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Alla Rai di Torino Mario Brunello Concerto di Dvorak Maggio 2019

«Vi concederò il mio lavoro solo se mi prometterete che nessuno – compreso il mio amico Wihan – inserirà qualsiasi alterazione senza la mia conoscenza ed il mio permesso, e non devono esserci cadenze come quelle che Wihan ha inserito nell’ ultimo movimento, e che la sua forma rimarrà come io l’ho concepita», Dvořák

Mario Brunello 1

Concerto num. 10 della Stagione 2018 – 2019, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

Dal palco dell’ Auditorium Rai “A. Toscanini” di Torino l’ Orchestra sinfonica della Rai, il Direttore Alpesh Chauhan e il noto violoncellista Mario Brunello per il seguente programma:

 

Antonin Dvořak, Concerto in si minore per violoncello e orchestra op. 104

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Dmitrij Šostakovič, Sinfonia n. 5 in re minore op. 47

 

QUANDO

Giovedì 23 Maggio 2019, ore 20.30

Venerdì 24 Maggio 2019, ore 20.00

 

DOVE: Auditorium Rai “A. Toscanini”
Via Rossini, 15
10124 Torino (TO)

 

INTERPRETI:

Mario Brunello, Violoncello 

Alpesh Chauhan, Direttore

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

poltrona numerata platea al costo di 32,50 € (comprese spese di prevendita)

poltrona numerata balconata al costo di 30,50 € (comprese spese di prevendita)

poltrona numerata galleria al costo di 28,50 € (comprese spese di prevendita)

 

Orchestra della Rai, Torino: il violoncellista Mario Brunello

 

se non sapete come fare, e se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Mario Brunello

 

“Non lasciamo la nostra mente alla ruggine”, Mario Brunello

 

Sacile, 12/04/2006 - Mario Brunello ed Andrea Lucchesini alla Fazioli Concert Hall - Foto Luca d'AgostinoPhocus Agency © 2006

Sacile, 12/04/2006 – Mario Brunello ed Andrea Lucchesini alla Fazioli Concert Hall – Foto Luca d’Agostino Phocus Agency © 2006

Mario Brunello (nato a Castelfranco Veneto, Treviso, nel 1960) è uno dei nomi più significativi dell’ attuale panorama musicale italiano ed internazionale. Inizia la sua attività, come molti musicisti, in orchestra; suona a Venezia nell’ Orchestra della Fenice per poi divenire primo violoncello alla Scala.

Nel 1986 Mario Brunello è il primo violoncellista italiano a vincere il Concorso Čaikovskij di Mosca e da quel momento la carriera prende il volo.

Ha studiato al Conservatorio di Venezia con Adriano Vendramelli e Antonio Janigro e si è esibito nelle maggiori sale da concerto del mondo, diretto da nomi di grande prestigio quali Claudio Abbado (che ripetutamente lo ha voluto con le sue orchestre, quella del Festival di Lucerna e l’ Orchestra Mozart, sia come solista che come direttore), Myung-Whun Chung, Valery Gergiev, Yuri Temirkanov, Carlo Maria Giulini, Eliahu Inbal, Marek Janowski, John Axelrod, Daniele Gatti, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Riccardo Chailly, Vladimir Jurowski, Ton Koopman, Antonio Pappano, Manfred Honeck e Seiji Ozawa.

Viene invitato dalle più prestigiose orchestre, tra le quali London Philharmonic, Munich Philharmonic, Philadelphia Orchestra, Mahler Chamber Orchestra, Orchestre Philharmonique de Radio-France, London Symphony, NHK Symphony di Tokyo, Kioi Sinfonietta, Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia.

È molto attivo in formazioni cameristiche classiche grazie a collaborazioni con solisti come Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Martha Argerich, Andrea Lucchesini, Frank Peter Zimmermann, Isabelle Faust, Maurizio Pollini, Valery Afanassiev e l’ Hugo Wolf Quartett.

“Io ho molta ammirazione per i giovani. Il fatto di essere musicista e di avere molti studenti mi ha fatto provare questa sensazione: che i giovani possano trainare tutto quanto, che siano loro in realtà a mandare avanti il mondo.”

Nella sua vita artistica riserva ampio spazio a progetti che coinvolgono forme d’ arte e saperi diversi (teatro, letteratura, filosofia, scienza), integrandoli con il repertorio tradizionale. Partecipa quindi a festival jazz con Vinicio Capossela (con il quale collabora tuttora), Uri Caine e Gian Maria Testa; realizza spettacoli teatrali con Maddalena Crippa e Marco Paolini. Sempre rimanendo in ambito teatrale propone un progetto visionario dedicato a Bach (Pensavo fosse Bach, prodotto da Musicamorfosi). Attraverso nuovi canali di comunicazione cerca di avvicinare il pubblico a un’ idea diversa e multiforme del far musica, creando spettacoli interattivi che nascono in gran parte nello spazio Capannone Antiruggine (a Castelfranco Veneto, sua città natale, si trova questa antica fabbrica dove si lavorava il ferro riadibita a sala da concerto e qui tiene concerti, corsi e masterclass), luogo ideale per la sperimentazione. Perché sperimentare significa “cercare suoni che non appartengono al proprio linguaggio, cercare parole nuove“. Significa esibirsi all’ occorrenza in spazi non destinati alla musica e aprirsi anche a nuove tecnologie.

Ma al di là di tecniche e strumenti – sottolinea Brunello – la musica dovrebbe avvicinarsi al pubblico facendo scendere orchestre e solisti dal piedistallo, ossia riducendo o annullando il dislivello tra platea e palcoscenico: “perché tutti sono allo stesso livello”.

Brunello si presenta sempre più di frequente nella doppia veste di direttore e solista dal 1994, quando fonda l’ Orchestra d’ Archi Italiana, con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’ estero.

Mario Brunello è un musicista dal repertorio molto vasto che spazia dalla musica barocca e Bach (di cui ha inciso tra 1993 e 1994 le sei Sei suites per violoncello solo BWV 1007 – 1012 nell’ Auditorium del Conservatorio di Torino) alla musica contemporanea e ad incursioni, come abbiamo visto, nel jazz.

“Qualsiasi musicista con Bach si sente a casa…Ancor oggi la sua musica ci trasmette il senso di una proporzione naturale. Io faccio sempre l’esempio di una foglia: non possiamo dire che sia simmetrica, ci sono sempre delle piccole differenze eppure l’impressione è di una perfezione che solo la natura riesce a dare. Penso che la musica di Bach si avvicini molto a questa idea”.

È docente presso i corsi estivi di perfezionamento dell’ Accademia Chigiana di Siena ed è Accademico di Santa Cecilia.

Suona un violoncello Giovanni Battista Guadagnini del 1769 appartenuto ad Antonio JanigroBenedetto Mazzacurati e successivamente a Franco Rossi (quest’ ultimo violoncellista del Quartetto Italiano).

Dal 2008 è il direttore artistico del Concorso Internazionale per Quartetto d’ Archi “Premio Paolo Borciani” di Reggio Emilia.

Ha preso parte, fin dalla prima edizione, alla manifestazione I Suoni delle Dolomiti, che ogni anno porta in quota la musica colta e classica.

I diversi generi artistici si riflettono nell’ ampia discografia che include opere di Vivaldi, Bach, Beethoven, Brahms, Schubert, Franck, Haydn, Chopin, Janáček e Sollima. Deutsche Grammophon ha pubblicato il Triplo Concerto di Beethoven diretto da Claudio Abbado ed EGEA Records ha dedicato all’ artista la collana “Brunello Series” composta da cinque Cd: “Odusia”, odissea musicale nella cultura del Mediterraneo, “Brunello and Vivaldi”, “Violoncello and” per violoncello solo, “Schubert e Lekeu” con Andrea Lucchesini e le Suites di Bach (Premio della Critica 2010). Per la EMI la registrazione live del Concerto di Dvorak con l’ Accademia di Santa Cecilia e Antonio Pappano.

Classica e incursione in altri generi ma un altro elemento è considerato particolarmente importante per Mario Brunello: il silenzio, così caro al violoncellista, quasi più importante del suonoDal silenzio del pensiero emergono parole pesate, mai banali.

“La musica è una lingua, con tutti i suoi dialetti. Che sia ritmica, melodica, intensa, classica o leggera, l’ importante è che sia Musica con la M maiuscola”

Anche per un musicista l’ assenza di suoni può rappresentare ispirazione e vera e propria musica per le orecchie. Mario Brunello con Silenzio racconta che cos’ è questa strana forma, ormai quasi aliena all’ umanità, sovraccaricata e inquinata dai rumori che si fanno spesso moleste presenze.

In Silenzio Mario Brunello racconta  che cosa davvero significhi per lui questa magica parola: “Al violoncellista ovviamente non interessa un silenzio qualunque, ma quello in cui la musica si forma, prende vita e diventa arte. Definisce così come nascono le sue note: all’ interno di una specie di luogo in cui non ci sono, in cui, per l’ appunto domina il silenzio che permette però all’ artista di entrare, di essere segnato. E così nasce la musica. Il suono si sistema in quel silenzio. Ecco allora la ricerca di luoghi dove il silenzio è d’ oro, dove esso prospera e viene rispettato, come una montagna o un deserto. Persino però in un mercato pieno di colori e di casino, il musicista trova il suo silenzio e lo trasforma in qualcosa che potrebbe addirittura diventare Bach. La vita come sempre è linfa vitale per l’ arte, la nutre e la tiene sveglia, attenta, piena“.

Sito personale: http://www.antiruggine.eu/

 

Mario Brunello “Concerto per Violoncello″ by R. Schumann (Orchestra: Saint Paul Chamber Orchestra, Direttore: Roberto Abbado):

Mario Brunello “Suite II a violoncello solo″ by J.S.Bach (eseguito in una radura erbosa accanto un nevaio e sotto una parete rocciosa tra il Rifugio Tires ed il Rifugio Sassopiatto il giorno 8 luglio 2011):

Mario Brunello & Quartetto Lyskamm “Quintetto in do magg.″ by F. Schubert:

Mario Brunello “Stelutis Alpinis” (trekking musicale organizzato nell’ ambito de “I Suoni delle Dolomiti 2009”. Al termine dell’ultimo concerto Mario Brunello, acclamato dal pubblico, ha eseguito “Stelutis Alpinis” come sua commossa dedica alla montagna):

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Alpesh Chauan…

Dal 2014 Alpesh Chauhan è Direttore Assistente della City of Birmingham Symphony Orchestra; si è fatto rapidamente conoscere sulla scena internazionale per l’intensità con cui rivela la partitura ai musicisti come al pubblico ed ha allacciato importanti relazioni con le principali sale e orchestre europee.

Durante la sua carriera ha diretto la Netherlands Symphony Orchestra, la Manchester Camerata, la Kymi Sinfonietta, la Filarmonica Toscanini e un progetto con gli studenti del RoyalNorthern College of Music al Southbank Centre, che comprendeva l’esecuzione del Double Sextet di Steve Reich. Ha debuttato con la BBC Philharmonic Orchestra, in diretta radiofonica, con il Concerto per violino e orchestra Distant Light di Vasks e la Sinfonia n. 3 di Brahms, ricevendo un immediato invito per la stagione successiva.

Nel maggio 2015 ha debuttato con la BBC Scottish Symphony Orchestra.

Nella stagione 2015-2016 Alpesh Chauhan viene invitato dalla BBC Philharmonic, dalla Kymi Sinfonietta, dalla Filarmonica Toscanini e dirige, per la prima volta, al Carlo Felice di Genova, al Petruzzelli di Bari ed al Maggio Musicale Fiorentino.

In Francia ha debuttato con l’Orchestre de Lorraine di Nancy.

La sua carriera professionale è iniziata nel 2005, quando si è unito alla CBSO Youth Orchestra come primo violoncello.

Nel 2008 è stato ammesso al Royal Northern College of Music per studiare violoncello con Eduardo Vassallo, prima di proseguire la frequenza del prestigioso Masters Conducting Course, sotto gli auspici di Clark Rundell e Mark Heron.

Sotto la guida di Andris Nelsons ha partecipato a masterclass con Juanjo Mena, Vasily Petrenko ed ha studiato con Stanislaw Skrowaczewski.

Sito personale: http://www.alpeshchauhan.com/
 
  

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Mischa Maisky):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Jacqueline du Pré):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Pierre Fournier):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Mstislav Rostropovich):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Leonard Rose):


ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Gautier Capuçon):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Jacqueline du Pré):

ASCOLTA QUI “Concerto per violoncello e orchestra op. 104” by Antonin Dvořàk (Steven Isserlis):

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Di cosa si dovrebbe giubilare. Ritengo sia chiaro quel che accade veramente nella Quinta. Il giubilo è forzato, è frutto di costruzione[…]. È come se qualcuno ti picchiasse con un bastone e intanto ti ripetesse: “Il tuo dovere è di giubilare, il tuo dovere è di giubilare”. E tu ti rialzi tremante con le ossa rotte e riprendi a marciare bofonchiando: “Il nostro dovere è di giubilare, il nostro dovere è di giubilare […]

 

La Sinfonia n. 5 in re minore (Op. 47) di Dmitrij Šostakovič fu scritta tra l’ aprile e il luglio del 1937 e fu eseguita per la prima volta a Leningrado dall’ Orchestra Sinfonica di Leningrado diretta da Evgenij Mravinskij, il 21 novembre dello stesso anno. È una delle più conosciute, apprezzate ed eseguite opere del maestro russo.

La stesura di questa sinfonia avvenne in un periodo travagliato della vita del compositore.

Nel 1936 ebbe luogo la rappresentazione dell’opera “Lady Macbeth del Distretto di Mcensk”. Un mese dopo, la Pravda stroncò l’ opera di Šostakovič definendola, in un articolo anonimo (talvolta attribuito a Stalin stesso, presente alla rappresentazione), “Il caos anziché la musica“. Era chiaro che le composizioni di Šostakovič non erano ben viste dal regime. La cosa si rese palese quando, all’incontro dell’ Unione dei Compositori una settimana dopo la pubblicazione dell’ articolo sulla Pravda, Lev Knipper, Boris Asafiev e Ivan Dzerzhinsky consigliarono al compositore il “tornare” sulla retta via: ciò significava la semplificazione delle sue future opere e l’ adattamento di queste ai modelli alla base del Realismo Socialista. Šostakovič non sembra avere altra possibilità che accettare di adeguarsi ai limiti imposti dal regime sovietico. Chiese però allora aiuto al maresciallo Mikhail Tukhachevsky, allora uno dei più alti ufficiali dell’ Armata rossa e fino al 1925 suo protettore. Il maresciallo rimase però vittima delle Grandi purghe messe in atto dal regime staliniano e, accusato ingiustamente di tradimento, venne fatto fucilare. Inoltre alcuni degli amici del compositore russo vennero arrestati e fatti misteriosamente sparire. Per un anno Šostakovič temette di subire la loro stessa sorte.

Il compositore completò nel frattempo la sua quarta sinfonia in aprile, ma ritirò l’opera proprio durante le prove, per timore di avere ulteriori problemi col regime. Quattro mesi dopo aver ritirato l’ultima sua sinfonia, cominciò a scrivere la successiva. Šostakovič tentò con questa di riabilitarsi dinanzi allo Stato, attraverso una nuova composizione che, almeno in apparenza, risultasse all’altezza delle aspettative del partito.

La sinfonia venne presentata come la “Risposta ad una giusta critica“, e si dice che l’ opera venne accolta con una grandissima commozione e un entusiasmo generale.

 

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Royal Concertgebouw Orchestra, Bernard Haitink):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (WDR Symphony Orchestra Cologne, Rudolf Barshai):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Orchestre de Paris, Paavo Järvi):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Moscow Philharmonic Orchestra, Kirill Kondrashin):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Leningrad Philharmonic Orchestra, Yevgeny Mravinsky):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks, Mariss Jansons):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Mstislav Rostropovich, Orquesta Sinfónica de Radiotelevisión Española):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (BBC Symphony Orchestra, Edward Gardner):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (London Symphony Orchestra, Evgeny Svetlanov):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Sir Georg Solti, Berlin Philharmonic):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Philippe Jordan, Gustav Mahler Jugendorchester):

“Sinfonia n. 5 in Re minore op. 47” by Dmitrij Šostakovič (Leonard Bernstein, New York Philharmonic Orchestra):

 

La sinfonia dura all’ incirca 45 minuti, e si divide in 4 movimenti:

ModeratoIn questo primo tempo, Šostakovič sfodera le sue capacità compositive attraverso la costruzione per climax delle diverse sezioni del movimento: esse crescono per intensità attraverso lo strettissimo sviluppo delle idee tematiche, fino a raggiungere la vetta espressiva a metà del movimento con un’ immensa esplosione orchestrale, che poi lentamente ripiega su sé stessa sino a spegnersi in un’ ultima lirica ripresa dei temi del primo tempo.

Allegretto. Il secondo movimento è un valzer d’ ispirazione mahleriana; consiste nella ripetizione di due temi, affidati alle varie sezioni dell’ orchestra.

Largo. Dopo l’ uso delle trombe e dei corni nei due precedenti movimenti, in questo Šostakovič non usa ottoni. Gli archi sono divisi per tutto il movimento: i violini in 3 gruppi, le viole in 2, i celli in 2. I contrabbassi rimangono all’ unisono. In questo movimento, dai toni molto più contenuti rispetto ai precedenti, bellissime melodie sono cantate dagli archi e dai fiati solisti, a turno. L’apice della tensione del brano, intorno al nono minuto, con il tema richiamato da archi e xilofono solisti, apre la strada allo stupendo tema dei violoncelli soli, dopo la cesura. 

Šostakovič dichiarò, in un articolo sulla rivista Večernjaja Moskva (Вечерняя Москва), del dicembre del 1940: “Il terzo movimento mi sembra riuscito. Penso di aver costruito un tempo che evolve progressivamente dall’inizio alla fine

Allegro non troppo. Nel quarto movimento sono presenti quattro sezioni. A rompere il clima quasi fatato del terzo movimento è un crescendo di una battuta, di tutta l’orchestra, che fa da apertura ad un solo di timpani e ottoni, in una marcia che coinvolge successivamente tutta l’orchestra. Segue un lungo dialogo tra archi, corni e flauti, culminante nell’ entrata dell’arpa. Successivamente entra l’intera orchestra, e con un crescendo, costante sino alla fine, si raggiunge l’apice della tensione: dopo l’ esplosione finale di tutta l’ orchestra, questa sinfonia si conclude con un solo di timpani, percussioni e ottoni (simboleggianti il potere del regime), che si sovrappongono a un incessante ripetizione della tonalità di Re Maggiore della sezione degli archi, rappresentanti il compositore oppresso dal regime.

Tra i diversi movimenti della sinfonia, il quarto venne definito dai critici una “forzatura trionfale-ottimistica” e “una volontà di vendetta da parte del compositore”.

Sempre sul giornale Večernjaja Moskva (Вечерняя Москва), il compositore parla così riguardo al quarto movimento: “Mi è stato detto che lo stile del movimento è diverso da quello degli altri tre. Mi sento di smentire. In conformità con l’ idea principale dell’ intera opera, il finale risponde a tutte le domande sorte nei precedenti tempi […]. Questo finale dà una risposta ottimista ai momenti tragici che troviamo nei precedenti tempi della sinfonia“.

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Written by mara

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