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All’ Accademia Santa Cecilia Gustavo Dudamel per Beethoven Giugno 2019

Chi penetra il senso della mia musica potrà liberarsi dalle miserie in cui si trascinano gli altri uomini“, L. v. Beethoven

Accademia di Santa Cecilia, Stagione 2018 – 2019

 

Il giovane e brillante direttore Gustavo Dudamel alla guida dell’ Orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia in un programma interamente dedicato a Beethoven:

 

Ludwig van Beethoven, Egmont, ouverture

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60

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Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92

 

QUANDO

Sabato 15 Giugno 2019, ore 18.00 – SALA SANTA CECILIA

Domenica 16 Giugno 2019, ore 20.30 – SALA SANTA CECILIA

Lunedì 17 Giugno 2019, ore 19.30 – SALA SANTA CECILIA

 

DOVE: Auditorium Parco della Musica
Via Pietro De Coubertin, 30

00196 Roma (RM)

 

INTERPRETI:

Gustavo Dudamel, direttore

Orchestra dell’ Accademia Nazionale di Santa Cecilia

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea Settore A – B1 Intero al costo di € 52,00; Ridotto Giovani T1 al costo di € 39,00

Galleria Settore B2 Intero al costo di € 42,00; Ridotto Giovani T1 al costo di € 31,50

Galleria Settore B3 Intero al costo di € 34,00; Ridotto Giovani T1 al costo di € 25,50

Galleria Settore C1 Intero al costo di € 30,00; Ridotto Giovani T1 al costo di € 22,50

Galleria Settore C2 Intero al costo di € 28,00; Ridotto Giovani T1 al costo di € 21,00

Galleria Settore C3 Intero al costo di € 19,00; Ridotto Giovani T1 al costo di € 14,50

 

Accademia Santa Cecilia, Roma: Gustavo Dudamel

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

“Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l’esempio!”

 

Egmont (op. 84) è una musica di scena scritta da Ludwig van Beethoven per l’ opera omonima di Johann Wolfgang von Goethe. È stata composta fra l’ottobre 1809 e il giugno 1810 ed è stata eseguita per la prima volta il 15 giugno 1810.

Il 12 aprile 1911 Beethoven scrisse a Goethe: «[…] riceverà presto da Lipsia, tramite Breitkopf & Härtel, la musica per Egmont, questo magnifico Egmont che ho meditato, sentito e tradotto in musica con lo stesso entusiasmo di quando l’ho letto. Desidero molto conoscere il suo giudizio sulla mia musica. Anche se fosse di biasimo sarà proficuo per me e per la mia arte, e sarebbe bene accetto come il più grande elogio».

Soggetto dell’ opera è l’eroica storia del conte di Egmont, che sacrificò la propria vita per manifestare il suo attaccamento alla patria olandese in occasione della repressione spagnola attuata dal duca d’Alba nel 1568.

«Proteggete i vostri beni! E per salvare quello che vi è più caro, cadete con gioia, come ve ne dò io l’esempio!»

L’ eroismo ed il sacrificio del conte sono messi bene in rilievo dalla musica di Beethoven, che è stata elogiata da Hoffmann e da Goethe stesso, il quale ha affermato che Beethoven ha espresso le sue intenzioni con una genialità notevole. Il compositore vedeva descritti nel dramma di Goethe quegli ideali morali, a lui cari, di libertà, eroismo, sacrificio, volti a un fine superiore e al bene comune.

 

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Orchestra Mozart – Claudio Abbado – Bologna 2004):

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Claudio Abbado & Berlin Philharmonic Orchestra):

 

Egmont, ouverture in Fa minore op. 84 by Ludwig van Beethoven (Wilhelm Furtwängler & Vienna Philharmonic Orchestra – Live Recording (Munich), 4 Sept. 1953):

Egmont è costituita da una ouverture e da nove pezzi indipendenti per soprano ed orchestra sinfonica.

Le sezioni dell’opera sono:

  1. Ouverture: Sostenuto, ma non troppo – Allegro
  2. Lied: “Die Trommel gerühret”
  3. Entracte: Andante
  4. Entracte: Larghetto
  5. Lied: “Freudvoll und Leidvoll”
  6. Entracte: Allegro – Marcia
  7. Entracte: Poco sostenuto e risoluto
  8. Mort de Klärchen
  9. Melodram: “Süßer Schlaf”
  10. Siegessymphonie (sinfonia della vittoria): Allegro con brio

L’ overture è potente ed espressiva, come l’ ouverture Coriolano. Costruita sullo stesso modello Lento-Allegro dell’ Ouverture del Coriolan, Beethoven rispetta i principi della forma-sonata. L’ introduzione lenta (Sostenuto ma non troppo) si apre con un accordo all’ unisono di tutta l’ orchestra. L’ Allegro, che corrisponde al momento della lotta, è costruito da una serie di motivi, ciascuno ricavato da una cellula già ascoltata precedentemente. Dopo lo sviluppo, che genera lo stesso clima di tensione e attesa dell’introduzione, la ripresa è prolungata da una coda, ancora giocata sulla opposizione timbrica e dinamica tra il fortissimo di quattro corni e gli archi. Tutto improvvisamente si arresta su un accordo in pianissimo, un momento di calma prima del crescendo e dell’ accelerazione ritmica che sfociano su una fanfara gioiosa dei fiati che coincide con il trionfo degli ideali dell’ eroe.

Oltre all’ouverture, sono molto conosciuti i lieder Freudvoll und Leidvoll, la mort de Klärchen e Die Trommel gerühret.

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“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Nikolaus Harnoncourt, conductor; Chamber Orchestra of Europe):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (New York Philharmonic e Bruno Walter – Studio recording, New York, 24.III.1952):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven ((1943) Furtwangler/Berlin RS3D):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Filarmonica della Scala di Milano e RICCARDO MUTI):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Celibidache e Orchestra Scarlatti (1959)):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Philharmonia Orchestra e Otto Klemperer – Studio recording, London, 21 & 22.X.1957):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber Beethoven Symphonies 4 & 7 Concertgebouw orchestra Amsterdam):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Wiener Philharmoniker e Christian Thielemann – Wiener Musikverein, 2010):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Philharmonia Orchestra ed Herbert von Karajan – London, 13.;16. & 19.XI.1953):

“Sinfonia n. 4 in Si bemolle maggiore op. 60” by Ludwig van Beethoven (Daniel Barenboim e West-Eastern Divan Orchestra – BBC PROMS 2012):

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«Una delle mie opere migliori», L. van Beethoven

 

La settima sinfonia di Ludwig van Beethoven in La maggiore op. 92 fu composta fra il 1811 e 1812 contemporanea alle musiche di scena per “Le rovine di Atene” e “Re Stefano” di Kotzebue; fra il compimento delle Sinfonie quinta e sesta “Pastorale” e quello della settima passarono circa quattro anni, durante i quali Beethoven compose fra l’altro i due Trii op. 70, il Trio op. 97, la Sonata per pianoforte op. 78 e quella op. 81a (detta L’adieu, l’absence et le retour), il Quartetto op. 74 e quello op. 95, il Quinto Concerto per pianoforte e orchestra, le musiche di scena per la tragedia Egmont di Goethe.

Tra il 1809 e l’inizio della composizione della nuova sinfonia, Beethoven aveva portato a termine il Concerto per pianoforte n. 5, l’ultimo, (1809), le musiche per l’Egmont di Goethe completate intorno al 1810, il Quartetto in fa minore op. 95, dello stesso anno.

La scrittura della Sinfonia n. 7 iniziò a Teplitz, una città termale in Boemia dove Beethoven seguiva una cura nel 1811, sperando recuperare ivi il suo udito. La prima esecuzione, organizzata da Malzel (l’ inventore del metronomo e di cento altri congegni d’orologeria musicale e affini), ebbe luogo l’8 dicembre del 1813 nella sala grande dell’ Università di Vienna in una serata a beneficio dei soldati austriaci e bavaresi feriti nella battaglia di Hanau dell’ottobre precedente (dato lo scopo patriottico, i migliori strumentisti allora presenti a Vienna vollero far parte dell’orchestra, che era diretta dall’autore): il concerto comprendeva anche due Marce di Dussek e di Pleyel e, dello stesso Beethoven, la Sinfonia “a programma” La battaglia di Vittoria, scritta per celebrare la vittoria di Wellington contro i francesi. Già da quella prima esecuzione, il secondo movimento della Settima, il celebre Allegretto, ottenne un successo strepitoso e se ne dovette dare il bis, circostanza che poi si sarebbe ripetuta in tutte le frequenti esecuzioni dell’opera ancora vivo Beethoven.

Con la Settima Sinfonia in la maggiore è l’idea di armonia, di «gioia», che conquista Beethoven. Dopo gli impeti bellicosi della Quinta l’uomo pare raggiungere una nuova compiuta consapevolezza nei riguardi dell’universo, quasi una presa di coscienza nel senso di una rinnovata e ideale sintonia di fronte alle sue leggi eterne.

 

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (London Symphony Orchestra & Karl Böhm – Live recording, Salzburg, 10.VIII.1977):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Carlos Kleiber, 1976):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Riccardo Chailly):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 31.X.1943):

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Iván Fischer – Het Concertgebouw Amsterdam, 9 & 10 January 2014):


Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92” by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim, director desde el Royal Albert Hall de Londres (BBC Proms 2012)):

Richard Wagner in L’opera d’arte dell’avvenire così descrisse questa sinfonia:

«Una deliziosa esuberanza della gioia che ci trascina con bacchica onnipotenza attraverso tutti gli spazi della natura, attraverso tutti i fiumi e mari della vita, sempre giubilando e con la perfetta coscienza del terreno sul quale ci inoltriamo al ritmo audace di questa umana danza celeste. La sinfonia è l’apoteosi della danza: è la danza nella sua suprema essenza, la più beata attuazione del movimento del corpo quasi idealmente concentrato nei suoni. Beethoven nelle sue opere ha portato nella musica il corpo, attuando la fusione tra corpo e mente.»

Che la danza ed il ritmo penetrino in ogni settore della composizione è del tutto vero; il ritmo ne diviene categoria generatrice: dà forma ad incisi ed idee, innerva e vivifica la melodia, trasforma plasticamente i temi. Ma anche accelera i cambi armonici, concentra o disperde i motivi tra le varie fasce timbriche, sostiene e sospinge vigorosamente le dinamiche in espansione.

La settima sinfonia dura trentotto minuti circa ed è composta da quattro movimenti, di cui il ritmo è l’elemento generatore.

I Movimento – Poco sostenuto

Il Poco sostenuto introduttivo si richiama alle ultime Sinfonie di Haydn, alla K. 543 di Mozart, alle Sinfonie n. 1, 2 e 4 dello stesso Beethoven. Questa introduzione è la più lunga che Beethoven abbia mai composto, e che possiede una sua forma ben definita, non ha tono di improvvisazione.

La poetica del gioco è un altro elemento costante e ricorrente. Nella Ripresa, ad esempio, dopo che il primo motivo è tornato regolarmente, interviene una significativa variante: al culmine del crescendo c’è un repentino cedimento con fermata su corona, sospensione e risoluzione evitata; ma il tema non si è dileguato, semplicemente riappare del tutto trasformato e filtrato in una luce serena e leggiadra. Si tratta solo di un esempio dell’arte della variazione che, costantemente, affiora da queste pagine beethoveniane.

II Movimento – Allegretto

Il movimento, in forma ternaria, è aperto e chiuso da un accordo in la minore. Il contrasto violento di colore è un invito a voltar pagina, a passare ad altro, senza il quale non sarebbe stato possibile cogliere con la stessa immediatezza il cambio di temperie emotiva. Un tema fioco e sommesso è esposto nel registro grave dagli archi. Passa ai violini secondi, mentre gli si sovrappone un tenue controcanto di viole e di violoncelli. Quando sale ai violini primi e secondi è una linea ancora triste, ma limpida e trasparente. Infine si estende al tutti compatto in un vibrante fortissimo. Da misterioso qual era, il tema è ora divenuto un solenne canto di preghiera.

La parte centrale è una parentesi tranquilla e disimpegnata. Vede i fiati dialogare serenamente in ameni scambi e giochi d’eco e lascia presto il posto alla Ripresa della prima sezione. Qui il tema iniziale si ripresenta già diversamente rispetto alla prima sezione in un sordo pizzicato ai bassi, mentre il controcanto risuona ai fiati ed i violini realizzano cesellate figure in arpeggiato. Tuttavia si presagisce che qualcosa ancora deve cambiare: l’armonia, infatti, ancorata ad un lungo pedale di tonica, si fa increspata nell’insistito ritmare al basso, cosa che induce ad un diffuso senso di inquietudine. Beethoven rivela la sua spiccata vocazione teatrale e decide di produrre tensione all’interno dei gruppi strumentali: si apre cosi uno splendido fugato sul tema iniziale (il cui controsoggetto è la variazione del controcanto) che via via viene notevolmente esteso ed amplificato.

III Movimento – Presto

L’irruzione del Presto rinnova il vitalismo del primo movimento. Beethoven ricorre qui ad un uso massiccio della ripetizione: può interessare incisi o singoli frammenti, così come diramarsi alle strutture portanti ed influenzare la grande forma. Già il tema di apertura, scattante e brioso, è costruito sul principio di iterazione ritmico-melodica. Ma anche il meccanismo di elaborazione tecnica che il materiale subisce poco dopo, l’imitazione, è pure una forma particolare di ripetizione, così come la riproposta del tema principale alla coppia oboe-flauto e la sua amplificazione all’intero organico.

È il momento più danzante della sinfonia; qui l’accelerazione ritmica riprende il sopravvento. Il Presto si conclude ogni volta su una nota, un La, che resta tenuto e immobile per tutta la durata del Trio; accorgimento, come ha notato l’orecchio finissimo di Fedele d’Amico, «che finisce col costringerci a guardare il Trio, per così dire, dal punto di vista del Presto»; in altre parole, quel La tenuto non disperde l’energia ritmica ma la trattiene e la prepara a una nuova corsa.

IV Movimento – Allegro con brio

Il finale, Allegro con brio, il cui tema principale Beethoven aveva già usato nella trascrizione di un canto popolare irlandese, riassume e porta a conclusione tutti quegli aspetti trascinanti, bacchici, messi in luce da Wagner: «Con una danza agreste ungherese [Beethovenj invitò al ballo la natura; chi mai potesse vederla danzare crederebbe di vedere materializzarsi di fronte ai suoi occhi un nuovo pianeta in un immenso movimento a vortice».

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Written by mara

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