Juraj Valcuha 22 aprile 2020

Mi è venuta l’idea per una nuova sinfonia, questa volta con un programma che resti enigmatico per chiunque, l’indovini chi potrà: l’opera si chiamerà “una sinfonia a programma”; tale programma è colmo di emozione soggettiva e, nel corso del mio ultimo viaggio, mentre pensavo ad essa, piangevo frequentemente. Ora, tornato a casa, in meno di quattro giorni ho delineato lo schema del primo movimento mentre ben chiara in testa la struttura globale. Ci sarà molto di nuovo in questa sinfonia per quanto concerne la forma“, Piotr I. Tchaikovsky

Juraj ValcuhaAl Teatro San Carlo di Napoli Juraj Valcuha 22 aprile 2020

Teatro San Carlo, Stagione Concertistica 2019 – 2020

Al Teatro San Carlo di Napoli Juraj Valcuha 22 aprile 2020. Dal palco del Teatro San Carlo di Napoli l’ Orchestra del Teatro di San Carlo e il Direttore Juraj Valčuha, Direttore principale, per il seguente programma:

Richard Strauss, Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione) op 24, poema sinfonico (1895)

… … …

Piotr I. Tchaikovsky, Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” (1893)

QUANDO

Mercoledì 22 Aprile 2020, ore 18.00 – Turno P

Durata musicale: 1 ora e 20 minuti circa

DOVE: Fondazione Teatro di San Carlo
98/F, via San Carlo

80131 Napoli (NA)

INTERPRETI:

Juraj Valčuha, Direttore

Orchestra del Teatro di San Carlo

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

POLTRONISSIMA ORO al costo di € 61,47
POLTRONISSIMA al costo di € 51,22
POLTRONA ORO al costo di € 51,22
POLTRONA al costo di € 46,10
PALCHI CENT. I/II ORD. PARAPETTO al costo di € 46,10
PALCHI CENT. I/II ORD. DIETRO al costo di € 40,98
PALCHI LAT. I/II ORD. PARAPETTO al costo di € 46,10
PALCHI LAT. I/II ORD. DIETRO al costo di € 35,86
PALCHI CENT. III/IV ORD. PARAPETTO al costo di € 35,86
PALCHI CENT. III/IV ORD. DIETRO al costo di € 32,79
PALCHI LAT. III/IV ORD. PARAPETTO al costo di € 32,79
PALCHI LAT. III/IV ORD. DIETRO al costo di € 30,74
POSTI ASCOLTO al costo di € 15,37
BALCONATA V e VI al costo di € 30,74

Al Teatro San Carlo di Napoli Juraj Valcuha 22 aprile 2020

oppure se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi anche all’ Associazione MaNi per informazioni su acquisto e consegna dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

Juraj Valčuha

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Juraj Valčuha è Direttore Musicale principale del Teatro di San Carlo di Napoli.

Nato nel 1976 a Bratislava vi studia composizione e direzione e prosegue gli studi a San Pietroburgo con Ilya Musin e a Parigi.

Nel 2006 debutta con l’ Orchestre National de France e al Comunale di Bologna con La bohème. Viene regolarmente invitato dalle maggiori compagini internazionali quali i Münchner Philharmoniker, la Philharmonia di Londra, la Filarmonica di Oslo, la DSO di Berlino, la Gewandhaus di Lipsia, l’Orchestra della Radio Svedese, la Staatskapelle di Dresda, la Pittsburgh Symphony,  la Los Angeles Philharmonic, la National Symphony di Washington, la Filarmonica di Berlino, l´Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony. Ha diretto una nuova produzione di Bohème alla Fenice e l’Orchestra del Maggio Musicale e dell’Accademia di Santa Cecilia. Con l´OSN Rai ha effettuato una tournée al Musikverein di Vienna, alla Philharmonie di Berlino e nella stagione di Abu Dhabi Classics.

Nella stagione 2012/2013 ha debuttato con la New York Philharmonic, la Filarmonica della Scala e la San Francisco Symphony. Ha ritrovato i  Münchner Philharmoniker, l’Orchestre de Paris, le Orchestre del Comunale di Bologna e di Firenze, la National Symphony di Washington e la Philharmonia di Londra.

Nella stagione 2013/2014 ha effettuato una tournée con l’ OSN Rai al Festival Enescu di Bucarest, a Verona e a Rimini e con l’Orchestra dell´Accademia di Santa Cecilia al Festival di Bratislava. Sono seguiti concerti con i Münchner Philharmoniker, la Philharmonia di Londra, la Pittsburgh Symphony, le Orchestre delle Radio NDR di Amburgo, WDR di Colonia, della Radio Svedese di Stoccolma e della NHK a Tokyo.

In Italia ha diretto le Orchestre del Comunale di Bologna e di Firenze (Madama Butterfly), e nell’ edizione 2014 del Maggio Musicale Fiorentino ha diretto una nuova produzione de L’amore delle tre melarance di Prokof’ev.

Nella stagione 2014/2015 ha effettuato una tournée con l´OSN Rai che ha toccato Monaco, Colonia, Zurigo, Basilea e Düsseldorf. Quindi le produzioni di Turandot al San Carlo di Napoli e di Jenůfa al Comunale di Bologna oltre ai concerti con le orchestre sinfoniche di San Francisco, Pittsburgh, Washington, Los Angeles, della Konzerthaus di Berlino, con i Wiener Symphoniker, l’ Accademia di Santa Cecilia e l’Orchestre National de France.

Dal 2009 al 2016 è stato Direttore Musicale principale dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

“Fu sei anni fa che mi capitò di presentare nella forma di un poema sinfonico le ore prossime alla morte di un uomo che aveva combattuto per i più idealistici fini, forse proprio quelli di un artista. L’ uomo malato giace nel letto, addormentato, con un respiro pesante e irregolare; amichevoli sogni fanno sorgere un sorriso sui lineamenti di un uomo profondamente sofferente; questi si sveglia; è una volta di più torturato da orribili agonie; le sue membra sono scosse dalla febbre – appena l’attacco passa e le pene lo lasciano, i suoi pensieri vagano nella sua vita passata; la fanciullezza passa prima; il tempo della sua giovinezza con le sue lotte e le sue passioni e allora, appena le pene già incominciano a ritornare, gli appare il frutto del cammino della sua vita, la concezione, l’ ideale che ha cercato di realizzare, di presentare artisticamente, ma che non ha potuto completare, poiché all’ uomo non è consentito di portare a compimento tali cose. L’ ora della morte si avvicina, l’anima lascia il corpo per trovare realizzate in modo glorioso in uno spazio eterno quelle cose che non potevano essere compiute quaggiù”

Il poema sinfonico op. 24 Töd und Verklärung (Morte e trasfigurazione) è una composizione giovanile di Strauss. La musica fu composta tra il 1888 e il 1890, anno in cui Strauss diresse la prima esecuzione del lavoro a Eisenach. Il programma ideale del pezzo è sintetizzato dall’ autore in una lettera del 1894, indirizzata all’ amico Friedrich von Hausegger:

«Sei anni fa mi venne in mente l’ idea di rappresentare musicalmente in un poema sinfonico i momenti che precedono la morte di un uomo, la cui vita fosse stata un continuo tendere ai supremi ideali: un tale uomo è per eccellenza l’ artista».

Il poema rappresenta un ulteriore momento di maturazione dello stile sinfonico del compositore tedesco. Per questo suo nuovo lavoro Strauss si distacca dalle fonti letterarie che aveva utilizzato per Macbeth e per Don Juan, per avvalersi di un programma narrativo da lui stesso ideato, la cui origine rimane, tuttavia, misteriosa. Sembra del tutto destituita di ogni fondamento l’ipotesi secondo la quale Strauss avrebbe sofferto di problemi respiratori nel periodo in cui compose questo poema sinfonico. In realtà i problemi respiratori sopraggiunsero nel 1891, quando Morte e trasfigurazione non solo era stata composta, ma addirittura era stata eseguita, come lo stesso Strauss ricordò:

“Tod è un puro prodotto della mia immaginazione; non è basato su alcun evento; la mia malattia non mi colpì che due anni più tardi. Fu un’ ispirazione come un’altra. In ultima analisi, lo stimolo musicale”.

Nonostante tutto, un’ identificazione autobiografica con il protagonista del programma di questo poema sinfonico è innegabile. Secondo un aneddoto Strauss, sul letto di morte avrebbe detto a sua nuora:

“È una cosa bizzarra, Alice, morire è proprio come l’ho descritto in Tod und Verklärung”.

“Tod und Verklärung descrive l’ ultima notte di un malato, che giace assopito nel ricordo di un momento di felicità. Il sonno leggero è interrotto da un soprassalto del male, finché l’allentarsi della morsa del dolore gli permette di ripensare alle grandi aspirazioni della sua vita. Avvicinandosi alla morte, l’ uomo si rende conto che gli ideali per cui ha vissuto e combattuto giungeranno a compimento nella forma più splendida solo nello spazio eterno, in cui la sua anima troverà finalmente riposo.”

L’ argomento è esposto in una poesia di Alexander Ritter, che accompagna la partitura.  

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Stokowski/Philadelphia):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Berliner Phil., Berlin 1949, Victor de Sabata):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Orchestra Sinfonica di Torino della Rai, Conductor: Sergiu Celibidache, (1970)):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Swedish Radio Symphony Orchestra, Daniel Harding, conductor – May 25, 2007, Berwaldhallen, Stockholm):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Toscanini, NBC Symphony Orchestra – Recorded March 10, 1952):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (London Symphony Orchestra, Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Staatskapelle Dresden, Rudolf Kempe (1970)):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Herbert von Karajan):

“Tod und Verklärung” by Richard Strauss (Berlin Symphonic Orchestra, Conductor C. A. Bünte – Concert Hall Berlin, November 16th, 1963):

È facile seguire sulla partitura la sequenza degli episodi. Le varie sezioni descrivono via via il malato in prossimità della morte: lo struggente Largo iniziale; la battaglia tra la vita e la morte che non offre all’ uomo alcuna tregua, tradotto in un Allegro molto Agitato; il moribondo che vede passare davanti agli occhi tutta la vita, espresso nell’ indicazione dinamica di Meno mosso; e infine la trasfigurazione, in un tenue Moderato orchestrale.  

Il poema sinfonico si apre quindi con un Largo introduttivo di grande suggestione nel quale il respiro affannoso e irregolare dell’ artista morente è reso dalle pulsazioni sincopate delle viole e dei violini secondi divisi che si alternano ai timpani; questo respiro ansante, realizzato anche dagli accenti sul primo tempo del tema armonico degli archi, cede il posto di tanto in tanto ai sogni che si materializzano in frammenti tematici esposti dagli altri strumenti solisti.

Un gesto teatrale, costituito da un colpo di timpano in fortissimo, sostenuto dagli archi gravi, dalle tube, dai corni e dai controfagotti, sveglia improvvisamente il moribondo il cui dramma interiore si consuma nel serpeggiante ed insinuante tema che percorre la parte iniziale dell’ Allegro, dove gli strumentini, sostenuti dal tremolo dei violini primi, continuano ad esprimere il respiro affannoso dell’ uomo.

In questo Allegro molto agitato il conflitto con la morte si esprime attraverso una rielaborazione molto libera della forma-sonata, nella quale trovano spazio anche i temi già esposti nel Largo iniziale: uno affidato al flauto a cui rispondono un violino e un violoncello solista e ad un altro esposto dagli ottoni di carattere solenne e drammatico.

Una breve ripresa del largo iniziale, a cui segue un altro passo animato, conduce al Moderato conclusivo dove si costruisce, coinvolgendo progressivamente l’ intera orchestra, il tema della trasfigurazione che, come notato da Otto Erhardt nella sua monografia su Strauss, non ha nulla di trascendente o spirituale, ma è un’ apoteosi sensuale e una cosciente affermazione di vita terrena.

Suggestivo l’organico: 3 flauti, 2 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, tam-tam, 2 arpe, e ovviamente gli archi.

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Mi è venuta l’idea per una nuova sinfonia, questa volta con un programma che resti enigmatico per chiunque, l’indovini chi potrà: l’opera si chiamerà “una sinfonia a programma”; tale programma è colmo di emozione soggettiva e, nel corso del mio ultimo viaggio, mentre pensavo ad essa, piangevo frequentemente. Ora, tornato a casa, in meno di quattro giorni ho delineato lo schema del primo movimento mentre ben chiara in testa la struttura globale. Ci sarà molto di nuovo in questa sinfonia per quanto concerne la forma

Nel dicembre 1892 Cajkovskij decise improvvisamente di smettere di lavorare ad una Sinfonia in mi bemolle maggiore alla quale si era dedicato per un po’ di tempo:

una decisione irreversibile – scrisse – ed è bellissimo che io l’abbia presa

La Sinfonia n. 6 in Si minore Patetica (Патетическая), op. 74, è l’ultima sinfonia di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Venne eseguita per la prima volta, nove giorni prima della sua morte, il 16 ottobre 1893 a San Pietroburgo. La morte di Čajkovskij pochi giorni dopo la prima esecuzione, fa della sesta sinfonia una sorta di testamento artistico nel quale confluiscono tutti gli stati emotivi, spirituali ed affettivi che ne avevano caratterizzato la travagliata esistenza.

Per via delle tematiche, la bellezza dei temi, la maturità compositiva ed il pathos che domina su tutta la sinfonia, può essere considerata la più grande composizione del musicista russo.

«Credo che mi sarà dato di scrivere una sinfonia esemplare: così probabilmente lotterò fino all’ultimo respiro per raggiungere la perfezione senza mai riuscirvi.»

Così scriveva nel 1891 Čajkovskij nel voler cercare a tutti i costi di concretizzare questa sua idea fissa che in seguito si esprimerà in una successiva lettera.

«Più innanzi procedo con l’orchestrazione, più diventa difficile: vent’anni fa l’avrei spinta avanti, senza pensarci con tutta la forza delle mie spalle e sarebbe riuscita bene. Ora sono diventato un vigliacco, senza fiducia in me stesso. Per due giorni interi sono stato lì a cuocere a fuoco lento due pagine; non riescono mai come vorrei, ma tuttavia procedo.»

Gli abbozzi iniziarono il 4 febbraio 1893 (data «russa», ovvero quella del Calendario giuliano, corrispondente al 16 febbraio del Calendario gregoriano), con varie tappe di lavorazione.

In quattro giorni la prima parte della Sinfonia fu completata, e si dice che il resto albergasse già nella sua mente in modo preciso.

Non puoi immaginare quanta felicità mi ha colto nello scoprire che il mio tempo non è ancora passato e che posso ancora lavorare

scrisse a Bob (il nipote Vladimir Davydov) l’ 11 febbraio 1893. Continuò dunque a scrivere, senza nessuna battuta d’arresto, e alla fine di agosto la Sinfonia era finita e pronta per la prima esecuzione, organizzata il 28 ottobre.

L’autore affermò di aver scritto la sinfonia in base ad un programma. Gli appunti lasciati accanto ai pentagrammi dicono poco se non che si ha a che fare con le aspirazioni e le delusioni della vita (soggetto portante nel pensiero del compositore: la ricerca di un ideale mai raggiunto è anche il cuore del Lago dei cigni e dell’ Evgenij Oneghin). Scrisse a Bob che la partitura seguiva

un programma che rimarrà un mistero per chiunque – lasciamoli indovinare

Avendo qualche dubbio sul Finale, Čajkovskij decise una lettura privata riservata agli insegnanti e studenti del Conservatorio di Mosca con una esecuzione “a porte chiuse”, il 9 ottobre (data russa, quindi il 21 ottobre del Calendario gregoriano) attraverso un’orchestra formata da allievi del conservatorio sotto la direzione di Vasilij (Basile) Il’ič Safonov (1852-1918), pianista, direttore, insegnante e direttore del Conservatorio moscovita, da lui apprezzato (cfr. studiosi Tammaro e Casini/Delogu).

Il 16 ottobre (data russa, per cui il 28, secondo il Calendario gregoriano), lo stesso Čajkovskij diresse la prima assoluta nella Sala delle riunioni dei nobili a San Pietroburgo – in quegli anni era ormai acclamatissimo nei due ruoli – e in sala si era radunata tutta la Pietroburgo che contava. Al suo ingresso il pubblico si alzò in piedi per applaudirlo e tutto avrebbe fatto pensare che ci si preparava al più fragoroso dei successi. Il programma non prevedeva solo la Sinfonia ma diverse altre musiche di Laroš e Mozart, nonché il proprio Primo Concerto per pianoforte, solista Adele Aus der Ohe (1864-1937) che eseguì anche pezzi solistici e la Rhapsodie espagnole di Liszt (cfr. la musicologa Orlova).

Il successo fu sostanzialmente solo di stima, forse (secondo lo studioso Tammaro) sia a causa della non eccelsa direzione dell’autore, ma anche per il Finale, non propriamente fatto per portare al facile applauso. Tuttavia Nikolaj Rimskij-Korsakov nella sua autobiografia riferisce che il collega diresse ottimamente, nonostante l’orchestra “rispondesse” male alla singolare composizione come il fratello di Čajkovskij, Modest, ebbe modo di sostenere (cfr. Tibaldi-Chiesa). L’ autore uscì sconsolato assieme al musicista Glazunov per una rituale cena con amici al Grand Hotel.

Due giorni dopo spedì la partitura al proprio editore per la pubblicazione, pregandolo di porre sul frontespizio la dedica al nipote Bob Davidov. Essa venne poi pubblicata (1894) con il titolo «Patetica», suggerito, forse, dal fratello Modest, il giorno dopo la prima, anche se inizialmente il suggerimento era stato per «Tragica» che non piaceva al musicista. Tuttavia il titolo fu depennato da Čajkovskij e rimase solo per decisione postuma dell’editore (cfr. lo studioso Aldo Nicastro). Inoltre il compositore annotò: 

non è che non sia piaciuta, ma ha creato un certo smarrimento“.

La sinfonia venne eseguita pubblicamente una seconda volta – dopo la morte del musicista avvenuta il 25 ottobre 1893 (notte sul 6 novembre, data del Calendario gregoriano) – in una serata che di fatto ebbe la forma della commemorazione e dunque con uno scontato successo. Era il 6 novembre (data russa, ovvero il 18, nel Calendario gregoriano), sul podio il grande Ėduard Francevič Napravnik (1839-1916), compositore e direttore d’origine ceca, stimato da Čajkovskij e che di lui diresse – fra l’altro – le prime di La pulzella di Orleans, La dama di picche e Iolanta.

Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Leonard Slatkin, direttore & Detroit Symphony Orchestra):

Sinfonia n. 6 in si minore, op. 74 “Patetica” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Otto Klemperer & Philharmonia Orchestra – Studio Recording in London):

La sinfonia è suddivisa nei classici quattro movimenti. L’ordine però è inusuale: al secondo posto c’è il movimento in forma di scherzo (soluzione già praticata da Beethoven e da Schumann, oltre che dallo stesso Čajkovskij nella Sinfonia Manfred). Inoltre, ed è la novità sostanziale, Čajkovskij inverte l’ ordine degli ultimi due movimenti terminando l’opera, per la prima volta nella storia della sinfonia, con un tempo lento.

  • 1. Adagio – Allegro non troppo – Andante – Moderato mosso – Andante – Moderato assai – Allegro vivo – Andante come prima – Andante mosso
  • 2. Allegro con grazia
  • 3. Allegro molto vivace
  • 4. Finale. Adagio lamentoso – Andante

Manoscritto sinfoniaPrimo movimento

Il primo movimento è in forma sonata e si articola in un’introduzione lenta (bb. 1-18), un’esposizione formata da due gruppi tematici (bb. 19-88 e 89-160), una sezione di sviluppo (bb. 161-248), una ripresa (bb. 249-334) e una coda (bb. 335-354).

Il primo movimento è il più lungo e dura circa 20 minuti.

Secondo movimento

Il secondo movimento è un valzer in re maggiore nell’ insolita misura di 5/4. Si ritiene che sia la prima volta che questa misura venga usata in una sinfonia (mentre nel campo operistico era stata già usata per esempio da François-Adrien Boieldieu in un’aria de La Dame blanche). Čajkovskij suddivide ogni singola battuta in un metro binario seguito da un metro ternario. È dunque la seconda parte della battuta, in 3/4, a dare l’idea del valzer.

Dal punto di vista formale, il movimento segue la struttura ABA dello scherzo, cui Čajkovskij aggiunge una coda basata sui motivi di entrambe le sezioni. Con il suo andamento non troppo veloce, l’episodio si inserisce tra gli scherzi di andamento moderato, secondo il modello prediletto da Brahms (per esempio nelle sue tre prime sinfonie).

Terzo movimento

Il terzo movimento, in sol maggiore, su uno sfrenato 12/8 («Allegro molto vivace»), è quasi uno scherzo, basato su un dialogo tra archi e fiati. 

Quarto movimento

La sinfonia è chiusa da un «Adagio lamentoso» in si minore. La rassegnata desolazione della melodia discendente degli archi introduce immediatamente in un clima funebre.

Sulla «patetica» così Ciaikovsky si espresse scrivendo al fratello Modesto nell’ agosto del 1893:

«La ritengo la migliore, e precisamente la più compiuta delle mie opere. L’amo, come fino ad ora non ho mai amato nessun’altra delle mie creature»

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Al Teatro San Carlo di Napoli Juraj Valcuha 22 aprile 2020

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Written by mara

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