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Alla Società Aquilana dei Concerti Spira Mirabilis per Beethoven Sinfonia Pastorale

La musica è il vino che ispira nuovi processi generativi, e io sono Bacco che pressa questo vino glorioso per l’umanità e la rende spiritualmente ebbra“, Ludwig van Beethoven

Società Aquilana dei Concerti “BONAVENTURA BARATTELLI”, Stagione 2017 – 2018

 

Spira mirabilis è un ensemble senza direttore che rappresenta un progetto di studio tra i più interessanti della scena europea. Si tratta di un gruppo di musicisti, quasi tutti under 35, provenienti da tutta Europa, tra i più affermati della loro generazione, tutti con una carriera avviata, rispetto alla quale, il progetto Spira è collaterale, fatto di studio e approfondimento più che di esibizioni e concerti. Per l’ occasione verrà eseguito il seguente programma:

 

Ludwig van Beethoven, Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 “Pastorale”

 

QUANDO:

Domenica 25 Febbraio 2018, ore 18.00

 

DOVE: Auditorium Gen. S. Florio Scuola Guardia Di Finanza
Viale Fiamme Gialle

67100 L’Aquila (AQ)

 

INTERPRETI:

Spira Mirabilis

 

QUALCHE INFORMAZIONE SUI BIGLIETTI:

Prezzo biglietto intero al costo di € 20,00

Prezzo biglietto ridotto al costo di € 15,00

Prezzo biglietto special al costo di € 5,00

 

Società Aquilana dei Concerti “BONAVENTURA BARATTELLI”: Spira Mirabilis

 

oppure, se volete, potete rivolgervi all’ Associazione Ma.Ni. per acquisto e ritiro dei biglietti scrivendo a mara.grisoni@gmail.com o telefonando al numero +39 327 – 79.68.987.

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PER CONOSCERE IL PROGRAMMA…

 

Spira mirabilis…

 

Non siamo “un’orchestra che suona senza direttore”. Siamo un gruppo di musicisti professionisti che vogliono studiare musica insieme

Il metodo di lavoro – spiega Lorenza Borrani, tra le fondatrici del gruppo – è molto particolare, nel senso che studiamo e approfondiamo una sola partitura alla volta. Normalmente, con le orchestre o nell’ attività concertistica, i tempi sono molto più stretti: si fanno poche prove e molti concerti ognuno con più brani. Noi, invece, funzioniamo esattamente all’ opposto: un solo pezzo, tante prove, tantissime discussioni e studio, senza limite di tempo: il concerto è solo un’ulteriore tappa di questo processo di apprendimento che in realtà non si conclude mai“.

Spirito

Cosa non siamo

Non siamo solo un gruppo di musicisti che suonano insieme senza un direttore. Gruppi simili già esistono, spesso con un concertmaster che fa le veci del direttore, provando, dirigendo e dando gli attacchi all’ orchestra.

Non siamo un gruppo che fa spettacoli flash mob estemporanei come trovata pubblicitaria, pur amando suonare in luoghi insoliti e cercando nuovo pubblico fuori dalle classiche sale da concerto.

Non siamo un gruppo che prova intensivamente per preparare un bel concerto. Proviamo per imparare insieme e costruire fra di noi una comune concezione del pezzo – quella che poi condivideremo con il nostro pubblico.

Chi siamo

Siamo un gruppo di musicisti professionisti che lavorano con passione e dedizione, animati dal desiderio di studiare musica insieme.

Un “laboratorio musicale”.

Cos’è questo laboratorio musicale?

È la Spira mirabilis. Il numero di musicisti che studiano per ogni progetto può cambiare in base al repertorio. Ma ciò che non cambia mai sono le motivazioni e l’integrità del nostro lavoro insieme.

Perché abbiamo dato inizio a Spira mirabilis?

Nel settembre del 2007 aprimmo il nostro “laboratorio professionale”. Avevamo bisogno di uno “spazio” per studiare ed esprimere le nostre idee creative. Con grande sorpresa, scoprimmo che il nostro nuovo modo di fare musica attraeva un pubblico internazionale in cerca di qualcosa che andasse oltre la tradizionale struttura di concerto.

Liberarsi dai luoghi comuni

Non siamo un’orchestra che suona senza direttore. Abbiamo la fortuna di lavorare, fuori dalla Spira, con alcuni dei più grandi Maestri del nostro tempo ed è partendo dal loro lavoro che l’ispirazione iniziale della Spira mirabilis continua la sua evoluzione.

Non siamo un’orchestra che segue la direzione di un leader. Siamo un gruppo di musicisti che ha trovato una terza via.

Che cos’è questa terza via?

L’interpretazione musicale rappresenta la responsabilità di ogni individuo all’ interno di Spira mirabilis. Ogni singolo musicista arriva alla prima prova avendo studiato la partitura e avendo raccolto sul pezzo quante più informazioni possibile. Questo è ciò che un buon direttore farebbe ed è ciò che noi, come collettivo democratico, intendiamo emulare.

Come proviamo?

Insieme, come un gruppo, ognuno contribuendo secondo le convinzioni interpretative che ha maturato. Le discussioni – e qualche volta i litigi – sono vivaci, ma ci godiamo questo processo, che dura per giorni e giorni fino a che non viene raggiunto un consenso musicale unitario basato su un modo comune di leggere e interpretare la partitura. È un procedimento molto lento.

Anche su strumenti originali?

Studiare il repertorio classico e del primo romanticismo sugli strumenti originali è un ingrediente fondamentale del nostro lavoro, che ci dà l’occasione di costruire una comprensione più profonda e condivisa di questi linguaggi musicali.

E il risultato?

Deve essere molto forte per evitare di essere incoerente. Un mosaico delle nostre differenti idee amalgamate in un tutt’ uno unitario. Lavoriamo senza sosta finché non lo otteniamo. Non pensiamo al concerto come a qualcosa di finale: è un’istantanea musicale della nostra costante evoluzione.

Perché lo facciamo

La risposta è ciò che rende questo progetto unico per noi.

Noi non proviamo per preparare un concerto. Proviamo per apprendere e costruire un’interpretazione condivisa della partitura. Il tempo che passiamo insieme studiando e sperimentando è la ragione di Spira mirabilis. Corriamo rischi in quello che facciamo e in come lo facciamo. Qualche volta funziona, altre volte no. Ma facciamo sempre le cose per un motivo.

Che cos’è così rischioso?

Per esempio, nel mezzo di un concerto, un musicista può spontaneamente prendere l’iniziativa e il resto del gruppo reagisce di conseguenza. Possiamo correre questo rischio solo grazie alla condivisa comprensione del gusto e del linguaggio musicale di ciascuno. È un grande rischio – ma esaltante.

Perché solo un pezzo?

Per prenderci il tempo di entrare in profondità nella partitura.
Il nostro modo di lavorare è molto lento.
Ma ogni volta che suoniamo un’opera in prova o in pubblico, il nostro lavoro si trasforma in un’esperienza speciale di intimità con un capolavoro.

Cosa pensa il pubblico?

Hanno risposto con entusiasmo, desiderosi di tornare, volendo ascoltare di più. Condividono le nostre idee, reagiscono, ci fanno domande, controbattono. Eseguendo solo un’opera diamo al nostro pubblico la possibilità di concentrarsi e capire. Così, invece di saturare un bisogno di musica, lo creiamo veramente, dando inizio, forse, al loro personale viaggio musicale.

Dove ci esibiamo?

Fin dall’inizio abbiamo deciso che avremmo lavorato al di fuori del circuito musicale tradizionale. Abbiamo cercato luoghi isolati, a volte angoli di strade e piazze, dove poter suonare per un pubblico senza preconcetti, che probabilmente non aveva mai sentito il pezzo. Non era una trovata mediatica, ma il genuino desiderio di ispirare un pubblico non avvezzo al repertorio classico con l’amore puro e l’energia trasmessi dalla musica dal vivo.

Non suonate mai nelle sale da concerto?

Sì, lo facciamo, e pensiamo di aver trovato una soluzione ideale: il cuore del nostro lavoro resta nella piccola citta italiana di Formigine, ma da lì partiamo per suonare in altri luoghi e incontrare nuovo pubblico, anche in sale da concerto.

Formigine

Questa piccola città italiana in provincia di Modena ci ha molto generosamente offerto la possibilità di avere una base permanente per le prove, ed è tale il loro impegno nei nostri confronti che hanno addirittura costruito per noi una sala da concerto!

Come raggiungiamo le persone di Formigine

A Formigine ci incontriamo diverse volte all’ anno per intensi periodi di prove e abbiamo scoperto che qui possiamo incontrare la popolazione locale attraverso il canale del concerto. È sempre una profonda commozione accorgersi di aver toccato qualcuno per la prima volta con la musica classica.

Il nostro pubblico, il nostro futuro

Non stavamo cercando un nuovo pubblico per la musica classica, ma pensiamo di averne trovato uno, un pubblico vergine e desideroso di scoprire e saperne di più. Ora, più che mai, sentiamo davvero di essere ascoltati.

Questo è lo spirito di Spira mirabilis.

Il nome del gruppo è ispirato ad una figura geometrica che, per le leggi matematiche che la definiscono, gode di una particolare proprietà: di qualunque dimensione essa sia, risulta sempre sovrapponibile a se stessa. Così il gruppo cambia misura a seconda della partitura, passando da una formazione di pochi elementi a una molto più ampia, che può arrivare fino a 123 elementi, inclusi i cantanti del coro modenese Luigi Gazzotti.

Sito ufficiale: http://www.spiramirabilis.com/it

 

170 video su Spira Mirabilis:

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NOTE DI PROGRAMMA E ASCOLTI…

 

«Questo stupefacente paesaggio sembra composto da Poussin e disegnato da Michelangelo. L’autore del Fidelio e della Sinfonia Eroica vuol dipingere la calma della campagna, i dolci costumi dei pastori. Ma intendiamoci: non si tratta dei pastori rosei e agghindati di Florian, ancor meno di quelli di Lebrun, autore del Rossignol, o di quelli di J.J. Rousseau, autore del Devin du village. Qui si tratta della natura vera. […]… quelle immagini parlanti!… quei profumi!… quella luce!… quel silenzio eloquente!… quei vasti orizzonti!… quegl’incantati recessi nei boschi!… quelle messi d’oro!… quelle nubi rosee, macchie erranti del cielo!… quella pianura immensa dormiente sotto i raggi del mezzogiorno!… L’uomo è assente!… Solo la natura si svela e s’ammira… E questo riposo profondo di tutto ciò che vive!… questa vita deliziosa di tutto ciò che riposa!… Il ruscello fanciullo che corre zampillando verso il fiume!… il fiume padre delle acque che in un silenzio maestoso discende verso il grande mare!… Poi interviene l’uomo, l’uomo dei campi, robusto, religioso… i suoi giochi gioiosi interrotti dal temporale… i suoi terrori… il suo inno di riconoscenza…

Velatevi il volto, poveri grandi poeti antichi, poveri immortali; il vostro linguaggio convenzionale, così puro, così armonioso, non saprebbe lottare contro l’arte dei suoni. Siete dei vinti gloriosi, ma dei vinti! Voi non avete conosciuto quel che noi oggi chiamiamo la melodia, l’armonia, le associazioni di timbri diversi, il colorito strumentale, le modulazioni, i sapienti conflitti dei suoni nemici che si combattono prima per poi abbracciarsi, le nostre sorprese dell’orecchio, i nostri strani accenti che fanno risuonare le profondità più inesplorate dell’anima. Il balbettio dell’arte puerile che voi chiamavate “musica” non ve ne poteva dare un’idea; voi soli eravate per gli spiriti colti i grandi melodisti, gli armonisti, i maestri del ritmo e dell’espressione.

Ma queste parole nelle vostre lingue avevano un senso molto diverso da quello che noi diamo loro oggi. L’arte dei suoni propriamente detta, indipendente da tutto, è nata ieri; è appena adulta, ha ventanni. È bella, è onnipotente; è l’Apollo Pizio dei moderni. Le dobbiamo un mondo di sentimenti e di sensazioni che restò chiuso per voi. Sì, grandi poeti adorati, siete vinti: Inclyti, sed victi.», Uno stupefacente paesaggio di Hector Berlioz

 

La sesta sinfonia di Ludwig van Beethoven in fa maggiore op. 68, detta “Pastorale“, fu concepita probabilmente nel 1802, anno in cui era stato eseguito, per la prima volta, l’oratorio di Haydn, Le Stagioni, nel quale erano descritti paesaggi naturali e la vita campestre. Il manoscritto originale si trova nella Beethovenhaus.

La sinfonia, dedicata al principe Lobkowitz e al conte Rasumovsky, fu iniziata nell’estate del 1807 e, terminata nel mese di maggio del 1808, fu eseguita per la prima volta, sotto la direzione di Beethoven, insieme alla Quinta e ad altri lavori in un lunghissimo concerto tenuto a Vienna, al Theater an der Wien, il 22 dicembre 1808. L’accoglienza del pubblico fu piuttosto fredda anche per la lunga durata dell’Accademia che comprendeva, oltre alle due sinfonie, una Scena e aria, cantata da Mademoiselle Killishky, un Gloria, il Concerto n. 4 op. 58 per pianoforte e orchestra, un Sanctus con solista e coro e la Fantasia op. 80 per coro, pianoforte e orchestra. A tale proposito è significativo quanto scrisse il compositore Johann Friedrich Reichardt che, ospite del principe Lobkowitz, assistette al concerto: “Vi siamo stati a sedere dalle sei e mezza fino alle dieci e mezza in un freddo polare, e abbiamo imparato che ci si può stufare anche delle cose belle. Il povero Beethoven, che da questo concerto poteva ricavare il primo e unico guadagno di tutta l’annata, aveva avuto difficoltà e contrasti nell’organizzarlo. […] Cantanti e orchestra erano formati da parti molto eterogenee. Non era stato nemmeno possibile ottenere una prova generale di tutti i pezzi, pieni di passi difficilissimi. Ti stupirai di tutto quel che questo fecondissimo genio e instancabile lavoratore ha fatto durante queste quattro ore. Prima una Sinfonia Pastorale o ricordi della vita campestre pieni di vivacissime pitture e di immagini. Questa Sinfonia Pastorale dura assai di più di quanto non duri da noi a Berlino un intero concerto di corte. […] Poi, come sesto pezzo, una lunga scena italiana […] Settimo pezzo: un Gloria, la cui esecuzione è stata purtroppo completamente mancata. Ottavo brano: un nuovo concerto per pianoforte e orchestra di straordinaria difficoltà […]. Nono pezzo: una Sinfonia [la Sinfonia n. 5 op. 67]. Decimo pezzo: un Sanctus […]. Ma al concerto mancava ancora il “gran finale”: la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra. Stanchi e assiderati, gli esecutori si smarrirono del tutto”.

Lo stesso Beethoven evidenziò le difficoltà incontrate per l’esecuzione del suo concerto, ma scrisse anche che il pubblico lo aveva gradito; leggiamo, infatti, in una lettera del 7 gennaio 1809: “Ci sarà forse qualche articolo offensivo sulla Musikalische Zeitung (Gazzetta musicale) a proposito del mio ultimo concerto. Io non pretendo che si sopprima tutto quello che si dice e fa contro di me, ma occorre sapere che qui nessuno ha più nemici di me; e lo si capisce tanto meglio quando si vede quanto vada peggiorando lo stato della musica. Abbiamo direttori che ne capiscono di direzione tanto quanto ne capiscono di educazione – e al Theater an der Wien c’è veramente di peggio – è lì che ho dovuto dare il mio concerto e mi hanno piazzato ostacoli da tutte le parti. Mi hanno giocato un orribile scherzo, per puro odio nei  miei confronti, perché il signor Salieri ha minacciato di espulsione tutti i musicisti della sua compagnia che avessero suonato per me; eppure, malgrado alcuni gravi errori che non potevo prevenire, il pubblico ha accolto tutto con il più grande entusiasmo. Ciò nonostante, gli scribacchini non mancheranno di scrivere robaccia contro di me nella Musikalische Zeitung. Gli orchestrali erano particolarmente furiosi perché soltanto per incuria sono stati commessi errori proprio nel pezzo più semplice e facile. D’un tratto io ho ordinato loro di fermarsi e ho gridato: ”ricominciamo”. Una cosa del genere lì non era mai accaduta prima. Il pubblico ha testimoniato tutto il suo compiacimento”.

Ludwig van Beethoven a quell’epoca passava molto tempo in campagna e ne era affascinato. Lo stare a contatto con la natura lo colpiva nell’intimo creandogli quell’immenso piacere e gioia di partecipare in prima persona alla vita campestre, quel cercare in essa il raggiungimento della pace. Dai suoi trascorsi ricordi nasce la Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68, composta in contemporanea, tra il 1807 e il 1808, con la Sinfonia n. 5 in Do minore op. 67 (anch’essa eseguita nel medesimo concerto del 22 dicembre del 1808). Beethoven volle mettere anche un sottotitolo all’opera, che chiamò “Pastorale”, così come aveva fatto anche precedentemente con la Sinfonia n.3 in mi bemolle maggiore op.55 “Eroica”; per evitare dubbi in merito al fatto che i temi della sinfonia non erano per niente descrittivi, volle aggiungere al sottotitolo: “più espressione del sentimento che pittura“. Ed è con questo spirito che Beethoven compose la Sesta Sinfonia.

 

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & Wilhelm Furtwängler – Live recording, Berlin, 20/22.III.1944):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Berliner Philharmoniker & André Cluytens – Studio recording, Berlin, 2, 3 & 9.III.1960):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (New Philharmonia Orchestra & Otto Klemperer – Royal Festival Hall London):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Arturo Toscanini – January 8, 1938):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Bruno Walter, 1958):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Philadelphia Orchestra & Bruno Walter – Studio recording, Philadelphia, 10 & 12.I.1946):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Royal Concertgebouw Orchestra & Bernard Haitink):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Karl Böhm):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (The Cleveland Orchestra & George Szell – Studio recording, Cleveland, 20 & 21.I.1962):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Berlin Philharmonic & Wilhelm Furtwangler – Live Recording, May 23, 1954):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Philharmonia Orchestra & Herbert von Karajan, conductor – London, 09.-10.XII.1953):


Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Boston Symphony Orchestra & Leonard Bernstein):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (West-Eastern Divan Orchestra & Daniel Barenboim – Royal Albert Hall, 23 July 2012):

Sinfonia n. 6 in Fa maggiore op. 68 Pastorale by Ludwig van Beethoven (Filarmonica della Scala di Milano & Riccardo Muti):


L’ interminabile dibattito sul valore da attribuire al programma della Pastorale ebbe origine probabilmente in questa natura ambigua della Sinfonia. Beethoven s’invaghì del progetto ardito e sperimentale di comporre una Sinfonia cercando uno stile di mezzo tra l’antico e il moderno, inoltrandosi su un sentiero radicalmente nuovo anche per lui. L’autore era consapevole che il suo progetto non era facile da comprendere e si premurò di aggiungere, nel manoscritto della Sinfonia usato per la prima esecuzione, avvenuta a Vienna il 22 dicembre 1808, la definizione divenuta celebre “Sinfonia pastorella – mehr Ausdruck der Empfìndung als Malerey” (più espressione del sentimento che pittura).

La Sinfonia “Pastorale”, innovativa rispetto al periodo in cui fu composta, è costituita da cinque movimenti piuttosto che dai quattro tipici dell’era classica e a ciascuno di essi è stato attribuito da Beethoven un titolo programmatico. Nell’ordine i titoli sono: Risveglio di piacevoli sentimenti all’arrivo in campagna; Scena al ruscello; Allegra riunione di gente di campagna; Tempesta; Canzoni di pastori e sentimenti piacevoli e di ringraziamento dopo la tempesta. La natura sembra, quindi, protagonista dell’opera, ma solo nel modo in cui può essere vista e sentita dall’uomo e, come tale, per la sua capacità di suscitare sentimenti benevoli e sereni.

La Pastorale è articolata sulla carta in cinque movimenti, ma in effetti la struttura complessiva della Sinfonia è percepibile in due metà chiaramente distinte. La prima parte è formata dai due movimenti iniziali, l’arrivo in campagna e la scena al ruscello, indipendenti l’uno dall’altro; la seconda invece corrisponde alla sequenza ininterrotta degli ultimi tre movimenti, che configurano nel loro insieme un percorso narrativo unico.

I movimenti:

  • I° movimento (allegro ma non troppo). Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna: è un tema dolce, senza contrasti per cui la musica produce solo emozioni piacevoli al risveglio in campagna; il tema è tratto da un canto popolare croato di netto sapore campagnolo: lo studioso croato Kuhac riprodusse tale breve motivo (denominato Sirvonja) in una sua raccolta del 1887. Altri autori invece osservano che il tema, per quanto fortemente rassomigliante al motivo croato, presenta tuttavia delle lievi differenze rispetto a quest’ultimo ed è pertanto da ritenersi originale o quanto meno trasfigurato; altri autori invece sostengono che negli appunti di Beethoven non compaiono notazioni né abbozzi in merito a tale lied croato, né il nome di Beethoven figura tra i visitatori della biblioteca che raccolse i canti croati ed invece appare più documentabile una ispirazione beethoveniana più legata alle suggestioni derivanti dalle partiture tipo Portrait musical de la Nature di Knecht o le composizioni dell’abate Vogler o le cosiddette sinfonie caratteristiche che circolavano a Vienna all’epoca, in cui tra l’altro non compare traccia del lied tra le esecuzioni dell’epoca.
  • II° movimento (andante molto mosso). Scena al ruscello: una scena prettamente idilliaca tutta incentrata al ruscello con i suoi abituali frequentatori; qui prende vigore il cinguettio degli uccelli, imitati dal flauto, dall’oboe, dal clarinetto. Questa scena rappresenta in sintesi il cuore della sinfonia stessa e non a torto Beethoven tenne a dire: gli uccelli che cantavano intorno prendevano parte alla composizione;
  • III° movimento (allegro). Lieta brigata di campagnoli, scherzo: danze con suoni di pifferi e cornamusa dei contadini in festa, introducono così quella festosa riunione dei contadini;
  • IV° movimento (allegro). Il temporale: è l’imprevisto passaggio di un temporale che scatena una tempesta, dove il realismo diventa imperante con il prorompere dei timpani, delle trombe e l’entrata dei tromboni, strumenti usati per la prima volta nella sinfonia, con i bassi che avvisano il suo arrivo, il calare e scendere della musica fino all’innalzamento finale per poi scemare man mano al ritorno della calma.
  • V° movimento (allegretto). Canto pastorale: sentimenti di gioia e di riconoscenza dopo il temporale: l’atto finale, infine, affidando al clarinetto l’ingresso del tema, porta alla conclusione dell’opera; ora il ringraziare e gioire, perché la tempesta ormai è solo un ricordo, si riallaccia al tema del primo movimento in cui l’uomo si sveglia e dialoga con la natura. L’opera si conclude con una coda che, secondo Antony Hopkins, presenta la musica più bella della sinfonia. Particolarmente suggestiva è, infatti, in questa parte conclusiva, la ripresa del tema inpianissimo e sottovoce, enfatizzata da un leggero rallentamento del tempo.

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Written by mara

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