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Alla Rai di Torino Alexander Malofeev Juraj Valčuha marzo 2018

L’ ultimo fenomeno della scuola pianistica russa“, Corriere della Sera

Concerto num. 24 della Stagione 2017 – 2018, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

Il Pianista Alexander Malofeev è una delle maggiori rivelazioni degli ultimi anni. Con la direzione del Maestro Juraj Valčuha, e l’ Orchestra Nazionale della Rai di Torino, per l’ occasione verrà eseguito il seguente programma:

 

Antonin Dvořak, Othello. Ouverture da concerto op. 93

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Petr Il’ič Čajkovskij, Concerto n. 1 in si bemolle minore per pianoforte e orchestra op. 23

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Sergej Rachmaninov, Danze Sinfoniche op. 45

 

QUANDO

Giovedì 21 Marzo 2019, ore 20.30

Venerdì 22 Marzo 2019, ore 20.00

 

DOVE: Auditorium Rai “A. Toscanini”
Via Rossini, 15

10124 Torino (TO)

 

INTERPRETI:

Direttore, Juraj Valčuha

Pianoforte, Alexander Malofeev

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

poltrona numerata platea al costo di 32,50 € (comprese spese di prevendita)

poltrona numerata balconata al costo di 30,50 € (comprese spese di prevendita)

poltrona numerata galleria al costo di 28,50 € (comprese spese di prevendita)

 

Orchestra della Rai, Torino: Alexander Malofeev

 

se non sapete come fare e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti. Potete scrivere a mara.grisoni@gmail.com o telefonare al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Alexander Malofeev…

Alexander Malofeev è un giovane pianista russo che si è riuscito a farsi conoscere grazie alla sua straordinaria apparizione all’ ottava edizione del Concorso Tchaikovsky per giovani musicisti nel 2014, dove ha ottenuto il Primo Premio. Nel 2016 ha vinto il Grand Prix al Concorso Internazionale per Giovani Pianisti “Grand Piano”.

Nell’aprile 2017, in occasione dei concerti inaugurali del Festival Pianistico di Brescia e Bergamo, Alexander Malofeev ha ricevuto il premio “Giovane talento musicale dell’anno 2017”.

Alexander Malofeev è nato a Mosca nell’ottobre del 2001. Attualmente studia all’Istituto per Giovani Musicisti ‘Gnessin’ di Mosca sotto la guida di Elena Berezkina, insignita del titolo russo di Lavoratore Onorato della Cultura.

Appena quindicenne, Alexander Malofeev si è già esibito su palcoscenici prestigiosi, tra cui il Teatro Bolshoi, il Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, il Galina Vishnevskaya Opera Centre, il Moscow International Performing Arts Center di Mosca, il Teatro Mariinsky a San Pietroburgo, il Palazzo del Cremlino a Mosca, il Concertgebouw di Amsterdam, il Teatro alla Scala di Milano, la Philharmonie di Parigi, il Queensland Performing Arts Centre in Australia, il Bunka Kaikan di Tokyo, lo Shanghai Oriental Art Center, il Centro Nazionale di Arti Figurative in Cina, il Kaufman Music Center e la Sede dell’UNESCO a Parigi. Ha tenuto recital in Russia. Azerbaijan, Finlandia, Francia, Svizzera, Germania, Austria, Spagna, Italia, Portogallo, Israele, Cina, Giappone, Australia e Stati Uniti.

Alexander Malofeev si è esibito con numerose orchestre prestigiose, tra cui l’Orchestra Mariinsky, l’Orchestra Filarmonica della Scala, la Russian National Orchestra, l’Orchestra Sinfonica Tchaikovsky, l’Orchestra da Camera di Stato “I Virtuosi di Mosca”, l’Orchestra Sinfonia “Novaya Rossiya”, l’Orchestra Sinfonica Nazionale “Tatarstan”, l’Orchestra Filarmonica Nazionale di Russia, l’Orchestra Filarmonica Nazionale dell’Armenia e l’Orchestra da Camera del Festival di Verbier e ha collaborato con direttori del calibro di Valery Gergiev, Vladimir Spivakov, Alexander Sladkovsky, Alondra de la Parra, Dmitry Liss, Eduard Topchjan, Kazuki Yamada, Gábor Takács-Nagy ed Alexander Soloviev, solo per citarne alcuni.

Nel luglio del 2016 l’etichetta Master Performers ha pubblicato il primo DVD di Alexander Malofeev. La registrazione è stata realizzata al Queensland Conservatorium della Griffit University, in Australia.

Alexander Malofeev ha ottenuto importanti riconoscimenti in diversi concorsi sia in Russia sia a livello internazionale, tra cui il Grand Prix ed il Premio speciale alla nona edizione del Concorso Internazionale per giovani pianisti “Sergei Rachmaninov” (Veliky Novgorod, Russia, 2014), il Gran Prix al Concorso Internazionale “Music diamond” (Mosca, 2011, 2014) , il Primo Premio alla prima edizione del Concorso Internazionale “Astana Piano Passion” (Astana, Kazakhistan, 2013), il Gran Prix al Concorso Internazionale per Giovani Musicisti e Compositori “Musical Art” (Mosca, 2013), la Medaglia d’Oro agli undicesimi Giochi Delfici della Gioventù (Russia, 2012), il Gran Prix del Festival “Artobalevskaya” (2012), il Gran Prix al Concorso Internazionale “Mozart wunderkind” (Austria, 2011), il Primo Premio alla quarta edizione del Festival “New Names of Moscow” (2011).

Alexander Malofeev si è inoltre esibito per importanti Festival, quali il Festival de la Roque d’Anthéron, l’Annecy Classic Festival (Francia), il Festival Chopin (Francia), il Festival “Crescendo” organizzato da Denis Matsuev, il Mikkeli Music Festival(Finlandia) organizzato da Valery Gergiev, il Mariinsky International Piano Festival di San Pietroburgo, il Festival “Denis Matsuev and friends”, il Festival Internazionale “Mstislav Rostropovich” (Mosca, Baku, Orenburg), le “Master Pianists Series” del Concertgebouw di Amsterdam, il Festival Internazionale “Stars of the White Nights” di San Pietroburgo, il Festival Internazionale “Stars on Baikal”, il Festival Internazionale “Moscow Meets Friends” organizzato da Vladimir Spivakov, il Festival Invernale Internazionale ‘Arts Square’ diretto da Yuri Temirkanov, il Festival Larisa Gergieva and Guests di Vladikavkaz, il Festival di musica da camera di Eilat in Israele, il Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, il Festival “Peregrinos Musicais” (Spagna) e molti altri.

Alexander Malofeev è titolare di borse di studio su gentile concessione della Vladimir Spivakov International Charity Foundation, della Fondazione “New Names” e della Fondazione “Mstislav Rostropovich”.

Sito Ufficiale: http://www.alexander-malofeev.com

 

“Alexander Malofeev – 31 video”:

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Juraj Valčuha

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Juraj Valčuha è Direttore Musicale principale del Teatro di San Carlo di Napoli.

Nato nel 1976 a Bratislava vi studia composizione e direzione e prosegue gli studi a San Pietroburgo con Ilya Musin e a Parigi.

Nel 2006 debutta con l’ Orchestre National de France e al Comunale di Bologna con La bohème. Viene regolarmente invitato dalle maggiori compagini internazionali quali i Münchner Philharmoniker, la Philharmonia di Londra, la Filarmonica di Oslo, la DSO di Berlino, la Gewandhaus di Lipsia, l’Orchestra della Radio Svedese, la Staatskapelle di Dresda, la Pittsburgh Symphony,  la Los Angeles Philharmonic, la National Symphony di Washington, la Filarmonica di Berlino, l´Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam, la Boston Symphony. Ha diretto una nuova produzione di Bohème alla Fenice e l’Orchestra del Maggio Musicale e dell’Accademia di Santa Cecilia. Con l´OSN Rai ha effettuato una tournée al Musikverein di Vienna, alla Philharmonie di Berlino e nella stagione di Abu Dhabi Classics.

Nella stagione 2012/2013 ha debuttato con la New York Philharmonic, la Filarmonica della Scala e la San Francisco Symphony. Ha ritrovato i  Münchner Philharmoniker, l’Orchestre de Paris, le Orchestre del Comunale di Bologna e di Firenze, la National Symphony di Washington e la Philharmonia di Londra.

Nella stagione 2013/2014 ha effettuato una tournée con l’ OSN Rai al Festival Enescu di Bucarest, a Verona e a Rimini e con l’Orchestra dell´Accademia di Santa Cecilia al Festival di Bratislava. Sono seguiti concerti con i Münchner Philharmoniker, la Philharmonia di Londra, la Pittsburgh Symphony, le Orchestre delle Radio NDR di Amburgo, WDR di Colonia, della Radio Svedese di Stoccolma e della NHK a Tokyo.

In Italia ha diretto le Orchestre del Comunale di Bologna e di Firenze (Madama Butterfly), e nell’ edizione 2014 del Maggio Musicale Fiorentino ha diretto una nuova produzione de L’amore delle tre melarance di Prokof’ev.

Nella stagione 2014/2015 ha effettuato una tournée con l´OSN Rai che ha toccato Monaco, Colonia, Zurigo, Basilea e Düsseldorf. Quindi le produzioni di Turandot al San Carlo di Napoli e di Jenůfa al Comunale di Bologna oltre ai concerti con le orchestre sinfoniche di San Francisco, Pittsburgh, Washington, Los Angeles, della Konzerthaus di Berlino, con i Wiener Symphoniker, l’ Accademia di Santa Cecilia e l’Orchestre National de France.

Dal 2009 al 2016 è stato Direttore Musicale principale dell’ Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.

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ASCOLTI E NOTE DI PROGRAMMA…

 

«Nel dicembre 1874 ho scritto un Concerto per pianoforte. Dato che non sono un pianista, avevo bisogno di rivolgermi a un virtuoso, uno specialista, che mi indicasse ciò che fosse faticoso, di difficile esecuzione, privo di effetto e così via. Mi serviva un critico severo, ma allo stesso tempo, ben disposto nei miei confronti. Devo dire chiaramente che una voce interiore protestava contro la scelta di [Nikolaj]
Rubinštejn come giudice. Egli non solo è il primo pianista moscovita, ma è certamente un pianista superiore. Così lo invitai ad ascoltare il Concerto e a fare delle osservazioni a proposito della parte pianistica. Era la vigilia di Natale del 1874, Rubinštejn propose di provare in una delle classi del Conservatorio. Mi presentai con il mio manoscritto e dopo di me giunse Rubinštejn con Hubert. Suonai il primo movimento. Neanche una parola… Armatomi di pazienza, lo suonai fino alla fine. Ancora silenzio. Mi alzai e chiesi: “Ebbene?” Allora dalle labbra di Rubinštejn sgorgò un torrente di parole, dapprima tranquille, poi sempre più simili a un profluvio di Giove tonante. Pareva che il mio Concerto non valesse niente… che la composizione fosse pessima e volgare… Io ero stupefatto e colpito che una persona che aveva scritto già moltissimo e che teneva al Conservatorio un corso di composizione libera, si facesse oggetto di un tal biasimo. Uscii tacendo dalla stanza e andai di sopra. Ben presto riapparve Rubinštejn… Mi ripeté che il mio Concerto è impossibile e, avendomi indicato molti punti in cui erano necessari cambiamenti radicali… se… lo avessi rivisto secondo i suoi desideri, allora mi avrebbe fatto l’onore di eseguirlo… “Non ne rivedrò neppure una nota, – gli risposi – e lo pubblicherò così com’ è!” E così ho fatto», Pëtr Il’ič Čajkovskij in una delle lettere alla sua fedele ammiratrice e sostenitrice Nadežda von Meck, Sanremo 2 febbraio 1878

 

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore, op. 23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij fu composto tra il novembre 1874 ed il febbraio 1875.

È uno dei concerti pianistici più eseguiti in tutto il mondo, celebre per la sua grandezza monumentale, ed è il più noto dei tre composti da Čajkovskij.

Il concerto venne inizialmente dedicato a Nikolaj Rubinštejn, direttore del Conservatorio di Mosca e pianista virtuoso, con il proposito che lo stesso Rubinštejn lo eseguisse per la prima volta in pubblico. L’ accoglienza di questi fu decisamente negativa: criticò aspramente il concerto ritenendolo “banale, rozzo e mal scritto” oltre che “ineseguibile” probabilmente per l’ uso fortemente percussivo del pianoforte nelle battute iniziali, chiese quindi al compositore una sostanziosa revisione che venisse incontro ai suoi gusti.

La prima esecuzione del concerto avvenne il 25 ottobre del 1875 a Boston con Hans von Bülow al piano e Benjamin Johnson Lang a capo dell’ orchestra. Grato per l’esecuzione Čajkovskij dedicò il concerto al pianista. Questa decisione fu presa dal compositore su suggerimento di Karl Klindworth che allora insegnava al Conservatorio di Mosca ed era molto rispettato da Pëtr Il’ič. Fu lo stesso Klindworth a consegnare il manoscritto ad Hans von Bülow, dal quale il compositore ricevette numerose lettere piene di ammirazione e gratitudine; egli definì l’ opera “originale e nobile!”.

Curiosamente von Bülow eliminò in seguito il concerto dal proprio repertorio, mentre Rubinštejn finì col dirigerne la première moscovita (con Sergej Ivanovič Taneev al piano) e ad eseguirne la parte solistica in numerose occasioni.

Sulla scia del successo statunitense, il concerto fu proposto il mese successivo a S. Pietroburgo, con il pianista russo Gustav Kross ed il direttore ceco Eduard Nápravník ricevendo un’ accoglienza molto tiepida. Questa fu la reazione di Čajkovskij:

«Napravnik ha fatto di tutto per accompagnarlo in modo tale che al posto della musica non ci fosse altro che un’ atroce cacofonia. Il pianista Kross l’ ha interpretato in modo coscienzioso, ma piatto, privo di gusto e di fascino».

Completamente opposta fu, tre settimane dopo, la risposta del pubblico di Mosca, che ascoltò il brano nell’ interpretazione di Sergej Taneev, scelto dallo stesso autore come solista, diretto da Rubinstein (evidentemente tornato sui propri passi). Così Čajkovskij:

«suonò il 21 novembre 1875 meravigliosamente».

Il concerto fu arrangiato da Čajkovskij anche per due pianoforti nel dicembre 1874; fu rivisitato per due volte dal suo autore, nell’ estate del 1879 e poi ancora nel 1888: quest’ultima è la versione divenuta standard ed attualmente eseguita. Sebbene Čajkovskij si fosse rifiutato di apportare all’ opera quelle modifiche che Nikolaj Rubinštejn pretendeva, egli non si risentì quando in seguito il pianista Edward Dannreuther, interprete della prima esecuzione in Inghilterra del 23 marzo 1876, gli inviò una lunga serie di proposte di cambiamenti; cambiamenti che non riguardavano il tessuto musicale bensì la strumentazione. Čajkovskij non solo diede la sua autorizzazione, ma introdusse tutte quelle modifiche che Dannreuther suggeriva nell’ edizione a stampa del Concerto; e altre ancora in una edizione successiva, dopo che ebbe avuto modo di ascoltare l’ opera nella esecuzione di Aleksandr Ziloti. La versione che si ascolta generalmente oggi è, pertanto, quella di Čajkovskij con modifiche di Dannreuther e Siloti.

Il severo e critico Nikolaj Rubinštejn cambiò la sua opinione sul Concerto e lo eseguì il 16 febbraio 1878 a Mosca e poi due volte a Parigi all’ Esposizione Universale. Leggiamo una lettera di Čajkovskij scritta a Clarens alla solita von Meck:

«28 marzo 1878. Ieri ho ricevuto la sua lettera con la notizia del Concerto di Rubinštejn. Sono molto lieto che il mio Concerto Le sia piaciuto. Per quanto riguarda l’esecuzione da parte di Nikolaj Grigor’evič, ero assolutamente sicuro che lo avrebbe suonato magnificamente. In sostanza questo Concerto è davvero scritto per lui e conta sulla sua immensa abilità di virtuoso».

Durante la tournée di Čajkovskij negli Stati Uniti nel 1891 il Concerto fu suonato più volte sotto la sua direzione, in particolare il 5 maggio all’ inaugurazione della famosa Carnegie Hall. Infine, anche il programma dell’ ultimo concerto diretto dal compositore, il 16 ottobre 1893, oltre alla prima esecuzione della Sesta Sinfonia “Patetica”, conteneva il Primo Concerto per pianoforte, con la solista Adele Aus der Ohe, la stessa della tournée americana. Čajkovskij si accomiatò dal proprio pubblico proprio con queste due opere. Nel primo e nel terzo movimento Čajkovskij utilizzò due temi popolari ucraini: come spiegò egli stesso in una lettera alla von Meck, scritta nella sua tenuta a Brailov:

«9 maggio 1879. Sono stato in chiesa, al monastero… Ho ascoltato il canto dei “ciechi con le lire”. Il canto si chiama così per lo strumento di accompagnamento, la lira appunto, che non ha nulla in comune con lo strumento antico. È meraviglioso che tutti i cantanti ciechi in Piccola Russia [Ucraina] cantino sempre lo stesso motivo. L’ho parzialmente utilizzato nel primo movimento del mio Concerto per pianoforte» [nell’ episodio Allegro con spirito].

Negli anni ‘80 il celebre pianista russo Lazar’ Berman trovò nella biblioteca del suo maestro Aleksandr Goldenweiser la partitura della prima versione, originale, del Concerto. Dopo averla studiata Berman scoprì che il Concerto non era un’ opera così marcatamente pomposa, festosa e virtuosistica, ma molto lirica. Ad esempio, il primo tema, di solito sospinto in secondo piano dai possenti accordi del pianoforte, risultava invece in tutto il suo sapore nazionale: maestoso, epico, con l’accompagnamento degli stessi accordi del solista ma suonati in arpeggio, come su un antico strumento, il gusli [una sorta di salterio]. In questa versione il Concerto è stato registrato nel 1986 da Lazar’ Berman con l’ Orchestra della Radio di Berlino Ovest diretta da Yuri Temirkanov.

In occasione dei 175 anni dalla nascita di Ciaikovskij e dei 140 anni dalla “prima” del Concerto n. 1, il Museo Ciaikovskij di Klin ha curato la pubblicazione delle partiture originali delle versioni del 1875 e del 1879, quest’ultima basata in particolare su uno spartito utilizzato dall’ autore in persona, nell’ ultima sua apparizione in pubblico del 1893.

 

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Daniel Barenboim and Zubin Mehta):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (anno: 1941, Horowitz, Vladimir (ruolo: Pianista), NBC Symphony Orchestra (ruolo: Orchestra), Toscanini, Arturo (ruolo: Direttore d’orchestra)):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Arthur Rubinstein, piano – Boston Symphony Orchestra):

“Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in si b maggiore Op. 19” by Pëtr Il’ič Čajkovskij (Martha Argerich, piano – Charles Dutoit, conductor Orchestre de la Suisse Romande 1975):

L’opera, nonostante fosse stata predisposta per un lavoro tipicamente di derivazione occidentale, conserva in buona parte forme e timbri della musica popolare russa cui spesso Čajkovskij fa riferimento.

Il concerto è articolato in tre movimenti:

I movimento: Allegro non troppo e molto maestoso – Allegro con spirito

All’orchestra è affidato l’attacco del tema principale, di grande solennità; il pianoforte accompagna con poderosi ed ampi accordi: una forma decisamente insolita. Successivamente lo strumento solista diviene protagonista mentre l’orchestra si riduce ad un semplice accompagnamento in pizzicato. Il pianoforte non solo presenta il tema, ma al tempo stesso lo amplia con elaborazioni che gradualmente danno vita a figurazioni di estremo virtuosismo, finché l’orchestra riprende nuovamente il tema iniziale. L’intervento del corno fa da tramite tra primo e secondo tema. Il movimento vive di contrasti netti, talvolta addirittura stridenti, che vengono attraversati da esplosive strutture atte ad accrescere l’intensità del discorso musicale.

II movimento: Andantino semplice – Prestissimo – Tempo I

La musica ritorna dolce, il ritmo del primo movimento scompare, le note sul pianoforte vengono accarezzate da motivi rapidi e allo stesso tempo con forme arabesche; è un’interpretazione, quella data da Čajkovskij al movimento, tutta slava. Anche qui compaiono i ricordi di quella musica russa presi da alcune canzoni ucraine.

Nel secondo movimento, come ricordava il fratello Modest, il compositore usa un tema francese che i due fratelli spesso canticchiavano da piccoli.

L’ inizio è un pensiero in forma di Lied eseguito dal flauto, che il pianoforte riprende mutandolo alla terza nota con enfatico slancio. È solo una minuscola sfumatura, che però lascia trasparire il carattere d’improvvisazione insito nella struttura del movimento. Con sempre nuove variazioni tematiche Čajkovskij muta il carattere degli sviluppi, sostenuti ed incorniciati da mutevoli figurazioni di accompagnamento.

III movimento: Allegro con fuoco

Il terzo movimento attacca senza cesure con veementi movenze di danza. Dopo una breve introduzione orchestrale il pianoforte fa proprio il ritmo danzante e conduce al controtema, che fiorisce negli archi ed è manifestamente imparentato col tema introduttivo. Nel Finale Čajkovskij inserisce un’altra canzone ucraina “Esci esci, Ivan’ku”.

CURIOSITÀ

Tra i molti celebrati interpreti di questo concerto sta Vladimir Horowitz, che con esso debuttò trionfalmente negli Stati Uniti alla Carnegie Hall, coadiuvato alla direzione d’orchestra dal suocero Arturo Toscanini. Altri interpreti di grande rilievo sono Svjatoslav Richter (nelle sue incisioni con Mravinskij e Karajan), Van Cliburn, Martha Argerich ed Emil Gilels.

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Le Danze Sinfoniche per orchestra op. 45 di Sergej Rachmaninov, originariamente quindi intitolate Danze Fantastiche, sono tre danze composte tra il 1940 e il 1941. Queste si presentano suddivise in tre movimenti, rispettivamente: Mattino, Non allegro; Mezzogiorno, Andante con moto-tempo di valzer; Sera, Lento assai-Allegro vivace, che simboleggiano le tre fasi dell’ esistenza umana.

Sergej Rachmaninov scrisse le Danze sinfoniche negli Stati Uniti, dove si era trasferito sin dal 1918. Eglì ultimò la composizione di questo, che rappresenta il suo ultimo lavoro, esattamente tra l’ estate e l’ autunno del 1940 e l’ inizio 1941 nella sua casa di Long Island, a Beverly Hills in California.

Dopo aver lasciato la Russia nel 1917, in seguito alla Rivoluzione bolscevica, Sergej Vasil’evič Rachmaninov si dedicò più all’ attività pianistica che a quella di compositore, fino ad allora intensa, annoverando fino al 1940 poche opere nuove.

Destinate in un primo momento (stesura per due pianoforti, 1938) ad essere la base per un balletto da realizzare al Covent Garden con il coreografo Michel Fokin (morto nel 1939), le Danze furono poi ripensate da Rachmaninov per grande orchestra e dedicate ad Eugéne Ormandy e alla Philadelphia Orchestra che le eseguì per la prima volta nel 1941 suscitando inspiegabilmente uno scarso entusiasmo.

 

ASCOLTA QUI “Danze Sinfoniche op. 45” by Sergej Rachmaninov (Moscow Philharmonic Symphony Orchestra & Kirill Kondrashin – Studio recording, Moscow, 1963):

ASCOLTA QUI “Danze Sinfoniche op. 45” by Sergej Rachmaninov (Royal Philharmonic Orchestra & Enrique Batiz):

ASCOLTA QUI “Danze Sinfoniche op. 45” by Sergej Rachmaninov (St.Petersburg Philharmonic Orchestra & Mariss Jansons):

Nel movimento iniziale, Non allegro, l’ inciso discendente di tre note, che costituisce la base del movimento, si fa strada nei legni sul pianissimo dei violini, o si afferma poi prepotentemente, dando luogo a una sezione di forte aggressività ritmica, di grande effetto. Il suono dell’oboe porta verso la transizione della sezione centrale; la melodia verrà poi ripresa ed esaltata dagli archi, prima del ritorno alla iniziale sezione e il movimento si spegne nel nulla come era iniziato.

Il secondo movimento si apre con una sorta di “motto” degli ottoni che riappare poi a scandire i momenti salienti della pagina. Si succedono gli arabeschi dei legni, poi l’ intervento del primo violino solista, e finalmente si staglia, al corno inglese e poi ai violoncelli, il tema principale.

Più vasto e più complesso è il terzo movimento che si apre con un Lento assai. Si passa poi a un Allegro vivace in cui si impone un ritmo di danza spagnola ma caratterizzata dalla grande varietà delle soluzioni espressive, con un’ orchestrazione che spesso contrappone archi e fiati e che si segnala per i sui virtuosismi.

Nelle Danze Sinfoniche non mancano quindi innovazioni moderne; Rachmaninov in questa composizione fa riferimento alla musica contemporanea e jazzistica in particolare nelle due Danze intitolate il Mezzogiorno, con temi che si avvicinano a Igor Stravinskij e la Sera con temi più jazzistici tipo alla Bennett (qui fa riferimento a Robert Russell, noto compositore di musica Jazz).

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Written by mara

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