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All’ Accademia Santa Cecilia Yefim Bronfman in recital 19 Marzo 2019

«Interprete prodigioso, capace di svelare l’anima della musica» (Chicago Tribune)

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Accademia di Santa Cecilia, Stagione da Camera 2018 – 2019

 

Il virtuosismo poderoso di Yefim Bronfman ha lasciato l’impronta perfino su uno scrittore come Philip Roth, che lo ha citato nel romanzo La macchia umana. Il pianista americano di origine russa occupa da oltre quarant’ anni la scena musicale internazionale, segnalandosi soprattutto come interprete del repertorio più virtuosistico e moderno. Il programma scelto per il ritorno al Quartetto rispecchia questa natura soprattutto negli esplosivi Trois mouvements de “Pétrouchka” di Stravinskij, considerati una delle vette più impervie di tutta la letteratura pianistica.

 

R. Schumann, Humoreske

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C. Debussy, Suite Bergamasque

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F. Schubert, Sonata D 958

 

QUANDO

Martedì 19 Marzo 2019, ore 20.30 – SALA SANTA CECILIA

 

DOVE: Auditorium Parco della Musica
Via Pietro De Coubertin, 30

00196 Roma (RM)

 

INTERPRETI:

Pianista, Yefim Bronfman

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Platea al costo di 38,00 €; ridotto giovani Under 30 al costo di 28,50 €

Galleria centrale al costo di 26,00 €; ridotto giovani Under 30 al costo di 19,50 €

Gallerie laterali al costo di 18,00 €; ridotto giovani Under 30 al costo di 13,50 €

 

Accademia Santa Cecilia, Roma: il pianista Yefim Bronfman

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Efim Bronfman…

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Il pianista russo-israeliano Efim “Fima” Naumovič Bronfman nasce a Tashkent il 10 aprile del 1958, allora in Unione Sovietica, oggi Uzbekistan, nel 1958 da madre pianista e padre violinista. All’ età di quindici anni, nel 1973, emigra con la sua famiglia in Israele, dove studia pianoforte con Arie Vardi, direttore dell’ Accademia musicale Rubin presso l’ Università di Tel Aviv.

Bronfman farà il suo debutto professionale con l’ Orchestra filarmonica d’Israele nel 1974 e internazionalmente l’ anno seguente con Zubin Mehta e la Montreal Symphony Orchestra.

Durante tutto il 1976 Bronfman gira gli Stati Uniti con l’ Israel Philharmonic Orchestra suonando il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Rachmaninov. Nello stesso anno emigra negli Stati Uniti e studia alla Juilliard School di Marlboro. Fra i suoi maestri si annoverano Rudolf Firkusny, Leon Fleisher e Rudolf Serkin.

Al Grand Théâtre di Ginevra nel 1987 esegue un concerto con Isaac Stern e nel 1989 tiene un recital.

Nel 1989 gli viene data la cittadinanza americana.

Nel 1991 esegue un concerto al Teatro alla Scala di Milano con Stern.

Nel 2002 per il Teatro La Fenice di Venezia tiene un recital al Teatro Malibran.

Alla Carnegie Hall per il Metropolitan Opera House di New York nel 2008 esegue il Concerto da camera per Piano e Violino con 13 strumenti a fiato di Berg e nel 2012 il Concerto per pianoforte e orchestra n. 5 (Beethoven) diretto da Fabio Luisi.

Yefim Bronfman è un pianista prevalentemente romantico e tardo romantico, come testimonia il suo vasto repertorio riferito a questo periodo storico: Beethoven, Brahms, Prokofiev, Rachmaninov e Pëtr Il’ič Čajkovskij sono gli autori da lui più eseguiti. È inoltre il primo esecutore del concerto per pianoforte di Esa-Pekka Salonen. 

Ha collaborato assiduamente con il violinista Shlomo Mintz, con il quale ha inciso le Sonate per Violino di Franck, Debussy, Ravel e Fauré.

PREMI

  • Bartók: The Three Piano Concertos – Yefim Bronfman, Esa-Pekka Salonen & Los Angeles Philharmonic, 1995 Sony – Miglior interpretazione solista di musica classica con orchestra (Grammy) 1997

CURIOSITÀ

Nel romanzo La macchia umana di Philip Roth, il narratore assiste a Tanglewood alle prove di un concerto in cui suona anche Bronfman. Il personaggio è così descritto (pag. 227):

Poi, ecco apparire Bronfman. Bronfman il brontosauro! Mister Fortissimo! Bronfman viene a suonare Prokof’ev, a un ritmo tale e con una tale aria da gradasso che tutta la mia morbosità vola fuori dal ring. È un uomo considerevolmente massiccio nella parte alta del busto, una forza della natura mimetizzata dalla blusa di una tuta, uno che è arrivato al Music Shed dal circo dove esibiva i propri muscoli e che ora se la prende col piano: una sfida ridicola, per la gargantuesca energia in cui sguazza. Più che all’uomo che lo suonerà, Yefim Bronfman somiglia a quello che dovrebbe trasportarlo. Non avevo mai visto nessuno gettarsi su un pianoforte come quel robusto barilotto di un ebreo russo con la barba di tre giorni. Quando avrà finito, penso, dovranno buttarlo via. Lo sta schiacciando. Non gli lascia nascondere nulla. Qualunque cosa avrà dentro dovrà uscire, e con le mani in alto. E quando accade, quando tutto è là fuori, e si spegne l’ultima eco dell’ultima vibrazione, anche lui si alza e se ne va, lasciandosi dietro la nostra redenzione. Ci saluta allegramente con la mano e sparisce; e anche se porta via con sé tutto il suo fuoco con un impeto non minore di quello di Prometeo, ora la nostra vita sembra inestinguibile. Nessuno morirà, nessuno… No, se Bronfman potrà dire la sua!

Sito personale: http://www.yefimbronfman.com/

 

Yefim Bronfman “Rachmaninov Piano Concerto No.2 op.18″:

Yefim Bronfman “Chopin – Etude op 10 no 12″:

Yefim Bronfman “Modest Mussorgsky, Pictures at an exhibition″:

Yefim Bronfman “Prokofiev’s Piano Concerto n. 2 in G minor op. 16″:

Yefim Bronfman “Tchaikovsky Piano Concerto no. 1″:

Yefim Bronfman “Rachmaninoff Piano Concerto No. 3 in D minor, Op. 30″:

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NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

 

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Claudio Arrau (1967)):

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Grigory Sokolov):

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Richter):

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Alicia de Larrocha):

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Seong-Jin Cho):

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Radu Lupu):

“Humoreske in si bemolle maggiore op. 20” by Robert Schumann (Piotr Anderszewski):

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Nel settembre del 1828, due mesi prima della morte Schubert porta a termine tre grandi Sonate per pianoforte: la Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano. 

Le tre sonate costituiscono un gruppo omogeneo che dimostra la convinta decisione del maestro di affrontare nuovamente e con precise intenzioni questo genere compositivo.

Il 2 ottobre scrive all’ editore Probst di Lipsia per offrirgli i suoi ultimi lavori: «Ho composto, tra l’altro, tre sonate per pianoforte solo, che mi piacerebbe dedicare a Hummel. Ho pure composto alcune canzoni su testi di Heine di Amburgo, che qui sono piaciute in modo straordinario, ed infine un Quintetto per due violini, una viola e due violoncelli. Ho già eseguito le sonate in alcuni posti, ricevendo molti applausi, ma il Quintetto sarà provato solo prossimamente. Se qualcuna di queste composizioni Le conviene me lo faccia sapere».

Le tre Sonate vengono pubblicate solo nel 1838, dall’ editore Diabelli di Vienna; e poiché nel frattempo Hummel era morto, l’ editore dedica le tre Sonate a Schumann, che in quegli anni andava vigorosamente affermando la grandezza di Schubert nella rivista di cui era fondatore e direttore.

Schubert muore il 19 novembre 1828, a trentun’ anni d’ età, lasciando con le tre ultime Sonate le sue maggiori, più mature e più alte composizioni per pianoforte solo.

Può darsi che l’ intenzione di Schubert, nello scrivere le tre composizioni pianistiche, fosse quella di raccogliere l’ eredità di Beethoven (scomparso l’ anno precedente). 

 

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Sviatoslav Richter in Budapest, 1958):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (W. Kempff):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Alfred Brendel):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Friedrich Wührer, 1950):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Eunice Norton, piano – Recorded in 1992):

“Sonata in do minore D. 958” by F. Schubert (Radu Lupu, Piano – Shinjuku Bunka Kaikan, Tokyo – 23. Oct.1980):

La tonalità di do minore è legata al ricordo della drammaticità mozartiana e, soprattutto, beethoveniana: non solo oggi, ma già nel 1828. Drammatica è la Sonata in do minore di Schubert.

Il primo tempo: dopo l’ inizio beethoveniano (che ricorda le 32 Variazioni in do minore), il secondo tema, in mi bemolle maggiore, presenta una caratteristica strutturale del tutto insolita. Non è infatti un tema di sonata, ma un tema con variazioni: una melodia di quattordici battute, seguita da due variazioni; la conclusione dell’ esposizione introduce un nuovo tema, breve ma molto ben caratterizzato. Lo sviluppo inizia su frammenti derivati dal primo tema, ma continua poi con un tema brevissimo. Schubert riprende quindi un procedimento insolito, sperimentato da Beethoven nella Sonata op, 14 n. 1: la parte centrale del primo tema “ohne das Thema durchzuführen” (senza sviluppare il tema: Beethoven scrive così negli abbozzi). Sono da notare anche l’ impiego dell’ estremo registro grave dello strumento e la trasformazione del carattere espressivo. Il tema dello sviluppo ritorna in una coda assai ampia.

Anche il secondo tempo richiama all’ inizio Beethoven in particolar modo il Beethoven del secondo tempo della Sonata op. 10 n. 1 e, in misura minore, del secondo tempo dell’ op. 13. Mentre Beethoven non mantiene però il tono drammatico nei suoi secondi tempi, che sono invece meditativi e consolatori, Schubert introduce nel secondo tempo un contrasto drammaticissimo tra i due temi, e per meglio sfruttarlo adotta una forma a cinque episodi (A – B – A – B’ – A) invece della usuale forma a tre episodi.

Il finale risente forse lontanamente, all’ inizio, del finale della Sonata op. 31 n. 3 di Beèthoven. Il secondo tema è invece una delle più sorprendenti intuizioni di Schubert: su un ritmo di tarantella si sviluppa un inciso elementare, con uno sfruttamento geniale degli sbalzi di registro, cioè della tecnica dell’ incrocio delle mani, stupefacente in un compositore che non era virtuoso del pianoforte. La forma del pezzo è quella del rondò. Il terzo tema, quasi scherzoso, segue però immediatamente il secondo; poi la forma mantiene sino alla fine lo schema della tradizione.

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Nel settembre del 1828, poche settimane prima di morire, Schubert ultimò tre poderose Sonate (D 958 – D 960) con le quali forse sperava di entrare finalmente nel circuito editoriale. La Sonata in do minore D. 958, la Sonata in la maggiore D. 959 e la Sonata in si bemolle maggiore D. 960, sono accomunate dalle ampie dimensioni, dalla struttura in quattro movimenti, dalla totale rinuncia a ogni tratto esteriore e magniloquente in favore di un frequente ricorso a toni liederistici, dall’ intenso sfruttamento del registro medio-grave della tastiera, dalla completa emancipazione dal modello beethoveniano.

Queste ultime tra sonate composte da Schubert sono tra le massime opere di tutta la letteratura pianistica e non è esagerato dire che sono gli ultimi grandi capolavori nel genere della Sonata per pianoforte, se si considera che quelle di Schumann, Chopin e Liszt difficilmente possono essere considerate Sonate nel senso classico del termine e che quelle di Brahms sono opere giovanili.

 

ASCOLTA QUI Maurizio Pollini “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Rudolf Serkin “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (1966):

ASCOLTA QUI Wilhelm Kempff “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert:

ASCOLTA QUI Sviatoslav Richter “Sonata in la maggiore D 959” by F. Schubert (Prague, 1972):

La Sonata in la maggiore è un’opera di altezza sublime. Il primo tema afferma con energia la tonalità di la maggiore; il secondo tema è una melodia lirica dal carattere nobile e sereno. La sezione successiva si distacca nettamente dalla tradizione, perché, invece di sviluppare i temi precedentemente enunciati, si basa su un nuovo tema lirico. Quando questo tema si dissolve all’acuto, un movimentato crescendo prepara la regolare ripresa dell’esposizione fino alla coda.

Nell’ Andantino, in fa diesis minore, l ‘inizio è spoglio e dolente, su un ritmo di barcarola.

Con lo Scherzo, in la maggiore, si torna a uno spensierato clima viennese pervaso dallo spirito delle danze popolari austriache e caratterizzato da vivaci staccato. Dopo la brillantezza della prima parte, quella centrale – un Trio in tempo Un poco più lento – è più tranquilla ed è giocata sui continui incroci delle mani.

L’ Allegretto, sempre in la maggiore, è nella forma di rondò. Come ha scoperto Charles Rosen, questa pagina è stata costruita esattamente sul calco dell’ultimo tempo dell’op. 31 n. 1 di Beethoven: ciò dimostra, una volta di più, che Schubert non era interessato a sperimentazioni formali e che lo schema classico era perfettamente calzante ai suoi scopi.

Nel suo tema iniziale Alfred Einstein ha sentito una “felicità perfetta” e ha riconosciuto una forte affinità con la melodia di Im Frühling (In primavera), un Lied del 1826: “In silenzio sto sul declivio del colle, il cielo è così luminoso“.

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Written by mara

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