in , , ,

Alla Filarmonica Toscanini Stefan Anton Reck per Mahler 7 dicembre 2018

“Una sinfonia deve essere come il mondo. Deve contenere tutto”, Gustav Mahler

stefan-anton-reck

Filarmonica Arturo Toscanini, Stagione 2018 – 2019

 

Dietro l’enigmatica severità che la avvolge, la Sesta Sinfonia di Gustav Mahler, composta tra il 1903 e il 1904, racchiude la più sincera testimonianza dell’intimità del grande boemo. Non casualmente Alma Mahler, moglie e implicita destinataria di questo capolavoro, scrisse nelle sue memorie: «nessun’opera gli è sgorgata tanto profondamente dal cuore come questa». Dal palco dell’ Auditorium Paganini di Parma il Direttore Stefan Anton Reck, con l’ Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, per un programma interamente dedicato a Gustav Mahler:

 

Gustav Mahler, Sinfonia n. 6 in la minore “Tragica”

 

QUANDO

Venerdì 7 Dicembre 2018, ore 20.30 – Turno Verde

 

DOVE: Auditorium Paganini
Via Toscana, 5/a

43121 Parma (PR)

 

INTERPRETI:

Direttore, Stefan Anton Reck

Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Oro intero al costo di € 30,00; Oro ridotto al costo di € 28,00; Oro under 30 al costo di € 20,00

Blu intero al costo di € 25,00; Blu ridotto al costo di € 22,00; Blu under 30 al costo di € 15,00

Under 14 al costo di € 5,00

 

Filarmonica Toscanini: STEFAN ANTON RECK per Mahler

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

… … …

PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Stefan Anton Reck…

stefan-anton-reck

STEFAN ANTON RECK

Stefan Anton Reck ha vinto il primo concorso internazionale di direzione d’orchestra “Arturo Toscanini” nel 1985 e in seguito il primo premio del concorso internazionale “Gino Marinuzzi”. Nel 1987 e nel 1990 Reck ha ricevuto una borsa di studio dal Tanglewood Music Festival per seguire i corsi di Seiji Ozawa e Leonard Bernstein.

E’ stato direttore musicale dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo dal 1990 al 1994, direttore principale dell’ l’Orchestra Regionale del Lazio, Roma, dal 1994 al 1998 e direttore musicale al Teatro Massimo di Palermo dal 1999 al 2003.

Dal 1997 al 2000 è stato l’assistente di Claudio Abbado, iniziando la collaborazione con la produzione di Wozzeck al Festival di Salisburgo. Per Pierre Boulez Reck ha preparato la Gustav Mahler Jugendorchester per La Sagra della Primavera di Strawinski, Notations di Boulez e Il castello del principe Barbablù di Bartók (tournée estiva 1997 e 1998).

Nel 1998 ha cominciato la produzione del ciclo Der Ring des Nibelungen di Richard Wagner presso il Teatro Verdi di Trieste.

Nel 1999 ha diretto a Ferrara la Mahler Chamber Orchestra in Falstaff di Verdi nella produzione di Claudio Abbado; nel corso della tournée estiva della Gustav Mahler Jugendorchester sotto la direzione artistica di Claudio Abbado, Reck ha diretto una replica della VII Sinfonia di Mahler all’Havana. Nel settembre 1999 ha aperto la stagione concertistica del Teatro Massimo di Palermo con la VI Sinfonia di Mahler. Sempre al Teatro Massimo ha diretto nel marzo 2000 Die Erwartung di Arnold Schönberg con Anja Silja e La voix humaine di Francis Poulenc con Raina Kabaivanska e, in ottobre la V Sinfonia di Mahler.

Nel 2000 ha diretto la Gustav Mahler Jugendorchester nel corso delle “Internationale Musikfestwochen Luzern” e anche la tournée estiva europea annuale con musiche di Shostacovitch, Mahler, Scriabin e Bartók.

Nel gennaio 2001 Reck ha inaugurato la stagione del Teatro Massimo di Palermo con una nuova produzione di Lulu di Alban Berg, poi pubblicata come incisione dal vivo da OehmsClassics.

Per Arte Nova Classics ha inciso un programma wagneriano con Albert Dohmen. Nei mesi successivi Reck ha debuttato riscuotendo grande successo con l’Orchestre National de France, Parigi, con le orchestre del Maggio Musicale Fiorentino, del Teatro Comunale di Bologna e del Teatro Carlo Felice di Genova.

Nel novembre 2001 ha completato la produzione del ciclo Der Ring des Nibelungen al Teatro Verdi di Trieste co il Götterdämmerung. Ha inaugurato la stagione 2002 del Teatro Massimo di Palermo con Les contes d’ Hoffmann di Offenbach.

Un avvenimento di particolare interesse ha avuto la nuova produzione dell’opera Moses und Aron di Arnold Schönberg e il concerto per la celebrazione del quinto anniversario della riapertura dello storico Teatro Massimo intitolato “La memoria dell’offesa. Dedicato alle vittime dell’olocausto e di tutte le violenze”. Nel programma figuravano tra gli altri brani Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann e A Survivor from Warsaw di Arnold Schönberg, con Harvey Keitel come narratore.

I programmi di Reck per l’autunno 2002 e la stagione 2003 includevano tra l’altro: Jeanne d’Arc au Bûcher di Honegger a Palermo, Salomedi Strauss a Genova, Norma di Bellini con Edita Gruberova a Tokio, Der Freischütz di Weber a Lipsia e concerti sinfonici con l’Orchestre National de France, l’Orchestre National de Montpellier, l’Orchestre Philharmonique de Strasbourg, l’Orchestra di Santa Cecilia a Roma e le orchestre del Teatro Comunale di Bologna e del Maggio Musicale Fiorentino.

Nel settembre 2003 ha debuttato alla Semperoper a Dresda con Aida di Verdi. Nel 2004 Reck ha debuttato alla Bayerische Staatsoper München con Lulu di Alban Berg (nella versione in 3 atti), al Los Angeles Opera con una nuova produzione di Le Nozze di Figaro di Mozart e al Gran Teatro la Fenice di Venezia con una nuova produzione di Daphne di Richard Strauss, pubblicata come CD e DVD incisione dal vivo da Dynamic.

Nel 2005 Reck è stato invitato per dirigere due nuove produzione al New National Theatre Tokyo, Lulu di Alban Berg e Die Meistersinger von Nürnberg di Richard Wagner. Gli eventi più importanti delle anni seguenti sono stati una nuova produzione (prima rappresentazione europea) dell’opera Dead Man Walking di Jake Heggie alla Semperoper di Dresda, Tristan und Isolde di Richard Wagner al Teatro Regio di Torino, una nuova produzione di Der Ring des Nibelungen di Wagner al Teatro Petruzzelli di Bari, debutti alla Hamburgische Staatsoper, alla Oper Frankfurt e numerosi concerti sinfonici con l’Orchestra Nazionale Sinfonica della RAI Torino, l’Orchestre National de Montpellier, il Royal Scottish National Orchestra (Edinburgh Festival), con le orchestre del Gran Teatro La Fenice, del Maggio Musicale Fiorentino, del Tokyo Symphony Orchestra … Stefan Anton Reck è riconosciuto a livello internazionale come profondo conoscitore della musica di Gustav Mahler e della seconda Scuola di Vienna (Berg, Schoenberg, Webern). Attraverso le sue scelte di repertorio emergono l’eccentricità della sua arte, la sua intensità musicale e una forte propensione per la musica contemporanea.

Nel corso della sua attività ha diretto, tra l’altro, nei seguenti teatri e le seguenti orchestre:

Francia
Orchestre National de France, Paris
Orchestre National de Montpellier
Orchestre Philharmonique de Strasbourg

Germania
Deutsches Symphonie-Orchester, Berlin
Bayerische Staatsoper, München
Hamburgische Staatsoper, Hamburg
Oper, Frankfurt
Oper, Leipzig
Semperoper, Dresden

Italia
Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Torino
Orchestra Regionale Lazio, Roma
Orchestra Sinfonica di Sanremo
Fondazione Arena, Verona
Teatro Carlo Felice, Genova
Teatro Comunale, Bologna
Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Firenze
Teatro Giuseppe Verdi, Trieste
Teatro La Fenice, Venezia
Teatro Massimo, Palermo
Teatro Petruzzelli, Bari
Teatro Regio, Torino
Teatro San Carlo, Napoli

Scozia (Regno Unito)
Royal Scottish National Orchestra

Spagna
Gran Teatre del Liceu, Barcelona
Opera Bilbao, ABAO

Giappone
Tokyo Philharmonic Orchestra
Tokyo Symphony Orchestra
New National Theater, Tokyo

USA
Los Angeles Opera
Tanglewood Center Music Orchestra

… … …

NOTE E ASCOLTI DI PROGRAMMA…

Mahler

“La mia Sesta proporrà enigmi la soluzione dei quali potrà essere tentata solo da una generazione che abbia fatto proprie e assimilato le mie prime cinque Sinfonie”, Gustav Mahler

 

Nel caso della Sesta molti di questi enigmi, o presunti tali, sono illustrati da Alma Mahler, moglie del compositore. Si comincia col ricordo di

«quell’estate [del 1904 nella quiete di Maiernigg sul Wörthersee] bella, felice, senza conflitti. Alla fine delle vacanze Mahler mi suonò la Sesta Sinfonia, ormai completa. Dovevo rendermi libera da tutti i lavori di casa, aver molto tempo a disposizione per lui. Salivamo di nuovo a braccetto nella sua casupola nel bosco, dove eravamo sicuri di non esser disturbati, in mezzo agli alberi. Tutto ciò si svolgeva sempre con grande solennità».

All’idillio segue l’ autocelebrazione, con un’inattesa oscura premonizione molto “casa Mahler” (e par di leggere davvero il copione di una tragedia antica):

«Dopo aver abbozzato il primo tempo, Mahler era sceso dal bosco e aveva detto: “Ho tentato di fissare il tuo carattere in un tema – non so se mi è riuscito. Ma devi lasciarmi fare”. È il grande tema pieno di slancio del primo tempo della Sesta Sinfonia. Nel terzo tempo [in realtà secondo, lo Scherzo] descrive i giochi senza ritmo delle bambine che corrono traballando nella rena. È spaventoso: le voci infantili diventano sempre più tragiche, e alla fine non resta che una vocina lamentosa che va spegnendosi. Nell’ultimo tempo descrive se stesso e la sua fine o, come ha detto più tardi, quella del suo eroe. “L’eroe che viene colpito tre volte dal destino, il terzo colpo lo abbatte, come un albero”».

Queste sono parole di Mahler, assicura la signora e consorte.

La Sinfonia n. 6 in La minore “Tragica” di Gustav Mahler dunque fu composta nei mesi estivi degli anni 1903 e 1904, finita di strumentare il 1° giugno 1905, pubblicata nel 1906 in tre diverse versioni, ritoccata nel 1907 e quindi ancora tenuta sotto osservazione almeno fino al 1910.

I primi abbozzi della sesta sinfonia si possono collocare nell’ estate del 1903, non sappiamo però a quali movimenti esattamente Mahler stesse lavorando. Il lavoro fu ripreso e completato nell’ estate dell’anno successivo. Furono quelli anni relativamente felici per Mahler, allietato, fra l’altro, dalla nascita della seconda figlia Anna Justine.

Molte furono le composizioni che videro il loro completamento in quel periodo di forte slancio creativo: la quinta sinfonia, il ciclo liederistico Kindertotenlieder (Canti dei bimbi morti), mentre la sesta veniva completata con l’orchestrazione del poderoso ultimo movimento. Per finire Mahler completava gli abbozzi delle due Nachtmusik che sarebbero diventate successivamente parte integrante (secondo e quarto movimento) della sinfonia numero sette.

La partitura della sesta fu pubblicata a Lipsia nell’ Aprile del 1906. Il 27 maggio dello stesso anno la sinfonia venne eseguita per la prima volta a Essen, l’orchestra dei Wiener Philarmoniker era diretta dall’ autore.

L’accoglienza fu assai tiepida. Tra i presenti alla prima c’era anche Richard Strauss, che non fu per nulla prodigo di complimenti.

La sesta fu ripresa a Monaco, Vienna e Lipsia nell’ autunno-inverno del 1906 -1907, dopodiché non fu più eseguita, Mahler vivo, neanche in quelle città che in precedenza avevano accolto con interesse e successo i precedenti lavori mahleriani. Perfino direttori come Walter e Klemperer, che pure furono apostoli devoti e divulgatori tenaci delle sinfonie di Mahler, non diressero mai la sesta sinfonia.

Dal punto di vista delle incisioni discografiche bisogna arrivare al 1947 per avere la prima registrazione. Solo in quell’ anno, infatti, venne immessa sul mercato la prima pionieristica versione diretta da Edouard Flipse, alla testa della Filarmonica di Rotterdam (Edizione oggi introvabile).

L’esordio del lavoro dunque non fu fortunato, parole di elogio vennero solo da ambiti musicali molto circoscritti, per esempio Schonberg e Berg, guarda caso musicisti culturalmente volti verso il futuro. Forse esagerando un po’ Berg in una lettera a Webern ebbe a scrivere di avere ascoltato

l’unica sesta malgrado la Pastorale

La sesta è un lavoro quanto mai complesso e problematico, così se da un lato la struttura in quattro movimenti sembra rimandare all’ impianto classico della sinfonia, dall’ altro l’elaborazione tematica, i contrasti violenti e i marcatissimi contenuti extramusicali portano dritti al cuore della poetica tragica e pessimistica di Mahler.

Dalle memorie di Alma sappiamo che Mahler amava molto questa sinfonia, risulta che la sottoponesse a ripetute revisioni strumentali compresa la sequenza dei tempi.

«Nessun’opera gli è sgorgata tanto direttamente dal cuore come questa. Piangevamo quella volta, tutti e due, tanto profondamente ci toccava questa musica e quel che annunciava con i suoi presentimenti. La Sesta è un’opera di carattere strettamente personale e per di più profetico. Tanto con i Kindertotenlieder che con la Sesta Mahler ha messo in musica “anticipando” [scritto in italiano] la sua vita. Anch’egli fu colpito tre volte dal destino e il terzo colpo lo abbattè. Ma quell’estate era allegro, cosciente della grandezza della sua opera e i suoi virgulti erano verdi e fiorenti». Così Alma Mahler nelle sue Erinnerungen.

La première si ebbe insolitamente in una città industriale, Essen, situata nel cuore della zona della Ruhr, il 27 maggio del 1906, sotto la direzione dello stesso compositore.

L’ appellativo “tragica” conferito alla sinfonia, pur essendo stato foggiato dallo stesso Mahler (come ci ricorda il direttore Bruno Walter nelle sue memorie), non fa parte del titolo “ufficiale” che lo stesso compositore le aveva assegnato, forse per evitare il rischio che la si fraintendesse come musica a programma.

Questa poderosa sinfonia vuole assurgere, nelle intenzioni dello stesso autore, a metafora della tortuosa esistenza umana: un’enorme orchestra è l’unico mezzo che Mahler possiede per descrivere ogni aspetto della “tragica vita” dell’ uomo, un’ orchestra «di onnipotente ricchezza timbrica» dove «il suono acquista un valore autonomo» (Paolo Gallarati).

STRUTTURA DELLA SINFONIA

Nella prima edizione (quella di Essen) lo scherzo precedeva l’andante. In una prima revisione dello stesso anno 1906, oltre a qualche modifica in sede di orchestrazione, i due movimenti centrali risultavano invertiti. In una terza versione, sempre del 1906, l’orchestrazione fu nuovamente modificata per renderla più trasparente, i due movimenti centrali mantennero la loro disposizione, quindi prima l’andante poi lo scherzo.

Per l’ esecuzione di Vienna del gennaio 1907 Mahler tornò alla sequenza originaria confermata poi dalla versione critica della sinfonia con lo scherzo prima e l’andante dopo. Non sono tuttavia infrequenti i casi di direttori di lunga militanza mahleriana, che optano per questa versione per esempio Abbado nella versione video del 2006 realizzata con l’orchestra del Festival di Lucerna.

Secondo la testimonianza di Mengelberg la scelta preferenziale di Mahler sarebbe stata quella con lo scherzo al secondo posto. La questione è ancora per certi versi aperta. I ripensamenti e i cambi di opinione, al di là dell’atteggiamento di maniacale perfezionismo caratteristico del temperamento di Mahler, hanno in questo caso più di un fondamento diciamo così strutturale. Bisogna considerare che i due tempi intermedi “ funzionano” come intermezzi inseriti entro due movimenti estremi assai articolati e complessi. 

Lo strumentale di questa sinfonia è come d’abitudine quanto mai variegato e complesso. Anche in questo caso Mahler prescrive spesso per ottoni e legni posizione scomodissime con gli strumenti girati verso l’alto, allo scopo di ottenere sonorità particolari. Le percussioni sono quasi una piccola orchestra nell’ orchestra, con l’aggiunta, per la prima volta, di martello, campanacci e xilofono.

Per il martello l’indicazione dell’autore come sempre minuziosissima era la seguente: – suono breve, intenso, senza sfumature metalliche. A questo strumento sono affidati due colpi ( tre in una prima versione, poi ridotti a due).

Degno di nota è l’uso dei campanacci, le cui sonorità evocano un ché di remoto e lontano, sono insomma un simbolo di lontananza e di straniamento. Molto significativo è il commento lasciato dal devotissimo Bruno Water che a proposito di questo lavoro ebbe ad annotare:

l’ opera si chiude per l’anima in una notte cupa e senza speranza. Non placet è il suo verdetto su questo mondo, un altro mondo per il momento non è dato intravedere

 

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (leveland Orchestra conducted by George Szell. Live recording from October 1967 (Severance Hall, Cleveland, Ohio)):


“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (New Philharmonia Orchestra, Sir John Barbirolli, conductor):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (London Philharmonic Orchestra, dir. Klaus Tennstedt – live recording (1991)):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (Bernstein Wiener Philharmoniker, Unitel 1976):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (Philharmonia Orchestra – Giuseppe Sinopoli, conductor – Release date: 1990):

“Sinfonia n. 6 in la minore Tragica” by G. MAHLER (Recorded live at the Lucerne Festival, Summer 2006 – Culture and Convention Centre Lucerne, 10. August 2006 – Lucerne Festival Orchestra e Claudio Abbado – conductor):

I MOVIMENTI

La sinfonia è suddivisa, come detto, in quattro movimenti, tuttavia l’ordine dei due movimenti centrali rimane in dubbio. In occasione della prima esecuzione, lo Scherzo si trovava in seconda posizione, prima dell’ Andante: poi Mahler cambiò idea ed invertì i due movimenti. Tuttavia, nel 1907, l’ultima volta in cui ebbe l’opportunità di dirigere la Sinfonia, l’autore stesso ristabilì l’ordine originario, che è quello ancor oggi più frequentemente proposto dai direttori d’orchestra. Per questo, anche le edizioni critiche della Sesta sino in tempi recenti hanno inserito lo Scherzo prima dell’Andante moderato, anche se di recente la Fondazione Kaplan ha sostenuto che l’ordine corretto dovrebbe prevedere l’Andante in seconda posizione.

Ecco comunque l’elenco dei movimenti:

  • Allegro energico, ma non troppo 4/4 – (Heftig, aber markig)
  • Scherzo 3/8 – (Wuchtig, Pesante)
  • Andante moderato 4/4
  • Finale (Allegro moderato, tempo tagliato)

La durata della sinfonia è di circa 80 minuti.

I suoi quattro tempi presentano un’unità tonale del tutto inconsueta nell’autore: ben tre movimenti su quattro, infatti, sono nella tonalità di impianto. È anche l’unica sinfonia mahleriana a terminare con un movimento in tonalità minore (tutte le altre sinfonie, anche le più drammatiche, presentano un finale “positivo”, come la Prima o la Quinta, o quanto meno sereno, come le tre sinfonie del Wunderhorn o la Nona).

Primo movimento: Allegro energico, ma non troppo

Il primo movimento è in forma sonata, ed è forse l’unico caso in cui Mahler tratti questa forma musicale in maniera sostanzialmente ortodossa, al punto che è previsto anche (come era tradizione soprattutto al tempo di Mozart e Beethoven) il ritornello dell’esposizione. Meno conforme alle “regole scolastiche” è il rapporto tonale fra i due temi principali, rispettivamente in La minore e Fa maggiore (secondo le consuetudini il secondo tema dovrebbe essere nella relativa maggiore, e quindi in questo caso in Do maggiore). Mentre il primo tema, introdotto da una serie di note gravi ribattute, ha carattere cupo e drammatico, il secondo tema ha carattere gioioso: questa melodia è nota come Tema di Alma perché Mahler stesso disse che in essa aveva cercato di riassumere il carattere della moglie Alma.

Il motivo fondamentale consiste in una triade in la maggiore che trapassa in la minore attraverso un uso molto accorto del ritmo percussivo scandito dai timpani e dagli accordi suonati da trombe e oboi. Questo motivo, che con una certa faciloneria approssimativa è stato accostato al presentarsi del destino (come nella Quinta di Ludvig van Beethoven), riappare comunque nei successivi movimenti, ma nel primo si correla ad una melodia che si libra nell’ aria in modo etereo – nascendo da una sorta di corale intonato dagli archi sia in modalità convenzionale, sia in pizzicato -, nota come il tema di Alma, il nome della moglie di Mahler, da lei stessa ritenuta rappresentativa della sua personalità: siamo in presenza di un afflato lirico che istituisce quasi una corrispondenza di respiri tra gli orchestrali e la platea, assorta come poche volte ci è capitato di osservare a Santa Cecilia. Il movimento, nella sua complessità, è paradigmatico della forma-sonata, con esposizione (dove domina il tema di marcia),sviluppo (quasi un’oasi di contemplazione mistica), e ripresa (dove il tema di Alma viene ripreso ma con una serie di variazioni che gli conferiscono un carattere insieme tragico ed esaltante).

Secondo movimento: Scherzo

Nel secondo movimento (Scherzo – Wuchtig), scandito da un incedere di marcia più disteso e meno tumultuoso, si ripresenta la stessa tonalità in La minore con fiati e archi che compongono a tratti un’atmosfera che trapassa repentinamente dall’ elegiaco al maestoso, grazie anche ai trilli di violino che dissipano il turgore dei pieni orchestrali. L’orchestra riesce mirabilmente a riprodurre la tavolozza policroma dell’orchestrazione mahleriana, dalle combinazioni possenti, ma spesso paradossali, di forte e piano, fino all’ uso delle nacchere, elegante e accorto nella sua apparente banalità. Per Adorno, lo scherzo della Sesta si richiama a quello della Quinta sinfonia, ma in modo contrastante: in quest’ultima l’unità sinfonica viene ricercata nell’ allineamento di una serie di danze, mentre qui in un’altalenante ascesa e discesa di ritmi e armonie, si cerca di ricavare, quasi per distillazione, da un minimum di materiali un maximum di caratteri musicali variegatissimi.

Nel cosiddetto trio, ossia nella sezione centrale, si avverte un ritmo irregolare, da Mahler aveva etichettato come “fuori moda” o meglio in “stile antico” (altväterisch). Tutto il tessuto sonoro è caratterizzato da un intenso lirismo, grazie anche all’ uso della celesta e agli echi barocchi che promanano dagli archi.

Terzo movimento: Andante moderato

Nel terzo movimento, un Andante moderato in mi bemolle maggiore eseguito con sfumature molto tenui e che privilegia ancora gli archi, l’orchestrazione sembra affluire incessante da un’introduzione  con un fraseggio in dieci battute, che richiama il pathos di un’elegia, quasi sussurrata. Il secondo tema viene esposto dal corno inglese, che conferisce alla melodia un andamento quasi pastorale, ma con accenti più ruvidi e meno crepuscolare. Di incredibile efficacia risultano poi le due arpe, che riescono a interrompere l’atmosfera drammatica che si riverbera dal Primo tempo e si effondono in un delicato lavoro di cesello che a tratti sembra rievocare lo struggente Adagietto della Quinta Sinfonia.

Quarto movimento: Finale: Sostenuto-Allegro moderato

Con il maestoso e lunghissimo Finale (Sostenuto – Allegro moderato – Allegro energico), veniamo proiettati in una dimensione quasi filosofica. Si tratta di uno dei più lunghi pezzi strumentali mai scritti da Mahler (insieme al primo movimento della Terza sinfonia), in cui l’espansione epica è padrona di sé nella maniera più vigorosa possibile. Tuttavia, si può dire che in questo finale sia all’ opera una sorta di tendenza incoativa (che esprime il principio di una cosa o di un’azione): come nella coeva fenomenologia di Edmund Husserl, assistiamo al tentativo, sempre cominciato ma mai concluso, di descrivere la struttura della realtà. In tal senso, questo brano è veramente il centro di tutta l’opera di Mahler.

Un respiro inesausto, magico e perturbante contraddistingue l’entrata dei tromboni che suggeriscono una profondità tenebrosa, poi regolata dall’ intervento delle trombe, mentre gli ottavini e i clarinetti si limitano a disegnare paesaggi inquietanti. Gli archi apportano dal canto loro il maggior carico di disagio, intervallato da un brano di intersezione che attenua i toni riattingendo i tratti più connotati dal lirismo. Si librano in slanci vertiginosi, contrappuntati da armonie quasi grottesche del basso tuba e da quasi vagiti del corno e di altri strumenti a fiato.

Su queste linee sonore si staglia il motivo fatale della sinfonia, nel quale l’accordo in la maggiore delle trombe si tramuta in minore accompagnato dai cupi rintocchi del timpano. Di nuovo, nella parte conclusiva i temi ed i suoni si accavallano fino a formare un magma vulcanico che esonda tumultuante, quasi il ritorno in un antro dove cataste di libri e di formule acclamano spiritiprovenienti da un mondo totalmente altro.

Interviene a un certo punto uno dei primi violini che abbozza una melodia quasi solista. E Adorno commenta:

la musica del Mahler maturo conosce la gioia soltanto come qualcosa di revocabile, come nell’ episodio sfuggente del violino solo nella ripresa del Finale della Sesta sinfonia”.

Il movimento è suggellato dai famosi tre colpi di martello, dalla moglie identificati con tre episodi tragici della vita del compositore (la morte della figlia maggiore, la diagnosi di una malattia cardiaca che gli si rivelerà fatale e le dimissioni dall’ Opera di Vienna).

In conclusione, si potrebbe affermare con il filosofo Ernst Bloch che la Sesta Sinfonia di Mahler esprime

La musica della Sehnsucht, priva di sdolcinato sentimentalismo”. 

“la musica di Mahler si forma mentre viene eseguita; poi qualcosa viene ripreso e portato sino alla fine, ma ancora una volta questa fine non è una fine. Ciò che finora non c’era ancora tende a un che di futuro, ad un Novum, ad una musica ricca di un’interiorità sconosciuta e non filistea, ad un inno senza alcun fondamento ed oggetto, ma che saluta una realtà nata or ora…Qualcosa irrompe e porta la pienezza di ciò che era nell’oscurità. E l’oscurità stessa diventa luce. Ma l’oscurità nella luce resta oscura, non è tenebra ma silenzio, ‘silenzio che risuona’, che parla da questa musica senza sentimentalismo e con grande sbigottimento”.

… … …

 
 
 

Alcune foto inserite sono state scaricate da Internet e ritenute di pubblico dominio in assenza di specifiche indicazioni in merito. Preghiamo quindi, qualora i soggetti o gli Autori (riconosciuti tali) fossero contrari alla pubblicazione, di segnalarlo all’ indirizzo mara.grisoni@gmail.com, provvederemo alla rimozione delle immagini o alla segnalazione dell’ Autore.

Written by mara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per Perugia Musica Classica FILIPPO GORINI 9 dicembre 2018

Al LAC di Lugano Les Vents Français per Lugano Musica 8 Gennaio 2019