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Al Viotti Festival di Vercelli Guido Rimonda 2 marzo 2019

Guido Rimonda è una delle personalità musicali più complete ed affascinanti dell’odierno panorama violinistico italiano

Viotti Festival di Vercelli, Stagione 2018 – 2019

 

Dal palco del Teatro Civico di Vercelli l’ Orchestra Camerata Ducale e il celebre M° Guido Rimonda (in qualità di direttore e solista), ospiti i pianisti Sergio Marchegiani e Marco Schiavo, eseguiranno il seguente programma: 

 

N. Paganini, Cantabile in re magg.

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N. Paganini, Le streghe op. 8

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N. Paganini, “Maria Luisa – Gran Duchessa di Parma”

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C. Saint-Saëns, Il Carnevale degli Animali

 

QUANDO

Sabato 2 Marzo 2019, ore 21.00

 

DOVETeatro Civico
Via Monte di Pietà, 15

13100 Vercelli (VC)

 

INTERPRETI:

Violino e Direttore, Guido Rimonda

Pianoforti, Sergio Marchegiani e Marco Schiavo

Orchestra Camerata Ducale

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Poltronissima al costo di 25,00 €; Ridotto al costo di 21,00 €

Poltrona al costo di 20,00 €; Ridotto al costo di 17,00 €

Poltroncina al costo di 16,00 €; Ridotto al costo di 14,00 €

Palco/poltrona-sgabello al costo di 23,00 €

Galleria al costo di 10,00 €

 

Viotti Festival, Vercelli: Guido Rimonda e la Camerata Ducale

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Guido Rimonda…

Guido Rimonda

Guido Rimonda è una delle personalità musicali più complete ed affascinanti dell’odierno panorama violinistico italiano.

All’ età di 5 anni frequenta la scuola di dizione dal prof. Iginio Bonazzi di Torino. Si distingue subito, e viene scelto per alcune pubblicità. Come attore protagonista interpreta vari ruoli in commedie radiofoniche Rai. In quel periodo conosce e lavora con importanti registi e attori. Una delle esperienze più significative per il teatro fu “Nel mio piccolo non saprei” con Renato Rascel, ma allo stesso tempo lo fu il “Giro di Vite” di Henry James con Milena Vukotic, il film “Torino nera” con Bud Spencer, la serie televisiva “La vedova e il piedipiatti” con Ave Ninchi. Ma sicuramente l’avvenimento più importante di Guido fanciullo è avvenuto quando viene scelto per interpretare la parte di Totò nell’opera Zazà di Leoncavallo – Direttore Maurizio Arena Orchestra Sinfonica della Rai di Torino. Per la prima volta Guido si trova davanti una vera orchestra. In quel contesto vengono notate le sue doti musicali e il M. Eros Cassardo consiglia ai genitori di far intraprendere gli studi musicali a Guido.

Nello stesso tempo la coreografa Susanna Egri gli offre una borsa di studio che verrà protratta per 7 anni per lo studio della danza classica. Cosa importantissima per la formazione artistica di Guido.

Così inizia lo studio del violino al Conservatorio G. Verdi di Torino nella classe del Prof. E. Oddone. Ben presto però ultimerà i suoi studi nella classe del celebre Corrado Romano, già insegnante di Uto Ughi al Conservatorio di Ginevra. Fu proprio Romano a definirlo “animale da violino”. Il suo vero esordio avviene all’ età di 13 anni, quando interpreta la parte di Vivaldi fanciullo nella duplice veste di attore e violinista nello sceneggiato RAI “Per Antonio Vivaldi” regia di Massimo Scaglione. Dal quel momento la sua attività musicale diventa sempre più ricca e piena di riconoscimenti.

Già dalle prime lezioni di violino, nasce in lui una curiosità e una nuova passione Giovan Battista Viotti. Viene attirato e conquistato dal musicista e dalla figura storica di questo grande compositore. Un grande della musica e del violino la cui opera, ai giorni nostri giace in un oblio immeritato. Contribuire alla riscoperta e alla giusta valorizzazione di una delle più straordinarie figure di violinista e compositore italiano del tardo ’700 rimane un impegno ben preciso.

Infatti, già dall’ età di undici anni inizia un’appassionata ricerca per tutta l’Europa, ritrovando importanti inediti viottiani (in pratica l’intera sua opera allo stato di inedito).

Una sorta di “coscienza delle anime”, come lui stesso la definisce, alcune partiture sono state ritrovate quasi per magia.

Con la finalità di divulgare l’opera di Viotti nel 1992 fonda due orchestre: la Filarmonica di Torino insieme al direttore d’orchestra prematuramente scomparso Marcello Viotti allora direttore stabile della Fenice di Venezia e discendente della famiglia Viotti; e l’Orchestra Camerata Ducale insieme alla pianista triestina Cristina Canziani -che diventerà sua moglie- e al celebre Prof. Gian Luigi Marianini, amico e compagno di avventure non solo musicali – infatti, per alcuni anni riveste il ruolo di consulente musicale di tutte le trasmissioni televisive di Marianini dedicate al “mistero”.

Sarà proprio quest’ultima, la Camerata Ducale, la formazione orchestrale con la quale riesce ad attuare il progetto di valorizzazione di Viotti.

Nel 1997 nasce un importante connubio con la Città di Vercelli e fonda insieme a Cristina Canziani il Viotti Festival di Vercelli, instaurando importanti collaborazioni con artisti quali Shlomo Mintz, Uto Ughi, Vladimir Spivakov, Salvatore Accardo, Ruggiero Ricci, Mischa Maisky, Richard Galliano etc..

Dal 2007 al 2009 il Viotti Festival di Vercelli ha una sede americana in Florida dove l’orchestra Camerata Ducale si stabilisce per una quindicina di giorni per eseguire musica nel nome di Viotti.

Ha suonato nelle più importanti sale concertistiche europee; accompagnato dall’ Orchestra Camerata Ducale ha effettuato tournèe negli Stati Uniti, nell’ ex Repubblica Unione Sovietica, in Sudafrica, in Guatemala, negli Emirati Arabi, in Giappone e in Argentina.

Nel 2002 ha ricevuto il premio Renato Bruson come miglior musicista piemontese dell’anno, ed è stato insignito del titolo di Ambasciatore per la cultura nel mondo dalla Regione Piemonte.

Nel gennaio 2008 ha ricevuto il Premio S. Giovanni dalla Città di Torino per la ricerca storica e la diffusione dell’opera di Giovanni Battista Viotti.

Nel 2011 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica Italiana per meriti artistici.

E’ docente di violino al Conservatorio “Cantelli” di Novara ed è stato assistente di Giuliano Carmignola e Franco Gulli presso la Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo.

Molto intensa è la sua attività discografica, per la collana della Fabbri Editori I Grandi Musicisti ha inciso 18 Compact Disc tra cui i Concerti di Mozart per violino e quelli di Vivaldi.

Per la Bongiovanni ha realizzato 15 CD nel duplice ruolo di violino solista e direttore.

Per la CHANDOS ha pubblicato un CD dedicato alla musica francese “Ecolé de la melodie”.

Nel 2012 ha firmato un contratto in esclusiva con DECCA per il Progetto Viotti: la realizzazione di 15 CD contenenti l’integrale delle composizioni per violino e orchestra, con numerosi inediti e prime registrazioni mondiali. Il valore indiscutibile del progetto discografico ha richiamato immediatamente l’interesse dei mass media. Sempre per DECCA ha pubblicato Le Violon Noir, CD dedicato alle musiche del mistero.

Suona lo Stradivari del 1721 “Jean Marie Leclair” (Le Noir) definito da G. B. Somis “La voce di un angelo” che gli è stato regalato da una famiglia che vuole mantenere l’anonimato.

Sito personale: http://www.guidorimonda.com/

 

Guido Rimonda:

GUIDO RIMONDA parla del PROGETTO VIOTTI DECCA:

Guido Rimonda:Variazioni su”Fratelli d’Italia”per violino e orchestra:

Oistrakh Igor and Rimonda Guido, Viotti Duetto for 2 violins:

Uto Ughi,Guido Rimonda,Bach Double violin concerto Orchestra Camerata Ducale – Concerto live:

Viotti Violin Concerto No. 12, Guido Rimonda:

Pugnani-Kreisler Violin: Guido Rimonda (Italy), Orchestra Camerata Ducale:

Viotti Meditazione in Preghiera Guido Rimonda, Orchestra Camerata Ducale:

Guido Rimonda a Uno Mattina Estate “Le violon Noir”:

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Orchestra Camerata Ducale…

Camerata Ducale

La Camerata Ducale nasce nel 1992 come prima formazione musicale in assoluto dedicata alla valorizzazione dell’opera di Giovanni Battista Viotti, compositore e violinista italiano del tardo Settecento.

Grazie ad una lunga ed appassionata ricerca storico-musicale voluta dai fondatori dell’Orchestra, sono stati riportati alla luce importanti partiture inedite dell’autore di Fontanetto Po. Una “seconda vita” che nel 1998 ha favorito la nascita del Viotti Festival, la stagione concertistica di Vercelli che fin dalle prime edizioni si è affermata come una delle realtà musicali più interessanti del panorama nazionale ed internazionale. All’interno della rassegna l’Orchestra ha eseguito un repertorio estremamente vasto: dal 1700 ai giorni nostri, con solisti quali Lonquich, Faust, Accardo, Lortie, Mintz, Ughi, Spivakov, Maisky, Lucchesini, Igudesman&Joo, Galliano, Pace, Carmignola, Avital e molti altri.

Parallelamente al Viotti Festival, la Camerata Ducale è ospite anche nelle più prestigiose stagioni concertistiche nazionali. Gli impegni nelle sale italiane si vanno a sommare alle tournées all’estero. Da ricordare i concerti in Francia, Giappone, Stati Uniti, Georgia e Sudafrica.

Nel settembre 2011 la Camerata Ducale ha inciso con Richard Galliano e Naoko Terai Libertango in Tokyo, distribuito da EMI. L’anno successivo l’Orchestra è coinvolta nel Progetto Viotti – DECCA, al fianco del suo direttore e violino solista Guido Rimonda. Un impegno discografico di ben 15 CD in uscita fino al 2018. I primi due volumi hanno ricevuto il consenso unanime da parte di pubblico e critica; ultimo in ordine di tempo, le 4 stelle assegnate dall’autorevole mensile Classic Voice a Violin Concertos N.2. Sempre per DECCA nel 2013 è uscito Le Violon Noir, il CD dedicato alle musiche del mistero.

In 22 anni di attività la Camerata Ducale ha suonato con: Salvatore Accardo, Gilles Apap, Avi Avital, Andrea Bacchetti, Letizia Belmondo, Renato Bruson, Bruno Canino, Giuliano Carmignola, Sa Chen, Pietro De Maria, Daniela Dessì, Augustin Dumay, Estrio, Isabelle Faust, Oscar Feliu, Richard Galliano, Cecilia Gasdia, Massimiliano Génot, Igudesman&Joo, Dimitri Illarionov, Maxence Larrieu, Alexander Lonquich, Louis Lortie, Andrea Lucchesini, Franco Maggio Ormezowski, Mischa Maisky, Alessandra Marianelli, Fabrizio Meloni, Shlomo Mintz, Igor Oistrakh, Enrico Pace, Ruggiero Ricci, Katia Ricciarelli, Maxim Rysanov, Luciana Serra, Vladimir Spivakov, Francois-Joel Thiollier, Uto Ughi, Radovan Vlatkovich, Massimo Viazzo, Jian Wang, Natalia Zertsalova.

Sito: http://www.camerataducale.it/

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

«Dietro a lui s’agitava uno spettro,
la fisionomia del quale rivelava
una beffarda natura di caprone
e talvolta vedevo due lunghe
mani pelose (le sue, pareva)
toccare le corde dello strumento
suonato da Paganini.
Talvolta esse gli guidavano pure
la mano onde reggeva l’arco e
risate belanti d’applauso
accompagnavano i suoni che
sgorgavano dal violino sempre
più dolorosi e cruenti.», 

il poeta Heinrich Heine, nelle Florentinische Nächte, descrive così il musicista durante un’esibizione

 

Nel  1812 Paganini assiste, alla Scala di Milano, ad uno strano balletto di Franz Xaver Sussmayr intitolato “Il noce di Benevento”. Questo balletto era molto conosciuto e nei più famosi teatri italiani e tedeschi fu replicato per una trentina d’anni, dal 1802, data della composizione, sino al 1835 circa. Una delle melodie di questo lavoro lo affascina a tal punto che incomincia ad inserirla nei concerti. 

La composizione denominata “Le Streghe”, che diventerà una delle più amate dal pubblico a lui contemporaneo, risale all’estate del 1813. 

Paganini decise di eseguire questo brano per il suo debutto al Teatro alla Scala di Milano il 29 ottobre 1813 catturando immediatamente l’attenzione del pubblico e sfidando la critica. Il successo fu trionfale e nell’arco dei due mesi successivi Paganini ne diede ben undici repliche, sempre a Milano. Questo avvenimento fu talmente importante che per la prima volta si parlò di lui anche sulle pagine del celeberrimo giornale musicale d’oltralpe “Allgemeine musikalische Zeitung”. Così scrisse il corrispondente da Milano Peter Lichtenthal: “…Egli è, senza dubbio, il più grande e straordinario violinista del mondo. Il suo modo di suonare è veramente inimmaginabile. Esegue certi passaggi, note tenute, accordi, in un modo tale che mai ho sentito fare da nessun altro violinista. Quando inizia a suonare con quella straordinaria semplicità, qualcuno può pensare che ci siano altri buoni violinisti al suo pari e si può anche pensare che la sua esecuzione del Concerto di Kreutzer non sia stata completamente in linea con lo spirito del compositore ma è indubbio che egli abbia scatenato un vero e proprio “furore” ai suoi concerti.

 

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (Eugene Fodor, violin):

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (Julian Sitkovetsky, violin & Belle Davidovitch, piano – Recorded in 1956):

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (S.Accardo (LP 1979)):

“Le streghe op. 8” by N. Paganini (Ruggiero Ricci, violino, Orch. Sinf. di Torino della RAI, Piero Bellugi, conductor – Turin, Italy, April 3, 1970):

Il pezzo è composto da una serie di variazioni che seguono il tema d’apertura dell’orchestra. Lo strumento solista alterna frasi eseguite con l’arco ed altre eseguite in pizzicato, note simultanee e frammenti melodici eseguiti alle estremità più ardite nella regione melodica sovracuta.

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Il carnevale degli animali (Le Carnaval des Animaux) è una delle più famose opere del compositore di Camille Saint-Saëns.

Fu composta nel 1886 durante un periodo di riposo a Vienna. Venne eseguita privatamente nel 1887, in occasione della festività del martedì grasso. Per volere del compositore, infatti, l’opera doveva essere eseguita pubblicamente solo dopo la sua morte. La sua prima fu il 26 febbraio 1922, trentasei anni dopo la sua composizione e un anno dopo la morte dell’autore (Saint-Saëns permise l’esecuzione di un solo movimento: Le Cygne – Il Cigno -, un brano per violoncello e pianoforte; l’ opera era stata scritta quasi come uno scherzo musicale e Saint-Saëns temeva che essa avrebbe potuto nuocere al suo buon nome).

Il carnevale degli animali divenne la musica più caratteristica di Saint-Saens per i suoi toni umoristici e canzonatori.

I 14 brani, tutti molto brevi e si riferiscono ciascuno ad un animale. Non mancano riferimenti dichiaratamente satirici e umoristici. La comicità del brano è data anche dalle citazioni esplicite di brani o motivi conosciuti.

1. Marcia reale del leone

Il primo brano descrive l’avanzata del leone, immaginato come di consueto come re della foresta. Gli accordi ripetuti dei pianoforti sottolineano la cadenza del passo dell’ animale. La solennità del brano è resa da sonorità chiare e incisive, in tempo Andante maestoso.

2. Galline e galli (Poules et Coqs)

Pianoforti, violini e viola riproducono il chiocciare delle galline per trentacinque battute. Il “coccodè” è reso da note corte e incalzanti, con l’acciaccatura sulle note acute.

3. Emioni [Hémiones (animaux véloces)]

L’immagine che il brano propone è la corsa veloce e frenetica di questi asini o cavalli selvatici; il tempo Presto furioso caratterizza questa parentesi virtuosistica dei due pianoforti. Dopo veloci arpeggi e scale, il brano si conclude con sbrigativi accordi finali.

4. Tartarughe (Tortues)

L’ ironia del brano consiste nella scelta del tema. Il famoso Can-can dell’ Orfeo all’inferno di Jacques Offenbach, originariamente un travolgente balletto, viene qui proposto in versione lenta, evidentemente “adattato” per l’andatura lenta delle tartarughe.

5. L’ elefante (L’ Éléphant)

Il goffo animale viene descritto dal timbro grave del contrabbasso, che espone un valzer su accompagnamento del secondo pianoforte. Anche qui la citazione di un tema famoso, laDanza delle silfidi di Hector Berlioz, dà ironia al brano: le silfidi erano creature mitologiche leggiadre e graziose, che contrastano con la pesantezza dell’animale.

6. Canguri (Kangourous)

I salti improvvisi dei canguri sono riprodotti da brevi successioni di note dei pianoforti. Nonostante il carattere comico della descrizione musicale, il brano conferisce un tono di mistero e di ambientazione fantastica, introducendo al suggestivo brano che segue.

7. Acquario (Aquarium)

I pianoforti, il flauto, la glassarmonica e gli archi eseguono una dolce nenia, in tempo Andantino. I fraseggi e gli arpeggi, esplorano sonorità inconsuete, descrivendo l’ambiente impalpabile e al contempo soave dell’ Acquario. Le scale ascendenti degli archi e del pianoforte descrivono efficacemente le bollicine dell’ acquario.

8. Personaggi dalle orecchie lunghe (Personnages à longues oreilles)

Il brano riproduce inequivocabilmente il raglio degli asini, con note acute dei violini succedute da note basse (hi-ho). Il titolo del brano però allude anche ai critici musicali del tempo e alla loro aria saccente, presi di mira da Saint-Saëns con questa descrizione caricaturale.

9. Il cucù nel bosco (Le coucou au fond des bois)

Il cuculo si inserisce con il suo cu-cu (suonato dal clarinetto) in una trama di accordi minimali dei pianoforti. L’atmosfera riproduce i colori e le sensazioni della foresta, con la presenza quasi nascosta dell’uccello.

10. Voliera (Volière)

Il rapido volo incessante di uccelli non meglio identificati viene riprodotto da una leggera frase del flauto, ripresa più volte, sull’ accompagnamento degli archi. Il brano suggerisce sensazioni di libertà e spensieratezza.

11. Pianisti (Pianistes)

La musica di questo brano non è altro che una serie di semplici e ripetitivi esercizi di studio per l’apprendimento del pianoforte. Inserendo la “razza” dei pianisti tra gli animali, Saint-Saëns dipinge una divertente parodia di questi musicisti, costretti ad ore di ripetitivo ed estenuante studio sulla tastiera. Lo strumento stesso viene messo in ridicolo, mentre propone elementari studi piuttosto che scale, arpeggi o virtuosismi.

12. Fossili (Fossiles)

I fossili vengono riprodotti dallo xilofono, che fa pensare al rumore delle ossa. I temi di questo brioso brano sono tratti dalla Danza Macabra dello stesso Saint-Saëns e dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. Con questo brano Saint-Saens prende in giro i critici musicali, spesso vecchi e antiquati.

13. Il cigno (Le Cygne)

Sicuramente il più celebre motivo di Saint-Saëns, conosciuto soprattutto per il balletto La morte del cigno, di cui fa parte. Sugli arpeggi dei due pianoforti, il violoncello espone il dolcissimo tema, in tempo 6/4 in sol maggiore.

14. Finale (Finale)

Il finale è un allegro rondò che alterna il nuovo divertente tema con la citazione di temi già proposti dagli altri brani, quasi a ricapitolare tutta l’opera.

 

“Il Carnevale degli animali” by Camille Saint-Saëns (Elio e i Cameristi al Teatro alla Scala):

“Il Carnevale degli animali” by Camille Saint-Saëns (Münchner Symphonike):

“Il Carnevale degli animali” by Camille Saint-Saëns (Royal Philharmonic Orchestra):

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Written by mara

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